Finalmente è arrivato il giorno tanto atteso: dopo una lunga pausa (dovuta, come dirà scherzosamente lui stesso, "a problemi di lifting") torna il Maestrone sulle scene. E lo fa nel modo migliore possibile, ovvero dopo aver pubblicato un album che si è piazzato subito ai vertici delle classifiche. Le aspettative sono tante, come le persone che sono giunte venerdì sera a Milano per il grande evento (qualcuno dice 15000 altri dicono 12000, comunque tanti). Già dal traffico dell'esterno è chiara quale sarà la situazione, ed entrando si ha da subito la percezione che si ripeterà lo straordinario pienone del 2002. Per terra era già difficile trovare posto per sedersi, e anche sulle gradinate i gucciniani si moltiplicavano esponenzialmente. Alle ore 21 e 40 circa, quando oramai riuscire a trovare un qualsiasi posto era pura fantascienza e anche gli spalti dietro al palco erano quasi completi, ecco che all'improvviso tutte le luci si spengono di colpo. Giusto il tempo di riuscire a sedersi compressi e schiacciati dai piedi e dalle ginocchia del vicino, che appare il mitico Guccio in camicione rosso accompagnato da un'ovazione che ha messo a dura prova la stabilità dell'affollato Filaforum (potrebbe essere forse l'unica motivazione "plausibile" per un'acustica sicuramente da rivedere). Il povero Guccini quasi non riesce ad iniziare a parlare che ad ogni parola viene investito da altre ovazioni pari o superiori della precedente. "...Grazie……Buonasera……….bhè non è che abbia fatto delle gran battute……sono timido…".Quando finalmente riesce a prendere la parola e comincia il suo consueto prologo (il cui argomento principale sono le vicende del nostro caro Premier) si capisce subito che sul palco abbiamo di fronte il solito vecchio Guccio: pungente, sottile,spontaneo, ironico, incazzato. Dopo aver dato una lettura ai cartelli dei fans, ed essersi messo in posa per i fotografi, si può cominciare con la classica Canzone per un'amica, toccante e profonda come al solito. Segue la presentazione della band (di cui Francesco rivendica la leadership), tra cui spicca un leggero cambiamento di formazione per quanto riguarda il basso. Anche i "musici", come ama definirli, sembrano ben ispirati: il mitico Flaco, che darà sfoggio di splendide interpretazioni con i suoi arpeggi caldi avvolgenti, subisce costantemente le punzecchiature di Guccini ("...quindi, fammi capire: la bandiera Uruguayana è identica a quella Argentina, ma molto più brutta…"; "…questa splendida canzone la cui musica è stata scritta da Giancarlo e il testo, che sicuramente è molto più bello, da me"; "…dammi un la maggiore [Flaco indugia], non risparmiarti, non darmelo minore"; "…dato che io suono la chitarra molto meglio di Flaco…[risate]…suono come Flaco…[risate]…suono peggio di Flaco ma l'introduzione di questa canzone la so fare solo io!") , e il leggendario maestro Tempera che a grande richiesta del pubblico proporrà "Ufo Robot" sebbene Francesco sia contrario ("…poi mi tocca pagargli la SIAE, che già lo pago tanto…"; e poi, vedendo l'entusiasmo del pubblico: "…e comunque è una vergogna!"). Si procede con le canzoni: Una Canzone, definita "una metacanzone dal titolo un po' banale", Odysseus, e poi per proseguire con i navigatori Cristoforo Colombo. Queste prime tre canzoni tratte da Ricordi hanno sicuramente colpito il pubblico che, nonostante una apparente freddezza, sembra gradire e non poco. È però cosa manifesta che ciò che più entusiasma sono i grandi successi del passato. Ed ecco che tutto il palazzetto torna a cantare e sussultare sulle prime note di Farewell (che si spiega non essere il nome di una ragazza come alcuni gli hanno detto) e Scirocco, entrambe eseguite magicamente nella stessa versione del Live Collection. Tocca ora a La Ziatta, preceduta da un'osservazione su quante sono le canzoni in inglese di cui non si capisce il testo ( con relativo accenno musicale a Blue Suede Shoes), veramente molto intensa e toccante. È poi la volta di Autogrill (vedi Scirocco e Farewell per le reazioni del pubblico), Vite e Certo non sai, eseguite splendidamente ma forse non troppo adeguate in quel momento del concerto. Infatti sembrava stesse leggermente calando l'entusiasmo e la partecipazione tra il pubblico che cominciava a reclamare "l'Avvelenata" o "Eskimo". In questa situazione cade più che opportuna con la sua carica e potenza Shomer ma mi llailah (preceduta da una doverosa introduzione sulla Bibbia e "le vecchie suore nere" che dicevano ai bambini di "non toccarsi"). Ormai il pubblico è caldo ed è il momento giusto per Il vecchio e il bambino, interpretata da Francesco e dai "musici" in modo memorabile. Tutto il pubblico ha capito che è davvero iniziato il concerto che stava aspettando e, preso un po' alla sprovvista dalle prime splendide note di Cirano, si alza e si lascia trasportare da un crescendo di emozioni. A Cirano infatti seguono Auschwitz (cantata veramente da tutti) , Canzone per il che e Piazza Alimonda (forse le due canzoni più apprezzata del nuovo cd a giudicare dal grande entusiasmo e dalla passione che scorreva tra la gente mentre cantava). Il finale classico, piacevolmente scontato, non delude mai. Dio è morto e La Locomotiva in successione hanno scatenato il vero tripudio: era una cosa splendida vedere cinquantenni e ragazzi, padri e figli, che vicini saltavano, sputavano fuori le parole con rabbia e stringevano il pugno verso il palco con un gesto di speranza e forse di dolce illusione. È in effetti cosa molto curiosa e se vogliamo crudele che quelli che avevano vent'anni negli anni 70 erano magari andati a un concerto di Francesco a gridare: "trionfi la giustizia proletaria" e adesso che di anni ne hanno 50 sono tornati a cantare la stessa cosa coi loro figli mentre la situazione non è sicuramente cambiata in meglio, ma se vogliamo sta proprio qui la magia di questa canzone che "diventa un sasso, lama martello una polveriera, e qualche volta colpisce basso, e a volte sventola come bandiera…"