RACCONTI
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BARTOLOMEO

"Cosa ne pensi del tempo,Gianni?"
"hmmm"
"Ci ho pensato parecchio negli ultimi tempi. Il tempo scorre, l'ho studiato a scuola, lo dicono i greci, lo sai,
vero ? quelli antichi, quelli con la 'g' maiuscola, non quelli di adesso, intendo. Non e' che mi convinca granche'
a dire la verita', comunque, se e' vero che il tempo scorre, allora qui dentro siamo in una secca, che te ne
pare come idea?"
Al solito. Quando viene notte Bartolomeo comincia a parlarmi di tempo, mai di giorno, di giorno lui sta zitto:
seduto sulla scalinata del piazzale, gli occhi semichiusi nel sole o, quando piove, nel magazzino merci, a
cavalcioni di qualche sacco di farina. Resta li' ore e ore a pensare o forse a sognare, poi, quando cala la
notte, comincia a parlare dei frutti della sua giornata di meditazioni, e siccome in questa cella ci siamo solo
io e lui, penso di essere ormai l'unica persona a conoscere timbro, tono e ritmo di questa voce,  e la precaria
filosofia di vita che si e' formato qui dentro. Il tempo e' una delle sue fisse, immagino che lo sia anche per i
filosofi seri.
"Poi, ho pensato,: qui dentro ci tolgono lo spazio, questa e' la punizione, ma la vera punizione e' quello di
allargare il tempo. Restringono lo spazio, dilatano il tempo, e' matematico, no ?"
"hmmm"
Io sono finito dentro per furto con scasso, due anni e tre mesi, me ne mancano sei. Quando sono arrivato
Bartolomeo era gia' qui, in questa stessa cella, lui e' dentro per tentato omicidio, la moglie l'ha fatto uscire
di matto, cosi' almeno dice lui. Un giorno di quattro anni fa, dopo una discussione accesa, ha preso un coltello
e l'ha pugnalata per venti volte alla schiena: viva per miracolo. Qui dentro non lo diresti capace di fare una
cosa del genere, e' un buon tipo, Bartolomeo: siamo diventati amici, non si impiccia dei tuoi affari e se puo'
darti una mano lo fa volentieri, senza fartelo pesare, peccato che sia cosi' testardo e  che abbia questa mania
delle discussioni notturne.
"Il tempo dilatato, si', si'. Ho fatto degli esperimenti, sai ? All'inizio, quando sono arrivato qui, avevo dentro
il solito tempo, quello del mondo fuori, intendo: mi mettevo li' sulla scalinata, chiudevo gli occhi per un'ora, poi
guardavo l'orologio e, cinque minuti piu', cinque minuti meno, ci beccavo. Adesso no. Qualche volta sono
quaranta minuti, qualche volta anche trentacinque. Tu cosa ne pensi, Gianni?"
"La sai quella dei tre saggi in meditazione? Stanno li' seduti, con gli occhi chiusi dentro il loro tempio orientale;
a un certo punto uno apre gli occhi e dice - fuori piove. Dopo un mese apre gli occhi un altro - sembra anche a
me. Dopo un altro mese apre gli occhi il terzo - basta far casino, non riesco a concentrarmi"
Sento un colpo sul muro sopra di me: tra le doti di Bartolomeo non c'e' quella dell'umorismo. Quando vuole
conversare e la butto in vacca, picchia un pugno contro il muro. Si sporge dalla brandina sopra di me, vedo la
macchia della sua testa pelata che si cala nel buio e sento una voce stizzita.
"Non scherzare! Dimmi, cosa ne pensi del tempo?"
"Io non ci penso Bartolomeo, aspetto solo che passi. Dovresti fare cosi' anche tu, come fanno tutti qui dentro"
"Invece dovresti pensarci."
"Ti dico che non c'e' niente da pensare. Per me fa testo l'orologio: un minuto e' un minuto, in prigione o fuori.
Non vedo dove e' il problema. Sei contento adesso ? Mi lasci dormire?"
Tira su la testa, lo sento di sopra che si accomoda il cuscino e stira la coperta con le gambe. Dai rombi della
rete metallica scendono a pioggia polvere e cigolii. Dopo qualche minuto riattacca: me l'aspettavo.
"La conosci la storia dell'astronauta che parte per un viaggio intergalattico e dopo due anni torna e trova il
fratello gemello invecchiato di venti anni?"
"E' successa la stessa cosa a mio fratello con sua moglie. Solo che gli sono bastati tre mesi e l'unico viaggio
che ha fatto e' stato quello di nozze."
Un pugno sul muro. Ridacchio piano per non innervosirlo di piu'.
"Non mi piaci. Non mi sei mai piaciuto." Un roco sospiro nell'orecchio, zaffate di cipolla e denti marci,
m'aggrappo al dolore alla spalla per uscire dal dormiveglia: no, non e' un incubo. Sono voltato sul fianco,
il braccio destro bloccato sotto il suo corpo, l'altro piegato dietro la schiena, sono sicuro che la spalla sia slogata.
Lotto con le gambe, ma lui mi blocca pure quelle, mi stringe a tenaglia il braccio attorno al collo, faccio fatica a
respirare. Sento la sua barba ispida che mi sfrega le orecchie e quelle parole screziate d'odio.
"Ti credi cosi' furbo, vero? Prova a scherzare adesso?"
Rilascia la presa al collo, ma in mano stringe un coltello, me lo fa scivolare sul petto con lentezza infinita,
disegnando ghirigori. Non riesco comunque a respirare, la testa premuta contro il cuscino. Sospira altre parole,
che non sento. I polmoni reclamano aria, adesso fanno piu' male della spalla, in testa ho una grossa macchia
bianca che si allarga sempre piu'. Quando occupera' tutta la visuale saro' morto, cosi' penso. Invece, improvviso
come era venuto, Bartolomeo se ne va.
Sono li' che ansimo e mi tasto le ossa, quando vedo la sua testa sporgere da sopra. Lascia penzolare le braccia.
In mano ha due oggetti.
"Nel caso ti venisse il dubbio: non era un coltello, ma uno spazzolino. Guarda qui, ho cronometrato: da quando
sono sceso a quando sono risalito sono passati dodici secondi e due decimi. Una eternita', vero?"
 
 

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