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| Progetto di difficile collocazione quello proposto dai 100 Motels, a cavallo tra la performance d�attore e gli elementi del monologo teatrale,il glitch ed i suoni intimi e minimali della nova scena Folk, qualche accenno di elettronica low-fi che rimanda piacevolemente agli Air di Virgin Suicides, a Sebastian Tellier, ad alcune cose di etichette come Fatcat o Warp. Il disco si presenta benissimo, con una cover stilosa e ben curata graficamente. Dalle poche righe di presentazione del disco, si intuisce il gioco intellettuale-situazionista messo in atto dai 100 MOTELS, piu� simili in questa sede ad un ensemble di performer che a dei puri musicisti: L�invenzione di Mollo Maledetto, alter-ego e pretesto per raccontare e raccontarsi con un linguaggio che non risenta dei limiti tradizionali imposti dalla forma canzone. Mollo maledetto viene fatto capitare, quasi per caso, all�interno di una sala prove. Qui inizia un simposio di linguaggi, a cavallo tra il letterale e l�affascinante estetica del low-fi che ricostruisce a pieno l�atmosfera da stanzetta fumosa e claustrofobia che diviene finestra sul mondo. In questo caso il mondo narrato � quello della provincia. Un disco che profuma di nebbia padana, hashish e cazzeggio da sabato sera in giro in macchina a delirare, fraseggi alcolici e un pizzico di ironia. Ed � proprio l�ironia la chiave di lettura migliore per interpretare questo brillante lavoro: I 100 Motels non si prendono affatto sul serio, giocano sulla forma poesia e sull�improvvisazione, senza dare mai troppo peso a quello che dicono, nel lusso concesso a pochi di riuscire a prendersi per il culo da soli. Ed infatti le risatine di sottofondo, alcuni versi al limite del no-sense e del grotesque non richiedono lo sforzo di essere necessariamente interpretati, strappano il sorriso ma qualche volta, forse addirittura involontariamente, fanno quasi riflettere. Il disco si apre con Polesia, piccoli fraseggi folk di chitarra alla Vincent Gallo e subito irrompe la voce di Mollo Maledetto, che con squisito accento emiliano ( che ricorda un po� il monologo di Stefano Accorsi su Radio Freccia ) inizia a dipingere i suoi quadretti verbali. Piccole immagini senza apparente soluzione di continuit�. Spesso le liriche si intrecciano piacevolmente ai tappeti musicali, altrettanto spesso questo connubio non si incastra alla perfezione, ma non risulta mai alcuna forzatura. Il richiamo pi� evidente a questo tipo di progetto resta, ahim�, l�esperimento non proprio riuscito tra Barricco e gli Air. Ma se nel primo caso il lavoro risultava pretenzioso ed eccessivamente intellettualoide, la spontaneit�, l�ironia e l�ottica low-fi, fanno di Mollo Maledetto un progetto molto pi� gradevole. Chi � dunque Mollo Maledetto? Forse l�anima sognante presente in tutti noi, una sorta di alter-ego collettivo che accompagna chiunque abbia provato l�esperienza di condividere velleit� artistiche con un gruppo di amici sbronzoni, tra sgabuzzini-sale prove impestate di fumo, corse in macchina per le desolate vie della provincia, amori che sanno di vino e di fumo, insomma tutto quell�immaginario collettivo- sommerso in cui, gli spiriti nobili, si riconoscono sempre. | |||||||||||||
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| Al posto di scrivere di getto di questo cd-r dei cuneesi 100 Motels ho modestamente preferito lasciare decantare le suggestioni provocate dall'ascolto del tutto inaspettato di "Mollo Maledetto", perch� sembra facile descrivere queste nove canzoni parlando di Massimo Volume, di rock-folk-blues acustico e minimale, di simbolismo massimale o di chiss� cos'altro; pi� difficile invece lasciarsi coinvolgere dall'atmosfera notturna e dalle forti immagini create da questi versi recitati che parlano - in una variante surrealista - di sogni, visioni, serate e vita vissuta; detta cos� sembra retorico e un po' Ligabue... ma la forza di queste parole risiede proprio nelle pieghe naif dell'istinto e della assoluta non linearit� in confronto alla normale canzone alternativa italiana. Come definire quindi i 100 Motels? Sinceramente non mi sembra il caso di definire un progetto del genere e soprattutto non mi sembra sia un bene cercare di ragionare su canzoni come "Polesia" e "Viso Pallido"; proprio perch� cartoline di vita che non possono non far nascere un sorriso sulla bocca di chi ascolta. Il resto del disco � comunque di alta qualit�, lo-fi allo stato puro che mescola elettronica e programming rudimentali ad intrecci di chitarra - sia acustica che elettrica - assomigliando a volte proprio ai Massimo Volume citati in apertura (come in "Lancy") ma questo non venga visto come un limite in quanto la fattura della poesia � talmente differente da rendere impossibile un effettivo paragone. Questo disco � del 2003 ma nella sua bellezza � stato molto difficile parlarne senza dire cazzate e probabilmente nemmeno ora che � maggio (del 2004 ovviamente) sono riuscito a rendere veramente giustizia a questo progetto che � un peccato vedere cos� sotterraneo e cosi poco cagato dagli addetti ai lavori. Perch� forse non sar� il disco che si ascolter� con ripetizione e dopo una settimana � gi� consumato; bens� un lavoro che si ascolta a distanza ma che ogni volta lascia un che di stupore misto suggestione straordinario. |
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| E� notte fonda, quasi mattino, l�ora in cui ogni cosa ti sembra irrimediabilmente persa. L�ora in cui l�ombra del sogno inizia a distendersi lentamente sui ricordi. E� notte fonda e Mollo arriva nella sala prove dei 100 Motels, iniziando a parlare, a raccontare s� stesso: storie di provincia, talmente reali da sembra assurde, scavate nella tristezza, deliri da post-sbronza inconsciamente poetici. Una sorta di Ligabue molto pi� vero e decadente, senza alcuna urgenza di enfasi ma con l�amarezza scottante della realt�, ma anche con una ironia sottile che attraversa trasversalmente tutto il disco. Piccoli acquerelli musicati in maniera semplice ed istintiva, senza badare a finezze o costruzioni complesse ma costruiti giocando a nervi e cuore scoperto, tra chitarre acustiche lo-fi, divagazioni elettroniche minimaliste, melodie reiterate, momenti di vuoto assoluto, toccate e fughe nel blues pi� torbido. Un disco che alla lunga pu� sicuramente stancare, non per demeriti particolari quanto piuttosto per sua stessa natura, ma che va sicuramente ascoltato con un�attenzione particolare. Una sorta di singolare incrocio tra Bugo e i Massimo Volume... (FF) | |||||||||||||
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| Quei pochi tra voi che ricorderanno i 100 Motels saranno felici di sapere che - dopo aver realizzato un carinissimo videoclip per Niente Funziona Davvero (sezione "I Corti", necessaria registrazione) ed aver buttato inspiegabilmente alle ortiche un intero album ormai ultimato - il duo ha pronto un nuovo lavoro: non di un vero album si tratta, bens� di un esperimento realizzato con l'aiuto di tal Mollo Maledetto, nient'altro che un amico improvvisatosi cantante, o meglio voce recitante, nella loro sala prove...una sorta di Celentano del cuneese. "Tutti i testi di questo disco sono stati improvvisati e registrati in presa diretta in un'unica seduta"; prevedibilmente, ci� che ne viene fuori � di altalenante qualit�, rasentando per� talvolta (e la cosa non ci stupisce) il genio purissimo. Non si pu� parlare di vere e proprie canzoni ma di composizioni parlate, in cui la narrazione si trasforma in una sorta di poesia urbana dal gusto ora suggestivo, ora squallido. Storie buffe, grottesche, assurde o nelle quali la realt� supera l'assurdo, storie di persone inutili, di notti inutili, del tempo che passa, di amori impossibili, di puttane; ed � impossibile non affezionarsi ai personaggi descritti, all'"insegnante di latino del liceo classico/andata fuori di testa" che "ce l'ha con tutti i ragazzi che pensa che sono omosessuali", o alla ragazza bruttissima del Le Macabre, "una di quelle ragazze che sembrano quelle mozzarelle che rimangono al fondo del cassone del supermercato/scadute/e che nessuno prende pi�". Ed in ogni storia � facile scivolare in deliri filosofico-esistenziali imperdibili, tra il serio e il faceto, dall'adolescenza vista come "voglia di scappare dalle colline in fiore/per un bel parcheggio in cemento armato" al tempo che ti accorgi passare "quando senti scricchiolare la sedia". In Poles�a si riprende quel senso di rassegnazione alla vita ("quando non hai pi� la forza di alzare un dito/ma ti guardi tutto da un binocolo...e il tuo immobilismo � la tua spada di Damocle") che gi� ci avevano descritto nella succitata Niente Funziona Davvero ("...quando il mondo si muove sul serio e tu resti a guardare"). Viso Pallido per� fa di meglio, riportandoci anche col suono alle emozioni grezze e genuine del primo lavoro. Geniale El Blando Goes Tronic, in cui si costruisce una narrazione incredibile - da morire dalle risate, amare come sempre - partendo sulla base di un qualcosa che sembra ricavato dall'incipit di Livin' On A Prayer dei Bon Jovi (?). L'ottima Lancy invece si muove sopra un tesissimo tappeto sonoro alla Massimo Volume. Stavolta dunque mancano le canzoni propriamente dette, ma si ride e ci si emoziona, e tanto basta. Forse, se non ci aspettiamo niente da loro, in futuro questi due balordi inconcludenti riusciranno a fare qualcosa di pi� compiuto; per ora ci teniamo stretto questo genio incompreso, prezioso a chi lo sa comprendere. | |||||||||||||