#CantaLotta2025

 

NEGRI BEYOND NEGRI COLLOQUIUM

Paris – 15-16 May 2025

A SONG SHEET

 

ADDIO A LUGANO

ANCHE AL MI' MARITO TOCCA ANDARE

BELLA CIAO

BANDIERA ROSSA

COMPAGNO SEMBRA IERI

CONTESSA

FISCHIA IL VENTO

L'INTERNAZIONALE [Fortini]

L’ORA DEL FUCILE

LA BALLATA DELLA FIAT

LA BALLATA DEL PINELLI, 1969

LA VIOLENZA LAVORARE CON LENTEZZA

LIBERARE TUTTI

LIBERIAMO

MA CHI HA DETTO CHE NON C’È

PER CLAUDIO VARALLI

PER I MORTI DI REGGIO EMILIA

PRENDIAMOCI LA CITTÀ

SEBBEN CHE SIAMO DONNE

STATO E PADRONI FATE ATTENZIONE

TRENTA LUGLIO ALLA IGNIS

VALLE GIULIA

THE COLOURS

 

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ADDIO A LUGANO

 

Addio Lugano bella, o dolce terra pia

Cacciati senza colpa gli anarchici van via

E partono cantando con la speranza in cuor (2v)

 

Ed è per voi sfruttati, per voi lavoratori

Che siamo incatenati al par dei malfattori

Eppur la nostra idea è solo idea d’amor (2v)

 

Anonimi compagni, amici che restate

Le verità sociali da forti propagate

È questa la vendetta che noi vi domandiam (2v)

 

Ma tu che ci discacci con una vil menzogna

Repubblica borghese un dí ne avrai vergogna

Noi oggi ti accusiamo in faccia all’avvenir (2v)

 

Cacciati senza tregua andrem di terra in terra

A predicar la pace e a bandir la guerra

La pace tra gli oppressi, la guerra agli oppressor (2v)

 

Elvezia il tuo governo schiavo d’altrui si rende

Di un popolo gagliardo le tradizioni offende

E insulta la leggenda del tuo Guglielmo Tell (2v)

 

Addio cari compagni, amici luganesi

Addio bianche di neve montagne ticinesi

I cavalieri erranti son trascinati al nord (2v)

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ANCHE AL MI' MARITO TOCCA ANDARE

E anche al mi' marito tocca andare
a fa' barriera contro l'invasore,
ma se va a fa' la guerra e po' ci more
rimango sola con quattro creature.

E avevano ragione i socialisti:
ne more tanti e 'un semo ancora lesti;
ma s'anco 'r prete dice che dovresti,
a morì te 'un ci vai, 'un ci hanno cristi.

E a te, Cadorna, 'un mancan l'accidenti,
ché a Caporetto n'hai ammazzati tanti;
noi si patisce tutti questi pianti
e te, nato d'un cane, non li senti.

E 'un me ne 'mporta della tu' vittoria,
perché ci sputo sopra alla bandiera;
sputo sopra l'Italia tutta 'ntera
e vado 'n culo al re con la su' boria.

E quando si farà rivoluzione
ti voglio ammazzà io, nato d'un cane,
e a' generali figli di puttane
gli voglio sparà a tutti cor cannone.

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BELLA CIAO

 

Una mattina mi son' svegliato

O bella ciao, bella ciao, ciao, ciao, ciao

Una mattina mi son' svegliato

E ho trovato l'invasor.

 

O partigiano porta mi via

O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

O partigiano porta mi via

Che mi sento di morire.

 

E se io muoio da partigiano

O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

E se io muoio da partigiano

Tu mi devi seppellir.

 

Mi seppellire lassù in montagna

O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

Mi seppellire lassù in montagna

Sotto l'ombra d'un bel fior

 

E le genti che passerà

O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

E le genti che passerà

Griderann’: "O che bel fior".

 

È quest’ il fiore del partigiano

O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao

È questo il fiore del partigiano

Morto per la libertà.

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BANDIERA ROSSA
 
Avanti o popolo, alla riscossa,  
Bandiera rossa, Bandiera rossa
Avanti o popolo, alla riscossa,  
Bandiera rossa trionferà.  
 
Bandiera rossa la trionferà
Bandiera rossa la trionferà
Bandiera rossa la trionferà
Evviva il comunismo e la libertà.

 
Degli sfruttati l’immensa schiera  
La pura innalzi, rossa bandiera.  
O proletari, alla riscossa  
Bandiera rossa trionferà.
 
Dai campi al mare, alla miniera,  
All’officina, chi soffre e spera,  
Sia pronto, è l’ora della riscossa.  
Bandiera rossa trionferà.  
 
Non più nemici, non più frontiere :  
Sono i confini rosse bandiere.  
O comunisti, alla riscossa,  
Bandiera rossa trionferà.  
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COMPAGNO SEMBRA IERI

 

Pino Masi, 1976

 

Compagno sembra ieri

eppure ne è passato di tempo

da quando si stava insieme

a ridere cantare bere ed era bello

vivere insieme in piazza e all'osteria

avere un cuore solo una sola allegria

un unico ideale piazzato lì davanti

giorno e notte convinti di far cose importanti

amici da star male l'un verso l'altro attenti

forti, comprensivi fiduciosi e contenti

 

Cos'è successo poi della nostra allegria

forse il grigio del tempo ce l'ha portata via

o forse è la ragione che ha preso il sopravvento

schiantandoci la testa col senso di sgomento

che vien dall'affrontare le beghe quotidiane

e la lotta personale per un pezzo di pane

lasciandoci sperduti in questo mare di merda

aggrappati a un'ideale che non vuoi che si perda

 

Sì, compagno ne è passato di tempo e sembra ieri

eravamo uno solo persino nei pensieri

la riunione a sera la notte al ciclostile

il volantino all'alba tutti a distribuire

e insieme nella piazza contro la polizia

portavamo la nostra rabbia, sì ma anche la

 [nostra allegria

e lavolontà di vivere diversi dai borghesi

e passavano i giorni e passavano i mesi

 

E son passati gli anni e quella nostra rabbia

siamo riusciti quasi a rimetterla in gabbia

ci son riuscito quasi anch'io e non so il perchè

spiegatemelo voi, voi più bravi di me

che avete letto Marx tra i libri di famiglia

mentre io non so-non so cosa mi piglia

quando vedo mia madre che si trascina appena

fare i conti con niente per preparar la cena

 

"Non è più il '68, Masi, c'è l'organizzazione

bisogna che ti entri dentro a questo testone".

Ma dico io se non tieni conto del cuore della gente

partito o non partito non me ne frega niente.

Compagni tutti e subito e guai a chi lo nega

io del processo storico forse non capisco una sega

ma sento il '68 che ritorna attuale

compagni tutti e subito se no finisce male

 

Qui finisce che siccome la strada è tortuosa

c'è chi si perde subito e c'è anche chi riposa

dicendo compagni, il socialismo si farà dopo il potere

e ci nasconde una rinunzia che non vuol far sapere

 

Non è più il '68, lo so, ma a maggior ragione

vivere da compagni almeno a noi si impone

o quando arriveremo forse un giorno al potere

io non so se il socialismo lo sapremo vedere.

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CONTESSA

 

Paolo Pietrangeli, 1966

 

"Che roba contessa, all'industria di Aldo

 han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti;

volevano avere i salari aumentati,

gridavano, pensi, di esser sfruttati.

 

E quando è arrivata la polizia

quei pazzi straccioni han gridato più forte,

di sangue han sporcato il cortile e le porte,

chissa quanto tempo ci vorrà per pulire...".

 

Compagni, dai campi e dalle officine

prendete la falce, portate il martello,

scendete giù in piazza, picchiate con quello,

scendete giù in piazza, affossate il sistema.

 

Voi gente per bene che pace cercate,

la pace per far quello che voi volete,

ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra,

vogliamo vedervi finir sotto terra,

ma se questo è il prezzo lo abbiamo pagato,

nessuno piu al mondo dev'essere sfruttato.

 

"Sapesse, mia cara che cosa mi ha detto

un caro parente, dell'occupazione

che quella gentaglia rinchiusa lì dentro

di libero amore facea professione...

 

Del resto, mia cara, di che si stupisce?

anche l'operaio vuole il figlio dottore

e pensi che ambiente che può venir fuori:

non c'è più morale, contessa..."

 

Se il vento fischiava ora fischia più forte

le idee di rivolta non sono mai morte;

se c'è chi lo afferma non state a sentire,

è uno che vuole soltanto tradire;

 

se c'è chi lo afferma sputategli addosso,

la bandiera rossa ha gettato in un fosso.

 

Voi gente per bene che pace cercate...

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FISCHIA IL VENTO

Fischia il vento ed infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir

...a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir

Ogni contrada è patria del ribelle
ogni donna a lui dona un sospir
nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir

...nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir

E se ci coglie la crudele morte
dura vendetta fara dal partigian
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor

...ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor

Cessa il vento, calma è la bufera
torna a casa il fiero partigian
sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi, e alfin liberi siam!

...sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi, e alfin liberi siam!


Fischia il vento ed infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir

...a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir

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L'INTERNAZIONALE

 

Franco Fortini 1968-1994

 

Noi siamo gli ultimi del mondo

ma questo mondo non ci avrà

noi lo distruggeremo a fondo

spezzeremo la società

nelle fabbriche il capitale

come macchine ci usò

nelle scuole la morale

di chi comanda ci insegnò

 

   Questo pugno che sale

   questo canto che va

   è l'Internazionale

   un'altra umanità

   questa lotta che uguale

   l'uomo all'uomo farà

   è l'Internazionale

   fu' vinta e vincerà

 

Noi siamo gli ultimi di un tempo

che nel suo male sparirà

qui l'avvenire è già presente

chi ha compagni non morirà

al profitto e al suo volere

tutto l'uomo si tradì

ma la Comune avrà il potere

dov'era il no' faremo il sì

 

 

E tra di noi divideremo

lavoro amore libertà

e insieme ci riprenderemo

la parola e la verità

guarda in viso tienili a memoria

chi ci uccise chi mentì.

compagno porta la tua storia

alla certezza che ci unì

 

Noi non vogliam sperare niente

il nostro sogno è la realtà

da continente a continente

questa terra ci basterà

classi e secoli ci han straziato

fra chi sfruttava e chi servì

compagno esci dal passato

verso il compagno che ne uscì

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L’ORA DEL FUCILE

 

Pino Masi, Lotta Continua, 1971

 

Tutto il mondo sta esplodendo

dall'Angola alla Palestina,

l'America Latina sta combattendo,

la lotta armata vince in Indocina;

in tutto il mondo i popoli acquistano coscienza

e nelle piazze scendono con la giusta violenza.

 

 E quindi: cosa vuoi di più, compagno, per capire

 che è suonata l'ora del fucile?

 

L'America dei Nixon, degli Agnew e Mac Namara

dalle Pantere Nere una lezione impara;

la civiltà del napalm ai popoli non piace,

finché ci son padroni non ci sarà mai pace;

la pace dei padroni fa comodo ai padroni,

la coesistenza è truffa per farci stare buoni.

 

 E quindi: cosa vuoi di più, compagno, per capire

 che è suonata l'ora del fucile?

 

In Spagna ed in Polonia gli operai

dimostran che la lotta non si è fermata mai

contro i padroni uniti, contro il capitalismo,

anche se mascherato da un falso socialismo.

Gli operai polacchi che hanno scioperato

gridavano in corteo: Polizia Gestapo!

Gridavano: Gomulka, per te finisce male!

Marciavano cantando l'Internazionale.

 

 E quindi: cosa vuoi di più, compagno,

 per capire che è suonata l'ora del fucile?

 

Le masse, anche in Europa, non stanno più a guardare,

la lotta esplode ovunque e non si può fermare:

ovunque barricate: da Burgos a Stettino,

ed anche qui da noi, da Avola a Torino,

da Orgosolo a Marghera, da Battipaglia a Reggio,

la lotta dura avanza, i padroni avran la peggio.

 

 E quindi: cosa vuoi di più, compagno,

 per capire che è suonata l'ora del fucile?

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LA BALLATA DEL PINELLI, 1969

 

Quella sera a Milano era caldo

ma che caldo, che caldo faceva.

«Brigadiere, apra un po' la finestra»

ad un tratto Pinelli cascò.

 

«Signor questore, io gliel'ho già  detto,

lo ripeto che sono innocente:

anarchia non vuoI dire bombe,

ma giustizia, amor, libertà».

 

«Poche storie, confessa Pinelli,

il tuo amico Valpreda ha parlato:

è l'autore del vile attentato

e il suo socio, sappiamo, sei tu».

 

«Impossibile - grida Pinelli -

un compagno non può averlo fatto

e l'autore di questo misfatto

tra i padroni bisogna cercar».

 

«Stiamo attenti, indiziato Pinelli,

questa stanza è già  piena di fumo;

se tu insisti apriam la finestra

quattro piani son duri da far».

 

Quella sera a Milano era caldo

ma che caldo, che caldo faceva.

«Brigadiere, apra un po' la finestra»

ad un tratto Pinelli cascò.

 

L'hanno ucciso perchè era un compagno

non importa se era innocente;

«era anarchico e questo ci basta».

disse Guida, il feroce questor.

 

C'è una bara e tremila compagni

stringevamo le nostre bandiere

in quel giorno l'abbiamo giurato

«non finisce di certo così».

 

Calabresi e tu Guida assassini

che un compagno ci avete ammazzato

l'anarchia non avete fermato

ed il popolo alfin vincerà .

 

Quella sera a Milano era caldo

ma che caldo, che caldo faceva.

«Brigadiere, apra un po' la finestra»

ad un tratto Pinelli cascò

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LA BALLATA DELLA FIAT

 

Alfredo Bandelli, 1969

 

Signor padrone questa volta
Per te è andata proprio male
Siamo stanchi di aspettare
Che tu ci faccia ammazzare
Si continua a lavorare
E i sindacati vengono a dire
Che bisogna ragionare
Ma di lottare non ne parla mai

Signor padrone ci siam svegliati
E questa volta si dà battaglia
E questa volta come lottare
Lo decidiamo soltanto noi
Vedi il crumiro che se la squaglia
Senti il silenzio nelle officine
Forse domani solo il rumore
Della mitraglia tu sentirai

Signor padrone questa volta
Per te è andata proprio male
D'ora in poi se vuoi trattare
Dovrai rivolgerti soltanto a noi
E questa volta non ci compri
Con le cinque lire dell’aumento
Se offri dieci vogliamo cento
Se offri cento mille noi vogliam

Signor padrone non ci hai fregati
Con le invenzioni, coi sindacati
I tuoi progetti sono sfumati
Perchè si lotta contro di te
E le qualifiche, le categorie
Noi le vogliamo tutte abolite
Le divisioni sono finite:
Alla catena siam tutti uguali

Signor padrone questa volta
Ormai a lottare s'è imparato
A Mirafiori s'è dimostrato
Tutta Italia lo dimostrerà
E quando siamo scesi in piazza
Tu ti aspettavi un funerale
Ma è andata proprio male
Per chi voleva farci addormentar

Ne abbiamo visti davvero tanti
Di manganelli, scudi romani
Però s’è visto anche tante mani
Che al sampietrino cominciano a andar
Tutta Torino proletaria
Alla violenza della questura
Risponde ora, senza paura:
La lotta dura si vuole far

E no ai burocrati e ai padroni!
Cosa vogliamo? Vogliamo tutto!
Lotta continua a Mirafiori
E il comunismo trionferà
E no ai burocrati e ai padroni!
Cosa vogliamo? Vogliamo TUTTO!
Lotta continua in fabbrica e fuori
E il comunismo trionferà!

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LA VIOLENZA (LA CACCIA ALLE STREGHE)

 

Alfredo Bandelli, il canzoniere pisano 1968

 

(parlato)

E' cominciata di nuovo

la caccia alle streghe:

i padroni, il governo,

la stampa e la televisione;

in ogni scontento

si vede uno sporco cinese;

"uniamoci tutti

a difendere le istituzioni!

 

Ma oggi ho visto nel corteo

tante facce sorridenti,

le compagne, quindici anni,

gli operai con gli studenti:

 

"Il potere agli operai!

No alla scuola del padrone!

Sempre uniti vinceremo,

viva la rivoluzione!".

 

Quando poi le camionette

hanno fatto i caroselli

i compagni hanno impugnato

i bastoni dei cartelli

 

ed ho visto le autoblindo

rovesciate e poi bruciate,

tanti e tanti baschi neri

con le teste fracassate.

 

La violenza, la violenza,

la violenza, la rivolta;

chi ha esitato questa volta

lotterà  con noi domani!

 

Uno, due, dieci,

vent'anni di democrazia;

le pietre non sono argomenti,

ci dice un borghese;

siamo d'accordo con voi,

miei cari signori,

ma gli argomenti

non hanno la forza di pietre.

 

"Il potere agli operai!

No alla scuola del padrone!

Sempre uniti vinceremo,

viva la rivoluzione!".

 

Quando poi le camionette

hanno fatto i caroselli

i compagni hanno impugnato

i bastoni dei cartelli

 

ed ho visto le autoblindo

rovesciate e poi bruciate,

tanti e tanti baschi neri

con le teste fracassate.

 

La violenza, la violenza,

la violenza, la rivolta;

chi ha esitato questa volta

lotterà  con noi domani!

__________________________

 

 

LAVORARE CON LENTEZZA

 

Enzo del Re, 1974

 

Lavorare con lentezza
Senza fare alcuno sforzo
Chi è veloce si fa male
E finisce in ospedale
In ospedale non c'è posto
E si può morire presto

 

Lavorare con lentezza
Senza fare alcuno sforzo
La salute non ha prezzo
Quindi rallentare il ritmo:
Pausa, pausa, ritmo lento
Pausa, pausa, ritmo lento
Sempre fuori dal motore
Vivere a rallentatore

 

Lavorare con lentezza
Senza fare alcuno sforzo
Ti saluto, ti saluto
Ti saluto a pugno chiuso
Nel mio pugno c'è la lotta
Contro la nocività

 

Lavorare con lentezza
Senza fare alcuno sforzo
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza… 

 

I lavori massacranti esistono
Perché i pesi e i compiti
Non sono egualmente distribuiti
Adoro il lavoro ma detesto la fatica
La fatica è quel dolore fisico
Che si oppone alla continuazione del lavoro
Perciò io...

__________________________

 

 

LIBERARE TUTTI

 

Pino Masi, Il Canzoniere pisano, 1971

 

Ci son tanti compagni

di cui siamo privati

perché questa giustizia

li vuole carcerati

però son fianco a fianco

con altri proletari

che passano la vita

dentro i penitenziari.

 

Si stanno organizzando

per fare delle prigioni

una base di lotta

contro i padroni.

Per questo hanno bisogno

anche del nostro scudo;

se noi lottiamo fuori

per loro sarà un aiuto.

 

Liberare tutti

vuol dir lottare ancora,

vuol dire organizzarci

senza perdere un'ora.

E tutti i riformisti

che fanno i delatori

insieme ai padroni

noi li faremo fuori.

 

E Porci padroni,

voi vi siete illusi

non bastan le galere

per tenerci chiusi.

Noi facciam vedere

ai nostri sfruttatori

che per ognuno dentro

mille lottano fuori.

 

Siam tutti delinquenti

solo per il padrone

siamo tutti compagni

per la rivoluzione.

 

Liberare tutti...

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LIBERIAMO

 

Gianfranco Manfredi, 1976

Liberiamo Notarnicola

Liberiamo Toyo e Marini

Liberiamo Franceschini

Ognibene, Petra Krause

Fuori tutti i prigionieri politici

 

Liberiamo il compagno Costa

Rubava quadri da vero artista

Liberiamo Mimmo Zinca

Da chi ha chiuso il mondo in banca

Fuori tutti i prigionieri politici

 

Liberiamo chi sta alla neuro

Chi è rinchiuso nei riformatori

Liberiamo i militari

Giudicati disertori

Fuori tutti i prigionieri politici

 

Liberiamo quelli della scala B

Che si affidano al televisore

Che rinchiudono la vita

Nella coppia, nella famiglia

Sono tutti prigionieri politici

 

Liberiamo chi è costretto ad andare a scuola

Liberiamo chi va al lavoro

Cancelliamo dalla terra

Il lavoro salariato

Fuori tutti i prigionieri politici

 

Liberiamo i neonati nascosti

Tra le mura della lora culla

Liberiamo chi vive nel ghetto

Del suo sesso escluso

Sono tutti i prigionieri politici

 

Liberiamo il nostro corpo

Liberiamo l’immaginazione

Liberiamo la ragione ,

Il canto, la creatività

Siamo tutti prigionieri politici.

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MA CHI HA DETTO CHE NON C’È

 

Gianfranco Manfredi, 1976

 

ta nel fondo dei tuoi occhi

sulla punta delle labbra

sta nel corpo risvegliato

nella fine del peccato

nella curva dei tuoi fianchi

nel calore del tuo seno

nel profondo del tuo ventre

nell'attendere il mattino

 

Sta nel sogno realizzato

sta nel mitra lucidato

nella gioia nella rabbia

nel distruggere la gabbia

nella morte della scuola

nel rifiuto del lavoro

nella fabbrica deserta

nella casa senza porta

 

Sta nell'immaginazione

nella musica sull'erba

sta nella provocazione

nel lavoro della talpa

nella storia del futuro

nel presente senza storia

nei momenti di ubriachezza

negli istanti di memoria

 

Sta nel nero della pelle

nella festa collettiva

sta nel prendersi la merce

sta nel prendersi la mano

nel tirare i sampietrini

nell'incendio di Milano

nelle spranghe sui fascisti

nelle pietre sui gipponi

 

Sta nei sogni dei teppisti

e nei giochi dei bambini

nel conoscersi del corpo

nell'orgasmo della mente

nella voglia più totale

nel discorso trasparente.

 

ma chi ha detto che non c'è

ma chi ha detto che non c'è

 

Sta nel fondo dei tuoi occhi

sulla punta delle labbra

sta nel mitra lucidato

nella fine dello Stato

 

c'è, c'è. che c'è.

ma chi ha detto che non c'è

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PER CLAUDIO VARALLI

 

Pino Masi, 1975

 

Ti ho visto la foto è sul "Giorno"

la faccia schiacciata per terra

sembrava una foto di guerra

eppure era solo Milano

 

Ti ho visto la foto è sul "Giorno"

la faccia schiacciata per terra

sembrava una foto di guerra

eppure era solo Milano

 

E c'è c'è chi non sa che la lotta

diventa ogni giorno più dura

e c'è c'è chi lo sa ma ha paura

e canta sempre più piano

 

Ma c'è pure chi non si lascia piegare

dai neri e dai democristiani

c'è chi non aspetta domani

per dire la sua verità

 

E c'è chi ci lascia la vita

come hai fatto tu a diciott'anni

ucciso dagli stessi tiranni

che ci rubano la libertà

 

Ti ho visto la foto è sul "Giorno"

la faccia schiacciata per terra

sembrava una foto gi guerra

eppure era solo Milano

 

Ti ho visto la foto è sul "Giorno"

la faccia schiacciata per terra

sembrava una foto di guerra

eppure era solo Milano

 

Ti ho visto la foto è sul "Giorno"

la faccia schiacciata per terra

sembrava una foto di guerra

eppure era solo Milano.

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PER I MORTI DI REGGIO EMILIA

 

Fausto Amodei,1960

 

Compagno cittadino fratello partigiano
teniamoci per mano in questi giorni tristi
Di nuovo a Rreggio Emilia di nuovo la' in Sicilia
son morti dei compagni per mano dei fascisti

Di nuovo come un tempo, sopra l'Italia intera
Fischia il vento infuria la bufera

 

A diciannove anni è morto Ovidio Franchi
per quelli che son stanchi o sono ancora incerti
Lauro Farioli è morto per riparare al torto
di chi si è gia' scordato di Duccio Galimberti

Son morti sui vent'anni, per il nostro domani
Son morti come vecchi partigiani

 

Marino Serri è morto, è morto Afro Tondelli
ma gli occhi dei fratelli si son tenuti asciutti
Compagni sia ben chiaro che questo sangue amaro
versato a Reggio Emilia è sangue di noi tutti

Sangue del nostro sangue, nervi dei nostri nervi
Come fu quello dei Fratelli Cervi

 

Il solo vero amico che abbiamo al fianco adesso
e' sempre quello stesso che fu con noi in montagna
Ed il nemico attuale è sempre ancora eguale
a quel che combattemmo sui nostri monti e in Spagna

Uguale la canzone, che abbiamo da cantare
Scarpe rotte eppur bisogna andare

 

Compagno Ovidio Franchi, compagno Afro Tondelli
e voi Marino Serri, Reverberi e Farioli
Dovremo tutti quanti aver d'ora in avanti
voialtri al nostro fianco per non sentirci soli

Morti di Reggio Emilia, uscite dalla fossa
fuori a cantar con noi Bandiera Rossa!

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PRENDIAMOCI LA CITTÀ

 

Pino Masi, Il Canzoniere pisano, 1971

 

Questa nostra lotta è la lotta di chi

non vuole più servir

di chi è ormai cosciente della forza che ha

e non ha più paura del padrone

di chi vuol trasformare il mondo in cui viviamo

nel mondo che vogliamo

di chi ha ormai capito che è ora di lottare

che non c'è tempo di aspettare

 

 Dalle fabbriche in rivolta

 un vento soffia già, ovunque arriverà

 è proprio un vento rosso che non si può fermare

 e unisce chi ha deciso di lottare

 Per il comunismo, per la libertà

 prendiamoci la città

 per il comunismo, per la libertà

 prendiamoci la città!

 

Se occupa le case chi non ce le

ha unisce tutta la città

si lotta nei quartieri per non pagare i fitti,

difendere le case dagli sfratti

si lotta e si vive in maniera comunista,

non c'è posto per il fascista

la giustizia proletaria ricomincia a funzionare

con il processo popolare

 

Dalle fabbriche in rivolta...

 

Proletari in divisa si ribellano perchè

hanno capito che

anche la caserma come la prigione

è un'arma del padrone

e la loro lotta avanza con la nostra unità

verso la libertà

dai quartieri alle caserme, dalla fabbrica alla

  [scuola,

è tutta una lotta sola

 

Dalle fabbriche in rivolta...

 

La scuola dei padroni non funziona più

ma solo come base rossa

la cultura dei borghesi non ci frega più,

l'abbiamo messa nella fossa

Anche nelle galere della repressione

cresce l'organizzazione

svuoteremo presto tutte le prigioni

per fare posto a tutti i padroni

 

 Dalle fabbriche in rivolta

 un vento soffia già, ovunque arriverà

 è proprio un vento rosso che non si può fermare

 e unisce chi ha deciso di lottare

 Per il comunismo, per la libertà prendiamoci la città

 per il comunismo, per la libertà prendiamoci la città!

 Per il comunismo, per la libertà prendiamoci la città

 per il comunismo, per la libertà prendiamoci la città!

 Per il comunismo, per la libertà prendiamoci la città

 per il comunismo, per la libertà prendiamoci la città!

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SEBBEN CHE SIAMO DONNE

 

Sebben che siamo donne paura non abbiamo
per amor dei nostri figli, per amor dei nostri figli
sebben che siamo donne paura non abbiamo
per amor dei nostri figli, in lega ci mettiamo

 

A oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori, e noialtri lavoratori
a oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori vogliam la libertà

 

E la libertà non viene perché non c′è  l’unione
crumiri col padrone, crumiri col padrone
e la libertà non viene perché non c’è l’unione
crumiri col padrone, son tutti da ammazzar

 

A oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori, e noialtri lavoratori
a oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori vogliam la libertà

 

Sebben che siamo donne Paura non abbiamo
abbiam delle belle buone lingue, abbiam delle belle buone lingue
sebben che siamo donne paura non abbiamo
abbiam delle belle buone lingue, e ben ci difendiamo

 

A oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori, e noialtri lavoratori
a oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori vogliam la libertà

 

E voialtri signoroni che ci avete tanto orgoglio
abbassate la superbia, abbassate la superbia
e voialtri signoroni che ci avete tanto orgoglio
abbassate la superbia, e aprite il portafoglio

 

A oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori, e noialtri lavoratori
a oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori I vuruma vess pagà


A oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori, e noialtri lavoratori
a oilì oilì oilà e la lega crescerà
e noialtri lavoratori vogliam la libertà

__________

 

STATO E PADRONI FATE ATTENZIONE

 

Potere Operaio, 1971

 

La classe operaia, compagni, è all'attacco,

Stato e padroni non la possono fermare,

niente operai curvi più a lavorare

ma tutti uniti siamo pronti a lottare.

No al lavoro salariato,

unità di tutti gli operai

Il comunismo è il nostro programma,

con il Partito conquistiamo il potere.

 

  Stato e padroni, fate attenzione,

  nasce il Partito dell'insurrezione;

  Potere operaio e rivoluzione,

  bandiere rosse e comunismo sarà.

 

Nessuno o tutti, o tutto o niente,

e solo insieme che dobbiamo lottare,

i fucili o le catene:

questa è la scelta che ci resta da fare.

Compagni, avanti per il Partito,

contro lo Stato lotta armata sarà;

con la conquista di tutto il potere

la dittatura operaia sarà.

 

  Stato e padroni...

 

I proletari son pronti alla lotta,

pane e lavoro non vogliono più,

non c'è da perdere che le catene

e c'è un intero mondo da guadagnare.

Via dalle linee, prendiamo il fucile,

forza compagni, alla guerra civile!

Agnelli, Pirelli, Restivo, Colombo,

non più parole, ma piogge di piombo!

 

  Stato e padroni...

 

  Stato e padroni, fate attenzione

  nasce il Partito dell'insurrezione;

  viva il Partito e rivoluzione,

  bandiere rosse e comunismo sarà!

___________

 

 

TRENTA LUGLIO ALLA IGNIS

 

Pino Masi, il Canzoniere pisano, 1971

 

Questa mattina, davanti ai cancelli

sono arrivati trenta fascisti:

erano armati di bombe e coltelli,

questi di Borghi son gli squadristi.

 

Han cominciato tirando sassi

contro i compagni di un capannello;

alle proteste han risposto sparando:

tre ne han feriti con il coltello.

 

Noi operai gli siam corsi dietro

ma quei vigliacchi sono fuggiti,

approfittando della confusione

mentre portiamo in salvo i feriti.

 

Subito dopo la vile aggressione

ecco arrivare due capi fascisti;

van con la borsa dal porco padrone

a prender la paga pei loro squadristi.

 

Li abbiamo presto riconosciuti:

uno è Del Piccolo, quell'assassino,

e l'altro è Mitolo, capo fascista,

torturatore repubblichino.

 

Dentro la borsa, coi passaporti,

hanno una scure ben affilata:

questa è la prova che i due compari

la sanno lunga su come è andata.

 

Gli abbiamo fatto alzare le mani,

gli abbiamo messo al collo un cartello

con sopra scritto: « Siamo fascisti,

facciam politica con il coltello ».

 

E dalla Ignis fino in città,

mentre tremavano per la vergogna,

li abbiam portati in testa al corteo

e tutta Trento li ha messi alla gogna.

 

E in fin dei conti vi è andata bene,

perché alla fine della passeggiata

quella gran forca che meritate

non ce l'avete ancora trovata.

 

Cari compagni, quella gran forca

dovremo farla ben resistente,

per impiccarci, assieme ai fascisti,

il padron Borghi porco e fetente.

 

Cari compagni, quella gran forca

dovremo farla ben resistente

per impiccarci, assieme ai fascisti,

ogni padrone, porco e fetente.

___________

 

 

VALLE GIULIA

 

Paolo Pietrangeli, 1968

 

Piazza di Spagna, splendida giornata,

traffico fermo, la città ingorgata

e quanta gente, quanta che n'era!

Cartelli in alto e tutti si gridava:

«No alla scuola dei padroni!

Via il governo, dimissioni.

 

E mi guardavi tu con occhi stanchi,

mentre eravamo ancora lì davanti,

ma se i sorrisi tuoi sembravan spenti

c'erano cose certo più importanti.

«No alla scuola dei padroni!

Via il governo, dimissioni.

 

Undici e un quarto avanti a architettura,

non c'era ancor ragion d'aver paura

ed eravamo veramente in tanti,

e i poliziotti in faccia agli studenti.

«No alla scuola dei padroni!

Via il governo, dimissioni.

 

Hanno impugnato i manganelli

ed han picchiato come fanno sempre loro;

ma all'improvviso è poi successo

un fatto nuovo, un fatto nuovo, un

fatto nuovo:

non siam scappati più, non siam scappati più!

 

Il primo marzo, sì, me lo rammento,

saremo stati millecinquecento

e caricava giù la polizia

ma gli studenti la cacciavan via.

«No alla scuola dei padroni!

Via il governo, dimissioni.

 

E mi guardavi tu con occhi stanchi,

ma c'eran cose molto più importanti;

ma qui che fai, ma vattene un po' via!

Non vedi, arriva giù la polizia!

«No alla scuola dei padroni!

Via il governo, dimissioni.

 

Le camionette, i celerini

ci hanno dispersi, presi in molti e poi  picchiati;

ma sia ben chiaro che si sapeva;

che non è vero, no, non è finita là.

Non siam scappati più, non siam scappati più.

 

Il primo marzo, sì, me lo rammento...

...No alla classe dei padroni,

non mettiamo condizioni, no!

__________

 
 
THE COLOURS
 
[by The Men They Couldn’t Hang]
 
I am a member of the council of the naval mutiny
And no traitor to my conscience having done my sworn duty
These are my last words before the scaffold, and I charge you all to hear
How a wretched British sailor became a citizen mutineer
Pressed into service to carry powder I was loyal to the crack of the whip
If I starved on the streets of Bristol, I starved worse on a British ship

     Red is the colour of the new republic
     Blue is the colour of the sea
     White is the colour of my innocence
     Not surrender to your mercy

I was woken from my misery by the words of Thomas Paine
On my barren soil they fell like the sweetest drops of rain
     Red is the colour of the new republic
     Blue is the colour of the sea
     While is the colour of my innocence
     Not surrender to your mercy

So in the spring of the year we took the fleet
Every sail and cannon and compass sheet
And we flew a Jacobin flag to give us heart
While Pitt stood helpless we were waiting for Bonaparte
     Red is the colour of the new republic
     Blue is the colour of the sea
     White is the colour of my innocence
     Not surrender to your mercy

All you soldiers, all you sailors, all you labourers of the land
All you beggars, all you builders, you’ve come here to watch me hang
To the masters we are the rabble, we are the 'swinish multitude'
But we can re-arrange the colours of the red and the white and the blue

     Red is the colour of the new republic
     Blue is the colour of the sea
     White is the colour of my innocence
     Not surrender to your mercy

     Red is the colour of the new republic
     Blue is the colour of the sea
     White is the colour of my innocence
     Not surrender to your mercy
 

 

 

Ends