GIOVEDI' 24 FEBBRAIO 2000 - ORE 20.30 APPUNTAMENTO A CASA MIA (dopo cena)- ENTRATA FINO ALLE 21.30

INIZIO FILM ORE 21.35 - FINE FILM ORE 22.20 - Segue dibattito

TRA LE 21.35 E LE 22.20 SI PREGA CORTESEMENTE DI NON CITOFONARE, DI NON TELEFONARE E DI NON PARLARE PER NON DISTURBARE LA VISIONE DEL FILM.

Chi si rende conto di non riuscire ad arrivare in tempo è cortesemente pregato di rinunciare alla visione del film.

"Le grandi religioni - BUDDISMO", regia di Oliver HENRY, anno 1997, durata 30 minuti circa, IN ITALIANO

SCHEDA TRATTA DALLA PRESENTAZIONE SULLA VIDEOCASSETTA: Il filmato, girato sui luoghi storici, in India, Nepal, Tailandia e Giappone, esplora la storia del Buddismo, il concetto di Karma, le Nobili Verità, il Buddismo Theravada e il Buddismo "Mahayana" o "Grande veicolo", l'arte, il Buddismo Zen, il Tantrismo tibetano e le relazioni esistenti tra il Buddismo e l'Induismo.

Sutra del Cuore:

"O Shariputra, la forma è vuota,

Il vuoto è forma.

La forma non è altro che il vuoto,

Il vuoto non è altro che la forma...

O Shariputra, tutte le cose che esistono

Sono espressione del vuoto:

Non nate, non distrutte, non macchiate, non pure,

Senza perdita, senza profitto...

Pertanto nel vuoto non c'è forma,

Né sensazione, concezione, discriminazione, consapevolezza.

Né occhio, né orecchio, né naso, né lingua, né corpo, né mente.

Né colore, né suono, né odore, né sapore, né tocco, né cosa esistente.

Né regno della vista, né regno della coscienza.

Né ignoranza, né fine dell'ignoranza,

Né vecchiaia, né morte.

Né sofferenza, né causa - né fine - della sofferenza.

Né strada, né saggezza, né profitto.

Senza profitto, così vivono i Bodhisattva

In perfetta comprensione e senza ostacoli

Per la mente - senza ostacoli, perciò senza paura.

Lontano, oltre i pensieri e le illusioni,

Ecco il Nirvana..."

DA "I MAESTRI SPIRITUALI" - Jacques BROSSE - Gremese editore:

L’esistenza terrena di colui che doveva divenire il Budda per antonomasia, pur essendo stata progressivamente avvolta in un alone di leggenda, è da noi conosciuta nei suoi tratti essenziali. Nacque nell’India settentrionale, ai piedi dell’Himalaya, ove regnava suo padre, capo della tribù degli Shakya nel clan dei Gotama. Il suo prenome era Siddharta ("Meta raggiunta") ma veniva normalmente chiamato Gotama o Sciakyamuni ("il saggio degli Sciakya"). La sua fu una giovinezza quale si addice a un giovane principe e a sedici anni sposò Yasodhana, che gli diede un figlio, Rahula. Ma, tormentato dal mistero dell’esistenza, contristata dalle malattie e destinata alla vecchiaia e alla morte, decise di partire in cerca della verità e a ventinove anni (nel 537 a.C.) abbandonò furtivamente il suo palazzo per condurre la vita di un monaco errante.

Dopo aver seguito, senza ottenere il risultato che si aspettava, gli insegnamenti di due maestri dello yoga, decise di proseguire nella ricerca della verità per proprio conto. A Uruvilva, insieme ad altri cinque monaci erranti, che si erano uniti a lui, condusse per sei anni una vita ascetica con esercizi fisici così severi che fu sul punto di morirne. Allora, avendo constatato che nemmeno per quella via era riuscito a raggiungere ciò che voleva, decise di rinunciare alle mortificazioni. I suoi compagni, scandalizzati, lo abbandonarono. Rimasto solo, Sciakyamuni si sedette in postura di loto sotto un fico sacro, a Bodh-Gaya e si concentrò sul mistero della morte e della rinascita nel mondo illusorio delle apparenze. In seguito all’esperienza di una notte del 531 a.C., durante la quale gli tornarono in mente i ricordi di tutte le sue precedenti esistenze e gli fu rivelato il segreto delle nascite e delle morti, egli acquistò la certezza che, essendosi definitivamente liberato delle passioni che accecano l’uomo, era anche definitivamente libero dal ciclo delle rinascite. Sciakyamuni aveva così raggiunto il Risveglio supremo e perfetto (bodhi in sanscrito), divenendo un budda (letteralmente "il Risvegliato").

SUE PAROLE: "Non vi lasciate guidare né dall’autorità dei testi sacri, né dalla semplice logica, né dalle apparenze o dalle opinioni degli altri, e nemmeno dall’insegnamento del vostro maestro spirituale; quando voi sapete da soli ciò che è nefasto, rinunciatevi, e se sapete ciò che è favorevole, accettatelo e seguitelo".

L’INSEGNAMENTO: Sciakyamuni non ha lasciato scritti e noi conosciamo la sua dottrina da testi molto posteriori, in cui venne ripresa e trascritta una lunga tradizione orale. Il Tripitaka, primo canone scritto in lingua pali, sarebbe stato fissato in occasione del III concilio di Pataliputra (245 a.C.). In seguito il buddismo produsse una copiosa letteratura, che testimonia il continuo rinnovo e approfondimento della dottrina.

La dottrina originale non si presenta che come un rimedio e una soluzione al problema del dolore, fondati su una diagnosi della condizione umana, e si riassume nell’esposizione delle "Quattro Sante Verità": 1) la Verità del dolore: tutto è sofferenza, malessere (duhkha), la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte, l’unione con ciò che si detesta, la separazione da ciò che si ama, il mancato ottenimento di ciò che si desidera; perché tutto è impermanente e tutti gli esseri sono sottoposti a una trasmigrazione senza fine in funzione dei loro atti anteriori (karma); 2) la Verità sull’origine del dolore: l’esistenza è il prodotto del desiderio, che ha come conseguenza l’ignoranza e agisce per mezzo della "produzione condizionata" in dodici tappe, muovendo dall’accecamento, che mette in moto la dinamica del karma, da cui si genera il desiderio di provare le sensazioni e, di conseguenza, l’attaccamento alla vita che condurrà a una nuova rinascita e dunque a nuovi dolori e a una nuova morte; 3) la Verità sulla cessazione del dolore: il dolore non può estinguersi se non si estingue prima in modo totale la sete esistenziale, se non si arriva all’estinzione definitiva, il nirvana, che è fusione con l’ordine cosmico e indicibile beatitudine eterna; 4) la Verità sulla via che conduce alla cessazione del dolore: si tratta dell’ottuplo sentiero, cioè fede pura, volontà, linguaggio, azione, mezzi di esistenza, applicazione, memoria e meditazione puri, che possono essere ricondotti a tre elementi fondamentali. Essi sono: la moralità (sila), la concentrazione (samadhi), ottenuta con la pratica assidua della meditazione, che permette allo spirito, divenuto chiaro e lucido, di trascendere le passioni per raggiungere la saggezza (prajna) che tutto comprende e che è perfetta serenità e, infine, nirvana. Se l’insegnamento fondamentale del Budda non ha subito alterazioni di rilievo da più di duemila e cinquecento anni a questa parte, esso però ha dato origine, nel corso dei secoli e a mano a mano che si diffondeva in tutto il continente asiatico, a molte scuole, che riflettono la sua adattabilità alle mentalità più diverse.

 

 

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