Gianni Priano è un poeta genovese, classe 62, laurea in filosofia. Nel 1981, con un amico, scese fino a Pavana a trovare Guccini. Il suo amico da allora passa le sue vacanze estive con Francesco. Gianni invece non c'è più tornato, ma su quell'incontro ha scritto una poesia, ed anche un breve resoconto che trovate sotto: per leggere altre sue poesie: http://www.ilportoritrovato.net/html/giannipriano1a.html Negli anni Ottanta Guccini in privato chiamava i ragazzi del Sud marocchini. Regnava sopra gli allori e se citavi Dio è morto diceva è di De Gregori * Andammo a trovarlo in agosto fu anche cortese, a suo modo mostrava se stesso. Ci piacque quel contraddirsi, il borioso parlare di sport, vigne e sesso * Ce lo siamo inventato Guccini ciò che non ti inventi è il dolore il male che investe, il cancro la fame, la sete, l'infarto, l'otite l'Alzheimer, l'insonnia, la peste * Guccini fa il suo mestiere che è darti l'incanto, lo schianto da bere. Da genio minore. A te tocca il rapido sorso, il lento gustare o spaccare il bicchiere * Negli anni Novanta Guccini non fu più un'invenzione. Ma un omone sornione, un ometto alto quasi tre metri. E noi a piedi nudi nel parco sui vetri. Francesco nell'anno del Signore 1981 (oppure '82?) si fa coccolare dai pavanesi che un po' lo coccolano davvero (Casari, Pitto, Natta) e un po' ce l'hanno su con lui. Le mogli, soprattutto. Quelle di quegli uomini che si fermano al Circolino a giocare a "bestia" fino all'alba ed il giorno dopo "stramballano" sul lavoro mentre lui ronfa di un ronfare che arriva fin sulla strada e spacca in tanti pezzi lo scoccare delle campane di mezzodì. A Francesco si rimprovera specialmente di instaurare rapporti "feudali" con gli indigeni e i villeggianti di Pavana: lui fa il divo: quello che ha sfondato e si porta addosso l'abito pomposo del successo. Così dice uno di lì, uno che gli vuole bene davvero e che però, vuoi per gelosia o per chissacosa, ti fa percepire un'incrinatura, una insofferenza. A me e a Cosimo, pellegrini tra i pellegrini, riserva una distaccata e timida gentilezza: ci offre un bicchiere, ci chiede da dove veniamo. Genova? Ah, i genovesi! Cosimo è originario di Sibari e a Genova è approdato da adolescente ma a Guccini non importa: genovesi e buonanotte. E a lui i genovesi piacciono, per fortuna. Così, dopo il Sangiovese, ci fa ospitare da Pitto negli spogliatoi del campetto di calcio e ci porta, una sera, a cena da Moreno ("Moreno sei sempre più esoso!"). E' generoso, Francesco. Quando vuole. E quella sera la sua generosità ti lascia chiedere, parlare. Così gli sparo lì, a bruciapelo, che ho letto La fenomenologia dello Spirito di Hegel tanto per mettere le cose in chiaro. Ah, fa lui. Eh, ti ho beccato Guccini: di Hegel sei digiuno. Vabbè, allora, andiamo giù di Gozzano. E con Gozzano -ma già lo sapevo- "ci piglia" abbastanza. Sì, mi interessano le biografie, ma così…per curiosità… perché poi tutti scorreggiamo allo stesso modo… Però ci racconta di quando è andato a cercare Borges (un po' come voi siete venuti a cercare me, si parva licet ) e "quello stronzo" non c'era, ecchecazzo! Noi invece siamo stati baciati dalla cieca dea , non come quei coglioni che lo vanno a cercare all'Osteria delle Dame, fermi ai tempi del treno a vapore. Al Circolino Francesco beve, cala le carte che ha e bestemmia. E' un Guccini che parla anche di pomodori, di vitigni. E fuma MS a stecca. A me ricorda Hemingway, sbruffone, borioso, tenero, fragile. Parla anche di politica: in Unione Sovietica gli artisti sono pagati dallo Stato e qui io consento a quindici persone di lavorare, tra tecnico delle luci, elettricisti e compagnia cantante e mi rompono i coglioni con le tasse. Uè, Guccini…cosa fai, lo stalinista, il protoleghista? Così gli dico: parli da liberale…e lui, distrattamente, macchè liberale! Ah genovesi, vi offro di offrirmi da bere. Esultiamo. Ci va bene questa storia dei genovesi perché a Genova la zia andò a servizio ecc. ecc. Va meno bene a dei siciliani anche loro pellegrini a Pavana di Compostela. Scopriamo che Francesco ama solo i dialetti settentrionali. Dice che il suono di quegli altri gli dà semplicemente fastidio, no, niente razzismo però "ammazza quanto è carina la ragazza del marocchino di Siracusa!". Fuori un gruppetto di ragazzini suona e canta "Dio è morto". Francesco mugugna, non gli piace più quella canzone. Meno male dice, che non l'ho scritta io, l'ha scritta De Gregori. Gianni Priano