Sin dal Medioevo l’associazionismo privato di carattere religioso gestiva l’assistenza ai bisognosi e agli ammalati. Oltre alle opere di bene, le Confraternite avevano lo scopo di collaborare con i sacerdoti per l’insegnamento della dottrina cristiana, di organizzare feste religiose, di trasportare i malati all’ospedale, di accompagnare i defunti al cimitero, ed altro ancora. Ogni Compagnia possedeva case, fondi rustici, bestiame, boschi dai cui affitti traeva il denaro liquido o le derrate da distribuire per far fronte agli scopi caritativi e sociali per i quali si era costituita, e raccoglieva ulteriori fondi attraverso periodiche collette o "accatti". Le riunioni di preghiera e le funzioni celebrate per i confratelli si svolgevano nella chiesa o nella cappella "annessa" alla Compagnia, che ne curava la manutenzione e la dotazione di arredi e suppellettili. Nel 1785 il granduca Pietro Leopoldo abolisce le Confraternite , ne assegna i beni ad enti di pubblica utilità e delega ai Vescovi il compito di ridistribuire gli arredi sacri tra le chiese parrocchiali . Qualche tempo dopo ,tuttavia, concede che in ogni parrocchia si possa ricostituire un’unica Confraternita che erediti le prerogative di quelle soppresse, imponendo tuttavia che non possegga un patrimonio proprio, ma si sovvenzioni attraverso le quote sociali e le collette. A Campiglia si contano tre Confraternite : quella di S. Maria , fondata nel 1534, quella di S. Rocco, che nel 1570 aggiungerà alla denominazione originaria quella del SS. Sacramento, e quella del S. Rosario. Quest’ultima aveva preponderanti scopi devozionali e possedeva un altare in S. Biagio ; le altre due svolgevano funzioni caritative ed utilizzavano per le pratiche pie chiese e cappelle di loro pertinenza, come si vedrà. Dopo la soppressione, le loro funzioni saranno raccolte dalla Compagnia di Carità del SS. Sacramento, S. Filippo Benizi e S. Biagio, di nuova fondazione.