ISSN 1594-1051    


URL:  www.chirurgia-oncologica.net���� Edizione semestrale italiana di Surgical Oncology net
 

I tumori gastrointestinali stromali

Dr Romeo Giuli specializzando in Chirurgia Generale       Università di Siena

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primo semestre 2002 (maggio)                      To home page

 

Il termine di tumore stromale gastrointestinale � di recente introduzione e significa un gruppo eterogeneo di neoplasie non epiteliali, a origine dalla parete del tratto gastrointestinale, con cellule a vario grado di differenziazione.

Queste neoplasie pongono diversi interrogativi, relativi alla loro istogenesi, alla difficolt� di definirne la natura benigna o maligna, cos� come il grading.
Talora � proprio la esplorazione chirurgica che pu� dare indicazioni nel senso della malignit�, qualora sono evidenziate una invasione delle strutture adiacenti, la presenza di noduli multipli nel tessuto circostante o una evidente malattia metastatica.

Si tratta di neoplasie localizzate preferenzialmente nello stomaco ( 53%) e nel piccolo intestino (33%) a sintomatologia subdola, tanto � vero che la diagnosi � spesso tardiva ed effettuata pi� frequentemente alla TC.

Il trattamento rimane primariamente chirurgico avendo cura di ottenere una resezione completa di tutta la malattia macroscopicamente evidente, anche se ci� comporta la rimozione degli organi adiacenti. E' in studio un farmaco il Gleevec inibitore della attivit� della tirosin kinasi.
E' essenziale evitare la fuoriuscita del tumore ( tumor spillage ) o la rottura del tumore in addome; comportano un incremento del rischio di recidiva peritoneale.

Sono fattori prognostici significativi la resezione completa della neoplasia ( valutata in termini macroscopici,anche se l'esame microscopico dei margini di resezione � raccomandato ), la grandezza della neoplasia ( > 5cm ) e l'indice mitotico della neoplasia.

Si tratta di neoplasie che tendono a recidivare anche dopo anni, per cui � indicato un follow up oltre i 5 anni, anche se il 60% di tutte le recidive si verificano entro i due anni dall'intervento chirurgico.
Queste recidive sono in genere intraaddominali a livello della sede originaria della neoplasia, a livello del peritoneo e del fegato. Purtroppo la recidiva locale sembra essere predittiva della comparsa di ulteriore malattia locale e di metastasi a distanza.
A una analisi multivariata l'unico fattore significativo della sopravvivenza � la lunghezza dell'intervallo libero da malattia tra l'operazione iniziale e la recidiva.
I pazienti con metastasi epatiche isolate hanno un trend verso una migliore sopravvivenza ( sopravvivenza post recidiva di 34 mesi comparata ai 12 mesi di tutte le altre sopravvivenze post recidiva. Intendendo l'intervallo di tempo dalla diagnosi di recidiva alla morte dovuta alla neoplasia o all'ultimo follow up). Tuttavia i pazienti che hanno avuto il fegato come il solo sito di recidiva iniziale, hanno avuto di nuovo una recidiva nel fegato.
Per cui ad eccezione dei pazienti con un lungo intervallo libero da malattia, la chirurgia delle recidive dovrebbe essere ristretta al solo controllo dei sintomi.
Il follow up dei pazienti con malattia primitiva resecata radicalmente consiste in una serie di indagini cliniche e di imaging dirette alla identificazione precoce di quel piccolo gruppo di pazienti in cui la recidiva � confinata al fegato e in cui esiste la possibilit� di una resezione epatica.

Non ci sono a tutt'oggi dati che supportino l'uso della chemioterapia, al di fuori di trials.
La chemioterapia intraperitoneale dopo chirurgia di citoriduzione per la sarcomatosi addominale � stata oggetto di studio da parte di Karakousis et al e Sugarbaker, con tassi di sopravvivenza a 5 anni del 7% e 12% rispettivamente.
Inoltre uno studio prospettico che valuti il ruolo del mitoxantrone somministrato per via intraperitoneale dopo completa resezione dei sarcomi addominali � stato recentemente pubblicato da Eilber.
Vi sono studi altres� che cercano di valutare l'efficacia della terapia fotodinamica in combinazione con il debulking chirurgico nel trattamento della carcinomatosi e della sarcomatosi.
Ma la grande novit� � rappresentata dal Gleevec o STI 571 un farmaco usato nel trattamento della leucemia mieloide cronica, che pu� inibire la attivit� della tirosin kinasi del c-kit, con una attivit� soppressiva della proliferazione dei tumori c-kit positivi.

Il tasso di sopravvivenza globale per tutti i pazienti � stato del 35% a 5 anni. I pazienti con resezione completa hanno avuto un tasso di sopravvivenza locale a 5 anni del 54%.



Per le note bibliografiche e una trattazione pi� dettagliata vedi   Surgical Oncology net

Gastrointestinal Stromal Tumor (GIST) Workshop. April 2 and 3, 2001, NIH, Bethesda

 

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