MIO vecchio amico di giorni e di pensieri, / da quanto tempo che ci conosciamo, / venticinque anni son tanti e diciamo,/ un po' retorici che sembra ieri". Caspita, son tanti venticinque anni. Però, ogni volta che torna nella sua Pavana, il Bob Dylan dell'Appennino tosco-emiliano, Francesco Guccini, i "vecchi amici di giorni e di pensieri" li ritrova come li ha lasciati. Sono sempre lì, i circa ottocento "montanari" che abitano in quello che il celebre cantautore considera il suo Paradiso in terra. E che lui ritrova nelle solite consuetudini, in giro per i campi, a casa, in cucina, al tavolo alla Pro loco. Qui si sfidano a briscola o a tressette, tra un Campari e un caraffetta di vino, i fedelissimi Paolo, Franco, Ugo, l'idraulico del comune, l'operaio meccanico, il gestore del bar più gettonato che "hanno nomi, semplici, quelli di una volta", dice Guccini che fa incetta di memorie della sua terra. Da quando è nato, ogni estate è sbarcato sulle rive del capriccioso Limentra col suo "Pozzone", fantastico Rio delle Amazzoni di quelle parti. Oggi in questo Eden ha scelto di ritrovarsi per gran parte dell'anno e di passare in una full immersion montana il suo tempo libero. "I montanari sono come marinai. Tendono sempre a tornare". E lui si sente montanaro d'adozione, nonché meticcio, frutto del melting pot modeno-bolognese. Ogni volta che varca il ponte della Venturina ed entra in Pavana muta infatti in "un bastardo di confine". "Fai un passo e sei in Emilia vai indietro e sei in Toscana", dice l'epico bardo che ha celebrato la morte di Dio ucciso dalla civiltà industriale. Oggi, che per Guccini le cariche dei "compagni" in divisa, celerini, carabinieri sono un ricordo lontano, la maschera antigas, il Guccini no global, se la mette nell'orto. Le piante le adora. Gli animali pure, tutti salvo i pidocchi terminator dei suoi lamponi, piselli pomodori e peperoni. Nell'orto passa il suo tempo libero con cappellaccio e tuta mimetica per la guerriglia non urbana bensì contadina, per proteggersi dal veleno che distribuisce contro gli Unni dei suoi cespugli. Ma in questa fatica non è solo. Alla stessa ora, poco distante, separato da alcuni chilometri e da qualche altura, qualcuno lavora in sintonia ideale con lui. Complice nella letteratura - hanno scritto insieme romanzi e racconti, come il recente Lo spirito e altri briganti (Rizzoli) - ma anche nell'ecoavventura, il giallista bolognese Loriano Macchiavelli. Il padre del commissario Sarti Antonio vive a Montombraro, pugno di case in pietra del Sei-Settecento e, con la stessa ostinata passione di Guccini, si dedica a zucchine, ciliegie, cipolle. E i due scrittori-adoratori dei boschi si tengono in costante contatto e si scambiano informazioni sull'innesto e sulla potatura. Uniti dalla letteratura, in fondo sono divisi dalla natura. Da maturi ragazzacci che amano i dispetti - scrivono a quattro mani storie di morti ammazzati, di vendette cruente - sono tra loro in grande competizione e si sfidano in gare di frutta e verdura. Al migliore il serto, è il caso di dirlo, del vincitore. Di Mirella Serri da TuttoLibri inserto del sabato della Stampa del 17 agosto 2002