Dall’esame di statuti basso-medievali redatti in latino sulla sponda occidentale del Lago Maggiore appare evidente una forte interferenza tra il latino medievale cancelleresco e il volgare; il lessico è il livello al quale la contaminazione si esprime al massimo grado; un possibile ordinamento del materiale per fonetica storica non riguarda in realtà il livello fonetico, perché qui l’interferenza tende a non esserci, cioè le voci latine vengono utilizzate nella loro forma latina (restituere, accipere, accepi). Ci sono invece prestiti dal volgare, utilizzabili per cercare notizie sul volgare: è stato notato dai sociolinguisti (già a partire da Ferguson) che le tensioni provocate da situazioni diglottiche possono risolversi in compromessi tra forme linguistiche diverse (penso ai continua individuati dalla creolistica o alla situazione di macrodiglossia del Veneto); per quanto riguarda più specificamente i compromessi tra latino e volgari si tratta di una vicenda che comincia molto presto nella storia del latino; si incontrano varî tipi di soluzione; il Sabatini e l’Avalle ad es., superando in parte la distinizione del Devoto tra bilinguistmo inconscio e bilinguità consapevole, hanno individuato (sec. VI-VIII) delle produzioni linguistiche latine nelle quali, in uno stesso testo, appare evidente uno scarto voluto tra parti più “corrette” ed altre “sperimentali” (che possono essere elenchi in inventarî, parodie o trascrizioni di testimonianze) che non sono dovute all’incuria o all’ignoranza ma sembrano obbedire a regole diverse, tendenzialmente volgari; si tratta di forme intermedie, di compromesso appunto, ma un compromesso diverso da quello dei testi verbanesi perché si intravede un sperimentazione, un tentativo di trascrivere un sistema linguistico distinto, magari inizialmente interpretato come variante stilistica, che però ha delle ricadute fonetiche (madodinos facere) e morfologiche (flessione bicasuale) - quindi sistemiche - evidenti; nei nostri testi invece l’interferenza è lessicale, si attua cioè attraverso prestiti; nei documenti studiati dall’Avalle e dal Sabatini si nota il passaggio da un sistema all’altro; nei testi verbanesi si cerca di mantenere la coerenza morfologica.