A sentire il nome A.C. Alvisiana, certamente si inumidiranno
gli occhi di molti veneziani, giovani e meno giovani. Questa
storica società, conosciuta in tutta la provincia e che
può vantare un discreto pedigree pura a livello regionale,
ha permesso a molti ragazzi di tirare i primi calci ad un pallone.
Che poi questi giovani abbiano fatto strada – vedi il
caso di Paolo Poggi, Massimiliano Rosa, Tommaso Rocchi e Filippo
Vianello – è un altro discorso, che esula dagli
intenti con cui è nata la società bianco-verde:
crescere atleti leali e uomini rispettosi.
Parlare di Alvisiana vuol dire anche legare il suo nome a quello
di alcune persone che hanno dedicato gran parte del loro tempo
a questo progetto. Come non citare, allora, lo storico fondatore
e presidente Gianni D’Este? Tutto iniziò nel 1971
quando il compianto parroco Don Antonio Barbisan, otto genitori
e D’Este diedero vita ad un azionariato popolare con l’intento
di creare un ambiente sano dove i bambini potessero giocare
senza starsene per le strade a rompere vetri col pallone. Don
Antonio, infatti, non era più in grado di gestire tutti
i bambini all’interno del suo patronato e da qui nacque
l’idea di fondare un luogo d’aggregazione senza
immaginare che, ad oltre trent’anni di distanza, quel
luogo sarebbe stato ancora attivo e vitale. La novella società
venne subito iscritta al CONI e in un secondo tempo alla FIGC.
Da allora alcuni atleti, diventati nel frattempo uomini, continuano
a lavorare nello staff societario, come l’allenatore della
scuola calcio Luigi Fontolan. La società può fregiarsi
di riconoscimenti rilasciati da comune e provincia ma, negli
anni, sono arrivati anche quelli del CONI. Per non sottacere
i numerosi Leoni d’Oro e le Stelle al Merito. Per le vittorie
sportive, basta fare un giro in sede e guardare dentro le vetrine
per contare le innumerevoli targhe e coppe conquistate dagli
atleti e dai loro preparatissimi allenatori. E in trentatre
anni di storia, i giovani che hanno vestito i colori bianco-verdi
sono stati più di 1.500.
Da due anni però la storica Alvisiana si è fusa
con la Muranese. Questioni di sopravvivenza. Fare sport a Venezia
non è affatto semplice e qualsiasi trentenne ricorderà
società quali Serenissima, Castello, Vigna, Giudecca…tutte
scomparse. E se Alvisiana e Muranese non avessero unito gli
sforzi, probabilmente avrebbero fatto la stessa fine. Come ci
spiega Gianni D’Este, “All’Alvisiana mancavano
le strutture, alla Muranese il settore giovanile”. Ma
un moto d’orgoglio si sta levando e da due anni gli ex
giocatori del settore giovanile dell’Alvisiana hanno formato
una nuova prima squadra che sta ben figurando nel campionato
di Terza categoria.
Ma gli anni passano e gli sforzi si moltiplicano. Il calcio
dilettantistico si fa sempre più impegnativo e all’Alvisianamuranese
c’era bisogno di mettere in campo forze fresche. E’
cambiato quindi il Consiglio Direttivo col nuovo presidente
Flavio Rossetto, portatore di un’esperienza quinquennale
alla guida della Muranese. Ma Gianni D’Este rimarrà
sempre il presidente onorario. E un plauso particolare va allo
staff dirigenziale, rappresentato dal vice presidente Luciano
Vianello, dal d.g. Umberto Cecchi e dal d.s. Gabriele Moro.
Persone che hanno messo a disposizione della società
le loro competenze tecniche per allestire un parco allenatori
di tutto rispetto, una Scuola Calcio fra le prime della provincia
con oltre quaranta bambini fra i cinque e i sette anni, e stage
estivi in montagna come momento d’aggregazione.
Tanta acqua della laguna è passata a lambire i muri esterni
dello storico campo di Sant’Alvise ma lo spirito è
lo stesso di trent’anni fa: togliere i ragazzi dalle strade
ed offrire loro un ambiente sano e familiare per diventare,
prima che buoni calciatori, ottime persone.
Giacomo Garbisa
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