Vittorio Dell'Aquila, Gabriele Iannàccaro

Un'inchiesta sociolinguistica nelle valli dolomitiche.
Presupposti e stato dei lavori
 

1. Presentazione della ricerca

1.0. Presentiamo qui il primo dei rapporti annuali dedicati all'avanzamento dei lavori dell'inchiesta sociolinguistica Survey Ladins, coordinata chi scrive con l'appoggio del Forschungsstelle für Mehrsprachigkeit di Bruxelles, dell'Union Generela di Ladins dla Dolomites, dell'Istitut Cultural Ladin "Majogn di Fascegn", dell'Istitut Cultural Ladin "Micurà de Rü", dell'Istitut Pedagogic Ladin, e con il patrocinio e il supporto finanziario della Regione Autonoma Trentino Alto Adige; sarà possibile seguirne gli sviluppi sui prossimi numeri di Mondo Ladino.
Il fine della ricerca, volta a indagare gli usi e gli atteggiamenti linguistici delle popolazioni locali, è quello di arrivare ad una conoscenza il più possibile completa, e comunque omogenea, della situazione linguistica - particolarmente variegata - dell'area presa in considerazione. Diversi sono gli obiettivi primari del progetto: in primo luogo l'analisi dei livelli di uso e di competenza delle lingue in compresenza nelle aree considerate; poi l'indagine della vitalità soggettiva e del prestigio linguistico e sociale raggiunto da ciascuna delle varietà linguistiche usate dalle popolazioni locali; e, non ultima, la costituzione una banca dati scientificamente escussi e controllati a disposizione degli studiosi di linguistica e sociolinguistica interessati all'argomento.

1.1. Sul piano prettamente linguistico l'area considerata è interessante innanzitutto per l'alto grado di plurilinguismo esistente tra la popolazione, cioè la presenza di una ampia gamma di codici che si estende dalla lingua nazionale al patois più strettamente locale attraverso altre varietà intermedie. Inoltre, le comunità delle cinque valli dolomitiche che appartenevano alla Duplice Monarchia sino al 1918 costituiscono, per ragioni storiche e sociali, un'entità socio-territoriale compatta i cui confini sono legalmente riconosciuti e definiti, nella Regione Trentino Alto-Adige almeno; questa comunità si differenzia poi nettamente, soprattutto nella coscienza degli abitanti, dalle regioni circostanti. A ciò si aggiunge il fattore demografico: circa 30.000 persone ripartite fra 18 comuni di tre province (di cui due autonome), dimensione che consente un'analisi approfondita della variazione geografica dei fatti sociali e linguistici con uno sforzo organizzativo relativamente moderato.
Ai fini della ricerca, della valutazione e della pubblicazione dei risultati si è ritenuto primario un approccio globale ed insieme dettagliato alla realtà considerata: la conoscenza che i ricercatori hanno della situazione linguistica delle comunità europee di minoranza è in effetti caratterizzata (con l'eccezione forse di alcune comunità iberiche) da una decisa frammentarietà di approcci, metodi e risultati che, se offrono la possibilità di ? talora ottimi ? carotaggi in profondità, raramente se non mai consentono una effettiva comparazione di dati e situazioni fra le diverse parti del dominio considerato.
Per limitarci al caso ladino, oggetto della ricerca in corso e caso paradigmatico della situazione di una minoranza tutelata, la letteratura scientifica attuale non consente al ricercatore di farsi un'idea totale, completa della situazione sociolinguistica dell'area: vengono cioè offerti, accanto a panoramiche generali necessariamente di approfondimento limitato, studi numerosi e spesso assai validi dedicati a approfondire casi particolari o aree ristrette del territorio e della società, e caratterizzati da una grande varietà di approcci metodologici. Non abbiamo, in sostanza, modo di comparare cosa voglia dire "essere ladino" o "parlare ladino" in Val Gardena o a Cortina d'Ampezzo.
Una seconda caratteristica rilevante del progetto di ricerca è costituita dall'ampiezza e dalla rappresentatività statistica del campione intervistato: circa 3.200 residenti sulla popolazione di 30.000 persone, ripartita nelle cinque valli. Un tale campione, elaborato con metodologie statistiche, permette di assicurare un'altissima rappresentatività per comune, sesso e classi d'età dei dati raccolti. Per la ricerca ci si avvale della fattiva collaborazione degli Istituti di statistica: l'ISTAT di Trento nel nostro caso, che ha non solo campionato la popolazione sulle esigenze di rappresentatività sopra esposte, ma ha anche partecipato attivamente alla definizione del questionario, mettendo a disposizione le sue competenze per ciò che non riguarda strettamente l'elaborazione linguistica dello stesso. I dati al momento a nostra disposizione della Val di Fassa mostrano una congruenza quasi assoluta con quelli raccolti dal censimento della Repubblica del 1995, condotto ovviamente sulla totalità dei residenti.
I dati che verranno presentati alla fine della ricerca, e le affermazioni di carattere scientifico che su di essi si potranno avanzare, sono così sostanziati da una base reale ed empiricamente controllabile, che sfugge ai pericoli della valutazione personale del ricercatore sulla realtà che ha di fronte. Va anche aggiunto che, all'interno dell'Unione Europea (con la consueta eccezione iberica) non esiste, al momento, alcuna altra inchiesta sulla situazione linguistica delle comunità di minoranza che prenda in considerazione un numero così alto di informatori rispetto al totale della popolazione.

1.2. La ricerca viene condotta tramite un questionario stampato, appositamente elaborato in modo da adattarsi alle realtà locali così come alle esigenze scientifiche del progetto; è formato da domande a struttura chiusa (multiple choice) e prevede un tempo di compilazione di circa 20-25 minuti. Le domande, bilanciate e concepite in modo da permettere più di una verifica della coerenza interna delle risposte, si rivolgono principalmente al livello soggettivo dell'esperienza linguistica da parte del parlante. E questo per una duplice ragione: la prima è legata alle condizioni stesse della raccolta di dati linguistici con un questionario, estremamente problematica se pretende di accedere immediatamente al livello dell'oggettività. Il ricercatore non può controllare la realtà delle risposte, e l'informatore può non essere in grado di descrivere oggettivamente il suo comportamento linguistico. La seconda ragione è che, appunto per il suo contenuto soggettivo, le persone rispondono non tanto su che cosa fanno, con la lingua, ma su cosa ritengono di fare, ossia su cosa credono che bisognerebbe fare nelle situazioni linguistiche proposte.
Ciò permette, una volta riconosciuta questa caratteristica dell'indagine con questionario, di sfruttarla a vantaggio del ricercatore, permettendo valutazioni che accedano al livello della coscienza linguistica dei parlanti, alle condizioni del contatto linguistico per come lo vedono i parlanti, e che dunque abbiano un valore predittivo e rappresentativo della posizione ideologica della comunità. L'inchiesta con questionario, se questo è appositamente bilanciato, si rivela dunque uno strumento assai sensibile, proprio in quelle situazioni dove alle varietà di lingue in compresenza si attribuiscono particolari valori identitari. Se ne ricava, fra l'altro, l'immagine che della lingua si fanno i residenti, immagine che può colorarsi di significati ideologici, studiare i quali è indispensabile per la comprensione della situazione sociolinguistica, e prerequisito importante per ogni azione eventuale di normalizzazione e pianificazione.
Non si abbandona pertanto il versante dell'oggettività: il questionario è redatto in tre lingue (italiano, tedesco e ladin dolomitan), e la scelta fra queste è libera da parte dell'informatore, ma fornisce al ricercatore indicazioni importanti sulla lingua effettivamente usata sul territorio; un tale dato può poi essere utilmente incrociato con quelli ideologici delle domande. D'altra parte il grande numero degli intervistati e delle domande del questionario e l'accurata strutturazione delle stesse permettono al ricercatore di farsi un'idea piuttosto precisa anche sulla reale situazione linguistica del dominio.
Il questionario (nelle sue tre redazioni) viene distribuito comune per comune da incaricati locali, in genere studenti, che hanno prima partecipato a un breve corso apposito sulle tecniche di presentazione dello stesso e che abbiano una perfetta conoscenza delle lingue usate sul territorio; è poi lasciato un paio di giorni a casa dell'informatore, e quindi ritirato per essere inserito in un data-base relazionale appositamente preparato.
Una breve indagine puramente qualitativa, studiata in collaborazione con psicologi e marketing reseacher, è inoltre prevista a chiusura e convalida delle inchieste quantitative.

1.3. L'analisi dei dati, in corso, tiene conto delle condizioni della raccolta, ed è volta alla descrizione sì, ma soprattutto all'interpretazione della situazione in chiave sociolinguistica e identitaria, con attenzione anche alle esigenze culturali degli enti collaboratori al progetto. In quest'ottica si rivela particolarmente utile l'analisi, resa possibile dall'inchiesta, del rapporto fra lingua e appartenenza comunitaria e sui sentimenti di affinità o distanziazione rispetto alle comunità vicine, o rispetto alle altre comunità linguistiche presenti sul territorio; così come la valutazione del valore simbolico che può rivestire il mantenimento di una particolare lingua, anche al limite al di là del suo uso effettivo in più di un dominio. Anche interessante è poter disporre dei dati analizzati per distribuzione geografica e tipologia di insediamento, in vista dell'implementazione del plurilinguismo amministrativo, e dei particolari problemi che pone la pratica amministrativa in condizioni di contatto fra più sistemi linguistici.
Non ultimi motivi di interesse sono quelli di carattere spiccatamente linguistico: su questo versante, la ricerca può consentire di affinare l'approccio metodologico sia alla teoria sociolinguistica, ponendo particolare rilievo sui concetti di lingua madre, comunità linguistica, lingua vs. dialetto e lingua - identità, sia alla ricerca geolinguistica, in quanto permette di mettere a fuoco alcuni fattori importanti della dinamica di erosione delle lingue in relazione alla tipologia abitativa e morfologica del territorio.

2. Stato dei lavori al settembre 1999

2.1. La prima fase della ricerca si è concentrata sull’inquadramento teorico e metodologico: è stato messo a punto il questionario specialistico, costituito da circa 100 domande; inoltre, in coerenza con le impostazioni generali della ricerca, la compilazione del questionario si è avvalsa della fattiva collaborazione della dott. Francesca Lanzafame dell'Ufficio Statistica della Provincia autonoma di Trento, che ha revisionato le domande non specificamente linguistiche in vista di una omologazione con quelle del censimento del 1995. Si è poi proceduto alla stampa del questionario, in 7500 copie (3000 in italiano, 2500 in tedesco e 2000 in ladin dolomitan).
Sono state eseguite le inchieste sul campo per i 7 comuni della Valle di Fassa, per i comune di Colle S. Lucia, di Livinallongo del Col di Lana, per un totale di 1455 questionari distribuiti e raccolti; per i motivi di carattere metodologico su esposti, la raccolta è stata affidata a giovani locali, conosciuti dalle diverse comunità pur senza poter essere identificati come attivisti ladini.
I dati ricavati sono stati poi inseriti nel data base relazionale appositamente preparato dai curatori della ricerca, che permette ricerche complesse e l'incrocio di dati e parametri.

2.2. I primi risultati parziali dell'inchiesta, limitati alla valle di Fassa, sono stati presentati in una serata pubblica presso l'Istitut Cultural Ladin Majon di Fascegn nel dicembre 1998; ampie comunicazioni sulle attività svolte in valle sono state pubblicate dal settimanale Usc di Ladins.
Relazioni e comunicazioni scientifiche sulla ricerca in corso sono apparse al congresso Isole linguistiche? Per un'analisi dei sistemi in contatto di Sappada/Plodn (luglio 1999), al 26. Deutscher Romanistentag di Osnabrück (settembre 1999), e al RGS-IBG Geographies of Languages/Languages of Geography, Università del Sussex (gennaio 2000); sono poi in programma al congresso Che cosa ne pensa oggi Chiaffredo Roux? Percorsi della dialettologia percettiva all'alba del nuovo millennio di Bardonecchia (aprile 2000); oltre agli articoli presenti su questo numero di Mondo Ladino, ne sono in via di ultimazione altri due, nei prossimi numeri delle riviste Géolinguistique (Grenoble) e Quaderni di Semantica (Bologna).
 
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