RACCONTI

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LA GARA DELLA VITA

Il silenzio,  lo sparo, il boato.

Questo  fuori. Nella mente invece la mia nenia cadenzata.

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', la'..."

Tredici   sillabe per tredici  passi,  quelli  che  devo tenere tra un
ostacolo e l'altro. Scatto dai  blocchi, nel primo  tratto la frase si
dipana un po' sfilacciata, parte lenta e dura qualche metro di piu',
ma  sul "la'" finale  sono puntuale a sfiorare  con la coscia la prima
barriera. La corsia costellata di sillabe mi si  riapre davanti;  La
nenia  me la insegno' lo zio   Giacomo: e' un   trucco per tenere il
passo  che  aveva immaginato  in  una  notte di  nebbie e   fiaschi di
barbera. Cosi' almeno la raccontava lui. Sono passati  venti anni.  Ho
tenuto com me  la filastrocca, come  altri fanno con  le mutande della
prima  gara o con  la catenina della  prima comunione.  Gli allenatori
sono passati,  e hanno riso del  trucco, ma la filastrocca l'ho tenuta
li', stretta al petto, lo zio Giacomo, una vita passata infornando
pane e   sparando  ai fagiani, una   passione  per lo  sport e  per  i
toscanelli, povero zio Giacomo, quanto vorrebbe essere qui oggi.

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', la'..."

Seconda barriera. Questa non la tocco, buon segno.  Finale olimpica,
l'occasione  di  una  vita,  un sogno che   si avvera,  banalita' da
giornalisti, ma fino a  qualche secondo  fa suonavano vere;  adesso
penso solo alla filastrocca e alle pantere nere.   Per ora sono ancora
ombre dietro di  me: ci mancherebbe,  parto dall'ottava corsia. Ma
presto mi saranno a fianco.  Le  ho viste che si scaldavano ascoltando
rap duro  in cuffiette  dal  volume impossibile,  gli occhi  spiritati
fissi nel vuoto,  la testa sbattuta a destra  e  sinistra in movimenti
che   a me sarebbero letali.   Questa   mattina, mentre ci allungavamo
sulle gambe, il  giamaicano simpatico mi  ha chiesto cosa ascoltavo;
gli ho passato gli auricolari, e quando ha sentito "chips... chips..."
di Paolo   Conte   mi ha  guardato   divertito.   Mi fanno   paura  le
pantere, e mi affascinano.

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', la'..."

Il terzo ostacolo lo tratto con meno leggerezza, oscilla incerto per
un attimo, poi    si ricompone. La   curva   si raddrizza  nel   primo
rettilineo, comincio  a sentire il respiro che   si scioglie in ferro,
nei  polmoni  e nelle  gambe.  E' l'inizio  del calvario.   Chiamano i
quattrocento piani "il giro della morte",  per come dilania il corpo e
la mente, i quattrocento ad ostacoli sono un  giro della morte tra i
colpi della contraerea. Tredici sillabe, tredici passi,  Moses nella
mente: la  prima  volta che li   provo  in gara,  non l'ho  detto a
nessuno.

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', la'..."

La quarta  barriera, era  quella  dei  prigionieri. Come   sempre mi
succede a  questo punto, una strofa  dell'  "ultima luna" di  Dalla si
sovrappone alla  cantilena.  E' qui che che   mi sono strappato quando
avevo vent'anni, dieci mesi  con le stampelle, senza potermi allenare,
senza lo straccio di un lavoro, e' stato uno strappo anche nella mia
vita, dopo  e'   venuto il lavoro  da  postino,  il matrimonio,   un
figlio:  ricordi    che   restano appesi  all'ostacolo.    Lame nei
polmoni. Dietro non sento ancora nessuno.

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', la'..."

Le lame salgono dai  polmoni verso la testa, i pensieri si scansano
allarmati  lasciando passare ricordi  sfocati.   La  luna di  miele in
Andalusia. Mio figlio in altalena.

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', la'..."

Dove sono  le pantere ?  Inghiottite da un buco  nero  come l'aria dei
miei polmoni ? La seconda curva  mi coglie impreparato come il secondo
figlio e la morte di mio padre. Ricordi appesi all'ostacolo.

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', la'..."

Settimo  ostacolo. Qui vorresti  partire per la  tangente e gettarti
nell'erba. Dove sono le pantere ?

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', ma va'..."

Un  passo  perso. Una sillaba   in  piu'. Lo   zio Giacomo.   Come
vorrei... fosse qui oggi...

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', la'..."

Ultima barriera... le pantere dove sono ?  Le pantere... dove sono ?

"Verra', vedra', vorra', vivra', cadra', morra', la'..."

Il traguardo,  senza forza ne'  sostanza, ma con  un guizzo
balzo  in avanti  fino  quasi a cascare  sulla   linea, il tempo  di
sbirciare  dietro l'ascella. Spalanco gli   occhi e mentre cado  sulla
linea di arrivo scoppio in una risata fragorosa.

"Cosa hai da ridere Gianni ?"

Guardo il sorriso  sorpreso  sulla faccia  di Mario che  mi  guarda di
sghimbescio dai blocchi di partenza...

"Niente..  niente..."  e continuo a ridere come uno scemo.

"Dai dai... ridi meno che stavolta ti  batto. Uno.. due.. tre.. VIA !"

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