RACCONTI
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IL TEMPO DEL BARBIERE

Il 17 gennaio 1989, Filippo Giusti, durante la rituale partita a scopone
del venerdi' sera, decise che da li' a cinque anni la sua vita non avrebbe
piu' avuto nulla da dire. Figlio di un colonnello e di una maestra, era un
tipo coerente, il Giusti: aveva preso poche decisioni nella vita, ma tutte
definitive.
Il giorno appresso si sveglio' un'ora prima del solito e, invece di passare
dal bar Centrale per il consuetocaffe', ando' a far compere nel centro
commerciale del paese. Compro' una videocamera giapponese, l'ultimo modello uscito.
E se la appiccico' in testa. Gli amici e i clienti (era l'unico barbiere del paese,
e il piu' apprezzato) lo guardarono strano per qualche settimana, al bar Centrale
si fecero qualche risata, poi quell'aggeggio in testa entro' a far parte della
figura del Giusti, che, per il resto, ricomincio' la vita che aveva sempre fatto
negli ultimi trent'anni. Alla sera estraeva la cassetta della giornata dalla
videocamera, ci attaccava l'etichetta con il giorno e la riponeva nel mobile che
aveva adibito a casellario.
La sera del 16 gennaio 1994, Filippo Giusti, di anni 58, figlio di Domenico e
Andreina Bissoldi, abbasso' per l'ultima volta la saracinesca del suo negozio.
Il giorno dopo si sveglio' alla solita ora, estrasse dal casellario la cassetta
etichettata "17 gennaio 1989", la infilo' nel videoregistratore e comincio' a
guardare la sua giornata di cinque anni prima. Resto' tutto il giorno davanti
alla TV, mangiando qualcosa quando cinque anni prima aveva mangiato qualcosa,
facendo i bisogni quando cinque anni prima aveva fatto i bisogni. E cosi' fece
per i giorni, mesi e anni successivi: ogni mattina infilava nel videoregistratore
la cassetta dello stesso giorno di cinque anni prima. In testa portava ancora
la videocamera, che ora filmava la televisione su cui scorrevano le vecchie sequenze.
Il 17 gennaio 1999, chiuso il ciclo quinquennale, il Giusti comincio' a guardare
le cassette che riprendevano la televisione su cui scorrevano le immagini di dieci
anni prima. Una parte della parete del soggiorno faceva da riquadro al televisore,
rubando spazio alle immagini di dieci anni prima.
E cosi' Giusti immaginava e voleva gli anni a venire: avrebbe continuato a
rivivere quegli ultimi cinque anni di vita; si sarebbero ripetuti sempre piu'
lontani dentro lo schermo, fino a che un singolo punto luminoso li avrebbe contenuti
tutti.
 

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