Politica
e pianificazione linguistica nelle repubbliche postsovietiche:
il caso georgiano.
Monica
Perotto
Università di Chieti
In
una difficile situazione di convivenza plurietnica come quella caucasica, lo
sviluppo delle linee di pianificazione linguistica ed educativa è determinato
dal fragile equilibrio dei contingenti etnici, dalla loro concentrazione e dispersione
e dal conseguente mutamento delle politiche nazionali. In particolare, nel caso
della repubblica georgiana, la crisi economica, subentrata ai molteplici conflitti
etnici, ha inasprito le tensioni e accelerato il fenomeno delle migrazioni interne
al paese, impedendo l'applicazione di efficaci misure di tutela delle etnie
minoritarie.
In quest'ottica cambiano i ruoli delle lingue in gioco: al predominio in epoca
sovietica del russo come "seconda madrelingua" dei popoli non russi,
subentra una nuova gerarchizzazione delle lingue minoritarie e una crescita
seppur parziale del prestigio e della portata funzionale della lingua di stato:
il georgiano.
Pur nella difficoltà estrema di reperire materiali e dati aggiornati,
si è tentato di inquadrare la problematica del rapporto fra il russo
e le altre lingue presenti nell'area, delineando l'evoluzione del quadro demografico
e politico-ideologico che sta alla base della programmazione linguistica ed
educativa.
Si è infine concentrata l'attenzione sui materiali adottati negli ultimi
anni del regime sovietico nella scuola nazionale georgiana, prendendo spunto
da alcuni libri di testo per l'insegnamento del russo alle elementari, particolarmente
interessanti sotto il profilo metodologico e dei contenuti ideologici, tipici
della pianificazione linguistica in epoca sovietica.