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FRANCESCO D'ASSISI

 

"Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne; e se questo non è possibile, almeno che ne siano spalmati all'esterno."

Tommaso da Celano , Vita Seconda, CLI=Fonti Francescane, 787

 

A frate Morico che gli faceva osservare che, cadendo il Natale di Venerdì, non era il caso di mangiare carne. Bisogna aver presente che all'epoca i poveri veri la carne se la sognavano la notte.

 

Durante l'assenza di Francesco, frate Elia, vicario dell'Ordine, emana delle norme che proibiscono di mangiare carne. Allora, guarda un po', gli capita di ricevere una strana visita.  Un giovane -che ovviamente è un angelo- bussa alla porta del convento. Il giovane chiede a frate Elia se a chi segue
il Vangelo è lecito mangiare "di ciò che gli è posto innanzi". Frate Elia chiude l'uscio, ma poi resta pensoso, perché evidentemente la domanda del giovane mette in questione la sua scelta di bandire la carne dall'Ordine. Torna all'uscio, ma l'angelo non c'è più. "Fatto questo, santo Francesco, al quale ogni cosa era stata rivelata, tornò dalla selva, e fortemente con alte voci riprese farte Elia, dicendo: 'Male fate, frat' Elia superbo, che cacciate da noi gli Agnoli santi, li quali ci vengono ammaestrare: io ti dico ch'io temo forte che la tua superbia non ti faccia venire fuori di
quest'Ordine."

Fioretti, IV= FF, 1831.

Il Poverello non sopportava proprio il povero frate Elia. Eppure quest'ultimo non doveva avere poi tanto torto. Astenersi dalla carne è certo cosa più spirituale dello spalmare di carne i muri. Ma il Poverello doveva essere goloso di carne: come dei dolci che si faceva portare da Giacomina dei Settesogli. 

Francesco dà da mangiare agli uccellini che sono entrati nella mensa dei frati. Ma succede, guarda un po',  che l'uccellino più grande mangia tutto lui, e scaccia gli altri. Ed il Poverello allora lo maledice: "Guardate -disse il Padre- questo ingordo: pieno e sazio lui, è invidioso degli altri fratelli
affamati. Avrà di certo una brutta morte."  Ovviamente l'uccellino cade in un vaso d'acqua, e muore.

Celano, Vita Seconda, XVIII=Fonti Francescane, 633.

 

L'amore di Francesco per le creature risente  di una visione della Natura piuttosto edulcorata. Perché la Natura ha aspetti dolci ed aspetti terribili, ha bellezza ed orrore, tenerezza e violenza. Il Poverello di Assisi è innamorato dai primi aspetti, nei quali vede l'impronta di Dio. Gli altri li passa sotto silenzio -e quando gli si presentano, lo inquietano, fino al punto da spingerlo alla violenza.

 

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