Mio padre mi frusta ancora
Credeteci o meno mio padre mi frusta ancora il sedere. Ho trentatrè anni e ogni volta che vado a visitare mio padre, lui mi porta ancora nel granaio per una buona razione di cinghiate.
Non tento nemmeno più di protestare. Mio padre dice quello che dice sempre: “Un bel battutone bello duro sul sedere ti fa bene, ti conserva in linea. E comunque devi aver fatto qualcosa per meritartelo.” Così, e spesso più di una volta durante la mia visita, mi ordina di andare nel granaio.
So che cosa devo fare, così mi spoglio nudo senza farmelo ordinare. Rimango in piedi nudo mentre lui mi lega i polsi e le caviglie. A volte mi lega alla trave del granaio se decide di suonarmele colla cinghia o col bastone; altre volte mi lega sopra un vecchio baule di quercia se pensa di picchiarmi col battipanni.
Comunque sia, quando decide di picchiarmi me le suona sempre di santa ragione. Il mese scorso ha usato una vecchia cinghia e mi ha frustato il sedere così forte e così a lungo (mi ha somministrato almeno cento frustate) che quando ha smesso non sono riuscito a rimettermi i pantaloni tanto mi faceva male il sedere, e per il resto della visita sono andato in giro per casa a sedere nudo. A volte mi lascia legato dopo la battuta; quello significa che non è ancora finita, e dopo pochi minuti torna per il secondo round.
Mio padre mi frusta da quando avevo dodici anni. Quando ancora vivevo con i miei mi frustava perlomeno una volta alla settimana. Ogni volta mi dovevo spogliare completamente nudo, e se c'erano testimoni non importava: quando decideva di frustarmi dovevo denudarmi, inginocchiarmi e prenderle. Il peggio era quando mi frustava davanti ai miei amici. Più di un amico mi ha visto spogliarmi nudo e prendere una battuta colla cinghia o il battipanni che mi lasciava il sedere viola per giorni.
A partire da quando avevo sedici anni, mi ha dato una battuta ogni venerdì sera, che avessi fatto qualcosa per meritarmelo o no. Fu durante una di quelle battute che qualcosa scattò in me. Mi dimenavo, fremevo e urlavo mentre lui applicava la cinghia al mio sedere nudo. Mi stavo esibendo in un ridicolo balletto per evitare le cinghiate, perché mi aveva legato solo i polsi alla trave, ma non le caviglie. Il mio pistolino rimbalzava e fremeva a ogni frustata. Mi ricordo che ero sudato fradicio e a un certo punto vidi che delle gocce di sudore mi scivolavano dal ventre e si raccoglievano sulla punta del glande. Ogni volta che fremevo sotto l'impatto di una cinghiata, le goccie volavano via in tutte le direzioni. Il dolore sul mio sedere era forte, ma mentre lo osservavo il mio pistolino cominciò a crescere. Mentre si faceva sempre più duro, al dolore della battuta cominciò ad aggiungersi una sensazione molto piacevole.
Quando mio padre finalmente smise di frustarmi si accorse che ce l'avevo duro. Senza dire una parola, sollevò la cinghia e mi affibbiò cinque frustate sul pistolino. Strillai come un animale scottato, mi torsi su me stesso strattonando i polsi ancora legati alla trave, mentre lui guardava la mia erezione contrarsi. Le vescice sul pistolino mi rimasero per una settimana, ma non riuscii a impedire che mi diventasse duro ogni volta che ripensato circa che battuta.
Presto cominciai a notare che mi diventava duro non appena mio padre mi ordinava di andare in garage quando decideva di frustarmi. Mio padre non diceva mai niente circa le mie erezioni, ma a partire da quella volta prima e dopo ogni battuta mi frustava il pistolino duro, a volte facendomi inarcare indietro perché la mia erezione fosse ancora più esposta.
Col passare del tempo, le battute cominciarono a farsi sempre più lunghe e più dure. Durante una visita l'anno scorso, mio padre mi ha legato i polsi alla trave e mi ha sferzato il sedere con una canna di noce americano. Duecento frustate! Il mio pistolino bruciava per le sferzate che mio padre gli aveva inflitto prima della battuta, ma quando cominciò a frustarmi il sedere mi si indurì di nuovo, così che dopo la battuta mi somministrò altre cinque sferzate sul pistolino.
Anche mentre sto riavendomi da un battutone, devo comunque continuare ad aiutare con le faccenda di casa e della fattoria; a volte passo intere giornate completamente nudo perché mi fa troppo male mettermi su i vestiti. Ma le mie visite continuano, e mio padre trova ogni volta il modo di farla pagare cara al mio sedere nudo. Mi ha detto che la prossima volta sarà un pò differente: ha detto che mi legherà i polsi a un ramo di uno degli alberi in giardino e mi picchierà con una frusta da carrettiere. In previsione di questo, credo che cercherò di prendermi alcuni giorni di vacanza il mese prossimo. Come dice mio padre: “Devo avere pur fatto qualcosa per meritarmelo”.