L'altro giorno, su it.cultura.libri, ho notato un post in cui si menzionava un libro che parlava degli anni '60 tramite dei brani sull'argomento scritti da alcuni personaggi noti che risultavo essere stati iovani all'epoca. E nell'elenco dei personaggi in questione ho notato anche il Maestrone, così, dato che il libro è del 1981 e noncredo dia facile trovarlo, ho scritto all'autore del post, Valentino Sossella, chiedendogli se poteva farmi avere qualcosa sulla parte relativa al Guccio. Valentino, che ringrazio ancora, è stato gentilissimo e mi ha inviato subito la parte relativa a Guccini, che vi riporto di seguito : Da WALTER VELTRONI IL SOGNO DEGLI ANNI '60 Un decennio da non dimenticare nei ricordi di 46 giovani di allora a cura di Gregorio Paolini 1981, Savelli Editore, pagine 240 Da p. 128 Bologna, Dylan e i Provos di Francesco Guccini Bologna degli anni Sessanta era una Bologna interessante e ci si viveva bene. Io c'ero venuto ad abitare con i miei proprio nel 1960. Allora la città era meno costosa, c'erano più locali aperti la notte, più voglia anche di divertirsi e più idee che circolavano più entusiasmo. Conoscevo già un po' di gente, in parte erano retaggi modenesi o ragazzi della montagna, conosciuti durante le precedenti estati, tutta gente che faceva l'Università. Mi iscrissi nel 1963 a Magistero, appena finito il militare. Passavamo le giornate all'Università, c'erano discussioni di letteratura, di poesia e canzoni, le prime canzoni. Nel 1964, assieme ad altri amici che facevano l'Accademia all'Antoniano, cominciammo a fare cabaret. A quei tempi, a Bologna, c'erano tre o quattro gruppi che lo facevano e la sera ci si trovava in alcune osterie. Il gruppo che noi avevamo fondato era pomposamente chiamato "folkstudio" e ci trovavamo alcune sere a settimana;ognuno portava la sua chitarra, si suonava, si cantava, si discuteva delle nuove tendenze, delle nuove cose che arrivavano. Verso il 1965 chi ascoltavamo di più era Bob Dylan. Prima di lui i francesi, Brassens, Brel e poi tutto questo movimento americano. Ricordo le discussioni all'Osteria dei Poeti al pomeriggio, la sera, invece, all'"Osteria di fuoriporta" di cui ho parlato in una canzone, un'osteria che era passata per almeno tre padroni diversi. Allora era di un certo Italo che l'aveva rilevata da un certo Gandolfi e si chiamava, chiaramente, "da Gandolfi". Ci trovavamo lì anche ogni giovedì: qualche anno dopo arrivò una ragazza americana, Deborah Kooperman, che aveva già fatto dei dischi. Era arrivata a Bologna con una borsa di studio per suonare il pianoforte, ha sposato un bolognese ed è ancora lì. Poi c'era un ragazzo greco, in certo Alex. Debby faceva canzoni americane, Alex canzoni greche, io le mie e Gianni suonava la chitarra classica. facevamo canzoni popolari, così, per divertirci, ma c'era anche, da parte nostra, una ricerca originale. L'ambiente era studentesco, quindi anche di studenti americani, greci ecc. Dopo un po' si sparse la voce e da quel momento da "Gandolfi" non si entrò più, era sempre pieno. Noi suonavamo sino a fare mattino. In quegli anni, a Bologna, c'era più possibilità di stare assieme. Non c'era ancora l'austerità, nè la paura, si discuteva di tutto, politica, costume... e moltissimo della pace: pacifismo, non pacifismo di fronte al Vietnam, al movimento in America. Il tema "pace", a dir la verità, veniva fuori da tutto il mondo, anzi da noi arrivava un po' in ritardo. "Auschwitz" è del novembre 1964, "Dio è morto" del 1965. Ovviamente venivano sull'onda delle canzoni di Dylan. La prima idea mi venne leggendo "Tu passerai per il camino". Erano gli anni in cui veniva avanti una nuova ideologia "della morte di Dio" e lì presi lo spunto per l'altra canzone. Allora si credeva molto nel fatto che i giovani portassero avanti delle idee che avrebbero dovuto cambiare il mondo e formare gente nuova. "In ciò che vogliamo Dio è risorto" era il simbolo del nostro giovanilismo, una cultura, un modo di pensare che allora era molto presente. La Rai non volle trasmetterla. La Radio Vaticana invece sì. E piacque molto ai cattolici d'assalto del momento. In quegli anni c'era una crisi del mito americano che diventava, però, il mito di un'altra America. Il mito americano dominava già dall'immediato dopoguerra (correva la fantasia verso la prateria, fra la via Emilia e il West). Io sono del 1940: i film americani, la commedia musicale, i fumetti, il chewing-gum, il whisky, le sigarette americane... gli americani erano i vincitori e portavano questo grosso fatto di cultura di massa. C'era, contemporaneamente, un'influenza americana tra i giovani e la crisi dell'idea di un'America vissuta come il meglio; perchè c'era il Vietnam, c'erano tutte queste cose. E allora noi guardavamo ad un'altra America, quella di "We shall overcome", di Dylan, di Luther King, di Kennedy e della Nuova Frontiera. Conoscevo da tempo i ragazzi dell'"Equipe" e dei "Nomadi", in parte era gente con cui avevo lavorato a Modena. C'era Pier Farri, che aveva messo insieme l'"Equipe", con Victor Sogliani e Cantarella: insieme a loro avevo fatto l'orchestrale, nel 1958-'59, in una sala da ballo. Poi c'era Dodo Veroli, un altro amico che faceva l'arrangiatore per i "Nomadi", che cercavano canzoni nuove e che mi chiese di sentire le mie. Erano effettivamente, in Italia, le prime canzoni nuove di un certo tipo e non di imitazioni sull'onda di una moda. Credo non si possa paragonare, almeno come serietà di intenti, "Dio è morto" con "Non ci potete giudicare", così come non si possono paragonare "C'era un ragazzo" e "Noi non ci saremo". Certo era significativo che in quel momento anche Morandi sentisse il bisogno di uscire con canzoni come quella; evidentemente c'era una certa moda. Infatti dopo qualche anno i "Nomadi" pensarono che era finito quel periodo e smisero di fare le mie canzoni. Così ho continuato da solo. Noi, a Bologna, avevamo sia questa faccia, sia quella emiliana del bere assieme, del cantare assieme: da noi la goliardia ha resistito fino al 1966. Erano tutti goliardi, a destra e a sinistra. Ricordo ad una festa delle matricole, una scalata di via Indipendenza in orizzontale, fatta da cinque sciagurati vestiti da alpinisti. I tre giorni della festa, sabato, domenica e lunedì c'erano i film gratis e si correva come disperati da un cinema all'altro. Finivamo col non vedere niente, perchè se andavi ad un western tutti erano muniti di pistole giocattolo ed erano continue pistolettate in sala, mentre durante la proiezione di "Magnifica preda", con Marilyn Monroe, tutte le volte che l'attrice appariva discinta, c'era uno con la tromba che suonava l'attenti e tutti si alzavano in piedi. A Bologna le associazioni principali erano due; la "Balla nell'occhio" e la "Congiura dei pazzi", una scissione della precedente. Organizzavano feste, mangiate, avevano le loro cantine e le loro osterie. Noi non formavamo bande di sciagurati: le ragzze erano più libere, (soprattutto dopo i primi anni Sessanta cominciava ad esserci più libertà) poi Bologna aveva una forte componente studentesca e le ragazze potevano disporre liberamente di se stesse. Io vivevo con i miei, prima in via Masserotti poi in via Galliera ed infine, dal 1970, in via Paolo Fabbri. La mia generazione era (e lo è tuttora) abituata ad uscire di casa solo quando si sposa. E poi un maschio aveva una certa libertà di movimento. C'era chi vestiva in giacca e cravatta, io ero un tipo da maglione. Capelli corti e niente barba, però. Neanche i jeans che non erano così diffusi a quei tempi: erano già scomparsi e sono tornati poi negli anni 1970. Mentre facevo il militare mi comperai un eskimo, più che altro per risparmiare perchè costava poco. Ero molto ironico e un po' snob. Non ho mai visto un "Cantagiro". Mi capitava, certo, di ascoltare le canzonette italiane, ma preferivo - come ho detto - Dylan o i Beatles. I miei amici più esperti ascoltavano Phil Ochs, allora semisconosciuto in Italia, e Woody Guthrie. Kerouac lo avevamo già letto nel 1959. Gli anni Sessanta erano per noi gli anni del "nouveau roman" francese, avevamo la mania di Eliot e di Ezra Pound. E poi Borges. Verso la fine del Sessanta torna fuori Ginsberg perchè faceva l'hippie e scriveva "L'urlo". Molte delle mie canzoni sono partite da un'idea ricavata da un libro. D'altronde leggevo, e leggo ancora, di tutto, fantascienza, fumetti, giornali, saggi. Ho il gusto della carta scritta. A ballare non ci andavamo, perchè ci sembrava provinciale andare nelle balere. Le discoteche, come le intendiamo oggi, non c'erano. I ragazzi dell'"Equipe", ad esempio, se ne andavano in una balera, prima c'era l'orchestra, poi loro suonavano per un'ora. Noi preferivamo le festine private, dove più che altro si mangiava, si beveva, si parlava. Non ricordo di essere stato una sola volta a ballare. Ricordo invece di essere andato ad Amsterdam. All'Università si discuteva, c'era la sensazione che stesse accadendo qualcosa di nuovo. Si parlava del pacifismo, della droga, leggera beninteso. E c'era chi parlava e chi provava. E quindi si parlava dei "provos", se era una esperienza giusta o sbagliata. Così nel 1967 io e un mio amico decidemmo di andare a vedere di persona. Una mattina partimmo in treno, meta Amsterdam. Arrivati lì cominciammo a girare per la città, alla ricerca dei "provos" e quando avvistammo della gente di un certo tipo, con i capelli lunghi, ci avvicinammo presentandoci: "Siamo dei ragazzi italiani, siamo venuti qui per parlare con voi...". Fummo accolti benissimo e rimanemmo lì due settimane, parlando, conoscendo gente... incontrammo anche uno dei fondatori del movimento, un certo Jesper... il cognome non lo ricordo. La donna di questo ragazzo era stata in Sicilia con Danilo Dolci, aveva vissuto questa esperienza. Questo ci dava l'idea che tutto il mondo si stava muovendo. Un giorno, ad una manifestazione per il Vietnam, uno della TV olandese ci intervistò. Non sapeva chi ero e da dove venivo, ero un turista con la chitarra e basta. Gli parlai di questa idea, di queste cose, di queste canzoni. Questi erano gli anni sessanta... D'altra parte la prima bomba, quella di Piazza Fontana, è del 1969. Poi cominciano gli anni Settanta. da pag. 230 (Referendum) Francesco Guccini Libri 1. Frazer, "Il ramo d'oro" 2. Eliot, "La terra desolata" 3. Borges, "L'Aleph" Film 1. "Easy Rider" 2. "Yellow Submarine" 3. "Giulietta degli Spiriti" Canzoni 1. "Mr Tambourine man" 2. "Good vibrations" 3. "California dreamin'" Fumetti 1. Saga de Xam 2. Phoebe Zeit Geist 3. Peanuts Donne 1. Eloise Vitelli 2. Roberta Città 1. Amsterdam 2. Londra 3. Berlino Programmi TV 1. Almanacco Belle notizie 1. Mi hanno congedato con tre mesi d'anticipo 2. Lo sbarco sulla Luna 3. L'Oscar alla Lira (!) Brutte notizie 1. Uccisione dei Kennedy 2. Invasione della Cecoslovacchia 3. Piazza Fontana
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