RACCONTI 
FOGLIE DI DIARIO
 
Una stupenda giornata di inizio novembre. Il vento secco
e frizzante del nord aveva ripulito l'aria, i raggi del sole
filtravano netti tra i rami degli imponenti platani. Mulinelli
di foglie scorazzavano per il giardino di Villa Panfili.
Selene sedeva composta sulla panchina di fronte all'ingresso,
le mani giunte sulle ginocchia. Poteva stare in quella posizione
per ore, senza muovere un muscolo: era affascinata dal continuo
movimento delle foglie che vagavano incerte tra cielo e terra.
Questa almeno sarebbe stata l'impressione di un passante veloce che
avesse visto quella ragazza esile che si perdeva dentro un lungo
cappotto rosso, di qualche taglia troppo grande. Ma se quel passante
avesse fissato un attimo l'attenzione, avrebbe visto che quello che
aveva pensato essere uno sguardo trasognato aveva ben altra
profondita'... Gli occhi neri di Selene erano due profondi pozzi neri:
molti avevano cercato di attingervi un cenno
di vitalita' o comprensione... vanamente... Dall'eta' di otto
anni non aveva piu' parlato, ne' dato segno di comprendere cio'
che le avveniva attorno. Nessuno aveva mai capito perche', ne'
come fosse successo: semplicemente, un giorno a scuola, Selene
aveva chiuso i cancelli. I genitori disperati avevano invano
tentato di riportare indietro la figlia, avevano fatto il giro
di tutti i massimi esperti di neurologia, provato le cure piu'
innovative... nulla... erano passati ormai quattro anni, gli
ultimi due li aveva passati a Villa Panfili. Le terapie si
susseguivano giornaliere... nessun risultato... Selene era
sempre nel pozzo.

Gemma guardava dalla finestra
del suo ufficio al secondo piano quella piccola macchia rossa
sulla panchina. Ogni tanto una folata piu' forte alzava
una coltre di foglie che gliela nascondeva per un momento
alla vista, poi tornava ad apparire, immobile nel vento.
Anche lei, come Selene, passava molto tempo ferma nella stessa
posizione, probabilmente in quei momenti le due non erano
poi cosi' diverse: se qualcuno fosse entrato nel suo ufficio
in quel momento e l'avesse chiamata, non avrebbe avuto
risposta per lunghi secondi. Era sempre stata una sua
caratteristica, quella di perdersi nei pensieri, ma le
accadeva in maniera piu' assidua da quando aveva perso
in un incidente la figlia minore, Maria Sole... da quel
giorno qualche cancello l'aveva chiuso anche lei. Di sicuro
quello del cuore: non aveva pianto al funerale, ne' lo aveva
fatto nei mesi successivi. Le lacrime le si erano condensate
in dure pietre nere che ora sentiva pesanti in fondo al petto.

Un foglio di carta stropicciata si era alzato insieme alle
foglie e aveva terminato il suo volo caotico su una manica
del cappotto rosso di Selene. Li' era rimasto, inchiodato
dalla pressione del vento teso. Selene sembrava non accorgersene,
ma quando Gemma scese pe riportarla nella casa, il foglio
era scomparso... quella notte Selene non dormi'. La passo'
fissando il foglio nella penombra della sua camera, seguendo
le linee che vi erano tracciate con la punta dell'indice.

Nei giorni seguenti Gemma noto' leggeri cambiamenti nella
ragazza. In particolare, passava molto meno tempo seduta
sulla panchina: sembrava che ora preferisse camminare a
passi lenti per il giardino della villa. Ogni tanto la vedeva
fermarsi per qualche minuto nello stesso punto, come se
avesse scorto qualcosa in mezzo alle foglie secche che
avevano ormai coperto il terreno. Poi proseguiva nella sua
camminata.

Verso fine novembre ci fu la prima nevicata... quel giorno
Gemma ando' a prendere Selene nel giardino prima del solito.
L'aveva riaccompagnata dentro e ora era alla finestra a
guardare i fiocchi di neve bagnata che si posavano pesanti
sul letto di foglie. Senti' la porta dell'ufficio che
si apriva, attese qualche secondo e si giro' aspettando
di trovarsi davanti una infermiera o qualche parente in
visita. Invece i suoi occhi incrociarono quelli di Selene...
in grembo la ragazza portava un fascio di fogli stropicciati,
raccolti in un nastro azzurro. Gemma aveva gia' capito
tutto in uno sguardo, quasi non si sorprese quando la
senti' pronunciare parole che aveva atteso per anni...

"Sua figlia le voleva molto bene"

Selene appoggio' con cura i fogli sulla scrivania, sorrise
timida e usci' dall'ufficio. Aveva riaperto i cancelli.
Gemma rimase ferma per qualche minuto, poi apri' un cassetto
della scrivania e ne tiro' fuori un diario dalla copertina
a fiori... il diario era vuoto, delle pagine restavano solo
i lembi strappati. Inseri' il fascio di fogli nel vuoto
che aveva creato nel diario e lo strinse al petto. Poi ando'
alla finestra... i fiocchi di neve scomparirono dietro un
velo di lacrime. Anche lei aveva riaperto un cancello...

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