Estatica contemplazione di un capolavoro

Genio e follia
Che cos’è l’Arte
se non lirica espressione
di lucida follia?
Che stolta o folle sono!
Se tutti i canti della natura
che distrattamente odo
riportare potessi su un pentagramma
sarei il più grande compositore
di tutti i tempi
e se una tela bastasse
a contenere la policromia dei cieli
dall’ albeggiare roseo
all’indaco crepuscolare
sarei forse il pittore più incompreso in vita
e dunque in morte già il più eccelso.
E se cogliere sapessi
delle menti e dei sentimenti la cosmogonia
allora sì
diventerei scrittore
da tutti gli idiomi appreso
Ma non sono folle e dunque non artista
o forse son già artista e dunque folle
Maria Luisa Caputo
Roma 27 Aprile 2004
Ho scritto questa poesia sotto dettatura, sotto la dettatura ideale dell’amore per l’Arte. Osservavo un autoritratto, l’autoritratto di un uomo enigmatico, affascinante, il cui sguardo oltrepassava la tela, i secoli. I suoi occhi persi nel tempo, lo sguardo affascinante di chi sa quello che farà immediatamente subito dopo a quel che sta già realizzando. L’uomo stringe al petto quel che ha di più caro: l’ineffabilità della fantasia. Parla, quella tela, al cuore dell’artista, mentre all’osservatore si mostra un ritratto ieratico, permeato da un misticismo che lo assimila nei tratti all’iconografia del Cristo. Un creatore, un umano creatore.
Albrecht Dürer, Autoritratto (Alte Pinakothek Monaco)
Umano creatore Dürer, sensibile e irrequieto creatore che dalla limitatezza umana di creatore vuole uscire con la conoscenza. Vive l’Artista il travaglio del suo tempo, diffidente del rigore scientifico, e si avvicina alla Matematica, non solo intesa come Armonia, ma come strumento di fattibilità creativa. E questa l’occasione che lo porterà in Italia.
‘…come rabbrividirò lontano dal sole,
qui sono un signore,in patria un parassita…’
Fiorisce in Italia con Piero della Francesca, Filippo Brunelleschi, Leonardo da Vinci, Luca Pacioli una sorta di sinergia tra arte e Matematica. E gli artisti diventano matematici e i matematici artisti.
L’ irrequietezza e la sensibilità esasperata di Dürer lo spingono a prendere lezioni, a scrivere un trattato di Geometria con lo scopo di trasmettere a sua volta questa disciplina ai suoi allievi e ad altri artisti. Le basi della conoscenza affondano nella Geometria classica fino a spingersi su ardui sentieri di pura cognizione e indagine scientifica. Si spingono in lidi che apparterranno alla Pura Geometria Descrittiva, la cui teorizzazione avverrà quasi due secoli dopo!
Forse, e in apparenza, lo studio nasce dall’esigenza dell’armonia tra le parti e l’insieme, dalla ricerca del disegno che rispetti le proporzioni, ma da questi studi nasce la Prospettiva.
Se la mente di chi osserva, legge, ascolta un’Opera potesse percorrere i sentieri del travaglio interiore sui quali l’artista cammina, sosta, affanna, soffre, l’Arte forse perderebbe il suo fascino. Indagare con minuziosa inclemenza sul particolare, sul significato intrinseco che una frase, una nota, una pennellata di luce o buio possano avere questo o quel significato psicanalitico dell’animo dell’artista è lavoro del critico, storico o meno. L’Opera ne esce fiaccata, come in un ardito, impari duello. Da una parte il creatore, dall’altra anatomopatologo. Ma è l’impenetrabilità della mente che crea un distacco tra l’offerente e il fruitore e mai, nessuno credo, mai, riuscirà a comprendere quel che realmente guida l’animo dell’artista. E’ emozionale una constastazione del genere, emozionale e apparentemente poco razionale, ma è l’esaltazione della genialità liberata dalle ferite del bisturi delle elucubranti e interpretative disquisizioni .
La genialità è sempre mista alla lucida follia esplorativa. Un Matematico è già un artista ed un Artista è un Matematico inconsapevole.
In Dürer vivano in pacifica armonia entrambi.
Maria Luisa Caputo