Un'inchiesta
sociolinguistica nelle valli dolomitiche.
Presupposti e stato dei lavori
1. Presentazione della ricerca
1.0. Presentiamo qui il
primo dei rapporti annuali dedicati all'avanzamento dei lavori dell'inchiesta
sociolinguistica Survey Ladins, coordinata chi scrive con l'appoggio del Forschungsstelle
für Mehrsprachigkeit di Bruxelles, dell'Union Generela di Ladins dla Dolomites,
dell'Istitut Cultural Ladin "Majogn di Fascegn", dell'Istitut Cultural Ladin
"Micurà de Rü", dell'Istitut Pedagogic Ladin, e con il patrocinio e il supporto
finanziario della Regione Autonoma Trentino Alto Adige; sarà possibile seguirne
gli sviluppi sui prossimi numeri di Mondo Ladino.
Il fine della ricerca, volta a indagare gli usi e gli atteggiamenti linguistici
delle popolazioni locali, è quello di arrivare ad una conoscenza il più possibile
completa, e comunque omogenea, della situazione linguistica - particolarmente
variegata - dell'area presa in considerazione. Diversi sono gli obiettivi primari
del progetto: in primo luogo l'analisi dei livelli di uso e di competenza delle
lingue in compresenza nelle aree considerate; poi l'indagine della vitalità
soggettiva e del prestigio linguistico e sociale raggiunto da ciascuna delle
varietà linguistiche usate dalle popolazioni locali; e, non ultima, la costituzione
una banca dati scientificamente escussi e controllati a disposizione degli studiosi
di linguistica e sociolinguistica interessati all'argomento.
1.1. Sul piano prettamente
linguistico l'area considerata è interessante innanzitutto per l'alto grado
di plurilinguismo esistente tra la popolazione, cioè la presenza di una ampia
gamma di codici che si estende dalla lingua nazionale al patois più strettamente
locale attraverso altre varietà intermedie. Inoltre, le comunità delle cinque
valli dolomitiche che appartenevano alla Duplice Monarchia sino al 1918 costituiscono,
per ragioni storiche e sociali, un'entità socio-territoriale compatta i cui
confini sono legalmente riconosciuti e definiti, nella Regione Trentino Alto-Adige
almeno; questa comunità si differenzia poi nettamente, soprattutto nella coscienza
degli abitanti, dalle regioni circostanti. A ciò si aggiunge il fattore demografico:
circa 30.000 persone ripartite fra 18 comuni di tre province (di cui due autonome),
dimensione che consente un'analisi approfondita della variazione geografica
dei fatti sociali e linguistici con uno sforzo organizzativo relativamente moderato.
Ai fini della ricerca, della valutazione e della pubblicazione dei risultati
si è ritenuto primario un approccio globale ed insieme dettagliato alla realtà
considerata: la conoscenza che i ricercatori hanno della situazione linguistica
delle comunità europee di minoranza è in effetti caratterizzata (con l'eccezione
forse di alcune comunità iberiche) da una decisa frammentarietà di approcci,
metodi e risultati che, se offrono la possibilità di ? talora ottimi ? carotaggi
in profondità, raramente se non mai consentono una effettiva comparazione di
dati e situazioni fra le diverse parti del dominio considerato.
Per limitarci al caso ladino, oggetto della ricerca in corso e caso paradigmatico
della situazione di una minoranza tutelata, la letteratura scientifica attuale
non consente al ricercatore di farsi un'idea totale, completa della situazione
sociolinguistica dell'area: vengono cioè offerti, accanto a panoramiche generali
necessariamente di approfondimento limitato, studi numerosi e spesso assai validi
dedicati a approfondire casi particolari o aree ristrette del territorio e della
società, e caratterizzati da una grande varietà di approcci metodologici. Non
abbiamo, in sostanza, modo di comparare cosa voglia dire "essere ladino" o "parlare
ladino" in Val Gardena o a Cortina d'Ampezzo.
Una seconda caratteristica rilevante del progetto di ricerca è costituita dall'ampiezza
e dalla rappresentatività statistica del campione intervistato: circa 3.200
residenti sulla popolazione di 30.000 persone, ripartita nelle cinque valli.
Un tale campione, elaborato con metodologie statistiche, permette di assicurare
un'altissima rappresentatività per comune, sesso e classi d'età dei dati raccolti.
Per la ricerca ci si avvale della fattiva collaborazione degli Istituti di statistica:
l'ISTAT di Trento nel nostro caso, che ha non solo campionato la popolazione
sulle esigenze di rappresentatività sopra esposte, ma ha anche partecipato attivamente
alla definizione del questionario, mettendo a disposizione le sue competenze
per ciò che non riguarda strettamente l'elaborazione linguistica dello stesso.
I dati al momento a nostra disposizione della Val di Fassa mostrano una congruenza
quasi assoluta con quelli raccolti dal censimento della Repubblica del 1995,
condotto ovviamente sulla totalità dei residenti.
I dati che verranno presentati alla fine della ricerca, e le affermazioni di
carattere scientifico che su di essi si potranno avanzare, sono così sostanziati
da una base reale ed empiricamente controllabile, che sfugge ai pericoli della
valutazione personale del ricercatore sulla realtà che ha di fronte. Va anche
aggiunto che, all'interno dell'Unione Europea (con la consueta eccezione iberica)
non esiste, al momento, alcuna altra inchiesta sulla situazione linguistica
delle comunità di minoranza che prenda in considerazione un numero così alto
di informatori rispetto al totale della popolazione.
1.2. La ricerca viene condotta
tramite un questionario stampato, appositamente elaborato in modo da adattarsi
alle realtà locali così come alle esigenze scientifiche del progetto; è formato
da domande a struttura chiusa (multiple choice) e prevede un tempo di compilazione
di circa 20-25 minuti. Le domande, bilanciate e concepite in modo da permettere
più di una verifica della coerenza interna delle risposte, si rivolgono principalmente
al livello soggettivo dell'esperienza linguistica da parte del parlante. E questo
per una duplice ragione: la prima è legata alle condizioni stesse della raccolta
di dati linguistici con un questionario, estremamente problematica se pretende
di accedere immediatamente al livello dell'oggettività. Il ricercatore non può
controllare la realtà delle risposte, e l'informatore può non essere in grado
di descrivere oggettivamente il suo comportamento linguistico. La seconda ragione
è che, appunto per il suo contenuto soggettivo, le persone rispondono non tanto
su che cosa fanno, con la lingua, ma su cosa ritengono di fare, ossia su cosa
credono che bisognerebbe fare nelle situazioni linguistiche proposte.
Ciò permette, una volta riconosciuta questa caratteristica dell'indagine con
questionario, di sfruttarla a vantaggio del ricercatore, permettendo valutazioni
che accedano al livello della coscienza linguistica dei parlanti, alle condizioni
del contatto linguistico per come lo vedono i parlanti, e che dunque abbiano
un valore predittivo e rappresentativo della posizione ideologica della comunità.
L'inchiesta con questionario, se questo è appositamente bilanciato, si rivela
dunque uno strumento assai sensibile, proprio in quelle situazioni dove alle
varietà di lingue in compresenza si attribuiscono particolari valori identitari.
Se ne ricava, fra l'altro, l'immagine che della lingua si fanno i residenti,
immagine che può colorarsi di significati ideologici, studiare i quali è indispensabile
per la comprensione della situazione sociolinguistica, e prerequisito importante
per ogni azione eventuale di normalizzazione e pianificazione.
Non si abbandona pertanto il versante dell'oggettività: il questionario è redatto
in tre lingue (italiano, tedesco e ladin dolomitan), e la scelta fra queste
è libera da parte dell'informatore, ma fornisce al ricercatore indicazioni importanti
sulla lingua effettivamente usata sul territorio; un tale dato può poi essere
utilmente incrociato con quelli ideologici delle domande. D'altra parte il grande
numero degli intervistati e delle domande del questionario e l'accurata strutturazione
delle stesse permettono al ricercatore di farsi un'idea piuttosto precisa anche
sulla reale situazione linguistica del dominio.
Il questionario (nelle sue tre redazioni) viene distribuito comune per comune
da incaricati locali, in genere studenti, che hanno prima partecipato a un breve
corso apposito sulle tecniche di presentazione dello stesso e che abbiano una
perfetta conoscenza delle lingue usate sul territorio; è poi lasciato un paio
di giorni a casa dell'informatore, e quindi ritirato per essere inserito in
un data-base relazionale appositamente preparato.
Una breve indagine puramente qualitativa, studiata in collaborazione con psicologi
e marketing reseacher, è inoltre prevista a chiusura e convalida delle inchieste
quantitative.
1.3. L'analisi dei dati,
in corso, tiene conto delle condizioni della raccolta, ed è volta alla descrizione
sì, ma soprattutto all'interpretazione della situazione in chiave sociolinguistica
e identitaria, con attenzione anche alle esigenze culturali degli enti collaboratori
al progetto. In quest'ottica si rivela particolarmente utile l'analisi, resa
possibile dall'inchiesta, del rapporto fra lingua e appartenenza comunitaria
e sui sentimenti di affinità o distanziazione rispetto alle comunità vicine,
o rispetto alle altre comunità linguistiche presenti sul territorio; così come
la valutazione del valore simbolico che può rivestire il mantenimento di una
particolare lingua, anche al limite al di là del suo uso effettivo in più di
un dominio. Anche interessante è poter disporre dei dati analizzati per distribuzione
geografica e tipologia di insediamento, in vista dell'implementazione del plurilinguismo
amministrativo, e dei particolari problemi che pone la pratica amministrativa
in condizioni di contatto fra più sistemi linguistici.
Non ultimi motivi di interesse sono quelli di carattere spiccatamente linguistico:
su questo versante, la ricerca può consentire di affinare l'approccio metodologico
sia alla teoria sociolinguistica, ponendo particolare rilievo sui concetti di
lingua madre, comunità linguistica, lingua vs. dialetto e lingua - identità,
sia alla ricerca geolinguistica, in quanto permette di mettere a fuoco alcuni
fattori importanti della dinamica di erosione delle lingue in relazione alla
tipologia abitativa e morfologica del territorio.
2. Stato dei lavori al settembre 1999
2.1. La prima fase della
ricerca si è concentrata sull’inquadramento teorico e metodologico: è stato
messo a punto il questionario specialistico, costituito da circa 100 domande;
inoltre, in coerenza con le impostazioni generali della ricerca, la compilazione
del questionario si è avvalsa della fattiva collaborazione della dott. Francesca
Lanzafame dell'Ufficio Statistica della Provincia autonoma di Trento, che ha
revisionato le domande non specificamente linguistiche in vista di una omologazione
con quelle del censimento del 1995. Si è poi proceduto alla stampa del questionario,
in 7500 copie (3000 in italiano, 2500 in tedesco e 2000 in ladin dolomitan).
Sono state eseguite le inchieste sul campo per i 7 comuni della Valle di Fassa,
per i comune di Colle S. Lucia, di Livinallongo del Col di Lana, per un totale
di 1455 questionari distribuiti e raccolti; per i motivi di carattere metodologico
su esposti, la raccolta è stata affidata a giovani locali, conosciuti dalle
diverse comunità pur senza poter essere identificati come attivisti ladini.
I dati ricavati sono stati poi inseriti nel data base relazionale appositamente
preparato dai curatori della ricerca, che permette ricerche complesse e l'incrocio
di dati e parametri.
2.2. I primi
risultati parziali dell'inchiesta, limitati alla valle di Fassa, sono stati
presentati in una serata pubblica presso l'Istitut Cultural Ladin Majon di Fascegn
nel dicembre 1998; ampie comunicazioni sulle attività svolte in valle sono state
pubblicate dal settimanale Usc di Ladins.
Relazioni e comunicazioni scientifiche sulla ricerca in corso sono apparse al
congresso Isole linguistiche? Per un'analisi dei sistemi in contatto di Sappada/Plodn
(luglio 1999), al 26. Deutscher Romanistentag di Osnabrück (settembre 1999),
e al RGS-IBG Geographies of Languages/Languages of Geography, Università del
Sussex (gennaio 2000); sono poi in programma al congresso Che cosa ne pensa
oggi Chiaffredo Roux? Percorsi della dialettologia percettiva all'alba del nuovo
millennio di Bardonecchia (aprile 2000); oltre agli articoli presenti su questo
numero di Mondo Ladino, ne sono in via di ultimazione altri due, nei prossimi
numeri delle riviste Géolinguistique (Grenoble) e Quaderni di Semantica (Bologna).
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