"...Il Vescovo... si portò alla Cappella o pubblico oratorio sotto il titolo di Maria Vergine dove si celebra la Messa tutti i giorni festivi a spese e comodo degli individui della Posta e Osteria di detto luogo e abitatori delle vicinanze. Attualmente l'oratorio vien mantenuto modicamente a solo titolo di elemosina e devozione dagli individui sunnominati... Il detto oratorio fu ritrovato infognito dall'umido sì per causa dei terreni superiori, sì per essere lo sciacquo ingombro da roghi e da altre piante; e però [il Vescovo] mandò che sollecitamente venga ripulito il detto sciacquo altrimenti pronunzierà decreto di interdetto" (Melini).
Anche nella Visita pastorale fatta dal Vescovo Pecci nel 1790 la Chiesa di Ricorsi era stata trovata in cattive condizioni, "soggetta a grande umidità e indecentissima nell'arredo". Il canale di scolo attorno ad essa era "ingombrato di spini ed immondezze, la cantonata verso la posta fuori di piombo, e la finestra della facciata in quella parte appuntata". Il Vescovo aveva ordinato che la Chiesa fosse restaurata "in forma decente, pena l'interdetto" entro il mese di settembre (siamo in giugno). Gli arredi sacri per la Messa non appartenevano alla chiesa, ma erano di proprietà privata: alcuni appartenevano a tal Vincenzio Cantucci, altri al postiere Giuseppe Perlini.
Nonostante tutto questo, la chiesetta esiste tuttora e in alcune occasioni viene utilizzata.