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Dopo
l’attentato messo a segno dall’ETA, nei giorni scorsi, a
Madrid, i mezzi d’informazione internazionali hanno, come di
consueto, parlato dell’avvenimento in modo del tutto non
obiettivo, rimarcando unicamente la sua gravità nonchè ponendo
l’accento su quegli aspetti umani (del tipo "la vittima era
padre di famiglia...") che suscitano inevitabilmente forti
emozioni nell’opinione pubblica. Il tutto, ovviamente,
tralasciando i motivi che hanno condotto l’ETA a rompere la
tregua e facendo apparire il premier spagnolo Aznar com il
paladino della lotta contro la violenza. Mai, però, si parla
dello stato di oppressione in cui si trova ancora il popolo basco,
un popolo che ha una sua lingua, una sua cultura che vuole
difendere con l’autodeterminazione, principio che è
riconosciuto dalla Carta delle Nazioni Unite ma che lo stato
spagnolo (così come la Francia per i paesi del nord basco) non ha
mai tenuto in considerazione. Si parla dei familiari delle vittime
del terrorismo, ma perchè non si parla mai dei familiari dei
prigionieri politici baschi che, ancor oggi, vengono torturati
(mediante soffocamento, pestaggi, applicazioni di elettrodi ai
testicoli, sevizie alle donne,etc...) nelle carceri spagnole e
nelle caserme della guardia civile? Perchè nessuno ricorda mai i
GAL, i gruppi paramilitari composti da mercenari pagati dallo
stato spagnolo che, durante gli anni 80 uccisero, dopo averli
torturati, 28 militanti indipendentisti? E come non dimenticare il
vergognoso processo del 1997, cbe portò al carcere i massimi
dirigenti di Herri Batasuna, "colpevoli"di aver diffuso
un video di cui ETA illustrava la sua proposta di pace conosciuta
come "Alternativa Democratica"? Non si parla mai di
tutto questo perchè il male deve stare tutto da una parte sola e
la realtà va distorta. Chi, invece, studia ed analizza
attentamente il nazionalismo basco e le sue basi storiche ed
ideologiche, non può non giungere alla conclusione che la lotta
per l’indipendenza è una lotta popolare che coinvolge tutta la
società basca, convinta più che mai del suo diritto alla difesa
della propria identità e ad essere padrone del proprio destino,
diritto da sempre negatole con la violenza dai governi spagnolo e
francese.
(Paolo
Franceschi da La Gazzetta Del Lunedì del 21.02.00)
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