Strada facendo siamo giunti al nostro terzo
ed ultimo appuntamento con gli ex giocatori del Venezia diventati
famosi dopo aver indossato la casacca arancioneroverde. Probabilmente,
quest’ultima, è la puntata più succosa e stimolante
per l’immaginario dell’ultrà della Morosini.
Oggi parliamo infatti di attaccanti. La scelta è stata
ardua, forse non condivisibile da molti, ma ribadiamo che le nostre
ragioni sono state mosse dai numeri e non dal cuore. Per quello
rimandiamo ad altre rubriche di prossima apertura.
Ovvio, anche per non attirarsi la vostra ira, cominciare dal “Chino”
Alvaro Recoba (19 presenze e 11 gol nel 98). Arrivato
in laguna, impressionò da subito per la sua pancetta e
l’andatura pesante ma, messi da parte i piaceri della gola,
l’uruguaiano ha lasciato il segno, in campo e nei cuori.
Quell’anno il cimelio degli ultrà divenne la sua
maglia. Ricordate Venezia-Empoli? Fu un tripudio e da lì
cominciò una nuova stagione. Assist per la capoccia di
Maniero, scatti, tiri dalla distanza e soprattutto quelle micidiali
rasoiate da palla inattiva che, probabilmente, non vedremo mai
più al Penzo. Inutile raccontare il Recoba post laguna.
Qui riveliamo solo un episodio curioso: Novellino non imparò
mai a pronunciare il suo soprannome che da “Chino”
storpiò sempre in Cigno.
Christian “Bobo” Vieri (29 presenze
e 11 gol nella stagione 94/95). Panzer, caterpillar e potenza
allo stato puro. Concordiamo: era brutto da veder giocare ma da
solo era in grado di trascinarsi dietro tre difensori. Con gli
anni ha perfezionato la tecnica ed ora è considerato il
più forte centravanti del mondo. Si può essere più
o meno d’accordo ma parlano i numeri. Nel gioco in area
era insuperabile e, nonostante fosse lento e macchinoso, aveva
una progressione terrificante. Forse non sarà entrato nei
cuori degli ultrà, anche a causa del suo carattere schivo,
ma averlo avuto al Penzo lo riteniamo un vanto.
Marco Del Vecchio (20 presenze e 3 gol nel 92/93),
l’attuale bandiera romanista, pur chiuso dai mitici Campilongo
e Bonaldi, seppe ritagliarsi uno spazio importante che gli consentì
di arrivare in A e non lasciarla più. Dall’andatura
cavallina, Del Vecchio era abile nel gioco aereo e nella progressione.
In campo non si risparmiava né tirava indietro la gamba,
anche a scapito della lucidità sotto porta. Ora è
un beniamino dei Lupi giallorossi, ma dal Penzo all’Olimpico
l’umiltà è rimasta la stessa.
Claudio Bellucci (33 presenze e 22 gol nel 96/97).
Grazie per averci regalato la salvezza! In un Venezia che sembrava
spacciato, completamente assente in zona gol, riuscì nell’impresa
di traghettare da solo una squadra verso la salvezza. Assieme
a mister Bellotto, quell’anno fu fondamentale. Col “Totem”
Silenzi formava una coppia ben assortita, una sorta di Skuhravy-Aguilera.
Quell’anno il titolo di capocannoniere gli fu tolto da Davide
Dionigi, ma non a caso la Reggina venne promossa. Forse negli
anni si è leggermente perso, venendo meno in zona gol,
ma la nostra riconoscenza durerà in eterno.
Fabio Bazzani (2 presenze nel 97/98 e 39 con
5 gol tra 00/02). Dal Penzo alla nazionale il salto sembra abissale
ma il bomber bolognese, fondamentale nella promozione in A con
mister Prandelli, ce l’ha fatta. Ancora oggi abbiamo negli
occhi il gol nel derby col Chievo che valse metà promozione.
Forse, ai tempi lagunari, non era tanto lucido sotto porta ma
le botte e il lavoro oscuro che faceva permettevano alla squadra
di salire. E non fu un caso se quell’anno il Perugia ce
lo strappò e che con i suoi 10 gol si salvò. Ora
è la punta di diamante di Novellino che su di lui ha costruito
il gioco della Samp ed è diventato l’oggetto del
desiderio delle grandi. Ormai i gol in A sono 11 ma lieviteranno
ulteriormente e qualche dirigente del Milan, che in passato ne
derise le qualità, dovrà ora mantenere la promessa
fatta. Buon appetito!!
Giacomo Garbisa
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