Le ideologie etniche e linguistiche sull'Istria: breve storia di tre miti

Roberto Fontanot

Siena

L'Istria è, da un secolo e mezzo, terra di contesa fra Italiani e Slavi. Ciò ha portato ognuna delle due parti ad elaborare nel tempo un apparato di tesi, basate sull'interpretazione della realtà storico-geografica e delle vicende etnolinguistiche relative all'Istria, che dovevano nel loro complesso giustificare e legittimare le proprie aspirazioni al possesso completo di quest'area. Essendo la regione caratterizzata, ormai da secoli, dalla compresenza di due cospicue comunità, italiana e "slava" (poi slovena e croata), i due nazionalismi in causa hanno dovuto operare una selezione di tali fatti, enfatizzando il più possibile quelli favorevoli alla propria tesi, e minimizzando o tacendo quelli contrari. Lunghe discussioni (con interpretazioni spesso divergenti se non opposte) si sono avute così sull'antichità e sull'autoctonia o meno della presenza slava (ma anche di quella italo-veneta), sull'origine e la natura dei dialetti parlati dalle due comunità, sul valore dea dare alle rispettive culture, sui condizionamenti operati dagli stati cui è appartenuta di volta in volta la penisola, ecc. Accanto a queste, è maturata poi nell'ultimo decennio una terza, ulteriore, tesi, elaborata da quel ceto intellettuale bilingue, che caratterizza l'Istria dell'ultimo mezzo secolo. Essa, a differenza delle precedenti, enfatizza il carattere "misto" dell'Istria, che sarebbe da sempre una terra di mescolamenti etnici, e che si caratterizzerebbe oggi proprio per la presenza di una popolazione etnicamente e linguisticamente fluttuante, che i due nazionalismi agenti ai suoi confini avrebbero sempre tentato di attrarre a sé, imponendo la propria ideologia. Scopo della comunicazione è di illustrare come nessuno di questi modelli possa considerarsi appropriato nell'interpretazione della realtà istriana nel suo complesso, perché tende a considerare tipica di tutta la penisola la realtà etnica di una sola sua parte. L'Istria infatti si caratterizza per la presenza (almeno fino a cinquant'anni fa) di tre aree nettamente identificabili, seppur intersecantisi: quella italiana (la costa occidentale e varie località dell'interno), quella slava (quasi tutte le campagne e una serie di centri minori) e quella mista dell'Istria nordoccidentale (di cui già a metà '800 si era colta la particolarità), la cui situazione di mobilità etnica e linguistica si è estesa, in seguito agli sconvolgimenti del dopoguerra, a tutta la penisola. Occorre perciò giungere ad un'analisi dell'"istrianità" che sia finalmente al di sopra di ogni interpretazione di parte, e che abbia il coraggio di riconoscere quanto, nel complesso e spesso contraddittorio svolgersi della storia etnolinguistica e culturale dell'Istria, vi sia stato di "italiano", quanto di "slavo", e quanto invece sia da riconoscere come patrimonio inestricabilmente comune delle due schiatte: operazione purtroppo sempre impedita in passato dalle continue tensioni nazionali, ma che oggi (visti anche i recenti cambiamenti politici oltreconfine) potrebbe finalmente trovare, in Istria e presso la diaspora, condizioni favorevoli al suo avvio.
 

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