Una richiesta a mia madre
Capitolo 1
Ho 46 anni, sono divorziato, e la mia vita è un casino. Non
riesco a tenermi né un lavoro né una donna per più di pochi mesi. Il problema è
che da quando cominciato a vivere da solo ho scoperto di non avere nessun senso
di auto-disciplina. Mio padre era il ‘castigatore’ ufficiale in famiglia, quello
che ti pigliava a cinghiate se facevi il furbo, ma è morto quando avevo 18 anni.
Mia madre, invece, non mi ha mai frustato, né prima né dopo la morte di mio
padre.
Penso che sia per questo che sono diventato quello che sono. Dopo un lungo
periodo lungo di terapia ho scoperto che l'unico modo di superare i miei
problemi era quello di confrontare mia madre, il mio passato, e il mio bisogno
di essere chiamato a rispondere delle mie azioni.
La settimana scorsa sono andato a trovare mia madre. Ha 60 anni, ma è ancora in
gran forma. Le ho detto che avevo bisogno di parlarle, e avevo bisogno di
parlarle nella sua camera da letto. Dopo averle accuratamente spiegato la mia
situazione, e il mio bisogno, ho delineato il mio piano.
“Mamma, l'unico modo per ricominciare la mia vita daccapo è che tu torni a
trattarmi come un ragazzino. Ho bisogno di confrontare finalmente i miei
problemi. Mamma, tu devi frustarmi. Ne ho bisogno e me lo merito. Perciò . . .”,
mi sono sfilato la cintura dai pantaloni. Benché fosse nuova, mi ricordava la
cintura che portava mio padre (e tutte le memorabili volte che l’aveva usata su
di m
e),
“ … prendi questa cinghia e frustami di santa ragione. No mamma, non
chiedermi se sono impazzito. Questo è molto importante per me. Devi darmi una
buona razione di frustate con questa cintura. Nessuno mi ha più preso a
cinghiate da quando avevo 18 anni, e adesso tu devi farlo. So che farà male ...
spero che faccia molto male. Ne ho bisogno, ed è l'unica cosa che mi può aiutare”
Lentamente, mia madre prende la cinghia. Poi mi fa cenno col capo. La guardo, e
altrettanto lentamente comincio a svestirmi.
Sono completamente nudo. Sto tremando, non per il freddo, ma perché so che cosa
mi aspetta.
“Mamma, impugna la cintura dalla parte della fibbia. Ora piegala in due.”
Mi sdraio a faccia in giù sul letto. Mi giro per guardare mia madre.
“Per favore mamma frustami come Dio comanda. Non so quante cinghiate, ma
continua finché il mio sedere è completamete rosso. Non smettere se mi metto a
piangere. Devi farmi piangere.”
Poi mia madre comincia a frustarmi.
Per quanto me la aspettassi, è un vero e proprio shock quando la cinghia esplode
sulle mie natiche indifese. Urlo e piango, ma mia madre fa quello che è giusto
per me, e continua a frustarmi.
La cinghia continua ad abbattersi implacabile sul mio sedere. Scalcio, contraggo
le natiche, mi rotolo da un lato all'altro, piango, grido, ma non tento mai di
ripararmi il sedere con le mani.
“Per favore mamma basta!! Basta!!! Non lo faccio più! Basta! Non frustarmi
più! “
Mia madre ignora la mia supplica e continua a somministrarmi cinghiate
su cinghiate sulle natiche nude. Finalmente si ferma e, senza dire una parola,
esce dalla camera portando con se la cinghia.
[P.S.]: Mia madre non mi ha mai restituito la cintura.
Capitolo 2
É da più di un anno che la mia madre mi ha frustato. Mi ricordo
ancora il giorno in cui io - uomo quarantaseienne - mi sono dovuto spogliare
nudo, sdraiare sul letto, e ricevere una memorabile razione di cinghiate da mia
madre.
Il ricordo di quelle frustate rimarrà sempre con me. Al di là del dolore e
dell'umiliazione delle frustate, rimane il fatto innegabile che quella punizione
ha funzionato.
Oggi, la mia vita è di nuovo in ordine. Ho un nuovo lavoro che mi soddisfa molto.
E soprattutto, di recente mi sono fidanzato con una donna che amo molto. Tutto
nella mia vita è tornato a essere perfetto, e devo tutto al giorno in cui ho
chiesto a mia madre di frustarmi con la cinghia.
Per questo motivo, quello che è successo ieri notte è sconcertante. Carlotta, la
mia fidanzata, è venuta a casa mia per definire gli ultimi dettagli delle nostre
nozze. Manca meno di un mese al grande giorno, e ci sono ancora un sacco di cose
de fare. Sfortunatamente, abbiamo finito per litigare per una sciocchezza e, del
tutto impulsivamente, io ho deciso di cancellare il matrimonio. A quel punto
Carlotta se ne è andata dicendo di non volermi più vedere.
Dopo essermi calmato un po’, ho chiamato mia madre e le ho raccontato tutto. Mia
madre ha detto che sarebbe venuta a trovarmi subito.
Mentre l'aspettavo, mi sono seduto al tavolo di cucina e ho cercato di capire
che cosa fosse successo. Non riuscivo ancora ad affrontare la verità, così me ne
stavo lì seduto commiserandomi e incolpando Carlotta di tutto.
Poi è arrivata mia madre.
Con mia grande sorpresa, ho scoperto che non era venuta per consolarmi. Al
contrario, era furiosa con me. Mi ha sgridato, chiamandomi un ragazzino immaturo
ed egoista. Non ha gridato, ma mi ha fatto una predica coi fiocchi. Alla fine
tutto quello che ho potuto fare è stato di annuire, dandole ragione su tutto.
“Adesso chiama Carlotta e scusati per il tuo oltraggioso comportamento.
Pregala di riconsiderare e di accettare di nuovo di sposarti”, mi ha
ordinato.
“Sì mamma. Hai ragione. Mi dispiace, e spero che Carlotta possa perdonarmi”,
ho risposto.
“Bene. Sono contenta di vedere che ti è rimasto un poco di buon senso”
Mi sono alzato per andare a telefonare, ma mia madre mi ha fermato.
“Aspetta. Prima di chiamare Carlotta, c'è un'altra cosa che dobbiamo
fare.” Con ciò, mia madre ha aperto la sua borsetta e ha tirato fuori la
cintura di cuoio che non mi aveva mai restituito.
“Penso che tu abbia bisogno di un corso accelerato per rinfrescarti la
memoria su come ci si comporta. E credo che questa cintura sarà un ottimo
istruttore”
La vista di quella cintura mi ha stordito, e il ricordo di quelle
terribili frustate mi ha attraversato la mente in un lampo. Istintivamente mi
sono portato le mani a coprire il sedere.
“No mamma. Ho quarantasei anni, non mi puoi trattare come un bambino. Non
mi lascerò battere con quella . . . cosa!”
“Ugo, sei stato tu che l'anno scorso mi hai chiesto di essere frustato. Sei
stato tu a a darmi questa cinghia. E sei stato tu a dire che avevi bisogno di
essere frustato. Mi limito a seguire le tue istruzioni, figlio mio.”
Ho dovuto ammettere che aveva ragione.
“Hai ragione mamma. Merito di essere frustato di nuovo.”
“Va bene,” mia madre aveva già ripiegato la cintura, “ti frusterò
qui in cucina. Spogliati nudo e piegati sul tavolo.”
Realizzando che stavo per essere frustato (e probabilmente di santa
ragione), e sapendo di essermelo meritato, ho ubbidito rapidamente. Mi sono
piegato sul tavolo, e ho sporto in alto il sedere nella posizione giusta per
ricevere Dio solo sa quante cinghiate da mia madre. Mia madre ha appoggiato la
cintura sulle mie natiche nude e io mi sono irrigidito nell'attesa. Aveva appena
cominciato a sollevare la cintura quando è suonato il campanello.
“Chi potrà essere?” ha domandato mia madre. Ha messo la cintura
sul tavolo ed è andata ad aprire la porta. “Non muovere nemmeno un muscolo!”
mi ha ordinato.
Volevo girarmi a guardare, ma ero troppo spaventata e imbarazzato, così sono
restata in posizione.
“Ma guarda che sorpresa!”
Oh Dio! Era Carlotta.
“Che cosa c'è qui? Un “ragazzino” di mezz'età, nudo, piegata sul tavolo
col sedere in aria e una cinghia di cuoio di fianco. Ho interrotto qualcosa?”,
ha sghignazzato Carlotta.
Mi sono tirato su e ho cercato di coprirmi. Ma mia madre mi ha dato una
sculacciata fortissima e mi ha rimesso in posizione.
“Ti avevo ordinato di non muoverti!”
“Carlotta. Come ti ho detto per telefono Ugo si è comportato come un
ragazzino e ha bisogno di essere punito,” ha spiegato mia madre.
“Non posso credere che tu l’abbia chiamata!” ho strillato.
Mia madre mi ha assestato un'altra sonorissima sculacciata.
“Silenzio! Carlotta è quella che ha subito il torto qui, ed è giusto che
assista alla tua punizione. E comunque, sono sicura che questa non è la prima
volta che ti vede nudo.”
“Carlotta, un anno fa Ugo si è accorto che la sua vita stava andando a rotoli, e
che aveva bisogno di un po’ di disciplina. Così lui stesso mi ha dato questa
cintura e mi ha chiesto di frustarlo. Gli ho somministrato una razione di
cinghiate coi fiocchi, e quello è bastato a dargli il raddrizzone di cui aveva
bisogno. Ma l'episodio con te suggerisce che Ugo ha bisogno di un'altra razione
di frustate.”
A quel punto mia madre ha ripreso in mano la cinghia. “Voglio che
tu assista alla sua punizione.”
Con quello mia madre ha sollevato la cintura e me l'ha schiantata sulle
natiche nude.
“Cazzo!” ho urlato. L'impatto mi ha sorpreso. Avevo dimenticato
quanto male può fare una cintura adoperata da una madre arrabbiata. Ho cercato
di tirarmi su, ma mia madre mi ha costretto a piegarmi di nuovo sul tavolo.
“Stai solo peggiorando la tua situazione, Ugo” mi ha sgridato mia
madre, “Accetti la tua punizione, o devo chiedere a Carlotta di tenerti
fermo?”
“No ... n-n-no! Ma fa male!”
“Si suppone che faccia male. E ne farà molto di più quando avrò finito, te
lo assicuro!” Con ciò mia madre mi ha appioppato due cinghiate in rapida
successione, a segnarmi di viola le natiche.
Mia madre ha continuato a frustarmi senza interruzione per alcuni minuti. Ho
messo su qualche chilo negli ultimi anni, tutti sulle anche, e questo ha
ovviamente aumentato la 'superficie' del mio sedere. Il che sfortunatamente
implicava che - sdraiato lì nudo sul tavolo con mia madre di dietro che mi
frustava - c'era ancora più pelle da frustare. E mia madre si è assicurata di
non mancarne nemmeno un pezzettino. Spostandosi da un lato all'altro, ha fatto
in modo che tutto il mio sedere sentisse il morso della cinghia. Non ha mancato
nemmeno un pezzettino microscopico della pelle delle mie natiche.
Quando mia madre ha smesso di frustarmi, quello che una volta era stato un
sedere bianco e piuttosto carnoso, era ridotto a due sfere rosse incandescenti e
ricoperte di strisce viola.
(continua … ma non so come)
