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Riportiamo la corrispondenza tra un alto Generale dell'impero e un Borgomastro prima della battaglia tra un Esercito di Alti Elfi e uno Imperiale.

Gli Elfi sono sbarcati alla ricerca di una miniera perduta di Ithilmar nell'impero nord occidentale, non hanno molta considerazione per gli uomini, specie se questi hanno costruito i loro villaggi su resti di cose più antiche di cui ignorano perfino l'esistenza... ma qualcuno non ha dimenticato...

Per Sua Eccellenza Lucus De Ricci da Tibourburg
Conte di Tuefelburg
Magister Militum Occidentalis
per conto di Sua Maestà l'Imperatoere Karl Franz I

Propongo a Vostra Eccellenza questa missiva per informare la Vostra illuminata Autorità, di cui numerose volte abbiamo sperimentato la saggezza e la grandissima perizia, di strani eventi verificatesi nelle zone all'intorno dello nostro borgo nelle ultime settimane.
Alcuni pescatori, recatesi al mattutino a riprender le loro reti hanno riferito di avere visto uno spettacolo supernaturale: moltissime navi, contavasi più navi che pesci in uno branco di pesci azzurri, riferiron li villici, si trovavano poco al largo della baia di Wolfenheim e stavansi avvicinando mentre altre già vi avevan preso terra. Eranvi navi sottili, con bianche vele et la prua con le sembianze di aquila. Vi scendevano numeri di soldati et cavalieri alti e snelli con le armature scintillanti. Avevano li occhi azzurri e la pelle lucente et parlavano un idioma sconosciuto ma molto aggraziato.
Essi eseguivano li loro compiti con straordinario ordine et rapidità, tanto che in pochi minuti disbarcavano et altre navi si avvicinavano per posare novi soldati a terra. Impressionante per quelli homini di mare come le navi venivano governate con grazia innaturale.
Alla vista dello esercito li pescatori scapparono e quando avvertirono la militia questa non trovò puranco le tracce di tale sbarco, allorchè essi pensaron che trattavasi della facile immaginazione della gente di mare.

Due giorni dopo un cacciatore delli boschi veniva dichiarato scomparso et la pattuglia che andovvi alla di lui ricerca non fece mai ritorno. Non avrei comunque disturbato la Vostra attenzione si nun fusse per la scomparsa delli inabitanti di uno intero villaggio a 6 miglia da Wolfenheim, in direzione nord.
Se trattasi di invasori, Eccellenza, le nostre poche forze della milizia, come voi accortamente sapete, non possono bastare che a tenere lontane le bestie della selva dalli nostri villagi, ma non certo per affrontare una minaccia tanto cupa. Nello augurio che Sigmar vi assista nelle vostre decisioni Vi chiedo umilmente di considerare la serietà della minaccia per la Contea.

Hans Milesgrom,
Borgomastro di Wolfenheim
A.I. 2574, Anno XII K.F.D.

La pronta risposta di Lucus: Vogliano i lettori perdonare qualche piccola imprecisione ortografica, lasciata dal traduttore per rendere il fatto che i comandanti dell'impero, come giusto che sia, sono uomini d'arme e non di lettere.

Per Hans Milesgrom

Fedele borgomastro e nelle nostre intenzioni non sottovalutare la
minaccia da voi paventata. Abbiamo già dato ordine hai nostri ufficiali di far preparare le truppe per partire. Abbiamo bisogno però di almeno un giorno di viaggio per poter raggiungere la sua città, si prepari quindi se necessario ad una strenua resistenza.

Per l'Imperatore Karl Franz nel nome di Sigmar

Lucus De Ricci da Tibourburg
Conte di Tuefelburg
Magister Militum Occidentalis

Pochi giorni dopo, arriv� un altra lettera:

A Sua Eccellenza Lucus De Ricci da Tibourburg
Conte di Tuefelburg
Magister Militum Occidentalis
per conto di Sua Maestà l'Imperatore Karl Franz I

Io, capitano Valerio Massimo di Tilea, aiutante di campo di sua altezza il Conte Ludwig Von Talabheim, Generale di Sua Maestà Imperiale Vi riporto in questa triste missiva, Eccellenza, la cronaca degli eventi che hanno portato alla tragica morte del Conte Ludwig e di suo nipote, l'Elettore di Middenheim, Oswald.
Tale lutto non potrà mai essere del tutto dimenticato dai loro fedeli sudditi e dalle loro spose eccelse a cui la sorte crudele troppo presto ha negato il piacere ed il conforto della loro presenza in così difficili momenti. Da parte nostra possiamo solamente fare solenne giuramento di vendicare la loro perdita agendo, come loro hanno sempre fatto, nell'interesse di Sua Maestà L'imperatore Karl Franz e dei suoi ministri.

In ossequio all'ordine di Sua Eccellenza, il Conte Ludwig raccolse tutte le truppe a sua disposizione in quel momento e si diresse immediatamente verso nord ovest ad intercettare questi stregoni elfi che avevano impunemente invaso la nostra terra.
Il conte Oswald aveva suggerito di attendere loro cugino Berthold che a capo di un reggimento di Lupi di Middenheim avrebbe potuto raggiungerli con una marcia forzata di un solo giorno, ma il conte Ludwig obiettò che i cavalli avrebbero avuto bisogno di 8 ore di riposo dopo una marcia del genere per essere efficaci in battaglia e che questo gli avrebbe fatto perdere troppo tempo prezioso, soprattutto contro un esercito tanto mobile come quello dei nostri avversari. Dello stesso parere era anche Eric di Nuln, il sapiente mago che si è unito alla spedizione.
Pur con qualche perplessità il conte Oswald convenne della correttezza della decisione di suo zio e preparò i suoi cavalieri per la partenza. La marcia si svolse speditamente, ma la preoccupazione poteva essere letta in ogni volto: il conte appariva irritabile ed in più di qualche occasione si udirono i comandanti discutere animatamente sulla strategia migliore da seguire, cosa che non rassicurava certo le truppe, pure essendo questi veterani. Da parte mia capii che ciò che li preoccupava maggiormente era il fatto di non conoscere nè le forze del nemico nè la loro capacità di combattimento.

All'alba del secondo giorno di marcia le guide riportarono di aver preso contatto con alcuni esploratori nemici e di essere scampati per miracolo alle loro frecce. Fu solo verso sera, all'imbrunire, che avvistammo in una radura i fuochi del nemico. Fuochi, Eccellenza, che ci gelarono il sangue: vi erano infatti innumerevoli luci azzurre, ben diverse dai nostri accoglienti focolari.
Il conte Ludwig diede ordine di preparare il campo per la notte e di disporre molte sentinelle; l'atmosfera era nervosa ed il caldo innaturale di questa stagione non contribuiva a tranquillizzare gli uomini che in qualche occasione vennero alle mani per motivi futili e fu solo l'intervento del conte Oswald che placò gli animi.

Il conte passò una notte agitata nella tenda e, Sigmar mi è testimone, lo sentii invocare il nome di suo padre, morto in battaglia pochi anni prima, durante il sonno. Prima ancora che l'alba arrivasse i comandanti erano svegli e discutevano i rapporti degli scout: il nemico era già in movimento e 2 sentinelle erano scomparse nella notte.
I reggimenti si muovevano con risolutezza, i fucilieri pulivano gli archibugi e preparavano con grande perizia le cariche di polvere, i balestrieri si schierarono sulla sinistra, vicino agli archibugi e Hans "Occhio di Falco" preparava il suo famoso fucile modificato "ammazzacervi".
Il rumore crebbe quando i cavalli si misero in movimento e i due comandanti si salutarono con un abbraccio mentre i loro scudieri stringevano gli ultimi lacci dell'armatura: - Che Sigmar guidi la tua lancia Oswald! -, disse il conte Ludwig e - Che guidi la tua spada Ludwig! -Rispose ridendo allegramente Oswald.
Armature tintinnavano al ritmo dei passi pesanti dei cavalli bardati e gli stendardi garrivano al fresco vento del mattino raccogliendo sotto di loro i rispettivi reggimenti. In meno di un ora eravamo schierati e fu solo allora che ci rendemmo conto che il nemico ci stava già attendendo dall'altro lato della pianura.
Alla nostra destra vedevamo un gran numero di cavalieri dalle splendide armature, nella più grande disciplina: non un suono scomposto si levava da quella schiera gelida. Al centro ranghi di picchieri e un reggimento di splendidi alabardieri dalla fermezza glaciale che ci incuteva paura: cosa poteva renderli tanto immobili e silenziosi ?
Per esorcizzare tali pensieri i nostri cominciarono i rituali insulti prima della battaglia, nella speranza di provocare il nemico e cercando di farsi coraggio. I comandanti di reggimento tirarono fuori il loro migliore repertorio, scomodando fino alla terza generazione di pronipoti di quegli elfi effemminati, ma dalla parte opposta continuava a non levarsi un solo suono e alla fine le grida divennero più timide terminando spontaneamente quando, come un sol uomo, i picchieri elfi assunsero la posizione di difesa serrando gli scudi ed abbassando tutti contemporaneamente la loro lancia provocando un rumore sordo nella pianura.

Il conte Oswald si alzò sulle staffe roteando la sua spada e la puntò diritta avanti a lui: a quel segnale le trombe di tutta la nostra schiera suonarono l'avanzata, scandita dai tamburi della fanteria. Sulla destra avanzava la cavalleria seguita dalle migliori lame dell'impero, guidate dal Conte Ludwig in persona.
Sulla sinistra i dragoni cercavano di prendere sul fianco un gruppo di arceri nemici al riparo dietro una macera, mentre al centro il nostro Prete ispirava i suoi soldati ad affrontare le picche degli elfi. Una salva di frecce e fucilate investì il nemico e vedemmo diversi cavalieri cadere alla nostra destra, ma un attimo dopo la loro cavalleria pesante partì al trotto verso le nostre linee. A parte la cavalleria di Oswald alla nostra sinistra avevamo gli esploratori e un gruppo di arceri oltre ai temibili Flagellanti su cui facevamo affidamento per bloccare il nemico.
In un baleno i nemici al galoppo furono sui nostri esploratori che vedendosi piombare addosso a grande velocità quella selva di lance si rifugiarono al sicuro dietro il cortile di una fattoria abbandonata. Nello stesso momento la cavalleria leggera degli Elfi, che aveva seguito quella pesante al riparo dalle frecce, scartò improvvisamente piombando sui nostri sorpresi flaggellanti ed infliggendoci gravi perdite. Presagendo l'importanza del momento Oswald che aveva davanti a se il fiore della cavalleria degli Elfi con il loro generale: tentò allora di sferrare un colpo decisivo e spronando al massimo i suoi cavalieri raggiunse gli elfi con un balzo sorprendente.
Abili però sono i signori di Ulthuan nel maneggiare le armi e nel cavalcare, così la possente carica non servì a disarcionarne quanti nemici Oswald sperava e mentre intorno a se le spade scintillavano, cavalli nitrivano e uomini urlavano cadendo, Oswald vide il generale degli Elfi che abbatteva i suoi compagni. Si fece largo verso di lui e gli puntò la spada contro con gesto di sfida.

L'Elfo incrociò la sua lama con quella di Oswald che sferrò dei terribili fendenti parati con apparente facilità o respinti dall'armatura incisa da rune magiche dell'elfo. Un rivolo di sudore gelido cadde dalla fronte di Oswald: i suoi migliori colpi non erano riusciti a fare breccia contro quel principe Elfo e ora il suo braccio era stanco.
Fu allora il turno del principe Elfo di scatenare una grandinata di colpi su Oswald che resistette a stento: la sua armatura stava ormai cadendo in pezzi, sotto i colpi di quella spada dall'arcana lucentezza dorata.

Ludwig avanzava alla massima velocità consentita dai suoi soldati a piedi vedendo la scena raddoppiò gli sforzi per giungere sul posto prima che fosse troppo tardi per suo nipote. Il filo della vita di Oswald però venne reciso pochi istanti dopo dalla spada del principe Elfo. Infatti, esausto ma indomito, Oswald tentò di nuovo un affondo nonostante fosse chiaro che l'Elfo non volesse uccidere un nemico ormai vinto e fu allora che Argil di Caledor, pur ammirando quel nemico coraggioso, dovette sferrare il colpo fatale comprendendo bene che anche per un nobile umano l'umiliazione poteva essere un male peggiore della morte.

Ludwig, il mio signore, accecato dal dolore e dalla voglia di vendetta si gettò nella mischia, ma forse proprio per la sua avventatezza e senza riflettere, i suoi colpi pure vibrati con grande forza mancarono di precisione e la cavalleria degli Elfi, cedendo qualche passo sotto l'impeto dei nostri che erano più freschi, resistette. Il conte cercava solo il generale nemico per vendicare suo nipote, e nonostante cercassi di dissuaderlo e più volte nella mischia lo riparai dai colpi urlandogli di tornare indietro e di rimanere tra i ranghi dei nostri, egli si fece largo fino al principe nemico.
Lo scontro era inevitabile, lo si leggeva negli occhi del Conte e prima che questi potesse attaccarlo l'elfo aveva già scaricato su di lui una gragnuola di colpi rapidissimi come mai avevo visto fare da alcuno spadaccino di sua maestà. Di nuovo la spada aurea dell'elfo aveva ridotto a brandelli l'armatura del mio signore che pure era di ottima fattura, tra le migliori che si conoscano tra gli uomini. Nulla però poteva placare il conte che si gettò con rinnovata ferocia all'attacco, riuscendo a superare la guardia del principe Elfo. Là dove un'armatura avrebbe dovuto spaccarsi sotto i fendenti di Oswald, la lama scivolò sulle scaglie dell'armatura elfica, senza nemmeno scalfirla. Sorpreso dall'abilità del suo rivale Argil di Caledor fece ricorso a tutta la sua abilità di spadaccino e mentre intorno a loro la battaglia infuriava, il conte Oswald alla fine fu trapassato da un colpo di punta, non più trattenuto dall'armatura disfatta.
In quel momento tutto sembrò fermarsi e i cuori dei nostri, già gonfi per la perdita di Oswald furono gettati nello sconforto più nero e così i reggimenti batterono in ritirata o caddero in ginocchio arrendendosi esausti.

Argil di Caledor diede ordine ai suoi di fermarsi e di non inseguire i nemici, forse anche lui fu mosso a pietà per la morte dei nostri comandanti o forse anche loro erano troppo stanchi per continuare. Io ero rimasto a proteggere il corpo del mio signore e chiesi agli Elfi, sperando che comprendessero la mia lingua, di poterlo portare via.
Avevo paura e non sapevo cosa sarebbe stato di me.. forse un raggio di fuoco mi avrebbe colpito ed incenerito all'istante o forse un colpo di spada mi avrebbe mozzato la testa, ma ero troppo esausto ed affranto per preoccuparmene: il destino si sarebbe compiuto.
Il generale elfo si tolse l'elmo e si presentò come Argil di Caledor, nella nostra lingua ma con un accento suadente e melodioso.
- "Quale servitore di questi valorosi combattenti, portali presso la tua gente e tributa loro le esequie che meritano. Gli Asur sanno apprezzare il valore anche nei loro nemici.
Non siamo venuti per invadere la vostra terra ma per prenderci qualcosa che ci appartiene e di cui voi non comprendereste nemmeno il significato. Lasciateci fare e ce ne andremo in pace, altrimenti altro sangue innocente verrà versato. In segno di fiducia vi lascerò andare, ma badate che se interferirete ancora non potrò essere magnanimo come adesso."

Voltò il cavallo e se ne andò seguito dai suoi che nel frattempo avevano raccolto i loro caduti. Rimasi lì attonito non so più per quanto tempo. Nel frattempo gli Elfi erano scomparsi portando via tutti i loro morti e i nostri stavano terminando quel pietoso rituale. Ereggemmo due pire: una per il conte Oswald e una per il Conte Ludwig e lì con le solenni preghiere del nostro prete celebrammo i riti funebri.

Il sapiente Eric di Nuln ci guidò nel nostro mesto ritorno, con i cavalli ed i carri coperti di feriti, eravamo un ben triste spettacolo. I villici ci aiutarono come poterono, povera gente di campagna e alla fine solo poco più della metà di noi, laceri e stanchi, riuscì a tornare indietro.

Qualunque sia la condotta che Vostra Eccellenza vorrà tenere in queste tristi circostanze vi raccomando di non sottovalutare la forza dei nemici e che molti sono già caduti e hanno lasciato vedove e molti bambini che cresceranno orfani.

Il vostro servitore,
cap. Valerio Massimo di Tilea

 

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