Lago Titicaca - Isole Uros
Le isole più famose del lago Titicaca sono le Uros, le isole di canna galleggianti che prendono il
nome dagli indios che vi abitano. Secondo la leggenda, nelle vene degli Uros scorreva del sangue nero,
che permetteva loro di sopravvivere alle rigide temperature notturne del lago e impediva che annegassero.
L'ultimo indios autentico morì nel 1959. La maggior parte degli appartenenti a questa razza abbandonò le
isole qualche anno prima, in seguito a una grave siccità che rese proibitive le condizioni di vita.
Gli Uros si fusero con alcune tribù aymarà e quechùa, ma gli indios di sangue misto che vivono sulle isole hanno
mantenuto vive tutte le loro usanze.
A causa della povertà della zona, molti Uros si sono trasferiti a Puno. I pochi rimasti cercano di vendere i
prodotti del loro artigianato ai turisti, e talvolta, per lasciarsi fotografare, chiedono in cambio una piccola
mancia, come accade in molti altri paesi poveri che vivono di turismo.
In effetti bisogna riconoscere che, oltre all'invasione di masse di visitatori irriverenti, il turismo ha
provocato un processo progressivo di erosione culturale, che ha portato gli indios a modificare la loro
tradizione artigianale e le proprie attività in base alle esigenze del mercato.
Gli abitanti delle isole Uros pescano e cacciano uccelli; la loro sopravvivenza è basata inoltre sulla
vegetazione lacustre, soprattutto sulle canne, utilizzate per costruire le abitazioni, le imbarcazioni e
addirittura le basi delle stesse isole.
Le più grandi sono Toranipata, Huaca Huacani e Santa Maria. Poiché il fondo di queste isole artificiali
si deteriora rapidamente nell'acqua, gli abitanti devono continuamente aggiungere nuovi strati dall'alto,
il che rende spugnosa la consistenza della superficie e difficile la deambulazione. Sulle isole maggiori,
persino i muri delle scuole sono fatti di canne.
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