DIARIO

APRILE 2003

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Lunedi' 1 aprile, al conservatorio.
 

Pianista sui quaranta, violinista ventottenne, vestiti di nero, stile blues brothers.
Entrano assieme e quasi mi aspetto si mettano a ballare a ginocchia levate gridando "gidappa".
Invece no.
Il violinista e' lituano, ha un fazzoletto rosso al taschino,  i capelli ricci e scomposti del virtuoso:
tra i due, e' lui che comanda. La girapagine del pianista e' una lungagnona magra magra,
minigonna e top neri, tacconi a spillo. In un altro contesto non non sembrerebbe una girapagine.
Beethoven, bella. Intervallo. Schostokovich (un pupazzetto se ho azzeccato il nome)
troppo difficile, andante e allegro per me pari sono. Schumann, bella, pezzi di
virtuosismo di tutti e due.
Applausi di rito. Bis. Sanssaens. Scatta l'applauso a meta' pezzo, il lituano guarda la platea
con sorriso beffardo.
Applausi di rito. Ter non di rito.  Non capisco il compositore. Le sciure milanesi colte
di sorpresa nei corridoi si siedono dove capita, altre scappano.
Applausi di rito. Anzi standing ovation perche' un po' tutti si impellicciano e fanno per
andare. Il lituano sorride bastardo e attacca col quater. Non dice il nome: dice che e'
e' famosa. Dieci minuti tirati tirati. Secondo me e' un pezzo che ha scritto lui.
Applausi non di rito, ma che vanno presto a scemare: infatti il violinista fa la macchietta,
vuole fare un altro pezzo, ma il pianista lo porta via di forza.
 

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Bepi Ciondolon

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