Il nuovo hobby dei miei genitori
Ero seduto nervosamente sulla sedia in salotto mentre i miei genitori leggevano la mia pagella. Sapevo che non era buona. Avevo passato troppo tempo in altre cose negli ultimi mesi, e l’università non mi era parsa molto importante. Mia madre mi guardò severa, aggrottando le sopracciglia.
“Semplicemente questo non è abbastanza Ugo!” mi disse.
“Tutti i tuoi professori dicono che sei capace ma che non ti impegni abbastanza.” Io borbottai qualcosa circa il non avere più esami per questo anno; uno sbaglio sul quale mio padre subito si lanciò.
“Non importa un accidente se hai ancora esami questo anno o no! Ne hai ancora l’anno prossimo, e se non lavori abbastanza quest’anno, quelli dell’anno prossimo non li passerai mai, o mi sbaglio?”
Io non dicevo niente.
I miei genitori continuarono in questa vena per qualche minuto, finché mio padre disse: “Bene, penso che ci sia una sola soluzione a questo problema possiamo trattare con questo. Tua madre ed io gli ne abbiamo parlato, e pensiamo che Una punizione corporale sia l'unica risposta adatta. E’ da molto tempo che non ti picchiamo, ma crediamo che la frusta sia l’unica cosa che possa richiamare la tua attenzione.”
Al sentire queste parole inorridii, incapace di immaginarmi come avessero potuto pensare di ritornare a frustarmi all’età di trent’anni. E balbettando dissi che ero troppo vecchio per essere ancora frustato.
Come risposta mia madre disse che se volevo comportarmi come un bambino, sarei stato punito come tale.
Poi mi ordinò di spogliarmi.
Al principio mi rifiutai, ma mio padre mi disse che nudo ci sarei finito comunque, e che se lui mi avesse dovuto “aiutare” a svestirmi la punizione sarebbe stata anche più severa. Quando fui nudo, mia madre mi ordinò di piegarmi sulle sue ginocchia. Mi ero appena messo in posizione quando la mano di mia madre si abbattè sulle mie natiche nude. Io gridai, più per la sorpresa che per il dolore, e di nuovo la mano di mia madre mi sculacciò.
“Adesso …” Sciack! “ … vediamo …” Sciack! “ … se non riusciamo …” Sciack! “ … a farti entrare un po’ di buon senso …” Sciack! “ … in quella tua …” Sciack! “ … stupida …” Sciack! “ … testaccia!” Sciack! Sciack! Sciack!
Mia madre smise di parlare e si concentrò sul ritmo delle sculacciate. La sua mano si alzava e abbassava a velocità vertiginosa sulle mie natiche e coscie. Io sentivo il mio sedere arrossarsi e cominciare a bruciare. Grugnendo e gridando, cominciai ad agitarmi sul suo grembo. Ma mia madre mi tenne fermo, e continuò a far piovere sonorissime sberle sulle mie natiche. Mi andava sculacciando sempre più forte, e la sentivo addirittura ansimare per lo sforzo. Poi, dopo una trentina di sculacciate, si fermò e mi ordinò di tirarmi su. Notai che la sua faccia era rossa per lo sforzo.
Nel frattempo, anche mio padre si era alzato in piedi, e notai con orrore che si era sfilato la cinghia dai pantaloni e se l’era ripiegata in mano. “Va bene Ugo, adesso piegati in avanti fino a toccarti la punta dei piedi!” mi ordinò.
Mi misi in posizione, e la cinghia si abbattè con un onnipotente Thwwaack! sul mio sedere.
Gridai e mi contorsi, per il dolore che mi attraversò. Mi immaginai una grossa vescica rossa attraverso le natiche: faceva un male tremendo. La cinghia si abbatteva con violenza sul mio sedere già dolorante. A un certo punto cominciai a ululare e mi resi conto che stavo piangendo, ma mio padre continuava a frustarmi in silenzio e implacabile.
Dopo altre dieci cinghiate, si fermò.
“Va bene Ugo, adesso raccogli i tuoi vestiti e vai in camera tua. Ci resterai per il resto della sera, a pensare come metterti più d’impegno per i prossimi esami!” Io arraffai i miei vestiti e mi affrettai su per le scale.
Andai a letto alla solito, ma non riuscivo a dormire.
In parte per via delle mie natiche doloranti, e in parte per lo shock di quello che era accaduto. Alla mia età avevo pensato di essermi lasciato per sempre alle spalle il dolore e l’umiliazione di essere frustato.
Poco prima di mezzanotte, la mia porta si socchiuse, e mio padre chiamò “Ugo?”. Non volevo parlargli, così restai immobile e finsi di dormire.
La porta si richiuse, ma non del tutto.
“Sta dormendo?”, la voce di mia madre.
Devono essere entrambi davanti alla mia camera.
“Sì, come un sasso”, rispose mio padre.
“Caro … “, mia madre disse quasi timidamente, “ … devo confessarti una cosa. So che è terribile, ma mi sono veramente eccitata mentre sculacciavo Ugo; sessualemente voglio dire. Quando ho finito ero bagnata fradicia”.
Sentii un sudore freddo lungo la schiena. Mia madre era venuta sculacciandomi!
Non potevo crederci, ma la risposta di mio padre mi fece tremare anche di più.
“Lo so, me ne sono accorto. Se ti fa sentire meglio, mi è venuto duro guardandoti. E anche mentre lo stavo frustando.”
“Oooh, non mi dire! Sono quasi venuta guardandoti! Sembravi così grande e possente mentre lo picchiavi. Se non te ne fossi andato subito nel tuo studio, credo che ti avrei strappato di dosso I pantaloni appena Ugo se ne era andato.”
“Beh, piccola pervertita, adesso non devo lavorare. Ce le hai ancora le scalmane?”
“Vuoi scherzare. Non ho smesso di bagnarmi da quando me lo sono messo sulle ginocchia! Portami a letto e scopami come Dio comanda! “
Andarono verso la loro camera, lasciandomi lì completamente stordito. Non riuscivo a credere a quello che avevo appena sentito.
Tutti e due! Tutti e due si erano eccitati picchiandomi!
Ero atterrito all’idea, ma al tempo stesso mi resi conto che il mio pistolino era duro come una roccia.
La parete fra la mia camera e quella dei miei genitori non è molto spessa, e presto sentii i rumori tipici di una scopata “come Dio comanda!”. Una combinazione surreale di molle del letto che cigolavano e i grugniti di mia madre e i suoi urletti di estasi.
Cominciai a masturbarmi furiosamente mentre li ascoltavo, la mia eccitazione stranamente accresciuta dalla consapevolezza dell’origine orrenda della loro passione.
Mi sborrai nella mano, poco dopo che loro erano venuti. Dopo pochi minuti ricominciarono, e a me venne duro di nuovo. Questa volta vennero un po’ prima di me, e poi li sentii parlarsi sottovoce.
Poi, mentre mi pompavo il mio pistolino a più non posso, sentii la voce di mio padre crescere e gridare “Ancora! Mio Dio, dovremo frustare Ugo più spesso se questo è l’effetto che ti fa!”
Sentii un brivido percorrermi il pistolino pensando alle implicazioni di quell’affermazione. E in quel momento sborrai nella mano e alcuni spruzzi mi finirono sullo stomaco.
Mentre mi ripulivo in silenzio nelle lenzuola, sentii i miei genitori scopare vigorosamente nella camera di fianco.
La settimana seguente passò senza eventi di rilievo.
Era l'ultima settimana di università prima dell’estate, e ne ero contento.
In parte per via delle vacanze, ma soprattutto perché significava che non dovevo più preoccuparmi delle lezioni, e la mia mente era libera di rievocare la mia sculacciata e le sue conseguenze.
Non riuscivo a togliermi il pensiero dalla testa.
Ero ancora molto scosso, e la mia mente si rifiutava di prendere pienamente atto di ciò che avevo sentito.
Comunque, col passare dei giorni comincia a calmarmi. Dopo tutto, ero ormai sicuro che fosse stato solo un episodio sporadico. Sarei stato molto attento a comportarmi bene per un po’, ma ero sicuro che tutto sarebbe andato bene.
Quando tornai a casa dall’università il venerdì, pensavo alla lunga estate che mi aspettava e a tutte le cose che avrei potuto fare.
Il mio buon umore tuttavia si frantumò quando entrai in casa e vidi che mia madre mi stava aspettando in salotto.
Sul tavolino c’erano un paio di riviste porno che avevo comprato di nascosto alcuni mesi prima. Le avevo nascoste sotto il mio letto, ma mia madre doveva averle trovate.
Arrossii ascoltando la predica di mia madre sul fatto di portare questo genere di sudiciume in casa, e su come quelle riviste fossero degradanti per le donne in generale e imbarazzanti per lei in particolare.
Alla fine mi disse: “Adesso vai in camera tua, spogliati nudo, torna giù e mettiti nell’angolo con le mani sulla testa. Aspetterai in quella posizione finché torna tuo padre!”
Ero scioccato, ma obbedii in fretta, e in pochi minuti ero nudo nell’angolo, le mani sulla testa e rosso di imbarazzo. Mia madre si sedette in poltrona a leggere una rivista.
Le più disparate sensazioni mi passavano per la testa.
Era ovvio che sarei stato frustato di nuovo. Si sarebbero divertiti ancora? Era possibile che mia madre fosse andata a cercare apposta nella mia camera per trovare una scusa per punirmi?
Mentre pensavo queste cose, mi accorsi con orrore che stavo avendo un'erezione. Pregavo che mia madre non lo notasse, e mi domandavo come avrei potuto sbarazzarmene quando mio padre tornò a casa.
Il suo arrivo, e la successiva spiegazione adirata di mia madre mi fecero perdere immediatamente l’erezione. Sembravano entrambi veramete arrabbiati, e io cominiai a preoccuparmi dell’imminente castigo.
Quando mia madre finì di parlare, mio padre si rivolse a me e disse: “Avevo sperato che non avremmo dovuto rifare questo così presto. Ma a quanto pare dobbiamo, per cui vieni qui e sdraiati sulle ginocchia di tua madre. Sbrigati!”
Mi spicciai ad assumere la posizione che mi era stata ordinata.
Immediatamente mia madre cominciò a sculacciarmi molto duramente. Stavolta senza farmi nessuna predica, solo sculacciandomi violentemente, con schiaffi duri e pungenti che piovevano implacabili sulle mie natiche.
Mi contorsi e mi rigirai, ma senza nessun risultato. Mia madre mi lavorò metodicamente natiche e coscie, fino a che mi parve di averle in fiamme.
Poi mi spinse via.
“Va bene, Ugo, ora alzati e piegati in avanti. Tuo padre adesso ti frusta con la cinghia!”
Mi alzai, mi piegai in avanti e mi afferrai le caviglie.
Quasi immediatamente sentii la cinghia di mio padre fischiare nell'aria e abbattersi sulle mie natiche.
Grugnendo all’impatto, tentai di mantenere la mia posizione mentre una scarica di cinghiate si abbatteva sul mio sedere nudo.
Goccie di sudore mi colavano lungo le gambe, e mio padre continuava a frustarmi, ansimando a ogni cinghiata. Mi guardai alle spalle, e vidi mia madre fissare intentamente il mio fondoschiena.
Era rossa in viso, il suo seno si alzava e abbassava, e anche lei stava ansimando. Mio padre mi somministrò un’altra trentina di cinghiate micidiali sul culo, poi si fermò e mi ordinò di andare in camera mia.
Corsi fuori dal salotto e chiusi la porta.
Feci pochi passi verso le scale, poi mi fermai, e ritornai silenziosamente verso il salotto.
Volevo sentire quello che dicevano.
“Mio Dio, è stato eccezionale!” disse mia madre
“Louise, sei veramente una birichina,” disse mio padre ridacchiando sotto voce, “quand’è che hai trovato quelle riviste?”
“Oh, un paio di settimane fa. Pensavo di non dovermene immischiare, visto che tutti ragazzi della sua età sono curiosi di sesso. E poi non è quelle riviste contenessero niente di estremo. Ma mi è sembrata una buona scusa per sculacciarlo.”
“E perché volevi sculacciarlo di nuovo?”
Mia madre fece un risolino molto sexy e disse: “Perché sculacciarlo I fa bagnare la fica, e irrigidire i capezzoli. E poi perché fa eccitare anche te, e te lo fa venire grosso e duro. E quando tu sei duro e io sono bagnata mi scopi come un Dio! Dai caro, vieni qui e lasciati tirare giù I pantaloni! La mia fica ha bisogno di essere riempita immediatamente!”
Rimasi ad ascoltare i suoni dei miei genitori che si svestivano, con il pistolino stretto nella mano e uro come una roccia.
Era stata tutta una farsa.
Mia madre sapeva delle riviste e non gliene importava niente: voleva solo sculacciarmi!
Al di là della porta, cominciai a sentire i suoni dei miei genitori che scopavano, mia madre che ansimava e gemeva.
Presi a pomparmi il pistolino rigido, e ad ascoltare mio padre.
“Oooh, sì Louise!”
“Montami, caro! Ooooh!”
“Puttanella pervertita! Non riesce a venire senza sculacciare I ragazzini. Deve picchiare suo figlio per bagnarsi!”
“AAAAHHH !”
Mia madre ridacchiava a queste parole, e ovviamente si eccitava ad ascoltarle. Era troppo per me, e venni riuscendo a malapena a trattenere nella mano la mia colossale sborrata.
Salii rapidamente le scale, con il suono della scopata frenetica dei miei genitori che ancora mi ronzava nelle orecchie.
* * *
Nei seguenti due o tre giorni non successe molto.
Mia madre e mio padre erano fuori tutto il giorno, e io avevo la casa tutta per me. Passavo la maggior parte del tempo in camera mia, in un alternarnarsi di assalti di terrore e masturbazione frenetica. Il fatto che i miei genitori si eccitassero sculacciandomi, che avevano addirittura inventato una scusa per farlo, mi spaventava a morte. La nozione era troppo strana per riuscire ad accettarla. Allo stesso tempo, però, mi accorgevo che la cosa eccitava anche me. Ogni volta che ci pensavo finivo per masturbarmi fino quasi a svenire. Ero assolutamente esterefatto all’idea che la cosa mi eccitasse tanto. Mi rendevo conto che il dolore delle botte non mi piaceva, ma c’era qualcosa nell’essere umiliato a quel modo che davvero mi stimolava. Il senso di impotenza, di sottomissione, era altamente erotico!
Non riuscivo a credere di avere questi pensieri! Era persino più sconvolgente di quello che i miei genitori pensavano e facevano.
Un pomeriggio, mentre ero perduto in una di queste fantasticherie, sentii mia madre entrare in casa. Rapidamente, mi rimisi il pistolino nelle mutande e scesi a salutarla.
Mi diede un bacio, e mi ha chiese di mettere la teiera sul fuoco mentre lei si cambiava. Andai in cucina, e presto lei mi raggiunse indossando un vestito estivo leggero.
Cominciò a guardarsi intorno con un’espressione di notevole fastidio. “Mio Dio, questo posto è un porcile, Ugo! Non avresti almeno potuto far andare la lavapiatti? Hai avuto tutto giorno per farlo!”
“Mi dispiace, mamma”, risposi in fretta, “tu però non mi avevi chiesto di farlo.”
Il mio pistolino cominciò a pulsare. Mi domandavo se sarebbe successo di nuovo. La mia pelle formicolava di eccitazione e un fremito di paura mi percorse la spina dorsale.
“Non dovrei avere bisogno di domandartelo! Non sei stupido. Perché non sei un po’ più servizievole?”
Il cuore cominciò a battermi più forte. Ero sicuro che stavo per prendere un’altra sculacciata.
“Evidentemente hai bisogno di un’altra lezione su come comportarti. Togliti I pantaloni e le mutande, e sdraiati sul tavolo!”
Feci come mi disse, stando attento a dare le spalle a mia madre perché non vedesse la mia erezione.
Mi piegai rapidamente sul tavolo, con le gambe ben chiuse così che il mio pistolino non fosse visibile. Ce l’avevo durissimo, e il glande che premeva sotto il piano del tavolo non faceva che accrescere la mia eccitazione.
Il sudore stava già cominciando a colarmi sulle coscie.
“Adesso, che cosa possiamo trovare per insegnarti le buone maniere? Ah sì, proviamo con il battipanni. Era quello che mia madre usava su di me.”
Poi mi si avvicinò, mi afferrò per il collo, e mi colpì le natiche nude con il battipanni.
Gridai, sorpreso per il male che faceva.
“Mmmm!” Smack! “Fa male, non è vero?” Smack! “Forse questo …” Smack! “ … ti insegnerà …” Smack! “ … a essere più …” Smack! “ … servizievole … “ Smack! “ … in … “ Smack! “ … casa!” SMACK!
Boccheggiavo e grugnivo a ogni colpo, mentre il glande sfregava contro la superficie ruvida del tavolo. Ero contento che non mi avesse ordinato di stendermi sulle sue ginocchia.
La sculacciata che mia madre mi stava somministrando venne interrotta dall’arrivo di mio padre. Lei gli spiegò perché mi stava sculacciando. Mio padre mi ordinò di tirare su i miei pantaloni da terra e di andare in camera mia.
Li raccolsi facendo attenzione a usarli per coprirmi il pistolino ancora duro.
Mentre gli passavo davanti, mi fermò.
“Ugo, to avviso. La prossima volta che dobbiamo picchiarti, ti mando in garage a prendere una canna, chiaro?”
Accennai silenziosamente, mentre il pistolino mi saltellava al di sotto dei pantaloni. Uscii chiudendomi la porta di cucina alle spalle, e mi misi ad ascoltare speranzoso.
“Per cui, qual’era la scusa stavolta?” domandò mio padre in tono malizioso.
Mia madre rise.
“Beh, ho passato tutto il giorno così eccitata da non crederci. Per cui ho pensato di fare qualcosa per bagnarmi per bene, e per fartelo diventare duro nel momento stesso in cui fossi entrato.”
“Ah, davvero?”
“Ha funzionato, te lo posso assicurare!”
“Bene!”
“Non ho niente sotto il vestito, per cui perché non mi fai piegare sul tavolo, mi sollevi il vestito, e mi monti alla pecorina? Ho voglia di farmi dare una bella sbattuta rapida prima di mettere su la cena!”
Mi avvolsi il pistolino nelle mutande e cominciai a masturbarmi mentre li ascoltavo scopare.
Venni più o meno allo stesso tempo, e stavo per andarmene di sopra quando sentii mia madre chiedere: “Dicevi sul serio prima? Hai davvero intenzione di frustare Ugo con la canna?”
“Ti piacerebbe se lo facessi?”
“Oh sì! Sarebbe meraviglioso. Ma lo voglio frustare anch’io. Potremmo dargli venti colpi a testa!”
“Hmmm. E che cosa sei disposta a fare per guadagnarti il privilegio di bastonarlo?”, mio padre la stava stuzzicando, lo sentivo dal tono della sua voce.
Mia madre rise.
“Dimmi che cosa te ne pare. Accusiamo Ugo di qulache cosa, lo frustiamo entrambi, e poi lo mandiamo in camera sua. Poi spalmo di olio questo gran bell'uccellone e tu me lo sbatti nel culo. Che te ne pare?”
Il mio pistolino si mise sull’attenti non appena sentii queste parole. Mia madre che offriva favori sessuali a mio padre perché lui lasciasse le permettesse di bastonarmi! Mia madre pronta a farsi inculare!
Passai i giorni successivi in uno stato di aspettazione terribile. Terribile ma anche deliziosa. Sapevo che l’avrebbero fatto. Fra poco avrebbero trovato una scusa per bastonarmi.
Da bambino ero stato sculacciato e anche frustato con la cinghia. Ma la canna era una cosa del tutto ignota. Non avevo idea di come potesse essere.
Ma stavo gradualmente accettando l’idea che umiliazioni e punizioni mi eccitavano davvero. Mi ci volle un notevole sforzo per ammetterlo a me stesso, ma del resto era vero.
L'immagine mentale di me stesso nudo e piegato in avanti mentre venivo bastonato vigorosamente dai miei genitori mi faceva venire il pistolino duro come non mai. A questo si aggiungeva la sotiile emozione di immaginare che cosa sarebbe successo dopo la mia punizione. Mi immaginavo in piedi dietro la porta del salotto, con il culo rosso e in fiamme, a masturbarmi come un demente mentre ascoltavo mia madre prenderlo su per il culo.
Quella immagine mi faceva venire a ripetizione.
Il prossimo fine di settimana cominciavano le vacanze. I miei genitori avevano affittato una piccola villetta in Scozia. Man mano che il fine settimana si avvicinava, e sere diventavano sempre più piene di attività mentre fervevano I preparativi per la partenza. I miei genitori sembravano tenerci molto a preparare tutto per tempo, per quanto non riuscissi a spiegarmi il motivo di tanta fretta. Venerdì, sembrava che tutto fosse pronto. Io stavo preparando la mia borsa, quando mia madre è entrata in camera mia.
“Ugo! Non hai ancora fatto niente? Vogliamo partire di buon'ora domani, e tu non hai ancora finito di fare la tua borsa! “
La testa cominciò a ronzarmi. C’eravamo!
Era per questo che i miei genitori avevano tanta fretta: volevano avere il tempo di bastonarmi e poi fottere come ricci!
Balbettai una scusa, mentre mio padre si affacciava alla mia porta per vedere se c’era qualcosa che non andava.
Mia madre gli disse rabbiosamente che non avevo ancora finito di preparare la mia borsa. Mio padre sospirò.
“Ugo, ti avevo detto che cosa sarebbe successo se avessi continuato a comportarti male. Vai nella legnaia a prendere una canna, una di quelle lunghe un metro. E portala nel mio studio.”
Mi incamminai verso la legnaia respirando a malapena. Il mio intero corpo vibrava di eccitazione. Il pistolino mi si indurì da bestia appena entrai nella legnaia.
C’erano una mezza dozzina di canne appoggiate contro il muro, di quelle che mia madre normalmente usava per sorreggere I cespugli in giardino.
Rimasi per qualche secondo a chiedermi quale avrebbe fatto meno male, ma alla fine ne arraffai una qualsiasi e mi affrettai a ritornare in casa.
Non vedevo l’ora di far cominciare questa nuova “scena”, adesso che i miei genitori avevano fatto la loro mossa.
Appena entrato nello studio vidi mio padre e mia madre in piedi che mi stavano aspettando.
L'aria era carica di anticipazione. Tutti e tre, seppure ognuno in modo differente, aveva agognato questo momento. Mio padre mi ordinò di denudarmi.
Avevo sperato di potermi svestire appena prima di dovermi piegare in avanti, in modo da non far vedere che avevo il pistolino duro. Mentre mi spogliavo lentamente, provai disperatamente a pensare a qualcosa che me lo facesse smollare, ma senza esito. I miei genitori mi guardarono esterefatti per un momento, incapaci di credere ai propri occhi, poi mio padre mi ordinò di piegarmi sopra la scrivania.
Mentre obbedivo, vidi una bottiglia di olio per bambini sotto il piano della scrivania, e il mio pistolino si indurì ancora di più ricordandomi quello che mia madre aveva promesso a mio padre.
“Prenderai venti frustate da me, e venti da tua madre. Questo dovrebbe insegnarti a essere più servizievole. Poi tornerai in camera tua a prepare I tuoi bagagli”.
Fremevo di eccitazione, aspettando la prima frustata. Poi mio padre disse “Uno”, e sentii la canna fischiare nell’aria.
Mi esplose sul culo e io urlai mentre sentivo che la frustata mi lasciava una vescica bruciante sulle natiche.
“Due” grugnii e mi dibattei contro la scrivania.
“Tre” urlai irrigidendomi.
“Quattro” gemetti mentre le ginocchia mi si piegavano.
“Cinque” dissi digrignando i denti e stringendo le natiche.
E via così altre 15 interminabili volte.
“Venti” gridai alla fine accasciandomi sulla scrivania.
“E’ il tuo turno, Louise”
Mia madre mi somministrò altre venti frustate sul culo già tremolante. Ululai a ogni colpo, contorcendomi contro il ripiano di cuoio della scrivania. Dopo l’ultimo colpo, cercai di raddrizzarmi, ma mia madre mi picchiettò il sedere con la punta della canna.
“Ah, ah, ah! Non così rapido, Ugo. Quello era solo per non essere servizievole e per non aver fatto I tuoi bagagli. Adesso c’è c'è da sistemare la faccenda dello … ehm … stato in cui eri mentre ti stavi spogliando”. Avvampai, e il mio pistolino fu percorso da un guizzo.
“Non puoi mostrarti così davanti a tua madre e sperare di farla franca. Perciò penso che ti meriti altri sei colpi di canna. E questa volta li conterai, e dirai “Grazie mamma” dopo ciascuno. Capito?”
Senza parlare accennai col capo, imbarazzato ed eccitato al tempo stesso.
Thhwwaackk!
“Aaah! Uno, grazie mamma!”
Ssswwhaackk!
“Oooowww! Due, grazie mamma!”
Thhwwaackk!
“Uuunngh! Tre, grazie mamma!”
Ssswwhaackk!
“Aaaoow! Quattro, grazie mamma!”
Thhwwaackk!
“Aaaiiee! Cinque, grazie mamma!”
Ssswwhaackk!
“Ooooaaw! Sei, grazie mamma!”.
Crollai sulla la scrivania, ansimando, con il pistolino che mi pulsava quasi quanto il culo. Mio padre mi ordinò di raccogliere I miei vestiti e di andare di sopra. Uscii chiudendomi la porta alle spalle, e mi incamminai verso le scale. Ma anziché ritornarmene in camera mia, lasciai cadere I miei vestiti, afferrai le mutande, e ritornai verso la porta dello studio facendo il più piano possibile. Facendo molta attenzione, mi inginocchiai dietro la porta e presi a origliare. Sentii mia madre ridere.
“Mio Dio, è stato terribilmente eccitante, non è vero? Perché credi che avesse un’erezione?”
“Una reazione piuttosto normale”, le rispose mio padre. “Ai ragazzi della sua età viene duro per una seria di ragioni e nelle situazioni più improbabili. Mi ricordo che diventava duro anche a me quando mio padre mi frustava. Non preoccuparti.”
“Oh, non sono preoccupata, solo curiosa. Inoltre, mi ha dato una scusa per frustarlo di più!”
“ Sì, ho visto. Povero ragazzo. Hai goduto a umiliarlo così?”
“Oh sì, da impazzire! Penso che potrebbe diventare una routine abituale.”
“Birichina! Forse dovrei usare la canna anche sulle tue natiche!”
Mia madre squittì.
“No! Ma puoi usare il tuo cazzone. Vieni qui che te lo ungo.”
Presi a masturbarmi febbrilmente nell’udire dei rumori oscenamente sguiscianti dietro la porta.
La frase “routine abituale” non mi era sfuggita, ed ero entusiasta all'idea di umiliazioni regolari.
Poi sentii mia madre parlare di nuovo.
“Ooooohh. Così! Fallo scivolare dentro lentamente … Oooooohhh, sì! Dentro del tutto … mmmh! Lascialo lì un minuto, fammi abituare alla sensazione di essere riempita!”
Questo era troppo!
Fantastiche immagini mentali dei miei genitori avvinghiati l’uno all’altro cominciarono a percorrermi il cervello, e venni, spruzzando giganteschi fiotti di sborra nelle mutande che avevo accuratamente posizionato.
Non avevo acora nemmeno finito di venire che il pistolino cominciò a indurirmisi di nuovo udendo nuovi rumori provenire dallo studio.
Rumori ritmici e sguiscianti di pelle che sbatte contro pelle, mescolati con urla roche di mia madre.
“Aaaaahhh! Oh, sì! Inculami tesoro! Sbattimi quel bell'uccellone su per il culo! Oooooohhhh! Più forte, caro, più forte! Aahhh … siiiì! Sfondami l’ano! Mmmmmmm. Oooh, sì! Oh, scopami! Scopa il buco del culo di questa troia perversa! AAAHHH !”
Tutti e due presero a gemere e a grugnire insieme, e io grugnii con loro mentre mi svuotavo I testicoli una seconda volta, sopraffatto dai suoni incredibili che sentivo e dalle immagini che mi passavano per la testa.
Poi I rumori cessarono, e silenziosamente me ne tornai in camera.
Il giorno dopo partimmo per le vacanze.
Il viaggio fu molto tranquillo, e per quanto sedere comodamente in macchina fosse difficile col culo che ancora mi bruciava.
La villetta che mia madre e mio padre avevano affittato era molto graziosa, in una foresta, vicino a un ruscello, e parecchie miglia lontana da tutto il resto.
Di solito condividevo il desiderio dei miei genitori di reclusione e pace durante le vacanze, ma questa volta con un senso di paura.
Che cosa mi avrebbero fatto qui, senza nessuno intorno e senza pericolo che nessuno sentisse?
Sembrava comunque che le mie paure fossero destinate a rivelarsi infondate.
Nei giorni seguenti le vacanze procedettero normalmente. Visitammo
Abbiamo visitato castelli, facemmo passeggiate, poi compere e tutto andava liscio.
La mia fissazione di essere punito diminuiva sempre più con il passare del tempo, e cominciai a rilassarmi e a godermi le vacanze.
Smisi di aspettare ansioso nuove sessioni punitive, e di sentire il bisogno di riempire ogni momento di solitudine con masturbazioni frenetiche sogni a occhi aperti.
Mercoledì decisi di restarmene in casa a leggere uno dei libri avevo comprato il giorno precedente.
I miei genitori approvarono l’idea, e dissero che avrebbero colto l'occasione di visitare un centro di artigianato locale e una distilleria.
Passai una giornata rilassata leggendo, finché mia madre e mio padre tornarono a casa sul pomeriggio tardi.
Il giorno era stato caldo, e il ritorno a casa abbastanza sgradevole perché in macchina faceva molto caldo.
I miei si sedettero in soggiorno e mi chiesero di portargli una bevanda fredda.
Versai due bicchieri di limonata e glieli portai.
Ne diedi uno a mio padre, ma mentre mi giravo per dare a mia madre il suo, inciampai in qualcosa.
Caddi in avanti, rovesciando la limonata addosso a mia madre, che si alzò di scatto gridando.
Mi guardai intorno per vedere come avevo fatto a incespicare, ma non c’era era niente sul pavimento.
Allora mi resi conto che doveva essere stato mio padre a farmi inciampare.
Non poteva essere stato un caso: doveva aver allungato la gamba apposta.
Mi avevano incastrato di nuovo!
Mia madre andò in camera a cambiarsi, mentre mio padre mi ordinò di denudarmi.
Quando mia madre riemerse con un vestito nuovo, io ero già nudo in piedi in mezzo al soggiorno, cercando futilmente di celare il mio pistolino durissimo.
“Gli hai già fatto vedere che cosa abbiamo comprato?” domandò mia madre.
“No,” rispose mio padre.
“Perché non lo prendi e glielo fai vedere?” disse mia madre con un sorriso da un orecchio all'altro mentre infilava una mano in una delle borse che avevano comprato.
Mi mancò il fiato quando la vidi estrarre uno scudiscio dalla borsa.
Era una lingua di cuoio nero intrecciato, spesso e pesante, lunga circa due metri.
Mia madre sorrise notando la mia reazione.
“Vedo che sai cos’è questo.” mi disse.
“Il padrone della bottega dove l’abbiamo comprato ha detto che è la cosa più adatta per ragazzi che non sanno come comportarsi”. Attraversò il soggiorno e si mise davanti a me.
“Allora, penso che sia venuto il momento di chiedere scusa. Voglio che tu mi chieda scusa per quello che hai fatto, e che mi domandi gentilemente di punirti.”
Arrossii, imbarazzato sia per per l'umiliazione che per il fatto che mi eccitava.
“Per favore mamma,” ho balbettato, “mi d-dispiace di averti rovesciato adosso la limonata. Per favore, p-puniscimi!”
Mia madre guardò ostentatamente la mia erezione.
“E non c’è nient’altro per cui dovresti chiedermi scusa? Ti ho avvertito l’ultima volta, ti ricordi no?”
Diventai paonazzo, e la guardai implorante.
“Su, Ugo, sto aspettando.”
Mia madre sorrise in modo malvagio, ovviamente compiaciuta del mio imbarazzo.
“M-m-mi dispiace che ho un’e-e-erezione.” mormorai, incapace di guardare mia madre negli occhi. “Per favore, p-puniscimi!”
“Certo che ti puniremo, visto che lo hai domandato così gentilemente. Piegati sul sofà, metti le mani sul bordo così puoi mantenere la posizione.”
Feci come mi era stato ordinato, e poi sentii mia madre dire “Caro, comincia tu. Lo voglio “ammorbidito” per bene così che letteralmente urli quando lo frusto io.”
Mio padre prese lo scudiscio e si mise dietro di me.
Aspettò qualche secondo, lasciandomi sudare in anticipazione, poi sentii lo scudiscio fischiare nell’aria.
Il cuoio pesante si abbattè sul mio sedere, e io grugnii in agonia.
Di nuovo lo scudiscio di cuoio mi si schiantò sulle natiche e l’impatto mi fece sbilanciare in avanti.
Mio padre si fermò e disse “Tirati su. Sporgi in fuori bene il sedere così che possa frustartelo come si deve.”
Mia madre fece un risolino mentre obbedivo, spingendo in fuori il mio posteriore.
Soddisfatto, mio padre riprese a calarmi lo scudiscio sulle natiche.
Gridai e lui mi colpì di nuovo.
L’impatto della lingua di cuoio mi causava un dolore sordo e pulsante.
Avevo le natiche in fiamme.
Dopo dodici colpi, mio padre si fermò e diede lo scudiscio a mia madre
Mia madre mi ordinò di alzarmi e di girarmi.
Poi mi disse: “Di grazie a tuo padre per averti frustato!”
“Grazie per avermi frustato” dissi io, sommessamente, paonazzo di vergogna.
Mia madre fece un altro risolino.
“Ora chiedi a me di punirti, e cerca di essere cortese!”
“Per favore Mamma, puniscimi, per favore?” dissi rapidamente.
“Non male, ma un po’ scialbo” disse mia madre
“Ti sei comportato molto un bambino di recente, per cui penso che dovresti anche parlare come tale. Per esempio, prova a dire ‘Per piacere, per piacere Mamma, dai al mio culetto nudo birichino le botte che si merita?' con una vocina da bambino. Muoviti!”
Guardai mia madre allibito.
Allibito, e impaurito, perché il pistolino mi si era indurito di nuovo all’idea di chiedere la frusta come un ragazzino.
Volevo quell’umiliazione!
Nel falsetto migliore che mi riuscì di fare dissi: “Per piacere, per piacere Mamma, dai al mio culetto nudo birichino le botte che si merita?”
Mia madre rise.
“Certamente, piccolo monello. Ora piegati in avanti e solleva bene in aria quelle natiche birichine. Voglio che tu sia gentile e cortese con me mentre ti batto. Dopo ogni frustata voglio che tu mi dica ‘Grazie Mamma, posso averne un’altra?’ Chiaro?”
“Sì”, balbettai.
E mia madre mi somministrò la prima frustata sul sedere.
Thhwwaackk!
“Aoowww! Grazie mamma, posso averne un’altra?”
Smmmacckk!
“Ooowww! Grazie mamma, posso averne un’altra?”
Wwhhhackk!
“Aaiiee! Grazie mamma, posso averne un’altra?”
Continuò così per altre sette frustate, poi mia madre si fermò. Il sudore mi colava lungo le gambe ed il mio fondoschiena bruciava e pulsava. Mi sentivo battuto, umiliato, e terribilmente eccitato. Volevo questa battuta e allo stesso tempo ne avevo paura.
Mia madre disse: “Mmmh, il tuo sedere comincia ad arrossirsi per bene. Ma ho bisogno di qualche incoraggiamento per andare avanti abbastanza da farti venire le vesciche. D’ora in poi, dirai ‘Per favore mamma, picchiami più forte dopo ogni frustata. Capito?” Grugnii e mia madre riprese a frustarmi.
Crracckk!
“Aiieee! Per favore Mamma, picchiami più forte!”
Whhacckk!
“Ooaaww! Per favore Mamma, picchiami più forte!”
Thwwackk!
“Unnghh! P-per favore mamma, picchiami più forte!”
Wwhhhackk!
E di nuovo, mia madre continuò fino a che mi ebbe rifilato altre dieci scudisciate. Quando si fermò caddi in ginocchio, incapace di mantenere la posizione più a lungo. I miei muscoli erano indolenziti, il mio sedere in fiamme e il mio pistolino pulsante, benchè non più duro. Ero imbarazzato, spaventato e eccitato allo stesso tempo.
Mi sentivo confuso e impotente, mentre aspettato di scoprire che cos’altro mia madre aveva in serbo per me. Mi ordinò di alzarmi in piedi e di mettermi sull’attenti, e io obbedii. Appena fui sull’attenti, con il sudore che mi correva lungo il corpo, mia madre mi girò lentamente in torno, accarezzando lo scudiscio. Mio padre era seduto in un angolo del soggiorno, e guardava intento la scena.
Era sdraiato sulla poltrona, e io notai chiaramente una protuberanza nei suoi calzoni. Ci godeva nel vedere mia madre umiliarmi, era ovvio. Aspettai nervosamente mentre mia madre mi girava intorno. Mi sentivo stanco ora. La mia eccitazione stava lasciando il posto alla paura.
Il mio pistolino penzolava molle in mezzo alle mie gambe, per una volta tanto, e io pregavo che mia madre si limitasse a mandarmi in camera mia. Per una volta tanto, non sentivo nemmeno il bisogno di mettermi dietro la porta ad ascoltarli scopare.
“Va bene Ugo, ti sei pentito di avermi rovesciato la limonata adosso?”
Accennai di sì con la testa.
Lo scudiscio si abbattè di nuovo sulle mie natiche, e io saltai in avanti.
“Se volevi dire ‘Sì mamma’ allora dillo come si deve!” ringhiò mia madre.
“Sì mamma!” dissi in fretta.
“Meglio!”
“Sei stato molto sbadato, non è vero? “
“ Sì mamma!” Di nuovo lo scudiscio mi frustò le natiche, facendomi urlare e contorcere.
“Dillo come si deve!”
“ Sì mamma sono stato molto sbadato, mamma, mi dispiace mamma!” balbettai.
“E ti sei pentito per esserti presentato davanti a me con un’erezione, non è vero? “
“S-sì, mamma!” balbettai, arrossendo.
Mia madre mi diede un’altra scudisciata.
“Ho detto di dire le cose come si deve! Vuoi un’altra battuta? E’ questo che vuoi?”
“No mamma, no, non voglio un’altra battuta. P-per piacere mamma, mi dispiace che avevo un’erezione davanti a te!” piagnucolai.
Ero quasi in lacrime ora, l'imbarazzo era quasi troppo.
“Tuo padre dice che è una reazione normale quando uno viene spogliato e punito, che non è una cosa volontaria, vero?”
“S-sì, mamma” dissi, grato per la scusa che mi aveva appena fornito.
“Mi dispiace mamma, non posso farci niente mamma”
Mia madre mi si parò dinnanzi, e disse soavemente “Perciò, non è perché ti piace denudarti?” “No mamma!” balbettai, scioccato all’idea che mia madre avesse potuto pensarci ed essersi resa conto di quello che provavo.
La mia faccia arrossì di un violento senso di colpa.
“Quindi non sei uno di quei perverti a cui piace mostrare il pene alla propria madre?” “No mamma, non sono un pervertito mamma!”
Per quanto il fatto che il pistolino cominciava a indurirmisi togliesse un tantino di credibilità a quest’ultima affermazione!
Non riuscivo a evitarlo; mia madre era così vicina che sentivo il suo alito sulla mia faccia.
Lo sguardo intenso che mi stava rivolgendo e il tono languido della sua voce avrebbero fatto eccitare chiunque, specialmente chiunque si fosse trovato nudo di fronte a lei. Mia madre si mosse e si mise al mio fianco. Si avvicinò e mi bisbigliò nell’orecchio.
“Ti piace farti frustare allora?” Il mio pistolino pulsò e si irrigidì, la mia faccia si arrossò di nuovo, e io quasi persi il controllo in preda al panico.
“N-n-no, mamma” dissi.
“Allora non ti piace farti mettere sopra le ginocchia della mamma come un bambino birichino?”
“N-no, mamma”
Il mio pistolino era di nuovo duro, e capii che il gioco era fatto. Doveva sembrarle ovvio che stavo mentendo. Ma stavo davvero mentendo? A quel punto non sapevo io stesso se era vero o no. Le battute facevano male, e certamente non mi piacevano, ma ho in qualche modo le desideravo. Godevo a essere trattato come un ragazzino e a essere umiliato.
“Non ti piace farti picchiare il culetto dai tuoi genitori?”
“N-no, mamma. Non mi piace.” dissi.
Mia madre si piazzò davanti a me, e guardò il mio pistolino eretto.
“Sei in erezione di nuovo!” gridò.
“Allora ti piace essere picchiato, non è vero?”
“N-no, mamma!” la implorai “No, davvero mamma, no!”
E anche se mi piaceva, di certo non avrei mai avuto il coraggio di dirlo. Dio solo sa che cosa mi avrebbero fatto se avessi detto di sì.
Ero davvero spaventato adesso, e il mio pistolino cominciò ad afflosciarsi di nuovo.
Fortunatamente mio padre si intromise e disse “Basta Louise, credo che sia sufficiente. Vai in camera tua Ugo. Ti chiameremo quando il pranzo è pronto “
Mi affrettai a ubbidire, e uscii chiudendomi la porta alle spalle, ma non del tutto.
La mia stanza dava sul soggiorno, e volevo sentire che cosa mia madre e mio padre si sarebbero detti, questa volta più per curiosità che per desiderio sessuale.
“Perché mi hai fermato?”, domandò mia madre “Ci stavo davvero prendendo gusto. Le mie mutandine sono fradicie!” disse ridendo.
“Stavi esagerando, Louise.” rispose mio padre.
“Non ho niente in contrario a che tu lo umilii un po’, di fatto mi eccita da matti, ma ci sono limiti. Gli farai venire dei complessi se esageri. Comincerà a piacergli, e poi che cosa succederà?”
Mia madre rise.
“Sarebbe formidabile! Potremmo suonargliele di santa ragione ogni volta che vogliamo!” aggiunse in tono malvagio.
“Sto parlando sul serio, Louise” ribattè mio padre in tono severo. “Se vogliamo continuare con il nostro giochetto, dobbiamo stare attenti a non esagerare. Frustarlo di tanto in tanto mi eccita, così come eccita te, lo sai. Mi piace vedere le sue natiche stringersi quando lo frusto, e davvero mi eccita guardarti mentre tu lo frusti, ma non dobbiamo esagerare. Di certo non vogliamo che sospetti che ci eccita frustarlo. Dio solo sa che che cosa accadrebbe se se ne accorgesse.”
Mio padre smise di parlare, ma mia madre rimase silenziosa.
“Dopo tutto Louise, sai bene che cosa succederebbe se Ugo lo raccontasse a qualcuno.”
“Hai ragione, caro” rispose mia madre
“Non preoccuparti, cercerò di contenermi. Per quanto non sappia come. Ogni volta che mi vedo davanti quel culo bianco e levigato provo un impulso irresistibile di picchiarlo fino a farglielo diventare viola!”
Rabbrividii, e il pistolino mi si ingrossò.
Mi eccitava sentire mia madre parlare così, mi eccitava provare un fremito di terrore sapendo quanto le piacesse infliggere dolore e umiliazione su di me.
Li sentii baciarsi e poi alzarsi.
“Allora su, vieni gattina in calore. Andiamo a letto ché voglio fottere la tua fichina perversa fino a farla miagolare”
I giorni seguenti furono abbastanza piacevoli, e riuscii a dimenticare - sia pure solo fino a un certo punto - la situazione che andava svolgendosi.
La mia unica preoccupazione era che, stavo di nuovo sognando a occhi aperti di essere picchiato da mia madre.
La notte a letto mi masturbavo immaginando che lei mi frustasse e umiliasse.
Mi turbava accorgermi quanto queste immagini fossero potenti, ma non potevo fare a meno di pensarle. Fortunatamente, nella realtà non successe niente che potesse rinforzare questi miei miei sogni. Le vacanze procedevano tranquille.
Mia madre e mio padre si comportavano come se non fosse accaduto nulla, e continuavamo a comportarci come qualsiasi altra famiglia.
Visitammo i soliti posti, compreso un castello che volevo vedere in modo particolare. Quello che li avevo sentiti dire stava cominciando a rendere la situazione più facile. Il fatto che non volessero farmi troppo male, che si preoccupavano per me, mi faceva sentire molto meglio. Sapevo che si curavano ancora di me: solo avevano questa perversione di picchiarmi.
Cominciai persino ad aspettare con trepidazione la prossima ‘sessione’. Può darsi che questo non fosse esattamente normale, e avevo ancora delle riserve circa l’intera faccenda, ma perlomeno adesso mi sentivo più sicuro. In definitiva, pensavo, non sarebbe successo niente di troppo spaventoso.
Nei giorni seguenti le nostre escursioni furono interrotte da un periodo di pioggia. Dopo qulache giorno passato in casa, andammo in città a comprare della carne, perché mia madre aveva deciso di cucinare qualcosa di speciale.
La cena fu eccellente, e innaffiata da un ottimo vino che I miei genitori avevano comprato per l’occasione. Dopo mangiato, mia madre e mio padre tirarono fuori il whisky che avevano comprato quando avevano visitato la distilleria locale.
Ne bevetti un goccino anch’io, e la combinazione di vino e whisky mi fece venire subito sonno, così che me ne andai a letto presto e mi addormentai rapidamente.
Non so quanto più tardi, venni svegliato da una figura che torreggiava sul mio letto e mi scuoteva. Come aprii gli occhi vidi mio padre, spogliato alla cintura che sorrideva da un orecchio all'altro. Mia madre mi stava scuotendo, e fui sorpreso di notarla indossare soltanto reggiseno e mutandine. Si chinò su di me, e notai che il suo alito odorava di whisky.
“Oooh, bene, sei sveglio. Vieni, alzati. E’ l’ora della punizione per I ragazzini cattivi.”
Mi girai, e mi tirai su appoggiandomi sul gomito. La sveglia sul mio comodino indicava le 11.15.
Mia madre mi tolse le coperte di dosso, poi mi afferrò per un braccio e mi tirò seduto.
“Immediatamente, voglio dire! Salta fuori da questo letto immediatamente o te ne pentirai!”
Mi alzai di scatto. Ero completamente sveglio adesso, e cominciavo a diventare nervoso.
Chiaramente i miei genitori avevano bevuto troppo, come rivelava il fatto che fossero mezzo svestiti, che avessero la faccia arrossata, e il tono delle voce di mia madre. Considerato quello che era successo in passato quando erano sobri, tremavo all’idea di che cosa sarebbe potuto succedere di lì a poco.
“Togliti il pigiama, Ugo” disse mia madre in tono severo.
“Adesso ti prendi una battuta coi fiocchi! “
Mi tolsi il pigiama e rimasi in piedi nudo.
Mia madre si sedette sul letto, mi fece sdraiare sulle sue ginocchia, e cominciò a sculacciarmi.
“Sei un ragazzino …” Sciack! “ … molto …” Whack! “ … molto …” Craaackk! “ … disubbidiente! Un ragazzino …” Sciack! “ … disubbidiente …” Sciack! “ … che ha bisogno …” Sciack! “ … di una bella …” Craaackk! “ … razione …” Sciack! “ … di sculacciate …” Whack! “ … secche e …” Craaackk! “ … solenni …” Sciack! “ … sul …” Whack! “ … sedere …” Sciack! “ … nudo!” Sciack! Whack! Craaackk!
“Basta Louise, è il mio turno adesso!” disse mio padre.
Mi girai, e vidi che impugnava la cinghia dei pantaloni.
“Subito, caro!” disse mia madre spingendomi via.
Caddi in ginocchio di fianco al mio letto, e mio padre mi ordinò di restare così, e di appoggiare solo il busto sul letto.
Poi cominciò a frustarmi le natiche.
A differenza di mia madre, non mi fece nessuna predica, assicurandosi solo di rifilarmi cinghiate durissime. La cinghia mi esplodeva su natiche e cosce col rumore secco di uno sparo. Gridai e mi contorsi, e a un certo punto mia madre mi afferrò per il collo e mi tenne schiacciato al letto, permettendo a mio padre di non perdere nemmeno un colpo. Mia madre rideva sadicamente.
“Oooh, sì caro, picchialo! Fagli il culetto viola!”
Si avvicinò a me e sussurrò “Mi piace guardare tuo padre che ti frusta! Mi piace vedere la sua cinghia striarti il fondoschiena. Stasera te le suoniamo proprio come Dio comanda! Ti picchiamo fino a farti chiedere pietà! Per quando avremo finito, farai tutto quello che vogliamo!”
Nonostante la situazione, il mio pistolino cominciò a drizzarsi.
La prossimità del corpo semi nudo di mia madre, il suo desiderio umiliarmi e il mio desiderio di essere umiliato erano troppo.
Mia madre si alzò in piedi.
“Basta per ora, caro. Portiamolo in soggiorno.” Mio padre smise di cinghiarmi, e io tentai di alzarmi.
Ma mia madre mi costrinse a rimanere in ginocchio sul il pavimento.
“No, Ugo. I ragazzini disubbidienti camminano a quattro zampe! Muoviti, fila in soggiorno!”
Arrossendo, cominciai a camminare a quattro zampe verso il soggiorno.
Durante l’umiliante tragitto mi voltai per un attimo, e vidi mia madre uscire dalla mia camera strusciandosi contro mio padre. Il quale, a sua volta, le palpò le tette e le infilò una mano nelle mutandine.
Rimasero abbracciati per qualche secondo, baciandosi appassionatamente, poi mia madre guardò verso di me.
Tentai di girare la testa, ma mia madre mi notò.
“Piccolo bastardo! Spiare I tuoi genitori mentre si abbracciano. Alzati e mettiti sull’attenti di fronte a me!”
A fatica, mi tirai in piedi, conscio del mio pistolino che mi dondolava duro in mezzo alle gambe.
Mia madre se ne accorse subito.
“Me lo immaginavo. Un’erezione mentre spii I tuoi genitori. Sei davvero un pervertito!”
“No mamma!” dissi, “Mi dispiace, non volevo!”
Mia madre grugnì.
“Non volevo, eh? Rimettiti in ginocchio e fila in soggiorno, piccolo verme!”
“March!”
Mi rimisi a quattro zampe, e sgattaiolai il più alla svelta possibile verso il soggiorno, seguito da mio padre e mia madre.
“Mettiti in piedi in mezzo al soggiorno!” mi ordinò mia madre.
Obbedii, e mia madre mi si parò davanti.
Mi accorsi che i miei occhi erano costantemente attirati verso la sua scollatura.
Respirava pesantemente, e i suoi seni si muovevano molto visibilmente all’interno del reggiseno.
Il mio pistolino si indurì nonostante il nervosismo che provavo.
Mia madre osservò la mia erezione, Poi mi guardò fisso negli occhi.
“Ti piace guardare tua madre in reggiseno e mutandine, vero? Dì la verità.” La sua voce era bassa, quasi seducente.
Accennai col capo.
“Dillo allora!”
“M-mi piace guardare mia madre in reggiseno e mutandine.” dissi a bassa voce.
“E che effetto ti fa?” miagolò mia madre.
Deglutii.
“M-mi fa … essere un cattivo ragazzino, mamma” Mia madre sorrise da un orecchio all'altro.
“E che cosa si meritano I ragazzini cattivi?” domandò pungolandomi.
“Una buona sculacciata “ dissi, guardandola impotentemente.
“Quasi giusto” ribattè mia madre.
“Quello che si meritano è una battuta coi fiocchi. Non solo una sculacciata, ma un battuta come Dio comanda. Qualcosa che li faccia veramente pentire.”
Allungò la mano ad accarezzarmi la guancia.
L’improvviso contatto mi fece sobbalzare.
“Dillo dunque. Che cosa si meritano I ragazzini cattivi?”
Guardai in direzione di mio padre, chi era seduto sulla poltrona in un angolo del soggiorno.
Sorrideva maliziosamente, e mi accorsi che stavolta non avrei ottenuto nessun aiuto da lui.
Ero in trappola!
Inspirai profondamente e dissi “I ragazzini cattivi si merita una battuta coi fiocchi.”
Mia madre rise in modo sexy.
“Bravo. Adesso chiedimelo gentilmente.”
“Per favore mamma” dissi, “dammi una battuta coi fiocchi”
“Bravo. E perchè hai bisogno di una battuta coi fiocchi? Che cosa hai fatto?”
Come ad incoraggiarmi, la sua mano scese all’altezza del mio pistolino e ne accarezzò la punta.
“Ho avuto un'erezione guardando mia madre in reggiseno e mutandine.” dissi in fretta, arrossendo furiosamente imbarazzato.
“Il che significa che sei un piccolo disgustoso pervertito, non è vero?”
“Sì, mamma. Sono un piccolo disgustoso pervertito.”
Mia madre rise di nuovo.
“Bravo. Adesso inginocchiati ai miei piedi e chiedi di essere punito.”
Mi inginocchiai di fronte a lei.
Così facendo, la mia faccia venne a trovarsi all’altezza del suo pube, e il mio pistolino fremette quando intravidi I peli del suo cespuglio scuro attraverso la seta delle mutandine.
“Per favore mamma, picchiami di santa ragione!” la implorai. “So di essere un piccolo disgustoso pervertito, e devo essere punito! Per favore battimi!”
Mia madre mi guardò, vagamente sorpresa ma ovviamente felice.
“Bravo. Mendichi proprio bene. Va bene, ti batterò. Tirati su e piegati sopra il bracciolo della poltrona.”
Obbedii, e vidi mia madre prendere lo scudiscio.
Poi lo sollevò, e la prima scudisciata mi colpì le natiche con violenza.
Strinsi I denti.
Mi colpì di nuovo, e io gemetti.
“Sudicio marmocchio!”
Thhwwaackk!
“Questo ti insegnerà …”
Thhwwaackk!
“ … a guardare i seni di tua madre!”
Thhwwaackk!
“Piccolo maiale …”
Thhwwaackk!
“ … chiedi perdono!”
Thhwwaackk!
“Aaahhh. Perdono mamma!”
“Dillo di nuovo!”
Thhwwaackk!
“Oooaahh! Perdono mamma, perdono!”
Mia si fermò e si diresse verso mio padre.
“Vieni caro” disse a mio padre, “Continua tu. Sai quanto mi piace vederti picchiarlo. Fallo urlare per me, caro!”
Come mio padre si alzò, mia madre gli porse lo scudiscio, lo abbracciò forte e lo baciò.
Mio padre si mise dietro di me e cominciò a frustarmi. Mi dava colpi lenti e pesanti, e io mi contorcevo e gridavo. Mia madre si sedette sul sofà di fronte a me e si sporse in avanti. La sua faccia era una maschera di gioia mentre guardava mio padre frustarmi collo scudiscio. Presto cominciai a urlare, proprio come voleva mia madre, e notai che la cosa la eccitava moltissimo. La vidi persino infilare una mano nelle mutandine, ma lei la ritrasse non appena si accorse che lo avevo notato.
“Va bene caro, basta. Voglio qualcosa di meglio. Lo voglio vedere davvero umiliato e punito. Voglio qualcosa che non si dimentichi mai.”
“Che cosa hai in mente, cara?” domandò mio padre.
Mia madre ci pensò un momento, concentrandosi.
Aspettai in agonia. Non riuscivo a respirare. Ero disperato di sapere quale altra punizione potesse escogitare. Avevo sperato che avendo bevuto si stancassero presto, ma ovviamente mia madre aveva qualcosa d’altro in mente. Finalmente sollevò lo sguardo e notai un barlume sinistro nei suoi occhi che mi fece rabbrividire.
“Aspettami qui.” disse.
Si infilò nella loro camera da letto e sentii il suono di un cassetto che veniva aperto e di vestiti frusciare. Quando riemerse aveva in mano le cinture delle loro vestaglie e qualcosa che mi parve un paio di calze da donna.
“In piedi Ugo!” disse, e io ubbidii prontamente.
“Ora esci dalla porta posteriore e aspettaci fuori!”
Feci come mi era stato ordinato, uscii e rimasi in piedi nudo in girdino ad aspettarli, con l’aria fresca della notte che raffrescava la pelle surriscaldata del mio fondoschiena.
Le mie natiche erano rosse e calde, e sentivo le vesciche pulsare intensamente. Rimasi lì nell'oscurità, aspettando nervosamente che i miei genitori uscissero. Dopo pochi minuti mia madre e mio padre uscirono, e ambedue avevano uno sguardo di anticipazione bramosa che mi fece rabbrividire. C’era un tavolino da picnic vicino alla porta, e mia madre mi ordinò di piegarmici sopra. Poi mi legò al tavolino usando le cinture e le calze che aveva portato. Mentre mi legava, sentii un strano rumore come di rami che venivano spezzati.
“Che cosa ne dici di questo, Louise, ti va bene?”
E risero entrambi.
Mio padre girò intorno al tavolino e si piazzò davanti a me.
“Guarda Ugo” mi disse.
Sollevai la testa e vidi che impugnava un ramoscello sottile, lungo circa un metro.
Lo fece oscillare, e io tremai vedendolo frustare l’aria e curvarsi, sentendo il fischio minaccioso che produceva.
“Per favore … “ cominciai a supplicare.
“Non quello. No, per pietà!”
Sentii mia madre ridere e la vidi porsi alle spalle di mio padre e abbracciarlo.
Restarono così per un po’, sorridendo da un orecchio all'altro.
“Hai sentito, caro … “ disse mia madre “ … gli piace fare il cattivo e guardare I seni di sua madre, ma non vuole pagare la penitenza”
Risero entrambi di nuovo, mentre io tremavo aspettando che la punizione riprendesse. Volevo solo che la facessero finita presto. La vista di quel ramoscello aveva cancellato qualsiasi traccia di eccitazione sessuale dalla situazione. Ero atterrito all’idea di quanto avrebbe fatto male!
“Certo che … “ disse mio padre in un tono sibillino che mi fece alzare la testa “ … non li hai mai veramente visti, o no? Voglio dire, non propriamente. Per cui non sono sicuro che sia giusto punirlo così, sai?”
Il mio cuore sobbalzò. Mio padre stava finalmendte tornando a ragionare. Stava cercando di dissuadere mia madre. Non mi avrebbero picchiato! Mia madre si allontanò da lui di scatto, e lo guardò incupita.
“Ma caro!” gridò, “Eravamo d’accordo!”
Mio padre sorrise.
“Sto solo dicendo che non possiamo punirlo per aver guardato I tuoi seni, se in realtà non li ha mai visti.”
Mia madre sorrise lentamente, e il mio cuore prese a battere più veloce.
Che cosa stava succedendo?
“Perverso bastardo!” strillò mia madre ridendo. “Maiale perverso!” Si strappò il reggiseno e si inginocchiò davanti alla mia faccia.
Si afferrò I seni con le mani e cominciò ad accarezzarseli.
“Eccoci qui, marmocchio!” mi disse mia madre “Guardali bene!”
Il mio pistolino si indurì immediatamente non appena vidi mia madre spingere I suoi seni verso di me, malgrado sapessi che cosa significava. Mia madre si rialzò.
“Soddisfatto?” domandò a mio padre.
Mio padre sorrise da un orecchio all'altro.
“Perfettamente” disse, e si pose dietro di me.
Prima che potessi capire che cosa stava succedendo, mio padre mi appioppò la prima bastonata sulle natiche. Gridai di dolore e di sorpresa al morso della bacchetta sulle mie natiche nude. Bruciava da impazzire! Di nuovo mio padre mi frustò, e di nuovo gridai.
Altri tre colpi caddero in rapida successione, e io sentii mia madre ridacchiare mentre mi contorcevo e gridavo. Il dolore era immenso. Ogni bacchettata mi tagliava la carne, lasciando una sottile vescica bruciante. Poiché la bacchetta era così sottile e flessibile, la punta si arricciava perfidamente e mi colpiva nei miei fianchi. Poi le frustate smisero all’improvviso, e sentii mia madre bisbigliare “Spogliati caro! Voglio vederti nudo mentre lo frusti!”
Sentii un fruscio mentre mio padre obbediva. Poi ricominciò a bastonarmi le natiche.
“Oooh sì!” gridò mia madre “Oh, è meraviglioso! Frustalo Caro, picchia il piccolo stronzo, fallo strillare come una ragazzina!”
Mio padre cominciò a darci dentro di brutto, e io presi a ululare mentre la bacchetta si abbatteva senza sosta sulle mie natiche. Mi contorsi, tentando di liberarmi, ma senza successo. Per quanto facessi, non riuscivo a fermare le sonorissime bacchettate che piombavano sul mio culo martoriato. Poco dopo, mia madre chiese a mio padre di darle la bacchetta.
“E’ il mio turno, adesso!” disse in una vocina da ragazzina capricciosa, “Per favore caro, lascia che lo frusti io!”
Ci fu una pausa mentre mio padre passò la bacchetta a mia madre la verga.
Poi mia madre mi affibbiò la prima frustata.
Ripresi a ululare, mentre mia madre applicava la bacchetta alle mie terga nude con entusiasmo. Mi bastonò come una donna posseduta, rifilandomi una scarica violentissima di frustate su natiche e coscie. Presi a strillare e a singhiozzare come un maiale mentre il dolore si faceva insopportabile. Stavo per mettermi a strillare ‘pietà’, supplicarla di smettere, quando improvvisamente mia madre smise di frustarmi.
La sentii lasciar cadere la bacchetta e dire: “Oh, scopami, Caro! Scopami adesso prima che scoppi!”
Udii una serie di suoni alle mie spalle, sbaciucchiamenti, fruscii e così via. Poi sentii pelle battere contro pelle a un ritmo sostenuto, e mia madre cominciare a gemere.
“Oooh sì, scopami! Scopa il mio culo da puttana! Oh sì … così … dai! …. siiiiiiiì …”
“Ti piace troia?” grugnì mio padre, “Ti piace farti scopare per terra come una baldracca? Ti piace, non è vero? Ti bagni come una porca a frustre i ragazzini e poi a farti montare come una maiala!”
“Oh, sìiiiì, oh Cristo siiiiiiiI! Mi piace frustarlo finché mi si infradicia la topa per te! Sono veramente una zoccola!”.
Nonostante il dolore, il mio pistolino pulsava ascoltandoli. Il modo in cui ero legato non mi permetteva di girarmi abbastanza per vedere, perciò rimasi lì sdraiato sulla tavola, godendomi la pausa nel castigo e ascoltando I miei genitori scopare come ricci. A un certo punto le loro grida si fecero più rauche, mentre venivano, poi tuttò si calmò. Dopo pochi istanti, sentii mio padre dire:
“Allora, Louise, che cosa ne pensi? L’abbiamo frustato abbastanza secondo te?”
“No, non proprio” rispose mia madre “E poi voglio sentirlo supplicare. Finora non ha fatto che mugolare. Voglio sentirlo implorare, e voglio che ci ringrazi per tutto il daffare che ci stiamo prendendo per lui. E poi sono ancora fradicia e infoiata, quindi voglio frustarlo di più!”
“Noooo! “ urlai, a questo punto in preda al panico, “Ti prego Mamma, ti prego basta! Perdonami! Farò tutto quello che vuoi! Per favore, non ne posso più!”
Mia madre rise.