L'autobiografia
di
Lucio Battisti


Intervista pubblicata dalla rivista "Sogno" nel Dicembre 1970.


5 marzo 1943
Sono nato a Poggio Bustone il 5 marzo 1943. Vengo da una famiglia normale, normalissima: mio padre era impiegato alle imposte di consumo di Poggio, mia madre è casalinga. Papà lavora tuttora alle imposte di consumo ma a Roma. A Poggio Bustone sono vissuto fino al 1947. ricordo vagamente una villa dove eravamo sfollati, ricordo un uomo di pietra, con un buco, dove io entravo dentro. Non ho più amici là, piuttosto vecchi compagni di scuola. ho una sorella sposata, con due figli. I miei nipotini si chiamano Andrea e Viviana. A mio nipote piacciono tutte le canzoni ritmiche, e la cosa più strana di Andrea è che per lui il vero zio è quello che vede in televisione non il Lucio in carne ed ossa. Dopo Poggio Bustone mio padre si è trasferito per motivi di lavoro a Vasche di Castel Sant'Angelo in provincia di Rieti. Vasche era una frazione e lí ci siamo stati fino al 1950. Ho fatto le elementari. Mi ricordo il giardino della csa della maestra, c'erano dei carreli tipo miniera, abbandonati. Questi carreli mi facevano sognare di mondi stranissimi. Ero un ragazzo tranquillo, giocavo con niente, con una matita, con un pezzo di carta, e sognavo. Le canzoni sono venute più avanti. Ho avuto un'infanzia normale, volevo fare il prete, servivo la messa quando avevo quattro, cinque anni. Sono passato da questa "mania" religiosa all'opposto: non vado mai in chiesa adesso, credo ma non sono cattolico osservante.
Due anni fa nessuno voleva farmi cantare
Il successo per me pi� grosso, perche era il primo pezzo che sentivo alla radio, � stato Uno in pi� di Riki Maiocchi: 1966. Quanti dischi ho venduto non lo so dire, sto aspettando giusto i rendiconti. Penso di aver superato il milione, per� devo dire una cosa: il successo delle mie canzoni � pi� di potenza, perche se ne parla, che di effettive vendite. Cio� esistono delle canzoni che nessuno considera e queste vendono 700-800mila copie per un 'incisione, mentre un 29 Settembre, che ha sfiorato le 550mila copie, � una canzone che ha avuto un risalto maggiore. Una Balla Linda, che ha superato a malapena 100mila copie, ha avuto un risalto enorme. Stranissimo. No, forse non � strano, perche � un successo quasi di prestigio. Acqua azzurra, acqua chiara � il primo successo anche commerciale. Come succedeva a Bruno Martino, che faceva canzoni gagliarde e a me piacevano, magari lui vendeva 30mila copie, per� le suonavano tutti nei night club ed era un pezzo di grosso successo. I soldi cominciai a vederli tre anni fa. Anche perche arrivano con sei mesi di ritardo, un anno. Come chitarrista me la cavavo bene perche guadagnavo e ci vivevo. Qui devo dire un a cosa importante che mi distingue da ogni altro cantante professionista: non ho mai lavorato nel senso normale della parola, cio� sono passato da studente a chitarrista. Non ho mai firmato un cartellino. Non � un vanto, � solo una fortuna, perche non ho mai conosciuto quel mondo che, bene o male, comprime l'individualit� delle persone. lo alla mattina, quando mi alzo, a parte gli appuntamenti, non so che cosa succede prima di sera: � questa la grande gioia mia, capite! Non posso prendere un impegno sei mesi prima, no. Questo sarebbe come costringermi a scrivere una canzone: non potrei mai farlo. Ci vengono, per farmi scrivere canzoni, ma se li trovate fatevi dire che cosa gli ho risposto. A casa ho due o tre chitarre, il mandolino, il pianoforte elettrico: faccio provini. lo sono tutto il giorno sulla chitarra, dai diciotto anni. Anzi adesso un po' meno perche ho altre cose come le interviste, vado al cinema, leggo. Ma io dai diciotto ai ventidue anni suonavo dalle nove alle quattro di notte. Di giorno, da quando mi alzavo fino alla sera, in casa o in pensione, suonavo la chitarra. Questo per mettere in guardia la gente che arriccia il naso quando io dico che sono bravo alla chitarra. Lo dico perche sono bravo. Sono bravo perche ho, per prima cosa, una predisposizione. Poi, � da quando ho tredici anni che suono la chitarra. Ci sono stati dei periodi, degli anni interi, ripeto, dai diciotto ai ventuno-ventidue anni, che io stavo tutto il giorno sulla chitarra.
Torniamo al canto. Mi � venuto in mente di poter cantare quando, con i provini, ho trovato della gente che incominciava a dire che, come la cantavo io, la canzone era pi� bella. Va be' che sono anche affermazioni che si fanno cos�, per� quando queste affermazioni si sono ripetute, si sono create le premesse per cui ho cantato. Forse io ho sempre creduto di poter cantare bene, credo di s�. Credo di averlo sempre saputo. Ho sorpreso anche mio padre, sei o sette anni fa, a dire: "Ma questo qui canta veramente in una maniera che mi piace�. Poi anche il linguaggio, la maniera di dire una cosa. Perche te cose che sono congeniali e che vanno bene per il pubblico sono sempre te stesse: ci deve essere un grosso fondamento di melodia, un grosso fondamento di positivismo nelle parole. Ma non nel senso tradizionale, cio� questo qui va bene perche ha la faccia commerciate. � il linguaggio che cambia, quando tu lo proponi diversamente. La prima canzone � stata Balla Linda, a parte i tentativi precedenti quando ho inciso Per una lira, eccetera. La prima esibizione pubblica come cantante � stata a Bandiera Gialla, quando ho cantato Il Vento, dei Dik Dik, canzone che loro dovevano incidere due anni fa. Ci sono andato in gennaio, me lo ricordo perche ho scoperto un'agendina l'altro ieri e c'era scritto: "Bandiera Gialla, gennaio del '68�. Successo immediato non potrei dirlo, perche l� mi proponevo come autore. D'altra parte c'erano il Boncompagni e l'Arbore che avevano una passione, avevano sentito i provini. A loro piaceva come io interpretavo Il Vento in quella maniera smozzicata e con quella voce tutta graffiata. Certo l'applauso lo presi: ma, dall'applauso di trecento persone non puoi concludere molto, perche c'� della gente che � bravissima a prendere l'applauso di trecento persone, ma non vale niente. Per� io ero gi� arrivato alla determinazione che volevo cantare. Tant'� vero che ci fu una specie di aut-aut con la casa discografica. O mi fate cantare, o me ne vado in un 'altra che mi ha fatto delle offerte. Qui � intervenuta la terza persona che � Colombini, che in quel periodo era il direttore artistico della Ricordi, il quale mi mise a disposizione l'orchestra come la volevo io, la sala nel tempo che volevo io, gli arrangiamenti come li ho voluti io, con il maestro Mariano, e i pezzi che volevo fare io, tipo prigioniero del mondo eccetera. Poi si fece una buona programmazione.
Io sto sempre a cercare canzoni nuove; e la canzone che canto pi� volentieri, che mi piace di pi� � sempre quella che sto facendo, di cui sto cercando l'arrangiamento. Certo, ci sono quelle basilari, per esempio Non � Francesca. Ma devo dare un po' una delusione, perche Non � Francesca � una canzone che � arrivata un po' a tutti, credo che sia il mio pi� grosso successo di prestigio. E questo spiega il discorso fatto precedentemente. Non � Francesca � il retro del disco di San remo, quindi pensate che lancio commerciale che ha avuto. Quando ho smesso di suonare perche vedevo che il lavoro cominciava bene, avevo da parte una copertura. No, non vado alla ricerca disperata dei soldi, perche se fosse cos�, fatto un conto approssimativo di quanto potrei guadagnare con le serate, ci sarebbe da lavorare un anno e poi da non fare pi� niente e starsene a casa in santa pace. La mia attivit� pi� importante � quella d'autore, la seconda quella di cantante e di produttore. Sono attivit� che richiedono una presenza costante, cio�, faccio un esempio: di solito tutti i cantanti "escono fuori", come si dice, perche fanno un disco nel quale credono immensamente, nel quale mettono tutta la loro spontaneit� di persone normali, tutte le loro speranze, le loro ansie di persone che vogliono raggiungere un obiettivo, nella maggior parte dei casi, artistico perche i problemi monetari giungono sempre dopo. Il primo obiettivo che ti poni �: "Adesso faccio un bel disco, mi piazzo, faccio vedere chi sono". Fatta questa cosa, che richiede il tempo che richiede -quindici, venti giorni, tra fare la canzone e l'arrangiamento -il disco diventa un successo, allora uno viene preso dalla ruota e cosa succede? Che dal quel disco fatto in venti giorni, pensato in tre mesi, si passa al disco registrato fra un aereo e'l'altro. Inevitabilmente, o ti aiuta una fortuna mai vista, o hai della gente che provvede per te, che pensa agli arrangiamenti, oppure- sempre inevitabilmente -fai dei dischi inferiori. Un po' alla volta ti allontani. Credo -e questo � diff�cilmente confutabile -che l'artista, oggi come oggi, � un prodotto discografico. � il disco che dice: questo � quello l�, anche perche in Italia non esiste l'artista nato per lo spettacolo.
Lo spettacolo in diretta, in Italia, non esiste, neppure a livello dei pi� grossi nomi, quindi non ne parliamo. Se mi metto a fare una cosa del genere modestamente la faccio "forte" di brutto, per� non la faccio per queste cose qui, perche cosa vuol dire fare le serate? Vuol dire mettersi l� da una sera all'altra con tutti i tempi, pioggia, neve, finire una serata e partire per un 'altra. Intanto non vivi e come ho detto io intendo seguire questa professione, intendo guadagnare, intendo divertirmi, intendo avere successo, ma intendo anche vivere. Mi fa piacere parlare con uno, e voglio avere il tempo di parlare con uno, mi fa piacere vedere un film schifoso, e voglio andare a vedere il film schifoso. Cose che, quelli presi nel giro, non se le possono permettere. Non solo, ma le ripercussioni pi� grandi quali sono? Proprio quelle del lavoro, e chi me lo d� il tempo di stare la mattina, da quando mi alzo, dalle otto alle quattro del pomeriggio, con la chitarra a suonare, perche, ripeto, le canzoni mica scaturiscono cos�. Ne faccio venti o trenta, poi esce fuori quella sulla quale poi ragiono, lavoro con Mogol, se � giusto, se non � giusto. Ma non perche dobbiamo confezionare il prodotto perfetto, no, no, tutt'altro, perche sarebbe pi� facile confezionare il prodotto perfetto. Per� anche l� ho la convinzione che il prodotto confezionato ti d� un risultato immediato, ma non ti d� un risultato a lunga scadenza, cio� non ti costruisce un domani. Le politiche che si possono seguire con un 'artista sono due, questo lo dico anche come produttore, quindi, in un certo senso come discografico: o sei sicuro che uno regge alla distanza e fai un discorso che comincia da zero; o fai il discorso episodico, questo disco va bene, l'altro no. Tra l'altro anche umanamente, questo secondo, � un discorso piuttosto deleterio, perche ogni tanto i cantanti, purtroppo, sono degli imbecilli e stanno a questo gioco qui. Non voglio essere preso completamente dalla macchina ma non pretendo nemmeno di estraniarmene del tutto. Per� intendo conservare la mia autonomia, la mia personalit� per quanto � possibile e una delle cose che ti spersonalizzano al massimo sono le serate.
Adesso torno indietro di un po'. Quando con mio padre feci quel patto famoso dei due anni, cominciai il lavoro di professionista, cio� mi aggregai ad un complesso di gente che suonava nei locali notturni, erano I Mattatori, ragazzi napoletani. Questo periodo � stato forse il pi� duro, pi� duro psicologicamente, in quanto ho fatto la premessa, che periodi duri, praticamente, non ne ho mai avuti, perche guadagnavo il mio cinquemila tranquillo. Va be', avevo spese strane, perch� stavo a Napoli, e da una parte poteva essere pericoloso, perche gli altri elementi del complesso erano tutti sposati o fidanzati, e io solo come un disperato a Napoli. In una stagione poi, ottobre-novembre, di piogge terribili, per cui odio ancora oggi Napoli. L� ho cominciato a pensare a cose pi� reali, a non seguire tante cose fantastiche che non servivano a niente, a guardare la realt� e, un po' alla volta, mi sono fatto le mie regole, non quelle che molto confusamente mi dicevano i genitori o la societ� nella quale vivevo. E con queste regole sono riuscito fuori. Non avevo nemmeno la macchina.
Adesso ne ho tante di macchine: ho una cinquecento e un 1300 spider. Ho anche un appartamento a Milano, ma, per puntualizzare, non � uno sfarzo, in quanto, se dovessi vivere a Milano in albergo, mi costerebbe molto di pi�. A Roma sto dai miei. Le ragazze, quando ho risolto i miei problemi psicologici, hanno dovuto fare la fila. Ce l'ho la fidanzata, � stato pubblicato da vari giornali, si chiama Maria Grazia e l'ho conosciuta a San Remo tre anni fa. Ero l� come autore della Farfalla impazzita. Intenzioni di matrimonio adesso non ne ho. Comunque sono contrario al matrimonio, non alla famiglia. I miei viaggi all'estero: si sono risolti, in un primo tempo, con il periodo di lavoro in Olanda, questo nel '64-'65. Ho lavorato la prima volta un mese, la seconda volta tre o quattro mesi, ad Amsterdam, a L'Aia. Facevo il chitarrista, si faceva il programma da ballo normale: repertorio internazionale, d'italiano, in quel periodo, c'era Non ho l'et�. Era una continua esperienza, tutti i giorni, perche confrontavo la realt�: quello che si diceva dei Paesi stranieri con quello che vedevo. Sono stato tre o quattro volte anche in Inghilterra. Sono conosciuto all'estero -come pubblico non so dire- ma a livello di editori s�, perche in Inghilterra e anche in America � andata forte Balla Linda e Il Paradiso. Anche in Francia escono i miei dischi. Ho dei modelli stranieri come linguaggio, naturalmente. Persone precise, canzoni precise, questo no; � la somma di tutto quello che ho sentito, che mi rimane dentro. Sono stato un fanatico di Dylan e di Donovan. Dimenticavo la Germania. Ci sono stato l'anno scorso per programmare il mio lancio, ho fatto il provino di Klare Wasser... "Akva azzurra", come volevano che pronunciassi. Mi fanno ridere i giornali che dicono il successo non ha cambiato un individuo. Allora questa persona o � un imbecille o � un mostro, perche la persona cambia in relazione alle cose che gli succedono. Evidentemente sono cambiato, devo essere cambiato, devo essere cambiato per forza. Spero di non essere peggiorato. Sono stato sempre orgoglioso e anche superbo. Quando ero giovane, e avevo i complessi, questa superbia me la sentivo dentro e adesso la tiro fuori. E questo che mi ha dato dei risultati positivi psicologicamente. Questa soluzione l'ho trovata prima di avere avuto successo come cantante. Il mio carattere non credo avr� grandi sconvolgimenti, per� c'� sempre un grosso punto interrogativo. Del domani non c'� certezza. Penso di essere abbastanza disincantato per vivere nel mondo d'oggi. Hobby particolari? Le donne. Disegno, faccio delle strip, ho cominciato anche a scrivere un libro di fantascienza sul matrimonio.
 
Ecco, questo sono io: Lucio Battisti.



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