All'ombra dell'ultimo sole s'e' assopito un pescatore. Ha un solco
lungo il viso, come una specie di sorriso.
Ma a chi gli passa vicino non puo' sfuggire che quello non e' un
sorriso: e' una cicatrice che parte dal lembo
destro delle labbra, sottili, crepate da anni di sole e salsedine,
e si allunga per tre, quattro centimetri verso
l'alto, terminando proprio sotto lo zigomo. Una ferita profonda
e antica, in cui affluiscono le rughe che solcano
la faccia del vecchio e che ha acquisito nel tempo quel colore e
quella consistenza che tradiscono gli occhi,
facendola sembrare un prolungamento delle labbra. Quel taglio sbilancia
da una parte i lineamenti dell'uomo,
la riga degli occhi converge con quella della bocca in un punto
appena al di fuori dell'orecchio; un naso importante
si inserisce a cuneo in quella breccia, quasi spingesse per uscire
dalla faccia. Il vecchio e' seduto nella sabbia,
le braccia raccolte attorno alle ginocchia, appoggia la schiena
allo scafo rovesciato di una piccola barca con le
assi screpolate. In grembo ha mezza pagnotta di pane e una bottiglia
di vino rosso, quasi vuota; ai suoi piedi
due passeri saltellano attorno a una canna da pesca, a tratti coperta
dalla sabbia. Si contendono qualche
briciola: se fossimo stati li' qualche minuto prima, avremmo visto
il vecchio spezzare la pagnotta offrendone
un pezzo a un giovane di passaggio. Alza un attimo le palpebre.
Guarda lontano. Lancia nel vento una manciata
di sabbia; passeri in volo; il mare che sfuma nel cielo. Si
assopisce di nuovo, pigiando il mento sul petto.
Venne l'alba. Ne' un sole spento, ne' una brezza umida di terra riuscivano
ancora a spazzare la foschia notturna
dal mare grigio piombo. L'atmosfera cupa non intaccava l'umore dei
due giovani che scendevano, carichi di reti,
il sentiero che dal paese porta al porticciolo. Ne' li poteva abbattere
il pensiero della lunga giornata di mare che
li attendeva. Camminavano affiancati, dandosi delle gran botte di
spalla ogni volta che uno buttava li', come per
caso, un commento velenoso su una ragazza del paese che sapeva piacere
al compagno. Salirono, sempre ridendo,
su una barchetta rossa e, primi tra tutti, lasciarono il porto,
dirigendo decisi verso il mare aperto. La tempesta
li colse all'improvviso, verso mezzogiorno, mentre stavano tagliando
le pagnotte del pranzo con quei lunghi
coltelli che usavano anche per sventrare i pesci. Furono sfortunati:
la barca si rovescio' alla prima perfida onda,
che prese lo scafo di lato. I due furono sbalzati in acqua e solo
la volonta' di chi e' giovane fece si' che dopo otto
ore di burrasca, si ritrovassero ancora aggrappati ai bordi della
barca capovolta. Riuscirono a rivoltarla con le ultime
forze rimaste, poco prima che il mare scomparisse nella notte. Si
buttarono a bordo e si addormentarono subito,
senza scambiare parole. Alle prime luci del giorno poterono vedere
che l'imbarcazione era stata disalberata, alla
deriva, un guscio d'uovo sul mare piatto. Uno dei due era riuscito
a tenere stretta la pagnotta del pranzo, l
'altro il coltello e una bottiglia. Lo stupore d'essere vivi addolci'
il pane intriso di sale che portavano alla bocca:
lo gustarono come fosse stato appena tolto dal forno. Si sorridevano
da un lato all'altro della barca, e non parlavano.
Il sole sali' nel cielo e ridiscese. Cosi' fece per cinque volte,
senza che nulla fuori cambiasse: il mare piatto, il
guscio vuoto, il nulla attorno. I due si guardavano ancora dai lati
opposti della barca. Non sorridevano piu'.
Della pagnotta non restava ormai che un pezzo grosso un pugno. Quella
sera uno dei due giovani apri' gli occhi
un momento nel torpore in cui passavano la maggior parte delle
ore e vide che l'altro gli era scivolato di fianco,
e lo guardava silenzioso, e aveva il coltello nella mano destra,
e allungava la sinistra pretendendo a se' il pane che
stringeva in grembo. Sorrise triste. Abbasso' il capo. Fu quel gesto
illogico di proteggere il cuore con la testa
che gli salvo' la vita: l'altro calo' il coltello e gli apri' uno
squarcio nella guancia destra, dalla zigomo alla bocca,
poi scivolo' su un ginocchio per la debolezza. Il dolore della ferita
risveglio' l'aggredito: riusci' a bloccare la mano
dell'assalitore che stava per colpire di nuovo. La lotta duro' qualche
minuto, interrotta da lunghe pause in cui i due,
senza fiato, senza forze, si guardavano semplicemente negli occhi.
Ebbe la meglio l'uomo dalla guancia squarciata.
E le ultime cose che vide furono un lungo coltello piantato in un
petto, e, ai suoi piedi, un pezzo di pane intriso di sangue.
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