La Repubblica, 1/11/2002, La corte d'appello ha accolto la richiesta, cinque cliniche alla sbarra

Case di cura a processo è svolta nell'inchiesta

MICHELE BOCCI

Si andrà a giudizio. La corte d'appello di Firenze ha deciso che il processo per stabilire se cinque case di cura hanno truffato il servizio sanitario pubblico per oltre 30 milioni di euro si farà. Le tesi del pm Giuseppe Nicolosi, in un primo momento respinte dal gip Antonio Banci, sono state accolte dal giudice di secondo grado. L'accusa è truffa aggravata e continuata e coinvolge alcune delle strutture private più importanti dell'area fiorentina: Santa Chiara, Villanova, Villa Ulivella e Glicini e Villa Maria Teresa. Le cliniche avrebbero richiesto alla Asl di Firenze il rimborso di prestazioni che erano state già pagate in tutto o in parte dai pazienti o dalle loro assicurazioni.

L'indagine era stata condotta dai carabinieri del Nas, giunti alla conclusione che per anni le cliniche avevano imbrogliato l'azienda sanitaria: avrebbero fatto passare per prestazioni in regime di convenzione servizi che in realtà venivano erogati in regime privatistico. Lo proverebbe anche, secondo Nicolosi, il fatto che i dirigenti delle cinque strutture sotto inchiesta avevano stipulato con i medici collaboratori contratti con uno stipendio irrisorio, di circa 600 euro al mese, dando per scontato che il grosso delle entrate sarebbero arrivate dalle parcelle chieste direttamente ai pazienti.

Nel solo triennio '97'99 le case di cura avrebbero incassato oltre 30 milioni di euro di rimborsi non dovuti. La difesa sostenuta da Renzo Ventura, Patrizia Polcri, Nino D'Avirro, Valerio Valignani, Piermatteo Lucibello, Federico Bagattini sostiene che non si è trattato di imbroglio ma di una diversa interpretazione della convenzione che lega i soggetti privati con il pubblico. In pratica le case di cura avrebbero ritenuto che quelle prestazioni erano da rimborsare e chiedevano i soldi al servizio pubblico. Il tutto avveniva alla luce del sole, la Asl lo sapeva e dunque non c'erano gli "artifizi e raggiri" necessari perché venga configurato il reato di truffa. Questa posizione ha convinto il gip nel febbraio scorso, ma non la corte d'appello.

L'AIOP, l'associazione che raccoglie le case di cura, fa sapere che «ribadisce la piena fiducia nel corretto comportamento dei propri associati ed è certa che nella sede dibattimentale potrà essere riaffermata e ancor meglio chiarita la assoluta linearità di condotta dei medesimi».

Mentre il processo penale, nel quale la Asl non si è ancora costituita parte civile, andava avanti, è stato interpellato anche il giudice amministrativo. L'avvocato dell'azienda sanitaria Gaetano Viciconte ha portato la questione al Tar, chiedendo il risarcimento per i rimborsi già pagati ma secondo l'azienda sanitaria non dovuti.

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