Lunedi' 1 aprile, al conservatorio.
Pianista sui quaranta, violinista ventottenne, vestiti di nero, stile
blues brothers.
Entrano assieme e quasi mi aspetto si mettano a ballare a ginocchia
levate gridando "gidappa".
Invece no.
Il violinista e' lituano, ha un fazzoletto rosso al taschino,
i capelli ricci e scomposti del virtuoso:
tra i due, e' lui che comanda. La girapagine del pianista e' una
lungagnona magra magra,
minigonna e top neri, tacconi a spillo. In un altro contesto non
non sembrerebbe una girapagine.
Beethoven, bella. Intervallo. Schostokovich (un pupazzetto se ho
azzeccato il nome)
troppo difficile, andante e allegro per me pari sono. Schumann,
bella, pezzi di
virtuosismo di tutti e due.
Applausi di rito. Bis. Sanssaens. Scatta l'applauso a meta' pezzo,
il lituano guarda la platea
con sorriso beffardo.
Applausi di rito. Ter non di rito. Non capisco il compositore.
Le sciure milanesi colte
di sorpresa nei corridoi si siedono dove capita, altre scappano.
Applausi di rito. Anzi standing ovation perche' un po' tutti si
impellicciano e fanno per
andare. Il lituano sorride bastardo e attacca col quater. Non dice
il nome: dice che e'
e' famosa. Dieci minuti tirati tirati. Secondo me e' un pezzo che
ha scritto lui.
Applausi non di rito, ma che vanno presto a scemare: infatti il
violinista fa la macchietta,
vuole fare un altro pezzo, ma il pianista lo porta via di forza.
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