Un "unicum" di Antonio Annibale Nasini a Campiglia d’Orcia?

Ipotesi di attribuzione di una tela


Antonio Annibale Nasini (?), Madonna con Bambino tra S.Giuseppe e S.Sebastiano
(foto Salvatore Di Salvo)
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Del pittore amiatino Antonio Annibale Nasini (1631? – 1668) si conosceva sinora con sicurezza la collaborazione con il più celebre fratello Francesco nella decorazione degli arconi e di due cappelle dell’Abbazia di San Salvatore e del chiostro del convento di San Francesco ad Acquapendente; è forse possibile ora attribuirgli anche un quadro di grandi dimensioni, conservato nella chiesa parrocchiale di San Biagio a Campiglia d’Orcia: questa sarebbe l’unica sua opera su tela che sia oggi visibile.

L’ipotesi di attribuzione nasce dall’incrocio di alcuni dati archivistici raccolti da Zelia Grosselli e Gianguido Piazza nel corso di ricerche sulle chiese di Campiglia tra i secoli XVII e XIX.

Nel libro "C" delle entrate e uscite della Compagnia del Santissimo Sacramento e di San Rocco, tra una serie di note di spese dell’anno 1665 per trasporto di sassi, per acquisto di some di calcina, di docci, gesso, travi e correnti e per il pagamento di "opere", che fanno pensare a grossi lavori di ristrutturazione, se non di edificazione, della chiesa di San Rocco, cappella della Compagnia, il camerlengo Pietro Coli segna sotto la data 2 ottobre: "…A Maestro Antonio Anibale Nasini pittore some 4 di grano a conto del quadro ci ha fatto nella nostra Compagnia…"; e, poco sotto: "… e più staia 18 grano al sopra detto Maestro Antonio Anibale Nasini come sopra…"; ed ancora: "…a Maestro Antonio Anibale Nasini per la fattura del telaro del quadro lire 5…"; "…Al sopra detto pittore per il resto di fattura di telaro e tela lire 6 soldi 6 denari 6" (foglio 31 ).

Nulla viene detto circa il soggetto del quadro, che tuttavia si può congetturare incrociando le scarne notizie dei libri dei conti con quelle contenute nei registri delle visite pastorali del secolo successivo, conservati nell’Archivio Diocesano di Montalcino. Nelle sue visite del luglio 1775 e dell’agosto 1780, il vescovo Giuseppe Bernardino Pecci trova in ottime condizioni sia l’edificio della chiesa di San Rocco che i suoi tre altari, di cui il maggiore, dedicato alla Beata Vergine Maria, San Giuseppe e San Sebastiano, è "pernitide ornatum atque retentum". Nel giugno-luglio 1795, dieci anni dopo la soppressione delle Compagnie laicali voluta dal granduca di Toscana Pietro Leopoldo, la chiesa della Compagnia risulta "unita" alla parrocchiale di San Biagio, e non è più oggetto di visita pastorale. E’ quindi probabile che l’arredo e le suppellettili della chiesa soppressa siano stati trasportati in San Biagio e che l’edificio sia stato destinato ad altro scopo.

In San Biagio, sulla parete di sinistra, entro una cornice di stucco, si trova attualmente, indicata come opera di anonimo del secolo XVII, una tela di cm 266 per 178, restaurata nel 2002, il cui soggetto richiama esattamente l’intitolazione dell’altar maggiore di San Rocco: il Santissimo Sacramento nell’ostensorio, sorretto da due angeli e venerato da altri quattro ai lati, sovrasta la figura della Madonna seduta, che regge il Bambino con il braccio destro e poggia la mano sinistra su un globo sormontato da croce; altri due angeli reggono la corona della Vergine. Nella parte inferiore del quadro, sulla sinistra è San Giuseppe con bastone fiorito di gigli, e sulla destra San Sebastiano con una freccia tra le mani, entrambi inginocchiati. La tela è probabilmente mutila nella parte inferiore, poiché un piede di San Sebastiano e la sua palma di martire, poggiata a terra, appaiono tagliati.

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