Un’invasione.
Letteralmente.
Di colori, voci, fiori, palloncini.
Nel giro di un attimo le erano tutti attorno.
La abbracciavano, la baciavano, la stringevano.
“Ehi, la soffocherete... Piano con tutti quegli stritolamenti sdolcinati!
E’ ancora un pò deboluccia.” Faith ,in piedi sulla
porta, le sorrise strizzandole l’occhio.
Cordelia le diede un’occhiata tutta seria, appoggiandosi un dito al mento
e piegando la testa di lato, come se stesse
escogitando qualcosa. L’ombra nei suoi occhi era stata rimpiazzata da
un’espressione il più serena possibile.
“Sì, sei decisamente pallidina! E i capelli... ma rimedieremo!
Dunque ho portato un pò di trucco, giusto l’essenziale! E
poi spazzola, fon... Sarai un fiore in meno di un’ora!!”
Giles girava ansioso intorno al letto, toccandole ogni tanto una mano o una
guancia quasi per assicurarsi che fosse
davvero lei.
Anya sistemava i fiori raccontando a raffica pettegolezzi o episodi divertenti
che le erano capitati in negozio, e Xander
le reggeva i vasi commentando con le sue solite battute impossibili.
Naturalmente Dawn si era appollaiata sul letto accanto a lei e le teneva la
mano.
Willow stava accanto al letto con un sorriso di sollievo a 36 denti e Tara si
offriva ogni due minuti di andarle a prendere
qualcosa da bere o da mangiare.
Wesley cercava inutilmente di mascherare la sua espressione preoccupata tentando
di inserirsi nell’allegria generale.
C’era anche Spike, in disparte, sulla soglia, nell’ombra.
Guardava la cacciatrice, quella che era stata la sua più grande nemica.
Quella donna che aveva odiato con tutte le sue forze, con tutta la sua rabbia.
Quella ragazzina che aveva voluto distruggere, annientare, che era diventata
una fissazione uccidere.
Una questione di orgoglio, di principio.
Quella nemica che era riuscita a farsi rispettare, guadagnando quella che era
la sua contorta stima.
Non avrebbe mai pensato ,in quella notte in cui era arrivato a Sunnydale sgommando,
che lei sarebbe diventata il centro
della sua vita.
Nel bene e nel male.
All’inizio era solo una bambina molesta da eliminare.
Un trofeo da aggiungere a quelli che già poteva vantare.
Poi era diventata un modo per vendicarsi di Angel.
Il sire di Drusilla... l’amante di Drusilla.
Quel vampiro presuntuoso e potente che tante volte l’aveva umiliato.
Ma ben presto si era trasformata nella sua nemica personale.
Nella sua unica grande eterna nemica.
O almeno così pensava.
Perché ben presto non era più stata una nemica... da eliminare...
Alla fine se n’era innamorato.
Assurdo. Umano. Inverosimile.
William Il Sanguinario innamorato di quella bambolina che aveva perso la testa
per Angel!!
Aveva combattuto, aveva lottato furiosamente con quei sentimenti.
Era stato inutile.
Amava Buffy Anne Summers, cacciatrice predestinata.
Si era umiliato per lei, aveva fatto di tutto per lei.
Inutile, assolutamente inutile.
Era così bella... dolce... indifesa...
Circondata da quegli amici che erano la sua famiglia, sembrava serena...
Luminosa... irraggiungibile...
Si sforzava di sorridere, di tranquillizzare i suoi amici.
Ma lui sapeva quello che era successo.
Vedeva perfettamente il cerotto bianco e voluminoso sul suo collo.
Quella fasciatura catalizzava la sua attenzione, completamente.
Immaginava il segno del morso sottostante alle bende.
Il morso di Angel.
Il morso di Angelus.
Angelus aveva messo il suo marchio su ciò che era suo.
Angelus l’aveva quasi vampirizzata.
E Angelus sarebbe tornato a reclamare ciò che gli apparteneva.
Ciò che gli si era offerto.
Spike la guardava e capiva.
E sapeva.
Sapeva che Buffy gli si era offerta.
Sapeva che Buffy gli aveva chiesto di fare di lei un vampiro.
Insieme per sempre.
Accarezzò per un istante che l’avesse chiesto a lui.
Allontanò quella follia.
Lei amava Angel.
A tal punto da rinunciare a sé stessa.
Annuì lentamente.
Non sarebbe mai stato nulla per Buffy.
Non avrebbe mai ricevuto un solo sguardo di quelli che le accendevano il volto
quando vedeva Angel.
Non avrebbe mai avuto Buffy.
Ma non poteva vederla così.
Non poteva premettere che si arrendesse.
Non poteva permettere che la disperazione la annientasse.
Quella creatura fragile e turbata in quel letto di ospedale non era la Buffy
che conosceva lui.
Lei era forte, volitiva, impetuosa.
Lei non si lasciava abbattere dalle difficoltà.
Ma quella donna così determinata aveva nel cuore il suo amore di ragazzina.
E quell’amore era la sua forza, il suo coraggio.
Senza di esso non era più nulla, si sentiva presa e vuota.
Spike avrebbe combattuto per lei o almeno con lei quella battaglia.
Anche se la vittoria avrebbe significato perderla per sempre.
Perché la vittoria avrebbe riportato da lei Angel.
E ogni tenue, illusoria speranza che lei si accorgesse di lui sarebbe svanita
nel nulla.
Lei apparteneva ad Angel.
E Angel le apparteneva.
Non solo l’anima.
Anche Angelus non esisteva senza di lei.
Odio e amore.
Luce e tenebra.
Inferno e anima.
Passione e dolore.
Inscindibili.
Loro erano una cosa sola, uniti nonostante il destino e la vita.
Abbassò lo sguardo da quella visone troppo luminosa.
Avrebbe fatto in modo che lei fosse felice.
Avrebbe lottato per la sua felicità.
Lei meritava di avere un piccolo, pulito angolo di felicità nella sua
vita.
E se per vedere nei suoi occhi chiari brillare una scintilla di gioia avrebbe
dovuto ridarle il suo amore... l’avrebbe fatto.
Annuì di nuovo mentre quella convinzione gli entrava nella mente e gli
scendeva nel cuore.
Quello non era il suo posto.
Si voltò e percorse il corridoio a ritroso.
Un passo dopo l’altro, facendo risuonare il silenzio.
Era quasi ora di uscire di scena.
Faith girò la testa: Spike era sparito.
Raggiunse la porta e lo vide allontanarsi nel corridoio.
Lo spolverino di pelle nera fino a terra ondeggiante e i capelli ossigenati
che riflettevano i pallidi neon dell’ospedale.
Faith restò a guardarlo finché non fu sparito dietro un angolo.
La ragazza sorrise.
Sapeva cosa provava quel vampiro.
Sapeva come si sentiva.
E aveva pietà di lui.
Lei ,cacciatrice sanguinaria e spietata, aveva pietà di un vampiro.
Sentiva le lacrime pungerle gli occhi per lui.
Li chiuse un istante per fermarle.
Povero Spike. Povera lei...
Innamorati della persona sbagliata.
Povero Spike.
Lei sapeva quanto facesse male.
Quanto fosse doloroso.
L’indifferenza, il disinteresse, il distacco, o addirittura (e forse era
peggio di tutto, dell’odio e del disprezzo) l’amicizia.
In fondo lei e Spike erano simili.
Non avevano niente a che vedere con l’altruismo e la generosità
di Buffy e di Angel, con il loro spirito di sacrificio.
Loro erano egoisti, un pò egocentrici, cinici, disillusi.
Loro conoscevano il lato peggiore della vita, tutto il fango, e non erano disposti
a rivalutarla.
Loro erano ribelli, con dentro un’ansia mai saziabile di colmare quel
vuoto nel cuore che faceva male.
Loro non giocavano secondo le regole.
Loro erano irrazionali e impulsivi.
Prima agivano e poi ,molto poi, pensavano (se capitava).
Loro prendevano quello che volevano con la forza e la violenza, facevano di
tutto per ottenere il risultato.
Erano diversi perfino da Angelus in questo: lui era metodico, paziente, crudelmente
raffinato.
Loro agivano solo seguendo l’istinto.
Loro avevano sempre ottenuto quello che volevano, se l’erano sempre preso.
Ma non questa volta.
Questa volta erano cambiati dentro, lentamente, impercettibilmente.
Loro i “cattivi ragazzi” si erano innamorati dei buoni...
Per la prima volta nelle loro cupe vite, la luce li aveva accolti e riscaldati
con il suo tepore.
Ma era solo un’illusione, un sogno.
E il risveglio nel buio sarebbe stato ancor più amaro.
Lei non sarebbe mai stata come Buffy, neanche sforzandosi una vita intera...
E anche se ci fosse riuscita... non sarebbe mai stata quella che Angel voleva.
E lo stesso valeva per Spike.
La ragazza sorrise rientrando nella stanza.
Dawn la stava chiamando.
“Faith... Faith perché tutti nominano sempre una cosa che hai detto
quando sei arrivata e ridacchiano sotto i baffi, ma a
me non dicono mai niente?? Com’era..? La caccia fa venire fame e v...”
Faith trattenne a fatica una risata vendendo Buffy diventare viola, intimandole
di tacere con uno sguardo perentorio.
“Oh, sì... Bè ecco andare a caccia fa venire fame e voglia
di... ballare!”
Scoppiò a ridere, seguita a ruota da tutti gli altri mentre Dawn li guardava
perplessa senza capire bene perché la parola
ballare li facesse tutti ridere così tanto.
Finalmente ,con le lacrime agli occhi e tenendosi la pancia, Faith riprese il
controllo.
Già, lei non era come Buffy, ma non le dispiaceva in fondo.
Ognuno è unico, giusto?
E forse c’era del buono anche in lei.
Poco ma sicuro lei non avrebbe sofferto come quei due per amore...
Oh forse, sì...
E per amore sarebbe cambiata.
Era la battaglia di Buffy.
Era la guerra di Buffy.
Era la resa dei conti fra due nemici primordiali, che contro le regole, contro
l’orgoglio, contro il destino, contro il fato,
contro la logica, si possedevano a vicenda.
Che esistevano solo l’uno nell’altra.
Che si tormentavano, si opponevano a quei sentimenti.
Che lottavano, che arrivavano a un soffio dal distruggersi.
Ma non lo facevano.
Perché anche nella distruzione, nell’annientamento, nella fine,
sarebbero stati uniti.
Erano forti insieme, nemici o amanti.
Più forti della sorte, della loro missione, della morte.
E si cercavano.
Eternamente, incessantemente, i loro cuori urlavano straziati il bisogno profondo
e dilaniante dell’altro.
Era la loro guerra.
Il vampiro e la cacciatrice.
Il demone e la donna.
Diversi, lontani, opposti.
Combattevano per sovrastarsi, per vincersi, per trovare la pace.
Ma per loro non esisteva pace.
Fuco e vento, si sarebbero affrontati attizzandosi a vicenda, crescendo l’uno
nell’altra.
Senza fine.
Senza tregua.
Senza respiro.
Era la loro guerra.
Era l’ultima battaglia.
Guardò Buffy.
Pallida, gli occhi rossi cerchiati da occhiaie troppo profonde, il sorriso tirato
e la fronte attraversata da spasmi di dolore.
Non poteva combattere nessuna guerra.
Non da sola.
Faith capì.
Capì cosa vuol dire sacrificarsi per le persone a cui vogliamo bene.
Avrebbe combattuto al fianco di Buffy, per Buffy.
Le avrebbe restituito Angel.
Il suo amore.
Poi stava a loro essere felici o sacrificarsi per il bene dell’umanità...
Ma sarebbe sparita dal palcoscenico.
Lei la sua vita, loro la loro.
E forse avrebbe potuto ricominciare.
Perché adesso Faith era cresciuta.
Buffy era grata a tutti loro, come non lo era mai stata.
Nessuno aveva fatto domande.
Nessuno parlava di quello che era successo.
Le stavano vicini e le dimostravano il loro affetto.
Le davano il loro sostegno senza chiedere spiegazioni.
Era stata una vigliacca.
Si era arresa.
Aveva smesso di combattere.
E si vergognava davanti a loro.
Loro che non si erano arresi.
Neanche quando era morta.
Neanche quando sembrava non ci fosse più niente da fare.
Loro che avevano combattuto.
Sola non ne aveva la forza.
Ma con loro accanto avrebbe potuto ricominciare.
Combattere ancora, di nuovo.
Le serviva solo un pò di tempo.
Tempo per riprendersi e recuperare la forza e la volontà.
Tempo per assumere un distacco sufficiente da Angelus per poterlo affrontare,
per far tornare Angel.
Abbassò gli occhi sulle lenzuola.
Non poteva essere distaccata.
Non da lui, non con lui.
Lui le riempiva il cuore, le invadeva l’anima e la mente.
Lui batteva con il suo cuore.
Lui era nei suoi respiri.
Lui era la sua battaglia, usurpava il suo spirito, la annullava.
Amava Angelus.
Così come amava Angel.
Lo amava e lo odiava rabbiosamente.
Lo amava perché era parte di Angel, perché era inscindibile da
lui.
Lo amava perché anche lui la amava.
Ma rivoleva indietro il suo Angel.
Dolce, malinconico, forte, fragile, taciturno Angel.
La sua vita.
La sua anima.
Ma non conosceva il modo.
Gli occhi le si velarono di lacrime.
Giles vide quel luccichio stellato in cui si riflettevano le luci della stanza.
“Adesso Buffy deve riposare. Tutti fuori, ordini del dottore!”
Quell’allegra carovana lasciò recalcitrante la stanza, non prima
di averla di nuovo baciata e abbracciata.
Giles le appoggiò un delicato bacio sui capelli e le strinse leggermente
la spalla.
“Andrà tutto a posto Buffy. Te lo prometto. Resteremo a L.A. e
cercheremo il modo di restituire l’anima ad Angel. Da
qualche parte deve pur essere andata. Insieme ci riusciremo. Non permetterò
che tu perda l’unico amore della tua vita.
So cosa si prova. Buonanotte, piccola. Dormi tranquilla.”
Buffy lo ringraziò silenziosamente, sapeva che stava pensando a Jenny.
Rimasta sola, al buio si rese conto di essere stanchissima.
Troppo stanca per restare sveglia.
Troppo stanca per preoccuparsi di quello che avrebbe dovuto fare.
Troppo stanca per lottare con i suoi sentimenti, con i suoi ricordi e i suoi
pensieri.
Si sentiva un campo di battaglia.
Devastato, invaso e conquistato.
Quella notte erano stati sconfitti tutti e due , la donna e il demone, e si
erano persi l’uno nell’altra.
I suoi pensieri su Angel si sciolsero lentamente, annebbiandosi, confondendosi
nella memoria.
La cacciatrice si addormentò e l’anima del vampiro che la amava
vegliò sui suoi sogni.
Furore.
Rabbia.
Devastazione.
L’ira ardente, profonda, intrinseca, primordiale, inarginabile del vampiro
era stata risvegliata.
Il demone eccitato in tutto la sua folle collera, pretendeva la sua vendetta.
Chiedeva sangue per il sangue che gli era stato tolto.
Chiedeva vendetta per ciò che gli era stato sottratto.
Reclamava con imperiosa superbia ciò che gli apparteneva.
Ciò che era suo, per sempre.
E non si sarebbe placato.
E non si sarebbe fermato.
La voleva e l’avrebbe avuta.
Sarebbe tornato, nella notte, con la notte, nell’oscurità, nella
tenebra più profonde.
Sarebbe piombato su di loro che non lo aspettavano.
Che riposavano tranquilli e sicuri nei loro letti.
Che non sapevano contro cosa si erano messi.
Che credevano di poterla proteggere da lui.
Che non potevano neanche immaginare ciò che avevano destato.
La vendetta che avevano innescato.
Li avrebbe trovati e con lui il terrore sarebbe calato sulle loro inutili vite.
Avrebbero conosciuto l’abisso della paura.
Sarebbero caduti nel baratro della disperazione e del tormento.
Avrebbero toccato profondità così oscure e agghiaccianti che le
loro menti ne sarebbero state distrutte, annientate.
Avrebbero vissuto nel panico.
Avrebbero camminato guardandosi costantemente le spalle, sarebbero fuggiti dalla
loro ombra.
Avrebbero supplicato che la notte non giungesse mai.
Sarebbero impazziti e folli, caduti nel precipizio dell’orrore, mentre
le loro menti sgomente non sarebbero state in grado
di sopportare più a lungo la tensione, avrebbero invocato la morte.
In confronto quello che era successo in passato, l’insignificante parte
di lui che avevano conosciuto, sarebbe impallidito.
Le sue prime persecuzioni sarebbero sembrate desiderabili e innocue.
La morte sarebbe apparsa gradita e benaccetta.
Avevano risvegliato l’inferno intero.
Avevano risvegliato Angelus.
Angelus che in tutta la sua grandiosa crudeltà era distrutto dalla mancanza
di lei.
Folle, tormentato nel profondo dalla sua assenza.
Angelus che la invocava appassionatamente, con tutta la potenza della rabbia.
Sconvolto, mentre la sua natura si contorceva in lui, si rendeva conto di non
poter fare a meno di lei.
Lei la sua nemica.
Lei che aveva odiato per averlo fatto sentire umano.
Lei che aveva fatto piangere e disperare.
Lei che era arrivato a un passo dal distruggere.
Lei piena di vita in ogni gesto.
Lei volitiva e coraggiosa.
Lei. La cacciatrice.
La sua unica ossessione.
Senza di lei non poteva esistere.
Senza di lei era incompleto e vuoto.
La sentiva ardere e bruciare in lui.
Lo devastava, lo possedeva.
Non poteva smettere di pensarla, di volerla.
Il bisogno insanabile, disperato, di lei guidava le sue azioni, la sua ira.
La sua mancanza lo distruggeva, lo ardeva come un rogo che gli era impossibile
spegnere.
La sua sete di lei lo disseccava e il fumo della sua lontananza lo asfissiava.
Lei era un veleno che lo intossicava, stilla dopo stilla, che lo teneva in vita
tra tormentosi dolori.
Ma bramava quel veleno, totalmente, incondizionatamente.
Lei era una droga di cui non poteva fare a meno e l’astinenza di lei lo
faceva impazzire.
Anelava la droga della sua bocca, del suo respiro, del suo sangue.
Si consumava nel desiderio di lei.
Aveva bisogno di lei.
Un bisogno fisico e doloroso che premeva e distruggeva in lui.
Senza più ragione, discernimento, metodo, l’unico suo scopo era
riaverla.
Si svegliava con negli occhi lei, nella carne lei, nella mente lei.
Si nutriva, dormiva, uccideva, con dentro lei.
Ogni fibra del suo essere urlava il suo bisogno di lei.
Era un onda che sbatteva dentro di lui, una marea che lo sommergeva.
Lo invadeva, lo occupava, lo assediava.
E combatterla era impossibile.
Non poteva non essere dove lei era.
Sentire quello che lei sentiva.
Le notti di Buffy erano piene di lui.
Si svegliava mandida di sudore, la bocca aperta in un urlo silenzioso e agghiacciato,
implorando il nome di Angel e
quello del demone.
Lui uccideva e lei lo sentiva.
E la distruggeva, lentamente.
Sentiva la sua rabbia, la sua ira, la sua follia, il suo furore, il suo bisogno
di lei.
Sentiva la guerra dei suoi sensi.
E si struggeva.
La sua mente era tormentata, i suoi sensi annebbiati , il suo volere condizionato,
la sua forza scemava.
Eppure a volte chiudeva gli occhi e tutto il dolore e il tormento sembravano
abbandonarla.
Il mondo attorno a lei smetteva di girare così forte.
Il tempo rallentava la sua corsa.
Riusciva a respirare senza sentirsi mancare l’aria.
La mente si svuotava dai pensieri.
E un sottile alito di pace le velava l’animo.
Nel profondo, così nascosto da essere quasi irraggiungibile un soffio
di dolcezza le alleggeriva il cuore.
Era solo un sussurro leggero, impalpabile, che spesso le sfuggiva come sabbia
fra le dita.
Ti amo Buffy.
La voce dolce e rassicurante di Angel la avvolgeva in un abbraccio.
E per un attimo le loro anime erano unite.
Lo sentiva accanto a sé e si sentiva forte della sua forza.
Allora con un gesto le preoccupazioni erano spazzate via e lei si sentiva finalmente
protetta e al sicuro, come non lo era
mai stata lontano dalle sue braccia.
Ma quella pace durava così poco... infinitamente poco.
Si dileguava, allontanandosi di lei, sfuggendole, nascondendosi.
E più lei lo inseguiva disperata e anelante, più le si celava.
Lasciandola, abbandonandola così come aveva fatto Angel andandosene da
Sunnydale in una notte nebbiosa.
Restava confusa e sola.
Senza capire da dove Angel potesse raggiungerla.
Eppure lui era così vicino, così reale, palpitante.
Ma il buio tornava ad avvolgerla, quando era solo a un passo dal raggiungerlo,
dal trovare la chiave.
Il buio fitto della sua anima in tumulto che non riusciva ad entrare in sintonia
con quella di Angel.
Lo sentiva, ma non poteva raggiungerlo.
La rabbia e la paura, l’angoscia e il tormento, l’incertezza e il
dolore risucchiavano la sua luce, logoravano la sua anima.
Ti amo Buffy.
“Dove sei? Rispondimi! Dove sei? Trovami! Non ce la faccio da sola. Ho
bisogno di te. Lui è troppo forte. Lui mi
cerca. Lui mi troverà e io non saprò resistergli. Non vorrò
resistergli. Perché avrà il tuo volto e la tua voce e il tuo
amore. Perché sto perdendo la speranza di riaverti. Dove sei? Angel...
Angeeeel... Angel Dove sei?”
Si svegliò di soprassalto, il cuore in gola.
Urlava ancora.
Angelus era vicino.
Non poteva continuare a lungo.
Tutto questo era insopportabile.
Non si trattava solo di combattere il demone che aveva il volto del suo amore.
Lui... o forse Angel... o entrambi... erano poi così diversi?
Lui era nella sua testa, nei suoi respiri, nel battito del suo cuore.
Willow irruppe nella sua stanza preoccupata e spaventata.
Cercando di consolarla, di calmarla.
Erano tutti molto preoccupati per lei.
La vedevano deperire, tesa come una corda di violino, perseguitata dagli assassini
compiuti da Angelus.
E sembrava che la soluzione fosse introvabile e irraggiungibile.
Non si trovava nella prigione di tenebra e oblio, costruita nel profondo della
mente del demone che possedeva il suo
corpo.
Non vedeva con i suoi occhi né sentiva con le sue orecchie.
Non osservava inerme il sangue colare sulle sue mani, non ascoltava le suppliche
pietose e disperate delle sue vittime.
Per la prima volta dopo secoli era al sicuro.
Era nella luce.
Una luce che lo riscaldava e leniva le sue ferite.
Luce soffice e avvolgente.
Sentiva i suoi pensieri, i suoi dubbi, le sue paure.
Vegliava sui suoi sogni.
Era con l’unica donna che avesse mai amato.
Così vicino da essere una cosa sola.
Era nella sua anima, con la sua anima.
Nel suo inconscio più profondo, custodito nel suo cuore e tenuto in vita
dal suo amore.
Per la prima volta dopo secoli percepiva la sensazione del sole sulla pelle.
Respirava dei suoi respiri.
Camminava con lei.
Così vicina eppure così irraggiungibile.
Aveva tremato quando Angelus l’aveva quasi uccisa...
Si tormentava per trovare il modo di tenerlo lontano da lei...
La supplicava in silenzio perché trovasse la forza di ucciderlo.
Ma lei non poteva sentirlo.
Eppure a volte, riusciva quasi a sfiorare i suoi pensieri, le sue emozioni.
Erano solo attimi fugaci.
Battiti di ciglia.
Istanti sfuggenti e capricciosi.
Ma viveva in lei... con lei...
Vedeva con i suoi splendidi occhi e sentiva quello che lei sentiva.
Così tormentosamente dolce da essere insopportabile.
Esserle sempre accanto e non poterla mai accarezzare, sfiorare.
Non poterle far forza.
Non poter asciugare le sue lacrime.
Ma una parte di lui sapeva, aveva sempre saputo, che Buffy avrebbe trovato il
modo... la forza... il coraggio...
Sapeva che non si sarebbe arresa, qualsiasi nuova tortura inventasse per lei
Angelus...
Sapeva e sperava.
Perché lei era tutto quello che gli rimaneva... tutto quello che aveva
sempre voluto e mai osato sperare...
Erano tutti riuniti.
Silenziose presenze afflitte tutte della stessa preoccupazione.
Sfogliavano i libri ascoltando il rumore crepitante delle pagine girate, annusando
l’odore pungente della carta antica.
Ad ogni nuovo foglio una sottile speranza brillava nei loro occhi con la rapidità
di una scintilla ,ogni volta più fioca, per
poi spegnersi nel nulla ampolloso di quegli antichi testi.
Erano passati i giorni, e i giorni erano diventati settimane.
Senza che nessuna possibile soluzione si presentasse loro.
Ormai in un piccolo angolo delle loro menti si era fatta strada un’idea
che li faceva sentire colpevoli.
Forse l’unico modo possibile per liberare Angel era uccidere Angelus e
donargli ,alla fine, la pace.
Ma nessuno aveva il coraggio anche solo di accennarlo a Buffy.
Lo si poteva solo intuire negli sguardi che si scambiavano a volte alzando la
testa dopo aver chiuso l’ennesimo libro
inconcludente.
Faith pensava con solerzia e tacita efficienza alla caccia.
Faceva in modo che Buffy non si dovesse preoccupare di nulla.
Che non dovesse affrontare pericoli inutili o si dovesse stancare troppo.
Era diventata la sua muta ombra.
Riservata e delicata come non lo era mai stata.
Spike aveva riscosso tutti i favori che vampiri o demoni gli dovevano, raccogliendo
libri, incantesimi e informazioni su
qualsiasi tipo di rituale che riguardasse le anime.
Tutto inutile.
Il vampiro ,senza che Buffy lo sapesse, pensava a far sparire i corpi delle
vittime di Angelus spesso corredati di
messaggi per i ragazzi e faceva del suo meglio per impedire al suo sire di arrivare
a loro.
Il più delle volte usciva da quegli incontri vivo per miracolo, talmente
illividito e malconcio da essere quasi
irriconoscibile.
Ma fino a qual momento ,unitamente a un severo coprifuoco, era riuscito a mentenerli
tutti sani e salvi.
Giles alzò la testa da un libro, togliendosi gli occhiali e massaggiandosi
con la mano gli occhi stanchi e arrossati.
Guardò Buffy e sospirando le face una domanda che le aveva già
fatto infinite volte.
“Sei sicura di non aver tralasciato niente di quello che gli Oracoli ti
hanno detto?”
Buffy si prese la testa fra le mani, scuotendola piano.
Eppure le sfuggiva qualcosa.
Il tassello mancante, una frase che forse non aveva capito o a cui non aveva
dato importanza.
“Aspetti... Forse la donna ha detto qualcosa mentre venivo sbalzata fuori...
La sua voce... ricordo la sua voce... Era così
sicura... così fredda... Riguardava la mia... anima... credo... ma non
aveva senso...”
“Potrebbe essere importate Buffy. Non sappiamo più dove sbattere
la testa...”
“Lo so... lo so... ha detto... ha detto... -Ricorda cacciatrice.......
Il tuo....la salvezza del tuo amore sta nella tua anima.- Sì,
sono state le ultime parole che ho sentito... possono essere utili..?”
“Mmm... non lo so ancora... per adesso.”
Giles e Willow e Tara si consultarono a lungo.
Lasciando tutti gli altri sulle spine, a cuocere lentamente sui carboni ardenti.
Finalmente Tara si rivolse a Buffy, con il suo sorriso timido.
“So che t-ti sembrerà assurdo... M-mma noi crediamo che l’anima
di Angel sia dentro di te.” Disse le ultime parole, con
sicurezza, senza inciampare sulle lettere “Un do-dono d’amore per
te. E’ stato il suo regalo, Buffy, per te, non per le
forze del bene... solo per te. Quando lui ti ha trovata e le vostre anime si
sono riunite, al vostro ritorno in questa
dimensione non si sono più separate. Una cosa sola... Adesso noi dobbiamo
dividerle...”
Buffy li guardava stordita.
Incredula.
Angel era rimasto dentro di lei tutto quel tempo ,la sua anima unita a quella
di Angel, e lei non si era accorta di nulla??
Non poteva essere vero.
Si dovevano sbagliare...
Ma il suo cuore le diceva che era vero.
Tutta la sua anima vibrava a quella notizia.
E si spiegavano molte cose.
“Non scherzate... vero? Io... io... O.K. Abbiamo trovato la sua anima...
come la dividiamo dalla mia?”
Willow le fece cenno di sedersi.
Era talmente pallida e tremante d’emozione che la rossa temeva potesse
crollare e svenire.
Poi la strega prese la parola, rivolgendosi all’amica di sempre con tono
rassicurante “Prima dobbiamo essere certi che la
nostra ipotesi sia giusta. Tara farà un piccolo incantesimo per vedere
nella tua anima.... Niente di eccezionale, devi solo
rilassarti. Ti addormenterai per un poco e noi entreremo in una dimensione in
cui è possibile distinguere la luce delle
anime. Te la senti di cominciare subito?”
Buffy annuì, anche se faceva quasi fatica a respirare tanta era la gioia
mescolata al timore che si stessero di nuovo
sbagliando.
Willow le fece bere un liquido dolce e caldo, aromatico.
Ben presto tutto cominciò a oscurarsi e cadde in un sonno dolce e tranquillo.
Mentre Willow disegnava un cerchi attorno alle due ragazze sedute per terra,
Tara recitava versi incomprensibili.
Buffy si svegliò piacevolmente riposata.
Era sdraiata sul divano e coperta con un plaid leggero.
Aspettavano tutti che si riprendesse.
I loro sguardi erano di nuovo accesi e trepidanti.
Buffy ringraziò silenziosamente il cielo, doveva essere andato tutto
bene.
Ma aveva quasi paura a chiederlo.
“Allora Tara, cosa hai visto?”
“La luce di due anime... è tutto come pensavamo. Adesso dobbiamo
liberarla.”
Giles si schiarì la voce “Sì, e qui viene la parte più
difficile. Mentre dormivi abbiamo fatto qualche ricerca. E’ stato
relativamente facile visto che sapevamo cosa cercare.” Fece una piccola
pausa.
Xander avrebbe voluto interromperlo e dire che non era stato per niente facile,
e che lui non ci aveva ancora capito
nulla, ma diede un’occhiata alla sua espressione e cambiò idea.
“Dunque. Vedi, dipenderà molto da voi due. Tu e Angel intendo.
Forse questo ti sembrerà ancora più assurdo del resto...
Bene, dicevo... La causa per cui Angel perse l’anima è stata un
attimo di felicità perfetta. Che nel caso specifico è stato...
è stata un’unione totale nel corpo e nello spirito con te...”
Anya lo guardò spazientita “O.k hanno fatto l’amore, non
mi sembra mica così difficile da dire! Le dispiace concludere,
ci state tenendo sulle spine da ore!”
Xander le mollò una gomitata e Giles la incenerì con lo sguardo.
Willow prese la parola, tanto prima o poi qualcuno avrebbe dovuto dirlo... per
quanto fosse folle e sconsiderato “Io credo
che sia una cosa che riguarda solo Buffy... dovrà decidere lei...”
Buffy chiuse gli occhi “Parla Willow, ci stai uccidendo con questa attesa.
Siete tutti coinvolti e quindi tanto vale che
sappiate tutti.”
Will annuì “Certo, come vuoi. La maledizione degli zingari non
ha più nessuno valore. Angel non può più perdere
l’anima perché l’ha donata a te. Ma per far sì che
la sua anima torni nel suo corpo... bè ecco... le vostre anime e i vostri
corpi dovranno essere in perfetta sintonia, dovranno vibrare all’unisono..
essere una cosa sola.. Insomma devi fare
l’amore con lui Buffy. In questo caso un momento di perfetta felicità
gli restituirà l’anima, per sempre stavolta.”
Il silenzio calò sulla comitiva.
Le mancò la terra sotto i piedi... era tutto così assurdo....
Il mondo le vorticava intorno, insieme alla stanza e ai suoi amici, sempre più
veloce, e non poteva fermarlo.
Il primo a parlare fu Xander “Voi siete matti! Vi ricordo che stiamo parlando
di Angelus! Lui la ucciderà molto prima
di aver riavuto la sua anima! E quando l’avrà riavuta sarà
troppo tardi!!”
Giles abbassò lo sguardo “Può darsi... ma forse...”
“Non mi ucciderà.”
Si voltarono verso Buffy.
La ragazza era in piedi e tutti riconobbero la sua espressione determinata e
incrollabile.
La cacciatrice era tornata.
“Non se faremo in modo che non sospetti niente. Non se crederà
alla mia resa totale e incondizionata. Torniamo a
Sunnydale, abbiamo uno spettacolo da mettere in piedi e il nostro unico spettatore
dovrà essere convinto che sia vero.”
Rimasero tutti incerti e spaesati dalla sua totale decisone.
Era di nuovo lei a dare gli ordini... ad agire.
“Bè? Che fate ancora tutti lì fermi? Dobbiamo preparare
una trappola...”
“Ma se noi torniamo a Sunnydale...”
“Mi seguirà. E noi giocheremo in casa.”
Sunnydale non cambiava mai.
Quella singolare cittadina era sopravvissuta a tanti di quegli apocalisse annunciati
che la tragedia di un amore che si
stava per consumare sotto il suo cielo la lasciava impassibile.
Pioggia.
Una pioggia sottile e fitta, delicata.
Piove sempre ai funerali...
Buffy guardò con scarso interesse il corteo di persone che si snodava
lungo un viottolo del cimitero.
Ormai era tutto pronto.
Willow e Tara avevano preparato un incantesimo di protezione per lei.
I fili invisibili della trappola erano stati sapientemente tesi.
Angelus era vicino.
Lei era pronta per combattere la battaglia finale.
Forse sarebbe stata l’ultima battaglia.
Una battaglia fatta di bocche, di mani, di corpi, di baci e di sospiri.
Una battaglia che non poteva permettersi di perdere.
Una battaglia che temeva non avrebbe vinto.
Dipendeva tutto da quel legame.
Da quell’ossessione, da quel desiderio irrazionale e incondizionato.
Dipendeva tutto da Angelus.
Che lui la volesse più di quanto voleva il suo sangue...
Si domandò se fosse davvero pronta.
Si domandò se poteva funzionare.
Le rimaneva solo una notte.
Una notte per decidere, per trovare la forza.
Ripensò ad Angel, dolce tormentato Angel.
Ripensò ai suoi baci.
Dio, era quasi incredibile che se li ricordasse tutti.
Che ricordasse ogni singolo istante passato con lui, ogni singola carezza, ogni
singola parola.
Con una nitidezza di cui si stupiva.
Erano stati quei ricordi a darle la forza quando lui se n’era andato.
Ma i ricordi non potevano bastarle per sempre.
Aveva bisogno di Angel, adesso come non mai.
Aveva bisogno della sua forza, del suo silenzioso sostegno.
Aveva bisogno dei suoi sguardi innamorati.
Aveva bisogno di sentirsi al sicuro fra le sue braccia.
Ma lui non c’era.
Sorrise.
Era così vicino... ma non poteva raggiungerlo.
Era dentro di lei... ma non riusciva a trovarlo.
Angel.
Solo lui, per una vita.
Solo lui, per la felicità.
Solo lui, per ritrovare la pace.
Angel.
Chiuse gli occhi.
Sorrise.
Sapeva dove trovarlo.
Sapeva dove trovare la forza per affrontare quella guerra.
Uscì dal cimitero stringendosi nel cappotto mentre la pioggia le bagnava
i capelli, il viso, le mani.
Conosceva bene quella strada.
Le sue gambe l’avrebbero potuta condurre anche se fosse stata cieca.
Il suo cuore conosceva quella strada.
Scese le scale e mise una mano sulla maniglia.
Aveva bussato a quella porta con il cuore in subbuglio centinaia di volte.
Aveva bussato a quella porta cercando amore e comprensione, sicurezza e tranquillità.
Il cielo era coperto di nuvole.
Grigie, spesse, pesanti di pioggia e tuoni.
Il sole non si vedeva.
Ma lui sapeva che era tramontato.
Non aveva bisogno di vederlo per esserne certo.
A quell’ora i cacciatori uscivano e le prede inconsapevoli di essere braccate
rimanevano inermi in loro balia.
Ognuno secondo il suo istinto e la sua natura.
Ognuno con un ruolo prestabilito.
Vittime e cacciatori.
Ma a quell’ora anche il flagello dei cacciatori usciva.
Il cacciatore dei cacciatori.
Li inseguiva brancandoli alle spalle, silenziosa come la notte che li aveva
generati e in lei si rivoltava loro contro.
La cacciatrice di vampiri.
Colei che si erge a difesa degli innocenti.
Ma quella notte lei non avrebbe cacciato.
Quella notte lei si preparava per combattere la sua guerra.
E lui lo sapeva.
Ne era dolorosamente consapevole.
Lui che per lei aveva rinunciato alla sua natura.
Così avrebbe cacciato al suo posto.
Avrebbe ucciso i suoi simili.
Spike avanzò nel cimitero ormai deserto e si fermò a guardare
i fiori appassiti dalla pioggia che erano su una nuova
tomba.
Forse ne sarebbe uscito un vampiro.
Non si sa mai, in fondo erano stati lontani da Sunnydale per un pò.
La popolazione vampiresca doveva aver proliferato nel frattempo.
La pioggia gli bagnava i capelli ossigenati, scorreva sugli zigomi segnati del
suo volto di eterno ragazzino.
Scivolava leggera sull’immancabile soprabito di pelle nera, gocciolando
a terra.
Ancora una notte e poi non avrebbe più rivisto Sunnydale.
Ancora una notte e avrebbe perso per sempre l’unica donna che amava.
Bè, in realtà non l’aveva mai avuta...
Ma si era illuso, si era ingannato, aveva sperato.
Che col tempo ,molto tempo, lei dimenticasse.
Che col tempo ,molto tempo, lei potesse accettarlo, magari apprezzarlo.
Ma lei non aveva dimenticato, non avrebbe mai dimenticato.
Un amore così non si dimentica.
Lei non avrebbe dimenticato Angel, mai.
Gliel’aveva letto negli occhi quella sera in ospedale.
Non che prima non lo sapesse.
Non che prima non avesse visto il legame che li univa.
Ma adesso poteva capirlo.
Lei era pronta a morire per lui, e l’aveva dimostrato più di una
volta.
Vincoli come quello non si spezzano.
Niente può spezzarli.
Adesso lui lo sapeva, lo capiva, poteva perfino accettarlo.
Ma soffriva.
Soffriva da morire.
Soffriva perché lei apparteneva ad Angel.
Soffriva perché lei amava Angel.
Soffriva perché la amava.
E faceva male da morire.
Come non aveva mai immaginato potesse far male.
Come una spada rovente nel petto.
L’amore, la passione, sono dolore.
Già.. facile a dirsi.
Inimmaginabile quando lo si provava.
Quel nodo alla gola, quel peso nel petto .
Non poteva liberarsene.
Perché non poteva liberarsi di lei, del suo ricordo.
Un vampiro che sa amare... ridicolo!
Si sarebbe preso a schiaffi volentieri.
Camminò fino al punto in cui c’era stata la tomba di Buffy.
Non c’era più... naturalmente.
Le due streghe avevano fatto un incantesimo...
Avevano cancellato dalle menti di tutti quelli che non conoscevano la verità
il ricordo della sua morte.
Poi la rossa aveva manomesso tutti i database e i documenti ufficiali...
Buffy non era mai morta.
Incredibile quello che si può fare con un computer....
Spike ridacchiò.
Non si può cancellare il dolore dei ricordi.
Il dolore di crederla morta...
Ma tutto questo era peggio.
In un certo senso.
Il dolore per la sua morte l’aveva quasi fatto impazzire, ma aveva l’impressione
che lei gli fosse vicina.
Aveva i suoi ricordi.
Adesso l’avrebbe saputa felice con un altro.
Non gli sarebbe importato molto se l’altro fosse stato Riley o.. bè
chiunque.
Sapeva che lei non l’avrebbe amato.
Ma per Angel il discorso era diverso.
Angel era una parte di lei.
Angel era il suo grande amore.
E una volta riunitasi a lui, Spike l’avrebbe persa per sempre.
Sprofondato nei suoi pensieri non sentì arrivare l’atra faccia
del bene.
La ribelle, impulsiva, violenta cacciatrice.
La mora prescelta.
Faith.
Lei era a caccia.
A caccia per cancellare il dolore.
A caccia per scaricare la rabbia.
A caccia per dimenticare.
A caccia per soffrire di meno.
A caccia per convincersi che in fondo non faceva così male...
A caccia per non sentire quel pungolo affondato nel cuore.
Non era mai stato facile.
Buffy e Angel. Insieme.
Non era mai riuscita ad accettarlo.
Buffy aveva già tutto....
Perché doveva avere anche Angel....?
Però ,in fondo, la parte più egoista e meschina di lei, era sempre
stata consolata dal fatto che non potessero stare insieme
veramente.
Dal fatto che non potessero fare l’amore.
Perché di questo si trattava... ed era molto diverso dal sesso.
E anche quando aveva capito i suoi errori, anche quando si era pentita, anche
quando aveva sperato che Buffy potesse
perdonarla, quella specie di consolazione era rimasta in fondo al suo cuore.
Ben sepolta, ma mai cancellata.
Adesso le sarebbe stata strappata.
E faceva male, male da morire.
Un dolore che non poteva confessare.
Un dolore che non aveva il diritto di provare.
“Ehi, vampiro, avevi bisogno di una doccia o non ti sei accorto che piove?”
Spike riemerse dai suoi pensieri.
Vagamente seccato da quell’intrusione.
Le stava dicendo addio, a modo suo.
“Che vuoi che ti dica cacciatrice, gli ombrelli sono così inglesi...
così per bene...”
“Mmm, già. L’ho sempre pensato anch’io. Che ci fai
qui?”
“Tu che ne dici? E’ notte, sono un vampiro e questo è un
cimitero....”
“Vai a caccia?”
“Indovinato, un punto per la ragazza mora!! Stanotte Buffy non caccierà.”
“Ma ci sono io.”
“Tu sei imprevedibile. Un pò di qua... un pò di là...”
“Ha parlato santo Spike...”
“Non ho mai detto di essere un santo. Io sono pericoloso...”
“Oh, si certo, come un cucciolo che morde l’osso...”
Spike la guardò inviperito.
Faith rise.
“Siamo simili io e te. Siamo egoisti. Siamo impulsivi. Siamo i cattivi.
Ma stanotte siamo qui, a caccia per i begli occhi
della biondina... Perché possa essere felice... Perché finalmente
possa vivere il suo grande amore... Paradossale, non
trovi??”
“Non molto più di un vampiro che ama la cacciatrice...”
“Tu?”
“Angel. Mi riferivo ad Angel.”
“Oh, certo. Parlavi di Angel...”
“IO NON sono... innamorato di Buffy!!”
“Certo, e hai anche una favolosa abbronzatura. Non sono della banda io,
non fingere con me.”
“Comunque non sono l’unico qui a aver problemi di cuore... Mi risulta
che QUALCUNO QUI abbia una bella cotta per
il nostro bel tenebroso. Il vampiro dell’anno!!! Una volta o l’altra
mi dirai che ci trovate voi cacciatrici... Io parlo e
parlo, e agisco, e mi affanno... lui se ne sta zitto con quello sguardo imperscrutabile
e gli cadono tutte hai piedi...! E non
è neanche per soprabito di pelle... ce l’ho anch’io!!”
“Smettila di scherzare Spike, non farà meno male se ci scherzi
sopra.”
“E quando farà mano male?”
“Non lo so....... Non fa meno male se lo anneghi nel sangue, nell’alcool
o nel sesso. Non fa meno male se provi a non
pensarci e ti butti nel lavoro. Non fa meno male se lasci che l’apatia
ti avvolga. Non fa meno male e basta.”
“........ Magari col tempo, molto tempo, coi secoli farà meno male.”
“IO non ho dei secoli!”
Spike le sorrise “Bè, affari tuoi... Andiamo a vedere se qualche
mio amico si è svegliato. Ho bisogno di un pò di
movimento.”
Si avviarono in silenzio.
E alcuni vampiri ebbero la sfortuna di capitare sul loro cammino.
Spike e Faith combatterono, cacciarono.
Il loro istinto si risvegliò soffocando tutto il resto, annullando i
pensieri.
C’erano solo i loro corpi che sferravano calci e pugni, che saltavano,
schivavano, colpivano.
Non mancarono un colpo, micidiali e terribili.
Traendo la loro essenza dalla notte uccisero.
Il cielo esplose in una guerra di tuoni e lampi.
La terra sembrava tremare sotto i colpi che le venivano inflitti.
La pioggia si riversava su di loro con la violenza di un uragano.
Dura, sferzante, pesante.
Spike e Faith si ritrovarono completamente fradici in meno di un secondo.
Inzuppati dalla testa ai piedi, premuti dalla pioggia incalzante.
Cominciarono a correre verso la cripta di Spike per ripararsi.
L’acqua era un muro spesso e fitto e avanzare era una lotta.
Il paesaggio, il cimitero, il cielo e la terra non esistevano più.
Era tutto confuso in un unico mondo acquatico.
Avanzarono a tentoni, senza riuscire ad orientarsi.
Dopo aver arrancato per un pò riuscirono ad arrivare alla cripta.
Ci sbatterono letteralmente contro per essere esatti.
Entrarono di corsa.
Faith si scosse indispettita, sputando l’acqua che aveva bevuto.
“Bah... Maledizione! Proprio adesso... Sono quasi annegata! I vampiri
non annegano?!”
Spike ridacchiò “No, ma le cacciatrici sì...!”
“Oh, non essere troppo premuroso.”
Si levò la giacca fradicia mentre il capelli gocciolavano sul pavimento.
Rabbrividì.
“Hai qualcosa di asciutto da prestarmi?”
“Sì, non che la taglia sia perfetta... ma dovrai accontentarti.”
“Non c’è problema.”
Lui le allungò dei vestiti asciutti.
Faith gli lanciò un’occhiata di traverso.
“Ti dispiace voltarti??”
“Oh, non preoccuparti non mi scandalizzo.”
“Ne sono sicura. Vediamo, possibilità numero uno: ti volti da solo.
Possibilità numero due: ti volto io. Ma in questo caso
la tua testa farà una rotazione di 180° sul collo.”
“Sempre violente, voi... Dicevo così per dire...”
Spike borbottando sommessamente si allontanò.
Non era già abbastanza depressa... avrebbe dovuto passare tutta la notte
insieme a Spike... e ,ci avrebbe scommesso, lui
non sarebbe stato zitto un attimo...
Faith si sistemò e tornò vero il vampiro.
“Non è che hai anche una coperta?”
“Naturalmente, qui è meglio di un albergo..!”
Spike ,che si era già cambiato, le prese una coperta.
“Grazie.”
Faith si strinse attorno la coperta e si sedette sul letto, mentre il vampiro
si buttava sulla poltrona.
Faith lo osservò armeggiare con i pulsanti della televisione.
Non poté fare a meno di sorridere.
Chi l’avrebbe detto ,solo due anni prima, che lei se ne sarebbe stata
tranquillamente seduta in compagnia di un
vampiro?!
Lei il terrore dei vampiri, lui l’uccisore di due cacciatrici.
Presuntuosi, sicuri della loro forza e invincibilità, spietati, prima
uccidevano e poi facevano le domande....
Come possono cambiare le cose.
Eccoli lì, innamorati di due persone che non li avrebbero mai ricambiati...
Soli, spaesati, feriti.... eppure pronti a ricominciare... su una nuova strada...
Per merito o per colpa di Buffy... chi lo sa...
Spike assestò un colpo quasi mortale alla tele.
“Ci mancava solo che saltasse la corrente...”
Imprecando a bassa voce si alzò e accese una lanterna a petrolio.
“O.K. che vogliamo fare? Una partita a poker?”
Faith rise “Poker?! No, io voglio dormire. E visto che sei un gentiluomo,
mi cederai il letto.”
“Naturale! Devo anche uscire sotto il diluvio universale o posso restare,
magari accucciato ai piedi del letto...?!”
Faith non poté non ridere di nuovo “No, no resta! E poi c’è
la poltrona! Non ti lamentare, hai tutta l’eternità per dormire
nel tuo letto. Non succede niente se per una sera ti viene un pò di torcicollo.”
“Fai presto tu... Intanto te ne stai al calduccio nel MIO letto.”
“Grazie Spike... La tua cavalleria passerà alla storia... Notte.”
“Notte.”
Il vampiro spense la luce, senza smettere di borbottare.
“Sembri una pentola di fagioli...”
“Mm... devo anche stare zitto?? Posso almeno respirare?!”
“Tu non respiri.”
“E’ irrilevante.”
“Buonanotte Spike.”
“Buonanotte cacciatrice.”
“Non me lo ricordare... Poterei sentirmi in obbligo di svolgere il mio
sacro dovere e impalettarti...” Rise sotto i baffi.
“Oh, divertente! Per fortuna che almeno tu ti diverti!!”
Rimasero in silenzio per un pò.
Le ore di quella lunghissima notte passavano lentamente.
Ognuno domandandosi se l’altro potesse dormire.
Dormire con quel peso sul cuore.
“Stai dormendo cacciatrice?”
“Ho un nome Spike, per quanto poco la cosa ti possa interessare, ho un
nome.”
“O.K. Stai dormendo Faith?”
“No.”
“Già.”
“E come potrei? E’ l’ultima notte questa, in fondo.”
“L’ultima notte per cosa?”
“Lo sai. L’ultima notte in cui ci è concesso fingere che
magari ,un giorno, si accorgeranno di noi...”
“E’ stupido illudersi. E fa soffrire.”
“Lo so. Ma aiuta a sopravvivere quando la cosa più eccitante della
tua vita è l’ora d’aria...”
“Immagino che sia così...”
“Lo è.”
“Mi... dispiace...”
“Oh, non perdere tempo a dispiacerti per me... Nessuno lo fa mai...”
“Angel sì...”
“Già... e sarebbe stato meglio che non l’avesse fatto...
Porto solo guai io.”
“Non credo sia vero. Quando si arriva in fondo, prima o poi si deve risalire...”
Faith si alzò, dirigendosi alla stretta finestra.
Non si vedeva fuori, era incrostata da anni di polvere e sporco.
Le lacrime ,quelle incomprensibili emozioni liquide che non facevano parte del
suo carattere, le pungevano gli occhi.
Quelle scure pozze di argento vivo luccicavano nel buio come laghi di fuoco.
Spike si alzò avvicinandosi alla ragazza.
Le sfiorò impacciato una spalla, cercando di consolarla.
“Senti Faith...”
La ragazza si girò verso di lui.
Successe tutto in un attimo.
Si avvinghiarono, aggrappandosi l’uno all’altra come se da questo
dipendesse la loro salvezza.
Le loro bocche si trovarono avide, bramose, affamate.
Cominciarono a spogliarsi a vicenda, mentre li loro corpi si cercavano prepotentemente.
Ogni pensiero in loro si annullò, rimase solo il bisogno reciproco, spasmodico.
I vestiti di Faith erano a terra, il suo corpo premeva contro quello di Spike.
La ragazza gli fece scivolare le mani lungo la schiena, scendendo fino ai pantaloni,
slacciandogli la cintura.
Improvvisamene si bloccarono.
Staccandosi senza fiato.
Si guardarono come se non si fossero visti fino a quel momento.
“Ma cosa stiamo facendo?”
“Una cazzata...”
Scoppiarono a ridere.
Senza una ragione ben precisa.
Come se si fossero liberati da un peso.
Come se le loro anime ( o i loro chip...) fossero più leggere.
Ridendo come da tanto tempo non facevano, col cuore.
Faith si chinò, raccolse la maglietta che Spike le aveva dato e se la
infilò.
Andò ad accendere la lanterna.
“Questa è davvero bella! Se non fosse che non deve saperlo nessuno
sarebbe da raccontare... Io e te!”
“Ehi, non ci sarebbe niente di poi tanto ridicolo.”
Sotto l’aria offesa Spike non riusciva ancora a calmare gli accessi di
risa.
“No.... non ti offendere. E’ solo che insomma... siamo proprio disperati....”
“Puoi dirlo forte!”
“E poi è un film già visto... Il vampiro e la cacciatrice...”
“Quello era un film molto sdolcinato... e finiva male...”
“Non è ancora finto... Stiamo per assistere all’ultimo atto...”
“Cederei volentieri i biglietti in prima fila.... E mi defilerei, che
so nel deserto africano?!”
“Non è mica una cattiva idea...”
Spike le allungò una tazza di caffè. “Che farai dopo?”
“Non lo so. Di certo non resterò. Ho imparato che due cacciatrici
nella stessa città sono troppe... Partirò.... Fuggirò...
quello che ho sempre fatto... Tu?”
“Non lo so... Forse troverò il coraggio di andarmene o forse no...”
“Non riesci a lasciarla, vero?”
“No.”
Lo sguardo fisso a terra del vampiro era sconfitto, prostrato.
“Scappare non è un grande atto di coraggio...”
“E’ un inizio...”
“Non lo so, forse. Qui impazzirei. Sono troppo diversa da loro... da voi...”
Spike sorrise alzandosi e versando un bicchiere di whisky a entrambi.
“Bè se trovi una bella Bocca dell’Inferno accogliente, fammi
un squillo che magari passo a trovarti...”
“Tu non hai il telefono Spike.”
“Già, è vero.”
Faith accettò il bicchiere e i due si scambiarono un silenzioso brindisi.
Fuori cominciava a spiovere.
Fuori si stava scatenando l’inferno.
Un inferno fatto di acqua e tuoni.
Buffy era inzuppata.
Alzò gli occhi guardando la pioggia che si abbatteva sull’asfalto
alla sommità della scala.
Chiuse gli occhi.
Anche una notte di tanti anni prima pioveva a dirotto.
Sembrava passata una vita intera.
Molto di più di una vita.
Era un’altra quella ragazza che correva sotto la pioggia.
Era una ragazza che aveva delle certezze.
Allora pensava che se anche il mondo fosse caduto finché ci fosse stato
Angel a proteggerla non le sarebbe potuto
succedere niente di male.
Allora non conosceva la disperazione, quella vera.
Allora non conosceva la solitudine, quella totale.
Allora amava incondizionatamente e si fidava senza riserve.
Era poco più di una bambina, allora.
Riaprì gli occhi e abbassò la maniglia.
La porta si aprì.
Il suo cuore batteva forte contro le costole.
Non era più tornata lì dopo quella notte.
Ma i ricordi erano in agguato appena oltre la soglia.
Dolci come il miele, acri come il veleno.
Non era cambiato nulla, solo uno strato sottile di polvere argentea ricopriva
tutto.
Le sembrò di essere tornata una ragazzina.
Alle prese con il suo primo amore, con quel folle batticuore che toglieva il
fiato.
Quando il dolore più grande era separarsi dalle labbra di Angel.
Era venuta centinaia di volte per trovare Angel.
Con le scuse più impensabili.... senza neanche preoccuparsi che fossero
vagamente plausibili.
Parlava per ore, di tutto.
E lui la ascoltava pazientemente, e capiva.
Lui le leggeva l’anima, senza bisogno di parole.
Lui la completava.
Entrò lentamente.
Un passo dopo l’altro, un ricordo dopo l’altro.
Quattro anni.
Erano passati quattro anni.
Da quando aveva fatto l’amore con Angel... e lui aveva perso l’anima....
Le due cose ,l’estasi e il tormento, erano diventate una cosa sola.
Dividerle era impossibile.
E ricordarle era doloroso.
Non voleva ricordare quello che non avrebbe più potuto avere.
Non voleva desiderare ciò che non le era permesso neanche sognare.
Non voleva sciogliersi nella dolcezza straziante del pensiero di notti che non
avrebbe mai potuto vivere.
Così il ricordo di quella notte ,prima che tutto il suo mondo si sgretolasse,
era rimasto sepolto in lei.
Un’ombra rapida e fugace nei suoi pensieri.
Un attimo di debolezza nella sua volontà.
Uno struggimento delicato nella sua anima.
Angel....
Si avvicinò piano al letto.
Restò a osservarlo per alcuni lunghissimi minuti, poi si sedette.
“Ritornare qui è così strano, così... non lo so,
ma toglie il respiro.
Mi fa girare la testa, quasi come tu me la facevi giare allora.
E’ passato così tanto tempo Angel... Troppo.
Sono diventata grande lontano da te, fra le braccia di altri uomini... che non
amavo...
Non credo di averti mai tradito, in fondo.
Parker, Riley, era solo il mio corpo, era solo sesso. Non hanno contato niente,
mai.
Era te che avevo nel cuore.
Te che amavo, te che desideravo.
Eri tu che tenevi incatenato il mio cuore.
Credo di averti tradito una sola volta... o meglio, credo che succederà.
So che ti farò del male, so che ti annienterò, che dilanierò
il tuo cuore.
Angelus.
Tutto ciò da cui hai sempre voluto proteggermi, tutto ciò da cui
hai sempre voluto salvarmi, tenermi lontana.
Il motivo per cui te ne sei andato.
La colpa per cui mi hai lasciata libera di vivere una vita alla luce del sole.
Angelus.
La tua colpa, il tuo tormento, il tuo carnefice, la tua condanna.
Angelus.
E io mi abbandono fra le su braccia.
E io rifiuto di temerlo, di fuggirlo.
Ma è l’unico modo di riaverti.
Se lui dovrà avere la mia anima perché tu possa tornare da me...
il prezzo è ben poco.
Il prezzo è una pena ben dolce, se potrò di nuovo stringerti fra
le braccia.
Ma ho paura.
Paura di me stessa e di quello che sento.
Non di Angelus.
Non della sua furia che so di poter placare, ma della furia oscura dei miei
sentimenti.
Quando mi bacia sono le tue labbra che sento, quando mi stringe, sono le tue
braccia che mi circondano, quando sto con
lui i miei sensi mi dicono che sei tu... che è il tuo corpo quello che
si stringe al mio.
Ogni fibra del mio essere grida che sei tu, e il mio bisogno di te è
disperato.
E non serve che la mente si ribelli, perché il corpo non le vuole obbedire.
Sei tu quello che vedo, è la tua voce che mi parla... e non posso resistergli
perché è a te che non posso negarmi.
E ho paura.
Ed è tutto così confuso e così caotico.
Sono sospesa sull’orlo di un precipizio...
Tu... Angelus... Ma non siete forse la stessa cosa?
Angelus.
Non è forse la tua essenza, ciò che ti premette di essermi accanto?
Angelus.
Che vorrei annientare, che vorrei rinnegare.
Ma che amo, come amo te, perché parte di te.
Angelus.
Che vorrei distruggere, che vorrei odiare.
Ma che mi possiede, come tu mi possiedi, perché ha messo il suo segno
su di me, sul mio corpo e nella mia anima.
Angelus.
Che mi ama, che vuole annullarmi.
Angelus.
Che amo, che voglio dimenticare.
Dov’è il confine?
Perché deve essere così per noi, sempre?
Perché tutto questo dolore, questo strazio??
Angel, mio dolce Angel.
Ho bisogno di te.
Ho bisogno del tuo perdono.
Per tutte le cose che non ho detto, per tutte le lacrime che non ho pianto.
Ho bisogno di te.
Torna da me, perché io ti amo.
Perché io amo Angelus, che è parte di te.
Torna da me e allora tutto questo dolore sarà finto.
Perché se mi sei accanto, nulla può più ferirmi.
Vorrei potermi rifugiare nel tuo abbraccio rassicurante e poter dimenticare
tutti i dubbi.
Vorrei che i tuoi baci cancellassero le ferite della mia anima.
Vorrei parlare per notti intere.
Ho taciuto così tante cose....
Non ti ho mai detto che è stata la notte più bella della mia vita.
Che non l’ho mai dimenticata, cancellata, che fa parte di me.
Non ti ho detto che nonostante quello che è successo dopo non posso pentirmi
di averti amato, perché era naturale come
respirare, perché era l’unica cosa a cui anelavo, perché
ti amo.
Troppo, totalmente, completamente.
Sei parte di me, sei nel mio essere, sei in ogni mia azione.
Sei la mia forza.
Sei il mio universo.
Voglio solo perdermi in te.
Adesso. Sempre.
Questa è l’ultima battaglia.
Questa è l’ultima volta che sono sola.
Perdonami.
Perdonami se amerò Angelus.
Perdonami per quello che ho fatto, per la debolezza e la disperazione.
Resta con me stanotte.
Avvolgimi della tua presenza e proteggi il mio sonno.
Cancella i dubbi, la paura.
Fammi forte della tua forza e sicura del tuo amore.
Questa è l’ultima battaglia.
E tu sarai con me.
Nel mio cuore, nella mia anima.
Buonanotte amore...
Tutto quello che ti devo dire, tutto quello che ti voglio urlare, dovrò
aspettare di dirtelo, di urlartelo quando potrò
smarrirmi nelle dolci profondità dei tuoi occhi e abbandonarmi fra le
tue braccia.
Non lasciarmi sola questa notte.
Non lasciarmi sola mai più...”
Buffy si rannicchiò sul letto, le testa appoggiata alle mani, e si addormentò.
Era tempo.
Tutto quello che poteva essere preparato o pianificato era stato fatto.
Dawn era alla nuova casa di Xander ,un posto in cui Angel non era mai stato
invito, con Cordelia e Anya.
Volevano che fosse assolutamente al sicuro e lontana dal campo di battaglia.
E con la scusa che vegliassero sulla ragazzina avevano messo al sicuro anche
Cordelia e Anya.
Cordelia era troppo agitata e coinvolta per riuscire a reggere l’incontro
con Angelus, e Anya era troppo pericolosa.
Non sapeva mentire... e una parola di troppo li avrebbe persi.
Avevano fatto in modo che Angelus sapesse che Buffy era sola, ed era a casa
sua.
L’invito non gli era stato tolto, l’incantesimo sembrava non funzionare.
E così l’esca era stata tesa.
La finestra della sua camera era aperta.
Silenzioso invito, così come lo era stato già altre volte.
Buffy sedeva in soggiorno cercando di leggere una rivista.
Era molto tardi ormai.
La tensione la stava distruggendo.
Cercava di comportarsi normalmente... forse lui la stava osservando.
La ragazza sapeva che fuori, nel buio, erano appostati i suoi amici.
Angelus avrebbe dovuto credere di essere finito in una trappola.
Ma non la vera trappola.
L’inganno nell’inganno.
Gli avrebbero fatto pensare di aver trovato un incantesimo per restituirgli
l’anima...
Buffy era fuori di sé.
Le mani le tremavano vistosamente.
Il cuore batteva all’impazzata e un sottile strato di sudore freddo le
ricopriva tutto il corpo.
Perché non arrivava?
Sospettava qualcosa?
La cacciatrice si alzò di scatto, salì al piano di sopra ,dove
la luce della sua stanza era accesa.
Andò in bagno e mise la testa sotto l’acqua.
Poi entrò in camera sua.
Dall’altro lato della strada un’ombra scrutava i suoi movimenti.
Un’ombra nelle ombre, tenebra nelle tenebre, silenzio nel silenzio della
notte.
Angelus.
Era lì da più di un’ora.
Quella luce alla finestra ,l’unica nella casa buia, lo attirava come i
lampioni le falene.
Quella luce avrebbe potuto bruciarlo.
Scrutava la notte, cercando qualche indizio sulla presenza degli amici della
cacciatrice.
Sentiva odore di tranello.
Ma non aveva visto nessuno.
La casa e i suoi dintorni sembravano deserti.
A parte Buffy, che con ogni movimento, con ogni sguardo sembrava chiamarlo,
invitarlo.
Il vampiro fece un passo avanti entrando nella zona illuminata della strada.
E finalmente lo videro.
E pregarono che l’incantesimo di Tara li nascondesse per un tempo sufficiente
ai suoi occhi.
Figura solitaria che si stagliava contro il buio, lui avanzò verso la
casa.
Un passo dopo l’altro.
Sicuro, infallibile.
Entrò nel giardino.
Un colpo alle spalle, dal nulla.
Un calcio nella schiena che lo fece sbilanciare e cadere in quello che si rese
conto troppo tardi essere un cerchio magico.
Faith sferrò il calcio con tutta la forza che aveva.
Tutti gli altri uscirono dalle ombre.
Angelus, gli occhi iniettati di una rabbia inumana, si rialzò.
Rivolse loro uno sguardo beffardo mentre lo circondavano.
Ma lui sapeva di essere più forte di loro.
La sua voce aveva un tono pacato, ma sotto le parole tranquille sentirono la
violenza salire alla superficie, una violenza
crudele come uno scoppio di frusta, e tremarono.
“Avrei dovuto immaginarlo! Cosa pensate di poter fare? Siete ridicoli...
povere piccole creature impotenti... Forse avete
solo voglia di morire. Questa notte sarete accontentati.”
“Non saremo noi a morire Angelus.”
La voce di Willow era calma quando incominciò a recitare l’incantesimo.
E il cerchio in cui avevano attirato Angelus si accese, infiammandosi di un
fuoco stregato.
Il vampiro si ritrasse dal confine, portandosi un braccio vicino al viso e ruggì
furiosamente.
Ma quando parlò la sua foce era fredda, controllata, tagliente.
“Non ci riuscirete! Non potete! Nessun incantesimo può!”
Rise, agghiacciando la notte con quella risata crudele.
Improvvisamente la porta della casa si aprì.
Sulla soglia, pallida ed eretta, comparve Buffy.
Lo sguardo tagliente del vampiro si posò immediatamente su di lei.
Cercando la sua figura sottile oltre le fiamme che lo imprigionavano.
“Non avresti dovuto lasciarli giocare con la magia, amore. Adesso moriranno
tutti.”
Ma la ragazza sembrò non vederlo neppure.
“Basta.”
I suoi amici si voltarono verso di lei, gli sguardi studiatamente sgomenti.
“Rompete il cerchio, ora, subito.”
“Buffy, ma noi...”
“Non voglio sentirvi. Sapete che non servirà. Nessuna magia servirà.
Andate via. Non ve lo chiederò una seconda
volta.”
Nei suoi occhi bruciava una fiamma ben più terribile di quella che ardeva
attorno ad Angelus.
Faith si avvicinò a lei.
“Buffy, ragiona, per favore. Non possiamo arrenderci adesso...”
“Ti ho già uccisa una volta, Faith. Non costringermi a farlo di
nuovo.”
La mora si ritrasse, apparentemente ferita da quelle parole crudeli.
“Buffy, ti prego...”
La cacciatrice rivolse uno sguardo alla sua migliore amica, e il tono della
sua voce sembrò ammorbidirsi leggermente.
“Va via Willow. Questo non ti riguarda. Non riguarda nessuno di voi.”
Gli occhi rivolti verso di lei, cominciarono ad allontanarsi, rompendo il cerchio.
La fiamma si estingueva lentamente.
Soli.
Adesso erano soli.
La cacciatrice e il vampiro.
Come sempre era stato.
Rimasero immobili a fissarsi per molto tempo.
Buffy non muoveva un muscolo, quasi non respirava.
Gli occhi negli occhi, la bruciante certezza della presenza dell’altro
sulla pelle.
Lentamente, molto lentamente, Angelus la raggiunse.
Salì i gradini e fu di fronte a lei sul portico.
Nella profondità travolgenti degli occhi del vampiro vi era qualcosa
che non conosceva, qualcosa di più forte del dolore
e più ardente della collera, che gli faceva brillare lo sguardo febbrile
come se fosse stato di carboni roventi.
Tutto quello che erano era racchiuso in quel momento, in quella vicinanza insopportabile.
Il volto del demone tornò ad essere quello di un uomo.
Dell’uomo che Buffy amava.
Con una furia improvvisa lui la afferrò per le spalle, attirandola a
sé e la baciò con una violenza che distrusse in lei ogni
altra sensazione eccetto il buio in cui si sentiva sprofondare e quelle labbra
sulle sue.
E in un attimo Buffy fu persa, presa, sconfitta, annientata e allo stesso tempo
vittoriosa ed esultante.
In un attimo ogni dubbio o paura svanì e rimase l’unica consapevolezza
di essere con Angel, fra le braccia di Angel.
Perché le sue labbra riconoscevano quei baci, il suo corpo riconosceva
quelle carezze, i suoi sensi riconoscevano quel
corpo che si stringeva al suo.
E vi era un’unica certezza nei pensieri che travolti dalla passione diventavano
incoerenti, quello era Angel!
Il suo, unico amato Angel.
Suo per sempre.
Così come per sempre lei gli apparteneva.
La sollevò da terra e cominciò a salire le scale.
Era un pazzo, un estraneo che le stringeva fra le braccia facendole male, ma
era anche Angel dolce e possessivo,
amatissimo Angel.
Non poteva parlare, quelle labbra prepotenti sulle sue la soffocavano.
Senza sapere come, e senza che le importasse Buffy si ritrovò sul letto,
nuda.
L’uomo tremava, come se fosse scosso da un vento di tempesta; le sue labbra
,scendendo dalla bocca di lei, trovarono
avide la carne morbida e palpitante suscitando in lei sensazioni mai dimenticate.
Ormai vicina al delirio, all’annullamento, all’estasi ,mentre la
sofferenza del desiderio inappagato di anni si placava fra
quelle braccia forti, stringendo a sé quell’uomo che aveva amato
e odiato, era il nome di Angel che invocava, e non
quello del demone.
E non esisteva più come entità separata da lui, erano una cosa
sola ,un unico respiro nel vento, mentre un brivido la
devastava e la invadevano gioia, terrore, delizia, follia, eccitazione, abbandono
a braccia che erano troppo forti, labbra
troppo cocenti, respiro troppo ansioso per essere combattuti.
Era immedesimata nella tenebra di quella passione, ed egli pure era tenebra,
e nulla era mai esistito prima di quel
momento se non l’oscurità, quelle labbra di fuoco, quel corpo dentro
il suo.
Fu come risvegliarsi da un sogno o da un incubo... da entrambi forse.
Angel... o era ancora Angelus? si sciolse dal suo abbraccio, scivolandole accanto.
Ma senza staccarsi dalle sue labbra.
Un bacio dolce, languido, delicato.
“Ti amo, Buffy.”
Gli occhi le si riempirono di lacrime.
La paura le occupava il cuore.
Se non fosse stato lui?
Se... se troppi se.
Aprì gli occhi, guardando quelli di lui: vicini, dolci, rassicuranti,
miti.
In essi si era attenuata le fiamma del tormento di secoli.
Ma erano gli occhi di Angel.
Senza dubbio, senza paura.
Gli gettò le braccia al collo, piangendo e ridendo.
“Angel... Angel! Angel! Ti amo. Ti amo da morire! Angel, oh Angel! Sei
tu!”
Lui la strinse forte a sé, gioendo della sua gioia.
“Grazie Buffy.”
Lei si staccò un attimo da lui, asciugandosi gli occhi e sorridendo,
finalmente.
“Un dono d’amore, giusto? In fondo avevano ragione. Adesso possiamo
stare insieme... sempre. Non lasciarmi mai più,
Angel. Mai.”
Lui la baciò “Mai. Ti amo troppo per restare lontano da te.”
Lei sorrise di nuovo “Comunque non ti permetterei di andare da nessuna
parte...! Sei mio... anima e demone... ”
Diede un’occhiata alla finestra.
Fuori, oltre le tende tirate, stava albeggiando.
“In ogni caso fino al tramonto sei in ostaggio...”
Lui le sorrise a sua volta.
“Ostaggio, eh?... Avrei una mezza idea su come trascorrere il tempo che
ci separa dal tramonto..”
La baciò di nuovo.
“Mmm, davvero? E quale sarebbe...”
Ma le parole sfumarono nella passione che li aveva nuovamente rapiti.
Adesso erano insieme, e le loro anime erano felici.
Il tormentato vampiro e l’irrequieta cacciatrice avevano finalmente trovato
la pace, uno fra le braccia dell’altra.
E il loro attimo di felicità non sarebbe durato solo “un attimo”.
Fine