Francesco Guccini incontra gli studenti del movimento "La pantera"
PISA, 15/02/1990, Facoltà di Matematica, ex complesso "Marzotto"
Incontro registrato e pazientemente sbobinato da Alessandro (detto "il Salta")
(scusate se questa sbobinatura inizia "troncata", ma la registrazione che ho
parte da questo punto. Mancano pochissimi minuti, in ogni caso. Essendo il
tutto troppo lungo, magari lo spezzo in più parti, se la cosa può
interessare. Essendo pigro, datemi conferma se sia il caso che lo continui,
altrimenti smetto di rubarvi banda. Soprattutto per chi Guccini lo conosce
bene, non vengono dette grandi "novità", mi piaceva soprattutto l'idea del
diaologo aperto, per quello cerco di trascrivere anche i bofonchiamenti, le
incertezze e gli errori del discorso parlato.)
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[...] che non si accontentavano sempre di raccontare l'aria che tira (sic)
ma che anche, in qualche modo, assaporavano gli umori, i calori -se c'erano-
o i non-umori, i non-calori, se non c'erano, di questi anni, ecco.
Quindi,questa breve introduzione che ho fatto io, tanto per dire come
potrebbe iniziare, come potrebbe prender l'avvio questo incontro, fatto
così, purtroppo in condizioni non del tutto agevolissime, più per voi che
per me, che sono comodamente seduto (1). Sperando sempre che il tempo ci
lasci stare perché verso Firenze pioveva, e quando mi hanno detto che la
cosa si sarebbe tenuta all'aperto ho avuto un brivido di terrore! La mia
malferma salute è nota, ecco. Quindi, mi dicono che c'è anche un microfono
volante: io lascerei (e la cosa mi sembra molto più interessante),la parola
a voi, con qualcuno che inizia sempre a parlare, a dire, insomma...Non
vorrei , come quelli famosi della corazzata Potemkin, ormai tragicamente
noti, "aprire il dibattito", come si diceva una volta, ma incominciare a
fare due chiacchiere [fischio del microfono]...questo effetto, com'è noto,
si chiama "effetto Larsen". Larsen pare fosse un ingegnere svedese,
inventore appunto di quest'effetto. Prima di lui i microfoni non fischiavano
MAI. [risate, applauso]
A proposito eeeeehmmm...anche questo è un invito, io ringrazio tutti i
diecimila che mi hanno invitato, questa sea, a cenare con loro, ma c'era
già...quelli dell'organizzazione vi avevano già preceduto, ma io devo
tornare a Bologna: io ringrazio tutti ma non posso fermarmi.
Ecco, detto anche questo, sentiamo qualche voce "cristallina"...che...corag
pur...dov'è quello del microfono volante?
[silenzio]
Questa l'ho capita [gli chiedono di ripetere al mic.]. Dice perché al sud
non vado mai a fare concerti: a parte il fatto che non è vero, ehm, queste
sono domande interlocutorie, come quei due fidanzati che cominciano a dire
"dove stai di casa, cosa f..." [risate]
No, ho fatto concerti al sud, non con la stessa frequenza, ovviamente, del
centro-nord; eee...cinquanta sono le ragioni principali, che vado ad
elencare...no, sono meno...La prima è cheee...facendo io pochi concerti
all'anno, ovviamente faccio poca strada per fare quei pochi concerti; quindi
preferisco fare 50 chilometri che farne 500 insomma. Questa potrebbe essere
una buona ragione. Un'altra buona ragione è cheee...effettivamente la
domanda non è così intensa come nel centro-nord; e la terza buona ragione è
che effettivamente non ci sono organizzazioni generali, o spesso lavoro -con
l'ARCI o coi, coi...non ci sono organizzazioni abbastanza "organizzate" che
ti permettono di fare molti concerti. Cioè non puoi, per esempio, fare un
concerto a Genova poi avere quello della sera dopo, non so, a Canicattì e
poi tornare sù..va bè che non li faccio mai que...e quindi ci sono varie
ragioni...e soprattutto quelle organizzative che non mi permettono di far
concerti...però...ho voglia di farne e spero di farne, insomma.
Anche se adesso sono fermo, non faccio concerti.
[silenzio]
Dunque, la domanda, per quelli in fondo, è se è vero che sono iscritto al
PSI; siamo sempre ai fidanzati. No. [applausi] Sono stato iscritto
solamente, come mie iscrizioni nella vita, oltre che al touring e altre
associazioni varie...sono stato iscritto al Partito Radicale quando il
Partito Radicale poneva...non perché mi senta ferocemente radicale...quando
chiedeva un cerrto numero di iscritti per poter continuare la propria
attività, ho pensato che fosse un'operazione quantomeno democratica dare un
appoggio a un partito che sembrava in via d'estinzione.
ma non sono...[silenzio]
[domanda che si sente chiaramente]: Come sei?
[vociferare]
Sono...è difficile dire...sono alto uno e novantaquattro, sono...peso un
quintale scarso
[risate]
E' difficile dire come si è, soprattutto al giorno d'oggi. Eeh...una vecchia
affermazione di un poeta degli inizi di secolo era "è più facile dire quello
che non siamo, quello che non vogliamo"
eh, eh soprattutto in questa fase, in questa fase, questo momento è
abbastanza difficile dire...ci sono delle crisi ideologiche profonde che
forse preludono a..anche dei rinnovamenti, insomma. Quindiiii...ti dico è
più facile dire quello che non sono, quello che non voglio.
E lì, caro mio... ci sarebbe da...
[silenzio]
[D.] Dunque, io vorrei fare una domanda proprio a Guccini, che mi colpisce
degli ultimi LP un po' più intimisti...è il desiderio di innumeri altre
vite...questa è una cosa che...ehm...che uno ha già grandi difficoltà...ecco
Francesco guccini cosa...una riflessione di Francesco Guccini su
questo...uno ha già tante difficoltà ad arrabattarsi quella che ci ha,
ecco...il desiderio di innumeri altre vite è una bella tassa...eh eh![fa la
simpatica, nota mia]
[R.]No, questa è una domanda molto complicata...devo dire che innanzitutto
non mi sembra di essere stato particolarmente più intimista in
questi...intimista poi è una parola strana.
Uno che fa, ehm, delle canzoni d'autore, cosiddette canzoni d'autore,
necessariamente parte da se stesso. La caratteristica che differenzia un
certo tipo di canzoni da altre è che...uhm...molte canzoni, anche piacevoli
da ascoltare, anche divertenti, anche belle, insomma, vengono costruite di
volta in volta per l'occasione, che può essere il festival di San Remo, o
può essere semplicemente un disco da fare, qualunque altra cosa.
Quindi c'è una macchina organizzativa che si mette in moto, un autore che si
mette in moto e dice: "devo fare queste canzoni", e pensa su che argomento
può farle.
Ovviamente l'argomento può essere banale, come spesso accade a San Remo,
allora abbiamo, non so...adesso si parla molto di ecologia, e vedi due
sciaguratelli che fanno una canzone "ecologica", ovviamente (2)[risate e
applausi]
Una volta si era ancora più nel banale: c'era magari sui girnali
scandalistici, la diva del momento aveva aveva avuto una storia d'amore
finita e allora gli mettevano in bocca una canzone in cui si ricordava
questo episodio, eccetera.
Quello che invece caratterizza, o dovrebbe caratterizzare, l'autore di
canzoni fatte in un altro modo è che...usa la canzone come un mezzo di
comunicazione; e partendo da se stesso cerca di raccontare la propria
esperienza. Non per lanciare, come spesso si dice, messaggi; perché se io
lanciassi messaggi vestirei d'arancione, sarei un guru, cioè. Io non lancio
messaggi. E per raccontare sempre il proprio punto di vista sulle cose.
Raccontare, se mi è permessa una parola un po' pesante, la propria
weltaanschaung, la propria visione del mondo. Bene o male, insomma: perchè
poi...delle volte ci si prende, delle volte no, ecco.
Quindi, ci sono quei momenti in cui...eeeeee...la fase...uhm...politica è
più intensa, succedono delle cose, allora magari la la la mente corre più
rapidamente, e quindi nel '65 può venir fuori "Dio è morto"...uhm...può
su...la canzone...Jan Palach si brucia e...può nascere la canzone su Jan
palach e sulla primavera di Praga.
In altri momenti uno pensa a se stesso e alle proprie esperienze, che
possono essere esperienze, come hai definito, "intimiste", ma non
necessariamente
intimiste: una delle accusa che...la snobberia italiana fa spesso ai
cantautori è di essere dei poeti liceali, eterni liceali, che si piangono
addosso e che scrivono le poesie come in certe fasi tutti abbiamo scritto
poesie sull'amore, o il non-amore finito. Questo non è assolutamente vero.
si cerca di passare questa fase e di raccontare un qualche cosa, non dico
"che possa servire", ma che possa anche essere inteso, capito da degli
altri.
Quindi per quanto riguarda la la la sfera intimista. (sic)
Io non credo...eeehmmm...prima ho visto un vecchio amico qui, che faceva
canzoni politiche...eeehmmm...il vecchio, lo dico con affetto, Pino Masi, di
Pisa. Lui faceva canzoni politiche. Io ho sempre detto di non fare "canzoni
politiche". Sono molto in sospetto, ehm, per quanto riguarda la canzone
politica. Ma non perchè la canzone politica sia in malafede; perchè la
canzone politica spesso è come l'inno della squadra di calcio: tu fai l'inno
della squadra di calcio, vuoi parlarne male, insomma. E quindi siamo più
bravi, vinciamo, corriamo di più, facciamo più gol, abbiamo i colori
migliori etc etc.
Mentre invece nella canzone politica mi piace di più o l'accusa o l'ironia,
e quindi un Fausto Amodei, che forse non tutti conoscono, o pochi conoscono.
Ho spesso detto all'amico pietrangeli che "Contessa" come canzone non mi è
mai piaciuta, perché ha troppo...è troppo squadrata,
troppo...deci...convinta di quello che diceva.
E quindi le canzoni possono essere di tanto genere, e possono diventare
canzoni al di là dell'intimismo, quando, come dicevo prima, quello che dici
può essere preso e fatto proprio da tante persone.
Per quanto riguarda poi la storia delle sette vite, lo so che è faticoso,
spesso, anche averne una sola...ma...è il rimpianto di non potere fare tutte
le cose che spesso ti passano per la testa, e...e...essere chiusi in un
certo senso dal tempo; ad esempio...ognuno di noi, in certi periodi della
vita ha fatto il turista: prende, va due settimane, metti, a Praga, e poi
torna a casa, e dice agli amici: "La Cecoslovacchia è..." è cosa, insomma?
Siamo condannati a fare gli eterni turisti.
Nello scrivere una canzone sull'Argentina, dopo che c'ero stato anch'io per
poco più di due settimane, mi sono detto. ma cosa veramente ho visto, cosa
veramente ho capito? Avrei dovuto, non so, emigrare in Argentina dodici
anni, aver vissuto fino ai miei 45-46, adesso non ricordo quanti
erano...e...lì potrei veramente fare una canzone sull'Arge...avrei..ma,
dico, come facevo a fare una canzone sullArgentina, vivere là da emigrato 12
anni, e a Modena chi ci stava, voglio dire? a Bologna chi ci stava?
Ecco il perché di questo desiderio, assurdo naturalmente, impossibile, di
avere un certo numero di vite da buttare via, a volte, anche da sciupare.
Perchè...sai, siamo sempre un po' a cavallo tra lo sciuparci e il non
sciuparci insomma.
E quindi, cosi...rimane una fantasia che nulla ha a che vedere, ahimé, o per
fortuna, con la realtà che ci circonda, ecco.
questo mi sembra, tutta la risposta (sic).
La domanda era molto complessa, però.
Allora, la domanda è che...eee... una volta, dice, ero più incazzato, e che
gli anni ottanta, dice, ma non t'hanno fatto incazzare per...per la
piattezza della gente? Vome una pantera. Ma...ehm, scusate, ehm il paragone
è venuto senza volere...(1) ehm...non...non tanto, cioè, non solo gli anni
ottanta mi lasciavano perplesso, che è una variante moderna di "incazzato"
[risate], quanto le reazioni che ci sono state immediatamente dopo...per
esempio, su...eee...i due più grossi, più conosciuti settimanali italiani,
"Panoresso" e "L'Esprama" [risate], tanto per dire, che...si rincorrono su
certe cose...imbecilli, a volte, uhm...non lo so, uno pubblica una copertina
con una donna con le tette nude e la settimana dopo quell'altro ci ha la
copertina con le tette nude; a volte si mettono d'accordo, uno va con la
tetta sinistra quell'altro con la destra [risate]...succedono di queste
cose...oppure, non so, la zia di un giornalista di milano ha deciso di
fumare la pipa, e viene un servizio sui fumatori di pi...la grande moda del
fumo della pipa a Milano - vedere il servizio sulle pipe milanesi nel
riquadro - c'è spseeo, no, questa cosa qua; hanno scoperto, appena sono
scattati, immediatamente, gli anni ottanta sono finiti, e sono cominciati
gli anni novanta e 'sta cosa qua, hanno scoperto che gli anni ottanta sono
stati imbecilli.
Come se loro fossero andati in vacanza per dieci anni [risate]...e non
avessero permesso, ad esempio, a dementi come Roberto D'Agostino, di
delirare sul look, sul non look...[applauso]...parlare continuamente degli
stilisti, etc. Sembrava che fossero andati, come la bella addormantata nel
bosco, in un sonno così, ehm, proficuo, riparatore, poi svegliati dal bacio
di Berlusconi, o non si sa chi, adesso...o chi per lui, hanno scoperto
che...ehr.
Certo. Ma, ehm...l'altra sera, a Bologna m'hanno chiesto...uhm...che cosa si
pensava di questo movimento...pensavamo Lolli ed io di questo movimento
eccetera, se m'ero...ci meravigliavamo che fosse nato. No, abbiamo risposto,
l'unica meraviglia è che non sia nato prima, insomma. [applauso] Che siano
passati indenni questi anni praticamente di nulla. Tant'è vero che, qualche
sera fa la televisione (anch'io mi faccio i miei palinsesti serali, saltando
come un forsennato da un canale all'altro - sarebbe bello poter vedere la
trasmissione finale montata, cioè vedere quello che uno è riuscito a
guardare tutta la sera) eh, eh...sono passato anche dal "Maurizio Costanzo",
e c'era un tizio, che penso un comico, non...non so perché non lo conosco
bene, credo di Napoli, anche simpatico, uno con un berrettino tondo
verdolino in testa, grassoccio, il quale - mi sembrava simpatico, insomma -
parlava di una serata, di una serata sfigata, moltissimo(2).
Dice: "Noi siamo talmente sfigati che quando ci troviamo a cena, la sera,
arriva Guccini che ci canta Dio è morto, e se va bene ci canta Auschwitz.
Per dire, no, insomma. E questo era riportato... cioè io non gliene faccio
una colpa, era riportato come proprio...era divenuto quasi una moda, in
certi anni, il simbolo dello spaccaballe, del "chitarroso", che era un
termine inventato credo da Giorgio Saviane, che aveva mescolato catarro e
chitarra, [risate] e ripreso immediatamente da Roberto D'Agostino per
così....eeee...umiliare, accusare la trista noia di chi, come Francesco De
Gregori, ed altri pochi, si ostinavano, tutto sommato, a continuare a fare
canzoni di un certo tipo. Per quanto riguarda [passa un aereo, pausa]
Mi dicono dalla regia se anche quelli ai margini possono sedersi il più
possibile, vi ringrazio.
E per quanto riguarda poi l'incazzatura o meno, mah, si è poi sempre
incazzati, solo che certe cose, certi angoli, si smussano, ma non per
pigrizia, o altro: forse perché si cercano altre strade. Se è vero come è
vero che...le canzoni crescono all'interno di questi cantautori che fanno
ancora queste canzoni in contemporanea all'età; è difficile che la
canzone...una canzone scritta nel 1965 sia possibile ripeterla nel 1988,
ecco, questo è abbastanza difficile. Perché sono due persone non dico
completamente diverse, ma in certe cose diverse, che fanno le stesse cose.
[D.]
Hah! Se io fossi uno studente del '90, cosa direi in una nuova canzone? [gli
hanno domandato]
E' antstorico, è antistorico perché non sono uno studente del '90. Sono nato
nel 1940 e ho la barba grigia, non posso saperlo. Possooo....esprimere
un'opinione, posso essere più o meno simpatizzante, ma non sono uno studente
del '90. Sono stato uno studente di altri anni, e lì ho scritto delle
canzoni, fatto delle cose, ecco: in contemporanea. E quindi per quello dico
che non posso fare delle cose adesso, perché...sarebbe anche un pochino
falso, insomma...sarebbe un correr dietro...come quelli dell'ecologia, hai
capito. Inventarsi delle cose. e quindi non...è molto difficile. Mentre mi
viene spontaneo e naturale, nel 1965, scrivere Dio è morto.
Aspetto che ci sia uno studente del '90 che scriva delle nuove cose.
[D.]
Eh! Questa è una domanda storica! Si. che differenza c'è tra ehm...i
ventenni di adesso e i ventenni d'allora.Eh! per me tante differenze non ci
sono, sotto certi punti di vista, perché...fra l'altro, ehm, una delle
domande tipiche a cui mi toccava rispondere, ai giornalisti soprattutto, nei
famosi stupidi anni 80, era "Questi ragazzi che non fanno più niente: che
differenze ci sono" e io dicevo: "Guarda, non mi sembra che sia così, perché
vedo, io i ragazzi li vedo, soprattutto ai concerti, e li leggo nelle
lettere che mi arrivano; e ci sono delle cose che non vanno bene; ci sono
tante cose che non vanno bene...qualche cosa succederà, prima o poi".
Questa era la mia opinione. Differenze morali non mi sembra di vederle, i
ventenni sono ventenni, quando avevo meno di vent'anni...anch'io, erano di
moda i teddy boys, e i giornali scrivevano dei teddy boys; e...noi ci
guardavamo attorno, e dicevamo: bah. E nostro malgrado non ce n'era un gran
ché, di teddy boys. Cioè: la stampa aveva creato delle cose che non
esistevano. I desideri, le voglie, eeehhmmm...le frustrazioni, le ambizioni
erano più o meno le stesse...di quelli che poi ho rivisto dopo. Anche
perché...io poi son tornato all'università che ero già più vecchio di quegli
altri, avevo uno scarto d'età; e non mi sembrava ci fosse differenza quando
avevo cominciato l'università. Ci saranno senz'altro delle differenze
sociologiche. Ora, io non sono un sociologo. L'università era diversa, negli
anni 60: si veniva da delle medie filtranti e difficili, dopo c'è stata la
media dell'obbligo; e quindi era era...una base molto meno allargata, c'era
una piccola-media borghesia, ai miei tempi, che andava all'università con
fatica, oltre a quegli altri, con fatica perché...io ricordo ancora, ogni
tanto mi sveglio pieno di freddi sudori, ricordo l'esame di ammissione
sostenuto nel 1950, per il quale si doveva andare a ripetizione per dei mesi
perché ovviamente la 5° elementare non bastava. Era molto filtrante, quindi
era molto più difficile arrivare all'universita: erano pochi quelli che
facevano l'università.
Una...allora c'erano due...eeehmmm divago un pochino ma forse è
interessante, c'erano due scuole: c'era la scuola media e l'avviamento
professionale. Alla scuola media c'era il latino e bisognava far l'esame
d'ammissione, l'avviamento professionale no (sic). ovviamente all'avviamento
professionale ci andavano quelli che dovevano lavorare subito, quelli meno
abbienti, quelli..-e c'era già una selezione feroce lì. Da ragazzini, quando
si andava alle festine, la prima domanda, classica, era (a proposito dei
fidanzati di prima): ma tu studi o lavori? Perché c'era, si...nasceva subito
questo muro, insomma. erano delle classi sociali si...Ecco, questa è una
delle differenze. Un'altra differenza è eeehmmm...l'uso....l'uso dei media
fatto in un certo modo, insomma, la la la capacità di adoperarli, ma dico,
lì...un sociologo ci vedrebbe più...più...più a fondo. Ma le differenze, per
me, tra i ventenni, non ci sono.
Tant'è vero che possiamo leggere con commozione delle poesie di ventenni
scritte tremila anni fa, e le cose sono sempre quelle lì, di base, direi:
poi...
D.] A me sembra che canzone di notte n°2 sia ancora abbastanza
attuale, anche...anche avendo una certa matrice politica, eppure, in nove
concerti che ho visto non è mai stata toccata...
mah, lui mi chiede che canzone n°2 (sic) può essere attuale, ancora, pur con
una certa matrice, e gli è capitato di non sentirla nel corso degli ultimi
22 concerti, insomma. [risate]
Mah, sai, lì non ci sono ragioni particolari per cui uno fa o non fa una
canzone, soprattutto lavorando con un gruppo, adesso, prendi un certo numero
di canzoni e fai quelle; se ne fai un'altra li spiazzi. Poi col passare del
tempo una canzone te la dimentichi anche, devi ritornare [ride] a ripassarla
per saperla...non ci sono dei motivi...particolari, ecco, è del tutto
casuale, non...non fa parte di motivazioni...studiate a tavolino...
Qua m'hanno lasciato...sì, ecco, nei limiti del possibile, fare delle
domande anche col microfono, mi dicono sempre dalla regia...tra poco manderò
i consigli per gli acquisti [risate, applauso]
[boato d'indignazione, si è versato un bicchiere d'acqua]
Questo, tanto per smentire...[risate][la beve]
[applauso: dopo l'acqua si versa del vino]
[D.]
Se non c'è differenza, secondo te, tra i ventenni, pensi che in due parole,
qui, stasera, puoi fare un accenno su quelle che sono sono le differenze tra
i periodi storici? (sic)
Eh la madonna, non son neanche uno storico! [risate]
Sono domande che mi agghiacciano! Mah, i vari periodi storici...voglio
dire...uuuhmmm...cosa vuoi mai ?! non...posso dirti l'impressione che ho
avuto di di di...questo movimento...io dico come quello che ho detto l'altra
sera...e non è...piaggeria, così. Mi piace, per quello che ho visto. Mi
piacciono le forme pacate, ehm...o meglio, sapersi...sapere quando essere
incazzati e quando organizzarsi e fare le cose in un certo modo; credo che
tante cose sono state assimilate, imparate, uuuhmmm...io non sono
particolarmente un violento, anzi tendo alla non-violenza, mi piace la
non-violenza dichiarata, di questa cosa. Comunque anche negli anni 60 c'era
una non-violenza dichiarata, almeno agli inizi; poi le cose sono andate in
maniera abbastanza diversa, ecco.
Non so, non conosco fino a che punto, perché non ho frequentato giorno per
giorno le cose, quindi...non so fino a che punto ci sia o non ci sia la
chiarezza; penso che una chiarezza estrema sia abbastanza difficile, penso
che spesso...si vada per tentativi, ma la cosa positiva è che i tentativi ci
siano: io ho più paura quando i tentativi non ci sono, come è stato nel
corso degli ultimi dieci anni; è per quello che dico che mi meravigliavo,
non per la nascita di un movimento, ma che questa nascita non fosse avvenuta
un pochino prima, insomma, ecco. E, e, mi meravigliavo che tutto passasse
così, perché mi sembrava che non...non che non fosse giusto, ma che non
fosse vero; perché sentivo delle cose, e queste cose poi finalmente son
saltate fuori, sono uscite. Ma non posso dirti...non ho l'occhio talmente
critico da dirti "allora era così, poi dopo è stato così, poi dopo è stato
così ancora".
A me è sembrato che negli anni 70 ci sia stata una carica...cattiva subito,
quasi, insomma, che adesso non mi sembra di vedere, ecco, ma per il resto
sono abbastanza...non dico inconsapevole, ma non so precisare con...con
puntualità.
[D.]
Forse ti sembrerà una domanda di quelle da fidanzatini, appunto, ma
vedendo...tu hai detto che guardi i telegiornali, se leggi i giornali,
ultimamente, forse ci sei vicino...
[GUCC.]
Mi informo.
[prosegue]
e avrai visto che ci considerano molto poco. Ehm vogliamo chiederti se tu e
Lolli mmmhmmm avete avuto, anche per un momento forse la voglia di
schierarvi, invece, dalla nostra parte magari con una canzone magari anche
-heh!- breve o forse in un concerto con quaalche...
[GUCC.]
Mah...è un po' la la la...cosa di prima...
[D.]
Sì, ma dal momento che non ci considera nessuno...
[GUCC.]
Ma non ho l'impressione che nessuno vi consideri...
[D.]
Sì, forse una grande considerazione è il fatto che non ci considerino...
[GUCC.]
No...io vedo una...gli anni poi hanno insegnato...ehm, ehm...alla fine degli
anni sessanta c'era una una...chiusura di tipo ben diverso. Ed era anche
logico, tutto sommato. E io mi sono accorto...in un...vedendo un film, di
una cosa drammatica. Ehm...Amarcord di Fellini. La scuola di Fellini, ed era
la scuola di prima della guerra, era una scuola identica a quella che
frequentavo io, negli anni cinquanta, dopo la guerra. Non tanto come
edifici, che erano sempre i soliti conventi riadattati, le solite carceri
rimesse a posto,insomma. Sì, perché...
Che i professori erano gli stessi. Cioè, non era cambiato niente nel
rapporto eeehmmm didattico, nel nel rapporto sociale alunno-docente
eccetera. C'era stata di mezzo una guerra - scusate se è poco - e le cose da
quel punto di vista erano rimaste identiche. Adesso, per quanto, vedo che
c'è - anche se si interrompe, anche se è frantumato, anche se...ovviamente è
vittima di mille incertezze...eee...qualche cosa di più c'è, insomma. Allora
proprio non c'era niente. Cioè, proprio era era una chiusura totale, non se
ne parlava neanche...era impensabile. Poi, a poco a poco qualche cosa, con
le occupazioni, è uscito...
Ma mi sembra che una considerazione, ci sia; non farei del vittimismo, da un
certo punto di vista: farei una azione decisiva in un certo modo, per
organizza...ma del vittimismo...è inutile star lì a pia...e dire "nessuno ci
considera". No, non è vero: se ne parla, e se ne parla anche abbastanza,
ecco. E e...se ne parla anche male -heh!- ma se ne parla...eh eh!
L'altra sera, a Bologna, eravamo nell'aula magna di scienze politiche, e ci
saranno state..va beh, insomma...io e Claudio abbiamo sostenuto...trecento,
trecento persone, l'aula poteva contenere 250, forse era qualcuno in
più...ehr...ma...tutto si è svolto regolarmente.
Il giorno dopo il preside di facoltà ha sparato che c'erano TREMILA persone.
Ora, noi...abbiam fatto dei concerti, sappiamo quante sono tremila persone!
Per far stare 3000 persone lì...gli studenti avrebbero dovuto mettersi in
fila l'uno su quell'altro...eh a noi non è sembrato, forse eravamo
emozionati ma non ci è sembrato di averlo visto, insomma. E lui si lamentava
tragicamente, ha detto aaahhhh...siamo stati tacciati di irresponsabili
(sic), ha detto "gli irresponsabili Lolli e Guccini che si sono prestati a
questa cosa". Irresponsabili dove, perché, doveva scapparci il morto?
Do...perché?
Per quale motivo? Cosa che lui ha detto, "poteva scapparci ..." beh, dico,
siam mica bischeri, anche noi; cosa andiamo, insomma...così, non lo so,
ecco.
Notizie tendenziose, quindi. Chiaramente che...volevano tirare
ma...non se ne parla.
I giornali hanno hanno dato poi ampio spazio alla nostra...ehm...lettera di
protesta, non han fatto finta di niente come facevano una volta insomma.
[D.]
Allora, io volevo chiederti una cosa: allora, come hai sentito i
telegiornali hanno parlato di noi soltanto perché...si è parlato di
brigatisti, non so perché brigatisti. Pensi che...la stampa ne parlerà
domani, che tu sei venuto qua a parlare con noi?
Mah, non credo, un trafiletto, non sono poi
così...importante...probabilmente sarà molto più proficuo per voi l'incontro
con...con Ingrao di domani, ho letto che c'è. Eh...lui è un politico
più...diretto (sic) eh...voglio dire...le sue risposte saranno senz'altro
più interessanti e proficue delle mie. Domani potrà parlare di questa cosa,
ma questo...vuol...portare, più che altro, eeehhh...la mia presenza qua,
vuol essere significativa, vuol essere quella di un incontro, far due
chiacchiere. Stare assieme un momento, far vedere che non è vero, poi, che
c'è questo disinteresse e questa
cosa...e che qualcosa succede. E che succede, e succede bene. Succede con
calma, succede...questo è molto importante, ecco. Far vedere che si possonbo
fare delle cose che...nessuno poi dopo può avere qualcosa da dire. Non può
muovere delle accuse di nessun tipo, questo è importante. Cioè, far vedere
che le cose stanno andando...tran...con tranquillità.
Dunque, anche questa è una domanda antistorica; dice: sappiamo che mia
figlia non ha vent'anni, ma se tua figlia fosse...avesse vent'anni; non lo
so. Eh è la domanda che mi fanno...[risata pasciuta] che non è, non
riguarda...non riguarda...eh l'occupazione...mia figlia ha undici anni,
peraltro...non riguardaaa... l'occupazioneee...diranno eeehhh ma fra
tre-quattr'anni quando le cominceranno a ronzare attorno cosa farai; non lo
so, cosa vuoi che faccia, che l'amazzi?! Non lo so...Oh oh [risata
pasciutona]...la natura farà il suo corso, cosa vuoi che ti dica? Come? [non
si capisce]...mah starem a vedere, non ne ho idea...(1)
[D. inintelligibile]
Non funziona perfettamente, forse ti sarai reso conto...
[colpetti]
no, no ma dilla, che da qui capisco perfettamente, anche se sono un po'
sordo.
[D.]
Se potessi descrivere, con...con le tue canzoni, i vari momenti e movimenti
che si sono...al alternati, son passati, dal 68 a ora, usando canzoni che
hai già scritto; per quelle che tu hai vissuto come clima,
comeee...diversità, come...uguaglianze, ecco...cercando di dare a ogni
momento, dal 68 al momento...del terrorismo, al 77, agli anni 80 con tutti i
giudizi che se ne possono dare, a questo movimento qua. Se tu dovessi
descriverli o dedicargli una delle tue canzoni, ognuna per ognuno di questi
movimenti (sic), quali useresti?
Dunque, sì...avete capito voi? [la ripete brevemente]
Mah, direi che quella del...la la prima è senz'altro Dio è morto, che è
precedente, però...le cose, dato che non nascono mai in un giorno, ci vuol
del tempo perché...escono fuori, vengono fuori (sic); nel '65/66, adesso non
ricordo esattamente, però diceva quello che molti di noi avevano in testa in
quegli anni. Quindi mi sembra che Dio è morto riguardi soprattutto quegli
anni.
Nel '77 adesso non ricordo esattamente...[domandano qualcosa]
Mah, quello lì...quegli anni sono stati vissuti con grande disagio, devo
dire. Con grande malessere. Io prima ho dichiarato di...essere un non
violento, quindi non ho...nessuna remora a dichiarare che...il terrorismo
non mi ha mai visto favorevole e consenziente. Ma...li ho vissuti, come
tanti di noi, con grande disagio, con un grande senso di malessere; anche se
il più delle volte, forse, certe cose poi le le le...tiri su vivendo
ma...non...mh...le chiarifichi magari solo dopo. E quindi c'erano proprio
canzoni...dell'indecisione, del...del non sapere esattamente dove si sarebbe
andati a parare. Adesso...mbh...non ricordo ma mi sembra che canzone di
notte n° 2, tutto sommato, quella che sabre...sia una canzone di quegli
anni. In cui non sapevi bene...cos'eri, cosa non eri. Un momento anche di
grandi litigate tra amici, insomma: chi magari si dichiarava favorevole, chi
come me non lo era...ricordo risse feroci...risse sempre eeehhh...verbali,
intendo. Questi anni 80, onestamente, mi vedono - da un punto di vista
fisico e ahimé -heh!- anagrafico - abbsatanza lontano; non le vivo, non le
ho vissute in prima persona; però...può uscire, in qualche modo, quella che
è stata la la la la la...la piattezza di questi anni. [suggeriscono "Le
piogge d'Aprile"]
Ecco, esatto: le piogge d'Aprile, probabilmente. In cuiiii...uno dice: "mah,
un momento, cosa stiamo facendo? E' l'ora di svegliarsi e di cominciare a
fare delle cose". E quindi quella, potrebbe essere la canzone
che...ehr...dice qualche cosa...prima che...prima che questo qualcosa sia
successo (sic) ecco. Oh...eh come? [chiedono qualcosa] mah...ti dico: mi..mi
è difficile farla...in questo momento, pensarlao in questo momento, perché
forse è già fatta e anche perché, dico, anagraficamente, ahimé, sono heh
tragicamente lontano. [insistono]
Mah, non te lo saprei dire, forse quella lì...già "Le piogge" può
andare...può andare bene.
[silenzio]
Sì, eh anche noi...eeehhh...siamo stati...eeehmmm...definiti
"strumentalizzati", questo è verissimo. Ehm, adesso forse è meno vero,
perchè c'è molta più attenzione; allora era molto più facile, essere
definiti "strumentalizzati". Allora veramente, parlo del '60, fine '60, ci
trovavamo TUTTI...contro; dico "ci"...uso un plurale abbastanza stranbo
perché effettivamente non eravamo un "blocco" monolitico, anche allora, come
ora, e come nel '77, c'era di tutto, in mezzo: c'erano...eeemmm...come?
Senz'altro più di adesso, perché era...la prima cosa che si faceva dopo
tanto tempo; forse era la la...prima vera...eeehhh, alla fine degli anni 60,
il primo vero movimento giovanile formatosi dopo tanti anni di niente,
insomma. Noi eravamo stati tutti...eh...inquadrati o meno, nel dopoguerra,
in organizzazioni politiche o para-politiche. Molti di noi erano passati
per...per associazioni cattoliche, molti di noi erano passati nelle
organizzazioni giovanili del partito comunista, molti di noiiii...altri
andavano addirittura a giocare a biliardino...nei gruppi neofascisti,
eccetera. Ma...non...non c'era mai stato un dialogo comune o...o delle
istanze comuni da da da cercar di chiarire, ecco. In quegli anni lì, e dico
prima del '68 - già nel '64/65 si sentivano certe necessità...di t...di
vario tipo, che potevano essere sia quelle dell'università o della scuola,
che potevano essere quelle [sorridendo] di dove andare quando trovavi
un'amica...e e ...i problemi anche di di tipo...nei rapporti sessuali,
insomma...mbh...potevano esserci, non potevano esserci...eeehhh le ragazze
erano serie o non serie se facevano certe cose prima dice...dubbi
drammatici...e anche sciocchi però proprio perchè sciocchi, veramente
drammatici. Tante, tantissime cose, di vario tipo e di vario colore...di
ecologia non si parlava, ma si parlava di pacifismo; ci arrivavano...le
ondate americane di Berkeley...ancora prima quelle olandesi dei provos, che
mi presi la briga di andare a esaminare con un amico...per trovare un mondo
completamente diverso dal nostro; noi che eravamo tutto sommato...ragazzini
di buona famiglia che volevano...giocare un pochino - non dico a fare a
rivoluzione, ma far qualche cosa di...e vidi della gente che tutto sommato
aveva già fatto delle proprie rivoluzioni; che vivevano per loro conto. Eh
arrivò...un tizio, eravamo eravamo...in una cameretta perchè avevamo
incontrato questi provos, mi ero avvicinato, li avevo conosciuti...e c'era
varia gente...e c'erano un ragazzo inglese e la sua ragazza, un ragazzo
belga e la sua ragazza, l'ospite olandese con la sua ragazza; io e il mio
amico [risate]...non si può avere tutto dalla vita...E io dicevo: guarda
che...che bello, insomma, essere qua che si parla, si discute, con questi
qua, le varie cose...l'inglese, l'olandese, il belga, cioè...e arriva un
ragazzo svedese o norvegese, non ricordo, con la ragazza, e questi dissero:
"ci hanno portato un regalo!" Dico bene...che che regalo e? E tiraron fuori
una misteriosa pallina scura, dico "Dio dio dio..." sai questi qua
insomma...per dirti che eravamo molto...ingenui. E poi...passarono questa
pipetta, e io ero il primo dei due a decidere perché ero di qua, il mio
amico era di là...con la Marlboro così [in mano] dissi: "Grazie, non fumo!"
e la passai...[risate]
C'era...capisci, incertezza, confusione su tante cose; però er...perché era
la prima occasione, proprio di di di discutere...si discuteva...Ecco,
la...una delle cose che io vedevo in questi ultimi anni, ehm...nei vari
locali che poii non esistono più, le famose osterie non...proprio sono
scomparse, e vedere che questo...la discussione continua, forse anche
inutile, che che si tirava avanti fino alla mattina, etc, era scomparsa. Non
c'era più. Molto spesso, quando si parlava, si parlava così, per fonemi,
cioè mettendo...uhm con un vocabolario di 100-200 parole, ma
anche...ancheeee...cioè si era perso proprio le...le voglie (sic) e e e i
gio...quelli più giovani proprio niente; non non si discuteva assolutamente,
nessuno arrivava con una chitarra e si cominciava a cantare dei pezzi. E in
questi posti o c'era uno che suonava per conto di tutti, cosa che una volta
non succedeva, oppure...niente: i tavoli erano separati. Cioè uno arivava in
un tavolo, sedeva nel proprio tavolo, e lì rimaneva tutta la sera. Mentre
negli anni di cui parlo io non esistevano tavoli separati, si andava in un
locale e dopo un pochino...uno era amico di quell'altro, era amico di
quell'altro, si discuteva e si parlava, ecco. Questo...eh.
Dicevo: ma come mai queste cose non succedono più? Perché non è più tempo o
perchè è un momento così? Ma dicevo vedrai qualcosa, come dicevo prima,
torna torna ad accadere, ecco. Tante cose, ta...però...era stato il
primo...vero momento che...ci ha permesso di confrontare delle idee e di
andare avanti, insomma.