RACCONTI
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IL LADRO IN CASA

Notte di tempesta, casa svaligiata. Non e' un bel rientro, dopo dodici ore di ufficio. L'intero
quartiere e' al buio a causa del blackout: mi sono arrampicato scalino dopo scalino per sette
rampe di scale, seguendo la parete a tentoni, poi, ansimante, mi sono appoggiato alla porta di
 casa e quella... si e' aperta. Sono qui da mezzo minuto, trattengo il respiro. Nessun rumore.
Forse se ne sono andati. Un passo dentro e l'ingresso mi accoglie all'incerto chiarore delle
candele: i ladri evidentemente sono stati presi alla sprovvista dal temporale. Nel soggiorno
ce ne sono almeno una decina, di candele, alcune per terra, altre sul tavolo; ci sono oggetti
sparsi ovunque: fogli di carta, giornali, CD, una chitarra di cui avevo perso traccia e tirata
 fuori da chissa' quale recesso della casa, una scopa (una scopa ?). Hanno spostato i mobili.
Il tavolo adesso e' appoggiato alla parete destra, le sedie sono state accatastate in fondo,
vicino al piccolo como'. La stanza illuminata dal di sotto e' un po' il negativo di se' stessa:
 ombre dove abitualmente comanda la luce e luce nei luoghi delle ombre. Stento a trovare dei
riferimenti, ad ogni mio spostamento,ad ogni soffio d'aria, la stanza si deforma, si ingrandisce
o si appiattisce, seguendo la luce oscillante delle candele. Sembra che abbiano avuto il tempo
di fare anche uno spuntino: sul tavolo si intuiscono piatti sporchi, un paio di bottiglie di
vino, bicchieri sparsi, sacchetti di patatine, un portacenere pieno di cicche. Un lavoro fatto
con calma. Faccio un passo indietro e proseguo lungo il corridoio, una scorsa alla cucina, poi
verso la camera da letto, sempre procedendo a tentoni: il resto del locale e' completamente al
 buio, per farmi luce ho preso da terra una delle candele del soggiorno. Anche la camera da letto
 e' sottosopra: ci sono vestiti sparsi sul letto e sul como'. Per terra, tra un libro e una
rivista, quello che sembra un calzetto arrotolato, gli mollo un calcio e si infila sotto
l'armadio. Vedo che hanno pure tirato via le tende dalla finestra, probabilmente cercando
qualcosa nel cassonetto. E' nel preciso momento in cui la parola cassonetto si forma nella mia
 mente che sento il rumore della porta d'ingresso che si chiude. Soffio sulla candela, faccio
un passo di lato e mi appiattisco contro il muro di fianco alla porta: e in quel momento vorrei
 essere muro anch'io, privo di muscoli e nervi, materia inerte che si sgretola negli anni, un
futuro di polvere e calcinacci. Sento dei passi nel corridoio e un'ombra allungarsi nel riquadro
 di luce che la porta crea davanti a me. Il suo respiro a non piu' di un metro; sprofondo ancora
di piu' nel muro. Lui entra nella stanza e quando e' quasi scomparso dal riquadro di luce, vedo
dai piedi che si sta girando. Adesso siamo faccia a faccia nel buio. E si accende la luce.
 
Almeno cosi' mi ha detto lui, perche' io la luce non l'ho mica vista. Infatti, il ricordo
successivo e' la voce del mio vicino di sotto: - Marco! Mi hai fatto prendere un colpo! Ero
sceso un attimo a controllare il contatore. Ti sei perso una gran festa! Visto che casino mi
 hanno lasciato in giro  ? Tu, comunque dovresti lavorare di meno: vedi poi cosa ti succede ?
- e intanto mi asciuga la fronte con un panno bagnato.

Se cambio casa, la prendo al primo piano.

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