L'uomo ha bisogno di sapersi orientare nell'ambiente in cui si trova, innanzitutto per una evidente necessit� pratica. Quando siamo privi di una buona immagine ambientale, ossia di un quadro mentale generalizzato del mondo fisico esterno, l'espressione movimento intenzionale perde completamente senso; ci ritroviamo completamente incapaci di raggiungere volontariamente qualsiasi altro posto e non siamo neanche in grado di dire dove ci troviamo precisamente. Provate a cercare la casa di un vostro amico in una citt� in cui non siete mai stati e vi renderete conto di quello che voglio dire: non saprete da che parte iniziare. Ma l'importanza di possedere una conoscenza della struttura del nostro ambiente non si esaurisce certo nel mero aspetto pratico, infatti anche considerazioni che riguardano la nostra sfera emotiva sembrano legate al nostro senso dell'orientamento; quando lo perdiamo, anche la nostra sicurezza emotiva viene meno e qualcosa di simile ad un senso di ansiet� e di vera e propria paura ci coglie. D'altronde la stessa parola �smarrito�, che si usa in questi casi, significa molto di pi� che semplice incertezza geografica, essa porta con s� sfumature di vera tragedia.
La creazione di questa immagine ambientale � un processo reciproco tra l'osservatore e la cosa osservata. Da un lato vi � l'ambiente che suggerisce distinzioni e relazioni, dall'altro vi � l'osservatore che seleziona, interpreta e organizza ci� che vede. Quindi, teoricamente, dello stesso ambiente ci dovrebbero essere tante mappe cognitive quanti sono i potenziali osservatori, poich� ognuno elaborer� i dati a sua disposizione in modo diverso. Tuttavia, come cercher� di dimostrare con questo elaborato, � possibile riconoscere chiaramente la presenza di tratti comuni tra le varie immagini ambientali di uno stesso ambiente, e questo sembra indicare che, al di l� delle differenze individuali, esiste una �immagine pubblica� per ogni ambiente; immagine che ha determinate caratteristiche e che � condivisa dal gruppo di individui che si devono muovere in quell'ambiente. Quello che inoltre cercher� di dimostrare � che il ruolo della forma esterna � particolarmente significativo nella costruzione di questa mappa., vi sono, cio�, ambienti che invitano o respingono l'attenzione, che facilitano o ostacolano l'organizzazione e la differenziazione.
Prima di andare avanti sono necessarie alcune considerazioni sul metodo. Innanzitutto le informazioni sono state raccolte ad Avellino intervistando un campione esiguo composto da abitanti della cittadina irpina e da individui che, pur non abitandoci, vi si recano regolarmente. Le persone intervistate sono state soltanto dieci, quindi � necessaria la massima cautela nel riferire i risultati della mia ricerca all'intera popolazione di Avellino. Tuttavia gli intervistati costituivano un gruppo piuttosto eterogeneo, sia per quel che riguarda l'et�, che per quel che riguarda il titolo di studio e, inoltre, i tratti comuni tra le loro mappe individuali erano cos� evidenti che non credo sia una forzatura ipotizzare, quanto meno, che quella che ho sintetizzato dalle loro risposte � la loro �immagine di gruppo�.
L'intervista durava poco pi� di un'ora e tra le altre cose veniva chiesto agli intervistati di tracciare uno schizzo del centro di Avellino (pi� o meno una zona di 2,5 km x 1,5 km), di descrivere dettagliatamente una serie di itinerari attraverso di essa e di elencare e di dare una breve descrizione degli elementi avvertiti come pi� distintivi. Altre domande riguardavano le distanze in linea d'aria tra vari punti della citt� e la posizione relativa di Avellino rispetto ad altre citt� italiane. Le informazioni cos� raccolte sono state poi confrontate tra di loro e con le impressioni che la citt� aveva evocato in me durante vari sopralluoghi.
Nell'analisi dei dati raccolti mi avvarr� degli strumenti elaborati e utilizzati da Kevin Lynch per il suo studio su Boston, New Jersey e Los Angeles. Pi� specificamente, far� spesso riferimento ai cinque tipi di elementi che Lynch identifica come i componenti di base dell'immagine ambientale della citt�. Qui di seguito fornisco una breve descrizione di ognuno di essi in modo che siano ben chiare le accezione in cui li uso.
Credo sia necessario ribadire che la mia analisi si limita agli effetti sulle nostre mappe cognitive degli oggetti fisici percettibili. Altri effetti che pure hanno notevole importanza e dei quali non sarebbe certo inutile cercare di approfondire la nostra conoscenza (come quelli prodotti dal significato sociale di una certa area, dalla sua funzione, dalla sua storia, dal suo nome) non verranno considerati. Io mi occuper�, in questa sede, del ruolo specifico della forma, gli altri problemi li riservo per lavori futuri.
L'area scelta per lo studio �, come gi� detto, il centro di Avellino, una zona di circa due chilometri e mezzo per un chilometro e mezzo. Essa include due quartieri tra loro molto diversi: il centro storico e quello "moderno". Il primo � caratterizzato da una fitta ragnatela di stradine strette e tortuose su cui si affacciano, pi� o meno all'improvviso, la maggior parte degli edifici storici e il Duomo. I suoi limiti sono, da un lato, piazza Castello, con i ruderi del castello medioevale e, dal lato opposto, piazza della Libert�. Quest'ultima costituisce il punto di sutura con la zona moderna di Avellino che si estende dall'altro lato. Questo quartiere � caratterizzato da strade pi� ampie, che rispettano una pi� semplice struttura a scacchiera (almeno in via di principio) e include anche il cuore commerciale di Avellino, con i principali negozi che si affacciano soprattutto lungo corso Vittorio Emanuele.
Tutti gli intervistati avevano ben chiara questa divisione in due zone distinte del centro, almeno a giudicare dalle loro risposte e dal modo in cui disegnavano i loro schizzi. Le loro descrizione della parte nuova erano molto pi� dettagliate e sicure di quelle della parte vecchia e anche i loro schizzi contenevano molti pi� dettagli nella zona a scacchiera che in quella a ragnatela. Molti degli intervistati rispondendo alla domanda numero 7 (con la quale si chiedeva di descrivere il percorso di ingresso ad Avellino dalla parte della zona vecchia) tiravano un vero e proprio sospiro di sollievo quando, dopo essere riusciti faticosamente a descrivere il tragitto attraverso il centro storico, giungevano a piazza Libert�. Dall'espressione visibilmente sollevata dei loro volti era facilmente intuibile che erano convinti di aver superato la parte pi� difficile della descrizione. Anche le loro piante riflettevano questa diversa percezione delle due zone. Infatti, mentre (nella maggior parte dei casi) la zona nuova era disegnata con grande accuratezza, tracciando subito la serie di strade parallele; la zona vecchia veniva sempre disegnata in un secondo momento e con grande approssimazione: gli elementi distintivi si facevano pi� radi e l'unica strada tracciata (con notevole distorsione e neanche da tutti gli intervistati) era quella principale.
La conclusione che a me sembra naturale trarre da questi primi dati � che non tutte le possibili strutture della rete stradale hanno la stessa capacit� di essere ricordate e, pi� in particolare, che semplici schemi a scacchiera, composti da fasci di strade parallele che si intersecano perpendicolarmente, riescono pi� facilmente ad imprimersi nella nostre immagini ambientali. Le ragioni di questa caratteristica del nostro modo di formarci delle mappe cognitive sono probabilmente legate alla necessit� di alleggerire la quantit� di informazioni da immagazzinare nella nostra memoria: schemi pi� semplici occupano meno spazio di schemi pi� complessi.
Si pu� parlare, anzi, di una vera e propria tendenza ad imporre una certa regolarit� sull'ambiente. Tutti i soggetti, infatti, a meno ch� un'ovvia tendenza non lo confutasse, tentavano di organizzare i percorsi in sistemi geometrici, ignorando le curve e gli incroci non perpendicolari. Per esempio, via Tagliamento � stata inclusa nel proprio schizzo da sei intervistati su dieci e cinque di loro l'hanno disegnata parallela, o quasi, a via Colombo, mentre in realt� esse sbucano in piazza d'Armi con una angolazione reciproca di oltre 40�. Sempre a proposito di via Tagliamento, agli intervistati � stato chiesto di indicare la distanza in linea d'aria tra un suo punto e via DeConcilii (una traversa di via Colombo). Quasi tutti gli intervistati hanno sottostimato la distanza dimostrando cos� di non prendere in considerazione il fatto che la strada, innanzitutto, non � parallela a via Colombo e poi, soprattutto, che essa compie una graduale deviazione che la porta, al punto considerato, ad esserle perpendicolare. Un altro esempio di questa tendenza ad imporre una regolarit� geometrica all'ambiente � data dalla particolare forma di piazza Libert�. Tutti gli intervistati, sottolineo tutti, me l'hanno descritta e disegnata come se fosse un rettangolo, mentre in realt� � un trapezio, nel quale la base minore � soltanto un terzo di quella maggiore; inutile aggiungere che un'ampia maggioranza degli intervistati (sette su dieci) ha disegnato le strade che sbucano in questa piazza come se fossero tra di loro parallele o perpendicolari, mentre in realt� cos� non �.
Un'altra caratteristica che � emersa dalle risposte che ho raccolto � la capacit� della vegetazione di rimanere impressa nei ricordi degli intervistati e di costituire il principale punto di riferimento nella descrizione di percorsi. Per esempio, tutti gli intervistati che, nel descrivermi il percorso dalla stazione ferroviaria a via De Concilii, decidevano di imboccare corso Vittorio Emanuele indicavano nella villa comunale (facilmente riconoscibile per gli alti alberi) il punto di riferimento principale per accorgersi di essere giunti a destinazione. Alcuni di loro indicavano anche altri riferimenti, come per esempio un piccolo distributore di benzina, o il vistoso palazzo rosso che fa angolo con il corso, ma la villa comunale, con le sue aiuole e i la sua rigogliosa vegetazione, era l'unico elemento che metteva tutti d'accordo. Un altro esempio � dato da viale Italia, un lungo viale alberato che � necessario percorrere nel secondo itinerario proposto, tutti gli intervistati, ovviamente, dicevano che era facile riconoscerlo per le due lunghe file di platani che fiancheggiano la sede stradale, ma quello che � pi� interessante riguarda il fatto che la svolta a sinistra, che ad un certo punto era necessaria per poter arrivare a via DeConcilii, per la maggior parte di loro era segnalata solo dal fatto di essere alla fine del viale: �quando finiscono gli alberi, si gira a sinistra� per dirla con parole loro. � sorprendente che questo fosse il riferimento che metteva tutti d'accordo (per alcuni l'unico citato), mentre a rigor di logica dovevano esservene altri almeno altrettanti importanti: innanzitutto il fatto che giunti a quell'incrocio non si pu� pi� proseguire diritto perch� c'� un divieto d'accesso, poi perch� nel punto dove si deve svoltare ci sono sia una chiesa piuttosto vistosa con una piccola piazza davanti, sia un piccolo distributore di benzina. Un ulteriore esempio � fornito da piazza Libert�, per tutti gli intervistati essa costituiva uno dei posti di Avellino pi� facili da individuare e da ricordare (per sei era addirittura il primo citato). Questo, probabilmente, � dipeso dal fatto che � uno dei nodi principali della citt�: da essa parte una delle strade principali di Avellino, corso Vittorio Emanuele, e soprattutto essa � il punto di congiunzione dei percorsi che provengono dal centro storico e di quelli che provengono dalla zona pi� moderna. Tuttavia ci� che mi � parso significativo nelle risposte � che, quando ho chiesto di descrivermela, la maggior parte degli intervistati ha saputo fornirmi delle descrizioni straordinariamente ricche di particolari della piazza in s� (alcuni ricordavano il tipo di fiori che ci sono nelle aiuole, le diverse forme delle due fontane presenti, la disposizione degli alberi pi� grandi e di quelli pi� piccoli), mentre per tutti i palazzi che la circondano, che pure sono tutt'altro che anonimi, mi hanno fornito soltanto delle vaghe descrizioni rispetto alla struttura (c'� da dire per� che ricordavano con precisione la loro �funzione sociale�: sede della Provincia, dell'Arcivescovado, della Questura). Inoltre, ben sette degli intervistati hanno indicato come indizio decisivo, che avrebbe fatto capire loro di trovarsi in piazza Libert�, le due fontane e il rumore dell'acqua che scorre. C'� un animo sensibile in ognuno di noi, gli urbanisti dovrebbero cercare di risvegliarlo pi� spesso.
Tutte queste macchie di verde che ho citato si trovano nel quartiere nuovo di Avellino e la loro presenza deve aver sicuramente contribuito ad aumentare la precisione e la ricchezza di dettagli delle mappe cognitive relative a questa zona; il centro storico, invece, con i suoi antichi palazzi che si fronteggiano separati solo da strette stradine, oltre che privo di vegetazione finisce con il ritrovarsi anche privo della capacit� di evocare una immagine vigorosa.
Per quel che riguarda i vari punti di riferimento che pi� spesso sono stati citati nel corso delle descrizioni dei percorsi c'� da dire che altri elementi che hanno saputo dimostrare di essere in grado di fissarsi nelle nostre immagini ambientali sono stati gli spazi aperti, come piazze o parcheggi, e le dimensione della sede stradale (pi� � ampia, maggiori sono sembrate le possibilit� di essere ricordata).
Mi sembra quasi superfluo aggiungere che nel centro storico non ci sono ampi parcheggi e che l'ampiezza delle strade che l'attraversano � nettamente inferiore rispetto all'ampiezza delle strade del quartiere nuovo.
Alla fine di ogni intervista veniva rivolta agli intervistati un'ultima domanda in cui si chiedeva se, secondo loro, era facile o meno orientarsi ad Avellino. Le risposte si sono equamente divise tra quelle che sostenevano che Avellino � piccola ed � facile imparare la struttura della rete stradale e quelle che, invece, sostenevano che era particolarmente difficile perch� �le strade sono tutte storte�.
Il risultato � piuttosto sorprendente perch� mentre dal punto di vista pratico tutti hanno dimostrato di conoscere le differenze tra i due quartieri, nel momento in cui dovevano dare un giudizio complessivo sulla citt� tendevano a dimenticarle, attribuendo le propriet� di una delle due parti al tutto. Forse questo impoverimento � connesso ai problemi di spazio nell'immagazzinamento dell'informazione di cui ho gi� parlato in precedenza. Sarebbe interessante, ma esula dagli interessi di questa tesina, cercare di capire in base a quale criterio si scelgano come rappresentativi dell'intera citt� i tratti di una o dell'altra zona.
Come gi� detto, l'immagine ambientale � il frutto di una interazione tra le caratteristiche fisiche dell'ambiente e l'osservatore.
Nel caso di Avellino i dati raccolti sembrano dimostrare che una migliore immagine ambientale si riesce ad avere di quelle aree in cui, da una parte, le specifiche forme fisiche e, dall'altra, le caratteristiche dei nostri processi cognitivi si completano a vicenda. Infatti, mentre tutti gli intervistati hanno dimostrato di possedere una buona mappa cognitiva della zona nuova (che pi� si adattava all'imposizione di regolarit� geometriche e che includeva il tipo di riferimenti a cui siamo pi� sensibili), il centro storico � rimasto per loro una zona indistinta, con strade che si confondono, in cui � meno piacevole trovarsi perch�, anche se lo si � attraversato migliaia di volte, pu� ancora capitare di smarrirsi per un attimo, di provare il terrore dell'indecisione.
Per concludere, se vi capita di venire ad Avellino e volete provare della emozioni forti, invece di aggirarvi dalle parti della villa comunale, cercate di raggiungere il Duomo.