Le strade del del destino
di Elisa
CAPITOLO I
“Ma che diavolo sto facendo?”
Buffy accartocciò l’ennesimo foglio di carta per gettarlo, senza
fortuna, nel cestino che già straripava di fogli appallottolati.
Sconsolata, appoggiò la testa sulla mano: lo sguardo le vagò per
la sua stanza, tornando inesorabilmente alla pila di fogli bianchi che si era
preparata davanti: da circa un’ora tentava, senza risultati apprezzabili,
di scrivere una lettera…
Lettera che avrebbe cambiato la sua vita, o almeno, lo sperava.
Aveva deciso di cambiare la sua vita: voleva prenderne in mano le redini…
Negli ultimi tempi, le pareva di essere stata guidata troppo, da tutti, anche
se non avevano certo intenzioni deplorevoli. Il signor Giles - che aveva rinviato
la sua partenza per l’Inghilterra - lei lo sapeva, pensava solo al suo
bene, alla sua incolumità, ed era per questo che era sempre tanto pedante
ogni qualvolta che si ritrovassero in una stanza comune. Ma anche pensando che
lo faceva perché teneva a lei, non riusciva più a sopportarlo!
E i ragazzi…Li adorava, non poteva continuare senza di loro, ma le sembrava
di essere l’unico pulcino in una comunità di chiocce!
Stava impazzendo: se non fosse riuscita a cambiare le cose, aveva paura di fare
o dire qualcosa per cui, poi, si sarebbe pentita amaramente.
Era da un po’ che quest’idea le stava frullando nel cervello, ma
solo dopo oggi aveva deciso di metterlo in pratica! Certo, aveva Dawn a cui
badare, ma era più che sicura che insieme a Tara e Willow sarebbe stata
benissimo…
Sembravano più sorelle loro che…
Si impose di cacciare le negatività almeno per quel pomeriggio: ancora una volta, impugnò la penna e cercò di mettere per iscritto il fiume di emozioni e pensieri che le si agitavano dentro.
Cari amici,
so che probabilmente questa notizia vi prenderà alla sprovvista, ma ho
deciso che ho bisogno di un break.
Non è colpa vostra: voi non avete fatto niente!
Siete sempre molto affettuosi e, ora più che mai, siete la mia famiglia.
E io vi voglio un gran bene, solo il cielo sa quanto…
Ma qui non si tratta di voi, si tratta di me: mi sento troppo chiusa in una
scatola d’ovatta, anche se sono la Cacciatrice sono sempre controllata
a vista…Io vi capisco, ma vi prego, cercate di capire anche me: ho bisogno
di riafferrare la mia esistenza, di farla nuovamente mia, per poter continuare
a svolgere il mio compito con serenità…
Ora come ora, la mia vita è solo caccia: automatica, fredda caccia…Ma
io sono più di questo, sono più della Cacciatrice.
Detto così, mi rendo conto che suona come una gara con sé stessi,
ma vi assicuro che non è così: da molti anni, ormai, ho accettato
il mio ruolo e anche ora non intendo sottrarmici.
Ma per continuare a svolgerlo al meglio, ho bisogno di un periodo di ritiro,
di meditazione, per poter essere di nuovo la vecchia Buffy che voi conoscevate.
Quindi, vi prego, VI SUPPLICO, non cercatemi.
Vi prometto che tornerò, molto presto, prima di quello che pensate…E
starò bene, di questo non dovete preoccuparvi…
Molto probabilmente, neanche farete in tempo ad accorgervi che sono partita
che già sarò di ritorno!
Comunque, vi voglio dire che mi mancherete tantissimo, questo già lo
so.
Signor Giles, la prego, vegli sui ragazzi.
Dawn, piccola, mi mancherai tanto, ma presto sarò di nuovo con te: spero che con Willow e Tara ti troverai bene…Loro sono altre due sorelle per me, e quindi sono sicura che anche con te sapranno essere presenti e affettuose come lo sono sempre state con me.
Ragazze, vi affido mia sorella: sono certa che sarà al sicuro con voi, al calore di persone che si vogliono bene e sempre protetta.
Xander, Anya, cercate di finire questi benedetti preparativi per quando sarò tornata, altrimenti inizierò a disperare per la realizzazione di questo matrimonio!
Vi voglio bene, a tutti quanti…Cercate di non fare pazzie
durante la mia assenza, e vi prego, vi prego con tutto il cuore,
NON CERCATEMI.
Buffy
Non poteva crederci!
Ce l’aveva fatta….Ci era riuscita: le sembrava di aver trattenuto
il fiato per tutta la stesura della lettera…e dal fiatone che si ritrovava,
forse, era proprio così!
Ormai era notte inoltrata: in casa, Dawn dormiva e così Tara e Will.
Chiuso il foglio in una busta, preparò una borsa con pochi vestiti, per
lo più tute e indumenti sportivi, indossò la SUA giacca di pelle
– che, dopo tutti questi anni, aveva ancora il suo profumo - e scese dabbasso.
Senza fare alcun rumore, posizionò la busta dove potessero vederla appena
svegli, sul tavolo della cucina, e poi uscì dalla porta sul retro.
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Le stelle ricoprivano Los Angeles, come una coperta intessuta dalle fate.
Una fresca brezza smuoveva le fronde degli alberi e i capelli di Angel che,
in silenzio, percorreva una stradina secondaria nella periferia della città.
Era riuscito ad uccidere un demone che affliggeva L.A. da circa una settimana,
ma non senza averne avuto in cambio alcuni souvenir: molte ferite lo stavano
infastidendo…Anche se poteva guarire più in fretta dei comuni mortali,
il dolore poteva sentirlo ugualmente e ora, ne sentiva parecchio!
In effetti, erano un paio di mesi che si ritrovava, alla fine di ogni lotta,
con sempre più ferite…E la cosa aveva impensierito Gunn, Fred,
Wesley e Cordelia, in particolare, che non voleva che il suo capo rischiasse
di ricevere una ferita pericolosa anche per lui…Non voleva perdere il
lavoro!
Mentre gli altri avevano iniziato una ricerca a riguardo, senza informarne Angel:
volevano capire se c’era all’opera qualche forza oscura o capire
ugualmente cosa gli stava accadendo.
Naturalmente, la cosa non era sfuggita a Cordelia, che era stata convinta a
fatica a tenere la bocca chiusa sull’argomento, ma che poi, alla fine,
si era unita alla ricerca.
Da giorni stavano spulciando ogni libro che potesse dar loro qualche informazione,
ma la totale mancanza di risultati stava iniziando a preoccupare l’ex
osservatore…per non parlare della frustrazione. Erano ancora concentrati
sui volumi che avevano davanti, quando Angel rientrò…Non palesò
loro la sua presenza, ma facendo pochissimo rumore, si ritirò nel suo
appartamento.
Se non fosse stato per le porte che cigolavano, nessuno se ne sarebbe accorto…
“Anche stanotte è rientrato tardi…se va avanti così,
non avrà più forze. Le ferite che si procura ogni notte non fanno
in tempo a guarire tutte per la notte successiva, e se la cosa venisse di dominio
pubblico, sarebbe un bel guaio: qualche demone potrebbe fare comunella per affrontarlo
e non sono sicuro che potrebbe uscirne bene…”
Nella voce di Wesley era riflessa tutta la preoccupazione per il vampiro che
era ben presto diventato un suo amico: solo un anno prima, avrebbe definito
la cosa impossibile, ma tante cose erano cambiate da allora…per fortuna
sua…
“Sì, certo…vaglielo a dire tu di rientrare più presto!
Io, di certo, non mi offro volontaria…Lo sai, oltre a lavorare sempre
di più, è diventato ancora più chiuso, se solo la cosa
è possibile…No, non penso sia una buona idea…”
Cordelia aveva parlato col suo solito tono disinteressato, ma lui sapeva bene
che aveva a cuore il bene di Angel, proprio come lui.
Poteva ingannare chiunque, ma non lui.
Wesley guardò Fred che si era addormentata con alcuni libri in braccio:
la stanchezza iniziava a farsi sentire, in ognuno di loro. Rispose a Cordelia
cercando di non alzare troppo la voce.
“Certo, e allora restiamocene buoni buoni qui, in silenzio, mentre lui
continua a correre sempre più rischi ogni notte che passa…”
“Ma io non sto dicendo questo, testardo di un inglese! Sto solo dicendo
che non è il caso di andarglielo a dire, tutto qui…Non ho detto
che non dobbiamo fare niente!”
“Appunto…continuiamo a cercare: prima o poi, qualcosa verrà
fuori…”
Gunn aveva espresso la sua idea: secondo lui, era inutile accapigliarsi su questa
questione, sarebbe successo ciò che sarebbe dovuto succedere…finiva
sempre così.
O quasi.
Le loro voci risuonavano nitide come cristalli, fino al piano di sotto, dove
Angel aveva deciso di ignorarle…Ma anche con tutta la buona volontà,
non ci stava riuscendo. Stavano gridando troppo forte. Decise che, l’indomani,
gliene avrebbe detto quattro a proposito del lavoro straordinario notturno…
Ora era troppo stanco.
Era consapevole che qualcosa non andava.
Troppe ferite.
Troppo dolore.
Fisico.
E mentale.
Ogni volta che rientrava, cadeva esausto e completamente privo
di forze sul letto, sprofondando in uno stato di sonno senza pace e senza riposo…Passava
gran parte del giorno ad agitarsi tra le lenzuola, con il dolore di ogni ferita
che lo pungolava e lo straziava ogni volta di più. Quando poi si alzava,
ricominciava tutto daccapo: il dolore, la stanchezza e l’agitazione.
Non aveva pace.
Quel giorno decise che ne aveva abbastanza di non riposare, così si alzò
che il sole era ancora alto nel cielo – era pieno pomeriggio – e
decise di riordinare casa.
Anche se era un vampiro, non gli piaceva il disordine.
Decise di riporre degli antichi testi che ancora doveva sistemare dacché
era arrivato a Los Angeles: mentre li prendeva, uno per uno, per ordinarli sullo
scaffale, un particolare attirò la sua attenzione…un piccolo foglio
di carta era caduto da uno di essi.
Curioso per questo piccolo incidente, si accovacciò per vedere di cosa
si trattasse e, con suo grande stupore, notò che si trattava di una busta
proveniente da Sunnydale, col timbro di qualche settimana prima…
Tentò di capire come diavolo potesse esserci finita, anche perché
non ricordava assolutamente di aver ricevuto niente da Sunnydale da ormai un
bel po’ di tempo…Sempre con la busta tra le mani, si avvicinò
alla lampada, per poterla osservare da vicino: non riconosceva la scrittura,
ma l’aprì lo stesso e ne lesse il contenuto. Si trattava di un
singolo foglio bianco, su cui c’erano scritte poche parole.
Caro Angel,
mi dispiace disturbarti.
Non so nemmeno io perché ti sto scrivendo questa lettera: forse, dopo
tutto il dolore per le vicissitudini passate da Buffy, avevo bisogno di parlare
con qualcuno che mi possa capire, o semplicemente ascoltare. E tu, queste due
cose, le sai fare meglio di chiunque altro io conosca.
Scusami se ti posso sembrare egoista: so che hai lasciato Sunnydale per darle
quello che pensi sia meglio per lei…
Non sai quante volte ho temuto per lei, per la sua salute mentale…e quante
volte ho pensato di avere fatto un grande, madornale errore nel castare l’incantesimo
che l’ha riportata tra di noi. Per innumerevoli notti, mi ripetevo di
essere stata la più grande egoista di questo mondo, che non aveva scusanti,
non potevano esistere scusanti per una come me…
Ora sono riuscita a zittire queste mie paure: vedendo Buffy di nuovo serena,
che tenta di riappropriarsi della sua vita, mi dico che – forse –
ne è valsa la pena.
E volevo dividere questo momento con te: non chiedermi perché…se
vuoi chiamalo istinto, se vuoi chiamala stupidità…Sta di fatto
che ora sto scrivendo questa lettera.
Ti accludo una sua foto: secondo me è la più bella dopo che…Beh,
hai capito.
Spero che mi perdonerai per questo mio ennesimo atto di egoismo.
Ti auguro di trovare altrettanta serenità…o per lo meno, un po’
di pace.
Con affetto,
Willow
Non poteva credere ai suoi occhi.
Era davanti a lui…
Certo, era solo una fotografia, ma la sua bellezza lo travolse come se fosse
stata lì davanti a lui.
Di nuovo viva.
Bella.
Come sempre sarebbe stata.
Per lui, non sarebbe mai cambiata: sarebbe rimasta la dolce
ragazza, solare e piena di vita, che aveva amato…
E che amava.
Quella foto lo sconvolse totalmente: la camera si era messa
improvvisamente a girare intorno a lui, come una trottola. Gli ci vollero alcuni
secondi affinché si riappropriasse delle sue facoltà.
Solo allora, riguardò la foto.
Mille dardi sembrarono trafiggerlo: le gambe gli tremarono e questa volta non
lo ressero più…cadde sul pavimento, con ancora la foto in mano.
La stringeva come se fosse la sua ancora di salvezza in mezzo alla più
violenta delle tempeste…
La vista iniziava ad essere oscurata da infinite lacrime che avevano iniziato
a scendere dai suoi occhi color della notte.
Decise che non poteva continuare così, doveva fare qualcosa per uscire da quella situazione.
Non sarebbe stato d’aiuto a nessuno, in quelle condizioni…Fu
d’impulso che si alzò, quasi cadendo per il capogiro che ne risultò,
e si diresse in camera sua: prese un borsone e lo riempì con qualche
vestito e alcuni volumi che stava leggendo.
Decise che, appena fosse scesa la notte, sarebbe partito per mettere ordine
nei suoi pensieri, visto che nel suo cuore non avrebbe mai potuto, stando lontano
da lei.
Si accorse, però, che gli sarebbe dispiaciuto dare una preoccupazione
ai suoi amici: un debole sorriso si fece largo nella tempesta di emozioni che
lo stavano squassando…Non avrebbe mai pensato di affezionarsi così
a quel manipolo di persone che ora, rappresentavano quasi una famiglia per lui.
Cercò un foglio di carta, su cui tentò di spiegare le sue intenzioni.
Sperò che, tra tutti, lo trovasse Wesley, e non Cordelia che avrebbe
sicuramente dato in escandescenze…ma forse, avrebbe dato in escandescenze
lo stesso.
Sperò solo di riuscire a mettere per iscritto quello che aveva nella
mente.
E nel cuore.
Cari amici,
so che probabilmente disapproverete questa mia decisione, ma io parto.
Ho bisogno di allontanarmi dalla città per qualche tempo.
So che lascio la Angel Investigations in buone mani, in ottime mani…
Vi prego, cercate di capirmi: ma soprattutto, non cercatemi.
Nel modo più assoluto.
Vi prometto che tornerò, ma voi dovete continuare con le vostre vite,
con il vostro lavoro.
Devo riuscire a trovare un po’ di pace o perderò me stesso.
Angel
Chiuse il foglio nella busta e decise di lasciarla attaccata alla porta…dove
non potevano non vederla. Prese il borsone ed uscì dalla finestra: fuori
stava iniziando ad imbrunire e presto sarebbe stato buio, quindi sperava di
allontanarsi abbastanza…anche se non sapeva in che direzione sarebbe andato.
Sapeva solo che voleva andarsene, doveva…
Messa al sicuro la foto nella tasca interna della giacca, fu così che
si ritrovò in strada, sotto le stelle che, lontane, brillavano, indifferenti
al suo tormento…Ma chi non lo era?
Ognuno era troppo preso dal proprio per occuparsi e preoccuparsi anche di quello
degli altri: ma gli andava bene così, in fondo aveva passato ottanta
anni a autocommiserarsi, crogiolandosi nel dolore, nel rimpianto…
In questi due anni a L.A. era cresciuto, come ‘persona’, imparando
ad appoggiarsi agli altri, sempre un po’ di più, giorno dopo giorno…
Anche se non era mai stata la stessa cosa…che con lei.
Se ne stava andando proprio per maturare ancora, e per cercare
quella stabilità che sempre gli mancava. Poteva fare qualsiasi cosa,
ma si sarebbe sentito sempre incompleto: non aveva alcun dubbio a riguardo,
lo sapeva anche fin troppo bene…Purtroppo, quello che lo avrebbe reso
completo, rischiava di rovinare tutto, ma soprattutto, avrebbe messo a rischio
la persona che più contava per lui. E questo non lo poteva accettare…adesso,
come allora, quando l’aveva lasciata.
Era stata la cosa più difficile che avesse mai fatto: vedere il suo cuore
che si spezzava, lì, davanti a lui, e sapere che ne era lui l’artefice,
il maledetto artefice, era stato come morire…
Vedere nei suoi occhi tutto l’amore congelarsi alle sue
fredde parole…
Vedere nei suoi occhi tutte le speranze per il loro futuro insieme svanire come
neve al sole…
Vedere nei suoi occhi la totale incomprensione per le sue parole…
Vedere le sue lacrime…
Ma lei era stata tanto forte da andare avanti, come lui aveva
sperato: non ne aveva mai dubitato, sapeva che era una ragazza straordinaria,
dotata di risorse eccezionali…
Non amava pensare al fatto che si stesse rifacendo una vita: questo comportava
immaginare qualcun altro vicino a lei...e anche se era il motivo per cui l’aveva
lasciata, era ancora un pensiero troppo doloroso per lui, per cui preferiva
evitarlo.
Una leggera brezza si era alzata, e gli stava ora sferzando il viso: il freddo
del vento l’aveva scosso da quei pensieri che, di solito, non lo portavano
da nessuna parte se non a rimuginare e di essere di cattivo umore per giorni
interi, addirittura settimane.
Infilò il borsone in macchina e avviò il motore, dirigendosi verso…neanche
lui lo sapeva: prese solo la direzione che portava a nord, fuori città…era
la strada più veloce per uscire da L.A. e quindi fu quella che scelse.
CAPITOLO II
Buffy aveva velocemente lasciato Sunnydale: aveva portato con sé i propri
risparmi, e si era diretta all’aeroporto, dove era riuscita a trovare
un posto libero sul primo volo per l’Europa…
Aveva deciso di cambiare totalmente ambiente e cosa c’era di meglio se
non il vecchio Continente? Avrebbe messo in pratica gli studi d’arte che
era stata costretta a seguire all’università, visitando dei musei…cercando
sé stessa tra dipinti e sculture.
Durate il volo, che fu tranquillo, dormì un sonno agitato, come sempre
del resto: era molto tempo ormai che non riusciva a riposare e neanche sfiancarsi
con la caccia era servito a qualcosa.
Si svegliò di soprassalto, ma rassicurata dalla voce del pilota che si
era trattato solamente di un vuoto d’aria: guardò fuori dal finestrino,
facendo vagare lo sguardo tra le nuvole che riempivano il cielo come una coppa
di panna montata…Chiese alla hostess un bicchiere d’acqua e quando
sarebbero arrivati.
“Atterreremo a Parigi fra mezz’ora…Posso portarle qualcos’altro?”
“No, grazie”
Sorseggiando la sua acqua, pensò a come la scelta della sua destinazione
era stata alquanto fortuita: era arrivata all’aeroporto senza idee e aveva
deciso che il primo volo disponibile sarebbe stato il suo. E così era
stato.
Intravide i primi segni della grande città sotto di sé poco dopo
aver parlato con la hostess: era incredibile quante cose si potevano osservare
da lassù…La cattedrale…La torre Eiffel!
Ora iniziava a sentirsi eccitata all’idea di camminare tra tutti quegli
edifici antichi, dai quali si poteva respirare la storia…..beh, in fondo,
forse non sarebbe stato così entusiasmante.
Ma forse avrebbe apprezzato altre cose…
Mentre era ancora persa in questi pensieri, la voce del pilota la riscosse riportandola
alla realtà, dicendo che era il momento di allacciare le cinture visto
che si stavano preparando all’atterraggio.
Era una giornata grigia, in cui una leggera pioggerellina rendeva
l’aria quasi tangibile intorno a sé…davanti all’uscita,
una lunga fila di turisti aspettava che si liberasse un taxi, mentre Buffy li
sorpassava per dirigersi all’ufficio del cambio, per avere del denaro
contante.
Cambiato parte di quello che si era portata dietro, si diresse verso la fermata
della metropolitana, sperando di trovare la linea che portava in centro senza
troppa fatica: a portata di mano aveva sempre il suo dizionario tascabile, acquistato
proprio prima di partire da cui aveva appreso alcune espressioni di conversazione
durante il volo. Non che si illudesse di riuscire a comunicare qualcosa di comprensibile,
ma era sempre un inizio…Scesa nei sotterranei, riuscì a prendere
il primo treno che l’avrebbe portata a Notre Dame.
Non sapeva ancora dove avrebbe alloggiato, ma era decisa a trovare una camera
nei dintorni, giusto per essere a portata di mano da quasi tutti i posti degni
di visitare nella ville lumiere.
La metropolitana a quell’ora era piena solamente di turisti e studenti
che tornavano da scuola…
Buffy riusciva abbastanza bene a confondersi tra la folla: in fondo, il suo
solo bagaglio era il borsone che aveva a tracolla per cui, non sembrava la solita
turista…Ragion per cui, veniva evitata da tutte quelle zelanti persone
che, fuori da ogni stazione – di metropolitana, bus o treno – offrivano
i loro servigi a turisti più o meno sprovveduti.
Uscita dalla metropolitana, decise per prima cosa di trovare un alloggio.
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Aveva lanciato la macchina a velocità folle, diretto fuori città…in
men che non si dica, aveva attraversato il confine e, appena aveva iniziato
a percepire che la notte stava per terminare, era riuscito a trovare un rifugio
in una vecchia cascina abbandonata, in cui non aveva trovato riposo, ma solo
un sonno agitato e tormentato da mille incubi.
Diverse settimane passarono nello stesso modo: attraversò
tutti gli stati, fino a giungere sull’altra costa, nello stato della Virginia
e, la notte stessa che vide l’oceano, si diresse al porto di Norfolk dove
in poco tempo, trovò un cargo diretto in Europa…Aveva ritrovato
alcuni vecchi conoscenti che non gli fecero problemi a dargli quel passaggio
che a lui stava così a cuore.
Avrebbe potuto evitare la luce del sole con relativa facilità, anche
se avrebbe impiegato un maggior tempo a raggiungere la sua destinazione…ma
questo non gli importava: l’importante era andarsene, non il tempo che
avrebbe impiegato per farlo.
Era una nave mercantile, che trasportava solo container: i marinai che vi prestavano
servizio erano tutti esperti e nessuno era incuriosito dal nuovo passeggero
che il loro capitano aveva accolto a bordo: ogni tanto, capitava che il loro
capo decidesse di dare un passaggio a qualcuno che ne aveva bisogno….Il
fatto, poi, che si conoscessero da prima, era una cosa che normalizzava il tutto
più di ogni altra congettura. Angel era stato sistemato in una cabina
che non aveva oblò, ma che era situata proprio nella parte più
centrale della nave: aveva così a disposizione uno spazio tutto per sé
in cui passare tutto il tempo necessario.
Partirono la notte stessa del suo arrivo in città, visto che il cargo
era già in ritardo di un giorno. L’oceano si presentava davanti
a loro placido: era una notte tranquilla, in cui solo una leggera brezza faceva
loro compagnia…Angel era sul ponte, rivolto vero il porto che si andava
via via allontanando: i suoi occhi erano fissi sulle luci che si stavano lentamente
spegnendo all’orizzonte, non realmente guardandole ma restando fissi su
un volto…volto che stava ancora una volta abbandonando.
Ma questa volta era diverso: se ne stava andando per lui.
Ormai, l’aveva lasciata: lei si stava ricostruendo una vita, la più
normale possibile, non faceva più parte della sua vita, almeno, non una
parte attiva…
Perché lei ne avrebbe sempre fatto parte.
Lei era in lui, radicata in lui così profondamente che niente avrebbe potuto scinderla da lui.
Quando le luci si persero nel buio della notte, i suoi pensieri vagarono ancora per qualche ora nei meandri del suo passato, fino a quando non percepì l’imminenza dell’alba. Dopodiché, si ritirò nella sua cabina, dove restò chiuso per tutto il giorno.
Il suo viaggio passò pressappoco nello stesso modo: a
parte l’oceano un po’ più agitato, a volte anche molto, niente
cambiò il corso degli eventi…fino al loro arrivo al porto di Lisbona.
Arrivarono a giorno inoltrato, per cui Angel dovette aspettare a bordo l’arrivo
dell’oscurità per togliere il disturbo: poté sentire intorno
a sé il lavoro dei marinai, intenti all’approdo, e in tutte quelle
mansioni ad esso annesse.
Appena mise piede a terra, l’aria calda lo avvolse: il porto era finalmente
tranquillo, a parte alcuni marinai che stavano rientrando alle loro navi dopo
essere andati in giro per la città.
Con il suo borsone, si diresse verso il centro, non sapendo bene cosa cercasse,
ma con la speranza che, strada facendo, lo avrebbe capito.
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Due settimane erano ormai passate dal suo arrivo a Parigi: madame Boisin le
aveva affittato una camera che, solitamente, teneva per gli studenti dell’università,
ma quando aveva incontrato Buffy al mercato rionale ed era stata aiutata da
lei con un sacchetto che si era rotto e aveva riversato tutto il suo contenuto
sul marciapiede, l’aveva dapprima invitata a prendere un the e, dopo una
breve chiacchierata e venuta a sapere che stava ancora cercando un alloggio,
le aveva proposto la stanza che teneva libera al piano di sopra. Era modesta,
ma pulita e confortevole: un letto di fattura antica, di legno intagliato, aveva
fresche lenzuola ricamate e una copriletto fatto a mano; l’altro mobilio
della stanza era uno scrittoio, su cui c’erano alcuni libri, una sedia,
e una libreria, con altri volumi, per lo più vecchi testi scolastici
e romanzi rosa…i primi appartenuti al figlio della padrona di casa, ora
all’estero per un corso post-laurea, mentre i secondi erano proprio di
madame Boisin: erano l’unico suo divertimento. Ormai vedova, non le restava
altro se non il figlio, ora lontano, il gatto Noel e i romanzi rosa: quando
prendeva il the con Buffy – praticamente ogni pomeriggio – si divertiva
a prendersi in giro per questa sua passione.
Continuava a ripeterle che era il suo modo per liberare la sua fantasia: con
i libri, lei poteva essere chi voleva e fare viaggi al di là di ogni
immaginazione.
Durante questi loro pomeriggi, madame cercava, molto cortesemente, di sapere
qualcosa di più sulla sua affittuaria: era sempre molto discreta con
le sue domande, anche se stava diventando più insistente con la sua curiosità…Buffy,
da quando era arrivata, aveva condotto una vita tranquilla, visitato musei,
girato per i quartieri tipici, passeggiato lungo il Lungo Senna, era anche andata
sulla torre Eiffel…fino all’ultimo piano!
Era rimasta senza fiato davanti a quel panorama: aveva avuto fortuna ed era
capitata in una giornata limpida, che le permise di vedere tutta Parigi distesa
a i suoi piedi.
Decisamente, era una città che le piaceva, l’aveva conquistata
con la sua passione, la sua voglia di vivere…Ma ora, si rendeva conto
che era ora di andarsene.
E lo disse a madame Boisin.
“Oh no, ma cheré! Ma come mai? Non ti trovi bene qui, con me? Eppure,
sei così serena…e mi sembra che Parigi ti piaccia molto…”
Buffy rimase un attimo imbarazzata: non voleva darle l’impressione di
andarsene perché non si trovava bene….anzi, aveva trovato una compagnia
davvero deliziosa in quella vecchia signora.
“No, no, non è assolutamente così, glielo assicuro! E’
solo che…vede…ho bisogno di andare, di trovare me stessa e non posso
farlo se resto ancora qui”
Si fermò un attimo, posando la tazza che aveva in mano e rivolgendo il
suo sguardo a madame.
“Ma questo non significa che non mi sono trovata bene qui….anzi…Lei
è stata davvero preziosa, per me, in questo periodo e sono sicura che
non la dimenticherò mai…”
Madame era seduta vicino alla finestra aperta, da cui entrava tutta l’aria
primaverile piena di profumi tipici della stagione: accarezzava Noel, acciambellato
sulle sue ginocchia, che faceva le fusa emettendo rassicuranti e rilassanti
rumori. Guardò Buffy con uno sguardo triste, ma col sorriso sulle labbra.
“Anche tu cara: rimarrai nei miei pensieri e spero che, qualsiasi cosa
tu stia cercando, tu la possa trovare al più presto possibile. Ma ricorda:
se non saprai dove andare, qui ci sarà sempre una porta aperta per te
e un tetto pronto a darti riparo. Ed un’amica che saprà ascoltarti.
Ricordatelo, mi raccomando”
Buffy annuì, grata di aver incontrato una persona così gentile.
“Stia tranquilla, non me ne dimenticherò. Grazie”
Il pomeriggio era passato, e Buffy era ripartita: dopo aver
salutato madame Boisin – a cui non era riuscito di non piangere –
si era diretta verso la stazione dalla quale aveva preso un treno per la Normandia…Aveva
sentito parlare così tanto di questa regione in modi così meravigliosi
che non aveva resistito ed aveva deciso di andare a visitarla.
Dopotutto, stava seguendo quello che le diceva il cuore e finora non le era
andata poi così male.
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Promontorio di Sagres.
Un faro abbandonato.
Aveva avuto la fortuna di trovarlo appena cinque giorni dal suo arrivo in Portogallo:
era in una zona disabitata, per cui non correva il rischio di visite inopportune…e
dalla cima del faro poteva stare ad osservare l’oceano quanto voleva.
Solo davanti alla sua immensità, alla maestosa imponenza della natura
riusciva a trovare un po’ di pace.
La notte era appena finita, ed Angel si era ritirato nella cantina del faro:
l’aveva scoperta lo stesso giorno che era arrivato, esplorando la costruzione…e
si era rivelata perfetta per passarvi i giorni: era molto umida, ma abbastanza
ben conservata e – dopo un po’ di pulizie – era apparsa ancora
più confortevole. C’era un piccolo caminetto, con molta cenere
depositata lì da anni, che però funzionò benissimo: in
poco tempo, un fuoco scoppiettante riempì la stanza col suo calore…Angel
si perse nelle fiamme, solo osservando i guizzi delle lingue di fuoco. Si accoccolò
su un letto che aveva ripulito da infinite ragnatele e, in breve tempo, si addormentò.
Fu un sonno agitato e senza pace quello che lo pervase, ma portò con
sé qualcosa in più.
Un sogno.
Subito, tutt’intorno a lui c’era solo il buio…poi mentre la stanza si andava facendo più nitida, lui la riconobbe e non poté trattenere un brivido di dolore….
Si trovava a casa sua….A Galway!
Poteva riconoscere lo studio del padre: il suo scrittoio intagliato,
ricoperto ordinatamente da pile di carte, probabilmente il lavoro della giornata,
le librerie piene di volumi che – aveva sempre pensato – suo padre
non aveva mai letto, ma teneva lì esclusivamente per incutere timore
ai suoi interlocutori, che il più delle volte erano ignoranti contadini,
vassalli delle sue terre.
Nel grande caminetto di marmo bianco, ardevano ceppi di legna che emanavano
un tepore così piacevole che, però, non riuscì a toccare
il cuore di Angel. Non sentiva nulla, se non un dolore terribile pervaderlo
tutto…Delle due poltrone davanti al caminetto, riusciva a vedere solo
il retro, ma trasalì quando un braccio spuntò da una di esse ed
una voce, una voce che non sentiva da anni – da secoli – gli parlò.
“Vieni avanti, Liam…non avere timore…O dovrei chiamarti Angel?”
Anche se era moltissimo tempo che non la udiva, non ebbe dubbi a chi appartenesse
la voce: era suo padre quello che gli aveva parlato!
E il suo tono lo sorprese non poco: di solito, quando era ragazzo, suo padre
gli si rivolgeva sempre con tono autoritario ed arrabbiato, anche perché
il suo comportamento non lo soddisfaceva mai.
Invece, l’uomo che gli aveva parlato ora, aveva un tono di voce tranquillo,
quasi sereno…
Non avendo avuto risposta, l’uomo seduto in poltrona ripeté il
suo invito.
“Non avere timore…vieni a sederti accanto a me, figlio mio…”
Il dolore che fino a pochi attimi fa lo aveva pervaso, si tramutò ora
in confusione: in tutta la sua vita, non si era mai rivolto a lui chiamandolo
figlio mio!
Non aveva mai usato un’espressione così affettuosa…e sentirla
ora, gli riempì il cuore come mai in passato.
Decise di accettare l’invito e si andò a sedere nell’altra
poltrona: stranamente, non si voltò verso il padre, anche se era la cosa
che più desiderava…Restarono così, a fissare il fuoco, per
molto tempo…o almeno, così parve ad Angel.
Poi, la voce del padre, lo riscosse.
“Figlio, tanto tempo è passato…forse anche troppo…ma
tu, vedo che sei scosso da un dolore troppo grande per essere sopportato: non
me ne vuoi parlare?”
La voce così serena lo avvolse come una coperta calda in una notte fredda
e gli diede lo stesso inebriante calore…Senza accorgersene, ebbe gli occhi
pieni di lacrime…Aveva sempre sognato di sentire parlare suo padre con
quel tono, al posto della rabbia aveva sempre sognato dolcezza e comprensione…E
ora che le aveva, piangeva!
La voce non gli venne, per quanto si sforzasse non riuscì a pronunciare
una sola parola…
E proprio mentre si sforzava di parlare, sentì un boato e si svegliò.
Sulle prime, non riuscì a capire dove si trovasse: era ancora con la
mente al sogno e per riconoscere la cantina del faro gli ci vollero alcuni minuti…
Il fuoco era ancora scoppiettante e mentre lo guardava, cercando di capire cosa
fosse successo – e perché – sentì un altro boato.
Evidentemente era scoppiato un temporale…perché per tutto il giorno,
i tuoni si ripeterono, uno dopo l’altro.
Angel, incapace di richiudere occhio, rimase tutto il tempo seduto davanti al
camino, rifornendo il fuoco di nuova legna, e cercando di capire cosa volesse
dire il sogno che aveva fatto.
Era da molto tempo che non sognava più la sua famiglia, suo padre in
particolare: i primi anni dopo la maledizione gli capitava ripetutamente, era
il suo incubo peggiore…Non gli diceva mai niente, ma lo guardava e lo
additava, seguendolo per tutto il tempo…E più lui cercava di fuggire,
più non riusciva ad allontanarglisi.
E finiva sempre allo stesso modo: si svegliava di scatto, tutto sudato e urlante…perché
gli chiedeva pietà.
Il ricordo di quei sogni – incubi – lo fece sudare freddo, facendogli
provare dolore nella parte più profonda del suo essere…Ma, al pensiero
del nuovo sogno, il dolore andò un poco diminuendo: era un cambiamento
che non si era aspettato e, anche se non sapeva cosa significasse, era stato
felice di aver sentito ancora la voce di suo padre. Non aveva mai avuto modo
di dirgli quanto gli volesse bene, perché i sentimenti e la foga di uno
e dell’altro aveva impedito la cosa: quando era ragazzo, era stata troppa
la voglia di evadere da quell’ambiente che lui riteneva obsoleto e chiuso
ad ogni diversità per comunicare al padre i suoi sentimenti.
Se ne era sempre pentito, ma mai come ora.
Aver sentito di nuovo la sua voce, tranquilla e piena d’affetto,
gli aveva fatto rimpiangere di non avergli mai detto cosa provava davvero per
lui.
Decise di recuperare.
Scattando in piedi, riempì il suo borsone e fu risoluto a partire la
notte stessa.
Se non glielo aveva mai detto prima, poteva sempre dirglielo adesso.
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La sua permanenza in Normandia fu abbastanza breve: era stranamente inquieta,
neanche lo splendido panorama era riuscito a calmarla…Aveva provato ugualmente
a fare delle lunghe passeggiate per i campi di lavanda, ma il suo spirito non
si era placato lo stesso.
Decise così, di partire di nuovo, attraversando la Manica.
Sentiva che il suo viaggio non la stava portando da nessuna parte, non le stava
portando quell’aiuto che lei sperava di trovare…E durante uno dei
suoi ultimi giorni in Normandia, durante una giornata di pioggia era rimasta
in camera sua a fissare la pioggia venire giù e le era venuta in mente
che, forse, al Consiglio, avrebbe trovato quello che cercava.
Non sapeva se fosse possibile, ma non gliene importava: l’avrebbero fatta
entrare, fosse stata l’ultima cosa che avesse fatto.
Fu così che si ritrovò sul traghetto, a fissare la costa francese
che si allontanava, tra le onde impetuose che si andavano ad infrangere ai lati
della nave…Per fortuna non soffriva il mal di mare: era una giornata infausta,
come se qualcuno, da lassù, non volesse che lei attraversasse lo stretto.
Una forte pioggia battente era iniziata poco dopo che erano partiti e non li
abbandonò per tutto il viaggio, anche al loro arrivo non smise un attimo.
Si ritrovò inzuppata in pochissimo tempo, e col suo borsone a tracolla,
si avviò piedi verso il centro città, sperando che non fosse stagione
di punta a Dover.
Una settimana dopo.
Non era stato facile trovare il Consiglio.
Non era propriamente una società reclamizzata sull’elenco del telefono…Aveva
trovato alloggio a Londra, vicino alla biblioteca, in un alloggio che, solitamente,
era destinato a studenti universitari….Sembrava essere una costante del
suo viaggio, sostituirsi a studenti dell’università. Comunque fosse,
aveva pensato che la biblioteca fosse il posto giusto per chiedere informazioni:
se non avesse trovato lì quello che cercava, non sapeva proprio dove
cercare.
Una mattina si era risoluta a non tornare a casa se non avesse avuto quel che
cercava. Così risoluta, si presentò alla bibliotecaria: era una
signora di una certa età, con piccoli occhiali posizionati sulla punta
del naso, tanto che Buffy si chiese come potessero esserle d’aiuto…
“Buongiorno, posso aiutarla?”
“Sì…ecco, io mi chiedevo se lei non sapesse dirmi dove potevo
trovare il Consiglio…”
“Di che libro si tratta?
“No, vede non è un libro, ma è…”
“Se non è un libro, mi dispiace signorina, ma non posso esserle
d’aiuto. Avanti un altro”
Buffy era rimasta ad occhi spalancati di fronte a tanto disinteresse: non l’aveva
minimamente considerata e tantomeno il fatto di poterle essere d’aiuto.
Le sembrava impossibile che l’avesse già liquidata…
“Ma, signora, lei non può…”
“Sì che posso e se non mi crede, preferisce che chiami la sicurezza?”
L’aveva guardata storta da dietro quei suoi occhialetti, con un’aria
di chi non è abituato a sentirsi contraddire e Buffy aveva pensato che
la cosa più saggia fosse quella di desistere, almeno per il momento…Pensò
di tornare un altro giorno, in cui la perfida bibliotecaria non fosse stata
in servizio.
Riprovò per i successivi giorni, ma senza maggior successo: trovò
sempre l’arpia al banco così, seguita dal suo sguardo torvo, dovette
consultare alcuni libri di cui, onestamente, non gliene importava nulla.
Seduta ad un lungo tavolo, occupato anche da alcuni studenti che avevano davanti
una fila infinita di volumi aperti da cui stavano studiando senza posa, decise
che poteva approfittare per leggere qualcosa dal libro che aveva chiesto questa
volta: era una raccolta di poesie di Emily Bronte, e si disse fortunata, visto
che la poesia non le dispiaceva più di tanto.
E ad ogni pagina che leggeva, si accorgeva che le piaceva proprio!
In breve, si perse in quelle pagine, tra quei versi che così tristi,
le richiamavano alla memoria paesaggi grigi e desolati, ma anche un cuore inquieto…come
il suo.
Dei versi in particolare attirarono la sua attenzione.
Mese per mese, anno dopo anno,
la mia arpa ha versato un canto triste;
ora una nota vivace la rallegra
e il piacere intona le sue corde.
Che importa se le stelle e il bel chiaro di luna
Si estinguono nel grigio mattino?
Sono soltanto emblemi della notte,
e questo, anima mia, è il giorno.
Ebbe gli occhi pieni di lacrime senza neanche accorgersene:
facendo finta di niente, cercò di asciugarseli senza dare nell’occhio…Ma
appena ebbe riposto il fazzoletto si accorse che qualcuno aveva deposto un biglietto
ripiegato più volte proprio davanti al libro: non le era mai capitato
di perdersi così tra le pagine di un libro tanto da non accorgersi di
altro.
La curiosità fu più forte di lei e lesse il biglietto.
‘Ho sentito quello che stai cercando. Se ancora ti interessa, ti aspetto nel pub di fronte alla biblioteca, dopo la chiusura’
Si guardò in giro, ma niente di quello che vide le fece
pensare che chi avesse scritto il biglietto si trovasse ancora lì: c’erano
solo studenti intenti a studiare, tutti chini sui libri davanti a loro.
Guardò ancora il biglietto, e decise che non aveva niente da perdere
ad andare all’appuntamento: al massimo, avrà assaggiato la birra
di cui aveva sentito parlare così tanto.
La biblioteca doveva ancora chiudere quando Buffy entrò
nel pub: prese posto ad un tavolo vicino alla finestra, da cui poteva osservarne
l’uscita…era molto incuriosita da quel misterioso messaggio e dal
suo autore…o autrice, poteva anche essere una donna. L’unica cosa
da fare era aspettare.
Decise di ordinare qualcosa da mangiare, così provò i tanti rinomati
sandwiches con un the bollente che l’aiutò a passare un po’
di tempo…Fino a che la sua attenzione fu richiamata da una figura che
si era fermata presso il suo tavolo.
“Ciao. Vedo che sei puntualissima”
Buffy sussultò a quella voce: alzò gli occhi e davanti si trovò
una ragazza più alta di lei, di corporatura robusta, con lunghi capelli
rossi…Era vestita con un lungo cappotto nero, e aveva a tracolla una borsa
che pareva piena di libri pesanti.
“Bene, è una buona cosa”
Detto questo, le si sedette di fronte e ordinò anche lei una tazza di
the. Poi rivolse il suo sguardo e tutta la sua attenzione a Buffy.
“Piacere di conoscerti. Io mi chiamo Lynn O’Danan e, come avrai
sicuramente intuito, conosco ciò che stai cercando”
Buffy aveva sorseggiato il suo the, per poi rivolgerle finalmente la parola.
“E cos’è che starei cercando?”
Non voleva scoprire le sue carte senza sapere se, effettivamente, la sua interlocutrice
conosceva davvero la sua meta.
“Ma il Consiglio, ovviamente”
Le sorrise, apertamente e sorseggiò il the che il cameriere le aveva
portato.
“Capisco che, se lo stai cercando, la tua diffidenza è legittima…ma
di me ti puoi fidare: ho quasi completato i miei studi per diventare Osservatrice.
Mi resta un esame da superare oltre alla tesi finale, che devo completare entro
la fine dell’estate”
Buffy l’aveva ascoltata sorseggiando il suo the, e non togliendo mai il
suo sguardo da quello di lei: non pareva avere l’aspetto di un Osservatrice…anche
se in formazione…non sembrava noiosa…e non ne aveva l’atteggiamento.
Decise che era venuto il momento di farle alcune domande.
“Mi fa piacere…anche se non capisco questa tua volontà: l’Osservatore
è un mestiere che decisamente non terrei tra i miei preferiti…Insomma,
sempre tra i libri…”
Lynn la guardò con uno sguardo indecifrabile: la stava ancora studiando,
valutando…in fondo, si conoscevano da pochi minuti e non sapevano nulla
l’una dell’altra.
“Intuisco che i libri non sono il tuo passatempo preferito…forse,
è meglio…la caccia?”
Buffy posò molto rumorosamente la tazza sul piattino, guardando la ragazza
seduta di fronte a lei con occhi sgranati.
“Tu…come fai a saperlo?”
La ragazza sorrise in maniera così spontanea e serena che Buffy si sentì
momentaneamente rassicurata: non erano molti quelli che sapevano della sua missione,
al di fuori della sua stretta cerchia di amici.
“Beh, chiunque studi per diventare Osservatore conosce la Cacciatrice
in carica…anche se dovrei dire, le Cacciatrici, visto che per la prima
volta da millenni, ci ritroviamo con due ammazza vampiri contemporaneamente…”
‘Bene, a quanto pare è informata su tutto…’
Buffy era pensierosa: il ragionamento filava, doveva ammetterlo: nonostante
ciò, non era convinta a lasciarsi andare.
Abitudine.
“Sì, beh…comunque, non dovresti preoccuparti di questo: Faith
sta scontando una pena per i suoi crimini, per cui ci sono solo io in circolazione!
Ma dimmi…come posso arrivare al Consiglio?”
“Perché vuoi andare al Consiglio?”
Non aveva neanche tentato di risponderle…ne fu leggermente infastidita:
troppe volte, negli ultimi giorni, non aveva avuto le risposte che cercava….e
iniziava ad averne abbastanza.
“Senti, il perché è affar mio, se non ti dispiace…”
Lynn la guardava con occhi che sembravano dire ‘fidati, fidati’
ma, nonostante questo Buffy aveva ancora qualche dubbio. Lei lo capì
e pensò di soprassedere, almeno per il momento.
“Ascolta, ho un’idea: visto che ormai è tardi, per qualsiasi
cosa, che ne diresti di venire a casa mia per cenare? Non è molto lontano
da qui, e con la scusa, potremo fare due chiacchiere e conoscerci meglio…Ti
va?”
Decise di abbassare la guardia e di provare a fidarsi: in fondo, le aveva fatto
una buona impressione, fin dall’inizio, e decise che lei rappresentava
l’unico mezzo possibile per arrivare al Consiglio.
“Va bene…”
Pagarono e uscirono, sotto la pioggia battente: Lynn aveva un ombrello che riuscì
a riparare entrambe fino a casa sua che si trovava a pochi isolati dal pub.
Saliti alcuni gradini, dalla strada entrarono direttamente nel piccolo ingresso,
il cui pavimento era interamente ricoperto da un vecchio tappeto: alle pareti
c’erano alcuni appendiabiti su cui lasciarono le loro giacche zuppe di
acqua.
“Vieni, accomodati pure…Ora accendo il fuoco, così ci potremo
scaldare…Hai bisogno di abiti asciutti?”
Aveva notato che Buffy indossava abiti bagnati, già da quando si erano
incontrate al pub.
“Beh, se non è troppo disturbo, accetterei volentieri qualcosa…”
Lynn scomparve per alcuni minuti, e tornò con un paio di jeans, una t-shirt
e un cardigan di rustica lana.
“Spero vadano bene …Se vuoi, al fondo della camera c’è
un bagno dove ti puoi cambiare: intanto io metto su il bollitore…Si parla
meglio davanti a una tazza di the fumante….e a qualche biscotto”
Sorridendole, andò a cambiarsi: il bagno era piccolo, ridotto semplicemente
ai servizi, ma molto confortevole…si vedeva che ci abitava una ragazza:
dal piccolo mobile sopra il lavandino, pendeva una pianta rampicante, che dava
un po’ di colore alla stanza. Gli asciugamani colorati, la saponetta a
forma di fiore, così come le boccette di creme e profumi disposte ordinatamente
davanti allo specchio erano tutti elementi che, secondo Buffy, stonavano un
po’ con l’immagine che Lynn dava di sé…Non sembrava
essere propensa per tutte quelle cose, così prettamente femminili.
Ma d’altra parte, aveva imparato – nel corso degli anni –
a non fidarsi delle apparenze.
Raggiunse Lynn davanti al camino, in cui scoppiettava allegro un fuoco che,
in breve tempo, scaldò la stanza rendendola molto più confortevole.
“Ti ringrazio, vanno benissimo…Spero che non ti dispiaccia, ma ho
lasciato i miei vestiti ad asciugare sul termosifone…”
“No, certo che no…sono contenta che ti vadano bene: ma ora, vieni,
siediti accanto a me…ho idea che avremo un bel po’ di cose da dirci…”
Fu così che accettò il suo invito e, dopo un sorso di the caldo,
che le fece piacere più di quanto non avrebbe mai ammesso, iniziarono
a parlare. In poco tempo, Buffy si ritrovò a confidarsi con quella ragazza
che conosceva da poche ore: si sentiva a suo agio, come poche altre volte in
passato, e quella dolce sensazione di essere con una persona che la comprendeva,
aveva fatto sì che le parole venissero da sole…Lynn, dal canto
suo, non poneva mai domande, se non quando era strettamente necessario, per
il resto si limitava ad ascoltare Buffy: aveva capito che, forse, quello che
cercava non era così facile da trovare….Quella ragazza aveva bisogno
di chi l’ascoltasse ma anche di trovare una pace per il suo cuore che,
temette, era quasi impossibile da trovare.
Mentre le tazze di the si svuotavano e venivano riempite di nuovo, Buffy si
raccontò apertamente a Lynn, dagli inizi come Cacciatrice, alla sua storia
con Angel – che l’aveva lasciata e che ora aveva una vita sua a
Los Angeles – fino ad arrivare alla sua resuscitazione.
Era stremata quando finì il suo racconto…Aveva le mani che le tremavano
e qualche lacrima era scesa dai suoi occhi.
Ne fu tremendamente imbarazzata.
“Oddio, scusami…io…non volevo assillarti con la mia storia,
ma è che….mi trovo stranamente a mio agio con te….cioè…”
rendendosi conto che, forse, poteva essere interpretata malamente da parte di
Lynn “…non è che….oddio, scusa! Quello che volevo dirti
è che mi hai fatto sentire così a mio agio che mi è venuto
naturale parlartene…Chissà che idea ti sei fatta di me, ora…”
Sorridendo, posò la tazza e si alzò, fino ad andare ad inginocchiarsi
di fronte al camino scoppiettante. Sentì che Lynn era rimasta seduta,
ma che aveva anch’essa posato la sua tazza.
“Non ti devi preoccupare…Io ho questa tendenza, a mettere a proprio
agio la gente, motivo per cui si trovano bene a parlare con me….Ma non
ti devi preoccupare: io non sono qui certo per giudicarti, ma semmai, per cercare
di aiutarti…Devo dire che, per essere così giovane, hai avuto una
vita molto movimentata! Davvero…Ma ho paura che, quello che cerchi non
lo troverai al Consiglio…”
Buffy si girò, speranzosa.
“Ma allora…significa che mi aiuterai ad andarci?”
Lynn sorrise e la raggiunse: si inginocchiò anche lei e ravvivò
il fuoco.
“Ci andremo domani mattina. Non sarà facile farti entrare, questo
è sicuro, ma tenteremo…”
“Oh, stai tranquilla: so essere molto persuasiva, quando voglio!”
Risero insieme di gusto, poi si prepararono per la notte.
La mattina seguente il tempo non sembrò essere migliorato
molto: la pioggia aveva continuato a cadere per tutta la notte, anche se con
minor intensità…Uscirono di buon’ora, incamminandosi verso
la vicina fermata di metropolitana: Lynn le aveva detto che la Sede si trovava
fuori città, anche se non ci voleva molto per arrivarci, quello che di
sicuro il metodo più veloce.
Dovettero fare, però, tutte le fermate, sino al capolinea: la pioggia
aveva finalmente smesso di cadere, lasciando spazio ad una fitta nebbia che
circondava tutto come una coperta…molto spessa, però. Buffy decise
che preferiva la pioggia a quel manto che rendeva vedere le cose e gli edifici
una vera impresa. Lynn avanzava sul marciapiede con la sicurezza di chi è
abituata a situazioni del genere: camminando, raccontò a Buffy che era
una situazione molto comune per chi abitava a Londra, ma che faceva sempre lo
stesso effetto a chi veniva da un altro paese.
Dopo una camminata di una buona mezz’ora, arrivarono in una zona in cui
i negozi avevano lasciato il posto a palazzi interamente dedicati ad uffici
e banche: tutto quello che si poteva vedere, lungo i marciapiedi, erano portoni
austeri, fuori dei quali campeggiavano lastre di ottone, lucidissime, con sopra
incise liste di nomi di avvocati, dottori e altri professionisti.
Svoltarono un angolo e si ritrovarono davanti ad un imponente edificio che,
dall’aspetto non proprio curatissimo, sembrava avere molti più
anni di quelli che poteva avere in realtà. Né targhe, né
insegne stavano ad indicare che erano arrivate: ciononostante, Lynn si incamminò
sicura su per le scale che le separavano ancora dall’entrata, quando si
accorse che Buffy era rimasta indietro.
La raggiunse per vedere se andava tutto bene.
“Sì, è che….mi aspettavo qualcosa di diverso: questo
palazzo ha un’aria così anonima…”
La ragazza si tolse una ciocca di ribelli capelli rossi dal viso, cosparso di
lentiggini – che le davano un’aria davvero sbarazzina, nonostante
il comportamento austero che teneva - e le sorrise caldamente.
“E’ proprio quello che vuole il Consiglio…Vedi, la loro politica
è quella di confondersi, di amalgamarsi tra il resto della città:
non vogliono – non hanno mai voluto – essere riconosciuti troppo
in fretta…E’ per questo che il palazzo, da fuori, non ti dice niente.
Ma aspetta di entrare…”
Buffy annuì e la seguì all’interno.
*********************************************************
Molti giorni gli ci vollero per raggiungere il più vicino porto per prendere
un traghetto – Cherbourg – e, quando vi giunse, dovette aspettare
la notte e la prima corsa notturna. Fortunatamente, non c’erano molti
passeggeri, così poté tranquillamente godersi la traversata.
Ad ogni miglio che percorrevano, nuove emozioni andavano a riempire il cuore
di Angel…O meglio, vecchie emozioni che si riaffacciarono nella sua ‘vita’.
L’aria iniziò ad essere pregna di quegli aromi, di quella peculiarità
tipica della sua terra: profumo di lavoro, fatica, felicità d’appartenenza…
D’improvviso, sentì che provava una forte nostalgia per l’Irlanda,
più di quello che pensava: da quell’infausto periodo, non aveva
più messo piede sull’isola di smeraldo…Inconsciamente, se
ne era tenuto lontano, sperando di esorcizzare il dolore, ma senza fortuna.
Il ricordo – il dolore - era sempre stato con lui, perseguitandolo, tormentandolo
senza requie…e i primi tempi credette di impazzire, di non riuscire a
sopportare tutto…Era troppo, quello che aveva fatto non poteva essere
sopportato.
Finalmente iniziò ad intravedere la costa che, sempre più velocemente,
si fece vicina: l’approdo non occupò molto tempo, così come
la discesa dei passeggeri, visto il loro numero.
Angel, appena mise piede a terra, restò immobile a guardarsi intorno:
com’era cambiata…la civilizzazione aveva stravolto la sua terra,
anche se sperava di ritrovare angoli sperduti ancora incontaminati. Senza perdere
altro tempo, si incamminò, cercando di allontanarsi il più possibile
da lì, e di avvicinarsi il più possibile a…casa.
CAPITOLO III
Lynn aveva avuto ragione.
Attraversato l’anonimo salone d’ingresso in cui una normalissima
guardia controllava chi entrava e usciva, avevano oltrepassato una porta di
legno massiccia, finemente lavorata e accuratamente lucidata: nessun rumore,
neanche il più minimo…Buffy si era immaginata un insieme di persone
vocianti, o comunque, segni evidenti di lavoro fervente.
Niente.
La stanza in cui erano entrate era silenziosa come un cimitero
di notte, anche se più ben illuminata: un grande lampadario pendeva dall’alto
soffitto, con mille gocce di cristallo che riflettevano la luce sui muri con
i mille colori dell’arcobaleno. Sulle pareti tutt’intorno, scaffali
alti fino al soffitto, divisi in più piani - tre - contenevano la più
stupefacente raccolta di volumi che Buffy avesse mai visto.
Ad ogni piano, c’erano almeno una decina di persone, uomini e donne di
cui non avrebbe saputo dire l’età da così lontano –
vestivano in una tale maniera! - che stavano consultando qualche volume e parlottando
tra di loro: quando sentirono aprire la porta, il rumore diminuì perché
l’attenzione fu attirata, momentaneamente dalle due ragazze appena entrate.
Dopo averle squadrate dall’alto in basso, senza tralasciare alcun particolare,
se ne dimenticarono per tornare alle loro discussioni.
Solamente un uomo, alto circa un metro e ottanta, capelli castani, volto giovanile
- Buffy pensò che non doveva avere più di quaranta anni –
ripose il libro che aveva in mano e scese, fino a raggiungere le due ragazze
che, nel frattempo, si erano fermate a poca distanza dalla porta, richiusa alle
loro spalle.
Lynn non fece in tempo a dire niente a Buffy, che l’uomo gli si presentò
davanti, con lo sguardo accusatorio e un’aria tremendamente indisponente.
“Signorina O’Danan, sa benissimo che l’ingresso non è
consentito agli estranei…civili. Mi meraviglio che la guardia vi abbia
fatto passare…”
Buffy trattenne Lynn dal rispondere mettendole una mano sul braccio: lei, a
malincuore, restò ferma, lasciandole la possibilità di replicare.
“Vede…non è che abbia avuto la possibilità di impedirmelo…”
Gli aveva parlato guardandolo negli occhi, al contrario di lui che aveva parlato
di lei guardando sempre e solo Lynn, e gli si era avvicinata un poco, rimanendogli
davanti, con le braccia conserte.
“Capisco…E con chi ho il piacere?”
“Buffy Summers. E io? Con chi ho il piacere?”
Diversi colpi di tosse andarono a mutare il sottofondo della loro chiacchierata:
da quando avevano iniziato a parlare, il brusio di fondo era andato diminuendo
vertiginosamente…Chiaramente, tutti stavano origliando, curiosi di sapere
chi era quella civile che si era intrufolata nella sede del Consiglio.
Uno sguardo torvo dell’uomo tutt’intorno fece smettere all’istante
i colpi di tosse…Tutto sommato, doveva essere un pezzo grosso se incuteva
tanto timore.
Il suo sguardo tornò a fissarsi su Buffy.
“Brendon Williams…E così tu saresti la Cacciatrice?”
La stava squadrando come non le piaceva: la faceva sentire sotto esame, e un
esame a cui non stava ricevendo i risultati previsti.
Si trattenne dal replicare, aspettando che esternasse i suoi pensieri.
“Allora il discorso è diverso: potrai avere accesso ad alcune parti
del Consiglio, visitare il nostro repertorio di armi antiche e moderne e, se
vorrai, provarne anche alcune…”
Di certo, non era quello che si aspettava: Lynn le aveva detto che ci sarebbero
stati problemi e invece quest’uomo, che le aveva accolte non nel migliore
dei modi, le stava dicendo che poteva tranquillamente visitare la Sede.
“Ah…Grazie. Ma vede, io non sono qui per visitare la vostra Sede…”
Si affrettò ad aggiungere qualcosa, visto lo sguardo di rimprovero che
le aveva appena rivolto il signor Williams.
“…Anche se non ho dubbi che la vostra raccolta di armi debba essere
veramente…notevole!”
Ora il suo sguardo era ritornato benevolo, o perlomeno, non accusatorio.
“No, vede…Io vorrei, se possibile, poter esaminare la storia delle
Cacciatrici precedenti…Pensa che sarà possibile?”
Williams era rimasto impassibile, non una parola o un segno, niente. Semplicemente,
girò sui tacchi e si incamminò verso la parte opposta della stanza.
Quando giunse davanti ad una porta che si trovava esattamente dall’altra
parte da quella da cui erano entrate, si girò e vide che le due ragazze
erano rimaste indietro, così fece loro cenno di seguirlo.
“Se volete, da questa parte, prego…”
E, aprendo la porta, fece loro segno con la mano.
Lynn e Buffy si guardarono, dal principio titubanti, ma poi fiduciose in qualche
progresso nella ricerca di Buffy.
Così lo seguirono.
*********************************************************
Era riuscito, la notte stessa del suo arrivo, a prendere un treno che lo portasse
da Rosslare a Limerick: da lì, poi, avrebbe dovuto prendere un autobus
che, in due ore, lo avrebbe portato a Galway.
La notte era offuscata da molte nuvole che, però, non stavano mai ferme:
la mutevolezza del tempo era una cosa che sempre lo aveva affascinato…Improvvisamente,
si ricordò di un episodio avvenutogli da bambino.
Un giorno aveva insistito con sua madre affinché gli
desse il permesso per andare a pescare con un suo amico che, lei sapeva, non
avere la stessa estrazione del figlio…Ma a Margareth non importava: lei
aveva a cuore solamente la sua felicità, indipendentemente da chi frequentava.
Visto che il sole splendeva il piccolo Liam aveva insistito molto, e alla fine
la madre aveva acconsentito…l’importante era che tornasse prima
che rientrasse il padre dal lavoro. Felice, il ragazzino era andato via di corsa,
a raggiungere l’amico…Durante il pomeriggio, le nuvole avevano riempito
il cielo e d’improvviso una violenta pioggia aveva colpito la regione:
Margareth aveva atteso il ritorno del figlio da dietro la finestra, sempre più
preoccupata. Il marito era rientrato da poco quando anche Liam era rientrato,
bagnato fradicio ma con il suo canestro pieno di pesci: la madre non aveva fatto
in tempo a farlo salire in camera sua che il padre li aveva raggiunti nell’ingresso.
Era andato su tutte le furie vedendo il figlio ridotto così, e quando
lui gli aveva mostrato quanti pesci aveva preso, la troppa ira glielo aveva
fatto scagliare lontano, sparpagliando i pesci per terra.
Mentre il padre lo sgridava, intimandogli di non andare mai più a pesca
con i suoi ‘amici’, Liam lo fissava con occhi di chi era stato profondamente
deluso…deluso da un padre da cui continuava ad aspettarsi approvazione,
parole di incoraggiamento…e invece, continuava ad avere solo odio e disapprovazione.
Quando il padre aveva finito di urlare, lui era scappato via, in camera sua,
dove aveva iniziato a perdere definitivamente le speranze di entrare nei suoi
favori.
Una profonda tristezza lo aveva avvolto: anche se era solo un
ricordo tra tanti – di una giornata tra tante – lo aveva ferito
in maniera particolare, forse perché aveva rappresentato l’inizio
della sua definitiva resa nel tentativo di piacere al padre.
Si riscosse dai suoi pensieri quando la luna fece capolino da dietro le nubi:
splendeva serena, in cielo, testimone eterna del suo cammino su questa terra.
Pensò che, poteva rifarsi, o almeno tentare, e ci avrebbe messo tutta
l’energia possibile.
Arrivò a Limerick senza chiudere occhio, ma ormai la notte era quasi
passata e, prima di proseguire per Galway, doveva trovare un riparo in cui trascorrere
il giorno. Subito fuori dalla stazione, c’erano alcuni magazzini abbandonati,
ma abbastanza ben tenuti da poter trovare riparo sufficiente.
Erano depositi di vecchi materiali per la ferrovia, in disuso ormai da anni,
viste le ragnatele che si potevano trovare praticamente ovunque. Angel scelse
l’angolo più riparato, mise due grandi bauli a coprirlo da chi
poteva, eventualmente, entrare e si sistemò per passare il giorno.
La stanchezza si stava facendo sentire, rendendo le sue gambe pesanti, e quasi
non riuscì a sdraiarsi che gli occhi gli si chiusero ed Angel cadde in
un sonno profondo, agitato…e visitato da presenze inquietanti.
Subito, fu solo nell’oscurità.
Dopo un iniziale momento di smarrimento, lo spazio intorno a sé iniziò
a farsi più definito, facendolo tornare nello studio del padre.
La scena si presentava uguale al sogno precedente: il fuoco scoppiettava nel
grande camino e tutto intorno a lui era silenzio.
Aveva davanti a sé le due poltrone: senza aspettare oltre, andò
a sedersi su quella libera, mentre l’altra era sempre occupata dal padre.
I loro occhi erano fissi sul fuoco, ed Angel poteva sentire tutta la tensione
scorrergli attraverso, dandogli un leggero tremore…
“Padre…”
Quanto aveva desiderato pronunciare quella parola!
Per tutti gli anni passati da ragazzino a covare rancore nei
suoi confronti, e per tutti gli anni passati da vampiro con l’anima a
straziarsi con i ricordi di ciò che aveva fatto…
Per qualche istante non riuscì ad aggiungere altro, ma ci pensò
l’anziano genitore a parlare.
“Liam…Angel…quanto tempo…Finalmente, sei tornato per
parlare con me…Per tutti questo tempo, ti ho aspettato, figlio mio, e
ora, che sei qui, sento che il tuo cuore è dilaniato dal dolore per ciò
che un altro essere ha fatto…”
Angel guardava sempre il fuoco, anche se – finalmente – aveva aperto
i cancelli del suo cuore a suo padre.
“Non un altro essere, padre…ma io, sempre e soltanto io. Non posso
accusare altri delle orribili cose di cui mi sono macchiato…”
Incapace di restare oltre fermo, si alzò per andarsi ad appoggiare alla
mensola sopra la camino: gli occhi, tuttavia, non riuscirono a lasciare le fiamme
guizzanti nel camino.
Era perso nei suoi pensieri e nei suoi orribili ricordi quando un tocco gentile
sulla sua spalla lo fece trasalire: non si era accorto che il padre si era alzato
per raggiungerlo al camino.
Quando voltò il suo sguardo verso di lui, i suoi occhi erano pieni di
lacrime, ma non poté sentire altro da lui, visto che si svegliò
all’improvviso…Ansimava, ed era tutto madido di sudore.
Fuori del magazzino, il sole stava scendendo oltre l’orizzonte, mentre
dentro l’oscurità era già regina: per Angel, solo il buio
esisteva.
Deciso più che mai a raggiungere al più presto possibile Galway,
uscì fuori non appena la rossa sfera oltrepassò le linee delle
colline in lontananza. Si diresse con passo spedito alla fermata dell’autobus
che l’avrebbe portato, in sole due ore, in città: era l’ultima
corsa della giornata, ma era stato fortunato che fosse subito dopo il tramonto…Non
c’era molta gente, poté tranquillamente sistemarsi nell’ultima
fila di posti, in cui annullarsi fino alla fine della corsa.
Non riuscì a continuare il suo sonno, ormai perfettamente sveglio, ma
stette ad osservare le colline rincorrersi l’una dietro l’altra,
durante tutto il percorso. La notte stava svolgendo la sua scura coltre sopra
il paesaggio, mentre qualche stella riusciva a far risplendere la sua luce tra
le nubi, sempre più numerose.
Così passò le due ore che lo separavano dal ricongiungersi con
i suoi cari.
La luna era andata a nascondersi di nuovo dietro le nuvole, quando Angel scese
dall’autobus: le poche persone che scesero con lui, si dispersero in fretta,
allontanandosi verso le proprie case.
Con il borsone sempre a tracolla, si diresse verso il centro della città,
dove si trovava la principale chiesa di Galway.
Le strade erano deserte, le poche luci alle finestre esacerbavano ancor di più
il rumore dei passi di Angel per i marciapiedi…solo qualche gatto gli
faceva compagnia mentre la distanza che lo separava dal suo destino si accorciava
sempre di più.
Voltò l’ennesimo angolo, e davanti a lui si erse, in tutta la sua
bellezza, la chiesa: immutata, in tutti questi anni, vegliava sulla città
con tutta la severità propria del periodo in cui era stata costruita.
Restò immobile a fissarla, riponendo tutte le sue speranze nel momento
che così tanto aveva atteso.
Il vecchio cimitero era sul retro della chiesa: un cancello
di ferro ormai arrugginito divideva il sentiero ghiaioso dal prato ordinatamente
tenuto su cui svettavano le alte croci di pietra, con sopra incise scritte,
ormai logorate dal tempo…Angel oltrepassò quel cancello con l’anima
in subbuglio, scossa da mille emozioni che lo trattenevano dal correre subito
sulle tombe dei suoi cari.
Con passo incerto iniziò a camminare tra le tombe, conoscendo bene, però,
la direzione da prendere…i suoi piedi si fermarono quando le vide. La
luna era riapparsa, illuminando debolmente quell’angolo di cimitero: i
lampioni erano troppo lontani per dare luce sufficiente ad Angel, ma la luna
e la sua speranza fecero sì che riuscì perfettamente a scandire
ogni lettera, ogni incisione nella fredda pietra di tutte le tombe della sua
famiglia.
Ce le aveva tutte davanti.
Suo padre.
Sua madre.
Kathy…
Si sentì mancare.
Tutto intorno a lui iniziò a girare vertiginosamente, fino a che le gambe
non lo ressero più e lui cadde in ginocchio proprio davanti alla croce
della tomba di Kathy…
Colei che, quando era ancora in vita, le era stata cara più della vita
stessa…
Colei che, quando diventò demone, era stata quella che le aveva dato
più piacere, con la sua candida ingenuità…
Non riuscì a trattenere le lacrime: i suoi occhi sembrarono non fare
parte del suo corpo…le lacrime continuarono a scendere anche se lui non
voleva…
Mise le mani nell’erba fresca dell’umidità della notte, dove
timidi fiorellini erano sbocciati a dare qualche tocco di colore a quel luogo
di pace…
Pace…Ma cos’era, per lui, la pace?
Non ne conosceva da così tanto tempo…Tutto il suo
essere agognava per un po’ di pace, da tutto il rimorso per le atrocità
commesse.
Fu con l’anima volta alla ricerca della pace che Angel si addormentò
piangendo sulla tomba della sua sorellina.
Era pace, quella che aveva trovato?
No, solo oscurità, che placida e silenziosa, era sua
compagna…
Ma lentamente, un poco di luce illuminò l’ambiente intorno a lui…e
con sua sorpresa, quello che vide lo lasciò a bocca aperta: era di nuovo
a Sunnydale, non poteva sbagliare, perché la casa che aveva davanti era
la sua casa.
Tutto taceva, ma quando dei passi risuonarono alle sue spalle, Angel si voltò
per trovarsi di fronte suo padre, vestito del suo abito più buono…quello
con cui era stato sepolto.
Gli si avvicinò e gli posò la mano sulla spalla…Proprio
come era finito il sogno precedente…E con quel tocco, ritornò anche
tutta quell’ondata di emozioni che lo sopraffecero, fino a riempirgli
gli occhi di lacrime, impedendogli di parlare.
Ma non di ascoltare.
“Liam…non sei stato tu…Tutto il dolore che provi per le azioni
compiute dal demone che alberga dentro di te…Non ho mai avuto occasione
di dirti quanto significavi per me…”
Esitò un attimo, come se, anche lui, avesse paura di quello che stava
per dire…ma non si fece fermare, e continuò.
“…O forse, non ho mai voluto dirtelo, temendo che se ti avessi rivelato
il mio affetto, avrei potuto avvicinarti, e ne avevo una paura folle…Ecco
cosa sono sempre stato, un folle: avevo un figlio meraviglioso, altruista e
che mi voleva bene e io ho saputo solo allontanarlo da me…”
Nelle sue parole, poteva sentire tutto il dolore, tutto il peso del rimpianto
di una vita: poteva sentire, tramite il suo tocco, che tremava come una foglia
scossa dal vento…Si girò verso di lui, facendogli ricadere il braccio
lungo il fianco e, senza dire una parola, lo abbracciò.
In quell’abbraccio silenzioso ci furono tutte le parole non dette, tutto
l’affetto mai dimostrato…Entrambi piansero lacrime silenziose, liberatorie,
che resero le loro anime più leggere. Sapevano che non potevano più
recuperare il tempo perduto, ma sapevano anche che quella riconciliazione lo
valeva tutto.
Il padre batté un paio di leggeri colpi sulla schiena del figlio e, riprendendo
il controllo di sé, lo prese per le spalle per poterlo guardare bene
in viso.
“Dio…perché tutto questo dolore…perché la tua
anima non trova un po’ di pace? Te la meriteresti, figlio mio…Non
sai quanto…”
“Ma io non merito proprio nulla, padre…Come posso meritare qualcosa
di così magnifico quando porto con me il fardello delle azioni passate?
No, la pace non è fatta per quelli come me…”
Non aveva fuggito il suo tocco, ma non era stato capace di sostenere oltre il
suo sguardo pieno di amore…e di speranza, per lui.
“Quelli come te? Perché dici così? Proprio perché
sei quello che sei, meriteresti la pace a cui ambisci da così tanto tempo…”
Gli mise la mano sul cuore. Angel rabbrividì.
“Ah…ma vedo che avevi trovato la pace…almeno per qualche tempo…ma
poi, hai gettato tutto al vento. Perché?”
Sapeva benissimo a cosa si riferiva: non c’erano bisogno di altre parole,
di altre spiegazioni…
“Ma non potevo, padre…come potevo metterla a rischio? L’amavo
troppo per…”
“Lottare? Provare con tutte le tue forze a farlo funzionare? Figlio, non
commettere il mio stesso errore, non allontanare da te le persone che ti amano
o ne porterai il peso del rimpianto per tutta la vita…e non penso che
tu voglia soffrire in eterno”
Angel rialzò lo sguardo e non poté credere che suo padre gli avesse
appena detto quello che, effettivamente gli aveva detto.
Come poteva parlargli a quel modo, dopo tutto quello che aveva passato…che
avevano passato.
Una rabbia, fredda e lancinante, iniziò a pervaderlo, e con voce glaciale
si rivolse al padre.
“Tu…come osi parlarmi così, quando non sai nulla, NULLA di
quello che abbiamo passato….PER COLPA MIA!!!!”
Con uno strattone si era staccato da lui e gli aveva voltato le spalle: era
troppo arrabbiato, adesso, troppo…Non sapeva neanche perché, ma
di sicuro non voleva parlare ancora con lui.
Forse.
“Liam…Angel…non è colpa tua, ma di questo non credo
riuscirai mai a convincerti, qualunque parole vengano usate per dissuaderti……Allora
dovremo trovare un altro sistema…”
Angel si voltò lentamente, chiedendosi cosa diavolo stesse succedendo…la
voce era cambiata, diventando femminile e maschile allo stesso tempo…era
una voce che conosceva bene…
“Ti vediamo sorpreso…Ma placa la tua curiosità: in breve
sarà esaudita…tu ci hai già conosciuto e sai come procedere…”
Era senza parole: erano gli Oracoli che gli stavano parlando! Ma davanti a lui
aveva sempre suo padre che, con sguardo placido, lo stava fissando.
Ora più di prima, era confuso…Sapeva di star sognando, ma voleva
sapere che significato potesse avere tutto ciò…
Erano stati gli Oracoli, allora, a permettergli di riappacificarsi
con suo padre? E se sì, perché?
Decise di chiederglielo.
“Se tu sei veramente gli Oracoli, allora perché
tutta questa messa in scena? Perché placare il mio rimpianto per poi
rivelarvi a me?”
“Ebbene, è stato deciso di darti una possibilità: e non
ci riferiamo a questo incontro, peraltro molto…umano, così intriso
di sentimenti…Ma di una chance, in cui dovrai mostrarti degno: come ricompensa
ci sarà la tua umanità. Devi solo dirci se sei interessato…”
Angel restò in silenzio qualche istante prima di rispondere: era stato
travolto da questa rivelazione, ma non voleva darlo a vedere. Non gli piaceva
il loro modo di condurre le transazioni, non gli era mai piaciuto e, pensò,
non ci si sarebbe mai abituato…
Non gli ci volle poi molto a decidere.
“Ditemi solo cosa dovrei fare…”
La figura di suo padre si era illuminata di una strana luce argentata, che lo
faceva risplendere come uno specchio appena lucidato. Lo stava guardando –
non aveva mai spostato il suo sguardo da quello di Angel - e, anche ora, stava
aspettando, fissandolo.
“Quando ti sveglierai da questo sogno, sarai vivo…completamente
umano. Non avrai memoria… né di te stesso né di questo incontro:
così, dovrai trovare te stesso, solo in questo modo avrai guadagnato
l’umanità. Per sempre”
“Ma come farò a trovare…”
Un lampo.
“…me stesso?”
E il sole si alzò sull’isola di smeraldo, custode di segreti e
di meraviglie al di là di ogni immaginazione.
CAPITOLO IV
La sala in cui le aveva condotte era situata nel sottosuolo.
Buffy si meravigliò quando il signor Williams le guidò giù
per delle scale molto buie e molto ripide. Lo disse ai suoi accompagnatori –
a Lynn era andata con loro grazie ad una dispensa speciale – e lui convenne
che quell’edificio riservava molte sorprese a chi lo conosceva molto bene.
“E ci sono molte persone che corrispondono a questi requisiti?”
Era stato più forte di lei: la curiosità aveva avuto la meglio
e la domanda era venuta da sé. Ma, fortunatamente, non se la prese.
“No, in effetti, non ce ne sono poi molte: a parte me, se ne possono contare
altre quattro. Vedi, non ci piace che troppi conoscano tutto di tutto: la discrezione,
questa è la nostra arma migliore”
Avevano raggiunto un piccolo pianerottolo, illuminato da un lungo neon che conferiva
al luogo un’aria alquanto strana: ma Buffy non ebbe molto tempo per rimuginarci
sopra, perché venne guidata attraverso una porta di ferro, chiusa da
alcuni serrature molto complicate. Appena oltrepassata la soglia, si trovò
davanti allo spettacolo più stupefacente che avesse mai visto.
Non era assolutamente quello che si sarebbe aspettata.
La porta dava direttamente su di un lungo ponte di legno, dall’aspetto
molto insicuro.
Sbucava sulla costruzione che aveva attirato la sua attenzione: era come vedere
dall’esterno un antico palazzo…Archi di pietra si rincorrevano uno
dietro l’altro; sottili colonne di marmo ormai oscurato dal fumo delle
candele e dal tempo, dividevano gli archi e si perdevano a vista d’occhio,
sia che guardasse a destra, sia che guardasse a sinistra.
Il ponte era illuminato alle due estremità da fiaccole che davano abbastanza
luce perché si potesse intravedere che, al di là degli archi,
c’erano numerosi scaffali su cui era conservata la storia delle Cacciatrici.
Williams era rimasto di fianco alla porta aperta, permettendo così a
Buffy di avere la visuale completa di quello che l’aspettava se decideva
di attraversare il ponte. E le chiese cosa era disposta a fare.
“Qui davanti a te si trova tutto lo scibile esistente sulle Cacciatrici.
Se deciderai di oltrepassare il ponte, ti devo avvertire che sarai sola: la
tua posizione di concede l’onore di consultare tutto il materiale che
vuoi, per tutto il tempo che vorrai. C’è anche una dispensa in
cui troverai cibo e acqua necessari per tutto il tempo che deciderai di passarvi…Quando,
poi, vorrai andartene, basterà che attraversi il ponte ripercorri tutta
la strada al contrario. Non puoi sbagliare…E non preoccuparti delle serrature:
si chiudono da sole”
Lei stava guardando avanti a sé, ma appena restarono in silenzio, volse
uno sguardo verso Lynn, che le stava sorridendo fiduciosa, poi si volse verso
il signor Williams.
“Bene. Per ora, la ringrazio della sua cortesia, signor Williams. Intendo
approfittare della sua offerta, finché non troverò quello che
cerco”
“E io ti auguro di trovarlo”
Detto questo, le voltò le spalle, iniziando ad incamminarsi, mentre le
due ragazze restavano qualche secondo da sole.
“Buffy, sei davanti a quello che potrebbe darti la risposta…Ma ricorda:
talvolta, la risposta più ambita da noi stessi non la troveremo scritta
da nessuna parte…per quanti libri tu consulterai, potresti non trovare
quello che cerchi…”
Buffy guardò un attimo al di là del ponte, per poi guardare negli
occhi la sua nuova amica, che così tanto aveva fatto per lei.
“Lo so bene…so che corro il rischio di aver fatto tutto per niente…Ma
devo tentare, capisci? Devo, assolutamente…”
Lynn non disse nulla, ma la abbracciò forte – e Buffy poté
sentire una sincera preoccupazione e gliene fu profondamente grata – dopodiché
si incamminò anche lei su per le scale.
La seguì per qualche istante con lo sguardo poi, quando scomparve nel
buio da cui erano venuti, rivolse la sua attenzione al ponte e a quello che
c’era al di là. Trasse un profondo respiro e si chiuse la porta
alle spalle.
Il ponte fu facile d’attraversare.
Anche se non amava particolarmente le grandi altezze – dette una sbirciatina,
ma non riuscì a vederne il fondo – arrivò dall’altra
parte.
Trovò un lume ad olio e dei fiammiferi per accenderlo: in questo modo,
riuscì a farsi avanti tra gli scaffali.
Dette una prima rapida occhiata, per cercare di capire come erano disposti:
se erano catalogati per secolo, per nomi…e, con suo sommo piacere, notò
che erano catalogati per secolo. Gli scaffali erano in fila, uno dopo l’altro,
ma ad un certo punto si interrompevano per fare largo ad uno spazio abbastanza
vasto da poter ospitare un grande tavolo in legno massiccio, con una decina
di sedie imponenti, il cui rivestimento in stoffa era andato rovinandosi col
tempo, ed un mobile in metallo che, dopo successivo esame, Buffy ritenne essere
uno schedario…Il fatto importante era capire schedario di che cosa.
Vi appoggiò il lume sopra, in modo da avere le mani libere: ne aprì
un cassetto e una lunga serie di cartellette vi era ordinatamente riposta.
Buffy ne estrasse una a caso, e la sfogliò per cercare di capire cosa
fosse stato catalogato…La sua attenzione fu catturata da quel fascicolo,
perché trattava di vampiri, e mostri…Ora aveva capito!
Se sugli scaffali c’era tutto lo scibile sulle Cacciatrici, lì
era catalogato tutto quello che negli scaffali trattava di mostri e vampiri…visto
che i volumi erano in ordine temporale, trovare qualcosa su un determinato demone
sarebbe stata un’impresa, invece ora, poteva sperare di trovare qualcosa
in più.
Le ore passarono veloci e i giorni si susseguirono.
Buffy era sempre rinchiusa al di là del ponte, sfogliando volumi su volumi:
aveva deciso di guardare prima gli albori della ‘stirpe’ di cui
faceva parte, per conoscere veramente le loro origini…le sue origini.
Finora, non aveva trovato nessuna illuminazione…
Ingenuamente, aveva sperato di trovare qualche magica soluzione ai suoi problemi…I
suoi problemi…
Si fermò dal consultare l’ennesimo volume polveroso per riflettere
cosa l’aveva davvero spinta lì.
Pensò…ma la vera risposta non veniva fuori.
O, meglio, non voleva rispondersi perché avrebbe significato mettere
a nudo una verità che non era ancora disposta ad affrontare.
Sgomberò la mente da queste riflessioni, che non l’avrebbero portata
da nessuna parte – non lì, non in quel momento – e si perse
di nuovo tra le pagine minuziosamente scritte a mano da storici ormai divenuti
polvere.
Alla fine, aveva ceduto.
Si era addormentata.
Dopo una settimana che era là sotto, dormendo praticamente un paio d’ore
ogni quindici/diciotto ore – anche se in realtà non si rendeva
conto del reale scorrere del tempo – aveva lavorato così sodo che,
anche il suo fisico, aveva chiesto un break.
Se la stanchezza l’aveva fatta crollare, il sonno che ne venne non fu
così ristoratore come avrebbe avuto bisogno: fu agitato da orribili incubi
che non l’abbandonarono per un solo istante.
E tra gli incubi, venne anche un sogno – enigmatico - ma che l’aiutò
a fare un po’ di chiarezza nelle sue ricerche.
Buio.
Sulle prime, pensò che il lume si fosse spento.
Solo quando il buio si fece persistente, quasi tangibile, capì che doveva
trattarsi di qualcos’altro. Aveva solo timore di scoprire cosa fosse,
questo qualcos’altro.
Non che avesse da temere alcunché da chissà chi, in fondo lei
era la Cacciatrice e sapeva badare a sé stessa, ma l’idea di trovarsi
in territorio sconosciuto non le piaceva ugualmente.
Era immobile, come fluttuante nel vuoto: provò a fare alcuni passi, ma
non sentì nulla sotto i suoi piedi…Un momento di panico, che passò
però molto velocemente, la attraversò…
Finì proprio quando iniziò a vedere qualcosa, davanti a sé.
L’ambiente intorno a sé era rimasto buio, solo una figura era illuminata
e si stava lentamente avvicinando a lei: man mano che si faceva più vicina,
Buffy poté vedere che era lei!
Davanti aveva un’altra sé stessa…Tutto era uguale, capelli,
persino gli abiti: era come trovarsi davanti ad uno specchio, solo che l’altra
figura iniziò a parlare.
“Vedo che sei giunta fino a qui per cercare le risposte…Ma cosa
ti ha spinto a cercarle qui?”
Buffy restò un attimo esitante, non sapendo bene se risponderle…poi
decise che poteva essere un metodo per avere quello che voleva.
“Pensavo che il Consiglio, avendo tutto il materiale su tutte le Cacciatrici
finora esistite, potesse darmi le risposte…”
La figura continuò a camminare lentamente, facendo un giro intorno a
lei, osservandola minuziosamente: quando le arrivò di nuovo davanti,
si fermò e continuò a parlarle guardandola negli occhi.
“Oh certo…il Consiglio ha tanti libri, carta su carta che, però,
non ti potrà mai dare la risposta che il tuo cuore cerca…Quella
dovrai trovarla fuori di qui, da sola, come sempre. Tu sei sola ma se saprai
trovare la risposta, allora, non lo sarai più”
Buffy restò pensierosa per qualche secondo, prima di farle ancora una
domanda.
“Ma come faccio a trovarla se non so neanche cosa sto cercando…Io
speravo che i libri fossero la risposta…”
La figura rise, silenziosamente, poi le diede le spalle e si incamminò…iniziando
ad allontanarsi.
“Aspetta! Dimmi dove posso trovare la risposta…”
Quando era già a diversi passi da lei, si fermò e si voltò
per darle un ultimo, intenso sguardo.
“Nel tuo cuore…solo lì potrai trovare quello che cerchi…”
Detto questo, si voltò ancora e si allontanò, fino a che scomparve
nel buio intorno a Buffy.
Si svegliò, di scatto, non riuscendo a vedere niente
intorno a lei. Il lume era ancora spento ma riuscì ad accenderlo e la
luce tornò ad illuminare il posto: Buffy guardò il volume su cui
si era addormentata…Trattava delle Cacciatrici subito prima di lei, di
come avevano svolto la loro missione, combattendo orribili mostri e demoni,
ed uscendone sempre vittoriose…almeno fino alla fine.
Lei sapeva che erano state loro a cercare la fine: come nel suo caso, ogni Cacciatrice
aveva un dono – la Morte – e giungeva un momento in cui ambiva solo
a questo.
A morire.
Lei lo sapeva, aveva già sognato la Prima di tutte loro che glielo aveva
detto…se subito non aveva capito, in seguito aveva compreso cosa significasse
e cosa doveva fare.
Era morta.
Per salvare tutti.
Il mondo.
Ancora una volta.
Ma ora, doveva cercare nel suo cuore, territorio infausto per
lei, perché nascondeva verità che, da troppo tempo, cercava di
evitare.
Decise che doveva uscire da lì: i libri non le avrebbero portato nulla
di buono ma, soprattutto, non le avrebbero dato la risposta che cercava. Così
fece quello che il signor Williams le aveva detto: riattraversò il ponte
e fece tutto il percorso al contrario…lasciandosi dietro solo porte che,
richiuse, facevano scattare tutte le serrature che custodivano quel luogo.
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Era una giornata limpida: le nuvole erano scomparse durante la notte e ora il
sole poteva splendere incontrastato in cielo.
Rimase confuso dal trovarsi sdraiato al cimitero, sopra un’antica tomba
familiare…Non ricordava niente: aveva la mente confusa, come a voler stipare
troppe cose in un contenitore piccolo.
Ricordava, però, una voce, che gli diceva di trovare sé stesso:
e che lo chiamava per nome…Angel…
Si alzò, per sgranchirsi le ossa e godere della calda luce del sole:
ormai l’estate stava per arrivare, portando con sé tutti gli aromi
e i profumi tipici della stagione. Decise che era tempo di muoversi, anche perché
il prete non sarebbe stato contento di vedere che aveva forzato il cancello
per entrare…
Con passo deciso, si diresse verso il centro della città, pensando a
trovare un impiego…
Va bene trovare se stessi, ma doveva pur vivere.
Era passato un mese.
Angel aveva trovato lavoro presso un pub del centro, molto rinomato per la birra
e le session musicali. Gli lasciava il tempo necessario a chiarirsi le idee,
dovendo iniziare solo verso metà pomeriggio.
In breve tempo, era diventato famoso tra le ragazze della città: non
erano molti – anzi, non ce ne erano proprio – i ragazzi così
belli e single…e Angel aveva tutta l’intenzione di rimanerlo.
Non aveva mai mostrato particolare interesse alle avances di una o di un’altra
ragazza: aveva sempre rifiutato con tanta cortesia e amabile gentilezza che,
invece di farle desistere, aveva solo accresciuto il loro interesse nei suoi
confronti.
Non sapeva più come fare: non voleva offendere nessuna di loro, ma voleva
solamente starsene tranquillo, con il suo lavoro e il suo piccolo cottage fuori
città…Il suo passatempo preferito era quello di tornare a casa
e osservare il mare: sin dal primo giorno, aveva scoperto che quell’attività
gli dava una serenità che niente altro era in grado di dargli. Solo nel
costante fluttuare del mare sembrava trovare pace…
Pace…
Chissà perché quella parola continuava a tornargli
alla mente: quando cercava di sforzarsi e pensare a quanto era avvenuto prima
di quella mattina in cui si era svegliato nel cimitero, il risultato era sempre
lo stesso, e cioè un forte mal di testa e una notte piena di orribili
incubi, in cui scappava, rincorso da una creatura che Angel non riusciva mai
a vedere bene in volto.
Si svegliava sempre madido di sudore, con un’ansia crescente che si placava
solo alla vista del mare: quella libertà che solo chi naviga ha provato,
dava serenità al suo cuore in tumulto.
Una mattina in cui il sole era rimasto nascosto dietro le nuvole,
Angel stava camminando nei pressi dell’università quando, con sua
grande sorpresa, gli venne addosso un ragazza che portava una pila di libri
che finirono tutti a terra. Sentendosi in parte responsabile, l’aiutò
a raccoglierli.
“Ti ringrazio…e scusa se ti ho urtato: spero di non averti fatto
male…”
Era una ragazza che aveva già visto al pub: aveva attirato la sua attenzione
perché era rimasta ad osservarlo in silenzio per tutto il tempo che era
rimasta a bere la sua birra…non aveva mai provato a parlargli né
ad avvicinarlo.
Lo guardava e basta.
Decise di passare sopra alla cosa e di fare finta di niente.
“No, stai tranquilla…non mi hai fatto male. Ma devi portarli molto
lontano? Se vuoi, ti posso dare una mano…”
Lei era rimasta a guardarlo con la stessa curiosità che aveva notato
al pub: era carina, aveva lunghi capelli castani e due profondi occhi marroni,
che sembravano lo specchio di un animo schietto e deciso.
Non era molto alta, infatti, doveva guardarlo dal basso verso l’alto,
allungando il collo in una maniera che fece venire i brividi ad Angel…
Improvvisamente, vide un altro collo, dei capelli biondi e due occhi in cui
perdersi…
Fu una visione rapidissima, che scomparve così come era venuta.
Lei notò la confusione sul suo viso e gli chiese se tutto era a posto.
“Sì, ti ringrazio, è solo che…non so, per un attimo
mi è sembrato di vedere un’altra persona…”
“Che ne dici se, per farmi perdonare, ti offro un the? C’è
un pub proprio qui vicino e fa dei buonissimi sandwiches!”
Angel non vide ragione per rifiutare l’invito ed accettò molto
volentieri.
Si meravigliò di come poteva parlare di qualsiasi cosa con Adele: lei
era preparata su tantissimi argomenti e, cosa più importante per lui,
sapeva ascoltare senza porre domande.
Dal canto suo, la ragazza restò meravigliata di come Angel fosse preparato
sulla storia del suo paese: conosceva a menadito ogni fatto storico degli ultimi
due secoli e non finivano certo qui le sue conoscenze…anche sul resto
del mondo, la sua competenza era notevole e non mancò di farglielo notare.
“Ma tu sei sprecato, per servire in un pub! Dovresti iscriverti all’università,
assolutamente, al corso di storia tenuto dal professor Byrne: è un vero
appassionato della sua materia e il corso prevede anche una serie di cambi con
altre università del paese, in special modo il Trinity College di Dublino,
in cui sai sicuramente che c’è la principale biblioteca di tutta
l’Irlanda! Non mi alzo di qua se non mi prometti che vieni con me a prendere
informazioni…”
Angel sorseggiava il suo the pensoso: finora la sua vita gli era andata bene
così, col lavoro e il cottage, ma da qualche giorno sentiva che iniziava
ad andargli stretta, così decise di acconsentire e si lasciò guidare
da Adele.
In due giorni, la sua iscrizione era stata presentata e, previo esame a cui
aveva raggiunto notevoli risultati, era stata fatta un’eccezione ed era
stato ammesso a corso iniziato. Il professor Byrne era stato entusiasta delle
sue capacità di collegamento e della sua memoria: così, non era
stato difficile convincerlo.
Adele, dal canto suo, era felicissima di aver convinto Angel a studiare: soprattutto
perché avrebbe potuto vederlo molto di più.
L’università procedeva gonfie vele per Angel che
aveva ampliato il suo corso di studi aggiungendo anche una serie di corsi paralleli,
tenuti dal professore fuori dal contesto universitario, di occultismo e storia
dei demoni, seppur in contrasto con Byrne: lui era un uomo vecchio stampo e
credeva che quelle materie servissero solamente per sviare la mente da altre
più serie e consone all’ambito universitario.
Ma Angel era riuscito a fargli capire che voleva ampliare il più possibile
il suo raggio d’azione ed era riuscito a convincerlo che non avrebbe perso
di vista la storia.
Dopo un mese, riuscì a vincere una borsa di studio per Dublino, dove
aveva il suo studio il professor Bower che possedeva alcuni antichi testi di
demonologia che voleva assolutamente consultare: salutò Martin, il proprietario
del pub che rimpianse la sua partenza più di ogni altra cosa al mondo.
Anche se aveva iniziato a studiare, un paio di volte a settimana aveva continuato
ad andare a lavorare al pub e quelle erano in assoluto le sere in cui l’affluenza
era maggiore…e di conseguenza, anche gli incassi.
Alla stazione lo accompagnò Adele che, poco prima che il treno partisse,
gli raccomandò di non perdere di vista anche il suo principale obiettivo.
Quando le chiese a cosa si riferisse, lei gli fece un sorriso enigmatico e gli
rispose semplicemente.
“Tu sai”
Con questa domanda che continuava a ronzargli nella testa, affrontò il
viaggio di tre ore che lo separavano dalla capitale.
Si ambientò a fatica in quell’ambiente rigido e
conservatore: anche se riuscì ad arrivare ai testi che così tanto
gli premeva di consultare, la severità del luogo mal si confaceva al
suo temperamento libero e senza costrizioni.
Aveva trovato alloggio presso un caseggiato destinato agli studenti: la sua
stanza era piccola ma aveva avuto la fortuna di averne assegnata una singola…poteva
così, fare tardi quando e come voleva, senza nessun coinquilino che trovasse
da ridire.
Era riuscito ad avere l’autorizzazione dal professor Bower di portare
a casa un volume molto antico, su alcuni demoni del secolo scorso: ‘Demoni
dell’ottocento’ di Gabriel Drew.
Si preparò un rapido spuntino, che consumò in piedi, fissando
il libro che aveva posato sul suo scrittoio: da quando l’aveva preso in
mano, una strana sensazione lo aveva pervaso, senza mai lasciarlo…
Cercò di non pensarci, concentrandosi sul panino che stava addentando:
solo dopo averlo finito, andò a sedersi e , finalmente, poté aprire
e leggere il tanto sospirato volume.
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Quando era riapparsa nella grande sala, trovò tutto deserto:
evidentemente, doveva essere un orario in cui erano in corso altre attività.
Vagò, nel silenzio scosso solamente dal rumore dei suoi passi: il legno
sotto i suoi piedi era lucido come uno specchio e vi erano intarsiati complicati
disegni geometrici.
Spinta dalla curiosità, salì al primo piano per dare una scorsa
ai volumi che vi erano contenuti: dopo una breve occhiata, notò che erano
volumi di magia, provenienti da tutto il mondo e scritti in tutte le lingue.
Visto che la magia non era il suo campo, salì al secondo piano per vedere
se c’era qualche testo che potesse attirare la sua attenzione.
Ed ebbe più fortuna: infatti, c’erano trattati su demoni…pensò
probabilmente su tutti quelli esistenti. Cercò la sezione riguardante
gli Stati Uniti e le apparvero davanti file e file di volumi dall’aria
molto noiosa…Ne prese uno a caso e lo aprì: c’erano le storie
dettagliate di alcuni demoni, ora fortunatamente estinti.
Lo ripose e cercò altro materiale sui vampiri.
Fu folgorata da un’idea.
Andò alla sezione dell’Irlanda e cercò, visto che erano
in ordine alfabetico, ‘Cronache di vampiri nell’ottocento’.
Sfogliò avidamente le pagine fino a trovare quello che cercava: Angelus.
Era scritto di come le prime apparizioni del temibile vampiro erano state temute
dalle popolazioni locali: dove passava lui, restava solo una lunga scia di morte
e di sangue. Seguivano, le descrizioni di altre scorribande in cui la parola
d’ordine era la violenza e la perversione.
Buffy si pentì da aver dato ascolto alla sua curiosità: non sapeva
neanche lei perché avesse cercato del materiale su di lui…semplicemente,
era stato più forte di lei.
Richiuse il libro e lo ripose al suo posto.
Decise che ne aveva avuto abbastanza di libri: scese i due piani e stava decidendo
da che parte andare quando da una porta nascosta nella parete uscì Lynn.
La ragazza guardò un momento Buffy come se fosse stata l’ultima
persona che si aspettasse di incontrare lì, ma dopo il primo attimo di
smarrimento, le andò incontro con il suo solito sorriso aperto e sincero.
“Buffy…finalmente sei uscita! Iniziavo a preoccuparmi, anche se
il signor Williams mi diceva di stare tranquilla…”
Lei ricambiò il sorriso e la gentilezza.
“Sto benissimo, grazie…ma toglimi una curiosità. Quanto tempo
ho passato là sotto?”
“Una settimana intera…anzi, sarebbero stati otto giorni fra poche
ore: ma dimmi, hai avuto fortuna?”
Lynn la guardava con uno sguardo speranzoso che, però, Buffy non si sentì
di ricambiare. Non voleva mentirle.
“No…non ho trovato nulla se non quello che già sapevo: le
cronache sono molto interessanti, ma devo dire la verità, mi ci sono
anche…addormentata! Forse il signor Giles le avrebbe trovate più
interessanti!”
“Già…il tuo Osservatore…Mi dispiace, sinceramente:
adesso cosa hai intenzione di fare?”
Non rispose subito: in effetti, se lo era chiesto diverse volte anche lei, e
non aveva trovato una risposta soddisfacente…Aveva deciso che prima sarebbe
risalita alla civiltà, poi avrebbe deciso. E lo disse a Lynn, che si
mostrò molto entusiasta.
“Bene, allora dobbiamo passare un po’ di tempo insieme: ti farò
visitare la città e potremo fare un po’ di sano shopping!”
“Mi sembra un’ottima idea, ma non ti vorrei disturbare più
di quanto non abbia già fatto…”
“Assolutamente. Non voglio sentire ragioni….e poi, potresti trovare
qualcosa che ti interessa e prolungare, così, la tua permanenza…Magari,
trovando anche quello che cerchi, chi lo sa?”
“Già…chi lo sa?”
Buffy era diventata pensierosa e aveva seguito meccanicamente Lynn in un’altra
stanza, dove chiaramente c’era del cibo: un piacevole profumo aveva riempito
la stanza e Buffy si accorse di essere piuttosto affamata.
“E ci credo bene! Sono le sei di mattina…Sei fortunata: fra poco
verrà servita la colazione. Dopodiché potremo occupare la giornata
riordinando le idee, che te ne pare?”
“Vada per la colazione e il riordino, allora”
Il ritorno alla normalità fu abbastanza facile: ebbe solo dei problemi
a riaddattarsi agli orari ‘normali’, ma dopo una settimana tutto
era tornato alla normalità.
Buffy stava ancora da Lynn, che, dopo una settimana passata insieme, stava continuando
i suoi studi presso il Consiglio, la lasciava sola per la maggior parte della
giornata: durante tutto questo tempo, aveva visitato tutti i musei e le gallerie
d’arte della città, fatto shopping e visitato il Consiglio molte
altre volte.
Proprio durante un pomeriggio che si trovavano entrambe alla Sede, Buffy raggiunse
Lynn e le disse che doveva parlarle.
Era piuttosto nervosa perché, se da una parte voleva andarsene per provare
a cercare la risposta alla sua domanda, dall’altra le dispiaceva andarsene
perché in Lynn aveva trovato un’amica sincera.
“Me ne vado…Lynn, è giunto il momento che io mi muova: se
resto qui, resterò sempre allo stesso tempo…Ancora non ho idee
di dove andrò, ma sono sicura che troverò qualcosa, da qualche
parte…”
Aveva avuto un tono molto scoraggiato: non sapeva da dove cominciare e, onestamente,
non sapeva neanche dove andare per trovare un’ispirazione.
Lynn la guardò, chiaramente dispiaciuta, ma più serena di quello
che Buffy si aspettasse.
“Me lo aspettavo, sai? Sono diversi giorni ormai che ti vedo inquieta,
così mi sono presa la libertà di prendere delle informazioni su
un corso universitario molto interessante…”
Aveva, nel frattempo, guidato Buffy nella sala in cui lunghi tavoli apparecchiati
stavano iniziando ad essere riempiti da studenti e professori: vicini alla parete
di fondo, ce ne erano quattro ordinatamente in fila, su cui c’era il buffet
più ricco ed assortito che Buffy avesse mai visto.
“Lynn, che cosa stai tramando?”
Aveva uno sguardo malizioso mentre cercava di indagare negli occhi dell’amica.
“Ti sembro tipo da tramare? No, no di certo…Dico solo che, forse,
ci potrebbe qualcosa che ti potrebbe interessare: vedi, a Dublino c’è
un corso di storia che prevede una serie di aggiornamenti e corsi paralleli
in studio di occultismo e demoni. Inoltre, esiste una palestra tra le più
rinomate che, occasionalmente, mette a disposizione esclusivamente per il Consiglio
una sala speciale, in cui fare allenamenti…particolari”
Buffy la aveva ascoltata attentamente, meditando sulla cosa man mano che Lynn
parlava.
L’idea di frequentare un corso universitario di storia non l’entusiasmava
molto, così come quei corsi, ma la prospettiva di poter frequentare quella
palestra era una cosa molto più allettante.
“E per l’iscrizione? I corsi sono già iniziati, dubito che
mi faranno…”
“Nessun problema…vedi, mi sono presa la libertà di informarmi
e se ti presenterai con una lettera del Consiglio, non ci saranno obiezioni
al tuo ritardo”
“Certo…perché tu non avevi nessun dubbio riguardo alla mia
decisione, vero?”
La stava fissando con uno sguardo falsamente indignato: in realtà, non
le dispiaceva l’idea di andare in Irlanda…da molto tempo aveva questo
desiderio, ma troppo timore di realizzarlo.
E visto che Lynn si limitava a guardarla, con un mezzo sorriso, finì
di parlare.
“…E avevi ragione! Ma sentirò molto la tua mancanza, di questo
ne sono sicura!”
“Anch’io…ma saperti occupata con attività che, forse,
potrebbero aiutarti, mi aiuterà molto”
Non dissero più niente, semplicemente si diressero verso il buffet per
fare un’abbondante colazione.
Il volo fu rapido e abbastanza movimentato: il maltempo fece
sobbalzare più del normale l’aeroplano e quando iniziarono l’atterraggio
una fitta pioggia rendeva impossibile vedere alcunché dal finestrino…In
qualche modo, comunque, toccarono terra e Buffy poté finalmente tirare
un sospiro di sollievo.
Inconsciamente, aveva iniziato a temere il fatto di non riuscire a vedere l’Irlanda…
Fortunatamente, Lynn aveva accluso al suo bagaglio un ombrello, così
non dovette inzupparsi fino alle ossa: si era anche premurata di trovarle un
alloggio presso una casa dello studente poco distante dall’università.
Così, appena scese dall’aereo. Salì sulla navetta che portava
in città e, mezz’ora dopo, stava vagando per Dublino: anche se
era pomeriggio appena iniziato, la luce era molto scarsa. Mentre camminava per
le strade della città, la pioggia andò gradualmente diminuendo
fino a che un pallido sole fece capolino da dietro le scure nuvole. Così
raggiunse il caseggiato, si identificò all’entrata, dove avevano
già tutto il suo incartamento mandato loro dal Consiglio, e prese possesso
della sua stanza, dove posò solamente il borsone: uscì, infatti,
di nuovo per andare a conoscere il professor Bower con il quale Lynn le aveva
fissato un appuntamento per le quattro in punto.
Era in perfetto orario, quindi si godette la passeggiata che dovette fare per
raggiungere l’ateneo, ammirando i bei palazzi che fiancheggiavano le strade.
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I libri del professore lo avevano profondamente colpito: non
parlavano solamente di demoni, ma anche di vampiri…Man mano che le pagine
passavano davanti ai suoi occhi, un nome sempre più ricorrente tornava
a tormentarlo…Angelus…Era divenuto ormai il suo chiodo fisso: doveva
sapere il più possibile su di lui, ma purtroppo le parole scritte su
di lui non erano così abbondanti Aveva anche chiesto al professore, ma
anche lui non aveva saputo aggiungere molto a quello che già sapeva.
Così, le sue giornate continuavano a passare uguali, tra libri e corsi
di storia e la sera, tra i volumi dei corsi paralleli del professor Bower.
Una mattina si era appena seduto nell’aula di filosofia quando Dean, un
ragazzo con cui aveva fatto amicizia da quando era arrivato, gli si sedette
accanto e confabulò con lui con aria cospiratrice.
“Ehi, amico…hai visto? C’è una nuova al corso del professor
Bower…E’ americana ed è una meraviglia: bionda da far girare
la testa anche a te…sempre che tu ne sia capace, cosa di cui inizio fortemente
a dubitare! Non hai mai adocchiato nessuna dacché sei qui…”
Angel sospirò e con un sorriso di rassegnazione si rivolse al ragazzo
dai capelli rossi le cui lentiggini gli conferivano un’aria eternamente
sbarazzina.
“Dean, forse ne dubiti perché non capisci che a me sta bene così,
non mi interessa. Sono contento per te che sia bella e che sia appena arrivata,
così non avrà sicuramente avuto tempo per conoscere la tua fama!”
“Ehi…non ti scaldare, io facevo per parlare…e poi lo sai che
io dico così solo perché penso al tuo bene…Comunque, ha
solo quel corso in comune con i nostri, purtroppo…ci saranno ben poche
occasioni di vederla…”
“Mi spiace per te, ma sono sicuro che avrai miglior sorte con un’altra
ragazza…del resto, non ti mancano mai, vero?”
Dean sorrise con l’aria di chi la sa lunga e si preparò per la
lezione, che si svolse senza ulteriori problemi.
Dopo, andarono in biblioteca, dove dovevano finire di preparare una tesina per
il corso di letteratura inglese: Angel si era dedicato alla poesia di Emily
Bronte.
L’aveva toccato la sensibilità di questa donna che, con così
poche parole, aveva saputo toccare i più profondi recessi dell’animo
umano: leggere le sue poesie era diventato, per le sue giornate, un appuntamento
fisso.
Di solito, la notte, quando aveva problemi a dormire – il che capitava
praticamente tutte le notti – o i pomeriggi quando aveva un break tra
una lezione ed un’altra, era solito leggere i suoi versi: vi trovava una
serenità che ristorava il suo cuore…
In quel periodo una strana agitazione mista ad ansia lo aveva pervaso, dandogli
un senso d’inquietudine che lo accompagnava per tutta la giornata: non
lo abbandonava mai, lasciandogli i nervi a fior di pelle…Dean più
volte lo aveva preso in giro per questa sua ‘elettricità’…gli
aveva anche offerto il suo aiuto, ma Angel aveva sempre rifiutato.
Non sapeva spiegarlo a se stesso, figuriamoci ad un altro.
No.
Doveva risolvere da solo la questione.
Di notte, quando il sonno vinceva la stanchezza, continuava
a tornargli alla mente il viso di Adele che gli diceva ‘Tu sai’…in
cuor suo, sentiva che c’entrava qualcosa, e si sforzava di collegare le
cose, ma appena iniziava a pensarci, doveva iniziare a scappare perché
la solita creatura di cui non vedeva il volto lo inseguiva…Risultato,
si svegliava, ancora nel cuore della notte, madido di sudore e ansimante, non
riuscendo a chiudere occhio per il resto della notte.
Era allora che la sua anima si placava con la lettura di Emily Bronte: dei versi,
in particolare, gli davano conforto…
E solo come me, del tutto solo,
vede il giorno e il suo lungo splendore;
e come me effonde il suo lamento
in sconfinato dolore.
…
Ma lasciami pensare che se oggi
languisce in questa fredda prigionia,
domani entrambi voleremo via,
completamente liberi, in eterno.
Solo dopo aver letto questi versi trovava uno spiraglio di pace
a cui si aggrappava con tutto se stesso.
Per il momento, doveva accontentarsi.
Ma poche sere dopo, accadde un fatto che avrebbe cambiato il suo punto di vista
sulle cose.
CAPITOLO V
Il professor Bower si era dimostrato una persona aperta, non il solito topo
di biblioteca che Buffy si aspettava: lui ne era rimasto divertito, e compiaciuto.
Le aveva fatto una certa impressione, quella ragazza minuta, che sprigionava
una tale energia….Naturalmente, il fatto che fosse raccomandata dal Consiglio
faceva di lei una persona speciale ai suoi occhi, pur non conoscendo la sua
speciale ‘natura’…anche se, le aveva promesso, non avrebbe
fatto preferenze.
E a lei stava bene così: non voleva essere trattata con riguardo, ma
come tutti gli altri.
Rapidamente, si era ambientata: il corso era molto duro e non le lasciava molto
tempo a disposizione, ma aveva fatto amicizia con alcune persone che incontrava
in aula e, spesso, al dormitorio.
Si trovava bene specialmente con una ragazza – Susan – che era con
lei non solo nel corso del professor Bower, ma anche in quelli di lingue antiche
e di storia medievale.
Pranzavano insieme, studiavano insieme e, le rare volte che Buffy si concedeva
un’uscita, uscivano insieme: andavano in un pub poco lontano dai dormitori,
in cui le aveva insegnato a giocare a freccette. Alcuni sabati in cui si trovavano
lì anche a ore più tarde a quelle a cui erano soliti restare,
si divertivano ad incitare con applausi scroscianti i musicisti che si riunivano
per una session musicale.
La vita scorreva tranquilla, fino ad una notte in cui, mentre molti ragazzi
erano ancora in università per alcune conferenze tenute da professori
venuti da università inglesi, il silenzio dei corridoi fu rotto da un
urlo lacerante.
Subito, gran parte dei ragazzi si riversò fuori dalle aule per vedere
cosa fosse successo: una gran folla si accalcò cercando di vedere, anche
se inutilmente…Buffy era in aula per una conferenza sull’architettura
inglese quando, si ritrovò anche lei tra la folla, spinta suo malgrado
verso il fulcro dell’attenzione: arrivò abbastanza vicina da poter
ascoltare il resoconto della ragazza, visibilmente spaventata e sotto choc,
che aveva urlato. A quanto pareva, c’era stato un omicidio…e la
vittima era…l’assistente del professor Bower!
Buffy rimase paralizzata quando sentì che era stato trovato orribilmente
sfigurato…Iniziavano a girare voci in cui si diceva che doveva essere
opera di un assassino senza pietà alcuna.
Cercò di ascoltare altro dai poliziotti che nel frattempo erano arrivati
e stavano isolando la zona, quando un brivido la percorse, dandole una sensazione
che non provava da così tanto tempo ormai…
No, non era possibile…
Di scatto, si girò, cercandolo freneticamente con gli occhi, ma tutto quello che riuscì a vedere fu il ragazzo che era subito dietro di lei: la folla in corridoio era così accalcata che non riuscì a fare altri movimenti…Restò lì con quella sensazione che andava spegnendosi…
Ma che le aveva fatto di nuovo battere il cuore.
Come da tempo non faceva.
Da anni.
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Quando era iniziato il trambusto, Angel era in una delle aule per una conferenza
sulla poesia femminile inglese nel secolo scorso: i ragazzi avevano iniziato
a riversarsi nel corridoio e, alla fine, spinto da Dean, anche Angel era uscito
a dare un’occhiata.
Non riuscirono a fare che pochi passi, quando Dean, rivolgendosi all’amico,
restò senza parole e fu seriamente preoccupato per lui…
Era pallido come uno straccio e gli occhi erano sbarrati…Lo sfiorò
e un leggero tremore scuoteva il suo corpo.
Lei era lì…vicino a lui…
La pelle morbida come il velluto…
Le guance rosa come un fiore appena sbocciato…
Si riebbe proprio quando Dean lo stava chiamando…ma non
lo sentì, almeno non subito…
Ma cos’era stata quella sensazione così travolgente che l’aveva
appena abbandonato?
E di chi erano i ricordi che gli erano venuti alla mente?
Una ragazza, ma chi?
Nella sua vita non c’era nessuno, non aveva mai permesso a nessuno di
avvicinarglisi, nemmeno lui sapeva perché.
“Ehi…amico…tutto bene? Che succede?”
Poteva sentire, ora, dal tono della sua voce, che era veramente preoccupato
per lui. Gliene fu grato e cercò di rispondergli, non appena ebbe recuperato
la voce.
“Tutto bene…io…io ho avuto un capogiro…”
“Sembrava a che avessi visto un fantasma! Sei sicuro che vada tutto bene?”
Angel lo guardò e gli fece un debole sorriso.
“Certo. Sicuro. E’ tutto…passato”
Diede un ultimo sguardo al corridoio, ormai mezzo vuoto, prima di uscire: visto
l’incidente, tutte le conferenze erano state sospese e rinviate a un successivo
appuntamento.
La sera, quando rientrò nella sua stanza, non riuscì
a dormire: con la mente, continuava a tornare a quel momento nel corridoio quando
tutto il suo essere aveva vibrato per la presenza di un’altra persona…Rimase
sconcertato e tuttavia, meravigliato davanti alla potenza di un sentimento così
forte: era una cosa nuova per lui, non aveva mai sperimentato prima una cosa
del genere…o forse sì?
Quando l’aveva percepita, si ricordò che il suo primo pensiero
fu che non la sentiva da così tanto….e che la nostalgia era un
coltello che affondava lentamente nel suo cuore e nella sua anima.
Si lambiccò il cervello pensando a come poteva provare nostalgia per
una sensazione – per una persona – che non aveva mai provato prima,
che non aveva mai incontrato prima.
Decise che rinchiuso tra quelle quattro mura non ne avrebbe cavato niente di
buono, se non un terribile mal di testa, per cui uscì a fare una passeggiata,
sperando che l’aria fresca della notte l’avrebbe aiutato a schiarirsi
le idee.
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Buffy, dopo l’incidente della sera, era molto agitata: mentre camminava
nella sua stanza – avanti e indietro – non era all’incidente,
però, che stava pensando…ma a lui.
Angel.
Non poteva essersi sbagliata…quella sensazione era la
stessa che provava quando lui era vicino a lei, nascosto tra le ombre, aiutandola
senza volersi far vedere…
Ma lei poteva sentirlo – dentro – anche se era celato ai suoi occhi,
non poteva celarsi al suo cuore.
Ma la confusione che gliene era derivata, non l’aveva abbandonata e, ancora
adesso, affollava la sua mente.
Come poteva averlo percepito se lui era a migliaia di chilometri
di distanza?
Aveva la sua vita da vivere, che andava a gonfie vele anche senza di lei…
No.
Non poteva andare avanti così, o ne sarebbe uscita pazza
prima dell’alba. Decise di andare a dare un’occhiata al cadavere,
per vedere se poteva riconoscere l’opera di qualche demone.
Fu così che, in cinque minuti, fu in strada, cercando tra le stelle la
risposta che il suo cuore ambiva più di ogni altra.
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L’aria limpida aveva contribuito un poco a fare chiarezza nei suoi pensieri:
non era riuscito a ricordarsi niente, come sempre, ma aveva deciso che era inutile
sforzarsi così quando non riusciva ad avere le risposte che cercava.
Così, aveva fatto un rapido giro della città, passando davanti
alla cattedrale: ne ammirò le eleganti forme, ripromettendo a se stesso
di andare a visitarla. Stava ancora camminando nei suoi pressi quando la sua
attenzione fu attirata da alcuni rumori che provenivano da un palazzo nelle
vicinanze: fece capolino al di là dell’angolo per vedere cosa stava
succedendo, quando fu travolto di nuovo dalla stessa sensazione che aveva provato
solo poche ore prima. Solo che questa volta fu molto più intensa…tanto
intensa che le ginocchia non lo ressero più e cadde a terra, ansimante.
I suoi occhi non videro più l’ambiente intorno a lui, ma una figura
di spalle, dai lunghi capelli biondi e un’andatura pari a quella di un
angelo…Nel cuore, sentiva di averla ferita, di aver fatto qualcosa per
cui l’aveva fatta soffrire. E questo lo faceva star male più di
quanto avesse mai desiderato.
Passò, così come era venuta lasciandogli, però, addosso
una sensazione di spossatezza che non gli permise di rialzarsi subito: restò
immobile, a fissare il vuoto davanti a lui, con ancora negli occhi la ragazza
che si allontanava da lui.
Quando ci ripensava, una fitta di dolore gli attraversava il petto, facendolo
piegare in due: era un dolore insopportabile, che gli fece venire le lacrime
agli occhi.
Si rimise in piedi e, barcollante, decise che doveva parlarne con qualcuno.
Non sapendo a chi altri rivolgersi, si diresse di nuovo verso il dormitorio,
ma invece che andare diretto in camera sua, andò a bussare alla porta
di Dean che, appena lo vide di fronte a lui, si fece improvvisamente serio.
“Amico…Ma sai che ore sono?…”
La voce gli morì in gola quando vide l’espressione sul volto di
Angel.
“Dio, sei proprio ridotto male…entra, vieni…”
Senza dire una parola, accettò il suo invito, anche se restò immobile,
al centro della stanza.
Dean richiuse la porta e andò vicino al suo amico, che chiaramente, aveva
bisogno di aiuto: sperò soltanto di potergliene dare a sufficienza.
“Ma tu stai tremando…siediti che ti preparo una tazza di the…”
Mise sul suo fornellino elettrico il bollitore e, in pochi minuti, entrambi
stavano fissando la loro tazza di caldo the fumante.
Erano seduti sul letto di Dean, tra libri e riviste di sport.
Visto che Angel persisteva nel suo mutismo, Dean pensò di provare a scuoterlo.
“Allora, mi vuoi dire che cosa ti è successo?”
Bevve ancora un sorso d the prima di rivolgere il suo sguardo verso di lui.
“Ero in giro, sai, non riuscivo a dormire e allora ho pensato che un po’
di aria fresca mi avrebbe aiutato a chiarirmi le idee…Invece…”
Posò la tazza e si alzò, tirando un sospiro e cercando le parole
per spiegarglielo…
“Vedi…ti ricordi stasera, in università, quando ti ho detto
che avevo avuto un capogiro? Ecco, in realtà…”
Si voltò verso di lui, lo guardò negli occhi e le parole vennero…anche
se con un po’ di difficoltà.
“In realtà, ho sentito qualcosa…qualcuno…Qualcuno che
era molto importante per me: l’ho sentita dentro, ho potuto percepire
la sua presenza nello stesso corridoio…E anche stasera, proprio quando
ero davanti alla cattedrale, mi è successo di nuovo, solo che è
stato molto più…intenso”
Dean l’aveva ascoltato sorseggiando il suo the e non lasciando trasparire
quello che pensava: il primo timore di Angel era che lo prendesse per visionario…Ma
dall’espressione seria che aveva ora assunto, escluse questa possibilità.
“Dean, devi credermi quando ti dico che è stata l’esperienza
più sconvolgente della mia vita e anche la più…inebriante
e seducente. Insomma, era come se potessi sentire il suo respiro sulla mia pelle,
le sue mani che prendevano il mio viso…Oddio, non so più che pensare
e che cosa fare…”
Si risedette di fianco all’amico e si prese la testa fra le mani.
“Prima di tutto, smetti di pensarci: crogiolarti sforzandoti di ricordare
cosa – o meglio, chi – ti suscitava tali emozioni è inutile,
dato che i ricordi sembrano non volerti tornare”
“E’ facile per te, dirlo: ma sarebbe come smettere di respirare…Come
posso farlo? No, devo riuscire a scoprire CHI mi suscita questa emozione così
forte. Senz’altro, si trova in università, dato che era ad una
delle conferenze...”
“Amico…non per deludere le tue aspettative, ma le conferenze erano
aperte anche al pubblico, quindi potrebbe trattarsi di una presenza fortuita
nel campus…”
“Sì, è vero, però l’ho risentita stasera per
strada, poco lontano dai dormitori, quindi è presumibile pensare che
sia ancora in città…almeno questo mi dà la possibilità
di sperare…sperare che torni lì, per quando rifaranno le conferenze”
Dean si era alzato anche lui, prendendo le tazze e posandole sul minuscolo lavandino
che aveva in un angolo. Andò vicino ad Angel e lo abbracciò, cingendogli
le spalle con un braccio.
“Bene, allora non ti resta che aspettare fino alla prossima settimana
e potrai andare in cerca di lei!”
“Già…finalmente”
Si salutarono, non prima che Angel lo ebbe ringraziato per averlo accolto a
quell’ora della notte.
“Ehi…vedi di ricordartelo quando verrò da te a chiederti
un favore!”
Con l’idea che sarebbe successo anche fin troppo presto, Angel si diresse
verso la sua stanza, dove riuscì a dormire per un paio d’ore prima
che dovesse di nuovo alzarsi per andare alla prima lezione della giornata.
Non fece sogni, ma una strana sensazione di disagio lo accompagnò fino
al risveglio.
*********************************************************
Aveva trovato la risposta al suo dubbio in una fredda sala dell’obitorio.
Quel cadavere non era certo stato reso tale da un essere umano: le ferite erano
troppo profonde e tali da rendere plausibile l’idea di un demone dagli
artigli molto affilati. Inoltre, era stato asportato il cuore…Aveva fatto
non poca fatica ad esaminarlo, ma era sola e non poteva contare sull’aiuto
di nessuno, lì.
Mentre tornava indietro, il suo stomaco stava esprimendo tutto il ribrezzo che
aveva provato nel compiere quella ‘missione’…Era nei pressi
della cattedrale – poteva vederne le alte torri spuntare da dietro alcuni
palazzi – quando era stata attaccata da una figura che, subito, non riuscì
ad identificare. La forza con cui l’aveva spinta a terra le dette solo
il tempo di reagire all’ultimo momento, parando un colpo diretto al suo
cuore!
Lo scalciò lontano da lei, rialzandosi e guardandosi in giro per vedere
se c’era qualcosa che poteva usare come arma…purtroppo per lei,
nulla corrispondeva alle sue necessità, così dovette combattere
a mani nude.
Ora che poteva osservarlo meglio alla luce dei lampioni, poté notare
che era un demone che non aveva mai visto prima: l’aspetto non prometteva
niente di buono…Era alto almeno cinquanta centimetri più di lei,
e di corporatura molto massiccia: il volto era quanto di più brutto avesse
mai visto…gli occhi erano piccoli e laterali, neri e sempre in movimento;
il naso aquilino conferiva al volto una durezza che , già di per sé,
incuteva timore; la testa era priva di capelli, ma al loro posto, vi erano una
serie di punte molto acuminate, usate come arma estrema. Era abbigliato con
una semplice veste verde scuro che stonava con il suo aspetto, e il suo fare,
minaccioso. Era possente e aveva una muscolatura in grado di respingere gli
attacchi, anche i più violenti, di Buffy…che lo sperimentò
su se stessa.
Si ritrovò stesa nuovamente a terra, dopo aver tentato di atterrarlo.
“Sai, te l’ha mai detto nessuno che se continui a respingere così
le ragazze rimarrai single per tutta la vita?”
Il demone non solo non aveva fatto una piega, ma aveva emesso una specie di
ruggito verso di lei, e ora stava avanzando nella sua direzione.
Si rialzò velocemente, preparandosi ad un altro attacco, e invece il
demone si fermò, guardandosi intorno con aria diffidente, poi poco prima
di darle le spalle e scomparire nella notte, le parlò.
La sua voce sembrava venire direttamente dall’oltretomba e le fece accapponare
la pelle.
“Tu…stai lontana dalla mia preda…o ucciderò anche te!”
L’eco delle sue parole erano ancora nella mente di Buffy
mentre stava rientrando…Così, era venuto a cercarla perché
gli era d’impiccio…Sì, ma impiccio per che cosa?
Aveva parlato di una preda, ma lei non aveva idea a cosa si riferisse…
Si massaggiò il gomito sinistro che era rimasto ammaccato dalle cadute
a terra: aveva altri dolori, sparsi un po’ ovunque, ma tutto tacque e
tutto passò in secondo piano quando lo sentì di nuovo…
Più forte e più intenso della sera precedente…
Così intenso che la travolse: la testa le girava e nei
suoi occhi c’era solo lui…come se nemmeno un giorno fosse passato
da quando se ne era andato…
Si ritrovò gli occhi pieni di lacrime senza neanche accorgersene.
Era incapace di muovere un altro solo passo senza cadere a terra, priva di forze:
si asciugò come meglio poté gli occhi, poi decise che doveva vederci
chiaro in questa faccenda.
Che sembrava impossibile.
Spinta da un nuovo vigore, corse nella direzione che il suo
cuore – che tutto il suo essere – le diceva essere il punto d’origine
di tale…sensazione. Ma quando svoltò l’angolo che dava sulla
piazza della cattedrale, tutto quello che riuscì a vedere furono due
gatti che passeggiavano tranquillamente e niente altro.
Non anima viva.
Come se avesse davvero sperato di trovarlo lì…
Ma chi voleva prendere in giro?
Solo se stessa.
Fece ritorno ai dormitori, osservando le stelle brillare nel cielo, tra le nubi
che preannunciavano una giornata di pioggia.
Non era stata delusa.
La pioggia cadeva incessantemente fin dall’alba, che aveva visto Buffy
sveglia già da molto: incapace di dormire, aveva telefonato a Lynn, raccontandole
tutto…il demone, la sensazione di avere Angel intorno, vicino…così
vicino che le sembrava di poter allungare una mano e toccarlo…
Lei aveva saputo confortarla, almeno ci aveva provato e un poco di effetto l’aveva
ottenuto: se dal principio Buffy era spaventata e quasi disperata, ora le pareva
che fosse un po’ più propensa ad essere fiduciosa…e positiva.
Fu felice di esserle stata d’aiuto e si offrì di parlarne con il
signor Williams, che avrebbe saputo dirle che specie di demone era: i suoi studi
a riguardo non le avevano ancora permesso di riconoscerlo e anche Lynn non le
era stata d’aiuto…d’altra parte, le mancava ancora il corso
di perfezionamento sullo studio dei demoni.
Si salutarono con la promessa di sentirsi il giorno dopo, in modo da aggiornarsi:
riuscì a far promettere a Buffy che, fino ad allora, non sarebbe uscita
e sarebbe stata al sicuro.
Era uscita molto presto per andare in università e, sulla strada, aveva
incontrato Susan, con la quale aveva lezione le prime tre ore. Il suo umore
non trasse giovamento dal tempo, ancora piovoso, e continuò a pensare
alla telefonata quando la voce di Susan la fece tornare coi piedi per terra.
“Ehi, ma hai sentito quello che ho detto?”
Era Susan che, mentre entravano nell’edificio, le aveva chiaramente rivolto
la parola…Fu con molto imbarazzo che Buffy le parlò.
“Ehm…scusami, Susan…è che…beh, non ho dormito
molto bene stanotte…”
“Sei sicura che sia solo questo il motivo? E’ da quando sei arrivata
che hai un’espressione…come dire, assente. Tu sei qui, ma la tua
mente, i tuoi pensieri sono a mille miglia di distanza. Ne possiamo parlare,
se vuoi…”
Sospirò, come se fosse una cosa che voleva fare ma, qualche cosa, la
tratteneva sempre.
“No, davvero…non è il caso che ti preoccupi per me. E’
solo stanchezza. Ma grazie dell’offerta, te ne sono grata”
Evidentemente poco convinta delle sue rassicurazioni, ma convinta anche che
– se avesse avuto davvero bisogno – sapeva che poteva contare su
di lei, cambiò velocemente argomento.
“Va bene…Senti, hai visto che nel corso che era del professor Bower
c’è il ragazzo più affascinante di tutta la scuola? E’
da far perdere la testa…un vero schianto!”
Tipico di Susan: la sua principale occupazione, dopo lo studio naturalmente,
era fare la radiografia a tutti i ragazzi che circolavano…e non mancava
mai di farne rapporto a Buffy: ancora, sperava di trovare qualcuno che fosse
il suo tipo. Le dispiaceva vederla sempre sola e sempre pensierosa…aveva
deciso che il rimedio migliore fosse un po’ di compagnia maschile.
Ma Buffy la pensava diversamente.
“Susan, fermati…non dire un’altra parola. Come te lo posso
far capire che non mi interessa nessuno? Non ho assolutamente tempo, né
voglia, di complicarmi la vita con una relazione…non ora…”
“E allora quando? Quando sarai vecchia? Andiamo, Buffy…devi vivere
la vita se non vuoi che ti passi davanti senza che tu riesca a salirci sopra!”
Sapeva che parlava perché aveva a cuore il suo benessere, ma in quel
momento voleva sentir parlare di tutto, tranne che di ragazzi…
“Senti, apprezzo i tuoi sforzi e so che li fai perché sei una buona
amica…ma proprio perché sei una buona amica dovresti capire quando
è il momento di desistere dai propri sforzi…”
Susan la guardava pensierosa. Poi, con lo sguardo di chi capisce le cose all’ultimo
secondo, si rivolse nuovamente a lei, senza far cadere l’argomento.
“Ho capito! Hai avuto una storia che è finita male…non è
vero? Ho indovinato?”
“Sì, hai indovinato, sei contenta ora?”
Aveva parlato con tono più scontroso di quello che avrebbe voluto, e
se ne dispiacque subito.
“Susan….scusami, io non volevo…E’ che…non sono
ancora riuscita a lasciarmela alle spalle: è ancora doloroso, per me,
parlarne…”
Susan, se subito fu indispettita dal suo tono, ora apparve molto più
propensa al perdono, ed infatti, con sua somma gioia, le rivolse un radioso
sorriso.
“Acqua passata! Colpa mia che non dovevo insistere…ma sai come sono
fatta, no? Senti, facciamo un patto, se tu mi parlerai di questo amore, io la
smetterò di procacciarti gli uomini, che ne dici? Mi sembra uno scambio
equo…”
Aveva uno sguardo così malizioso e sincero, che Buffy si ritrovò
improvvisamente ad accettare: in fondo, pensò, parlare di Angel a chi
era completamente estraneo alla cosa, poteva aiutarla ad affrontare la sua perdita.
Certo…doveva evitare di sottolineare che lui era un vampiro…ma in
fondo, nessuno è perfetto, no?
*********************************************************
La pioggia aveva reso Angel ancor più pensieroso del solito…e l’episodio
della notte precedente, di certo non aiutava a migliorare la situazione.
La mattina passò, tra una lezione e l’altra: Dean provò
a trascinarlo via a metà pomeriggio, ma non ebbe fortuna. Con la scusa
di dover preparare un esame, Angel si era fermato fino alla chiusura della biblioteca
dell’università. Quel pomeriggio, molti studenti si erano fermati
a studiare là, complice anche il mal tempo, cosicché un leggero
brusio fece da sfondo allo studio di Angel.
Ma non riuscì a combinare poi molto: la mente non riusciva a focalizzare
i concetti che doveva apprendere…pensava solo alla sensazione che aveva
provato.
Solo quello. Niente altro.
Quando furono le sei e mezza, chiuse i libri che aveva davanti e se ne tornò
in camera. Quando era a mezza strada, decise che era meglio se andava a fare
una passeggiata, prima di rientrare…avrebbe potuto mangiare un panino
in giro, e intanto, schiarirsi le idee.
Fuori, aveva finalmente smesso di piovere, anche se grosse pozzanghere erano
rimaste ad insidiare i passanti che circolavano: Angel si trovò a vagare
per la città, passando davanti a pub pieni di studenti chiassosi e di
persone che sorseggiavano tranquille il loro the o la loro birra…I negozi
erano un via vai di gente, che entrava e usciva con borse colorate che rendevano
l’atmosfera molto allegra.
Alcune mamme avevano per mano i loro bimbi che, usciti da scuola, raccontavano
la loro giornata.
Il tempo passò velocemente, perché in breve i negozi chiusero
e la gente per strada si fece sempre meno…I suoi passi risuonavano per
la strada bagnata e gli fecero compagnia, finché, nel suo girovagare,
si ritrovò ancora dalla cattedrale.
Pensando che doveva essere una costante nel suo soggiorno, trovarsi sempre lì
ogni qual volta che usciva a fare due passi, così questa volta decise
di guardare anche la parte posteriore: come aveva immaginato, sul retro c’era
un piccolo cimitero, risalente ai tempi antichi, ben tenuto, con molte croci
di pietra e lapidi in cui erano incisi i nomi e le date, ormai usurate dal tempo
e dalle intemperie. Non c’era cancello, ma una piccola staccionata, ridipinta
di fresco, che lo separava dal resto del prato: Angel la scavalcò facilmente
e vagò tra le tombe, osservando ora una ora l’altra lapide. Tutti
quei nomi, tutte quelle date gli stavano facendo tornare alla memoria qualcosa…lentamente,
vide altre lapidi, altre date…altri nomi.
Si fermò presso una tomba e vi appoggiò leggermente una mano:
si vide chino su una di queste tombe, a piangere, incapace di sopportare tanto
dolore…Ma di chi erano queste lapidi?
Per chi provava tutto questo dolore?
Stava ancora pensando, sforzandosi di ricordare quando una figura
gli piombò addosso con una forza che gli tolse il respiro…Si ritrovò
sdraiato a terra, dolorante per il colpo – aveva sbattuto violentemente
contro una lapide – e completamente sconcertato per la cosa…Ma chi
era che l’aveva attaccato?
Sentì una specie di ruggito proprio dietro di lui: rotolò in modo
da vedere da chi – cosa – provenisse e sgranò gli occhi per
lo stupore e la paura…
Davanti a lui, pronto a scattare in un altro attacco, c’era un demone!
E non un demone qualunque, ma un Seguace di Frayryth: aveva avuto la possibilità
di studiarne la storia su un libro del professor Bower.
Erano una setta di demoni inferiori che servivano un demone infinitamente più
potente…e grosso. Frayryth, appunto, che si cibava delle anime di ‘coloro
che sono ciò che non sono’…praticamente, di tutti coloro
che apparivano in un modo ma che in realtà erano in un altro.
“Hai paura, vero? E fai bene, la paura è fondamentale per dare sapore alla tua anima…La grande Frayryth mi sarà grata per il dono che le porterò…La tua anima è di grande valore per la mia signora e non intendo farmela sfuggire…”
Era confuso…perché volevano lui?
Lui era quello che era.
Un ragazzo normale che studiava storia al Trinity College grazie ad una borsa
di studio…che utilità poteva avere per un demone come Frayryth?
Non ebbe molto tempo per pensarci: scattò in piedi e fuggì, più
velocemente che poté: sentiva il demone dietro di lui, che non perdeva
terreno, ma anzi, si stava facendo sempre più vicino…
“Scappa, sì…Più cullerai dentro di te l’illusione di riuscire ad evitare il tuo destino, più la tua anima avrà sapore per la mia padrona!!!!”
Si era diretto verso la parte più esterna della città:
a quell’ora, non c’era più nessuno in giro…era troppo
tardi per i negozi e troppo presto per chi faceva vita notturna…Giunto
ad un bivio, non sapeva dove dirigersi quando un fatto inaspettato venne in
suo aiuto.
Una sirena si stava avvicinando: il demone ne fu chiaramente infastidito e,
proprio mentre l’auto della polizia svoltava l’angolo per passare
davanti ad Angel, il demone scattò nella direzione opposta, tenendosi
quelle che a lui parvero essere le orecchie…Evidentemente, il rumore gli
aveva dato molto fastidio, tanto che aveva interrotto il suo inseguimento e
se ne era andato, non senza prima avergli lanciato un altro avvertimento.
“Per questa volta finisce qui, ma non temere…tornerò presto a prenderti…Non importa dove ti nasconderai, io ti troverò!”
Poi, scomparve nella notte.
Angel fu immensamente grato a quella coincidenza…molto probabilmente,
gli aveva salvato la vita.
Ora che il peggio era passato, i dolori si fecero sentire molto di più:
fino a che c’era stata l’adrenalina, non sentiva nulla, ma ora era
tutto un dolore. Zoppicando e tenendosi il braccio sinistro, camminò
fino ad arrivare ai dormitori, anche se quando arrivò, gli sembrò
di aver percorso mille chilometri.
Una volta chiuso nella sua stanza, si cambiò e si medicò le ferite:
sul braccio aveva avuto come souvenir un profondo taglio che gli attraversava
tutto il tricipite, mentre sulle gambe era pieno di lividi che stavano diventando
viola. Una volta medicate le ferite, si sedette sul letto a riflettere su quello
che era appena successo: ancora non si spiegava il perché volessero proprio
lui.
Certo, sapeva di non avere ricordi da prima di quella mattina a Galway, ma ciò
non voleva dire che lui non fosse quello che era…o, meglio, quello che
credeva di essere.
Decise che poteva fare solo una cosa: parlarne con il professor Bower.
Era un uomo di larghe vedute e sicuramente la persona più indicata per
aiutarlo. Così, si addormentò ripromettendosi di andare nel suo
ufficio la mattina seguente.
Come si era aspettato, il professore lo ascoltò prestandogli
la massima attenzione. Non fece un fiato per tutto il tempo in cui gli espose
i fatti successi la notte precedente e, anche quando ebbe finito il suo racconto,
stette in silenzio, fissando un punto indefinito fuori dalla finestra.
“Hai fatto bene a venire da me, Angel…Quello che mi hai raccontato
mi fa pensare al peggio, purtroppo…Come sai, i Seguaci di Frayryth non
demordono molto facilmente dai loro propositi e, temo, questo voglia dire che
presto – molto presto – ti troverai di nuovo in una situazione simile…”
Si alzò dalla sua poltrona, ormai logora dagli anni, per andare alla
finestra: piccole goccioline di pioggia, residue dal giorno prima, ancora scorrevano
placide sul vetro…Al di là, tutto scorreva tranquillo: i ragazzi
andavano e venivano dall’università, parlottando tra di loro. Vagò
per un attimo tra la normalità per poi tornare alla cosa più urgente
che dovevano pianificare: come evitare che Angel venisse preso dal demone.
“Ritengo saggio non uscire di sera, almeno per qualche giorno, finché
non avremo deciso una strategia. Nel frattempo, chiederò consiglio a
persone in cui ripongo la massima fiducia, per sapere se potranno esserti d’aiuto.
Mi raccomando, non farne parola con nessuno e stai attento, sempre e ovunque.
Cerca di rientrare presto e non uscire di notte”
Si voltò verso di lui, poi fece qualche passo nella sua direzione.
“Mi dispiacerebbe perdere uno dei migliori studenti che abbia mia avuto”
Gli tese la mano che Angel strinse con tutta la riconoscenza di cui era capace.
“Non si preoccupi, professore: non ho intenzione di farmi prendere, quindi
me ne starò calmo finché lei non avrà notizie dalle persone
che deve consultare”
“Bene, allora, ci vediamo domani, qui, alla stessa ora in modo che potrò
dirti come procedere. Buona giornata”
Si lasciarono amichevolmente ed ognuno dei due tornò alle proprie occupazioni.
Subito dopo che Angel era uscito dal suo ufficio, il professor
Bower telefonò al signor Williams, al Consiglio.
“Williams, abbiamo un grosso problema…”
La sua voce stridula e allarmata fece trasalire il suo interlocutore.
“Per l’amor di Dio, Bower, si calmi e mi dica che cosa è
successo…”
Così, gli raccontò per filo e per segno cosa era accaduto ad Angel;
solo quando ebbe terminato, Williams parlò, spiazzandolo completamente.
“Ero già al corrente di quanto era successo, della presenza del
demone, anche se non dello scontro con il vostro studente…”
Così, lo aggiornò, mettendolo al corrente che anche la studentessa
che il Consiglio gli aveva raccomandato aveva avuto un’infelice incontro
con il demone in questione.
“Lei allora sapeva già che si trattava di un Seguace di Frayryth…ma
non capisco cosa possa volere da un ragazzo come Angel, è una persona
come tutti noi…”
“O forse no…Professor Bower, non devo certo essere io a ricordarle
che, tante volte, le apparenze ingannano. Comunque, una persona di mia fiducia
informerà la signorina Summers della natura del demone: avrà una
nuova studentessa…naturalmente, sarà solo una copertura…Lynn
O’Danan. Sarà lei il suo collegamento con me: per tutto quello
che riguarda questa faccenda, può parlarne con lei. Siamo d’accordo?
Intanto, faccia qualche ricerca su questo ragazzo, in modo da sapere se è
veramente chi dice di essere”
Si salutarono, e Bower rimase piuttosto scettico…
Era propenso a credere ad Angel: gli piaceva quel ragazzo, era diretto, onesto
e dannatamente in gamba. Non voleva perdere uno studente come lui. Comunque,
convenne con Williams, che c’era bisogno di saperne qualcosa di più.
Così si attivò.
*********************************************************
Susan ebbe gli occhi pieni di lacrime, alla fine del racconto di Buffy.
Aveva ascoltato ogni singola parola con sempre maggior partecipazione, trattenendo
anche il respiro quando le aveva detto degli avvenimenti più terribili…Naturalmente,
aveva sorvolato su alcuni particolari e cambiato un po’ le carte in tavola,
per non svelare la completa verità sulla sua natura e su quella di Angel.
Aveva finito di raccontarle tutto, sedute una accanto all’altra sul letto
di Susan quando le parlò molto piano, tanto che dovette sforzarsi per
sentirla.
“Scusami…Buffy, tu mi devi perdonare: io che per tutto questo tempo
ti ho costretta a subire le mie descrizioni….io non avevo idea…non
immaginavo che potesse esserci un amore così forte, così totale…mi
dispiace tanto…”
Buffy la guardò, riconoscente: era stata a sentirla ed era stata partecipe
del suo dolore…non aveva niente di cui scusarsi e glielo disse.
“Tu non potevi saperlo…come avresti fatto? No, non ti devi scusare
di niente. Basterà che tu smetta di provare a farmi fidanzare per forza
con qualcuno!”
“Di questo hai la mia parola!”
Si asciugò le lacrime, poi si alzò, prendendo la sua borsa.
“Bene! Che ne diresti di un’abbondante colazione, prima di tuffarci
nello studio?”
Buffy sorrise e si alzò anche lei: ora, si sentiva molto meglio, sicuramente
un po’ più leggera. Le aveva fatto bene parlarne con qualcuno…
“Direi che è un’ottima idea! Andiamo!”
Le prime ore di lezione erano volate via: si avvicinava l’ora
di pranzo quando la lezione di storia medievale venne interrotta da un leggero
bussare alla porta.
Si fece avanti una delle segretarie dell’accettazione.
“Mi scusi professoressa Corren, ma la signorina Summers dovrebbe recarsi
un attimo in biblioteca”
Buffy fu sorpresa di sentirsi chiamata in causa e, dopo un primo momento di
esitazione, si alzò e seguì la signorina fino alla biblioteca
dove, appena vi entrò, ebbe la più gradita sorpresa della giornata…della
settimana!
Davanti a lei, sorridente nella sua tenuta da viaggio – pantaloni verdi
con grandi tasconi e un cardigan di lana simile a quella che le aveva prestato
dopo il loro primo incontro sopra a una t-shirt – c’era Lynn, che
stava esaminando un volume dall’aria molto polverosa.
“O mio Dio, Lynn…che ci fai qui?”
Le andò incontro e la abbracciò vigorosamente.
Prima di parlare, aspettò che la signorina richiudesse la porta: solo
quando furono sole, parlò. Buffy lo notò e ne fu maggiormente
incuriosita…
“Sono qui per te, Buffy…Il signor Williams ha motivo di credere
che tu ti trovi in grossi guai...”
Si sedettero ad uno dei lunghi tavoli e Lynn le raccontò quanto sapeva
sui Seguaci di Frayryth: purtroppo, furono solo brutte notizie e, mentre la
sua voce diveniva sempre più bassa, Buffy si fece sempre più cupa.
Quando le finì di fare il resoconto, le spiegò anche perché
era stata mandata lì.
“Così, il Consiglio ha pensato che fosse saggio affiancarti qualcuno
e visto che noi ci siamo già conosciute e abbiamo fatto amicizia, il
signor Williams ha pensato a me. So che non sono un Osservatore, non a tutti
gli effetti, però ti assicuro che farò del mio meglio. Durante
il viaggio, ho letto questo compendio sui Seguaci che il Signor Williams mi
ha affidato: ha detto che potrà esserci molto utile…anche se, temo
di doverlo dire, non so come!”
Buffy non aveva detto una parola: stava ancora pensando a tutto ciò che
era avvenuto negli ultimi giorni…e ora il Consiglio…
Si era alzata e aveva fatto alcuni passi avanti e indietro…
“No, ho piacere che tu sia qui, e sono sicura che riuscirai a darmi tutto
l’aiuto di cui sarai capace, ma non posso sopportare queste intromissioni
del Consiglio: sono andata via da casa per sfuggire a chi mi controllava a vista,
per cercare di riappropriarmi della mia vita…ci stavo riuscendo, e quello
che mi manca ora è il Consiglio che si mette in mezzo!”
Lynn ne fu chiaramente dispiaciuta: non pensava che avrebbe reagito così…
“Buffy, ragiona…sai che è solo per il tuo bene se io sono
qui…”
“Lynn…è sempre per il mio bene…però non mi si
interpella mai, mi dici perché?”
Lei non rispose, ma distolse lo sguardo dai suoi occhi: era un po’ confusa…naturalmente,
non conosceva Buffy da così tanto tempo per capire le sue emozioni, per
capirla a fondo, ma aveva sperato in una reazione diversa…un po’
più di voglia di collaborazione.
“Dio…Lynn, mi dispiace…Scusa, non voglio sembrarti insensibile
o altro…Capisco la decisione del Consiglio e so che è la cosa migliore
– l’unica – da fare, e quindi stai tranquilla che collaborerò
al massimo…Non voglio che qualche demone cornuto rovini il mio tentativo
di riappropriarmi della mia vita!”
Era andata a sedersi di nuovo accanto a lei, rivolgendole un sorriso pieno di
speranza e amicizia. E aveva funzionato, perché Lynn sorrise a sua volta.
“No, scusami tu…io non dovevo permettermi di criticarti: avrai le
tue buone ragioni e io, in qualità di amica, devo accettarle. Aiutarti
e accettarle”
Buffy fu grata di aver conosciuto una persona così aperta e comprensiva,
e che ora questa persona fosse lì con lei, in quel momento così…strano.
Restarono qualche momento in silenzio, assorte ognuna nei propri pensieri, fino
a che Lynn le fece una domanda.
“Hai più percepito…Angel?”
Buffy la guardò, seria, in silenzio: solo dopo aver sospirato le raccontò
il turbinio di emozioni che la stavano scuotendo…
“Io…io non so nemmeno se fosse lui…Andiamo Lynn, lui è
Los Angeles, e vive la sua vita senza di me…perché dovrebbe trovarsi
proprio qui, proprio ora?”
Aveva un tono così disperato che Lynn si commosse: chiaramente, Buffy
non aveva mai dimenticato Angel, nonostante avesse provato e riprovato…
Ma l’amore vero non si dimentica, neanche si avessero mille vite a disposizione…
“Buffy, non puoi saperlo finché non lo verifichi…Non
potresti telefonare a L.A. per controllare che si trovi là? Potresti
così escludere la sua presenza qui…”
A queste parole, si fece ancor più pensierosa: non ci aveva pensato,
ma anche ora che lo aveva fatto per lei Lynn, non le sembrava poi un’idea
così buona…Certo, era l’unico modo per sapere dove realmente
si trovasse, ma l’idea di parlare con Cordelia non la entusiasmava molto,
visto che era sempre lei che rispondeva al telefono…E lo disse a Lynn.
“Beh, e non c’è nessun altro con cui potresti parlare?”
Buffy non ci pensò due volte prima di parlare.
“Sì, in effetti c’è il mio ex-Osservatore, Wesley…”
“Wendham Price! L’ho conosciuto, prima che venisse in America: era
un tipo molto bacchettone, se ricordo bene…”
“Sì, ricordi molto bene, te lo assicuro…ma per il suo bene,
è cambiato molto in questi anni…”
Lynn sorrise, poi le strinse la mano per infonderle un po’ di forza…
Lei infondere forza alla Cacciatrice!
Questo era un pensiero che la fece sorridere…
“Allora, facciamo così: chiamo io e, se mi risponde una voce di
donna, chiedo di Wesley e poi te lo passo, che ne dici?”
Gli occhi di Buffy si illuminarono e Lynn fu felice di averci pensato.
“Dico che è una grande idea!”
“Allora, andiamo: il professor Bower mi ha autorizzato ad usare il suo
ufficio, visto che adesso sta facendo lezione…Andiamo a telefonare!”
*********************************************************
Bower era sconcertato: per quanto cercasse informazioni su Angel, non riusciva
a trovarne.
Non si sarebbe mai aspettato una tabula rasa tale…Certo, sapeva che aveva
avuto un qualche incidente per il quale non aveva memoria se non da un certo
giorno in poi, ma qualcosa doveva pur esserci.
Il cognome che usava gli aveva detto che non sapeva se essere veramente il suo,
ed evidentemente, non lo era, perché all’appellativo Leary non
aveva trovato nessun Angel…almeno, non che corrispondesse al lui.
E più continuava a fare controlli – previdenza sociale, certificati
di nascita e quant’altro gli veniva in mente – più il risultato
era sempre lo stesso.
Niente.
Non voleva ammettere con se stesso che, forse, Williams aveva ragione: a questo
punto, iniziava a credere anche lui che Angel non fosse quello che in realtà
diceva di essere…Il problema era come scoprire chi fosse.
Non pensava di esprimergli i suoi dubbi finché non avesse avuto in mano
qualcosa di più concreto: in fondo, anche se era vero che no trovare
informazioni poteva essere qualcosa di concreto, era anche vero che voleva continuare
a cercare…Non voleva arrendersi.
Anche se ora era solo, vista la tragica fine del suo assistente, avrebbe dato
tutto se stesso per venire a capo di questa faccenda.
Finì di fare lezione con ancora la mente ingombra da questi pensieri
e anche quando uscì per andare a fare visita ad un suo amico, Tom O’Hara
che faceva l’investigatore, e che avrebbe saputo da che parte cominciare
per trovare qualcuno di cui non si sapeva nulla, continuò a pensare alla
faccenda di Angel. Visto che era quasi ora di pranzo, pensò di prendere
qualcosa da una rosticceria vicino all’università per indorare
un po’ la pillola…Era da tanto tempo, ormai, che si vedeva con questo
suo amico solo per lavoro: era tempo di uscire per una pinta di birra…Si
ripromise di farlo al più presto…anzi, di invitarlo la sera stessa!
Con questo pensiero un po’ più piacevole, si incamminò verso
la fermata dell’autobus che portava alla casa del suo amico.
Abitava appena fuori città, in una zona un po’ isolata: dalla strada,
si doveva percorrere un sentiero che attraversava la campagna…Non vedeva
l’ora di arrivare perché la campagna di questa stagione era uno
spettacolo che lo metteva sempre di buon umore.
A quell’ora, sull’autobus c’erano solo pochi ragazzi e qualche
pendolare che tornava a casa per pranzo. La corsa fu veloce e senza troppe fermate:
quando scese, il sole brillava alto nel cielo e una calda e piacevole brezza
accarezzava la sua pelle.
Decisamente, l’estate era la sua stagione preferita!
Si incamminò con passo deciso lungo il sentiero che portava alla casa
di Tom: in una mano stringeva il sacchetto con i due polli arrosto e lo sformato
di patate che aveva comprato per pranzo…non sapendo che non sarebbe mai
riuscito a mangiarlo insieme a Tom, come aveva programmato.
Perché i Seguaci lo avevano trovato.
Ed eliminato.
Lo avevano seguito da quando era uscito dall’università:
attraverso gli scarichi delle fogne, avevano potuto vedere in che direzione
andava e poi ne avevano seguito l’odore…Per il loro sviluppatissimo
olfatto, ogni umano aveva un odore differente e non avevano avuto dunque problemi
a seguirne uno in particolare.
Quando era sceso dal bus, era stato chiaro che non avrebbero avuto problemi
ad attaccarlo in pieno giorno, visto che era un posto molto isolato…Non
erano stati delusi: come si aspettavano, non aveva opposto la minima resistenza,
visto che dopo il primo attacco, era già morto. Lo lasciarono lì,
in mezzo al sentiero, incuranti dell’orribile spettacolo che avrebbe offerto
al primo malcapitato passante: un cadavere orribilmente sfigurato…e con
il cuore mancante!
Angel aveva seguito le sue lezioni, studiato per l’esame e poi, seguendo
le indicazioni del professore, tornò in camera sua, dove avrebbe passato
l’intera serata.
In fondo, era l’idea più saggia: era inutile esporsi a pericoli
dei quali non si conosceva nulla…Meglio attendere di saperne di più.
Aveva appena cenato e stava per mettersi sui libri quando un bussare interruppe
i suoi piani.
Era la segretaria del professor Bower quella che, con uno sguardo preoccupato,
stava in piedi davanti alla sua porta.
“Mi scusi del disturbo a quest’ora, signor Leary, ma il Rettore
mi ha imposto di venire a chiamarla immediatamente”
Angel fu più stupito che altro…
Cosa poteva volere da lui il Rettore a quell’ora?
“E’ successo qualcosa? Come mai vuole vedermi a quest’ora?”
La sua curiosità traspariva dalle sue parole: d’altra parte, non
aveva fatto nulla per nasconderla.
“Glielo dirà il Rettore. Io devo solo accompagnarla”
Angel annuì e, dopo aver messo un maglione pulito, seguì l’anziana
donna fuori dal dormitorio, fino sulla strada, dove c’era una macchina
che li aspettava: li condusse all’università che, con poche luci
accese, sembrava avere un’aria tutt’altro che priva di mistero.
In pochi minuti, raggiunsero l’ufficio del Rettore e la donna, dopo averlo
annunciato, gli fece cenno che poteva entrare.
Esitante, ma spinto dalla curiosità, entrò e la prima cosa che
vide fu il professor Connor seduto alla sua imponente scrivania di mogano.
La lampada su di esso era accesa e gli illuminava il viso dal basso in alto,
creando uno strano gioco di luce…Naturalmente, anche il grande lampadario
di cristallo era acceso, illuminando perfettamente l’ampia stanza.
La segretaria richiuse dietro di lui la porta: restò per qualche attimo
in piedi, in silenzio, senza sapere bene che cosa fare…Non gli sembrava
appropriato parlare per primo, così aspettò.
Non per molto.
“Prego, signor Leary, si accomodi”
Gli fece cenno ad una apparentemente comoda poltrona in pelle, posta davanti
alla scrivania.
“Prima di tutto, la ringrazio di essere venuto qui a quest’ora…Mi
rendo conto che può esserle sembrato strano, ma le assicuro che se non
fosse stato importante, non l’avrei fatta scomodare”
Angel fu colpito dal suo discorso…piacevolmente colpito. Anche se continuava
a rimanere curioso del motivo della sua convocazione.
“Non si preoccupi. Devo ammettere che ho una certa curiosità sul
perché lei mi abbia convocato a quest’ora…è piuttosto
insolito, per non dire eccezionale”
Il Rettore lo fissava, serio, e con aria più grave di quella che Angel
considerava normale.
“Ne convengo. Ed è con grande dolore che le dico che il motivo
per cui l’ho fatta chiamare è che il professor Bower è stato
trovato morto, oggi pomeriggio, in un sentiero isolato fuori città…Si
pensa che il motivo per cui si trovasse là fosse che lì vicino
abita un suo vecchio amico, un certo Tom O’Hara. La sua segretaria dice
che non le aveva detto del suo proposito di andare a fargli visita, ma è
l’unica spiegazione plausibile”
Angel era rimasto pietrificato alla notizia.
Il professor Bower…Morto!
Ma chi poteva aver voluto la sua morte? Era un uomo tranquillo, dedito solamente
al suo lavoro e a sua moglie. Era benvoluto da tutti e non immaginava possibile
che avesse dei nemici.
Non seppe che cosa dire, così preferì rimanere in silenzio.
Il Rettore sembrò capire il suo sgomento, così continuò
il suo triste racconto…che doveva ancora volgere alla sua parte peggiore.
“La capisco…Anch’io non so darmi una spiegazione. Conoscevo
Richard da quasi trent’anni ed era uno degli uomini di cui avevo più
stima. E questo rende ancora peggiore quello che devo ancora dirle…”
Esitò un attimo, evidentemente turbato.
“…Lo stato del cadavere è lo stesso di quello del suo assistente!”
Angel sgranò impercettibilmente gli occhi, iniziando a collegare le cose:
prima l’attacco del demone, poi la morte dell’assistente, e adesso
anche il professor Bower…Erano troppe le cose che collimavano, riconducendo
tutto a…lui!
Erano troppe le emozioni che stava provando, che non riuscì più
a stare seduto. Scattò in piedi e iniziò a camminare avanti e
indietro nell’ufficio.
“Se le cose stanno veramente così, allora la causa delle loro morti
sono io! Io ero andato dal professore per alcuni problemi che da un po’
di tempo mi stavano dando pensiero e questo è il risultato!”
“Lo so. Me ne aveva parlato poco dopo aver parlato con il signor Williams,
del Consiglio, a Londra…Ora che ci penso, devo ancora avvertirlo dell’incidente.
Se vuole, può assistere alla telefonata, e anche sentirla: posso metterla
in vivavoce”
“Grazie, resto volentieri…”
Si sedette di nuovo sulla poltrona, anche se non seppe stare fermo finché
non sentì gli squilli dall’altra parte del telefono.
Fu testimone dello sbigottimento di Williams nell’apprendere la notizia
e li mise al corrente delle loro conversazioni: di come gli avesse chiesto aiuto
in quella situazione e di come lui avesse mandato Lynn O’Danan in supporto
della signorina Summers, già studentessa dell’università…
Uno strano ronzio iniziò a farsi sempre più forte nelle orecchie
di Angel…
Perché gli sembrava strano che questa ragazza si trovasse lì, in Irlanda?
Lui neanche la conosceva…
Non gli diede molto peso e tornò a concentrarsi sulla
voce di Williams. Il Rettore gli disse che il giorno seguente l’avrebbero
convocata per sapere se aveva fatto qualche progresso: si lasciarono con la
promessa di risentirsi il giorno dopo per aggiornarsi.
“Molto bene…Parlerò con la signorina Summers domani mattina,
subito prima delle lezioni, poi, le farò sapere che cosa avrò
saputo. Per il momento, può andare…Spero che riesca a riposare,
almeno un poco”
“Ne dubito…comunque, tenterò pensando a cosa sia meglio che
faccia, da domani. Se resto, sono un chiaro pericolo per tutti quelli che mi
circondano e io non voglio assolutamente essere la causa di altre morti…”
Il Rettore si alzò, per dirigersi verso di lui che ormai era di fronte
alla porta: lo cinse per le spalle e lo guardò serio negli occhi.
“No, mi deve promettere che non farà nulla finché non ne
sapremo di più…Non è lei la causa, altri lo sono, questo
è sicuro. Troverà ancora la mia auto che la riporterà al
dormitorio. Mi deve promettere che non farà nulla di avventato né
lascerà il dormitorio o la città finché non avremo altre
informazioni. Me lo prometta”
Angel lo fissò intensamente, poi annuì.
“Va bene, glielo prometto…Ma solo finché non avremo la certezza
che non sono io la causa”
I due uomini si scambiarono un ultimo sguardo, poi Angel uscì, trovando
l’autista ad aspettarlo, come gli aveva detto il Rettore, che restò
nel suo ufficio per tutta la notte: era un caro amico di Richard Bower, era
a conoscenza dei suoi studi e anche lui era un appassionato, anche se non del
suo livello. La sua passione erano sempre stati i vampiri, fin da quando era
ragazzo e sentiva narrare dai vecchi della città orrende storie su di
loro, in particolare su uno, Angelus, temuto da tutta la gente per la sua cattiveria
e perversione: era tristemente famoso per prediligere una vittima ed accanircisi
fino ad annientarla, in tutti i sensi.
Ricordò che i brividi erano i suoi soli compagni durante quei racconti…e
con il raggiungimento di un’età più matura, i brividi si
sostituirono alla sete di conoscenza che fece di lui un esperto sui non morti
e sul loro mondo: in particolare, gli interessava la storia dei vampiri, i loro
rapporti e le loro sorti. Sfortunatamente per lui, non erano una razza che lasciava
documentazioni scritte del loro passaggio, così aveva dovuto trovare
altre strade e le aveva trovate nel Consiglio: aveva studiato presso di loro
e solo all’ultimo aveva deciso di non intraprendere la carriera di Osservatore…sapeva
dell’esistenza della Cacciatrice, anche se non ne conosceva l’identità,
naturalmente…Aveva preferito quella di professore universitario che poi
lo aveva portato a ricoprire la carica che aveva oggi.
Con questi ricordi, si apprestò a rincasare, promettendo a se stesso
di fare chiarezza in questa faccenda.
*********************************************************
Appena furono nell’ufficio di Bower, si chiusero dentro, dicendo di non
essere disturbate: il professore aveva lasciato chiare indicazioni a riguardo.
Buffy diede il numero a Lynn con voce tremante, e con un’ansia sempre
crescente, la vide comporre il numero: si affidarono alla fortuna in quanto
con Los Angeles c’era una differenza di otto ore, in meno, e quindi se
lì erano le undici a L.A. erano le tre di notte…Sperarono negli
straordinari.
La prima chiamata andò a vuoto e così anche la seconda e la terza.
Sempre e solo la segreteria con la sua voce, ed ogni volta era come girare un
coltello nel cuore di Buffy.
Lynn si accorse che stava patendo un inutile pena, così lanciò
l’idea di andare a mangiare qualcosa, per far passare ancora un po’
di tempo, e poi di riprovare a telefonare. Anche se a malincuore, Buffy accettò
ed insieme si diressero verso la mensa…dubitando fortemente di riuscire
ad ingerire alcunché.
Non sapendo neanche come, fecero arrivare le due.
E a Los Angeles sarebbero state le sei. Tentarono un’altra volta la fortuna.
E andò meglio.
“Angels Investigation…posso esserle utile?”
Buffy annuì verso Lynn, anche se lei aveva già riconosciuto la
voce di quel tipetto così strano che tanto l’aveva colpita qualche
addietro.
“Sì, buongiorno…Volevo parlare con Angel, per favore…”
Non voleva scoprire subito le sue carte – a dir la verità, non
le voleva scoprire affatto, ma solo se ce ne fosse stato bisogno, e su questo
era già d’accordo con Buffy – ma voleva sentire come reagiva…e
cosa avrebbe detto.
“Potrei sapere con chi parlo?”
Aveva notato un po’ di indecisione nell’iniziare a parlare e anche
Buffy, che continuava a tormentarsi le mani…
“Mi chiamo Lynn e chiamo dall’Irlanda…Sono una vecchia conoscenza
di Angel e avrei davvero urgenza di parlare con lui…”
Silenzio.
Le due ragazze non sapevano se esserne incoraggiate o meno:
poteva voler significare che Wesley stesse valutando che risposta dare…se
fidarsi o no…
“Mi dispiace, ma non è ancora arrivato…se vuole, posso farla
richiamare, se mi lascia il suo numero…”
Ci aveva provato.
La stava mettendo alla prova.
Entrambe sapevano bene che Angel a quell’ora doveva essere da poco rientrato:
per lui era ora di andare a dormire.
“Senta, non provi a prendermi in giro…Entrambi sappiamo che Angel
a quest’ora dovrebbe dormire come un ghiro…a meno che non si sia
trovato un modo per far girare i vampiri alla luce del sole…”
Silenzio.
Ancora una volta.
Questa volta, si fece più veloce a rispondere.
“Signorina, chiaramente il fatto che lei sappia che Angel è un
vampiro, mi trattiene ancora di più dal risponderle…Chi mi assicura
che lei non sia un nemico che si vuole solo informare per quando attaccare il
forte?”
Buffy fece segno a Lynn di tacere e poi si rivolse al suo ex-Osservatore con
voce più forte di quello che avrebbe voluto.
“Io te lo assicuro, ecco chi! E ora, stupido inglese, dimmi se Angel è
a Los Angeles!”
“Bu-Buffy…Ma come…? E dove…?”
“Wes…riesci a parlare o devo chiederti di passarmi Cordelia?”
Lynn trattenne a stento un sorrisetto, mentre Wesley rispondeva, conscio che
nessuno dei due avrebbe voluto la cosa.
“Buffy, certo che riesco a parlare…è solo che è davvero
tantissimo tempo che non abbiamo notizie di te….Da Sunnydale ci hanno
chiamato Dio solo sa quante volte: ora, ci sentiamo una volta alla settimana
per aggiornarci sulle rispettive condizioni…”
Buffy non mancò di notare la cosa e fu subito agitatissima.
“Come, rispettive condizioni? Riguarda Angel? Wesley, dimmelo…”
Dopo un secondo di silenzio, aggiunse due parole che fecero decidere il suo
vecchio amico.
“Ti prego…”
Un sospiro andò a scuotere ancora di più il cuore di Buffy, già
in subbuglio per un terribile presenitmento…
“Buffy, non ho notizie di Angel ormai da quasi quattro mesi…Siamo
tutti preoccupatissimi: non è mai stato lontano tanto a lungo e…”
“E…cosa?”
Le sembrava che il cuore dovesse scoppiarle da un momento all’altro.
“Beh, ci ha lasciato una lettera in cui ci chiedeva espressamente di non
cercarlo, che sarebbe tornato solo quando avrebbe trovato se stesso. E un po’
di pace”
Un sorriso triste le increspò la bocca…
Una lettera…
Anche lei ne aveva lasciata una…
Fu distolta dai suoi pensieri dalla voce di Wesley.
“Buffy, ma hai chiamato a casa? Sono tutti preoccupatissimi per te: iniziano
a temere che ti sia successo qualcosa di brutto…quattro mesi senza sapere
nulla sono tanti, te lo assicuro…”
Il suo tono preoccupato la rinfrancò: era davvero un buon amico per Angel,
e ne era contenta. Ma non poteva distrarsi, non ora…
“No, e non ho intenzione di farlo. E nemmeno tu, capito? Chiamerò,
quando sarà il momento…e ora, proprio non lo è, questo è
certo”
E gli raccontò cos’era successo, dell’attacco del Seguace
di Frayryth, delle sue parole e delle sensazioni che aveva provato…che
l’avevano portata a pensare che Angel si trovasse in Irlanda…
“Ma come può essere, Wesley? Non avrebbe avuto altro modo per arrivarci
se non con l’aereo e lui non può volare…”
“Beh, in verità poteva arrivarci anche con la nave…certo,
è molto più lunga, ma è fattibile…Comunque, ti posso
dire che i Seguaci cacciano ‘coloro che sono ciò che non sono’:
solo le loro anime costituiscono il cibo per Frayryth…ma non capisco come
questo si possa collegare ad Angel…Lui è un vampiro e basta…è
ciò che è…”
“E allora come potrebbe essere nelle loro mire? Sempre ammesso che sia
veramente qui…”
Buffy si stava facendo sempre più pensierosa…L’idea che Angel
potesse essere lì, in quello stesso istante, era una cosa che la sconvolgeva
completamente.
“Beh, l’unica cosa che puoi fare è aspettare: non vedo altra
possibilità…Ma se scoprirai qualcosa, dovrai farmelo sapere…Assolutamente”
“Certo…Spero che tu abbia ragione”
La telefonata finì con la promessa, e la speranza, di sapere presto qualcosa
di più.
Quando resteranno in silenzio, Buffy ricominciò a camminare avanti e
indietro, mentre Lynn la guardava pensierosa.
All’improvviso, si fermò, esponendole l’unico piano cui era
riuscita a pensare.
“Devo fare una ronda più accurata e più lunga, di questo
non c’è dubbio…E’ l’unico modo per incontrare
di nuovo il Seguace che mi ha attaccato la scorsa volta…”
Lynn sgranò gli occhi, chiaramente non d’accordo su questo piano.
“Ma Buffy…è pericoloso! Hai visto di cosa sono capaci: come
pensi di riuscire a scappare se dovessi incontrarlo ancora?”
“Per questo non mi preoccuperei: mi ha preso solo alla sprovvista…Ora
che so cosa mi troverò davanti, non mi farò trovare disarmata,
prima di tutto…poi, devo per forza scoprire perché vogliono Angel
o chi per lui…”
Lynn si alzò.
“Bene. Allora, andiamo a prendere le armi?”
“Andiamo? Oh, no, Lynn, vado da sola…è troppo pericoloso…”
Le si fece più vicina e le si parò davanti, a braccia conserte.
“Non se ne parla neanche. Hai bisogno di tutto l’aiuto possibile…e
vorrei ricordarti che non sono proprio inesperta…anche se non sono la
Cacciatrice!”
Le fece l’occhiolino e un piccolo sorriso…che ottennero il risultato
sperato, perché Buffy sorrise a sua volta e sospirò.
“Ok, ok…mi hai convinto! Però, mi devi promettere che non
correrai pericoli inutili…e niente gesti eroici!”
“Tranquilla…Voglio diventare Osservatrice, io!”
La prese sottobraccio e si diressero fuori dall’ufficio.
“Vieni…andiamo a fare rifornimento…In città c’è
un negozio che da secoli rifornisce il Consiglio: troveremo tutto quello che
ci occorre!”
Buffy fu estasiata: era il più vasto assortimento di
armi bianche che avesse mai visto…si andava dalle balestre più
moderne, con mirini di precisione, a strani strumenti che il negoziante fu felice
di spiegare loro come si utilizzassero: decisero di prendere una balestra ciascuno,
Buffy aggiunse un paio di pugnali e un’ascia, mentre Lynn optò
per una spada corta ma molto robusta e una mazza.
Il Consiglio aveva dato carta bianca alla sua emissaria: qualsiasi cosa avessero
avuto bisogno, potevano procurarsela. Avrebbero pensato loro a pagare.
Si fecero mettere il tutto in un paio di borsoni e, così, uscirono dal
negozio con un po’ più di fiducia: sapere di essere ben armate,
dava loro maggior speranza.
La notte arrivò presto e, armate di tutto punto, si avviarono
per fare pattugliare: avevano deciso di partire dalla zona intorno alla cattedrale…lì
Buffy aveva percepito Angel ed era stata attaccata dal demone, speravano quindi
che tornasse nello stesso posto un’altra volta.
Per fortuna, l’improvviso calo della temperatura, aveva fatto sì
che non ci fosse tanta gente in giro: incontrarono solamente un paio di coppiette
che si dirigevano in qualche locale per passare la serata.
Controllarono la piazza, tutte le vie traverse che portavano ad essa, ma senza
alcun risultato…Iniziava a farsi frustrante: Buffy, specialmente, smaniava
per un po’ d’azione…Sperava che, combattendo, avrebbe sfogato
un po’ della tensione che aveva accumulato nel pomeriggio: ipotizzare
che Angel fosse lì, in Irlanda, l’aveva resa tesa come una corda
di violino…
Fu riportata alla realtà dalla voce di Lynn.
“Brrr…Sembra che stasera il Seguace sia stato a casa: che dici,
sentirà freddo?”
“Spero che tu abbia ragione, anche se devo dire che avrei preferito incontrarlo
e scoprire finalmente qualcosa di questa strana faccenda…Più ci
penso, più mi sento…tesa…”
Lynn cercò di scrutarle il viso, ma la poca luce disponibile non le fu
di molto aiuto: mentre si strofinava le mani e si calcava un po’ di più
il cappello che aveva indosso, cercò di provare a farlo parlandole.
“Uhm…solo tesa?”
“Che intendi? Non ti sembra abbastanza?”
“No, no, dico solo che se il mio ex si trovasse qui, e sentissi tutto
quello che senti tu, beh dico solo che sarei più che…tesa! Sarei
terribilmente eccitata e ansiosa di rivederlo! Ecco cosa!”
Si era illuminata, parlando, e anche leggermente arrossita…Invidiava il
sentimento che Buffy aveva diviso con Angel, così totale, così
forte…assoluto.
Buffy si era fermata a guardarla con occhi spalancati.
“Lynn…insomma, ti ho detto che è tutto finito tra di noi,
ormai abbiamo le nostre vite…la mia tensione è dovuta solamente
al pericolo che potrebbe correre: anche se non stiamo più insieme, questo
non significa che non mi posso più preoccupare per lui, ti pare? Siamo
amici e non voglio che gli accada niente di male…”
“Sì, certo, se lo dici tu…”
Le era passata oltre, lasciandola momentaneamente indietro, a pensare a quello
che aveva appena detto: certo, lei e Angel erano solo amici, ormai non provavano
più quello che avevano provato anni addietro…
No…provavano molto di più, ecco la verità.
La lontananza aveva solo contribuito ad aumentare il loro desiderio, la necessità che avevano l’uno dell’altra…Ne era sempre stata consapevole: se aveva negato, era solo nel tentativo di ingannare se stessa – il suo cuore – nella vana speranza di riuscire ad eliminarlo dalla sua vita.
Ma avrebbe significato eliminare la parte più profonda di sé.
Il suo cuore.
La sua anima.
Tutto il suo essere.
No, non sarebbe mai riuscita a dividere la sua esistenza da quella di lui…per quanto si sforzasse di costruire altre relazioni, altre storie, quando era in intimità con il suo partner, era Angel che vedeva…
Che baciava…
Che desiderava, con tutta se stessa…
E forse per questa ragione, ogni suo tentativo era stato vano:
le sue storie andavano inevitabilmente a finire male…malissimo.
Aveva così desistito, dedicandosi solamente alla caccia: anche se era
monotono e ripetitivo, era una cosa che le permetteva di scaricarsi e di liberare
la mente da lui…almeno per qualche tempo.
Quando tornò coi piedi per terra, si accorse che Lynn
era sparita…
Maledicendo se stessa per essersi persa così nei suoi pensieri, corse
avanti, cercando di recuperare e di raggiungerla.
Appena alla fine dell’isolato, sentì dei suoni attutiti e una voce,
soffocata…Lynn!
Corse verso quei rumori, trovando – strada facendo – la borsa di
Lynn e le sue armi…Saltò una siepe e vide il Seguace accanito contro
la sua amica: le stringeva il collo ed era per quello che la sua voce non aveva
potuto udirla se non quando si era avvicinata.
Con un calcio, gli fece perdere la presa consentendo a Lynn di riprendere fiato,
tossendo rumorosamente…
“Lynn, tutto bene?”
“Sto…bene…grazie…”
Tra un colpo di tosse e l’altro, era riuscita a rimettersi in piedi e
ad allontanarsi un poco, in modo da recuperare le armi…Buffy, nel frattempo,
stava combattendo il demone…
“Allora…Vediamo se indovino…non hai ancora trovato la tua
preda, dico bene? Penso che Frayryth dovrà scegliere meglio chi mandare
in missione…se tutti sono come te…”
“Ancora tu…Non hai il permesso di pronunciare il nome della grande
Frayryth…per questo, dovrò ucciderti!”
Aveva sguainato una spada dalla lama molto larga e molto affilata: avanzava
verso di lei, come se non avesse da temere nulla…
Alzò la spada e affondò un colpo che Buffy riuscì a schivare,
e tentò di colpirlo con l’ascia che aveva nel frattempo tirato
fuori dalla borsa: il demone evitò il colpo e colpì Buffy alla
schiena, che cadde a terra, carponi. Stava per sferrare un colpo alla schiena
quando un urlo gutturale uscì dalla sua bocca…Lynn!
Buffy si rialzò veloce e colpì a sua volta il demone al braccio
armato, facendogli perdere la presa sulla spada, dopodiché aveva trapassato
il suo braccio da parte a parte fino a conficcare la spada nella terra, immobilizzandolo.
“Può essere, ma prima dovrai dirmi alcune cosette…Primo,
chi è la tua preda e secondo, perché proprio adesso…Allora?”
“Piccola sciocca…non hai la minima idea di cosa ti aspetta…Quando
la grande Frayryth sarà nel pieno della sua potenza, niente esisterà
più…e Lei regnerà, fino alla fine dei giorni!”
Buffy sguainò uno dei due pugnali che aveva portato con sé e lo
conficcò nell’altro braccio, finché ci fu lama.
“Sì, certo…ma tu non sarai al suo fianco, o forse sì…ma
con qualche pezzo in meno se non ti decidi a dirmi quello che voglio!”
Il demone grugniva sempre più forte, ora che aveva le braccia immobilizzate
a terra: lei gli stava davanti, in piedi, con le braccia conserte.
Lynn era rimasta indietro, riprendendo l’uso della parola. Si era seduta
su un muretto con la sacca delle armi in grembo: stava osservando Buffy, aspettando
che convincesse il demone a parlare.
Ma per ora, non aveva successo.
“Morirò, piuttosto che dirti qualcosa…ma prima, ti eliminerò,
facendoti molto, molto male!”
Prendendola alla sprovvista, il suo colpo fece ancora più effetto: urtandola
violentemente con le gambe, Buffy perse completamente l’equilibrio e cadde
a terra, di lato al demone che – con un grugnito di dolore – estrasse
prima il pugnale e poi anche la spada dalle proprie braccia. Si rimise in piedi
e con le due armi insanguinate in mano fece alcuni passi verso Buffy, che era
ancora a terra, dolorante per la caduta.
Non si era accorto che Lynn era balzata in piedi, impugnando la mazza: silenziosamente,
si era avvicinata a lui, che ancora non si era accorto della sua presenza.
E proprio mentre alzava la spada per fendere il colpo decisivo su Buffy, Lynn,
con quanta forza aveva, sferrò un colpo micidiale alla nuca del demone
che lo fece barcollare visibilmente...Senza aspettare che riprendesse forza,
sferrò un altro colpo ancora, ed un altro ed un altro…finché
cadde a terra, completamente immobile.
Anche Lynn era immobile, con la mazza insanguinata in mano…un leggero
tremore scuoteva il suo corpo, ma sul viso aveva un sorriso raggiante. Appena
realizzò che il demone era ormai defunto, si diresse da Buffy e l’aiutò
a rialzarsi.
“Ehi…come stai?”
Con una smorfia di dolore, Buffy si rimise in piedi, leggermente zoppicante.
“Uhm…sono stata meglio, però una cosa è certa: se
non fosse stato per te, ora starei molto peggio!”
“Sì, però ormai non potremo sapere nulla dal demone: credo
di averlo colpito una volta di troppo!!”
Fece spallucce e nascose la mazza dietro la schiena.
Recuperate le borse, stavano decidendo come disfarsi del corpo del demone, quando
la loro attenzione fu attirata da un riverbero di luce proveniente proprio dal
corpo esanime…Il corpo aveva assunto una luminescenza argentata che si
fece sempre più vivida fino a che il corpo si smaterializzò completamente,
assumendo la forma di una piccola formazione gassosa argentata che, dopo aver
fluttuato alcuni secondi davanti a loro, sparì allontanandosi nella direzione
opposta.
Lynn e Buffy rimasero interdette da questa evoluzione della situazione…
“Io non avevo letto niente a proposito di smaterializzazione…”
“Beh, in effetti, nemmeno io…Chiederò maggiori informazioni
al signor Williams appena rientriamo”
“Bene...Intanto, io cercherò di scoprire se effettivamente si tratta
di Angel…”
Lynn la prese per un braccio e la fece fermare, guardandola seria.
“E cosa farai se scoprirai che è proprio lui?”
Buffy restò in silenzio, non conoscendo neanche lei la risposta.
CAPITOLO VI
Angel aveva passato un’altra notte insonne: aveva continuato a rimuginare
su cosa poteva fare per saperne di più…Tutta questa storia appariva
sempre più contorta, ogni giorno che passava.
Erano troppi i fatti riconducibili a lui per considerarli tutte coincidenze…Nonostante
quello che diceva il Rettore, lui era convinto di essere la causa di quelle
due morti. E questo pensiero non gli dava pace: voleva scoprire perché,
perché lui era la chiave.
Con il nuovo giorno sperò che arrivasse anche qualcosa che l’aiutasse
a scoprire qualcosa di nuovo.
Le lezioni non furono per lui cosa facile, perché con la mente continuava
a tornare agli assassinii…Non finì neanche la prima ora, non essendo
in grado di concentrarsi sulla lezione: decise che sarebbe andato in biblioteca
finché il Rettore non l’avrebbe chiamato per aggiornarlo sulla
situazione.
Guardò l’orologio.
Erano appena le otto e mezza: ormai, avrebbe già dovuto parlare con quella
ragazza, Summers.
Quel che poteva fare era aspettare. E pensare.
Non aveva dimenticato l’effetto che gli aveva fatto sentire pronunciare
quel nome…come se gli sembrasse strano che quella ragazza, mai vista e
conosciuta, potesse trovarsi lì.
*********************************************************
Avevano chiamato il signor Williams appena rincasate: non sapendone nulla, aveva
promesso che avrebbe fatto fare una ricerca dettagliata da una squadra appositamente
composta dai più brillanti ricercatori del Consiglio. Si erano ripromessi
di sentirsi in serata per gli aggiornamenti.
Buffy arrivò presto in università.
Con Lynn, non erano riuscite a chiudere occhio per tuta la notte: avevano speso
ogni minuto dapprima a medicarsi reciprocamente le ferite, e poi a studiare
il trattato sui Seguaci che Williams aveva affidato a Lynn.
La fine del demone, la sua fuga allo stato gassoso, le aveva lasciate interdette
e volevano scoprire perché non era rimasto allo stato ‘solido’.
Purtroppo, il trattato non faceva nessun accenno a tale trasformazione, così
arrivarono all’alba stanche e frustrate per la totale inutilità
di quella ricerca.
Sperarono che le lezioni mattutine, riuscissero a sgomberare le loro menti,
permettendogli così di vedere più chiaramente le cose.
Appena giunsero nell’edificio, furono fermate dalla stessa signorina che
aveva condotto Buffy in biblioteca, dopo l’arrivo di Lynn.
“Scusate…Signorina Summers, il Rettore desidera parlarle, subito…”
Buffy e Lynn si guardarono, poi Buffy annuì e seguirono la donna. Quando
giunsero fuori del suo ufficio, la donna andò ad annunciarla: Buffy si
fece avanti, seguita da Lynn…e se la donna protestò, dicendo che
solo Buffy Summers era stata convocata, il Rettore fugò ogni suo dubbio.
“No, va bene così, non si preoccupi: sarà bene che anche
la signorina O’Danan assista. Grazie, può andare”
Si richiuse la porta alle spalle, lasciandoli soli.
“Prego, accomodatevi”
Gli indicò le poltrone di pelle, dove si era seduto Angel la sera prima,
e loro si sedettero, curiose di questa convocazione.
Evidentemente, il Rettore intuì la loro curiosità e parlò
subito, saltando i preamboli e venendo al punto.
“D’accordo con il signor Williams, vi ho chiamato qui stamane per
sapere se avete fatto progressi con i Seguaci di Frayryth”
Restarono ancora più sbigottite: sapeva! E molto, anche, visto che era
in diretto contatto con il Consiglio!
Lynn guardò Buffy e le fece cenno di parlare per prima.
“No, purtroppo no…Abbiamo pattugliato le strade ieri notte e alla
fine ne abbiamo incontrato uno…ci ha ridotte piuttosto male, ma ne siamo
uscite: Lynn lo aveva ucciso, ma poi è successa una cosa che ci ha colte
alla sprovvista…”
Il Rettore si sporse sulla scrivania, con aria molto preoccupata.
“Buon Dio, che cosa?”
“Beh…come dire…si è smaterializzato in una nube argentata:
prima una strana luminescenza, sempre argentata, è venuta fuori dal suo
corpo, che poi si è proprio ridotto allo stato gassoso…Stato in
cui è fuggito…Mi dispiace, ma non siamo riuscite a farci dire né
chi è la preda che stanno seguendo con tanto accanimento, né perché
la cercano…”
Il Rettore si fece buio in volto e aggrottò le sopracciglia, che andarono
a formare un’unica linea: il volto già magro e austero di per sé,
ne guadagnò un’aria ancora più severa…e preoccupata.
“Deduco dalla sua espressione che non è una buona notizia…”
La guardò, facendola momentaneamente rabbrividire.
“Ahimè, devo convenirne con lei, signorina Summers…questo
fatto mi coglie alla sprovvista, come ha fatto con voi: anche se è vero
che io non sono esperto in demoni antichi come lo sono i Seguaci…sapete,
la mia specializzazione sono i vampiri, la loro storia e le loro sorti…Comunque,
comunicherò questo fatto al signor Williams e…”
“Lo abbiamo già fatto, appena rientrate dalla pattuglia”
Lynn aveva messo al corrente il Rettore della loro conversazione e di come avevano
intenzione di sentirsi la sera stessa per gli ultimi aggiornamenti.
“Molto bene. Vorreste farmi il favore di tenere anche me aggiornato? Devo
tenere calmo uno studente del professor Bower che teme di essere lui la causa
di questi assassinii…”
Buffy si fece subito scura in volto, volgendo il suo sguardo a Lynn che poté
vederci tutta l’ansia, tutte le aspettative di un cuore innamorato…e
preoccupato.
Visto che Buffy era incapace di parlare, persa ancora nei suoi pensieri, pensò
di fare lei la domanda che, sicuramente, la sua amica, avrebbe avuto più
a cuore.
“Professore, mi scusi, potremmo sapere il nome di questo ragazzo?”
“Oh sì, scusate…Il suo nome è Angel Leary”
Buffy si fece così pallida che il Rettore si preoccupò: si alzò
e si diresse verso di lei.
“Signorina…si sente male? Posso portarle un po’ d’acqua?”
Anche Lynn aveva notato il cambiamento di Buffy: ne aveva avuto timore per tutto
il tempo…anche mentre pronunciava la domanda, quasi si pentì…ma
ormai era tardi.
“No, no…sto bene…Ma mi dica…questo studente, da dove
viene?”
“Da Galway. Ha ottenuto una borsa di studio e anche qui ha confermato
di essere brillante: è uno dei migliori e più promettenti”
Si era seduto nuovamente alla sua scrivania, mentre Lynn ancora stava fissando
l’amica, pallida come uno straccio…
I suoi occhi non stavano guardando la stanza, ma il suo volto, così dolce
e così struggente…
“Anzi, dovrei incontrarmi con lui proprio in mattinata…Volete esserci
anche voi?”
“No…no, grazie…Ma crede che sia possibile fissare un incontro,
dopo che vi sareste visti? Vorrei parlargli…”
Lynn si rabbuiò, temendo che non fosse una buona idea, ma tenendosi quest’idea
per sé…almeno finché fossero state nell’ufficio del
Rettore.
“Ma certo…Alle nove e mezza va bene? Potrete usare il mio ufficio:
io sarò fuori per alcuni appuntamenti precedenti. Lascerò detto
affinché nessuno vi disturbi”
“La ringrazio molto, è gentile da parte sua…”
“Non lo dica neppure, signorina Summers: è il minimo che io possa
fare in queste circostanze. Ma se posso esservi d’aiuto in qualsiasi altro
modo, dovete solo dirmelo e sarà mia premura farlo”
Si congedarono con la promessa di tenersi informati: sembrava che fosse la principale
preoccupazione di tutti…ma d’altra parte, non poteva essere diversamente.
Solo quando furono fuori dell’ufficio Lynn espose i suoi dubbi a Buffy.
“Sei sicura che sia una buona idea incontrare questo Angel Leary? E se
fosse davvero lui, cosa farai Buffy? Non puoi andare lì e…”
“E cosa? Lynn, ma non capisci che è l’unica cosa che posso
fare? A parte per me, anche per questa situazione che sta diventando ingarbugliata
all’inverosimile e molto più oscura di quello che sembrava all’inizio”
“E va bene…Ma se avrai bisogno di me, mi troverai in biblioteca”
Buffy sorrise, grata dell’aiuto che le veniva offerto.
“Va bene…”
Passarono la rimanente ora in biblioteca: erano troppo nervose per seguire le
lezioni e, al momento, quello che poteva servire loro, era un po’ di ricerca.
Vennero le nove e mezza: Buffy aveva lasciato Lynn in biblioteca
con il cuore che batteva come un pazzo, tanto che le sembrava che dovesse scoppiare
da un momento all’altro.
Non avevano detto una parola, ma con uno sguardo Lynn le diede tutto l’appoggio
e l’incoraggiamento di cui era capace. Dal canto suo, Buffy annuì
in sua direzione e poi uscì dalla sala.
Con passi lenti, e la mente e il cuore in subbuglio, si avviò di nuovo
verso l’ufficio del Rettore.
Appena fu nella stanza della segretaria, fu travolta dalla sua presenza…
Ogni fibra del suo corpo vibrava della sua energia, del suo amore…Ebbe
gli occhi pieni di lacrime senza neanche accorgersene.
E alcune lacrime scesero dai suoi occhi prima che se li asciugasse e afferrasse
la maniglia per entrare.
*********************************************************
Non riuscì neanche ad andarci, in biblioteca, perché la segretaria
del Rettore lo intercettò a metà strada, dicendogli che poteva
già andare a parlargli.
Appena bussò, la voce del Rettore gli disse di farsi avanti: purtroppo,
non aveva buone notizie da dargli…Le ragazze avevano avuto un altro scontro
con il demone e lo avevano eliminato, o almeno così credevano fino a
che non era successo quell’increscioso episodio che aveva turbato tutti
quanti: era plausibile pensare che non fosse realmente morto.
Angel ne fu turbato, non gli piaceva l’idea di un demone che non poteva
essere ucciso…almeno, non nella maniera convenzionale.
“Ah, signor Leary…La signorina Summers desidera parlarle: mi sono
preso la libertà di dirle che l’avrebbe raggiunta nel mio ufficio
subito dopo il nostro colloquio. Io mi devo assentare per degli appuntamenti
precedenti e ho già lasciato detto di non disturbarvi…”
Non seppe cosa pensare: perché voleva parlargli in privato?
Perché non era venuta anche lei a quel colloquio?
Si accorse che il Rettore lo stava fissando, in attesa di una risposta…
“Mi scusi…certo, va bene…E grazie della disponibilità”
Si alzò, prendendo la giacca e la sua borsa in pelle, pronto a lasciare
l’ufficio.
“Di niente. Come ho già detto alle signorine prima di lei, è
il minimo che io possa fare. Buona giornata”
“Anche a lei”
E detto questo, uscì, lasciandolo solo.
Incapace di rimanere seduto, si alzò e andò alla finestra, ad
osservare la vita che scorreva tranquilla al di là del vetro.
Era intento ad osservare uno stormo di uccelli che volava nel cielo, quando
il respiro gli si mozzò in gola…
Un’ondata di emozioni gli si riversarono addosso, facendolo appoggiare
al vetro per non cadere…
Cos’era quella familiarità?
E quella passione e quella intensità?
Lentamente si voltò, proprio mentre la porta si apriva.
Il suo cuore ebbe un balzo quando vide davanti a sé quella ragazza bionda,
che lo stava fissando a bocca aperta, immobile come una statua.
Aveva lunghi capelli biondi, come nelle sue ‘visioni’…
No, non poteva essere…Almeno, questo era quello che si ripeteva nella
sua mente.
Lei entrò, richiudendosi la porta alle spalle.
Poi rimase a fissarlo, incapace di emettere un solo suono, a quanto pareva.
“Scusami ma…sei sicura di stare bene? Perché non ti siedi?”
Lo sconvolse vedere che aveva gli occhi lucidi, pieni di lacrime che, con immane
fatica, stava ricacciando indietro.
Accolse comunque il suo invito, e anche quando fu seduta non smise di guardarlo.
Era come se fosse incapace di staccargli gli occhi di dosso…Non sapeva
se esserne lusingato o infastidito.
Prevalse la curiosità.
“Senti, ma…come mai mi guardi così?”
Solo in quel momento Buffy si rese conto che le stava parlando come se non la
conoscesse nemmeno…Ma come poteva? La stava forse di nuovo prendendo in
giro?
“Angel…come puoi chiedermi una cosa così? E come puoi essere
qui, ora…è giorno…”
Si rialzò, andandogli più vicino…
Dio, il profumo della sua pelle…
Le stava facendo girare la testa…Cercò di concentrarsi sulle parole.
“Va bene che ognuno ha la sua vita, adesso, ma non ti
pare di esagerare?”
Gli voltò le spalle e fece per allontanarsi, ma poi ci ripensò
e tornò indietro…
“Ah, e detto per chiarire le cose, la mia sta procedendo a gonfie vele!”
“Sono contento per te…Comunque, mi spiace, ma è la prima
volta che ti vedo…”
Buffy restò senza parole: non la stava prendendo in giro…
Lui davvero pensava di non conoscerla!
Ora era più confusa che mai: con la testa che le girava,
si sedette di nuovo e, dopo aver pensato alcuni secondi, parlò, cercando
di essere un po’ più calma.
“Ascolta, ti dispiacerebbe sederti e raccontarmi di te?”
Gli aveva parlato con una voce così gentile e disperata quasi, che gli
sembrò naturale fare quello che gli aveva chiesto.
Le sedette accanto, e le raccontò tutto: le parole vennero fuori da sole,
con una facilità che lo sorprese non poco…di solito, non gli riusciva
così facile parlare di sé con degli estranei…
O forse, lei, non era un’estranea.
Partì dalla mattina in cui si era svegliato al cimitero di Galway fino
ad ora, periodo non proprio roseo: lei aveva ascoltato senza fiatare, guardandolo
sempre negli occhi e con una tale intensità che credette di arrossire,
anche se…quando si era accorto che lo guardava, la prima emozione provata
era stata una grande felicità per avere ancora quello sguardo su di sé.
Comunque, finì il racconto e, non sapendo che altro aggiungere, restò
in silenzio, visto che neanche lei diceva una parola.
“Sei sicura di non volere un po’ d’acqua? Mi sembra che tu
non stia bene…”
Lei sorrise debolmente e, non sapendo neanche perché, Angel ne fu felice:
si sentiva sollevato di vederla sorridere ancora.
“Ti ringrazio, sarebbe perfetto…”
Visto che dietro la scrivania del Rettore c’era un vassoio con una brocca
e dei bicchieri, Angel si alzò e ne riempì uno, che poi le porse.
Quando lei allungò la mano per prenderlo, le loro dita si sfiorarono,
dando ad Angel un brivido da febbre improvvisa…
Delle immagini scorsero nella sua mente, rapide e fugaci come una brezza estiva,
ma tumultuose e sensuali come un calore che ti pervade il corpo…
Le loro mani intrecciate…
Le loro labbra unite…
I loro corpi stretti in un abbraccio troppo corto…
Si sentì il viso avvampare, mentre lei ritirava la mano
e il bicchiere che le aveva portato. Aveva distolto i suoi occhi da quelli di
lui, abbassando lo sguardo e tremando leggermente…
“Grazie…”
La sua voce era quasi un sussurro, ma un sussurro che fece piacere ad Angel…anche
se non sapeva perché.
Onestamente, non ci capiva più niente: era confuso, spaventato e si sentiva
frustrato per non poter fare niente per migliorare la situazione. Pensò
che poteva tentare…di chiedere spiegazioni a lei: sembrava conoscerlo,
e forse ne sapeva più di lui su se stesso.
“Scusa, posso chiederti una cosa?”
I suoi occhi lo fissarono di nuovo…
Come mai si sentiva così bene quando lo guardava?
“Certo…”
“Quando sei entrata, dal modo di parlare…mi è sembrato che
tu già mi conoscessi…e che sapessi di me molto più di quello
che so io”
Tornò a fissare il bicchiere, quasi vuoto ormai: era come se non sapesse
da che parte cominciare.
“Scusa, mi dispiace averti messo in imbarazzo…Davvero, non volevo….Solo
che…beh, tu…”
Angel si era seduto di nuovo accanto a lei: la guardava e Buffy si sentiva senza
difese: Dio, quanto aveva sognato di averlo di nuovo così vicino…
Ebbe un sussulto quando lui le tolse il bicchiere dalle mani, lo appoggiò
sul mano e poi gliele strinse.
“Ti prego, dimmi tutto quello che sai: è chiaro che io non so chi
sono…Ho delle…delle visioni in cui ci sei anche tu…e ogni
volta durano un po’ di più, ma sono sempre molto frammentarie e
io non riesco a ricordare…Ma ho bisogno di sapere, capisci? O non avrò
pace…”
“Pace…”
La voce di Buffy era come rassegnata…ma continuò a parlare.
“Sei partito proprio alla ricerca di un po’ di pace…e di te
stesso. Hai lasciato Los Angeles quasi quattro mesi fa e nessuno, da allora,
ha più avuto tue notizie. E poi, ti trovo qui, come un ragazzo qualsiasi,
a studiare grazie a una borsa di studio…”
“Quattro mesi? Los Angeles?”
Era incredulo…
Come poteva venire da così lontano, da posti che non aveva mai…
Un momento!
Si ricordava di un vecchio palazzo e lui che usciva da una finestra…per
evitare Cordelia e Wesley…Lo disse a Buffy e lei annuì.
“Lavorano con te…Alla Angels Investigations…”
Lo guardò, mentre cercava di pensare, di ricordare…Ne fu così
intenerita che gli strinse più forte le mani e gli fece un sorriso.
“I ricordi verranno, non ti preoccupare…Comunque, ora, quello a
cui dobbiamo pensare è come sconfiggere i Seguaci di Frayryth…”
“Ancora una cosa prima…Non mi hai detto come facevi a conoscermi…Vivi
anche tu a Los Angeles?”
“No…no, io vivo a Sunnydale, a un paio d’ore da L.A….Ma
tu vivevi lì, qualche anno fa…quando io andavo al liceo…”
Davanti agli occhi, Angel ebbe un altro flash back, di quelli che sembravano
ricordi di quel periodo…un edificio che saltava in aria…confusione,
ma soprattutto un dolore infinito, da cui non si può guarire ma solamente
si può imparare a convivere, anche se ogni giorno è sempre più
difficile…più insopportabile…
Le fogne: lei che gli dice che vuole che la sua vita sia con lui, e lui che la strazia dicendo che per lui non è così…anche se in realtà, lei è tutto quello che ama, che vorrebbe…per sempre…
Poi lei, nel fumo, che lo fissava con uno sguardo di chi sa che sta perdendo l’unico amore della propria vita e che, chiunque incontrerà di nuovo, non sarà mai – MAI – lontanamente paragonabile a quel sentimento…
“Io…mi ricordo di te…ricordo che ti ho detto
qualcosa che ti ha ferita profondamente…mentre…mentre tutto quello
che volevo realmente dirti era l’opposto…”
Non riuscì a sopportare oltre il suo sguardo, così si alzò,
lasciandole bruscamente le mani: fece qualche passo e si ritrovò di nuovo
davanti alla finestra…anche se non riusciva a vedere fuori, dato che gli
occhi gli si erano riempiti di lacrime.
“Dio…se ripenso a quanto ti ho fatto soffrire…ogni volta che
ho questi ricordi, una disperazione devastante mi travolge…e ora so che
è per il dolore che ti ho inflitto…e poi, questa disperazione viene
sostituita da una nostalgia così forte che mi sembra di svenire…Dio…”
Buffy non riuscì a non piangere…
Era troppo, non poteva sopportare di vederlo così, di sentirlo parlare
così…Le sue parole la avevano cullata…Era così dolce
risentire la sua voce e quello che le stava dicendo le riempiva il cuore di
gioia…
Lui non aveva mai voluto realmente lasciarla!
Anche se il cuore lo aveva sempre saputo, sentirlo dalla sua
stessa voce era una cosa ben diversa, era come se fosse ritornato indietro,
capendo di aver fatto uno sbaglio e non l’avesse mai lasciata.
Si alzò dalla poltrona, sentendosi leggera come mai prima d’ora
e gli andò incontro: lui era ancora girato di spalle e la sua figura,
sempre più vicina, riempiva l’anima di Buffy, rendendola - finalmente
- completa!
Quando fu ad un solo passo da lui, si fermò e allungò, tremante,
il braccio fino ad appoggiare la mano sulla sua schiena…Sentire i suoi
muscoli sotto le sue dita fu un’emozione troppo forte per lei: ora aveva
la certezza che non era un sogno…poteva sentirlo, sotto la sua mano, lui
era lì, davanti a lei…Vivo!
Troppo felice e troppo confusa per parlare, rimase lì, tenendo vivo quel
contatto tra loro.
Appena l’aveva toccato, Angel aveva avuto un leggero sussulto, poi si
era sentito bene come se si fosse appena liberato da un peso enorme, che gravava
sulle sue spalle da mesi: non riuscì ad impedire ai suoi occhi di versare
le lacrime che fino a quel momento aveva trattenuto dentro di sé…
Fu travolto dai ricordi che vennero fluenti come le lacrime scendevano senza
alcun impedimento dai suoi occhi…Ricordò tutto, la sua natura,
la sua vita dannata e le efferatezze di cui si era macchiato, ma anche i rimpianti,
l’autocommiserazione che per anni non gli aveva dato requie…fino
a che non aveva visto la ragazza che sarebbe stata chiamata per diventare la
nuova Cacciatrice, che aveva dato, da quel primo momento, un significato alla
sua esistenza, rendendola più vicina alla vita di quanto non avesse mai
sognato.
“Mi dispiace, mi dispiace tanto, io non volevo farti soffrire…Dio
solo sa, Buffy, se non ti ho continuato ad amare con tutto me stesso, per tutto
questo tempo…”
Si girò, e vide che anche lei stava piangendo: non sopportò di
vederla così, non dopo tutto quello che avevano dovuto sacrificare…
Allungò una mano e, con un tocco gentile e lento, le asciugò le
lacrime…
“No, non devi piangere…”
“Come posso, quando mi hai detto quelle cose? Angel, io ti amavo con tutta
me stessa e tu mi hai spezzato il cuore…”
Angel abbassò lo sguardo per qualche secondo, poi, quando lo rialzò,
i suoi occhi bruciavano di una determinazione che non gli aveva mai visto e
che la fecero tremare…di amore.
“Lo so, e non sai quante volte mi sono maledetto per averlo fatto…ma
tu lo sai che volevo solo il tuo bene…l’ho fatto solo per te…”
Lei si staccò da lui, da quel contatto che li aveva riempiti di una gioia
a lungo agognata…
“Per me! Come puoi dirmi questo? Se davvero avevi a cuore il mio bene,
dovevi restare con me, non abbandonarmi…Angel, la mia vita non è
stata più la stessa da quando te ne sei andato, te ne rendi conto? E
quanto tempo è passato? Cinque anni! Cinque!”
Aveva parlato con una rabbia che era andata crescendo, come il tono della sua
voce…Angel sentiva che si stava sfogando, che aveva tutto il diritto di
farlo, e che lui avrebbe accettato tutto quello che lei aveva intenzione di
dirgli: sapeva di meritarselo.
Aveva compreso il suo più grande errore: l’aveva sempre sottovalutata,
e con lei anche i suoi sentimenti…
Le doveva almeno questo.
“E più provavo a rifarmi una vita, più l’unica cosa
a cui aspiravo era riaverti al mio fianco…Ogni volta che uscivo con qualcuno,
era te che volevo: te che baciavo, te che stringevo…te che amavo!……Dio,
avrei voluto odiarti, sai? Avrebbe reso le cose più facili, per me…”
Ora, la sua voce era tornata normale, anzi, anche più lieve di prima:
gli ritornò vicino e gli prese le mani.
Angel non ci aveva sperato, ma accolse questo gesto come un dono del cielo…Ora
più che mai, sentiva di amarla.
“Ma non ho potuto…io non posso odiarti, neanche se ci provassi per
tutta la vita…”
Lo guardò negli occhi, con un sorriso così dolce e così
sincero che avrebbe voluto stringerla per l’eternità, tenendola
stretta al suo cuore per sempre.
“Posso solo amarti…”
Non doveva sapere altro.
Ora il suo cuore sapeva a chi apparteneva, finalmente ogni cosa era chiara come
mai prima d’ora: le prese il volto tra le mani, desiderando fermare quell’istante
nel suo cuore, per averne sempre ricordo.
L’avrebbe confortato nei momenti bui, supportato nelle difficoltà
e avrebbe addolcito i periodi più tristi.
Non smettendo di fissare i suoi occhi, la baciò…
E fu come tornare a casa…
Dove era accolto ed amato, sempre e comunque…
Qualsiasi cosa accadesse.
Lei restituì il bacio con una passione che lo travolse…C’era
tutta la disperazione di chi aveva pensato di aver perso qualcuno per sempre
e poi, improvvisamente, avesse realizzato che era stato tutto un brutto sogno.
Si strinsero in un abbraccio che li rese un solo essere…ma non era solo
la forza delle loro braccia a renderlo possibile, ma anche la passione e l’amore
che stavano condividendo.
Il bacio terminò ma non il loro abbraccio: stettero alcuni
secondi senza parlare, fino a quando Buffy udì le parole più dolci
che avesse mai sentito pronunciare.
“Anche io ti amo, Buffy, e nessuno potrà mai più convincermi
a lasciarti di nuovo…Se tu mi vorrai ancora, io resterò al tuo
fianco, qualsiasi cosa succeda…per sempre”
Buffy l’aveva guardato negli occhi, rossi dal pianto, ma con il viso finalmente
sereno: ad Angel fece bene al cuore vederla così…e ancora meglio,
sentirla parlare.
“Non ho dubbi, su questo: io voglio solo te…sempre e solo te…niente
altro…per sempre…”
Gli accarezzò il volto, e la sua pelle gli dette una sensazione così
piacevole e così travolgente che gli sembrò che tutto fosse sparito
intorno a loro…Poi, si allungò in punta di piedi, fino a raggiungere
di nuovo le sue labbra, dove trovò solo amore…un amore sconfinato.
Il tempo si era fermato in quell’attimo perfetto.
Dove tutto era stato risolto e ogni timore era stato spazzato via dalla forza
dei loro sentimenti.
Fu quindi con molto fatica che tornarono a percepire anche il
mondo intorno a loro.
“Odio doverne parlare, ma dobbiamo trovare una soluzione per i Seguaci…”
Buffy odiava questo lato del loro rapporto: c’era sempre di mezzo il lavoro!
Non potevano mai avere un momento di intimità che subito qualche terribile
demone sanguinario veniva a fare qualche disastro…
“No, hai ragione…Solo che io posso esserti di ben poco aiuto…Quando
ho incontrato il demone, tutto quello che sono riuscito a fare è stato
scappare…”
“E hai fatto la cosa migliore, di questo devi esserne convinto. Ma hai
notato niente di strano…qualche suo comportamento che potrebbe essermi
d’aiuto nel combatterlo?”
Erano tornati a sedersi sulle poltrone, solo che Angel non aveva permesso a
Buffy di sedersi da nessun altra parte se non sulle sue ginocchia: lei non aveva
espresso nessuna protesta, anzi, aveva accondisceso molto volentieri…lo
poteva capire da come gli stava attaccata.
“Escludendo il fatto che fosse grande, grosso e cattivo? Temo di no…a
parte…”
“A parte cosa? Ogni dettaglio può essere importante…”
Gli era tornato in mente il fatto che, a salvarlo, era stato il rumore della
sirena dell’auto della polizia. Forse, poteva fare la differenza…
“Beh, vedi, non sapevo dove andare, così sono scappato per le vie
della città…Stavo ancora scappando, con il demone che si faceva
sempre più vicino, quando è arrivata a sirene spiegate un’auto
della polizia, e il demone si è ritirato, tenendosi quelle che presumo
dovessero essere le sue orecchie, grugnendo come se il rumore gli provocasse
veramente dolore…”
Buffy si illuminò: non le sembrava vero di sentire quelle cose…Stava
iniziando a temere che non ci fosse niente da fare contro questi Seguaci, e
invece…
“Fantastico! E’ sempre un inizio da cui vale la pena tentare…Ne
parleremo con Lynn e…”
Sgranò gli occhi, come se avesse dimenticato una cosa importantissima.
“O mio Dio, Lynn…mi sta ancora aspettando in biblioteca! Poverina,
chissà come sarà nervosa…Sai, le ho parlato di te e dei
miei dubbi prima di venire a questo incontro e ora non starà più
nella pelle dalla curiosità!”
“Beh, allora, andiamo a togliergliela!”
*********************************************************
Lynn aveva guardato uscire Buffy dalla biblioteca con il cuore in subbuglio:
si era affezionata in fretta a quella ragazza così diretta…proprio
come piaceva a lei la gente.
E ora, dopo aver saputo tutte le traversie che aveva passato con Angel –
e aver intuito la forza dei loro sentimenti – sperava con tutta se stessa
che le cose andassero a posto…Anche se non sarebbe stato così facile.
Se lo meritavano.
Non sapendo bene come, passarono quarantacinque minuti…i più lunghi
della sua vita.
Aveva sfogliato libri e riviste, senza in realtà vederne una sola pagina,
tentando di occupare la mente, di distoglierla da Buffy e dalla sua sorte. Avrebbe
voluto aiutarla, anche se non sapeva come.
Aveva accantonato l’ennesimo libro quando la sua attenzione fu attirata
da un movimento dalla porta: era rimasta seduta rivolta proprio in quella posizione,
in modo da vedere chi usciva, ma soprattutto, chi entrava.
Fu così che il suo cuore si alleggerì dall’ansia dell’attesa.
Perché vide la cosa più dolce che avesse mai guardato.
Due persone innamorate, ritrovate, e intenzionate a non lasciarsi
più.
Erano entrati in biblioteca, con Angel che stringeva Buffy come a volerla proteggere
da tutto e tutti…e lei aveva l’espressione più serena e felice
che le avesse mai visto.
Sì, ora ne era certa.
Finalmente, aveva trovato quello che cercava.
Buffy le fece cenno di uscire, visto che non era stata capace
di alzarsi…era stata troppa l’emozione!
Si scosse abbastanza da raggiungerli fuori dalla grande sala, e appena furono
vicine, Buffy – senza smettere di sorridere – gli presentò
il ragazzo che la stringeva…anche se non ce ne sarebbe stato bisogno.
“Lynn, questo è Angel…Angel, questa è l’amica
di cui ti ho parlato, Lynn: è stata così importante per me, da
quando sono qui…”
Si strinsero la mano, che fu forte e decisa, come erano entrambi.
“Piacere. Buffy mi ha parlato molto di te…”
Non riuscì a pronunciare altre parole, ma appena si sciolse dalla stretta
di Angel, abbracciò Buffy, così forte da trasmetterle, lei sperava,
tutta la sua amicizia e il suo piacere di vedere che le cose erano andate a
posto!
Non ci fu bisogno di parlare, perché era già stato detto tutto…
Le diede un’ultima stretta, dopodiché parlò con voce così
allegra da contagiare tutti.
“Bene! Ora che vi siete ritrovati, direi che è il momento di aggiornarci
sul problema Seguaci…Possiamo andare in un’aula vuota”
Fu così che, tutti soli, Buffy mise al corrente Lynn della novità
dettale da Angel. Ne fu piacevolmente colpita, visto che sembrava essere il
solo spiraglio di luce nell’oscurità.
“Potremmo parlarne al signor Williams, sentire la sua opinione e poi decideremo
su come sia meglio agire…Se volete, potremmo farlo subito e, visto che
il Rettore non tornerà prima di pranzo, possiamo andare nel suo ufficio”
Accettarono la sua decisione e andarono a fare questa telefonata che non consolidò
le loro speranze, almeno, non così come avrebbero voluto loro.
Il signor Williams non aveva mai sentito parlare di un tale punto debole, anche
se non escludeva il fatto di non sapere tutto sui Seguaci…non era uno
studioso di demoni antichi. Li aggiornò sui risultati ottenuti dalla
squadra di ricerca che aveva appositamente formato: avevano trovato il modo
di uccidere definitivamente un Seguace. Quando si riducevano in una nube argentata,
andavano a ricomporsi in stato umanoide: prima che scappassero, bisognava recitare
un incantesimo e gettare sulla nube un pizzico di sorbo selvatico essiccato
e triturato. Era un’erba che avrebbe potuto trovare facilmente in città,
mentre la formula da recitare gliela avrebbe spedita via email all’istante.
Si lasciarono con la promessa di sentirsi prima di sera per sapere se riuscivano
a scoprire qualcosa sul rumore e se poteva essere usato per annientarli.
Lynn rimase seduta alla scrivania, pensierosa, mentre Buffy ed Angel erano seduti
sulle poltrone.
“Aspettando la sera, potremo organizzarci così: io andrò
a procurarmi abbastanza sorbo selvatico da uccidere ogni Seguace presente sulla
faccia della terra, e non, mentre voi vi prendete la giornata libera! E prima
che tu dica qualcosa…”
Aveva interrotto sul nascere la protesta di Buffy, e assumendo un tono che non
ammetteva repliche, le aveva ingiunto di ‘obbedirle’ …
“…Sappi che non ammetto proteste! Spiacenti, ma l’ufficio
reclami Lynn O’Danan è chiuso per tutto il giorno! Pensate a recuperare
almeno un po’ del tempo perduto: io penserò alle erbe e a rifornire
il nostro arsenale. Ci vediamo davanti ai dormitori alla nove. Quindi, non pensate
a me e…divertitevi!”
Buffy non aveva smesso un attimo di sorriderle: aveva un’espressione così
radiosa e felice che fu contenta di poter far loro quel piccolo ‘dono’.
Si alzò e andò ad abbracciarla.
“Lynn….grazie, sei un’amica davvero speciale e io ti sono
grata più di quanto non riesca ad esprimere!”
“Non devi dirlo neanche: vederti così felice è la cosa più
bella che potessi vedere mai…spero solo che questa felicità non
ti abbandoni mai…”
“Di questo, hai la mia parola”
Sorprendendo entrambe, Angel aveva parlato: le guardava sorridente, felice che
Buffy avesse un’amica davvero in gamba come Lynn.
Loro, in risposta lo guardarono e sorrisero ancora…
In quella camera, c’erano stati più sorrisi che secondi nell’eternità.
Buffy annuì all’uomo della sua vita e poi volse di nuovo il suo
sguardo verso Lynn.
“Hai sentito? Non ti devi preoccupare di niente!”
Lynn sorrise maliziosa…
“Oh, ma io non mi preoccupo affatto! Allora, andate e passate una buona
giornata!”
Buffy raggiunse Angel che nel frattempo si era alzato, ed insieme aprirono la
porta per uscire quando Lynn li richiamò.
“Dimenticavo una cosa importante…”
Buffy guardò Lynn con aria interrogativa, cercando di capire cos’era.
“Fate i bravi!”
Buffy arrossì lievemente, poi, sempre sorridendo, annuì verso
di lei ed uscì insieme ad Angel, lasciando Lynn felice per due persone
che, in così poco tempo, erano entrate nella sua vita, dandogli un colore
e una vitalità che prima neanche immaginava.
CAPITOLO VII
Anche se il sole era rimasto dietro le nuvole che riempivano il cielo, per due
ragazzi era la giornata più bella che ci fosse mai stata.
Buffy ed Angel uscirono dall’università subito dopo aver salutato
Lynn: in strada, la gente procedeva con le proprie vite, senza accorgersi che
due cuori avevano finalmente trovato la pace che, per anni, era stata loro negata.
Tenendosi per mano, attraversarono alcune strade, godendo solamente della presenza
dell’altro, come se fosse la cosa più preziosa del mondo: non aveva
importanza la direzione, l’importante era essere insieme.
A rompere il silenzio fu Buffy, che abbracciò Angel, per sentirlo ancora
più vicino.
“Mi è venuta una splendida idea: perché non compriamo qualcosa
da mangiare e andiamo a prepararlo da me? Non sono una grande cuoca, ma se ti
accontenti…”
Lui la strinse forte a sé e le baciò i capelli, che profumavano
d’estate.
“Sono sicuro che sarà tutto buonissimo…cosa preferisci mangiare?”
Si divertirono come due bimbi a fare la spesa: Buffy si deliziò, godendo
di ogni momento…
Comprare del cibo con Angel!
Non l’avrebbe mai neanche osato sognare!
Comprarono del pane, del prosciutto, formaggio, insalata e molta frutta: uscirono
dal negozio con due grandi buste e, prima di rientrare, si sedettero su di una
panchina per godere dei raggi del sole che, nel frattempo, era uscito a fare
capolino da dietro le nubi.
Buffy si era sdraiata tra le braccia di Angel e, così sistemati, stettero
alcuni secondi in silenzio. Di nuovo, fu Buffy a parlare per prima.
“E’ così assolutamente…perfetto. Ogni cosa, ogni parola
che diciamo, o che non diciamo…Vorrei che questo giorno non finisse mai!”
Angel la guardò: era la creatura più deliziosa che avesse mai
calcato questa terra…la sua espressione comunicava solo amore, amore per
lui. La strinse più forte poi le sussurrò qualcosa nell’orecchio.
“Direi che ci starebbe bene una fotografia…che ne dici? Hai voglia
di fermare questo momento per sempre?”
Dai suoi occhi sgranati poté intuire la risposta, che – però
- non tardò.
“E me lo chiedi? Andiamo!”
Raggiunsero la stazione degli autobus, non distante dai dormitori, dove c’era
una di quelle macchine per fare le foto tessere.
Anche qui, si divertirono un mondo a fare i quattro scatti che la spesa prevedeva…quattro
espressioni diverse, di due persone profondamente innamorate. Osservando le
foto, si incamminarono verso i dormitori, con il sole che splendeva caldo sulla
loro pelle.
“Ecco, questa è la mia stanza!”
Aveva posato le borse sulla scrivania, spingendo da parte le carte che c’erano
ammucchiate sopra: Angel si era richiuso la porta alle spalle e, in quel momento,
quando i loro occhi si incontrarono ancora, il mondo sparì.
Poca era la distanza che li separava e fu presto colmata, perché non
seppero stare più a lungo lontani…più a lungo divisi…
Con pochi passi fu vicino a lei, accarezzandole con tenerezza infinita i capelli.
Da parte sua, Buffy si era persa in quegli occhi che, ora, erano il suo mondo.
Le loro labbra si trovarono di nuovo, ma lentamente, dolcemente, imprimendo
a fuoco ogni momento, ogni gesto, ogni sussurro…
Quello fu un bacio che valse più di mille parole.
C’era tutto il tempo che non avevano potuto passare insieme…
Tutte le esperienze che non avevano potuto dividere…
Che gli erano state negate…
Le loro mani cercavano di riconoscere la strada per i loro cuori
e fu facile come tornare a casa. Senza dire una parola, ma fissando gli occhi
dell’altro come se fossero l’unica cosa esistente al mondo, iniziarono
a disfarsi dei vestiti: quando poté accarezzare la sua pelle, sentirne
il profumo che per così tanto gli era mancato, si sentì graziato
dal cielo, per avere una ragazza così speciale da amare, e da cui essere
amato. Coprì ogni centimetro delle sue spalle, del suo collo con dolci
baci che le provocarono brividi di piacere, mentre l’elettricità
che la pervadeva andava aumentando sentendo il contatto con la sua pelle. Fece
scivolare le mani lungo la sua schiena, sentendo ogni muscolo, ogni fibra di
Angel: era il momento più perfetto che avessero mai vissuto, e avevano
intenzione di viverlo intensamente e completamente, fino all’ultimo secondo.
Non sapevano se la sua condizione era permanente…in caso contrario…No,
non voleva nemmeno pensarci, ma fu più forte di lei ed ebbe gli occhi
pieni di lacrime. Angel se ne accorse e ne fu turbato: pensava che, forse, aveva
fatto qualcosa…
“Ehi…che succede?”
Con una mano, le asciugò le lacrime che le avevano bagnato il viso, mentre
lei tentava debolmente di sorridere.
“Non ho potuto fare a meno di pensare…di chiedermi se la tua situazione
rimarrà così anche dopo che questa storia dei Seguaci sarà
finita o se…”
“Shhh…togli questi pensieri dalla tua mente…”
“Ma è più forte di me, Angel…dopo tutto questo tempo,
sei finalmente umano, ma chi ci dice che durerà?”
La risposta di Angel fu intensa e fu capace di scacciare i pensieri negativi
dalla mente di Buffy…almeno per il momento.
“Nessuno, almeno, per adesso…e proprio per questo, voglio che sia
perfetto e…speciale”
La prese in braccio e la depose sul letto, sistemandole un cuscino in modo da
farla stare comoda.
“Io ho solo te, ora e sempre…il mio amore per te non muterà
mai, qualsiasi cosa accada…”
Non le diede tempo di rispondere perché fermò ogni sua parola
con un bacio così passionale che Buffy si sentì travolta dal suo
amore, come mai in passato. Sgomberando la mente dai se e dai forse, fu libera
di ricambiare tutto il desiderio e la passione bruciante che li unì,
mai paghi dell’altro…
Fuori, il sole fu nascosto nuovamente dalle nuvole, come se si rendesse conto
di essere stato oscurato da una luce maggiore…
Quella di un amore vero, ritrovato e finalmente condiviso.
Il cibo era stato presto dimenticato.
Dopo aver fatto l’amore, erano rimasti svegli, a godere della reciproca
presenza e del reciproco contatto.
Buffy era stretta ad Angel, con la testa nell’incavo della sua spalla,
mentre lui la teneva stretta a sé, quasi con la paura che potesse svanire
da un momento all’altro.
Stava facendo correre la sua mano sul petto di lui, mentre con l’orecchio
sentiva il suo cuore battere, quando il respiro le si mozzò in gola:
una sensazione di deja-vù le fece girare la testa, dandole una sgradevole
sensazione di disagio…
Come poteva ricordarsi di una situazione simile se non ne avevano
mai vissuta una?
Angel non era mai stato umano…O forse sì?
Sì!
Si tirò su a sedere, guardando Angel con un’espressione
negli occhi che lo trafisse come un dardo avvelenato…
“Buffy, cos’hai?”
Si era messo a sedere anche lui: le aveva sfiorato il braccio e aveva sentito
che tremava…ora, si stava davvero preoccupando.
“Ma tu stai tremando come una foglia…ti senti male? Ti prego, parlami…”
Com’era dolce la sua voce…ora come allora, quando aveva pronunciato
parole di ben altro genere…quando le aveva detto di aver chiesto agli
Oracoli di farlo tornare com’era…spezzandole un’altra volta
il cuore…
“Perché me ne sono ricordata solo adesso?”
“Ricordata di che cos…?”
Si ammutolì…
E Buffy capì.
Lui ricordava.
Aveva sempre ricordato, anche se lei non lo sapeva ed era uscita
dal suo ufficio e dalla sua vita ancora una volta.
Buffy capì, dal suo sguardo, che lui ricordava…il punto era, da
quando? Conoscendolo, non ebbe dubbi sulla risposta.
“Tu…ricordi…fin da allora? Hai sempre avuto il ricordo di
quel giorno, non è vero? Rispondimi!”
Si stava arrabbiando…In fondo, a lei non era stato concesso nemmeno quello,
nemmeno il ricordo in cui struggersi, niente…
Possibile che fosse considerata così poco?
“Buffy, ti prego…non avevo altra scelta, lo sai…come potevo
restare umano se il prezzo da pagare fosse stato la tua vita, o quella di altri
innocenti? Non avrei sopportato la mia umanità, costata così cara…troppo
cara…No, potevo solo fare quello che ho fatto…”
“Ma perché solo tu ricordavi? Perché io no? Valgo così
poco che non sono nemmeno degna di ricordare l’unico giorno che finora
abbia dato senso alla mia vita?”
La rabbia era stata presto sostituita dal dolore di sentirsi esclusa da qualcosa
di cui pensava di far parte…Piangeva, ma non gliene importava niente.
“Non sono stato io a decidere…ma gli Oracoli: è stato il
prezzo dello scambio. La mia natura contro il ricordo di quello che poteva essere…
Dio…Buffy, tu sei degna, eccome….sei degna di essere amata fino
alla fine, con quanta forza possiedo, per sempre e anche oltre…Ogni volta
che la mia mente tornava a quel giorno, mi maledicevo per aver preso quella
decisione, anche se sapevo che – se avessi avuto un’altra possibilità
– avrei deciso ugualmente così…Avrei voluto morire, ma almeno
quel ricordo mi ha aiutato a tenere il mio amore per te al sicuro, dentro di
me…”
Si asciugò le lacrime con le mani, poi allungò la mano fino a
toccare il suo petto…il suo cuore…
“Lo so che dovevi farlo, ma non è giusto! Quand’è
che finiremo di dover salvare tutti e potremo prenderci un po’ di tempo
per noi? Solo per noi? Decidendo esclusivamente per il nostro, di bene?”
Gli faceva tenerezza: non era la Cacciatrice che ora gli stava seduta di fianco,
ma una ragazza provata dalla vita, che doveva sempre sacrificarsi per gli altri,
nonostante tutto e tutti…Aveva già sacrificato così tanto…
Decise che era abbastanza.
“Ti prometto che, qualsiasi cosa succederà, quando
questa storia sarà finita, decideremo solo ed esclusivamente per il nostro
bene…se lo vuoi ancora…”
La guardò intensamente, asciugando l’ultima lacrima che scendeva
placida dai suoi bellissimi occhi.
“Se mi vuoi ancora…”
Il suo volto si illuminò a quelle parole: un sorriso di speranza si dipinse
sul suo viso.
“Certo che lo voglio…e ti voglio con tutta me stessa…con tutta
me stessa…”
Si allungò a cercare le sue labbra che la ricevettero come un dono prezioso,
da custodire per sempre, al riparo da ogni avversità.
In silenzio, lentamente, si perdettero nuovamente l’uno nelle braccia
dell’altra, cullati solo dal rumore dei loro cuori, che battevano all’unisono,
come un corpo solo…
Come un’anima sola.
Alla fine, la stanchezza aveva avuto il sopravvento su di loro
e si erano addormentati. Anche nel sonno, erano rimasti così vicini,
così stretti l’un l’altro da godere di ogni istante concesso
loro…
Buffy riaprì gli occhi, stiracchiandosi lentamente, incuriosita da alcuni
rumori…sospetti. Angel non era più di fianco a lei: sentendolo,
ora più che mai, restò sdraiata ma allungò la testa per
vedere se riusciva a scorgerlo. Non dovette aspettare molto perché spuntò
da dietro il muro che separava l’angolo cottura dal resto della camera:
aveva in mano un vassoio ricoperto da un asciugapiatti…un irresistibile
profumino lo seguiva, fino a quando la raggiunse. Posò il vassoio ai
piedi del letto, poi diede un bacio a Buffy, che sorrideva compiaciuta del gradevole
risveglio.
“Buongiorno…dormito bene?”
“Uhm…sì, così bene che non mi ricordavo neanche! E
così sei un uomo di casa, eh? Non avevo ancora scoperto questo tuo lato…”
Lui sorrise, malizioso e tenebroso allo stesso tempo, poi le diede un altro
bacio.
“Vero…ma se mi darai tempo, e la possibilità, ti farò
scoprire tutto di me…”
Buffy sorrise, gongolandosi all’idea…
“Mi sembra un’ottima idea, sai? Ottima! Come il profumo che si sente
dal vassoio…”
Fece per allungare la mano, ma lui gliela riprese e gliela baciò, allontanandola
dal vassoio.
“Eh, no…devi permettermi di servirti…”
Mise il vassoio tra di loro, poi, datole un ultimo sguardo felice, tolse l’asciugapiatti
e scoprì quanto di più delizioso potesse essere preparato per
una colazione - pranzo: frittelle con lo sciroppo, sandwiches con prosciutto
e formaggio, un’insalata che pareva appena colta, e frutta fresca, appena
lavata e che invitava a morderla…Buffy andò in estasi quando scoprì
che le aveva preparato un sandwich speciale in cui, con i pomodorini tagliati,
aveva formato un cuore con la scritta TI AMO.
“Oddio, ma è meraviglioso…come faccio a mangiarlo, però?
E’ troppo bello, sarebbe un peccato…”
“No, sarebbe un peccato lasciarlo lì, dopo il lavoro e l’immane
fatica che mi è costato…”
Lo guardò storto, poi sorrise.
“Immagino…grande fatica a tagliare in due i pomodori…”
“Eh sì…sai, un’anima buona potrebbe aiutarmi a riprendermi,
diciamo, con…un bacio”
Buffy finse di pensarci, poi si allungò e gli diede il bacio più
tenero che avesse mai ricevuto…
“Va meglio?”
“Decisamente…grazie”
Restando abbracciati, mangiarono tutto quello che Angel aveva preparato, lasciando
il famoso sandwich per ultimo: divisero il cuore a metà e ne mangiarono
una parte per uno.
Deposto il vassoio per terra, restarono stretti: Buffy aveva la testa sul suo
petto e lui le accarezzava lentamente i capelli…così morbidi e
lisci, gli erano mancati. Gli era mancato tutto di lei.
“Cosa ti piacerebbe fare, nel tempo che ci resta prima di dover incontrare
Lynn?”
“A parte restare qui sdraiati?”
Gli si era stretta ancora di più contro, praticamente non c’era
zona del suo corpo che non fosse a contatto con quello di lui…Sentirlo
così vicino, era una cosa che le dava quella sicurezza, ma soprattutto,
quella pace che era andata cercando per tutto questo tempo.
“Sì, a parte questo?”
Si tirò su, fino a fissarlo negli occhi…pieni di amore solo per
lei.
“Beh, qualche idea su come potremo passare il pomeriggio ce l’avrei…bisogna
vedere se hai voglia di dividere con me questo tempo…Sai, non so se sei
libero oggi…”
“Uhm…se mi dai il tempo di controllare sull’agenda, te lo
dico subito…Ahi!”
Buffy gli aveva tirato il cuscino in faccia, colpendolo in pieno…e lui,
per difendersi, l’aveva afferrata e fatta sdraiare sulle sue ginocchia,
tenendola ferma tra le sue braccia.
“E ora? Cosa vorresti farmi?”
Con aria falsamente spaventata, lo stava guardando, reprimendo a fatica il desiderio
di baciarlo…trattenersi, per qualche delizioso secondo, rendeva ancora
più eccitante la situazione.
“Tante cose……ma per cominciare…”
Le fece scivolare via di dosso il lenzuolo che finora si era tenuta tirato su
e la ricoprì di baci, che fecero perdere loro il senso del tempo.
Alla fine, quando il sole era scomparso dietro l’orizzonte,
si erano alzati, avevano fatto una doccia - memorabile – dopodiché
si rivestirono ed uscirono per mangiare un boccone, prima di vedersi con Lynn.
Fecero una passeggiata fino in centro, rabbrividendo piacevolmente della frizzante
brezza serale: restando sempre abbracciati, non notarono nemmeno che iniziò
a cadere una leggera pioggerellina. Corsero fino a raggiungere Bewley’s,
dove Angel la voleva portare per farle assaggiare la famosa zuppa di patate:
trovarono un tavolo libero vicino alla finestra e, una volta seduti, ordinarono
anche focacce al miele, frittelle e birra.
Passarono l’attesa della cena parlando, di cosa avevano fatto dacché
erano in Irlanda: di come lo studio aveva rappresentato, per entrambi, lo sbocco
principale.
Angel le prese la mano e la fissò, dall’altra parte del tavolo.
“Sai, avrei sempre voluto portarti qui, a farti vedere la mia terra…E
ora sei qui…Siamo qui…”
Gli strinse la mano, annuendo, proprio quando gli portarono i piatti fumanti
e con un delizioso profumino: si divertirono come due bimbi durante la cena,
imboccandosi l’un l’altro e ridendo e scherzando per tutto il tempo.
Si stava avvicinando l’ora dell’appuntamento con Lynn: si alzarono,
pagarono e uscirono, nell’aria sempre più fresca della notte.
Abbracciati, raggiunsero in perfetto orario il luogo dell’appuntamento:
erano le nove in punto quando raggiunsero i dormitori…e Lynn era lì,
con i borsoni, ad aspettarli. Quando li vide arrivare, si illuminò: era
chiaro come il sole che avevano trovato quello che volevano. Le loro espressioni
erano serene e da come gli brillavano gli occhi, Lynn si sentì felice
per loro.
“Ragazzi! Siete pronti ad essere aggiornati?”
Gli raccontò della conversazione avuta con il signor Williams: in effetti,
avevano trovato traccia di un caso in cui il grande rumore aveva permesso la
sconfitta dei Seguaci, solo che c’era un inconveniente…e doveva
essere davvero assordante, e non c’era verso di provocare un tale rumore.
A parte questo, non si erano verificati altri incidenti, e lei aveva completato
il rifornimento di armi: aveva preso altri pugnali, frecce per le balestre,
una spada più lunga di quella che già avevano ma più flessibile
e delle granate. Buffy fu stupita, e così Angel, di quanto era riuscita
a procurarsi.
“Lynn…ma ci vuoi portare alla guerra?”
“Beh, visto che ci serviva rumore, mi è venuta un’idea: se
tu riesci a tenere occupato un Seguace abbastanza a lungo da permettermi di
lanciare un incantesimo di limitazione, sarò in grado di concentrare
lo scoppio della granata, che Angel dovrà tirare sul demone, su di lui,
in modo che il rumore investa solo lui. Questo dovrebbe eliminarlo. Definitivamente”
Buffy aveva guardato alternativamente lei ed Angel, poi era andata ad abbracciarla.
“Ma è un’idea fantastica! Magari ne avessi io, di idee così…Giles
ne sarebbe estremamente compiaciuto!”
La sua amica sorrise, convinta che aveva avuto idee ben migliori…comunque,
smorzò per un attimo il suo entusiasmo.
“Sì, però aspetta, potrebbe non essere abbastanza…questo
eliminerebbe un Seguace, non tutti….e anche se riuscissimo a eliminare
ogni demone che Frayryth ci invierà, rimarrà sempre lei….e
qui, neanche il Consiglio ci potrà aiutare. E’ un demone che vive
da sempre, nessuno è mai riuscito ad annientarlo, per quanto ci abbiamo
provato in molti, in ogni secolo e con ogni arma…Niente, il risultato
è stato sempre lo stesso: sono tutti morti”
Si fecero tutti seri e pensierosi: sapevano che avrebbero corso dei rischi,
ma non ne volevano correrne di inutili.
“Sentite, per ora direi di pensare ai Seguaci, che sono gli unici a minacciarci,
direttamente…Se verrà il momento di fronteggiare Frayryth, ci penseremo…”
Detto questo, si divisero le armi e iniziarono la ronda notturna.
Le strade erano state svuotate dalla pioggia che a momenti era più intensa:
Lynn aveva procurato anche tre giacche impermeabili che li aiutarono a non inzupparsi.
Stavano costeggiando la cattedrale quando dei rumori attirarono la loro attenzione.
La voce di Lynn risuonò molto spaventata.
“Avete sentito? Veniva da là…”
“Sì…stiamo uniti…”
Buffy non voleva che si allontanassero troppo: vicini, avevano più possibilità
di coalizzare le loro forze e, forse, di mandare a buon fine un attacco. Ognuno
dava le spalle all’altro, cercando di scrutare il buio, alla ricerca di
un’ombra…di un segno della presenza nemica.
Stavano guardando in ogni direzione…tranne che in alto, da dove piombò
loro addosso il Seguace. Li travolse, facendoli cadere a terra.
Appena atterrò, scalciò lontane le borse con le armi di scorta
mentre dai cespugli intorno, uscirono altri due Seguaci, armati, che andarono
verso il gruppetto.
Si rimisero presto in piedi, anche se quello che era caduto su di loro stava
attaccando Lynn: Buffy ed Angel lo stavano colpendo alle spalle, almeno finché
non arrivarono gli altri…a quel punto, furono costretti a girarsi per
difendersi. In pochi gesti, il Seguace che era davanti ad Angel, gli fece volare
via di mano la spada: appena Buffy se ne accorse, sferrò un attacco più
forte al Seguace che la stava attaccando, facendo rovinare a terra, in modo
da poter andare ad aiutare Angel.
Con la sua ascia, colpì la schiena del demone, poi gridò qualcosa
ad Angel.
“Và…Corri a prendere altre armi!”
Mentre lei era occupata a tenere a bada i due demoni, lui riuscì a raggiungere
le borse e a prendere la balestra e un paio di pugnali.
“Lynn…aiuta Lynn!”
Il demone stava per avere la meglio sulla loro amica: l’aveva disarmata
e gettata a terra, quando – nel momento in cui stava per sferrare l’attacco
finale – Angel sopraggiunse da dietro e gli affondò un pugnale
nella schiena…Il demone lanciò un urlo terrificante, inarcò
la schiena e si girò così velocemente che con il braccio fece
volare via Angel, che cadde pesantemente a terra, senza più muoversi.
Buffy aveva seguito la scena, pur combattendo i demoni, con il cuore dilaniato
per il terrore…ora era umano, con tutti i pro…e i contro.
“Angel!”
Con il cuore che batteva a mille, infilzò un demone con la spada e all’altro
diede un calcio tale da scaraventarlo a diversi metri da lei. Corse in direzione
dell’uomo che aveva appena ritrovato, rendendosi conto che respirava,
anche se era ancora privo di sensi.
Accertatasi delle sue condizioni, la sua attenzione fu attirata dalla voce di
Lynn, che gridava il suo nome, e appena alzò gli occhi, vide con orrore
che un Seguace la stava portando via.
Si rialzò, prendendo la balestra che era caduta dalle mani di Angel e
mirò al demone che aveva preso Lynn: lo colpì alla testa e, all’istante,
questo fece cadere la ragazza dalle sua grinfie. Buffy raggiunse di corsa Lynn.
“…Dio, Buffy, che bello vederti…ho avuto paura che…Attenta!”
Non aveva fatto in tempo a ringraziarla, che erano state raggiunte dal Seguace
che Buffy aveva scagliato a terra: aveva colpito violentemente Buffy alla nuca,
facendole perdere i sensi. A quel punto, nessuna delle mosse di Lynn gli impedì
di fuggire via con Angel – ancora privo di sensi - fino a perdersi nell’oscurità.
“Buffy….Buffy, mi senti?”
Si sentiva chiamare, ma non riusciva a capire da dove proveniva la voce…voce
che la stava attirando e lei voleva con tutta se stessa raggiungerla, e sembrava
non farcela, più sforzi faceva, più lontana sembrava andare…fino
a quando la forza che sembrava trattenerla la lasciò libera di seguire
il suo cuore…e seguire la voce che chiamava il suo nome.
“L…Lynn? Stai…bene?”
Aveva riaperto gli occhi…e questo era l’importante.
Si era spaventata a morte quando, realizzato che non poteva inseguire il demone,
che si era rivelato troppo veloce per lei – anche se aveva una persona
ad appesantirlo – era tornata indietro e aveva visto Buffy sdraiata a
terra, priva di sensi!
Per i primi minuti aveva temuto il peggio: non riusciva a svegliarla, per quanto
forte la chiamasse o la scuotesse, non reagiva. Neanche il minimo segnale di
ripresa, quando…
L’aveva chiamata con la voce rotta dal pianto, pianto disperato di chi
teme di aver perso un’amica cara…E ora era lì, davanti a
lei, che cercava di riprendersi e di tirarsi in piedi.
“Sto bene, a parte migliaia di lividi e dolori praticamente dappertutto…e
tu? Riesci ad alzarti?”
Sorreggendola, la fece mettere in piedi: lentamente, stava riprendendo il controllo
del suo corpo: aveva solo un forte mal di testa che le rendeva difficile pensare
e concentrarsi…
“Dio…la mia testa…ma cosa mi ha colpito?”
“Uno dei Seguaci, ha colpito te e…”
La fissò intensamente, con occhi pieni di dolore.
“…E ha preso Angel”
Buffy sgranò gli occhi e guardò dietro le sue spalle: era scomparso!
Era stata così stupida da mettere a rischio la persona che amava più
della sua stessa vita…per cui avrebbe dato tutto…
“O mio Dio…Angel….Angel…”
Le gambe che le avevano appena permesso di rialzarsi, l’abbandonarono
di nuovo, per il totale senso di perdita che l’aveva investita: fu come
se fosse stata privata di ogni osso…il suo corpo divenne una forma senza
sostegno alcuno e, per questo, crollò a terra. Lynn si spaventò
a vederla in quello stato….lo sguardo aveva perso ogni lucidità,
sembrava una marionetta a cui erano stati tagliati i fili. E ora, in quel momento,
non potevano permettersi un tale abbandono.
“Buffy…Buffy, guardami: lo troveremo e lo salveremo…mi hai
capito? Non permetteremo che gli facciano alcun male!”
Buffy le rivolse lo sguardo più straziato che avesse mai visto: non era
la Cacciatrice, non in quel momento…ma solo una ragazza che ha perso tutto
quello che contava per lei nella vita.
Uno sguardo di chi implora aiuto.
“Mi hai sentito? Andiamo a riprenderlo! Ma tu devi reagire…non
per me, non per te, ma per Angel!”
Buffy sembrò come scuotersi: si asciugò con le mani le lacrime
che le avevano bagnato il volto e si alzò nuovamente in piedi.
“Hai ragione….Perdonami, Lynn…io…io non sono riuscita
a…”
Lynn le posò una mano sulla spalla e le sorrise, cercando di infonderle
coraggio…coraggio che nemmeno lei aveva.
“No…non devi dire niente. Ora dobbiamo solo riorganizzarci, al più
presto, e scovare dove l’hanno portato…Solo il tempo potrà
aiutarci: aiutami a raccogliere le armi poi andremo a telefonare al signor Williams,
sperando che abbiano trovato l’ubicazione dei seguaci”
Buffy la guardava, ma la sua mente era lontana…
Pensava a quando aveva ritrovato Angel, a tutte le sensazioni che l’avevano nuovamente travolta, come un fiume in piena…non lasciandole altra possibilità di quella di lasciarsi andare all’amore vero, che tanto aveva agognato e che, ora, finalmente, sembrava sorridergli.
“Buffy…sei sicura di sentirti bene?”
Tornò con i piedi per terra, lasciando da parte i ricordi per concentrarsi
sulla linea d’azione da seguire.
“No: mi sentirò bene solo quando Angel sarà di nuovo con
noi…dobbiamo sbrigarci: dobbiamo assolutamente scoprire dove si sono diretti…Andiamo!”
Veloci come un soffio d’aria, raccolsero tutte le armi e si diressero
ai dormitori, dove telefonarono a Londra.
Il signor Williams aveva messo sotto torchio l’equipe di studiosi: non
poteva accettare come risultato il niente assoluto che avevano raggiunto fino
ad ora…e questa sua durezza aveva dato qualche frutto insperato: avevano
scoperto che per cibarsi delle anime prescelte, Frayryth doveva avere un contatto
diretto con il corpo. Si sapeva che viveva nel sottosuolo, ma per il rito sarebbe
uscita allo scoperto: alcuni agenti del Consiglio avevano riferito che il suo
covo era la collina di Tara! Aveva scavato una grotta sotterranea, in cui rimanere
fino a che i suoi Seguaci gli portassero le vittime prescelte: c’era un
iter da seguire, quindi avevano ancora un po’ di tempo per raggiungere
il posto, che distava circa quaranta chilometri dalla città. Potevano
chiedere al Rettore una macchina: lui avrebbe dato loro tutto l’aiuto
possibile…Non dovevano preoccuparsi di svegliarlo, lui avrebbe capito.
Buffy e Lynn stavano facendo il numero del Rettore, mentre Buffy borbottava
tra sé e sé.
“In questo momento, non mi preoccuperei di svegliare neanche la Regina
in persona…o il Presidente!”
Lynn la zittì, non appena sentì la voce del Rettore dall’altra
parte del filo.
“Sì, mi scusi professore…sono Lynn O’Danan…Sono
con Buffy Summers e, noi, avremmo bisogno di aiuto, urgentissimo….Sì,
abbiamo avuto uno scontro con i Seguaci e…Angel è stato preso.
L’hanno portato via e sappiamo dove andarlo a cercare. Ci serve solo una
macchina….Sì, sarebbe perfetto, allora l’aspettiamo qui davanti
fra un quarto d’ora. Grazie mille”
Riattaccò il telefono e guardò Buffy.
“Viene con la macchina. Intanto, conviene iniziare a prepararci…”
Controllò le scorte di sorbo selvatico, il libro di incantesimi, le armi:
tutto era a posto, e ora rimaneva solo da placare l’ansia che le pervadeva,
dando loro un forte senso di disagio.
Dopo essersi cambiate, uscirono ed andarono ad aspettare il Rettore in strada:
erano appena scese, che videro arrivare l’auto.
Il professore ne scese, evidentemente ancora scosso dall’essere stato
svegliato in piena notte…
“Signorine, sono desolato per quanto accaduto stanotte…Questa vi
porterà ovunque vorrete: il serbatoio è pieno e voi dovrete preoccuparvi
solamente di arrivare in tempo…”
“Signor Rettore, non ho parole per ringraziarla: lei è stato davvero
gentile, più di quanto avrebbe dovuto….e questo non me lo dimenticherò…”
Buffy aveva fatto il giro dell’auto ed era andata a stringergli la mano.
“Non deve ringraziarmi, ma pensare solo a riportare indietro il signor
Leary: non voglio perdere uno studente come lui…”
“Di questo può esserne certo”
Non furono dette altre parole, ma Lynn e Buffy salirono in macchina e partirono
a tutto gas direzione Tara, lasciando il Rettore a stringersi nel suo giaccone,
guardando l’auto sparire dietro l’angolo di un edificio, incamminandosi
poi per tornare a casa.
Lynn guidava, mentre Buffy era crollata: la stanchezza, lo shock,
avevano avuto la meglio su di lei e un sonno agitato era ora suo compagno.
Vederla così la faceva solo preoccupare: sembrava aver appena ritrovato
un po’ di pace ed ecco che, di nuovo, tutto era stato sconvolto…Decisamente,
dovevano sbrigarsi se volevano aver successo...Schiacciò con ancor più
decisione il pedale dell’acceleratore, divorando la strada e accorciando
la distanza che le separava da Angel. Ci misero quaranta minuti ad arrivare.
Lynn parcheggiò la macchina e poi si rivolse verso Buffy, pensando di
doverla svegliare, e si meravigliò, quindi, quando la trovò perfettamente
sveglia e vigile.
“Oddio, Buffy…pensavo di trovarti addormentata…mi hai fatto
spaventare…”
Non ottenne risposta, e, fissandola con più attenzione, si accorse che
aveva lo sguardo accigliato e un paio di lacrime le stavano scendendo dagli
occhi…
“E’ qui, Lynn…lo sento…è spaventato, ma sta bene…non
gli hanno ancora fatto niente…e non ne avranno il tempo!”
Afferrò la borsa delle armi e scese dall’auto.
Lynn la seguì e dovette affrettare il passo, visto che Buffy si stava
allontanando molto velocemente: avevano raggiunto la collina e si erano fermate
ad osservarla.
La luce della Luna la illuminava chiaramente, lasciando vedere le lapidi lasciate
a perenne ricordo della storia che vi si era svolta.
“Dobbiamo trovare l’entrata della grotta…”
Lynn stava scrutando il sito per cercare di individuare qualche segno che fosse
a loro utile, mentre Buffy chiuse gli occhi, e lasciò che la forza che
li univa scorresse dentro di lei…guidandola.
“Da quella parte…”
Si incamminò verso il lato sinistro della collina, con Lynn subito dietro:
avevano preso un’arma ciascuno, lei una spada corta e un paio di granate
che aveva messo in tasca, mentre Buffy aveva optato per un’ascia dalla
lama molto potente ed un paio di granate.
Non vedendo niente, Lynn aveva espresso a voce alta i suoi dubbi.
“Ma sei sicura che sia la direzione giusta? Non si vede niente di simile
ad un’entrata…”
La voce le si smorzò in gola, perché appena fecero qualche passo
in più, videro davanti a loro un ammasso di foglie che, malamente, nascondeva
un buco fatto alla base della collina. Si scambiarono uno sguardo d’intesa,
poi Buffy si avvicinò in modo guardingo: fatte da parte le foglie, si
avviarono lungo il tunnel che, se all’inizio era buio come la notte, man
mano che si addentrava nella pancia della collina, una leggera luce si espandeva
intorno a loro, permettendogli di vedere le pareti del tunnel.
Riuscivano a camminare senza problemi: sarà stato alto un paio di metri
e largo altrettanto…in fondo, doveva permettere il passaggio dei Seguaci
che erano molto alti. Buffy, che era davanti, si fermò all’improvviso:
venne raggiunta da Lynn e, insieme, ascoltarono attentamente i suoni che provenivano
da davanti a loro.
Si distinguevano nettamente alcune voci differenti: una apparteneva al Seguace
che aveva dato la caccia a Buffy, mentre altre due o tre voci si mescolavano
tra di loro, rendendo impossibile distinguerle.
“Cosa facciamo, adesso?”
Lynn aveva sussurrato, e Buffy si girò verso di lei, indicandole di arretrare
di qualche metro. Raggiunsero una curva che le riparava dalle voci provenienti
dal covo dei Seguaci, per organizzarsi in modo appropriato.
“Direi che non abbiamo molta scelta…Io vado avanti, attirando l’attenzione
dei Seguaci ed eliminandoli, mentre te pensa ad Angel: Lynn, te lo affido…ti
prego, mettetevi in salvo…e non pensate a me, va bene?”
“Buffy, ragiona…come pensi di riuscire ad occuparti di un gruppo
di Seguaci, quando abbiamo visto di cosa sono capaci? Non riuscirai mai a venirne
fuori…”
Lei la guardò e sorrise, di un sorriso pieno di fiducia e speranza.
“Hai ragione, ma prima non ero così motivata: ti assicuro che niente
e nessuno – neanche un gruppetto di Seguaci – riuscirà a
tenermi lontana da Angel…”
“Va bene…ma dimentichiamo una cosa: nel covo, dovrebbe esserci anche
Frayryth: come l’affrontiamo? Non dobbiamo illuderci di passare inosservate…è
potente, potente come non riesci neanche ad immaginare…”
Buffy era già girata verso il tunnel, verso le voci…
“Me ne occuperò al momento: ora andiamo…è inutile
sprecare altro tempo…”
Prese anche una balestra e delle frecce, poi iniziò ad incamminarsi verso
le voci e, mentre Lynn rimaneva leggermente indietro, Buffy avanzava: la vide
studiare per un attimo il covo, ora che era pienamente in vista…
C’era una grande sala con il soffitto a volta, al centro della quale si
ergeva una piccola torre in pietra, su cui troneggiava una figura indistinta,
luminescente, i cui contorni erano troppo confusi nella luce che emanava…Tutt’intorno,
c’erano Seguaci: Buffy ne contò sei, due dei quali controllavano
a vista Angel che, incatenato alla parete di roccia, stava inginocchiato a terra,
in silenzio, osservando attentamente la scena intorno a sé.
Appena Buffy posò lo sguardo su di lui, lo vide sussultare impercettibilmente,
e far scorrere lo sguardo intorno, come a cercarla…e la vide.
I suoi occhi espressero tutto l’amore che provava per lei, ma anche tutta
la preoccupazione che vederla lì gli dava. Lei annuì nella sua
direzione e vide che, anche se in modo appena percettibile, lui rispose annuendo
a sua volta.
Visto che anche gli altri Seguaci davano le spalle al tunnel, avanzò
silenziosamente, fino a raggiungere alle spalle uno di loro: brandendo con le
due mani l’ascia, gli inferse un colpo così violento da mozzargli
la testa…e se uno era fuori gioco, almeno per il momento, gli altri furono
attirati dal rumore dietro di loro…In breve, li ebbe tutti addosso, e
con l’ascia riuscì ad eliminarne altri due – che non si tramutarono
in una nube argentata come si era aspettata ma rimasero morti - mentre i rimanenti
si accanivano contro di lei.
“Lynn…pensa ad Angel! Lynn!”
Appena si sentì chiamare, sbucò dal tunnel e corse in direzione
del ragazzo incatenato: i suoi sorveglianti, l’avevano lasciato incustodito,
per andare a lottare con Buffy. Purtroppo, non aveva con sé delle tenaglie
per spezzare le catene, così prese a colpirle con la spada, più
e più volte, mentre Angel cercava di aiutarla…ma dovettero lavorare
così per diversi minuti, prima che le catene si spezzassero.
“Andiamo!”
Lo aiutò ad alzarsi e lo indirizzò verso il tunnel, quando lui
si fermò per guardare Buffy.
“Non possiamo andarcene…Buffy non riuscirà a farcela…Sono
troppi!”
Lynn era combattuta: sapeva che Angel aveva ragione, ma ricordava anche quello
che le aveva detto Buffy a proposito…doveva mettere in salvo Angel, a
tutti i costi.
“Sì, ma dobbiamo andare: le ho promesso che ti avrei messo in salvo…Solo
così potrà concentrarsi nella lotta…”
All’improvviso, ogni loro parola fu interrotta dall’espandersi di
una luce molto intensa per tutta la grotta: proveniva dalla torre di pietra
su cui troneggiava quella figura indistinta…
“Stupidi esseri…non avete ancora capito che nessuno di voi si salverà?
E’ tutto inutile, ogni vostro sforzo servirà solamente a rendere
più delizioso il mio pasto…e più piacevole la lotta dei
miei servi”
Si immobilizzarono tutti quanti: i Seguaci caddero prostrati in ginocchio, mentre
Buffy e gli altri guardavano scendere dalla torre l’ammasso luminescente
che, man mano che si avvicinava a terra, stava assumendo una forma umanoide.
Quando toccò terra, era una figura alta quasi due metri, sottile ma che
emanava una forte energia…Aveva i capelli fluttuanti, che li facevano
assomigliare ad una criniera di luce purissima…Si avvicinò a Buffy,
restandole a un metro di distanza.
“Tu…quanti sforzi per salvare questo ragazzo, che ragazzo non è…Ma
ne vale davvero la pena?”
Buffy non abbassò la guardia: ne aveva incontrati troppi di demoni che
credevano che un po’ di dialettica servisse a disorientarla…o a
sconfiggerla.
“Perché dovrei perdere tempo a spiegartelo? Non capiresti mai…Quindi,
saltiamo i convenevoli e veniamo a noi…”
“Come vuoi tu….così, mi rendi le cose solo più facili…Peccato!”
Allungò un braccio verso di lei, e all’istante Buffy fu scaraventata
contro la parete opposta, che distava diversi metri: il colpo fu duro e lei
rimase per qualche secondo stesa a terra, intontita dal dolore…L’ascia
le era caduta d mano, lasciandola disarmata.
“Quanta poca resistenza…sai, mi aspettavo di meglio dalla Cacciatrice…ma
evidentemente, ti avevo sopravvalutata!”
“NO!”
Angel era scattato verso Frayryth e le aveva stretto il collo con le catene
che ancora gli pendevano dai polsi: era stato veloce, tanto che Lynn non aveva
potuto far altro che andargli dietro, cercando di aiutare Buffy a rialzarsi.
“Buffy, tutto bene? Prendi…”
Le aveva rimesso in mano l’ascia e anche una granata.
“No, Lynn…non penserai di attaccarla adesso? Angel è così
vicino che potrebbe restare ucciso…”
“Ma è l’unica soluzione, non capisci? Adesso che la sta tenendo
occupata, è vulnerabile…”
Appena Angel era saltato al collo del demone, i Seguaci si erano rialzati, andando
verso la loro padrona anche se fecero una cosa che stupì Buffy: in effetti,
non fecero niente! Restarono a circa un metro da lei, mentre cercava di levarsi
Angel di dosso, come se non potessero toccarla…
Lì, vide l’opportunità di eliminarli.
“Lynn…usiamo l’incantesimo per i Seguaci….Ora!”
Lei lanciò una granata proprio tra i loro piedi, mentre Lynn asperse
un pizzico di sorbo selvatico mentre lanciava l’incantesimo e…
E funzionò!
Lo scoppio fu contenuto proprio sui tre Seguaci che si volatilizzarono,
mentre Frayryth proruppe in un urlo disumano.
“TU!!! Te la farò pagare per questo….”
Con un’esplosione di luce, si staccò dal corpo Angel che ricadde
pesantemente a terra: poi, concentrò tutta la sua energia, per lanciarla
contro Buffy.
“Lynn…pensa ad Angel! Corri!”
Con in mano l’ascia, e in tasca ancora una granata, si preparò
per l’attacco del demone…Era concentrata, tanto che non sentì
gli urli disperati di Lynn.
“Angel…No!”
Non era riuscita ad impedire ad Angel di correre verso Frayryth, e lanciarsi
nel fascio di luce ed energia che aveva lanciato proprio verso di Buffy: con
occhi pieni di orrore, sia lei che Lynn videro che Angel aveva fatto da scudo
con il suo corpo e, proprio mentre l’energia fluiva in lui, si gettò
nel corpo di luce di Frayryth.
Ci fu un lampo accecante, che emanò anche un’onda d’urto
che fece rovinare malamente a terra le due ragazze. E mentre cadeva, Buffy poté
sentirlo…
Nella sua mente…
Nel suo cuore…
‘Buffy, ricorda…sarò sempre con te…non ti lascerò
mai, e così il mio amore…ti accompagnerà sempre, in ogni
momento…io ti amo, Buffy, e ti amerò per sempre…e vivrò
in te’
“No…no…Angel!”
Buffy era ancora stesa a terra, con Lynn al suo fianco, che si stava riavendo
proprio in quel momento…Si sentiva svuotata di ogni energia, ogni singola
fibra del suo essere era stata annientata.
Davanti a lei, c’era Angel, sdraiato e non dava segni di vita.
Non riuscì ad alzarsi – le gambe le facevano male, troppo male
– ma strisciò fino ad essergli vicina. Lo girò, e gli prese
la testa sulle sue ginocchia: gli tolse i capelli dal viso, quel viso che tanto
amava…che gli era mancato così tanto…
Non era giusto…l’aveva appena ritrovato e l’aveva già perso.
Non poteva credere a quello che stava guardando…Angel
era morto, per salvare lei, e non era stata capace di impedirlo…
Ancora una volta, si era sacrificato per lei, perché lei era tutto per
lui: bastava che lei stesse bene…il resto, non importava.
Lynn si era ripresa e si era messa a sedere: tenendosi la testa che sanguinava
abbondantemente, non riuscì a parlare vedendo la scena che si stava svolgendo
davanti a sé.
Buffy era china su Angel, lo accarezzava continuamente, sussurrandogli parole
dolci…le lacrime stavano bagnando il viso, riempiendo i suoi occhi e il
suo cuore di una tristezza infinita.
Il suo volto era pallido come la neve e il suo corpo aveva perso quel calore che tanta gioia le aveva donato: una cosa sola non era cambiata…l’espressione che - finalmente - era tornata serena, non l’aveva abbandonato, nemmeno in punto di morte…e Buffy fu sicura che era perché era stato conscio di averla salvata.
E lei maledisse la sua incapacità…il suo fallimento…
Perché con la morte di Angel, era stata lei a fallire…lei era il bersaglio del demone…non lui…non lui…
Improvvisamente, una brezza leggera andò a scuotere il
cuore affranto di Buffy: alzò gli occhi, cercando di capire da dove poteva
provenire…erano in una grotta, molto addentro alla collina…
La brezza andò sfumando in un vortice, ma al suo posto, apparve una figura,
proprio davanti a lei: era una ragazza minuta, dai lunghi capelli castani e
uno sguardo sincero, che le diede un grande senso di pace.
Fece qualche passo verso di loro, poi parlò, ma con una voce che sembrava
venire da molto lontano.
“Non temere…non corri nessun pericolo…Lascia fare a me…”
Si inginocchiò vicino ad Angel, e gli posò una mano sul petto,
in prossimità del cuore, mentre Buffy continuava a tenergli la testa,
come aspettando che si risvegliasse, ma sapendo bene che ormai era finita…
Finita per sempre…
“Ti sei dimostrato degno…come pensavamo…non hai esitato a
rischiare la tua vita per ciò che ritenevi sacro per te, anche se significava
rinunciare a quello che avevi appena ritrovato…Per questo, sei libero
da ogni compito, libero di vivere la tua vita come essere umano…Per sempre,
sarai uomo e onorerai questa tua condizione con il tuo coraggio e il tuo amore…Destati,
dunque, e riaffacciati alla vita…”
Buffy stava trattenendo il respiro, per paura di fare o dire qualcosa che potesse
rovinare quel momento: non sapeva chi fosse quella ragazza che era apparsa dal
nulla, ma erano troppo belle le parole che stava pronunciando…
Quasi, non ci poteva credere…ma credeva a quello che vedeva…
I suoi occhi non si erano staccati dal corpo esanime di Angel,
che lentamente fu pervaso da una luce che, in breve tempo, lo avvolse tutto…per
un po’, riuscì a continuare a fissarlo, poi dovette distogliere
lo sguardo, perché ci fu un lampo troppo intenso da sopportare. Appena
la luce andò smorzandosi, rivolse di nuovo il suo sguardo verso il suo
amore che era ancora sdraiato con la testa sulle sue ginocchia…ma si stava
muovendo!
Lentamente, riaprì gli occhi e subito sembrò non vederla…
“Buffy…Stai..?”
“Sono qui, sono qui…sto bene…e anche tu…”
Riusciva a malapena a parlare: era troppo felice, mille emozioni la agitavano
e le lacrime quasi le impedivano di vedere il suo bellissimo volto che aveva
ripreso colore.
Lynn era rimasta seduta, appoggiata contro la parete di pietra, piangendo per
la felicità di quel fatto insperato…Avrebbe voluto dimostrare loro
tutta la sua gioia, ma decise di aspettare…
C’era tempo, ora, c’era tutto il tempo che volevano.
Non riuscì a distogliere lo sguardo da quei due ragazzi
che avevano rischiato tutto l’uno per l’altro…anche se sentiva
di essere di troppo.
Buffy stava accarezzando il viso di Angel, senza smettere di sorridere…I
suoi occhi, finalmente, la stavano guardando, esprimendole tutto l’amore
che riempiva il suo cuore e la sua anima…amore solo per lei.
“Pensavo di non rivederti più…ma…ma cosa è successo?”
Buffy alzò lo sguardo, davanti a lei, e Angel lo seguì, notando
la presenza di quella ragazza che aveva compiuto il miracolo.
“Adele…ma che significa? Che ci fai qui?”
Buffy lo guardò con aria interrogativa: lo aiutò ad alzarsi e,
anche se il suo equilibrio era molto precario, si avvicinò alla ragazza
misteriosa, che pareva conoscere già.
“Non capisco…non ti ho visto arrivare…come hai fatto? E cos’è
questa luce…?”
Era la ragazza che conosceva ma una strana luminescenza era irradiata da tutto
il suo corpo…pervadendo lo spazio intorno a lei di un calore rasserenante.
“Non potevi…eri morto, morto per salvare quello che di più
sacro c’era per te…e per questo, i Poteri che Sono ti hanno ritenuto
degno, degno di divenire umano, per sempre…”
“Ma come…i Poteri che Sono? Tu che cosa c’entri? Io pensavo
che tu fossi…”
“Una studentessa? Non ti devi preoccupare…quella era la copertura
che mi hanno dato per poterti avvicinare e indirizzarti verso il tuo destino…che
si è finalmente compiuto”
Angel la guardò, ora più confuso che mai.
“Quindi, tu già sapevi che sarei diventato umano…”
“Così era scritto…ma si doveva vedere se tu ne saresti stato
degno…solo questo era da verificare…Ma non hai deluso le nostre
aspettative…”
“E ora…sono davvero libero? Per sempre?”
La luce che Adele aveva emanato fino ad ora, andò spegnendosi, lasciando
davanti a loro una ragazza qualsiasi…che non aveva smesso un solo istante
di sorridergli.
“Per sempre, Angel…sei libero di vivere la tua vita come vorrai…Non
sentirai più parlare dei Poteri che Sono”
Fece un passo verso di lui e lo guardò intensamente negli occhi.
“Ricordati di me, se puoi…”
Angel sorrise.
“Non potrò mai dimenticarti, Adele, questo è sicuro…tu
hai reso possibile tutto questo e non saprò mai esprimerti tutta la mia
riconoscenza…”
“Non io, ma i Poteri che Sono…”
“No”
Angel fu deciso: poteva dire quello che voleva, ma lui sapeva a chi doveva dire
grazie. E lo fece.
“Per me, sarai sempre tu nei miei pensieri quando rivivrò questo
momento…tu e non i Poteri che Sono…Quindi, se mai avrai bisogno
di aiuto…anche se ne dubito…sai dove trovarmi”
Si girò e andò ad abbracciare Buffy che era rimasta leggermente
indietro, permettendo ad Angel di prendere commiato da quella ragazza. La strinse
a sé, e lei ricambiò la stretta: era così felice che si
sentiva leggera come una piuma…
Tutto il dolore era stato dimenticato…a favore di una gioia incontenibile.
Adele guardò prima lui poi Buffy…Sorrise, poi rivolse nuovamente
lo sguardo ad Angel.
“Bene…Ti ringrazio dell’offerta, ma non credo accadrà
mai…”
“Nemmeno io…”
“Allora, vivi intensamente e assapora ogni momento…Addio…”
Chiuse gli occhi e distese le braccia in fuori: la luce tornò ad irradiarsi
dal suo corpo, che si alzò da terra fino a che, con un lampo, scomparve
lasciandoli soli.
Appena furono soli, Buffy si girò verso Lynn, che aveva osservato la
scena da lontano. Si inginocchiò accanto a lei, cercando di capire quanto
gravi fossero le sue condizioni.
“Ehi…come stai?”
Lynn le sorrise debolmente: era molto pallida e aveva il fiato corto. La ferita
alla testa continuava a sanguinare, anche se meno copiosamente di prima, e la
gamba sinistra aveva una posizione del tutto innaturale.
“A parte un mal di testa che non mi permette di elaborare una sola idea
degna di questo nome e la gamba che oramai ha perso ogni sensibilità,
direi che è tempo di uscire di qui! Non so a voi, ma a me inizia a star
stretta, questa grotta!”
Buffy sorrise…Di sicuro, era ridotta male, ma non così tanto da
non fare battute.
“Sono d’accordo con te…Angel…”
Non aveva fatto in tempo a chiedergli aiuto che lui era già al suo fianco:
insieme, aiutarono Lynn ad uscire dalla grotta.
Se qualcuno li avesse visti, non avrebbero certo fatto una buona impressione:
a parte Lynn in centro che zoppicava vistosamente e aveva la testa tutta insanguinata,
Angel aveva i vestiti stracciati e insanguinati, mentre Buffy aveva un vistoso
taglio alla tempia sinistra e lividi praticamente ovunque.
Comunque, riuscirono a raggiungere la macchina: deposero Lynn sul sedile posteriore,
dove riuscì a trovare una posizione che non le facesse provare troppo
dolore, poi Buffy prese posto al volante, e con Angel al suo fianco, avviò
il motore per dirigersi nuovamente verso Dublino.
CAPITOLO VIII
Erano arrivati a Dublino che il sole doveva ancora sorgere: erano neanche le
cinque quando si presentarono all’accettazione dell’ospedale…Indicarono
ai barellieri dov’era l’auto con Lynn, in modo che la potessero
portare dentro, dopodiché i dottori visitarono sia Buffy che Angel. Vennero
divisi, mandati ognuno ad un reparto diverso: a Lynn venne ingessata la gamba
sinistra e steccata quella destra, e medicata la ferita alla testa che, per
fortuna, non era così grave come sembrava all’inizio. Angel ebbe
solo bisogno di qualche medicazione alle varie ferite che gli ricoprivano praticamente
tutto il corpo: fortunatamente, erano superficiali, e non davano preoccupazione
ai dottori. Si ritrovarono nella sala d’attesa ad aspettare Buffy: Lynn
sulla sedia a rotelle e Angel seduto a fatica su uno dei divanetti.
“Ma perché non esce? Non era ridotta certo peggio di noi, da dover
richiedere tutto questo tempo…”
“Sì, forse però deve fare qualche esame per cui ci vuole
più tempo…”
Non sapeva che cosa dire per tranquillizzare Angel: in effetti, anche lei si
sentiva molto preoccupata e nervosa per questo ritardo…
Aveva ragione lui: non stava certo così male…
“Basta! Io non ce la faccio più ad aspettare…vado a cercare
un dottore…”
“Aspetta…prima, credo che ti converrebbe chiedere al banco delle
infermiere…”
Si alzò di scatto e, anche se zoppicante, andò a chiedere informazioni
all’infermiera che, gentilmente, si offrì di andare a chiedere
notizie al dottore che l’aveva in cura.
Gli disse di accomodarsi: lei sarebbe tornata tra poco.
“Accomodarsi…come se fosse facile: Buffy è là dentro
da più di tre quarti d’ora e non sappiamo niente…”
“Vedrai che tornerà con delle buone notizie…me lo sento…”
Più che altro, lo sperava: non voleva esternare la sua agitazione per
evitare che Angel diventasse ancora più nervoso…già era
un’impresa tenerlo seduto…Non fece in tempo a pensarlo, che di nuovo
scattò in piedi: aveva visto tornare l’infermiera….e il cuore
di Lynn fece un balzo.
Non come quello di Angel, però: gli sembrò che gli si fosse fermato…
L’infermiera gli si avvicinò con un sorriso, che fece allentare
di molto la loro tensione.
“Mi scusi se l’ho fatta aspettare: il dottore sarà da lei
in pochi minuti: sta finendo di fare un esame alla signorina Summers…”
“Ma sta bene?”
“Non si preoccupi, sta bene….le spiegherà tutto il dottore”
Con un sorriso, si congedò da loro e tornò al banco, dove diversi
telefoni stavano squillando.
Angel, invece, incapace di sedersi ancora, iniziò a camminare avanti
e indietro, facendo salire alle stelle il nervosismo di Lynn.
Che non ce la fece più e sbottò, alzando la voce.
“Ti prego, Angel…Se continui così, mi farai diventare pazza….”
“Scusa, ma è più forte di me: non riesco a stare fermo…Non
riesco a sopportare tutta questa attesa….Scusa”
Le fece un sorriso così dolce che non si sentì di dire altro:
capiva benissimo il logorio che stava subendo…Sperò solo che il
dottore finisse presto.
E fu esaudita.
Dalla stessa porta da cui era venuta l’infermiera, arrivò un dottore,
basso e tarchiato, con una folta capigliatura bianca come la neve, dall’aria
estremamente gentile.
Vedendolo in piedi, guardare nella sua direzione, gli si avvicinò non
appena oltrepassò la porta.
“Il signor Leary? Non si preoccupi, la signorina Summers sta bene, a parte
qualche livido e taglio ormai medicato…La sta aspettando nella camera
numero tre, vuole parlarle…Vada pure…”
Angel fu felice di accontentarlo: non riusciva più a starle lontano…Con
passo zoppicante, si avviò lungo il corridoio impregnato di odore di
disinfettante: dopo pochi metri, la sentì…
Viva…
Vivi…
Fu travolto dalla sua presenza: era più intensa che mai,
aveva un’energia che non aveva mai posseduto…
Si fermò subito fuori dalla camera, per riprendersi dal momentaneo stordimento
che gli aveva procurato, quando si sentì chiamare…
“Angel…”
Quant’era melodiosa la sua voce!
Avrebbe potuto passare un’eternità ad ascoltarla…
Entrò dentro, e la trovò che si stava finendo di rivestire: aveva
già indosso i pantaloni e ora si stava rimettendo la maglia. Si perse
ad osservare i suoi muscoli, così perfetti e così armoniosi…aveva
cerotti dappertutto, come lui e Lynn del resto, ma a parte questo, aveva una
bella cera.
In pochi passi le fu accanto e la strinse in un abbraccio unico e perfetto,
perché fu come il primo e l’ultimo.
“Dio…Buffy…stavamo impazzendo, di là, senza sapere
niente…Poi l’infermiera è stata così gentile da venire
a chiamare il dottore…Almeno, anche Lynn si tranquillizzerà…”
Buffy sorrise e gli fece segno di andarsi a sedere sul lettino: Angel andò
senza protestare…e le prese le mani, stringendogliele forte.
Lei rimase davanti a lui, in piedi: così, poteva guardarlo direttamente
negli occhi…e vi si perse per alcuni secondi, prima di riuscire a parlare.
“Sai, dovevo dirti una cosa, per questo ho chiesto al dottore di farti
venire qui…”
“Tutto quello che vuoi…sono qui per te…”
Lei aveva abbassato lo sguardo, ma quando lui pronunciò quelle ultime
parole, lo rialzò e, fissandolo intensamente da dargli un brivido giù
per la schiena, gli sorrise, con un’espressione così dolce da commuoverlo.
“Per noi…”
Angel in un primo momento non capì, poi la sentì di nuovo…
LI sentì di nuovo…
Non fu capace di pronunciare una sola parola, ma l’attirò
a sé e la baciò teneramente…Fu un bacio lungo, dolce ed
intenso, perché aveva il gusto di una nuova vita che si affacciava nelle
loro, donandogli una felicità mai provata prima…solo sognata.
Sciolti dal bacio, si abbracciarono, restando così per diversi minuti:
in quel tempo, Buffy parlò all’orecchio di Angel, sussurrandogli
mille e mille parole…
“E’ stato così…così…quando il dottore
me l’ha detto, non ci potevo credere…Io…io non sapevo come
l’avresti presa…In fondo, è successo tutto così all’improvviso…Non
ti biasimerei se tu…”
Angel si era sciolto dall’abbraccio: ora la stava guardando, fissa, e
con una mano le aveva chiuso la bocca.
Le sorrise, in modo tale da placare il suo cuore.
“Shhh…cosa dovrei dire, io, se non che sono l’uomo più
felice di questa terra? Buffy, ne siamo usciti vivi, tutto sommato ce la siamo
cavata bene e ora questo…è la più bella notizia che potessi
darmi, non ne avrai per caso dubitato, vero?”
La guardò storto, falsamente indignato, poi l’attirò a sé
per un abbraccio: stretta fra le sue braccia aveva la sola persona che aveva
mai amato, che stava bene e che aspettava un figlio da lui…
Non aveva mai neanche osato sognare una felicità pari a quella che stava
provando adesso.
E glielo disse.
Buffy si lasciò andare e pianse: era stata nervosa…Non sapeva neanche
lei perché…Sapeva che Angel l’amava, ma questo…nessuno
dei due aveva mai preso in considerazione la cosa, per ovvie ragioni…E
ora, che finalmente era tutto a posto, la tensione accumulata si scaricò
in quel pianto liberatorio.
Angel sentì che stava piangendo e la strinse ancora più forte.
“Andrà tutto bene…non temere…ora siamo insieme e questo
non cambierà mai…Ti amo…ti amo con tutto me stesso…”
Tra un singhiozzo e l’altro, Buffy si sciolse delicatamente dalle sue
braccia e lo guardò, tra una lacrima e l’altra.
“Anche io ti amo, Angel…solo il cielo sa quanto…e spero di
dimostrartelo ogni giorno, per tutti i giorni che avremo a disposizione…”
Sempre sorridendole, allungò una mano per asciugarle le lacrime.
“Allora, non piangere più…e sii felice: per te, per me…e
per nostro figlio…”
Lei annuì, poi gli diede un bacio sulle labbra, leggero e dolce come
un petalo di rosa.
“Andiamo a dirlo a Lynn? Avevo chiesto al dottore di non dirle niente
apposta…”
“Certo…sapessi com’era preoccupata per te…me ne ha dette
quattro perché continuavo ad agitarmi…”
Lei sorrise, finendo di allacciarsi le scarpe, poi lo guardò, con le
mani sui fianchi e scuotendo la testa.
“E pensare che è una persona molto paziente…devi proprio
averla esasperata…”
“Beh, diciamo solo che non stavo un attimo né zitto né fermo…Sarà
il caso che vada a farmi perdonare…tornando insieme alla mammina più
dolce che questo mondo abbia mai visto…”
Andò ad abbracciarla e, insieme, si incamminarono verso la sala d’aspetto:
appena varcarono la porta da cui Angel era sparito una ventina di minuti prima,
un urlo familiare li accolse…Anche se non poté correrle incontro,
urlò così tanto che le infermiere le raccomandarono di abbassare
la voce…erano in un ospedale, mica in un locale!
Era sulla sedia a rotelle: appena li vide, gettò sul tavolino la rivista
che stava sfogliando cercando, inutilmente, di far passare il tempo.
Allargò le braccia per accogliere Buffy, che la strinse forte.
“Che meraviglia vederti, Buffy…Eravamo così preoccupati:
nessuno ci diceva niente…e Angel mi stava facendo diventare matta! Era
incontrollabile…Credo che dovrai usare le maniere dure con lui!”
Le strizzò l’occhio, facendo un sorrisino molto ammiccante: Buffy
sorrise, poi volse lo sguardo ad Angel, facendogli cenno di andarsi a sedere
accanto a lei, proprio di fronte a Lynn.
Buffy era rimasta in silenzio, sorridente me silenziosa, mentre abbassava lo
sguardo…Angel, dal canto suo, sorrideva come se avesse appena scoperto
com’era piacevole farlo!
Lynn non ci capiva più niente…
“Insomma, ragazzi, ma che succede? Avete degli sguardi…Su, ditelo
anche a me, sto morendo dalla curiosità: che cosa è successo?”
Fu Angel a parlare.
“Diciamo che, forse, potrei avere un modo per farmi perdonare da te per
essere stato insopportabile prima…”
“Bene! Mi pare un ottimo modo per cominciare…E sarebbe…?”
La guardò per qualche attimo, sempre sorridendo, facendola strepitare
per sapere…
“Diciamo che, fra qualche mese, sarai zia…”
Tutto si sarebbe aspettata, ma non questo…
Lo dimostrò chiaramente con la sua espressione: rimase letteralmente
a bocca aperta, non sbatté neanche gli occhi…Sembrò loro
che stesse anche trattenendo il respiro…Ma durò tutto pochi attimi,
perché subito dopo, appena si fu ripresa, spalancò le braccia
e si lanciò su di loro…dovettero prenderla al volo, perché
tanta era l’enfasi che stava cadendo dalla sedia.
“Ommioddio…ommiddio…ommiddio…”
Era come se non sapesse pronunciare altre parole: era troppo felice, troppo
contenta per Buffy, per Angel…e anche per lei!
Così felice di avere due amici così felici!
Si sciolse dal loro abbraccio, per riprendersi un momento dall’emozione
che le aveva colorato il viso…Non si ricordava di essere mai stata così
felice per qualcuno!
Li guardò intensamente, poi prese loro le mani.
“Ragazzi, io davvero non so cosa dire senza sembrare banale…Ma lo
dirò lo stesso!”
Ora, qualche lacrima le stava scendendo dagli occhi, rompendo la sua voce, facendo
sentire quanto fosse l’affetto che provava per loro.
“Siete in assoluto le persone più fantastiche che abbia mia conosciuto…e
che mai conoscerò. E nessuno meglio di voi si merita tutta questa gioia…Oddio….non
vedo l’ora!!!”
Dalla serietà che si era preposta, era di nuovo sfociata nell’entusiasmo
più totale! Non poteva controllarsi, e non voleva…neanche per sogno!
“Oh, Buffy…sarai una mamma meravigliosa, la più dolce e affettuosa
del mondo…per non parlare del papà!”
Guardò Angel che guardava completamente perso la sua dolcissima ragazza…non
aveva dubbi sulla fortuna di quel bimbo in arrivo: avrebbe avuto i genitori
più amorevoli che si potessero desiderare!
“Ragazzi, bisogna festeggiare! Ma direi, prima, di cambiarci: nessun locale
ci vorrebbe, così conciati…”
“Direi che hai perfettamente ragione…Allora, siete pronte per una
zuppa di patate che rimarrà nella storia?”
Le due ragazze lo guardarono con uno sguardo che parlava da sé, ma replicarono
subito…giusto per non correre rischi.
“E ce lo chiedi? Non perdiamo altro tempo in chiacchiere e andiamo!”
Sbrigate le ultime formalità per l’uscita dall’ospedale,
dopodiché si indirizzarono verso i dormitori, dove si cambiarono abiti:
finalmente indossati vestiti puliti – e integri – andarono da Bewley’s,
dove passarono una serata rilassante, davanti ad un piatto di zuppa, contornata
da focacce al miele.
Non prima, però, di aver lasciato un messaggio per il Rettore sull’avvenuta
riuscita della loro missione: dopo tutto quello che aveva fatto per loro, era
il minimo che potessero fare loro per lui!
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Passarono alcuni giorni in cui si riposarono per riprendersi dalle ferite: ora
che la tensione era svanita, i dolori si facevano ogni giorno più presenti...non
c’era più l’adrenalina a smorzarli.
Si stavano tutti rimettendo: la steccatura alla gamba destra di Lynn non fu
più necessaria nel giro di una settimana, mentre il gesso le avrebbe
tenuto compagnia per un altro mese: ma almeno, così, poteva camminare,
anche se con l’ausilio di stampelle! Non ce la faceva più ad usare
la sedia a rotelle: le sembrava di stare impazzendo…
Così, aveva potuto riprendere le lezioni insieme ad Angel e Buffy: passavano
le loro giornate in università, tra lezioni e studio e pomeriggi passati
a parlare…del passato, ma soprattutto del futuro.
Dei piani che ognuno di loro aveva.
Lynn sapeva bene che non sarebbe passato molto tempo prima che decidessero di
tornare in America: là, Buffy aveva sua sorella e tutti i suoi amici…Ma
pur essendo felice per la sua amica, non riusciva a non essere triste: avrebbe
perso l’amica più cara che avesse mai avuto, e un amico fidato.
Cercava di non pensarci, godendo di ogni momento che stavano insieme, ma un
velo di tristezza la accompagnava sempre. Buffy se ne accorse e non si accontentò
della scusa che le offriva sempre, così cercò di indagare più
a fondo.
“Non puoi tenermi nascosto qualcosa che ti fa preoccupare…dopo tutto
quello che abbiamo passato insieme, dopo tutto quello che hai fatto per me vorrei
poterti aiutare…Che cosa c’è che non va, Lynn?”
La guardò: erano sedute sull’erba, proprio fuori dell’università.
Le lezioni erano interrotte per il pranzo, e vista la bella giornata, avevano
deciso di mangiare qualcosa fuori. Angel era appena andato a prendere dei panini,
quando Buffy notò il cipiglio dell’amica.
“Lo sai che con me puoi parlare di qualsiasi cosa…”
Lynn la guardò seria, poi abbassò lo sguardo.
“Lo so, Buffy, lo so…e proprio per questo mi è doloroso parlartene…Ma
devo, e quindi lo farò”
Si raddrizzò, schiarendosi la voce e tirandosi indietro i capelli dal
volto.
“Voglio che, quando sarete tornati in America, non vi dimentichiate che
qui avrete sempre un’amica su cui contare…So che hai tutti i tuoi
amici e tua sorella là, che ti aspettano e che non vedono sicuramente
l’ora di riabbracciarti, ma ti prego, se mai avrai bisogno di qualcosa,
non esitare a chiamarmi: arriverò da te, in qualsiasi momento…”
Buffy la guardò, commossa: sapeva che presto avrebbero dovuto andarsene
e le piangeva il cuore pensare di dover lasciare Lynn…in poco tempo, era
diventata per lei un’amica preziosa e importante, per ogni cosa…Passavano
moltissimo tempo insieme, anche con Angel e si trovavano a meraviglia con lei,
potevano parlare di tutto e senza problemi…
Sentirla parlare così, sapendo che aveva ragione, le spezzò il
cuore: anche a lei sarebbe dispiaciuto moltissimo lasciarla…
“Oh, Lynn…Di questo non devi temere: so benissimo che sarai sempre
qui, in caso di bisogno…e anche non di bisogno….Ma anche tu, devi
promettermi che qualsiasi cosa accada, non ti dimenticherai di noi: in fondo,
non siamo poi così lontani…potremmo vederci in qualche occasione
speciale…o non!”
Si guardarono ancora per qualche istante, poi si abbracciarono, piangendo qualche
lacrima ciascuno…Proprio in quel momento, la voce di Angel le riportò
con i piedi per terra.
“Ehi…che succede qui? Non siete contente di poter mangiare i più
deliziosi panini dell’università?”
Le due ragazze si sciolsero dall’abbraccio, asciugandosi i visi, poi guardarono
sospettose la borsa che aveva riportato piena di cose per il pranzo…
“Uhm….e chi te lo dice che siano così deliziosi? Se il cuoco
non ha cambiato abitudini, ci sarà sempre prosciutto e formaggio, tra
due fette di pane…”
Buffy stava sbirciando nella borsa, quando Angel le colpì affettuosamente
la mano, facendola ritirare.
“Ehi…ma la buona volontà e l’impegno del ragazzo che
ve li hanno portati non conta proprio niente? Dovrebbero bastare a renderli
i panini più buoni mai mangiati da due ragazze così carine!”
Lynn e Buffy si scambiarono un sorriso d’intesa, poi Lynn espresse i pensieri
di entrambe.
“Sì, sì…incantaci pure con i complimenti…ma
preparati: saremo due giudici incorruttibili…”
Poi vide lo sguardo che Buffy aveva lanciato ad Angel, che le stava dando un
bacio…
“Beh…almeno, io lo sarò! Anche se non posso assicurarlo della
biondina qui davanti che si è lasciata comprare da un bacio…”
Risero dello sguardo falsamente indignato della loro amica, poi anche Angel
si sedette accanto a loro per mangiare.
“Allora, di che stavate parlando quando sono arrivato?”
Buffy mandò giù il boccone che aveva addentato dal suo panino,
prima di rispondergli.
“Solo del fatto che non ci dimenticheremo l’una dell’altra:
in qualsiasi momento, in ogni occasione, saremo sempre pronte ad aiutarci…Non
permetteremo che la distanza ci faccia perdere l’amicizia…”
“Certo che no! Ma insomma…non dovrei essere io a ricordarvi che
ormai siamo nel terzo millennio e le macchine volanti, dette comunemente aeroplani,
non mancano di certo! Quindi, dove sta il problema? Perché, io, veramente,
non lo vedo…”
Buffy lo guardò compiaciuta, poi si rivolse a Lynn.
“Sai, non credevo di avere un ragazzo così perspicace…Non
trovi che sia adorabilmente acuto?”
Lynn rise e annuì, cercando di non strozzarsi con il boccone che stava
masticando.
“Decisamente acutissimo…mi complimento con te, Angel…in effetti,
non ci avevamo pensato!”
“Sì, sì…fate pure le sarcastiche quanto volete…”
Le guardò, fingendosi offeso, poi divenne serio.
“Ma è la verità: Lynn, noi ci saremo sempre, anche se avremo
un oceano in mezzo, niente potrà tenerci lontani da qui, da te, se avrai
bisogno di noi…Te lo devi ricordare”
Buffy gli strinse la mano, felice che fosse così sensibile da capire
lo stato d’animo dell’amica: anche lui gli ci si era affezionato
molto in quel breve periodo di tempo e voleva che lei non si dimenticasse quanto
la tenevano in considerazione.
Da parte sua, Lynn si commosse di nuovo, posò il panino sulla coperta
che avevano steso sul prato per asciugarsi le lacrime che stavano di nuovo bagnando
il suo volto.
“Dio…sembra che non sia capace di fare altro se non di piangere,
oggi…e sì che io non sono un tipo che si commuove facilmente…”
Li guardò, felice, poi tirò fuori dalla borsa un pacchetto, che
porse ad entrambi.
“Me lo ricorderò, ragazzi, così come farete voi: di questo
non ho dubbi…ma intanto, tenete questa, come ricordo mio e di questo periodo
che avete passato a Dublino…”
Buffy la guardò sorpresa, almeno quanto Angel…
“Lynn, non dovevi…”
“Taci! A me fa piacere, quindi non voglio sentire la minima obiezione…capito?”
Fece uno sguardo torvo, che divertì molto Buffy, perché riuscì
a sostenerlo solo per qualche istante, prima di diventare totalmente presa dal
suo regalo nella speranza che gli piacesse.
“Su aprilo…e ditemi se vi piace…
Buffy annuì, e insieme ad Angel lo scartò: era un pacchetto sottile,
abbastanza grande, che incuriosì molto Buffy: le piacevano i regali,
le erano sempre piaciuti…e del resto, a chi non piacevano?
Ma restò a bocca aperta quando ne vide il contenuto.
Una cornice con una foto: ma non era una foto qualsiasi…ritraeva
lei ed Angel, sul prato dove si trovavano ora…ma era stupenda!
Chi aveva scattato la foto era riuscito a cogliere un momento di pace assoluta,
un momento in cui l’amore che quei due ragazzi provavano l’uno per
l’altro poteva quasi essere tangibile da quanto erano intense le loro
espressioni…
Buffy era sdraiata e teneva la testa sulle ginocchia di Angel che, appoggiato ad un albero, la guardava, mentre le baciava una mano…
Si riprese abbastanza da condividere la sua sorpresa con l’amica
che, compiaciuta dell’effetto che il suo regalo aveva provocato, stava
sorridendo orgogliosa.
“Lynn…ma è stupenda…ma come…?
“Come l’ho fatta? Beh, diciamo solo che volevo farvi una sorpresa
e questa della foto mi è sembrata un’ottima idea…solo che
per essere davvero speciale, non dovevate saperlo…ecco perché mi
sono fatta prestare un teleobiettivo da un amico appassionato di fotografia!”
Li guardò e, visto che non dicevano niente, le venne un dubbio.
“Oddio, non vi sarete per caso offesi, vero? Io non intendevo…”
“Tranquilla, Lynn…scusa se siamo rimasti senza parole, ma è
la cosa più bella e più dolce a cui avresti potuto pensare! E
non sappiamo, forse, dirti veramente quanto ci piaccia! Sei un’ottima
fotografa…Se non riuscirai a sfondare come Osservatrice, hai un mestiere
nelle mani!”
Rassicurata, finì il suo panino, mentre Buffy ed Angel riponevano con
cura la foto, non vedendo l’ora di poterla appendere a casa.
Subito dopo pranzo, Lynn aveva un impegno: doveva infatti sentire il signor
Williams per mettersi d’accordo sul suo rientro in Inghilterra; Buffy
decise di sfruttare questo tempo per presentare Angel ad un’altra persona.
Si erano incamminati verso la biblioteca: lei sapeva che, a quell’ora,
Susan era lì intenta a preparare una tesina per il corso di lingue antiche.
Arrivarono davanti alla grande porta in legno massiccio, finemente intagliato
che dava accesso alla biblioteca.
Buffy si girò, restando di fronte ad Angel.
“Ok, tu aspettami qui: vado a vedere se Susan è dentro…”
Si alzò in punta di piedi per dargli un bacio, poi sparì dietro
la grande porta; Angel rimase qualche secondo fermo, poi prese ad osservare
i quadri che c’erano appesi alle pareti: riproduzioni d’epoca della
città e del college.
I passi di Buffy risuonavano nella grande sala: c’erano
pochi studenti…Con il bel tempo, diminuivano sensibilmente le presenze
dopo pranzo nella biblioteca. Comunque, dovette solo perlustrare due salette
situate lateralmente per trovare la sua amica: Susan era semi nascosta da una
pila di libri che aveva davanti a sé, intenta a prendere appunti per
la sua tesina.
Quando le si avvicinò per chiamarla, la fece sobbalzare a tal modo che
alcuni libri caddero sul tavolo, provocando un rumore che infastidì altri
studenti, che guardarono male Buffy e Susan.
“Oh mio Dio, Buffy! Non ti avevo vista arrivare! Come mai qui…senza
libri?”
Buffy le si sedette accanto e parlò con voce molto bassa, per cercare
di non peggiorare la sua situazione dacché era entrata.
“Scusa, non volevo spaventarti…davvero…E’ solo che volevo
presentarti una persona e volevo farlo subito! So che hai la tua tesina, ma
speravo che per dieci minuti potessi soprassedere…”
Susan guardò i libri davanti a sé, poi sorrise verso Buffy.
“Sai che ti dico? Che una pausa ci sta bene adesso! Tanto più se
in tua compagnia! E poi, chi è che vorresti farmi conoscere?”
Sorrise, enigmatica, non dicendole niente, ma prendendola sotto braccio e indirizzandosi
con lei verso l’uscita.
Appena varcarono la soglia e furono in corridoio, Buffy vide
che Angel si era seduto su una delle sedie che erano poste lungo il muro del
corridoio: lui, appena le vide uscire, si alzò e andò loro incontro.
Così, furono Buffy di fianco a Susan, entrambe di fronte ad Angel.
“Susan, ti presento Angel…il ragazzo di cui ti ho parlato…Angel,
questa è Susan, una mia amica”
Susan era rimasta a bocca aperta: era frastornata…da quello che le aveva
raccontato, doveva trovarsi a Los Angeles, a lavorare e a condurre una vita
sua…così come avevano deciso insieme.
“E’ un vero piacere conoscerti, Susan…Buffy mi ha parlato
molto di te…”
“Piacere mio…In effetti, anche lei mi ha parlato molto di te, credimi…ma
io credevo che tu fossi a L.A. …”
Buffy sorrise, stringendole ancora di più il braccio.
“Sì ma poi è successa una cosa incredibile: ho scoperto
che anche lui era partito per cercare qualcosa che gli desse quella pace che
gli mancava…come me…”
“E vi siete ritrovati qui? Senza sapere che c’era anche l’altro?
Beh, ragazzi, non so voi, ma io questo lo chiamo destino…e con la D maiuscola!”
Angel e Buffy sorrisero, annuendo felici…Fu però lui a parlare.
“Hai ragione: davanti a queste cose non si può non arrendersi…e
io non l’ho mai fatto così piacevolmente, te lo posso assicurare!”
“Beh, ragazzi, direi che allora bisogna festeggiare! Che ne dite di una
granita per cercare di sconfiggere il caldo?”
Buffy abbracciò Angel più forte che poté.
“Dire che è un’ottima idea!”
Durante questo break, misero al corrente Susan che avrebbero fatto ritorno in America molto presto…in tre…probabilmente entro una decina di giorni. Lei fu felice per loro, mentre ci rimase molto male, perché si trovava bene con Buffy, anche se non si conoscevano molto, ma si fece promettere che si sarebbero tenute in contatto…aggiornandosi sulle rispettive vite.
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Dopo avergli presentato Susan, andarono a sedersi all’ombra dei grandi
alberi che fronteggiavano l’università.
Stesi uno accanto all’altro, a guardare il sole filtrare tra le fronde
degli alberi, stavano parlando di come rimettersi in contatto con le rispettive
famiglie e amici.
“Come posso semplicemente telefonare? Sono quattro mesi che non mi faccio
viva e non posso alzare il telefono e dire semplicemente ‘Ciao, sono Buffy…’…Non
funziona così…”
“E come allora? Ragiona: non stanno aspettando altro da quando sei partita,
probabilmente…Avranno capito perché sei dovuta andare via e nessuno
ce l’avrà con te, se è di questo che hai paura: né
Dawn, né Giles né i tuoi amici…tutti loro ti vogliono bene
e ti capiranno…”
“Sì ma…”
“Ma cosa? Buffy, se vorrai ti starò accanto, ma devi telefonare…non
puoi rimandare ancora…Abbiamo l’aereo tra una settimana: non puoi
farti trovare fuori dalla porta così, all’improvviso…non
credi?”
Lei lo guardò pensierosa…Non ne era così convinta.
“E perché no, scusa? Sarebbe molto meglio…”
Angel la guardò, ma non disse niente….sembrava che non gli riuscisse
di smuoverla dalla sua decisione: lei si sentì un po’ colpevole
per quell’ostracismo…forse, perché in fondo sapeva che lui
aveva ragione.
Alzò gli occhi al cielo e poi parlò con voce rassegnata…ma
più che voce, fu quasi un sussurrò.
“Ok, ok…hai ragione: devo telefonare…ma tu sarai con me, vero?
Ho bisogno della tua forza…”
Lui le sorrise e l’aiutò ad alzarsi.
“Allora, andiamo, prima che cambi idea…ti accompagno”
Quando furono in camera di Buffy, si sedettero entrambi in prossimità
del telefono, uno accanto all’altro, poi – con mano tremante –
compose il numero.
Tra sé e sé quasi sperò che non ci fosse nessuno in casa:
se lì erano le cinque del pomeriggio, a Sunnydale dovevano essere le
nove di mattina…
Con sua grande sorpresa una vocina squillante rispose, dopo qualche squillo.
“Pronto?”
Per fortuna, era stata Tara a rispondere: anche se non la conosceva poi così
bene, sapeva che era una brava ragazza, di cui ci si poteva fidare e, soprattutto,
che non avrebbe dato in escandescenze se l’avesse sentita al telefono.
“Tara, ciao, sono io, Buffy…Prima che dici qualcosa, mi sai dire
se Dawn è in casa?”
Ci fu un attimo di silenzio, tanto che credette che fosse caduta la linea…invece,
dopo alcuni secondi, sentì che le stava rispondendo.
“Ciao…E’ bello sentirti. No, Dawnie è a scuola, ma
Willow è di sopra…te la chiamo?”
“Sì, grazie…state tutti bene, vero?”
Sentì la preoccupazione nella sua voce e il suo tono fu calmo e gentile.
“Sì, stai tranquilla: anche se eravamo preoccupati, stiamo tutti
bene…Aspetta, che vado a chiamare Will…Ciao…”
“Ciao e grazie…”
Sentì che riponeva il telefono sul mobile, poi l’eco di alcuni
passi, fino a che la sua voce che chiamava l’amica, chiaramente al piano
di sopra: sentì anche che qualcuno si precipitava giù per le scale,
e riprendeva la cornetta in mano.
“Buffy, sei veramente tu?”
“Sì, Will, sono io…”
Improvvisamente, ebbe la vista offuscata dalle lacrime: lacrime per il senso
di colpa, per la nostalgia, per l’affetto che provava per tutti loro che
aveva lasciato a casa, senza far sapere nulla di lei…
Non avrebbe mai voluto dare preoccupazioni o dolore a quelli che rappresentavano
la sua famiglia, ma non aveva avuto altra scelta.
“O mio Dio…Buffy…”
Sentì che anche l’amica non era riuscita a trattenersi dal piangere.
Per qualche secondo, nessuna delle due disse una parola, finché Buffy
non riprese il controllo di sé abbastanza da parlare.
“Mi dispiace tanto, Will…non volevo farvi preoccupare così,
non darvi notizie per così tanto tempo, ma sono successe tante cose,
così tante…”
Willow tirò su dal naso, ricacciò indietro anche le ultime lacrime,
prima di risponderle.
“Non ci pensare: avrai avuto le tue buone ragioni…Basta sapere che
stai bene e che tornerai…perché tornerai, vero?”
L’urgenza della sua voce le aveva intenerito il cuore: le voleva così
bene, non avrebbe potuto sperare di avere amica migliore, durante tutti questi
anni...Le era sempre stata accanto, e lei più degli altri, l’aveva
capita.
“Sì, Will, tornerò: ho l’aereo fra una settimana esatta
ma…”
Strinse la mano di Angel, che non gliela aveva lasciata per un solo attimo dall’inizio
della telefonata.
Willow era rimasta in attesa…e poteva percepire la sua curiosità,
anche se erano a migliaia di miglia di distanza.
“Ma non sarò sola…Avrai una sorpresa quando verrete a prendermi”
“Angel?”
Buffy restò senza parole…Come diavolo faceva a saperlo?
Guardò Angel a fianco a lei con aria interrogativa e lui non ci capì
niente: non immaginava la confusione che stava attraversando Buffy.
“Will, ma come fai a…?”
“Saperlo?”
Finì per lei. Le sembrò di vederla sorridere, con quell’espressione
di bimba orgogliosa che ha fatto qualcosa di bello che vuol mostrare ai grandi…Immagine
che la fece sorridere a sua volta.
“Beh, diciamo che ho tirato ad indovinare…se aggiungi che anche
Angel è sparito da quattro mesi abbondanti come te…e poi, hai la
voce troppo felice, e solo Angel può averti reso così…”
“Così come?”
“Raggiante! Comunque, mi spiegherai tutto quando arriverete: verrò
a prendervi io…Se vuoi, potremo anche fare una sorpresa agli altri…Sarebbe
bello!”
Ci pensò su un attimo, poi decise che non era male, come progetto.
“Va bene, allora, noi arriveremo alle dieci di mattina, martedì
prossimo…Ci vediamo all’aeroporto, d’accordo?”
“Benissimo! Non vedo l’ora di rivedervi! Salutaci Angel e a presto!”
“Va bene…Ciao”
Appena riattaccò la cornetta, si volse verso Angel e gli fece dono del
sorriso più radioso che avesse mai visto.
“Allora, era così difficile?”
Lo strinse forte a sé, godendo della sua presenza, prima di rispondergli.
“No, no…avevi ragione…E’ stato meraviglioso! Willow
è sempre adorabile…Faremo una sorpresa agli altri: ci verrà
a prendere lei…”
“E perché hai fatto una faccia così allibita, prima?”
“Beh, perché sapeva che sarei tornata con te, senza che io glielo
dicessi…”
Angel sorrise, stupito di quanto fosse sensibile Will…e di quanto la conoscesse.
“Di sicuro, avrà sentito quanto eri felice e serena…”
Lo guardò negli occhi: la stupì sentirgli dire le stesse cose
di Will.
“E’ la stessa cosa che mi ha detto lei: ha detto che solo tu avresti
potuto rendermi così raggiante…”
Lui le sorrise, stringendola di nuovo a lui.
“Lo vedi? Devo proprio starti vicino….per sempre…”
“Uhm…terribile…”
“Già…”
Tutto fu subito dimenticato: Sunnydale, il viaggio, i preparativi…
Ora, c’erano solo loro due, un uomo e una donna che si amavano.
Ora, c’erano solo i loro baci a fargli compagnia…
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L’ultima settimana in Irlanda passò veloce come un temporale estivo:
purtroppo, non avevano fatto in tempo ad abituarsi all’idea, che già
si ritrovarono all’aeroporto, ad abbracciare Lynn.
Né lei né Buffy riuscirono a trattenere le lacrime.
Si stavano abbracciando, piangendo come se non dovessero vedersi mai più…
Lynn cercò di riaversi un poco, almeno da riuscire a parlare.
“Ok, ok…diamoci un po’ di contegno: in fondo, tu sei la Cacciatrice
ed io una futura Osservatrice! Mi raccomando, chiamatemi appena arrivate, e
cercate di vivere questa vita che vi è stata donata con tutta l’intensità
del vostro amore…Fatelo anche per me, va bene?”
Buffy si asciugò le lacrime, anche se parlò con la voce rotta
dall’emozione…In così poco tempo, Lynn era riuscita a divenire
parte della sua vita come se la conoscesse da anni, invece che da un paio di
mesi.
“Puoi starne certa, Lynn, non ci perderemo neanche un attimo…Però,
promettimi che verrai quando nascerà il bimbo, va bene?”
Lynn sgranò gli occhi, fingendosi indignata.
“E come potrei mancare? Sono o no la sua zia irlandese? Vuoi per caso
che mi manchi la nascita del mio primo nipotino? Neanche per sogno! Fatemi solo
sapere per quando devo prenotare il primo aereo per l’America!”
La guardò, con un sorriso e niente più lacrime.
Poi guardò Angel, con altrettanto affetto.
“E tu…stai attento che se non renderai questa ragazza la più
felice del mondo intero, dovrai vedertela con me, capito?”
Parlando, gli aveva puntato un dito contro, che non aveva smesso di agitare
per tutto il suo discorso.
Angel si finse terrorizzato, poi le sorrise, abbracciandola.
“Ci puoi contare…e poi, con una minaccia del genere, non voglio
certo rischiare di incorrere nella tua ira!”
Si guardarono negli occhi.
“Molto bene, vedo che impari presto….Allora, ragazzi, fate buon
viaggio e cercate di stare attenti…Sempre”
Venne chiamato l’imbarco per il volo diretto a Los Angeles, che faceva
scalo anche a Sunnydale. Buffy diede un ultimo abbraccio a Lynn, dopodiché
le fece anche lei le ultime raccomandazioni.
“Stai tranquilla. Però, anche tu, cerca di non immischiarti più
in cose troppo pericolose…Vuoi diventare Osservatrice, no? E mi raccomando,
facci sapere quando lo diventerai…Voglio la foto, non te ne scordare!”
“Buffy, dobbiamo andare…”
Avevano fatto l’ultima chiamata per il loro volo e questa volta, fu l’addio
vero: Lynn stette a guardarli andare verso il check in, e poi sparire nell’uscita
per l’aereo.
All’ultimo, però, Buffy si girò, e la salutò con
la mano: lei più di altri, sapeva quanto era doloroso separarsi da qualcuno
senza che questa si girasse per un ultimo saluto…e non voleva dare questo
tipo di dolore alla sua amica. E lei gliene fu riconoscente: la salutò
con la mano, augurandole ogni bene possibile, e piangendo ancora qualche lacrima…anche
se aveva promesso a se stessa che non ne avrebbe più pianto.
Rimase accanto alla vetrata fino a che l’aereo non decollò, immaginando
di vederli, seduti ai loro posti, felici della presenza dell’altro tanto
da non riuscire nemmeno a parlare.
Seguì con lo sguardo il decollo e anche dopo, finché non sparì
nel cielo…Si augurò che la vita riservasse solo cose positive a
quei due ragazzi: ne avevano già passate troppe ed ora era tempo di ricevere
solo gioia e felicità.
CAPITOLO IX
Il volo fu una delle esperienze più entusiasmanti che potessero condividere:
per Angel era la prima volta…e non aveva mai neanche sognato di volare.
L’avvento di queste macchine aveva ancora per lui un che di fantastico
ed incredibile.
Fare, poi, un volo insieme a Buffy era stato ancora più elettrizzante:
non smise un attimo di guardare fuori dal finestrino, indicandole ora una nuvola
che aveva una forma strana ora una città che potevano vedere…Poi,
parlarono, parlarono molto, praticamente sempre, di ogni cosa: ma soprattutto,
parlarono della loro vita insieme. Ora che sarebbero tornati, lei incinta e
lui umano, sarebbe tornato a Sunnydale con lei e avrebbero vissuto insieme.
Con Dawn, naturalmente.
La Angel Investigations poteva benissimo restare nelle mani di Wesley e degli
altri, se volevano: altrimenti, potevano farne quello che più desideravano.
Lui avrebbe trovato lavoro a Sunnydale e avrebbe aiutato Buffy in qualsiasi
cosa: ora che era incinta, avrebbe dovuto stare molto più attenta nella
caccia. Era sicuro che, una volta messo al corrente, anche il signor Giles sarebbe
stato d’accordo.
“Ti prego…me ne sono andata per cercare di prendere nuovamente in
mano le redini della mia vita: ora, mi tratteranno ancora più con i guanti…e
mi soffocheranno di attenzioni…”
“E io sarò il primo. Buffy, tu aspetti mio figlio: non voglio che
nessuno dei due corra rischi inutili. So che sei la Cacciatrice e non voglio
impedirti nulla, ma devi promettermi che starai attenta”
La guardò serio, quasi triste.
“Ti ho appena ritrovato…non voglio perderti…per nessun motivo…Mai”
Lei fu toccata dalle sue parole: sapeva che pensava solo al suo – loro
– bene….e che la amava profondamente…e non si risentì
per questa iper protezione che iniziava a dimostrarle…anzi, da parte sua,
le faceva particolarmente piacere, ne era lusingata.
“Non ti devi preoccupare: dopo di te, la cosa più importante, e
che verrà sempre davanti a tutto e tutti, è il nostro bimbo. Non
correrò mai pericoli che lo possano mettere a rischio: di questo devi
stare tranquillo. Sai, non sei solo tu ad amarlo già, con tutto te stesso…”
Si era portata una mano al grembo…poi, con un sorriso, la ritrasse, leggermente
arrossita.
Lui l’aveva guardata con uno sguardo pieno di affetto…
“Lo so, lo so che è presto…ma ora che lo sappiamo è
come se potessi già sentirlo…E’ come se mi desse un’energia
particolare…”
“Lo so, ti capisco…sai, io…”
Aveva distolto lo sguardo dagli occhi di lei, per fissarsi le mani, incuriosendola
ancora di più.
“Tu cosa?”
Con gli occhi lo supplicava di spiegarle…e alla fine, la accontentò.
“Io l’ho sentito…prima di entrare nella camera in ospedale
dove tu mi stavi aspettando…Ho sentito te e poi ho sentito anche…qualcun
altro…nostro figlio…Forte come la madre, e altrettanto dolce al
mio cuore”
Le si riempirono gli occhi di lacrime di amore: era così dolce ed intenso
allo stesso tempo…E ora, tutto ciò si univa alla tenerezza per
il periodo che avrebbero vissuto…
Non dissero più niente, ma tenendosi per mano, passarono le ultime ore
del volo cercando di riposare e finendo di definire i piani per il prossimo
futuro.
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L’aereo atterrò in perfetto orario.
Non dovettero nemmeno andare a recuperare il bagaglio visto che avevano solo
un borsone per uno che avevano portato come bagaglio a mano: sia all’andata
che al ritorno, avevano viaggiato leggeri.
Era una mattina molto affollata all’aeroporto di Sunnydale: dovette passare
una buona mezz’ora prima che riuscissero ad uscire e a raggiungere, così,
la sala dove gli amici e i parenti stavano aspettando i viaggiatori.
Buffy stava cercando con gli occhi Willow, ma tra tutta quella gente non era
facile: continuamente, aveva davanti a sé persone che si abbracciavano
e si ritrovavano, impedendogli così di vedere alcunché.
Poi Angel le strinse più forte la mano: seguendo il suo sguardo, indirizzò
i suoi occhi verso sinistra dove, appena una famigliola si fu spostata, apparve
Will, immobile e dall’espressione indecifrabile.
Buffy restò ferma anche lei: per alcuni brevi momenti si fissarono…Solo
pochi metri le separavano, metri che furono divorati da entrambe in pochi secondi:
Buffy lasciò cadere a terra il suo borsone per andare incontro a Willow.
Arrivarono ad essere a pochi centimetri di distanza…si fissarono con un
sorrisetto sulle labbra, dopodiché si abbracciarono…Non una parola
fu detta, non una singola sillaba: in quell’abbraccio c’era tutto,
tutto quello che dovevano dirsi, e non dirsi, anche…
Con un ultima stretta si sciolsero l’una dall’altra e Buffy si rese
conto che Angel le aveva raggiunte. Lo guardò, sorridente, poi tornò
con lo sguardo a Will, che era rimasta a fissarli, incredula.
Lei lo notò e le prese le mani.
“E’ una lunga storia, Will…che ne dici se iniziamo a raccontartela
in macchina?”
Senza togliere gli occhi di dosso ad Angel, la prese sotto braccio e li condusse
verso il bar dell’aeroporto.
“Direi che prima non stonerebbe un bel caffè…sai, non so
te, ma io mi devo riprendere…”
Fu così che, davanti ad una tazza di caffè fumante,
Buffy ed Angel iniziarono a spiegare a Will quello che era successo in quei
quattro mesi: di come si erano ritrovati entrambi in Irlanda, senza sapere che
l’altro era sotto lo stesso cielo.
La loro amica li stava ad ascoltare seria, sgranando gli occhi ad ogni colpo
di scena, e non dicendo nemmeno una parola: in quarantacinque minuti, riuscirono
a condensare tutte le loro avventure oltreoceano. Solo quando finirono di parlare
Willow fece loro alcune domande.
“Credo di essermi persa un solo passaggio…almeno per ora…Sei
diventato umano per volontà dei Poteri che Sono…cioè, loro
ti hanno dato questa possibilità e tu sei riuscito a dimostrarti degno…Ed
è sicuro che sarà permanente, quindi, niente sotterfugi o inganni?”
“No, da quello che mi ha detto Adele…cioè, l’emissario
dei Poteri…sarà per sempre. Niente inganni o roba simile”
Guardò Buffy con lo sguardo finalmente sereno.
“Questa volta è per sempre”
Willow era appoggiata con i gomiti al tavolino, e con le mani si stava tenendo
il viso, incantato nel vedere quanto era serena e felice Buffy…Non l’aveva
mai vista così, neanche quando la sua relazione con Angel sembrava andare
bene, nonostante le complicanze implicite nella sua natura di vampiro.
No.
Ora si rendeva conto che non l’aveva mai vista realmente
né felice né serena: tutte le volte che l’aveva creduto,
era stato tutto frutto dello sforzo di Buffy di non far pesare il suo stato
d’animo ai suoi amici…alla sua famiglia. Solo ora si rendeva conto
di quanto doveva esser stato difficile per lei, quasi impossibile, andare avanti
come se nulla fosse…ma tenendosi dentro tutta questa infelicità,
tutto questo amore. Ora più che mai, era orgogliosa di lei: e non perché
era la Cacciatrice, non perché salvava il mondo, ma perché era
riuscita a ritrovare il suo amore, riunendosi ad Angel.
“Ragazzi…non ho parole per dirvi quanto…quanto…”
Buffy sorrise e la precedette.
“Sei felice per noi?”
Will sgranò gli occhi e la indicò con l’indice.
“Esattamente! Non avrei saputo dirlo con parole migliori!”
Li guardò, sempre sorridente.
“Ma ora è meglio tornare a casa…Non vedo l’ora di vedere
la faccia degli altri, ma soprattutto del signor Giles…”
*********************************************************
Arrivarono a casa poco prima di mezzogiorno. Nessuno era ancora rientrato dall’università,
né dal negozio né dalla scuola.
“Bene, siamo soli…Avete il tempo di portare la vostra roba di sopra
e, se volete, anche di farvi una doccia…Io, intanto, preparo qualcosa
da mangiare…per tutti! La prima ad arrivare sarà Tara fra dieci
minuti circa, mentre Dawn arriverà solamente alle tre: oggi finisce prima…”
“E gli altri?”
Buffy voleva sapere quando ognuno di loro sarebbe arrivato…voleva esserci,
per tutti i suoi amici…e naturalmente, per la sua sorellina.
“Beh, oggi è martedì: Xander, Anya e il signor Giles arriveranno
fra tre quarti d’ora…”
“Bene: allora, ci sbrigheremo!”
Salirono di sopra, portandosi dietro anche i borsoni, mentre Willow sparì
in cucina.
Mentre Buffy disfava i bagagli, Angel si era fatto una doccia:
mentre era ancora in bagno, Buffy gli stava parlando, cercando di pensare a
come avrebbero reagito i suoi amici.
“So che ne abbiamo già parlato, ma dopo tutto questo tempo…e
se loro…?”
Angel sbucò dal bagno con l’accappatoio indosso, ancora con i capelli
bagnati, portandosi dietro un profumo irresistibile…che fece perdere la
concentrazione a Buffy.
“Loro cosa? Secondo me non dovresti preoccuparti…vedrai andrà
tutto bene”
Le stava davanti, cercando di non bagnare troppo il pavimento: lei lo guardava,
completamente persa…dimentica di tutto. E tutti.
“Scusa? Dicevi qualcosa?”
Lui le rivolse uno sguardo indagatore, poi le si avvicinò ancora, tanto
da abbracciarla e stringerla a sé.
“Acqua passata…ma sarà meglio che tu vada a farti la doccia,
o non riuscirai ad esserci per quando inizieranno ad arrivare”
Buffy sgranò gli occhi e spalancò la bocca, come se solo in quel
preciso istante avesse realizzato che aveva pochissimo tempo.
“Oh mio Dio…ma che ore sono? Vado…e tu…”
Era scappata anche se, appena giunta sulla porta, si era voltata, additandolo
con aria falsamente minacciosa.
“Tu…vedi di farti trovare pronto o dovrai incorrere nelle ire di
una Cacciatrice particolarmente arrabbiata!”
“Non sia mai!”
Angel si era ‘arreso’ alzando le mani e disarmandola con un sorriso
conquistatore: ma ormai, aveva più ben poco lavoro da fare…
Il suo cuore l’aveva già conquistato.
Una volta per tutte.
Fece incredibilmente presto a fare la doccia.
Ci mise di più, invece, a rivestirsi, dato che la presenza di Angel non
le facilitava certo le cose…In qualche modo, però, ce la fecero,
e mezz’ora dopo essere arrivati, si presentarono in soggiorno dove, restando
in silenzio, si accorsero che Will – in cucina – stava parlando
con Tara.
Silenziosamente, le arrivarono alle spalle e la salutarono, facendola sussultare.
“Ciao Tara, è bello rivederti”
Tara si girò di scatto, guardando prima Buffy, poi non riuscì
a staccare gli occhi da Angel: la luce del sole lo illuminava tutto e questa
cosa decisamente la sconvolgeva!
Si girò verso Willow che la guardava con aria colpevole.
“Scusami…ma non ho potuto dirti niente…Avevamo deciso di fare
una sorpresa a tutti…compresa te…”
Tara non tardò a sorriderle.
“Direi che ci siete riusciti! Buffy è meraviglioso rivederti…e
anche Angel: immagino che ci siano delle novità…”
Era andata ad abbracciarli: questa sensazione di essere finalmente nel posto
giusto al momento giusto andava rafforzandosi ogni secondo di più, per
Buffy, che guardò Tara con un sorriso da chi ha in serbo meraviglie.
“Non immagini quante!”
Si sedettero, parlando degli ultimi fatti accaduti in quel di Sunnydale, mentre
rinviarono le spiegazioni e i racconti di quello che era successo loro a quando
sarebbero arrivati anche gli altri.
A questo punto, Willow ricordò a tutti che mancavano solamente pochi
minuti prima che arrivassero.
“Bene…direi allora di spostarci in soggiorno…”
Stavano a mezza strada, quando bussarono alla porta.
Will si immobilizzò, guardando con occhi sbarrati Buffy.
Tara la prese per mano e la condusse sul divano, mentre Buffy stringeva la mano
di Angel, da cui lui poté capire – di nuovo – tutta la sua
agitazione e preoccupazione. Si abbassò a sussurrarle alcune parole all’orecchio.
“Stai tranquilla…andrà tutto bene: ricordati, stanno tutti
aspettando che torni…Solo questo…”
Lei lo guardò riconoscente, poi andarono alla porta, dove il bussare
si era andato ripetendosi: stette per alcuni secondi ad osservare la maniglia,
poi dopo un bel sospiro, la afferrò e l’aprì, trovandosi
davanti il signor Giles, Xander ed Anya. Ognuno di loro aveva delle carte in
mano, e alcune borse nelle quali stavano cercando qualcosa, ma ogni loro attività
fu interrotta e subito dimenticata quando videro chi c’era ad aspettarli.
Visto che nessuno diceva niente, Buffy pensò di fare la prima mossa.
“Signor Giles…ragazzi…E’ bello rivedervi…”
Lentamente, si ripresero dallo shock che avevano avuto: Xander e Anya si fecero
avanti, per abbracciarla.
“Bello, dici…Io direi che è meraviglioso! Ben tornata…”
Il tono entusiastico di Xander andò scemando quando vide chi c’era
dietro la sua amica appena ritrovata…e capì al volo perché
sembrava essere così felice: Angel era davanti a lui, in pieno giorno…
Non ci voleva certo un genio per fare uno più uno.
“Angel…”
Decise di accantonare per un attimo tutte le cose che avrebbe voluto dirgli,
per aspettare qualche chiarimento…Con Anya andò a raggiungere le
altre in soggiorno, lasciando al signor Giles il tempo di riprendersi.
Era ancora davanti a Buffy, ma finalmente si era deciso ad entrare: aveva visto
così che c’era anche Angel…Il suo volto si corrugò
un poco, ma riuscì lo stesso a dire qualcosa.
“Buffy…Sono…sono felice di rivederti…”
Finalmente, riprese a respirare: non avrebbe mai creduto che sarebbe stato così
difficile affrontare di nuovo tutti quanti!
“Anch’io, davvero…Ho…”
Guardò Angel, poi si corresse.
“Abbiamo tante cose da raccontarvi…tante novità…”
“Già…già, immagino…”
“Oh no, lei non immagina neanche lontanamente cosa…”
Non era riuscita né a finire la frase né a fare strada ai due
uomini in soggiorno, perché Giles fece cadere di mano tutte le carte
e la borsa che aveva e con un passo le si avvicinò e l’abbracciò.
Tale fu il suo stupore che non riuscì a dire nulla…
Nulla…
In quell’abbraccio c’era tutto il dolore provato, tutta l’ansia accumulata e tutto il sollievo che, finalmente, scacciava via l’oppressione dal suo cuore.
Le parole non servivano: Buffy ricambiò il gesto e fu
sufficiente così.
Così com’era cominciato, finì, e dopo un breve momento di
imbarazzo, Giles riprese il controllo di sé.
“Bene…molto bene…direi di…di andare in soggiorno…che
ne dite?”
E con un sorrisetto imbarazzato, si avviò prima di loro.
Buffy lo stette a guardare con tanta gioia che la mano di Angel che afferrava
la sua la fece sussultare.
Ma la sua voce la cullò, in quel momento perfetto.
“Hai visto? Tutto è andato bene…e d’ora in avanti andrà
solo che meglio”
“Sì…hai ragione…Andiamo”
Lei annuì e, tenendosi sempre per mano, raggiunsero gli altri.
Tutta la tensione che all’inizio ci fu, sparì nel
corso del pranzo.
Dopo essersi riuniti tutti in soggiorno, infatti, decisero che sarebbe stato
meglio continuare a parlare davanti a qualcosa da mangiare.
Buffy spiegò tutto quello che avevano passato da quando erano partiti
dalle rispettive città: tutto, fino alle ultime vicissitudini con i Seguaci
di Frayryth e Frayryth stessa. Giles ne sembrò molto interessato, e anche
in questa occasione prevalse la sua natura di studioso. Avevano finito di mangiare
e ora stavano seduti intorno al tavolo a parlare.
“I Seguaci, hai detto? Ho letto praticamente tutto quello che esiste,
ed è davvero poco…Ma dimmi, com’era Frayryth? Hai detto di
averla affrontata, ma da quello che so nessun essere umano l’ha mai fatto
senza perdere la vita…”
Buffy abbassò lo sguardo, tornando per un attimo a quel terribile momento….quando
pensava che tutto quello che aveva sempre cercato e finalmente trovato fosse
andato perso per sempre.
Angel le prese la mano, sapendo quanto ancora la toccasse quell’episodio,
e parlò lui per lei.
“E’ stato proprio così, infatti…Anche se è vero
che Buffy ha iniziato il combattimento, io l’ho finito…e con esso
Frayryth…”
Giles ne fu turbato: ogni sua conoscenza veniva messa in forse da quanto gli
stava raccontando.
“Ma…ma come può essere? Tu sei qui…vivo, a quanto pare…”
Un sorriso passò sul suo volto, rendendolo ancor più grato di
tutto quello che era successo dopo.
“Sì, ora lo sono, ma non dopo aver vinto Frayryth…Lei stava
per attaccare Buffy con un fascio di energia e io…beh, io mi ci sono messo
in mezzo, assorbendolo e gettandomi in lei, poco prima di…”
“…Morire”
Giles finì per lui.
Ora lo stava guardando con occhi nuovi.
Era come se si fosse accesa una luce nuova con cui poteva guardarlo ‘veramente’…e finalmente, il velo di rancore che aveva celato il suo vero io si dissolse come neve al sole.
Non disse più un’altra parola, ma si alzò
dal suo posto e andò di fianco ad Angel, che si alzò non appena
gli fu vicino: non gli diede modo di parlare, ma lo abbracciò.
Fu un abbraccio veloce, ma sincero e riconoscente.
E non ci fu imbarazzo, ma solo rispetto.
Lo prese per le spalle e lo fissò intensamente negli
occhi.
“Sei davvero un uomo eccezionale…Infinite volte hai dato prova di
coraggio, ma mai – mai – penso come in quel momento, quando hai
donato la tua vita per Buffy…E’ davvero fortunata, e spero che vorrai
fare anche di me un uomo altrettanto fortunato, permettendomi di diventare tuo
amico”
Angel sorrise, chiaramente impressionato da quel discorso: stimava molto Giles,
era una persona onesta, che aveva a cuore il bene di Buffy più di ogni
altra cosa…e per questo, si era conquistato il suo rispetto. Quindi, fu
con molta gioia che annuì, e gli porse la mano.
“Ne sarò onorato, signore, e molto, molto felice”
Giles strinse la sua mano energicamente, e poi sorrise.
“Bene…bene…ma niente signore, per l’amor del cielo…solo
Rupert”
Buffy era rimasta a guardare la scena con occhi sognanti, incapace di muovere
anche un solo muscolo per paura di rovinare tutto: ma ora che finalmente, almeno
tra loro due, le cose erano chiarite, si alzò e li raggiunse.
“Ehi…come sarebbe a dire ‘solo Rupert’? Noi ci conosciamo
da quanto, sei anni? Non le pare un trattamento di sfiducia…in fondo,
sono la sua Cacciatrice…”
Lo guardò con il broncio, poi, mutando l’espressione in sorriso
innocente, aggiunse ancora qualcosa.
“Eppure, suona così bene Rupert…Lo sa che ha un nome molto
musicale?”
Giles, ignorando a forza la sua allusione, la ignorò, liquidandola con
poche parole.
“No…davvero non lo sapevo: ma lo preferisco così, senza strani
suoni…Sì, signor Giles suona proprio bene!”
E infilatosi le mani in tasca, fece strada agli altri nuovamente in soggiorno,
dove avrebbero aspettato l’arrivo di Dawn: per quel momento, Buffy ed
Angel avevano deciso di tenere la novità più bella e importante…sperando
che sarebbe stata accolta con altrettanta gioia.
Ma fino a quel momento, c’erano altre cose da affrontare, non meno importanti
o meno preoccupanti, specialmente per Angel: ora che Giles l’aveva accolto
bene, un peso era stato tolto dal suo cuore, ma ce ne era ancora uno, e molto
pesante…Xander.
*********************************************************
Non erano mai stati amici, principalmente a causa di Buffy: a Xander non stava
bene che la ragazza per cui aveva una cotta - che per lungo tempo gli aveva
fatto patire ogni pena possibile - morisse dietro ad un vampiro che sembrava
capace solamente di spezzarle il cuore…e di uccidere i suoi amici.
E questo fatto aveva dato molto da pensare ad Angel: anche durante il volo,
tutte le rassicurazioni di Buffy a riguardo non gli servirono a scacciare un
brutto presentimento…Sperava di sbagliarsi.
Mentre gli altri seguirono Giles, Angel trattenne Xander per un braccio, con
la chiara intenzione di parlargli, e lui restò, anche se non aveva l’aria
particolarmente felice.
Quando restarono soli – e dopo che lo sguardo di Buffy lo abbandonò
definitivamente – Angel iniziò a parlare, sperando di riuscire
a spiegarsi sufficientemente bene.
“Lo so che io e te non siamo mai stati grandi amici…anche quando
le cose andavano bene…relativamente bene…”
“Cioè quando non ammazzavi i nostri amici?”
Angel incassò: sapeva di doverlo fare e lo avrebbe fatto finché
ce ne sarebbe stato bisogno…Non voleva che Buffy dovesse perdere degli
amici a causa sua, non lo avrebbe permesso.
“Hai tutte le ragioni del mondo ad avercela con me…Ma tu sai che
non ho potuto fare niente contro…contro Angelus…e Dio solo sa quante
volte avrei preferito morire piuttosto di aver causato tutto quel dolore…”
Xander si stava accalorando: chiaramente, doveva sputargli contro tutto l’odio
e il rancore e il disprezzo che aveva accumulato durante tutti quegli anni.
Anche se sentiva che non era giusto.
Anche se sentiva che non se lo meritava.
Anche se avrebbe ferito Buffy.
Camminava avanti e indietro, ma si fermò per parlargli,
proprio faccia a faccia.
“Già…il nobile Angel…che sacrifica se stesso per il
bene di tutti…ma sai che ti dico?”
Gli puntò l’indice contro, e lo fissò ancora per qualche
attimo, in cui osservò lo sguardo fiero e pronto a tutto quello che avrebbe
potuto riversargli contro…In fondo, poteva anche essere peggio.
“Acqua passata…Sai, l’età comporta anche un certo grado
di saggezza che, in questo mio caso, è ancora più evidente…Lasciamo
il passato al passato: pensiamo solo al presente, e alle nostre ragazze che,
se non le raggiungiamo subito, temo che verranno a cercarci…temendo il
peggio”
Si guardarono un’ultima volta, dopodiché Angel offrì anche
a lui la mano…che strinse. Con sincera amicizia…o almeno, ci assomigliava
molto.
Quando entrarono in soggiorno, ebbero tutti gli occhi puntati addosso: evidentemente,
erano stati molto incerti di come sarebbe andato a finire quell’incontro…Ma
non appena sorrisero alle rispettive fidanzate, Buffy gli corse incontro, abbracciando
prima Xander e poi Angel: anche se l’aveva rassicurato che tutto sarebbe
andato bene, in cuor suo temeva che l’amico potesse deluderla. In fondo,
quando si trattava di lei e di Angel, Xander cambiava in modo radicale.
E invece, era riuscita a sorprenderla, nel modo più piacevole che potesse
trovare…Dal suo sguardo, poté capire che quello era il regalo più
bello che potesse farle.
“Lo so, lo so…sono il miglior amico che potresti mai avere…Non
c’è bisogno che tu dica niente…”
Anche se il tono era canzonatorio, gli occhi non potevano ingannare: scherzava,
ma era l’unico modo in cui sapeva dirle – adesso – che era
riuscito ad accettare Angel.
Sarebbero venute anche le parole serie, i chiarimenti senza scherzi e senza
inganni, ma adesso era il momento dell’allegria e della spensieratezza.
“Molto bene, Mister Migliore Amico…direi che ora tocca a te ed ad
Anya aggiornarci su una cosa che stavate organizzando…o sbaglio?”
Raggiunse la sua fidanzata sul divano, che si stava preparando a spiegarle le
ultime novità, quando un rumore attrasse la loro attenzione…Dawn
era rientrata e stava cercando di capire dove si trovassero Willow e Tara: in
soggiorno, tutti si guardarono negli occhi, e Buffy annuì in direzione
di Will, per incoraggiarla a dire qualcosa…ad attirarla lì.
“Ehm...Dawn…Siamo qui, in soggiorno…”
Si sentì lo scalpiccio dei suoi passi…Buffy si era alzata , ed
Angel l’aveva seguita, rimanendole alle spalle, dandole così tutto
l’appoggio di cui aveva bisogno.
All’improvviso, così come era entrata in casa, arrivò sulla
soglia della porta, in modo da vedere chiaramente tutti i suoi occupanti.
Aveva ancora in spalla lo zaino di scuola che quasi le cadde di mano quando
vide chi c’era in casa…Restò immobile, con gli occhi fissi
su Buffy, spalancati e la bocca aperta: non riusciva nemmeno a battere ciglio…Riusciva
solamente a guardarla.
Incredula.
Buffy la guardò, con il cuore pieno di amore e di nostalgia…poi
iniziò a dirigersi verso di lei…ma fece solo alcuni passi che Dawn
le corse incontro, gettandole le braccia al collo e stringendola sempre più
forte…ricambiata.
“Ommioddioommioddioommioddio……Buffy…quando sei tornata?”
“Da poco…non temere…è così bello rivederti…Come
stai?”
Non riusciva a lasciarla andare: ancora non le sembrava vero…aveva paura
che se avesse interrotto il contatto, Buffy sarebbe sparita, come in un sogno…
“Bene, io sto bene…Ma tu? E’ così tanto che…sei
andata via…Oh, Buffy…”
Si sciolse dalle sue braccia e Buffy poté vedere, così, che aveva
pianto: aveva gli occhi rossi dalle lacrime che avevano bagnato il suo viso…Con
una mano, gliele asciugò, sorridendo.
“Lo so, hai ragione…ma ora sono qui…Siamo qui…e non
vi libererete ancora tanto facilmente di me!”
“Oh, ma noi non vogliamo…e non lo vorremo mai!”
Ora la stava guardando, senza più piangere, ma stringendole le mani e
illuminandosi di una felicità assoluta.
Buffy la guidò, portandola a sedersi sul divano: le si mise vicino, sempre
tenendole le mani. Ora che si era ripresa dalla sorpresa, sembrava non dover
smettere un attimo di parlare…e continuava a farle domande: Buffy rispondeva
paziente a quel fiume di curiosità, sapendo bene che era più che
legittima.
Aveva accolto con gioia e partecipazione perfette la notizia del cambiamento
di Angel: era davvero felice per lei…per loro.
E anche per lei, visto che avrebbe avuto una famiglia…
Buffy la stava guardando gongolarsi all’idea di riaverla con sé,
mentre il momento che lei ed Angel stavano aspettando si stava rapidamente avvicinando...
Anzi, era arrivato.
Si alzò, lasciando Dawn sul divano, mentre lei raggiungeva
Angel: si guardarono per qualche attimo, poi si strinsero le mani, per infondersi
coraggio a vicenda.
Buffy si girò verso tutti i loro amici, riuniti lì, per festeggiare
il loro ritorno, ed assunse una tale espressione da preoccupare Dawn per prima…
“Buffy…Ma che ti succede…? Che cosa c’è che non
va?”
Aveva espresso la domanda che tutti si stavano facendo: poteva vederlo dalle
loro facce…Abbracciò Angel, che la strinse a sé, poi con
uno smagliante sorriso fece l’annuncio più importante della sua
vita.
“Non c’è niente che non va, anzi…Vedete, c’è
ancora una cosa che non vi abbiamo detto…Volevamo aspettare che arrivasse
Dawn, in modo che ci foste tutti…”
L’aspettativa che si era venuta a creare stava caricando Buffy come niente
altro prima d’ora…
“Sarà meglio che glielo dici, altrimenti non sapranno più
trattenersi…”
Angel l’aveva esortata a parlare: vedeva le espressioni di ognuno di loro
e capiva benissimo che non riuscivano quasi più a trattenersi dal domandare…dal
sapere.
“Va bene…allora, l’ultima novità è che…che
fra pochi mesi…beh, fra pochi mesi diventerete tutti zii e zie”
Ecco…l’aveva detto.
Ora, stringeva ancora più forte la mano di Angel…Se in cuor suo sapeva bene di non essere mai stata così felice prima d’ora, sapeva anche – temeva, anche – che, forse, qualcuno poteva non esserlo quanto lei…
Ma si sbagliava.
In un attimo, fu circondata da Dawn, Willow, Tara, e Anya…mentre
gli uomini, Giles e Xander, erano rimasti leggermente indietro, a congratularsi
con Angel.
Dawn aveva ceduto il passo a Will, nell’abbracciare sua sorella.
“Oh mio Dio, Buffy…e non ci avevate ancora detto niente? E quando
nascerà? Voglio dire, sapete già quando…?”
“Beh, il dottore, a Dublino, ci ha dato una data indicativa…l’anno
nuovo sembra che porterà un nuovo membro nella nostra famiglia!”
Willow, mentre le altre ancora la stavano abbracciando, continuava a farle domande
su domande, senza neanche darle il tempo di rispondere: in realtà, si
sentiva già bene solo chiedendole…
“E…e avete già pensato al nome? Voglio dire…sapete
già se è maschio o femmina?”
Buffy la guardò con uno sguardo tenero e divertito allo stesso tempo:
ora che gli abbracci erano finiti, anche quelli di Xander e Giles, si erano
seduti, tutti intorno a lei…Angel le era sempre rimasto accanto.
“Will…è ancora presto, ci vorrà ancora qualche settimana
per saperlo”
“Sì…naturale…ma ci avete già pensato?”
Il primo pomeriggio passò in questo modo: tutti avevano qualcosa da dire,
da dimostrare…ma soprattutto, volevano stare vicini a Buffy, e farle capire
quanto fossero felici per lei.
Per loro.
CAPITOLO X
Finalmente, dopo tanta attesa, il momento era giunto.
Il giardino di casa Summers era stato debitamente decorato per
ospitare il matrimonio di Anya e Xander: dopo infinite discussioni, avevano
chiesto a Buffy se poteva ‘ospitarli’ in quel giorno fatidico.
E così, Buffy e Dawn erano state gettate nel turbinio dell’organizzazione:
se era vero che gli sposi erano loro, era anche vero che era casa loro e così
era stato deciso che sarebbero state loro a dirigere i fiorai, gli addetti al
buffet e tutto l’altro personale che sarebbe stato coinvolto…sollevando
i fidanzatini da oneri aggiuntivi.
Angel, nel frattempo, aveva raggiunto telefonicamente Wesley
e gli altri, aggiornandoli di tutto…proprio tutto.
Naturalmente, ne erano stati contenti, anche se Cordy si era disperata al pensiero
di dover cercare un altro lavoro: Wes aveva sopportato per un po’, poi
le aveva ingiunto di tacere…Era sicuro che se ne sarebbe pentito –
amaramente – ma le propose di diventare sua socia: aveva intenzione di
rilevare, insieme a Gunn e a Fred, la Angel Investigations, dedicandosi a quei
demoni che potevano combattere, e intanto, avrebbero cercato di potenziarsi
dal lato fisico….quello in cui erano carenti.
Per ovvie ragioni, avevano declinato l’invito al matrimonio, mentre avevano
dato la loro parola ad essere a Sunnydale per quando sarebbe nato il figlio
di Angel: mandavano, comunque, i loro più affettuosi auguri agli sposi.
Alla fine, tutto era pronto.
Una tenda era stata alzata al centro del giardino e lampioncini di carta illuminavano
tutto: sotto la tenda, pochi tavoli erano stati imbanditi alla perfezione, illuminati
da vasi con candele galleggianti, tra fiori bianchi e gialli. All’estremità
della tenda, c’era un piccolo pergolato fiorito, in cui gli sposi erano
passati per arrivare davanti al prete: la cerimonia vera e propria era stata
breve e divertente, visto che alcune ‘amiche’ di Anya – e
cioè altri demoni della vendetta – si erano accapigliate per il
bouquet, dovendo far intervenire la sposa in persona a placare gli animi.
Comunque, tutto sommato, fu tranquilla: subito dopo la pronuncia del sì,
gli sposi erano stati occupati con il fotografo, che monopolizzò la loro
attenzione e quella dei loro amici. Tutti continuavano ad andare a congratularsi
con Xander e Anya, e tante foto furono fatte, ma molto più informali:
ognuno voleva avere un ricordo di quel giorno memorabile…Alexander LaBelle
Harris che prendeva moglie!
Mentre venivano scattate le ultime foto, i loro amici si erano seduti a chiacchierare:
Giles era occupato in una discussione con Tara e Willow a proposito di libro
di incantesimi che stavano cercando, mentre Buffy era seduta accanto ad Angel.
Erano tutti elegantissimi: Tara, Will e Dawn erano le damigelle di Anya ed indossavano
tutte un vestito color pesca, dalle spalline sottili e lungo fino a terra…Erano
state una visione, ondeggiare fino al prete, con i loro mazzolini di fiori bianchi,
e i capelli sciolti sulle spalle. Gli uomini erano tutti in smoking mentre Buffy,
che aveva declinato l’onore di essere damigella a favore di una maggiore
libertà nella direzione della cerimonia, indossava un abito colore del
cielo, che le lasciava scoperte le spalle, evidenziando tutta la sua bellezza.
I capelli li teneva sciolti, raccolti da un lato con un semplice fermaglio dello
stesso colore dell’abito.
Stava parlando con Angel di quanto fosse stata bella quella giornata.
“Sai, iniziavo a disperare per la realizzazione di questo matrimonio:
ne hanno parlato per così tanto che credevo l’avrebbero fatto in
eterno…E invece, guardali adesso…sono così felici!”
Lui la stava fissando, con un sorriso finalmente sereno.
Era una visione, che gli dava pace e gioia infinite.
Le prese la mano.
“Se lo meritano. Anche loro ne hanno passate tante e un po’ di felicità
è quello che ci voleva…Sai, pensavo una cosa…”
Lei gli sorrise e si avvicinò per sentire quello che aveva da dire: la
gente era molto rumorosa, e il baccano che si era venuto a creare rendeva difficile
parlarsi perfino da distanza ridotta come quella tra lei ed Angel.
“Uhm…davvero? E cosa?”
“Beh, pensavo che non sarebbe proprio un cattivo esempio, da seguire,
il loro…Insomma…”
Si alzò, la prese per mano per farsi seguire fino ad un angolo più
silenzioso: l’aveva seguito senza dire una parola…Se aveva capito
bene, quel momento stava per diventare ancora più bello…e memorabile.
Andarono sul patio d’ingresso, deserto: tutta la gente, infatti, era in
giardino, sul retro. Buffy si fermò vicina ad una colonna, mentre Angel
le passava oltre.
Ma non si allontanò poi molto, che fece ritorno fino da lei: le stava
davanti, in silenzio, con l’aria grave e gli occhi che guardavano solo
lei…
Esisteva solo lei per lui.
Le prese le mani.
“Sposami…”
L’aveva sussurrato, quasi che, se l’avesse pronunciato davvero,
fosse stato meno reale…o meno perfetto.
“Ti sposo…non desidero altro, Angel…”
Anche lei aveva sussurrato, ma solamente perché aveva paura di lasciarsi
andare alla troppa gioia che in quel momento la stava travolgendo: era sicura
che non sarebbe stata capace di parlare normalmente…Ma non importava.
Ora, non importava più niente…
Lui le accarezzò il viso, perfetto e dolce, che tante
volte l’aveva sostenuto nelle situazioni difficili e nei momenti più
bui…che era stato il suo tormento – dolce e terribile allo stesso
tempo – in tutto quel periodo che avevano dovuto passare separati.
“Sai, quando ero a Los Angeles e tutto mi sembrava impossibile, troppo
duro o troppo difficile, mi bastava pensare a te per avere quel poco di forza
che mi consentiva di andare avanti…Solo tu sei stata in grado di aiutarmi
a continuare, nonostante tutto…Sempre e solo tu…”
Lei aveva visto che nei suoi occhi era passata di nuovo quella tristezza che,
un tempo, vi albergava sempre: sapeva che non era stato facile nemmeno per lui…
Ma chi voleva prendere in giro?
Era stato tutto, tranne che facile……Un inferno in terra, ecco cosa.
Ogni giorno vissuto come un automa, senza prospettiva alcuna, senza sogni alcuni…i
sogni erano lontani miglia e miglia.
Racchiusi tutti in un vampiro con l’anima.
“Anche la mia vita, senza di te, è potuta continuare solo perché
avevo i ricordi di te – di noi – che rendevano meno aridi i miei
giorni…Dopo ogni ronda, il mio primo istinto era quello di tornare da
te, a casa tua, per trovare tra le tue braccia tutto quello che cercavo…tutto
quello che desideravo…”
Abbassò lo sguardo dai suoi occhi, scossa da un leggero brivido, non
di freddo ma di dolore al solo ricordo.
La voce era ridotta ad un sussurro.
“Ma poi, quando mi rendevo conto che non avrei potuto vederti, stringerti,
dirti che ti amavo…allora, il mio mondo crollava di nuovo…e il mio
cuore, ancora una volta, si spezzava in mille pezzi: era come morire…di
nuovo…”
Angel, con una mano, le alzò il volto, fino a che i loro occhi si incontrarono
di nuovo: in quelli di Buffy c’era ancora una tristezza residua che chiedeva
– implorava – di essere cacciata via.
Con la mano, le stava accarezzando la guancia.
“Lasciamo il passato al passato. Non dobbiamo più pensarci…non
ora: cerchiamo di godere questo giorno e tutti quelli che verranno come un dono
del cielo…Per me, questo saranno…un immenso e inestimabile dono…”
Buffy annuì, rasserenandosi.
“Hai ragione…basta pensieri tristi e malinconici: ora siamo insieme
e niente altro conta…”
Gli fece un sorriso che gli scaldò il cuore.
“Però, adesso, sarà meglio che torniamo di là o ci
daranno per dispersi!”
Tenendosi per mano, tornarono tra i loro amici, più innamorati che mai,
più felici che mai, per finire quella giornata in modo allegro e spensierato.
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Gli sposi erano partiti il giorno successivo alle nozze per il loro viaggio
di nozze che li avrebbe portati fuori dall’America per ben due settimane.
Alla fine, Xander si era lasciato convincere da Anya ad andare a Parigi: lei
era rimasta affascinata dall’aura di romanticismo che ammantava questa
città ed aveva insistito così tanto che, alla fine, l’aveva
avuta vinta.
Nel frattempo, a Sunnydale, la vita stava ricominciando a scorrere tranquilla,
per tutti…Willow e Tara erano tornate a casa loro, continuando a frequentare
l’università, mentre Giles aveva studiato un programma di allenamento
consono ad una Cacciatrice incinta.
Dal canto suo, Buffy era occupata a studiare e a pensare alla nuova vita che
l’aspettava: ogni giorno era sempre più allegra e vivace, e tutti
i suoi amici non potevano che essere contenti per lei.
Angel, intanto, si era procurato un lavoro: insieme a Buffy aveva pensato di
mettere a frutto le sue conoscenze sulle tecniche di combattimento e di autodifesa,
aprendo una scuola apposita: ci sarebbero stati corsi per tutti i livelli, dai
principianti ai più avanzati.
Aveva trovato un luogo adatto proprio vicino al Magic Box: una piccola palazzina
che faceva proprio al caso suo. Era in buone condizioni, cosicché non
dovette aspettare molto prima di avviare la palestra: con l’aiuto di Buffy
e dei suoi amici, era riuscito a pulire e ad organizzare tutto nel giro di due
settimane.
Visto che ci sarebbe stato solamente Angel ad insegnare, non ci sarebbero stati
molti corsi, almeno all’inizio…comunque, il giorno dell’inaugurazione
fu presente molta gente, molta della quale si iscrisse subito, incoraggiata
dall’ambiente confortevole che era offerto loro…e dall’avvenenza
dell’istruttore!
Ma la prima allieva, fu Dawn che, come disse a sua sorella, voleva partecipare
attivamente! In cambio, si offriva di stare al bancone per quasi tutti i pomeriggi
in cui non doveva andare a scuola…Fu così entusiasta, che Buffy
non se la sentì di dirle di no…con sua infinita gioia! La abbracciò
forte e la ringraziò, dicendole che non se ne sarebbe pentita: non avrebbe,
per questo, dimenticato lo studio!
La giornata finì bene, così com’era cominciata e tornarono
a casa stanchi ma felici.
Fortunatamente, l’attività del popolo della notte
era diminuito permettendo, così, a Buffy, di diradare le ronde notturne
in quei due mesi che erano seguiti: man mano che il tempo passava, ne era sempre
più felice…Si sentiva stanca e poter evitare quei giri, era per
lei un vero sollievo.
Angel era molto apprensivo: sapeva che le prime settimane potevano essere fondamentali
e non voleva che si affaticasse. Anche Giles stava cercando un modo per evitarle
i giri di ronda: stava addirittura pensando di contattare il Consiglio per chiedere
se non fosse stata possibile una sostituzione…Non era mai accaduto, ma
del resto, non era nemmeno mai successo che una Cacciatrice aspettasse un bambino.
Ne parlò quella sera stessa Buffy ed Angel.
Avevano appena finito di cenare quando affrontò l’argomento.
“Buffy, io pensavo…sì, pensavo di chiedere al Consiglio se
non potevano sostituirti, durante la gravidanza...”
Lei lo guardò sgranando gli occhi e diventando pensierosa: era evidente
che quel pensiero era venuto anche a lei, ma sapeva anche che non era mai successo…E
conoscendo il Consiglio, pensava che non sarebbe stato così semplice.
“Ma, Giles, parliamo del Consiglio: non sono esattamente persone con le
quali si può ragionare…”
“Sì, ma Buffy, ragiona: vale la pena tentare…il tempo passa
veloce e presto non sarai più in grado di combattere…”
Angel era veramente preoccupato: cercava di non darglielo a vedere, ma lei lo
sapeva e ora poteva sentirlo…era così dolce…
“Lo so, lo so, avete ragione, ma dico solo che non sarà facile…”
Giles sorrise, prendendo un’altra fetta di torta.
“Beh, a noi non sono mai piaciute le cose facili, dico bene?”
A questo punto, intervenne anche Dawn, che era rimasta ad ascoltare in silenzio.
“Hanno ragione…e poi, così, potrai avere più tempo
da dedicare a te e a tutto quello che vorrai…Mi sembra un’ottima
idea!”
Buffy li guardò uno per uno: sapeva che parlavano per il suo bene, che
avevano in testa solo quello, e dicendosi che avevano ragione, annuì,
e sorrise.
“Va bene, mi avete convinto…Quando chiamiamo?”
Giles guardò l’orologio, pensieroso…
“Diciamo…diciamo domani mattina verso le otto: a quell’ora,
Williams dovrebbe essere nel suo ufficio…”
Buffy si illuminò.
“Ma certo! Il signor Williams: mi è parso una persona ragionevole…speriamo
che lo sia anche questa volta!”
*********************************************************
La notte era passata insonne per Buffy ed Angel: lei non era riuscita a chiudere
occhio per l’agitazione e lui aveva cercato di farla parlare per far scendere
la tensione.
“E se il Consiglio non volesse? Insomma, so anche io che non potrò
continuare ancora per molto: anche se, davanti a Giles, sono ottimista e cerco
di fare finta di niente, l’idea di combattere fino alla fine non mi piace
per niente…Già adesso, non mi piace: ogni volta è come se
mi dovessero costringere con un fucile puntato alla schiena…”
Angel l’aveva abbracciata, cercando le parole giuste per consolarla.
“Buffy, nessuno ti può obbligare: so che il tuo ruolo ti impone
come dovere morale, oltre che implicito, di combattere, ma non puoi rischiare
la vita di tuo figlio, di nostro figlio, per questo…Sono sicuro che lo
capiranno e sapranno agire di conseguenza”
Erano rimasti d’accordo che Giles sarebbe andato da loro
per chiamare l’Inghilterra. Ed arrivò, infatti, puntualissimo.
Dawn era già uscita per andare a scuola, anche se aveva un po’
brontolato: le pareva di essere stata esclusa, ma Buffy la rassicurò
che non era così, e che quando sarebbe tornata, l’avrebbe messa
al corrente di tutto quanto fosse successo! Solo così, la convinse ad
andare.
Quando furono soli in casa, misero il telefono sul tavolo e si sedettero intorno
ad esso: fu Giles a comporre il numero…Avevano, infatti, deciso che sarebbe
stato lui a parlare per primo ed ad esporre la questione…Di sicuro, sarebbe
riuscito a restare più calmo di Buffy ed Angel: se la prima palesava
molto di più la sua agitazione, il secondo la celava meglio dentro di
sé, ma era squassato dal tormento…Stava per avere tutto quanto
aveva sempre sognato e desiderato…non voleva perderlo per qualche stupido
cavillo burocratico del Consiglio.
Sussultarono quando la voce di Giles li riscosse dai loro pensieri: si tenevano
per mano, cercando conforto l’uno nell’altro…
“Oh, buongiorno…Sono Rupert Giles….Sì, dall’America…Vorrei
parlare con il signor Williams…Sì, è urgente e dovrei…No,
lei non ha capito, non posso aspettare…Ho bisogno di parlargli subito!”
Aveva preso colore: dal suo solito pallore, molto britannico, era passato ad
un rosso causato dallo scoppio di ira che il suo interlocutore gli aveva procurato…evidentemente,
l’aveva lasciato in attesa, perché si allontanò la cornetta
dalla bocca per parlargli.
“E’ inaudito…inaudito…Adesso, bisogna prendere un appuntamento
anche per telefonare…è inaudito…”
“Ma glielo ha detto che lei faceva parte del Consiglio? Insomma, lei era
un Osservatore, non uno qualsiasi…”
Giles l’aveva fermata con una mano…e aveva ripreso a parlare.
“Sì…glielo ripeto, sono Rupert Giles, conosco il signor Williams
da anni e ho assoluto ed urgente bisogno di parlargli…Sì, attendo…”
Rivolse di nuovo il suo sguardo verso Buffy ed Angel.
“Forse ci siamo…Sì…Sì, Brendon, sono io, Rupert…E’...E’
molto tempo che non ci sentiamo, spero che vada tutto bene…No, in effetti…in
effetti, non è per sapere come stai che ti ho chiamato…”
Ci fu un attimo di silenzio, in cui la tensione e l’aspettativa fu quasi
tangibile.
“Ecco, ho una questione da sottoporti: tu hai conosciuto la Cacciatrice,
Buffy Summers…ebbene, si è verificato un evento quanto mia inusuale…vedi,
lei è…è incinta e…e…beh, sì, mi chiedevo
se non fosse il caso di pensare ad una sostituzione…”
Silenzio.
“Brendon…sei in linea?”
Iniziava ad essere preoccupato: dall’altra arte del telefono non udiva
più nulla, neanche il minimo rumore…e non era un buon segno.
“Sì, ci sono, Rupert…e quello che mi dici non mi rende affatto
lieto di sentirti…”
A Giles gelò il sangue nelle vene…non gli piaceva affatto il modo
di parlare del suo vecchio amico: sapeva che era sempre stato molto ligio al
dovere, attaccato fino all’inverosimile al Consiglio, ma sperava che,
una volta spiegati i fatti, si sarebbe convinto ad aiutarli.
“Mi addolora molto sentire questo…ma potrei spiegarti, se tu conoscessi
tutti i fatti, sono sicuro che capiresti…”
“Non lo so, Rupert…davvero, non lo so…”
“Ascolta: non perdi niente a starmi ad ascoltare…non ci vorrà
molto…in nome dei tempi passati, te lo chiedo come favore personale…”
Un sospiro fece ben sperare Giles.
“D’accordo, Rupert…lo faccio per te…Ascolterò
tutto quello che avrai da dirmi…ma non ti posso promettere niente, capito?”
“Certo…certo, capisco…ma è un inizio…”
E così, davanti a Buffy ed Angel che continuavano a fissarlo, cercando
di scrutare la sua espressione per captare gli eventi, raccontò di quanto
era successo: di come era accaduto questo miracolo e di come volevano preservarlo…Finì
il suo racconto con la speranza di aver fatto una certa impressione in Brendon,
visto che l’aveva ascoltato molto attentamente e gli aveva anche fatto
alcune domande, atte a chiarire alcuni lati che gli erano rimasti oscuri.
“Solo una cosa, Rupert…Non devo certo essere io a dirti che non
è previsto che una Cacciatrice diventi madre…a tal proposito, è
il caso che la signorina Summers venga messa al corrente di una profezia antica,
che viene tramandata dall’epoca della prima Cacciatrice…”
“Profezia? Quale…quale profezia?”
I suoi occhi avevano cercato istintivamente quelli di Buffy: poteva leggerci
tutta l’ansia e tutta l’apprensione che stavano crescendo a dismisura…a
sentire la sua conversazione, le erano venuti i brividi.
E non le piaceva affatto quella parola…Profezia.
Angel aveva cercato di rassicurarla, andandole più vicino, ma tremando
nel suo io più profondo: non gli piaceva affatto la faccia di Giles né
quello che avevano potuto sentire…
“Rupert, puoi mettermi in viva voce?”
Vedendo che Giles non sapeva cosa rispondergli, Buffy annuì nella sua
direzione e, senza aggiungere altro, premette un tasto in modo da sentire la
voce di Williams.
“Signor Williams, ora possiamo sentirla tutti quanti…”
“Buongiorno, signorina Summers…Immagino che ci sia anche il signor
Leary…quindi, se mi date la vostra attenzione vi dirò quanto so
su questa profezia…”
“Siamo tutt’orecchie…”
Buffy sperò che avesse colto il sarcasmo nella sua voce: anche se, quando
era andata al Consiglio, l’aveva in qualche modo aiutata, non l’aveva
mai avuto in simpatia…Non era per il comportamento, ma proprio una questione
di ‘pelle’…la prima impressione era stata negativa e qualsiasi
cosa avesse detto o fatto, non avrebbe potuto migliorare la sua situazione agli
occhi di Buffy.
“Ebbene…è un testo antico, quanto la sua ‘stirpe’,
se così si può dire…Essendo le Cacciatrici esclusivamente
donne, è scritto che ella potrà generare solamente figlie femmine…ma…”
Si era schiarito la voce, come se avesse dei dubbi nel continuare il suo racconto…ma
i suoi ascoltatori non erano pronti ad abbandonare la storia a metà.
“Ma cosa? Per l’amor del cielo, Brendon, parla…non possiamo
più aspettare…”
“La conclusione della profezia dice che, quando accadrà che una
Cacciatrice partorirà la prima figlia, essa apparterrà al Consiglio
e non alla madre…o al padre…perché troppo preziosa essa sarà
per il mondo…e per gli uomini…”
“Ma…ci deve essere un errore…non può dire così…e
poi, che significa, apparterrà al Consiglio? E’ nostra figlia,
non una cosa…”
La voce di Buffy era andata crescendo di tono: non poteva accettare una simile
realtà…e nemmeno Angel, che strinse le mani di Buffy un po’
più forte, tentando di calmarla…sapendo bene, però, che
era totalmente inutile.
Anche lui stava controllandosi con estrema fatica.
“Significa che vostra figlia avrà un potere che sarà del
tutto eccezionale: per questo, la maternità è sempre stata un
evento impensabile per le Cacciatrici…Sapendo a cosa andrebbe incontro
la propria figlia, non è mai accaduto che una di voi portasse a termine
la gravidanza…”
Un’espressione di disgusto distorceva i lineamenti ultimamente sempre
sereni di Buffy…L’enormità della cosa la colpì come
un pugno nello stomaco.
“E lei mi sta dicendo che avete fatto abortire le Cacciatrici che prima
di me hanno avuto l’arditezza di restare incinta? Ma come hanno potuto
acconsentire a...”
Le si gelò il sangue nelle vene…
All’improvviso, aveva capito.
Come era stata ingenua…e stupida.
“Allora, è così? Quando il Consiglio vuole
una cosa, non esita davanti a niente, vero? Nemmeno davanti ad una nuova vita…Mi
fate schifo, non ho neanche le parole per dirvi quanto vi disprezzo…”
“Buffy…calmati…non sappiamo ancora…”
Giles aveva provato a calmarla, anche se in fondo al cuore, anche lui era rabbrividito
di fronte a quell’ammissione.
“Cosa? No, che non mi calmo…Ma ha sentito cosa ha detto? Come può
restare calmo e dirmi di controllarmi?”
“Buffy ha ragione, Rupert…Non è minimamente accettabile…sta
parlando di nostra figlia…E poi, qual è questo potere eccezionale
che la distinguerebbe da tutti gli altri e che la farebbe diventare così
importante per il mondo?”
“La profezia dice che, quando nascerà la figlia della Cacciatrice,
il potere della madre fluirà in lei, venendo ampliato in maniera esponenziale,
mutandola nell’arma perfetta per la lotta contro il male…Contro
i Vampiri…Ella assorbirà ogni residuo di malvagità quando
verrà portata in una comunità di demoni, eliminandoli così
per sempre…”
Angel aveva guardato con occhi pieni di orrore il telefono: non poteva credere
che sua figlia, non ancora nata, era già destinata a vivere in mezzo
a demoni e oscurità…No.
Non era questo il destino che lui e Buffy avevano immaginato per lei: qualunque,
ma non questo. Già loro ne avevano dovute passare troppe, conoscevano
cosa si nascondeva nel buio e volevano preservare la loro bimba da tutto ciò.
Stava ancora pensando a questo, quando la voce di Giles lo riscosse….anche
Buffy era rimasta senza parole: alcune lacrime scendevano silenziosamente dai
suoi occhi, mentre lo sguardo era puro gelo.
“Le…le profezie non sono mai veritiere…e, soprattutto, si
possono aggirare: Buffy l’ha dimostrato più di una volta durante
tutti questi anni…Potrebbe esserci qualcosa anche in questo caso…Qualcosa
che ti è sfuggito…”
Un sospiro di Williams fece perdere l’iniziale speranza a Giles, e anche
agli altri…
“Purtroppo, finora, non abbiamo trovato niente che avvalori questa ipotesi,
Rupert…mi dispiace, ma è proprio…”
“Proprio niente! Mi ascolti bene, signor Williams, perché non lo
ripeterò due volte: il Consiglio farà bene ad accettare l’idea
che non avrà mai nostra figlia…Questa è la sola cosa sicura…Per
il resto, può fare e dire quello che vuole. Non mi interessa”
Si alzò e si diresse nell’altra stanza, seguita da Angel che era
molto preoccupato per le sue condizioni: già non stava tanto bene in
quei giorni, ed ora anche questo…La sua testa stava scoppiando: se da
una parte non riusciva a non pensare a quello che avevano appena saputo, dall’altra
era preoccupato per Buffy. Era sconvolta.
E lui anche, ma stava cercando di controllarsi per il suo bene.
Si era lasciata cadere sul divano, con l’aria distrutta…lui l’aveva
raggiunta e, poco dopo, anche Giles era con loro.
Solo che era rimasto in piedi, e ora stava camminando avanti e indietro, cercando
le parole giuste…che non esistevano.
“Buffy…troveremo…sì, troveremo una soluzione anche
per questo…non devi …”
“Preoccuparmi? Ma la prego, Giles, stiamo parlando di nostra figlia! Mi
pare che qui tutti se ne dimentichino…non è una cosa, per l’amor
del cielo!”
Era scattata in piedi, raddrizzandosi in tutta la sua altezza, cercando di fronteggiare
Giles: anche se sapeva che non era lui l’obiettivo del suo rancore…
“Buffy, Giles ha ragione…dobbiamo conservare la calma, per cercare
di trovare qualsiasi cosa che ci possa aiutare a trovare una scappatoia…una
soluzione…”
Si era girata verso di lui con occhi increduli: lo feriva che lo guardasse così,
anche se sapeva che non ce l’aveva con lui…ma con il Consiglio…Con
la profezia.
“Calmarmi? Sai che ti dico? Ci siete già voi abbastanza calmi per
tutti…anche per me, quindi è bene che ci sia qualcuno che si agiti
abbastanza ricordando che cosa succederà a nostra figlia!”
Aveva finito per urlare, anche se non voleva…e aveva finito per piangere,
anche se non voleva.
Si era coperta gli occhi con le mani e, mentre Giles si toglieva gli occhiali
e si sedeva sul divano per cercare di pensare, Angel le si era avvicinato e
l’aveva abbracciata: lei non aveva fatto nessuna resistenza, ma si era
lasciata andare al pianto disperato, senza controllo che la stava stremando.
La strinse a sé, piangendo anche lui: non era riuscito a tenere duro…
“Perché, Angel, perché? Non è giusto, dobbiamo trovare…cercare
qualsiasi cosa…la profezia non può essere vera…non può…”
“Shhh…vedrai, andrà tutto bene…non lasceremo che le
succeda niente…Niente…”
Ora il pianto era incontrollato in tutti e due, e le loro gambe non li ressero
più, ma cedettero e, sempre abbracciati, finirono seduti per terra.
Lentamente, il pianto andò scemando e i respiri regolarizzandosi.
Buffy si scostò dalle braccia di Angel, asciugandosi gli occhi e cercando
di chiarirsi le idee: lui le prese il viso tra le mani, sorridendole debolmente
e fissandola negli occhi.
“Dobbiamo cercare di tenere duro e di non perdere la fiducia e la speranza…Inizieremo
a cercare subito…”
Aveva spostato lo sguardo, come se gli fosse venuta un’idea rivelatrice…Il
cuore di Buffy ebbe un balzo.
“Cosa? Angel, cosa stai pensando?”
La guardò, con un sorriso che la fece più ben sperare.
“Lynn…potremo chiamarla e chiederle se ci può aiutare…”
Buffy si illuminò: anche se non era il momento in cui avrebbe voluto
chiamarla – avrebbe preferito sicuramente una circostanza più positiva
– era un’ottima idea!
“Ma certo! Potremo chiamarla subito…speriamo solo di trovarla…”
Giles si era alzato, mentre loro erano andati a cercare il numero di telefono
della loro amica.
“Lynn è…è quella ragazza che hai conosciuto al Consiglio,
vero?”
“Esatto, proprio lei…è una ragazza in gamba e molto disponibile…Ah,
ecco qui…l’ultima volta che ci siamo sentite mi ha dato il numero
del suo cellulare nuovo, che si è appena comprata, cedendo il passo alla
tecnologia…”
Compose il numero, continuando a camminare avanti e indietro, totalmente incapace
di stare ferma o seduta…e così Angel, che restò a fissarla.
Giles, da parte sua, si era tenuto leggermente in disparte.
“Avanti…rispondi…Lynn, ciao! Sono Buffy…”
Appena le rispose, si fermò di scatto e subito gli sguardi dei due uomini,
da quel momento, furono su di lei, e per tutta la durata della telefonata.
“Scusa se ti disturbo a quest’ora, ma è urgente…vedi,
abbiamo…abbiamo un problema…e grave…”
Il silenzio di Buffy durò pochi secondi, durante i quali si animò
molto.
“Allora, i fatti sono questi: io, Angel e Giles abbiamo appena avuto una
discussione con il signor Williams a proposito della mia gravidanza e, beh,
c’è una profezia in cui si dice che quando verrà al mondo,
nostra figlia apparterrà al Consiglio, al mondo e…”
Non aveva sopportato di ripetere tutto, e le lacrime erano venute fuori da sole…Se
le asciugò più in fretta che poté.
“Oddio, scusa Lynn, ma è così…così orribile…”
Angel le aveva preso la mano, che aveva stretto e da cui era stato ricambiato.
“Sarebbe magnifico…Lynn, non ho parole per dirti quanto io ed Angel
apprezziamo questa tua disponibilità…va bene, va bene…non
dirò più niente….Allora, ci sentiamo più tardi. Ciao”
Si voltò verso di loro, cercando di sorridere.
“Lynn ha promesso di andare a parlare anche lei con il signor Williams,
per cercare di leggere il testo originale di persona…Inoltre, consulterà
alcuni volumi riguardo alle profezie di quel periodo e all’autore stesso…se
scoprirà chi è. Ci richiamerà stasera per informarci di
quanto è riuscita a sapere. Intanto, potrei chiamare Willow per chiederle
aiuto nella ricerca: sicuramente, su Internet troverà qualcosa di utile…”
Giles si diresse verso di lei, per metterle una mano sulla spalla, cercando
– a modo suo – di esserle di conforto.
“Ci penso io a chiamarla: direi che ora potresti riposare un po’…ti
sei agitata molto e questo non ti fa bene…non VI fa bene. Intanto, io
inizierò a cercare tra i miei testi qualcosa che tratti di questa profezia
e se troverò qualcosa vi chiamerò subito…”
Buffy si girò verso di lui e gli sorrise.
“Grazie…In effetti, non mi sento per niente bene, la testa mi scoppia
e…e…beh, penso che seguirò il suo consiglio. Ma lei non esiti
a chiamare caso mai scoprisse qualcosa, d’accordo? E, signor Giles…”
I loro sguardi si incrociarono di nuovo.
“Grazie”
Lui annuì, sorridendo e, salutato Angel, se ne andò.
Rimasero soli, in casa, con il loro dolore e senso di impotenza.
Angel stava guardando Buffy che, da quando Giles era uscito, non aveva fatto
un solo movimento…Semplicemente, gli dava le spalle, continuando a fissare
fuori dalla finestra.
“Buffy…dovresti riposare davvero…è stata una mattinata
pesante, difficile e in questo momento dovresti pensare a recuperare le energie…per
quello che ci aspetta…”
Lei non si girò, ma gli parlò, sempre con lo sguardo rivolto verso
l’esterno. La sua voce era incrinata dal dolore, ma soprattutto, dalla
disillusione.
“E’ buffo…pensavo che, finalmente, avevamo raggiunto quasi
la normalità…Tu eri tornato umano, hai anche trovato un lavoro
che ci permette di vivere e ora questo, io che aspetto un figlio da te……Lo
sapevo…”
Scuoteva lentamente la testa, stringendosi da sola in un abbraccio freddo e
desolato. Ad Angel faceva male al cuore vederla così, la raggiunse, cercando
di farle sentire la sua vicinanza.
“Sapevi cosa?”
Si girò, guardandolo negli occhi e, se lui si aspettava di vederla piangere,
fu sorpreso ma terribilmente addolorato di vedere che al posto delle lacrime
c’era solo disperazione e rassegnazione nei suoi occhi…Solo questo.
Ma fu abbastanza.
“Sapevo che a noi non sarebbe mai stato permesso di raggiungere la felicità
che ogni persona normale ambisce…quello di farsi una famiglia propria,
di godere dell’amore dei figli…Angel, ma non capisci? Ci hanno messo
davanti ad una scelta che nessuno dovrebbe mai affrontare…Mai…”
Ora il suo sguardo vagava all’altezza del petto di Angel, mentre la sua
testa si stava ancora muovendo da un lato all’altro, cercando –
invano – di cacciare dalla sua mente quell’orribile pensiero…
Angel aggrottò le sopracciglia, capendo al volo quello che lei voleva
dire e, shockato anche solamente dall’idea, la afferrò, anche più
bruscamente di quello che, in realtà, avrebbe voluto.
“Ascoltami bene, perché te lo dirò una volta sola: noi non
rinunceremo alla nostra bambina…assolutamente no…niente potrà
mai convincermi che questa sia la soluzione giusta…Non devi disperare,
ma sperare e riposare: solo al massimo delle nostre energie potremo augurarci
davvero di trovare qualcosa che ci permetta di sfatare la profezia. Ma tu non
ti devi arrendere…non per te, non per me, ma solo per lei”
“E cosa credi che abbia fatto finora? Credi che abbia abbandonato ogni
speranza? Oh, no…niente potrà mai convincermi a farlo…ma
questo non vuol dire che non dovremo prendere in considerazioni opzioni che...che
non avremmo mai neanche considerato, altrimenti!”
Si era liberata con uno strattone della sua presa, dandogli nuovamente le spalle…si
allontanò di alcuni passi, per poi tornare indietro, fronteggiandolo
un’altra volta.
“Pensi che mi faccia star bene pensarci? Beh, ti sbagli di grosso…preferirei
morire piuttosto che lasciarla morire o destinarla ad un destino di oscurità
e di lotta……Non deve vivere una vita come la mia…non deve…”
Con le mani tra i capelli, e piangendo lacrime amare, cadde in ginocchio, senza
più forze, senza più energia…Angel , con il cuore a pezzi,
si inginocchiò accanto a lei, accarezzandole lentamente la testa. Da
lì ad abbracciarla il passo fu breve.
“Shhh…shhh…e non la vivrà, faremo tutto quello che
potremo, e anche di più, per evitarlo…Nemmeno io voglio niente
del genere per lei…per noi…”
La guardò, cercando i suoi occhi, che trovò, ora di nuovo asciutti.
“Ora, però, devi riposare…Vieni”
Senza opporre resistenza, si lasciò guidare da Angel fino in camera da
letto, dove si sdraiò, cadendo velocemente in un sonno agitato, vegliato
dall’unico uomo che divideva con lei tutto il turbinio di emozioni che
la stavano squassando.
E lui la guardò addormentarsi, cercando dentro il suo cuore abbastanza
speranza per tutti e due.
CAPITOLO XI
Era ancora sconvolta.
La telefonata con Buffy le aveva lasciato un’agitazione e un senso di
malessere che stava aumentando, da quando aveva riattaccato il telefono. Rimase
per qualche secondo seduta, fissando il vuoto, e cercando di organizzare le
idee…pensando a cosa fare prima.
Visto che il signor Williams aveva finito da poco di parlare con Buffy, pensò
di battere il ferro finché era caldo, e di andare subito da lui.
Dopo tutto quello che avevano passato, non poteva negarle un aiuto…non
poteva negarle di farle leggere il libro della profezia.
Si alzò e con passo deciso si avviò verso il suo ufficio.
Passò per diverse stanze in cui c’erano molte persone intente a
sfogliare e catalogare numerosi volumi che il Consiglio aveva ereditato da un
suo affezionato sostenitore che era morto all’improvviso. Dovette percorrere
anche un lungo corridoio silenzioso prima di poter arrivare davanti alla porta
del suo ufficio: preso un bel respiro, impugnò la maniglia ed entrò.
La vasta camera ospitava la scrivania della signorina Wallace, segretaria personale
di Williams da ormai quindici anni: cinquantacinque anni, minuta, dalla sguardo
arcigno, capelli biondi severamente raccolti in uno chignon, uguale da tutto
il tempo in cui lavorava per lui, non era una donna tenera, né comprensiva
ed era la cosa peggiore dell’idea di andare a parlare con lui…perché
doveva passare per forza attraverso lei. Che la squadrò dall’alto
in basso non appena mise piede nella stanza. Lynn, da parte sua, ricambiò
lo sguardo gelido.
Non aveva mai sopportato la gente che si presentava nell’ufficio del suo
capo senza avere prima preso un appuntamento: lo considerava fondamentale. Lynn
le si avvicinò e, visto che la ignorava, continuando a fare il suo lavoro,
parlò per prima.
“Buongiorno, signorina Wallace: dovrei parlare con il signor Williams…è
urgente…”
I suoi movimenti si fermarono all’improvviso e, lentamente, alzò
la testa, fino ad incontrare i suoi occhi…e a Lynn non piacque quello
che ci vide riflesso.
“Certo…lo immaginavo…e immagino anche che lei non abbia un
appuntamento, dico bene, miss O’Danan?”
Dopo l’esperienza avuta con Buffy, aveva imparato il suo nome a memoria,
avendola vista praticamente tutti i giorni nell’ufficio del suo capo.
Anche se, adesso, lo pronunciava in modo più acido.
Fece un profondo respiro, cercando di tenere dentro l’ira e la frustrazione
che quella donna le ispiravano.
“In effetti, dice benissimo, miss Wallace…Ma è un’emergenza
e per definizione, un’emergenza è un avvenimento che non ti lascia
il tempo di prendere appuntamenti! Quindi mi faccia il piacere e chiami subito
il signor Williams!”
Aveva fatto la voce grossa, anche se sapeva che non avrebbe funzionato: la signorina
Wallace non era tipo da lasciarsi impressionare da qualcuno che alzava la voce…ed
infatti, continuò a fissarla, senza dare segno di voler acconsentire
alla sua richiesta.
“Mi ascolti bene, signorina O’Danan: il signor Williams è
molto impegnato, e lo sarà per tutto il giorno, per cui non potrà
riceverla…ma se vuole prendere un appuntamento, sono sicura che fra qualche
giorno riuscirà ad incontrarlo…”
Lynn la guardò rassegnata, e fece per andarsene quando, arrivata praticamente
davanti alla porta, e notato che l’arpia aveva ripreso a fare il suo lavoro
abbassando, così la guardia, corse alla porta dell’ufficio di Williams
e vi entrò.
La Wallace scattò in piedi non appena notò l’inversione
di marcia di Lynn e con la voce rotta dall’ira per essere stata giocata,
le stava urlando di tornare immediatamente indietro, che non poteva, ma orami
era troppo tardi. Il signor Williams stava fissando ad occhi sgranati Lynn che
lo fronteggiava con aria spavalda e di chi sa che non può aspettare.
Da parte sua, era rimasto seduto alla sua scrivania, con in mano un volume dall’aria
molto polverosa: fu riportato alla realtà dalla voce della sua segretaria.
“Mi scusi, signore, ma le avevo detto che non poteva riceverla….a
quanto pare, la signorina O’ Danan sembra non aver capito le mie parole…o
le ha volutamente ignorate”
Lui la guardò, dopo aver posato il libro. Prima lei poi Lynn.
“Non si preoccupi, signorina Wallace…avrei comunque mandato a chiamare
la signorina O’Danan: avevo bisogno di parlarle…quindi, può
andare, grazie”
I suoi occhi si fecero come due fessure, e si spostarono da lui a Lynn che,
dandole un ultimo sguardo, le voltò le spalle e si diresse a sedere su
una delle poltrone davanti alla scrivania; in silenzio, li lasciò soli,
a guardarsi per qualche secondo negli occhi.
Lynn avrebbe voluto parlare per prima, ma fu anticipata.
“Credo di sapere perché è qui, signorina…e temo di
non poter fare nulla per lei…o per la signorina Summers”
Cercando di trattenere la rabbia dentro di sé, parlò come se non
le avesse detto niente, come se non fosse già convinto a non aiutarla.
“Io, veramente, volevo chiederle se era possibile leggere il libro della
profezia: vorrei poter vedere gli scritti che dicono una tale…beh, insomma,
che spiegano in cosa consiste questa profezia”
Brendon Williams si alzò dalla sua sedia, per andare a guardare oltre
il vetro della finestra, da cui poteva vedere la giornata uggiosa che era appena
cominciata.
“Se tutte le persone là fuori sapessero cosa realmente si nasconde
nel buio, ci sarebbe il panico…se veramente sapessero…Ma noi siamo
qui apposta, dico bene?”
Si era voltato per porle l’ultima domanda: Lynn non sapeva bene dove voleva
andare a parare, le sembrava che avesse cominciato un discorso giusto per evitare
la sua richiesta.
Prima che potesse rispondergli, la bloccò con la mano, andando avanti
lui a parlare.
“Lo so che non voleva sentire questo, ma deve capire, non possiamo fare
leggere libri del genere a tutti, ne va della sicurezza e del benessere del
Consiglio…”
Lynn vide uno spiraglio nelle sue parole e, infervorata da ciò, si alzò
per esporgli la sua idea.
“Ma io non sto chiedendo che venga reso pubblico: sto solo chiedendo di
avere la possibilità di leggerlo…Solo io e in qualsiasi posto lei
desideri: anche in quest’ufficio e anche davanti a lei, se non si fida.
Ma la prego, mi dia questa possibilità: le devo almeno questo, a Buffy…Mi
ha salvato la vita, e più di una volta…”
Williams sospirò: era combattuto tra l’essere una persona comprensiva
e uno dei massimi livelli del Consiglio…stati che era uno l’opposto
dell’altro. Non poteva permettersi di essere umano…almeno, non troppo.
“Deve giurare solennemente che non ne farà parola alcuna con chiunque…e
lo potrà leggere solamente in mia presenza…a partire da adesso”
Si diresse nuovamente verso la sua scrivania e le porse il libro che aveva in
mano quando era entrata così improvvisamente.
Lynn lo stava guardando con occhi sgranati: non si aspettava una collaborazione
così dichiarata…aveva pensato di dover combattere molto di più
per poter ottenere qualcosa.
Non disse niente, ma prese dalle sue mani il pesante volume, che iniziò
subito ad osservare. Da fuori, pareva un comune testo antico, non aveva niente
di particolare, anzi…La sua totale non appariscenza colpì molto
Lynn. Aveva una copertina di pelle marrone, ormai logora in molte parti, ed
era molto pesante, diversi chili, almeno.
Si accomodò sul piccolo divano che era posto di fianco all’entrata,
su cui iniziò a sfogliarlo: era miniato a mano, in caratteri molto piccoli,
e ogni tanto comparivano anche delle figure colorate, che subito fece fatica
a riconoscere…vampiri!
Era raffigurata la Caccia, in tutte le sue accezioni.
Incuriosita, oltre che elettrizzata dalla possibilità di leggerlo, si perse nelle sue pagine, non accorgendosi che Williams aveva ripreso il suo lavoro, non prima però, di aver fatto portare del thè dalla signorina Wallace, con l’accordo di rinnovarlo ogni ora.
I primi capitoli erano più che altro introduttivi: chiarivano
la figura della Cacciatrice e del suo ruolo nel mondo. Di come il Consiglio
si fosse creato per dare un’organizzazione più razionale alle Prescelte,
dar loro una base da cui partire per le loro cacce.
Il seguito si faceva più interessante: raccontava delle varie Cacciatrici,
la loro storia e, soprattutto, la loro vita in questo ruolo che troppe volte
aveva fatto sacrificare loro qualcosa di importante.
Come la famiglia.
Le relazioni.
O la propria vita.
Lynn stava per perdere la pazienza: iniziava a pensare che l’avesse
presa in giro, dicendole che quello era il libro della profezia.
Finora, non aveva trovato nulla…
Fino a che voltò pagina.
Iniziava un capitolo nuovo, e nella prima pagina si trovava forse la più
bella illustrazione che avesse finora visto.
Ritraeva una donna, armata e con alcuni strani segni in viso, che stringeva
al petto un neonato. Intorno a sé, aveva raccolte alcune persone, uomini
e donne, che le stavano vicine, tendendo le mani verso il bambino.
Lynn fu catturata dalle pagine seguenti l’illustrazione: spiegavano nei
minimi particolari l’effetto – e le conseguenze – della gravidanza
su di una Cacciatrice…Da quello che poteva leggere, si diceva che, quando
avesse messo al mondo il primo figlio, aveva la possibilità di far ‘fluire’
il proprio potere in un cristallo richiamante – chiamato Luce della Conoscenza
– che messo poi in contatto con alcune potenziali prescelte, farà
fluire a sua volta il potere nel corpo di un’altra ragazza.
Lynn fu folgorata da questa rivelazione!
A quanto ne sapeva, lei come Buffy, il potere era e rimaneva della stessa Cacciatrice,
dalla chiamata alla morte. Ma questo…
Faceva cadere un raggio di luce in quel momento così oscuro.
E faceva anche trarre delle conclusioni a cui mai sarebbe voluta arrivare.
E cioè che il Consiglio aveva messo in piedi la storia
della Profezia per impedire di perdere Buffy, la migliore delle Cacciatrici
finora esistite.
Realizzarlo, non solo a livello inconscio, le fece montare dentro una tale rabbia
che si trattenne a stento di gettare il libro contro Williams che stava ancora
seduto alla scrivania, intento a sbrigare alcune delle numerose pratiche che
invadevano il suo tavolo.
Invece, finì di leggere il libro, ormai le mancavano sole poche pagine,
dopodiché lo depose sul tavolino davanti a lei e si alzò, fino
ad arrivare davanti alla scrivania.
Stando lì, immobile ed in silenzio, attirò presto l’attenzione
i Williams, che sollevò gli occhi dalle sue carte.
“Ah, vedo che ha finito di leggerlo…”
“Già, e come potrà facilmente dedurre dalla mia espressione,
non sono molto felice di quello che ho letto…Come avete potuto anche solo
pensare di ingannare così Buffy?”
Williams la guardò, interrompendo la sua attività, indicandole
la poltrona davanti a lui.
“No, no che non mi siedo…sono troppo arrabbiata e troppo…disgustata
dall’atteggiamento del Consiglio! Ma chi vi credete di essere per precludere
così la vita e la felicità ad una persona?”
Lui sospirò, abbassando lo sguardo, ma con la chiara intenzione di rimanere
seduto. Si appoggiò allo schienale ed incrociò le braccia, non
distogliendo, neanche per un solo istante, i suoi occhi da quelli di lei.
“Il Consiglio agisce sempre e solo per il bene comune, per il bene del
mondo: deve sapere guardare oltre il singolo individuo, oltre i desideri di
uno…Tutte le nostre scelte sono state fatte, ora come allora, pensando
solo al bene della comunità…Se ne renderà conto anche lei…con
il tempo…”
Lynn lo guardava sprezzante, come se solo ora avesse aperto gli occhi su una
realtà che credeva perfetta...o per lo meno, giusta.
Beh, aveva fatto uno sbaglio.
“Oh no, caro il mio signor Williams: io non me ne renderò
mai conto, e sa perché? Perché sono un essere umano, con un cuore,
che capisce questi desideri e ne ha il rispetto che meritano. Dopo tutto quello
che una Cacciatrice fa per il mondo, per il bene della comunità come
dice lei, chiedere di avere un figlio e la relativa normalità che esso
comporta, non mi sembra chiedere troppo…anche perché non si estinguerebbe
nulla, ma il ciclo ricomincerebbe…con un’altra ragazza”
A questo punto fece per andarsene, quando la voce di Williams la fece immobilizzare.
“IMMOBILIA!”
Si alzò lentamente, per dirigersi verso di lei.
“Miss O’Danan, perché mi ha costretto a fare questo? Mi deve
credere, è l’ultima cosa che avrei voluto, ma lei non mi ha lasciato
altra scelta…Capisce, non posso permettere che lei vada a riferire quanto
ha scoperto alla nostra Cacciatrice migliore…eh no…proprio non posso…”
Lynn era immobilizzata, a pochi passi dalla porta, che stava fissando con occhi
terrorizzati…Un sottile panico si era impadronito di lei: sentir parlare
così il signor Williams le aveva fatto gelare il sangue nelle vene ed
ora, che poteva anche vederlo, quella sensazione andò solo aumentando.
Ora lui stava in piedi, dritto davanti a eli.
“Non…non crederà davvero di…di potermi far dimenticare
tutto così? Come…come se nulla fosse?”
Aveva fatto una terribile fatica a parlare, ma oltre al panico, un’altra
sensazione andava crescendo dentro di lei: la rabbia!
Com’era stata stupida ed ingenua: era stata troppo contenta di poter leggere
il libro per pensare anche solamente che il signor Williams volesse usarla per
i suoi scopi…e quelli del Consiglio.
Williams sorrise, ma di un sorriso stanco, quasi triste, giurò Lynn…ma
in quel momento, non era disposta ad assegnare ad un uomo come quello sensazioni
così umane.
“Mi complimento con lei, Lynn…posso chiamarla Lynn, non è
vero?…Nessuno, finora, è mai riuscito a parlare una volta fermato
da questo incantesimo…Un’altra sua dote interessante che andrà
senz’altro ad unirsi alle altre nel suo curriculum”
Accigliandosi un poco, si diresse verso la sua scrivania, dove aprì un
piccolo cassetto nascosto, dal quale estrasse un piccolo cristallo nero, che
stava in una mano, ed un sacchetto logoro, ma dall’aspetto molto sinistro.
Pose il cristallo proprio davanti agli occhi di Lynn che, ora, non poteva non
guardarlo.
“OBLIVISCI ET VIVE!”
Gli occhi di Lynn si socchiusero e rimasero fissi sul cristallo, mentre la voce
di Williams era il solo rumore che si potesse udire.
“Ma ora veniamo a noi: lei non solo dimenticherà quanto scoperto
sul libro, ma farà molto di più. Andrà dalla signorina
Summers e la convincerà a rinunciare al bambino. Non mi importa come
farà, e cosa dovrà fare, ma quel bambino non deve nascere!”
Un sogghigno maligno era andato a storpiare il suo viso, solitamente calmo e
sereno: finita la frase, sembrò svanire anch’esso, lasciando il
posto allo sconcerto di un uomo che era diventato tutto quello che non avrebbe
mai voluto diventare, un manipolatore.
Ripose il cristallo e tornò a dedicare tutta la sua attenzione a Lynn.
Estrasse dal sacchetto un pizzico di polvere lucente, che sembrava brillare
di luce propria, e alzò la mano, fino a raggiungere l’altezza del
viso di Lynn.
“Ora si risveglierà e saprà solo una cosa: che dovrà
fare quello che le ho ordinato…LUX!”
Pronunciando quest’ultima parola, soffiò la polvere che aveva sul
palmo della mano contro il viso della ragazza che, non appena fu cosparsa di
questa polvere, riprese vita: Lynn sbatté gli occhi, diverse volte, per
cercare di capire dove si trovasse. Quando vide Williams in piedi vicino a lei,
gli fece un debole sorriso.
“Io…mi scusi…ma stavo uscendo quando…quando, non so
perché ma non l’ho fatto!”
Lui gli sorrise a sua volta e le porse la borsa.
“Ma perché aveva dimenticato questa…tenga”
“Grazie…non so proprio dove ho la testa, in questi giorni…”
Prese la borsa e uscì dall’ufficio, lasciando Williams a fissare
la porta, chiedendosi se aveva fatto la cosa giusta.
*********************************************************
Angel fu svegliato dal campanello della porta. Per fortuna, Buffy non lo sentì,
così poté continuare a dormire quel sonno un po’ agitato
ma che era sempre meglio di niente.
Corse dabbasso e oltre la soglia c’erano Giles e Willow, con un’aria
che non prometteva niente di buono.
Li fece entrare ed accomodare in cucina, dove voleva preparare del caffè
per tutti. Avevano bisogno di tenersi svegli e pronti, a qualsiasi evenienza.
E mentre lo preparava, chiese se c’erano novità.
Fu Giles a rispondergli.
“Purtroppo…purtroppo, temo di no. Vedi, quel libro è praticamente
inesistente su ogni testo che abbiamo analizzato…Non esiste un solo accenno
a…a riguardo…Niente. Direi che è frustrante, oltre che…che
doloroso. Mi dispiace, Angel…”
“No, non deve: non è colpa vostra se non avete trovato niente…Speriamo
di avere maggior fortuna con Lynn: dovrebbe chiamare questa sera per aggiornarci
su quello che ha trovato…Ormai, ci resta soltanto lei, in cui sperare…”
“Allora, è così? Non c’è modo di aggirare la
profezia…”
Furono interrotti dall’arrivo di Buffy che, non sentita, si era affacciata
alla porta. I loro sguardi furono tutti su di lei, tristi e addolorati: fu Willow
a parlare per loro.
“No, Buffy, non dire così…Solo perché non abbiamo
trovato niente oggi, non significa che non troveremo niente domani…o dopodomani…Non
bisogna arrendersi, giusto?”
Aveva cercato di avere un tono allegro e fiducioso, ma l’espressione dei
suoi occhi tradiva i veri sentimenti che si celavano dentro il suo cuore e a
Buffy non piacque affatto vedere ciò, perché assomigliava molto
alla rassegnazione.
“E poi…Dobbiamo ancora sentire Lynn: forse lei saprà indirizzarci
sulla strada giusta per fare qualche scoperta che ci potrà sempre venire
utile!”
Buffy non disse niente, ma avanzò verso Angel, fino a prendergli di mano
la tazza di caffè che si era appena preparato.
Ne bevve un sorso, poi rivolse nuovamente la sua attenzione a tutti loro.
“Sì, giusto…c’è ancora Lynn: speriamo che almeno
lei abbia trovato qualcosa…Altrimenti, dovrete essere pronti a continuare
le ricerche. Non mi darò per vinta così facilmente. E noi non
rinunceremo alla nostra bambina così, senza prima lottare con tutte le
nostre forze, dico bene?”
Alzò il suo sguardo verso Angel e quello che poté leggerci lo
commosse profondamente: c’era tutta la volontà di una donna decisa
e pronta a combattere anche con le unghie, se fosse stato necessario, per il
bene della sua bimba.
Lui le sorrise, abbracciandola.
“Certo, che dici bene. Non avranno vita facile”
Bevuto il caffè in silenzio, tutti tornarono alle loro occupazioni, con
la promessa di vedersi la sera stessa a cena, in modo da esserci tutti quando
Lynn avrebbe telefonato.
*********************************************************
Fu la giornata più lunga di tutte.
Per ognuno di loro.
Il signor Giles continuò a fare ricerche sui suoi libri, sfogliando ancora
una volta quei testi che non gli avevano detto niente: sperava che, ad un secondo
passaggio, avrebbe scoperto qualcosa che al primo gli era sfuggita.
Willow aveva lezione all’università con Tara: decise di andare
lo stesso anche se con la mente era lontana mille miglia…Forse, concentrarsi
su altre cose le avrebbe permesso, dopo, di vedere con più chiarezza
su questa questione che tanto stava a cuore a tutti. In fondo, quando focalizzava
per tanto tempo tutte le sue energie su di una cosa sola, non riusciva a vedere
cose ovvie che, se solo fosse stata più riposata, avrebbe notato subito.
Angel, dal canto suo, restò tutto il giorno insieme a Buffy: visto che
era molto inquieta, decisero di andare in palestra. Angel aveva i corsi da tenere
e Buffy si sarebbe occupata di alcune pratiche che dovevano essere sbrigate
già da diversi giorni. Quel giorno, la prima ora, c’era il corso
dei principianti: era molto affollata, soprattutto da giovani ragazze e signore
attempate…l’attività demoniaca di Sunnydale non era passata
inosservata a nessuno e, ora che si apriva loro questa prospettiva, volevano
imparare a difendersi, almeno avrebbero avuto una possibilità di scappare.
Dawn aveva insistito per andare con loro, promettendo a Buffy che avrebbe studiato
lo stesso anche in palestra: quando furono là, tenne fede alla parola
data e, solo dopo un’ora abbondante, fece una breve pausa per poter parlare
un po’ con la sorella.
“Ehi, sorellina, come va?”
Buffy tirò un profondo sospiro: aveva facilmente sbrigato le pratiche
arretrate, per poi occuparsi di nuove iscrizioni.
“Per ora, abbastanza bene: mi basta non pensare a quello che potrò
scoprire, o non scoprire, questa sera…”
Aveva messo Dawn al corrente della profezia non appena era rientrata da scuola:
subito dopo aver finito il suo triste racconto, era stata quasi soffocata dall’abbraccio
di Dawn che, con le lacrime agli occhi, le aveva promesso che avrebbe difeso
la sua nipotina con i denti e le unghie, e che nessuno gliela avrebbe portata
via.
Era stata commossa dal suo comportamento, e dalle sue parole: anche adesso,
poteva sentire la preoccupazione nella sua voce.
“Beh, adesso non pensarci, però: piuttosto, parlami dei corsi…mi
sembra che stiano andando bene, vero? Anche oggi sono tutti quanti pieni e le
nuove iscrizioni andranno a riempire anche quelli dei prossimi giorni…”
Buffy fece un mezzo sorriso.
“Sì, i corsi sono ormai tutti al completo…ma guarda, praticamente
c’è tutta la popolazione femminile di Sunnydale…”
In effetti, la voce dell’avvenenza dell’istruttore si era sparsa
veloce per la città ed ora, ogni donna o ragazza voleva vedere con i
suoi occhi e dopo la visita di cortesia, si iscrivevano tutte!
Dawn guardò pensierosa la sorella che stava osservando silenziosamente
i moduli con le foto che ogni iscritta aveva portato.
Poi, quando capì il motivo del cruccio di sua sorella, sorrise con un’espressione
dolce e comprensiva allo stesso tempo.
“Ma Buffy, non starai certo pensando quello che credo, vero?”
La stava fissando con gli occhi sgranati: non poteva credere che stesse pensando
veramente quelle cose!
Era semplicemente assurdo!
Buffy non incontrò il suo sguardo, ma al contrario, lo
volse dall’altra parte, cercando di fingersi occupata nel mettere a posto
tutti i moduli, cosa che fece pensare a Dawn di aver colto nel segno.
“E cosa starei pensando? Da quando sai leggere nel pensiero?”
Sicura del fatto suo, Dawn si fece più spavalda, ma sempre cauta nell’esporre
le sue idee: ultimamente Buffy stava diventando sempre più permalosa
e suscettibile…
“Non bisogna certo saper leggere nel pensiero per capire cosa ti passa
per la testa: tu pensi che Angel possa venire ‘distratto’ da tutte
queste ragazze che vengono praticamente apposta qui, in palestra…Andiamo
Buffy, lo sai che è praticamente impossibile! Angel ama te, solo te…come
puoi pensare…”
“Una cosa del genere?”
Erano trasalite tutte e due: non avevano né visto né sentito arrivare
Angel; la lezione era appena finita e, ancora sudato, era venuto a vedere come
stava Buffy. Non avrebbe voluto sentire quello che si stavano dicendo, ma era
arrivato proprio in quel momento.
Aveva i loro sguardi rivolti su di lui, ma l’unica cosa che riusciva a
vedere era l’espressione colpevole di Buffy: sapeva di aver pensato una
cosa ingiusta, ma anche adesso, mentre i suoi occhi erano su di lei, non riusciva
a pensare ad altro.
“Dawn, per favore, puoi restare te al banco, per qualche minuto? Noi torniamo
subito…”
“Certo…”
Dawn fu felice di acconsentire alla richiesta di Angel e di togliersi da quell’impiccio:
era imbarazzata di aver messo Buffy in quella situazione, ma forse era meglio
così…se si chiarivano, non poteva che trarne giovamento.
Angel accompagnò Buffy nella piccola stanza sul retro del banco, dove
c’era un piccolo schedario e una scrivania con un computer. Buffy restò
accanto alla porta che Angel richiuse non appena furono entrati: gli si parò
davanti, a pochi centimetri, tanto che lei poté sentire il profumo della
sua pelle sudata…ne fu quasi travolta quando la sua voce la riportò
alla realtà.
“Tu davvero pensi questo di me?”
Non alzò gli occhi verso quelli di lui, che sentiva fissi su di sé,
ma restò a guardarsi le mani.
“Angel, questo non è davvero il mio momento migliore…insomma,
qui ci sono praticamente tutte le ragazze della città…”
Non rispose subito: restò immobile davanti a lei, poi con una mano, le
alzò il mento fino a che i loro occhi si incontrarono. Con gli occhi
lucidi di lacrime, Buffy continuò a parlare: anche se si rendeva conto
che erano sciocchezze, ora, quelle sciocchezze, le rendevano la vita un inferno…come
se la faccenda della profezia non gliela avesse già complicata abbastanza.
“Non devo certo dirtelo io…guardami: sto ingrassando a vista d’occhio,
giorno dopo giorno mi sto allontanando dalla Buffy di cui ti sei innamorato…”
Con l’altra mano, le asciugò le lacrime che avevano cominciato
a scendere dai suoi occhi: un sorriso ora gli illuminava il viso, che vedeva
solo lei…
Che amava solo lei…
Ma, forse, avrebbe dovuto ricordarglielo.
“Io mi sono innamorato di te, di come sei dentro, e non
certo di come appari…per me, potresti pesare anche due o tre volte tanto
e il mio amore per te non cambierebbe…Mai, in nessuna occasione…Io
non potrei mai neanche guardare nessun’altra come guardo te, figuriamoci
amarla, Buffy…di questo devi essere certa…”
Lei lo guardò per qualche istante, poi lo abbracciò, affondando
il viso nel suo petto.
“Oddio, scusami…io non so che mi è preso…E’ solo
che in questo periodo, ed ogni giorno che passa, mi sento – mi vedo -
sempre più terribile…”
Lui non le disse niente: aveva letto che i primi mesi di gravidanza potevano
far sentire le donne…beh, strane. Si limitò ad abbracciarla forte,
e a sussurrarle parole dolci, sperando di avere effetto sulla sua ansia.
“Shhh…non ti devi scusare…Sai, ho letto che è normale
per le mammine ai primi mesi essere preda di terribili allucinazioni…”
Le sorrise, perdendosi nei suoi occhi.
“Buffy, io ti amo e amo la tua pancia e amo quello che contiene…Amo
tutto di te”
Lei si sciolse dalle sue braccia e lo guardò, tenendogli il viso tra
le sue mani. Gli sorrideva, fissandolo con occhi ricolmi d’amore.
“Ti ho mai detto di non dare mai ascolto alle farneticazioni di una ragazza
incinta? E stressata, per di più?”
Lui si abbassò leggermente, fino a baciare le sue labbra…dolcemente,
lievemente, come un petalo di rosa, le sue labbra le accolsero come se fossero
una parte mancante di sé.
“Uhm…Vorrei fosse già stasera: non so se riuscirò
a resistere e a conservare la mia sanità mentale fino a quando sentiremo
Lynn…Oddio, e se anche lei non…”
Lui la zittì con due dita, posandogliele lievemente sulla bocca.
“Non pensarci: è inutile crogiolarsi nell’ansia…Cerca
di tenerti occupata fino a quell’ora…e se non hai niente da fare,
potrei sempre pensarci io…”
La abbracciò ancora più forte, guardandola con uno sguardo pieno
di passione che fece colorare di rosso le sue guance: lei si alzò in
punta di piedi per dargli un bacio.
“Che proposta allettante…ma se non sbaglio, hai due corsi nel pomeriggio:
non vorrai per caso deludere tutte quelle ragazze, vero?”
“Ehi, ma io pensavo che tu…”
Sorrise, guardandolo divertita.
“Sì, lo so…ma ho capito e non voglio che trascuri la tua
attività per le mie ansie da gravidanza…So che mi ami e questo
è quanto. Non mi importa altro: potrebbe anche esserci miss universo
alla tua lezione ed io sarei tranquillissima…Quindi, vai e non pensare
a me…”
Le accarezzò il viso, scuotendo leggermente la testa.
“Neanche se mi impegnassi ci riuscirei…ma andrò lo stesso,
cercando di non sentire troppo la tua mancanza”
Con un ultimo bacio, si divisero, andando ognuno alle proprie attività:
Angel andò alla lezione seguente, mentre Buffy raggiunse Dawn al banco.
Quando la vide arrivare con un luminoso sorriso stampato in viso, fu altrettanto
raggiante e andò ad abbracciarla.
“Deduco che Angel è riuscito a toglierti ogni dubbio che avevi,
vero?”
Buffy annuì: in fondo, era anche grazie alla sua sorellina se era riuscita
a superare questo piccolo momento che, però, per lei rappresentava motivo
di vero sconforto.
“Sì, deduci bene…ma non pensare che, per questo, io mi dimentichi
che tu devi fare i compiti!”
Con un brontolio non troppo evidente, Dawn si rifugiò nel retro per adempiere
ai suoi doveri scolastici, mentre Buffy sbrigava le ultime faccende burocratiche
per la palestra.
*********************************************************
La giornata, in qualche modo, passò per tutti.
Quando si ritrovarono a casa di Buffy ed Angel per la cena, si meravigliarono
di aver passato tutte quelle ore di attesa.
Arrivarono prima Willow e Tara: portarono alcuni testi su cui avevano trovato
un accenno, molto vago, ad una profezia riguardante le Cacciatrici. Diceva che,
se avverata, poteva portare un grande cambiamento alla sua vita. Avevano pensato
che era sempre un inizio e che forse Lynn avrebbe saputo dir loro qualcosa a
riguardo.
Appena lo dissero agli altri, Buffy si illuminò, anche se, a parole,
diceva di non credere troppo ad un accenno così vago.
Dopo una decina di minuti arrivò anche Giles.
Si erano appena seduti a tavola, quando il telefono squillò: se già
prima pensavano di non riuscire a mangiare neanche un boccone, quando squillò
li fece trasalire tutti quanti, e i loro stomaci si chiusero definitivamente.
Angel fece per alzarsi, ma Buffy lo fermò con una mano.
“No, vado io…devo parlarle io, altrimenti impazzirò…”
Si alzò e andò a sollevare la cornetta.
Dopo un primo scambio di saluti, disse a Lynn che l’avrebbe messa in vivavoce,
in modo che tutti potessero sentire quello che aveva da dire.
“Ok, Lynn…ora ti sentono tutti: parla pure…”
Sentirono chiaramente un sospiro, poi la voce squillante della ragazza.
“Bene…Ho letto il testo originale e, purtroppo, non sono riuscita
a scoprire molto di più di quello che già sapevate…La profezia
dice che la figlia della Cacciatrice dovrà essere affidata al Consiglio,
per il bene del mondo…Mi dispiace, Buffy…Non sono stata di molto
aiuto, ma ho avuto un’idea che, forse, potrà ridarti il sorriso…Ho
prenotato un biglietto per l’aereo diretto in America che parte da Londra
fra…due ore esatte!”
Buffy sgranò gli occhi e guardò gli altri, che stavano chi sorridendo
chi sgranando gli occhi a sua volta.
“Lynn, ma è fantastico! Con te qui, sono sicura che riusciremo
a trovare uno spiraglio utile, in modo da aggirare la profezia!”
“Bene, allora…Ci vediamo all’aeroporto alle sei, se non porterà
ritardo…Non vedo l’ora di riabbracciarvi! A più tardi allora!”
Lynn riattaccò e così Buffy: ora si sentiva un po’ più
ottimista…Averla vicina avrebbe significato molto per lei, e sperava che
desse un impulso positivo a tutta la faccenda.
La cena passò veloce: tutti avevano qualche idea su come
impiegare quella mente in più che presto si sarebbe aggiunta alla gang.
Giles era molto ansioso di conoscerla, visto che Buffy ne aveva parlato molto
bene: in più, era da molto tempo che non incontrava qualcuno proveniente
dal Consiglio che fosse stimolante…Sarebbe stata un’occasione da
non perdere.
Nell’attesa, aveva deciso di cercare di andare più a fondo a proposito
dell’accenno che avevano trovato Will e Tara: ora che aveva un punto di
partenza, sperava di riuscire ad indirizzare le sue ricerche in modo più
proficuo. Avevano un nome: l’autore del libro su cui avevano trovato l’accenno,
infatti, era un autore semi sconosciuto ai più, ma noto a Giles; quando
era nel Consiglio, aveva avuto l’opportunità di studiare da un
suo testo, pezzo unico, conservato nella biblioteca speciale, dove venivano
conservati tutte le opere più preziose e rare.
Pavel Draka era un appassionato di vampiri, e delle Cacciatrici in particolare:
durante la sua vita, lunga quasi un secolo, aveva avuto modo di venire in contatto
con ben tre diverse Cacciatrici e, frutto di queste conoscenze, ne era venuto
fuori un trattato molto particolareggiato sugli usi e le abitudini delle Prescelte
in quegli anni bui…E in quel testo, Giles ricordava che veniva citato
un fato che – se realizzato – avrebbe cambiato definitivamente la
loro vita.
Solo ora se ne era ricordato e, folgorato da questo ricordo, cercò qualsiasi
riferimento all’autore nei suoi libri…Era da poco tornato a casa,
quando, perso tra i volumi nel suo studio, trovò una traccia interessante,
ma controversa rispetto a quanto sapevano già.
‘…Le gravidanze delle Cacciatrici sono sempre state combattute dal Consiglio: loro volontà era che esse non procreassero mai. Quando ciò avveniva ugualmente, i figli venivano allontanati a forza dalle braccia delle madri, che continuavano la loro vita ignorando l’esistenza dei figli…La volontà del Consiglio prevale su tutto. E tutti’
Giles si tolse gli occhiali, per massaggiarsi le tempie: non
riusciva a capire…a quanto gli aveva detto Williams, le figlie delle Cacciatrici
erano di ‘ proprietà’ del Consiglio per il potere che rappresentavano.
Certamente, era un punto che avrebbero dovuto chiarire con Lynn, quando fosse
arrivata.
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Buffy si era sdraiata a riposare sul divano, con la testa sulle ginocchia di
Angel…Dawn anche si era addormentata sulla poltrona vicino a loro. Prima
di addormentarsi, avevano parlato un po’ delle possibilità che
avrebbero avuto se non avessero trovato nulla a cui appellarsi…Dopo un
po’, Buffy fu molto preoccupata.
“Angel, cosa faremo? Non possiamo sparire nel nulla, come se nulla fosse…Insomma,
e Dawn, come farebbe? Non possiamo costringere né lei né la nostra
bimba ad una vita di fuga, perennemente a nascondersi…”
Angel aveva sospirato: anche se davanti a lei si mostrava sempre ottimista e
positivo, nel suo io più profondo era attanagliato da un angoscia pari
a quella di Buffy. Sapeva che lei aveva ragione, non potevano semplicemente
fuggire. Dovevano per forza trovare qualcosa che permettesse loro di vivere
normalmente.
“No, certo…e non lo faremo. Non ce ne sarà bisogno, vedrai:
troveremo qualcosa che ci aiuterà a risolvere anche questo. Ora dormi
un po’, devi riposare…”
“Hai ragione…ma è così difficile…”
Nonostante i pensieri, nonostante la preoccupazione, piombò in un sonno
pesante, leggermente agitato, che però le portò un po’ di
ristoro. Anche Angel, dopo aver vegliato su di lei per alcune ore, cadde preda
della stanchezza.
Tutti e tre furono svegliati dalla rumore della sveglia che Dawn aveva puntato
sulle cinque e un quarto, in modo da avere tutto il tempo di prepararsi per
andare a prendere Lynn all’aeroporto.
CAPITOLO XII
L’aereo arrivò con una mezz’ora di ritardo: Buffy diventò
nervosa come poche altre volte in vita sua…Non riusciva più a sopportare
quell’attesa snervante.
Forse, la ragazza che li avrebbe aiutati a venire fuori anche da questa situazione
era lì, sul cielo della sua città, e l’aereo non si decideva
ad atterrare.
Inutilmente, Angel e Dawn cercarono di distrarla: i suoi pensieri erano focalizzati
sempre e solo sull’amica che non arrivava ancora.
Finalmente, l’altoparlante annunciò l’imminente atterraggio
del volo proveniente da Londra, e l’uscita dei passeggeri dal cancello
numero tre.
“Era ora…andiamo!”
Buffy non stette ad aspettare, ma si diresse verso l’uscita.
Quando furono tutti e tre davanti, bene in vista, dovettero aspettare solamente
un quarto d’ora affinché i passeggeri iniziassero ad uscire.
Lynn fu tra gli ultimi…ma non appena varcò il cancello d’ingresso,
si sentì chiamare da una voce che conosceva bene…non poteva certo
dimenticare la voce della ragazza che le aveva fatto aprire gli occhi su molte
cose.
“Lynn…siamo qui! Lynn…”
Si diresse immediatamente verso di loro, e fu travolta dall’abbraccio
di Buffy che non era riuscita a d aspettare oltre.
“Oddio, come sono felice di vederti, Lynn…Sapessi cosa significa
questo per me…Grazie di essere venuta”
Ricambiò l’abbraccio, e l’affetto, e scioltasi dalle sue
braccia, salutò anche Angel. Vedendo l’espressione di Dawn, Buffy
la presentò all’amica.
“Lynn, questa è la mia sorellina, Dawn… Dawn lei è
Lynn”
“Buffy, non mi avevi detto di avere una sorella così carina…Piacere,
spero che diventeremo amiche, presto come lo siamo diventate io e Buffy”
Dawn l’abbracciò, spiazzandola.
“Non ho dubbi a riguardo…Dopo tutto quello che Buffy mi ha raccontato
di te, non vedo l’ora di conoscerti meglio!”
Lynn sorrise, compiaciuta di questo benvenuto così affettuoso.
“Bene…Allora, andiamo?”
Buffy guidò l’intero gruppetto verso l’automobile, parcheggiata
subito fuori l’aeroporto: il viaggio di ritorno passò molto velocemente,
mentre Lynn li aggiornava nei suoi progressi nello studio…Ormai, le mancava
solamente le tesi per diventare Osservatrice.
“Wow…certo che non sei per niente noiosa o petulante, per essere
un’Osservatrice…Sai, noi siamo abituati diversamente…”
“Dawn! Il signor Giles non è petulante né noioso…Beh,
forse a volte…”
Buffy stava ridendo: in effetti, quando voleva Giles sapeva essere snervante.
Ad Angel fece un piacere immenso vedere Buffy allegra e ancora di più,
fu felice di sentire di nuovo la sua risata: ultimamente, era una merce molto
rara.
“Comunque, lui e le ragazze ci raggiungeranno a casa verso le otto: giusto
il tempo di fare colazione e potrai aggiornarci…Decideremo anche la strategia
da seguire…”
Arrivarono presto a casa: una volta portati i bagagli di Lynn nella camera degli
ospiti, fecero una colazione durante la quale la ragazza volle essere messa
al corrente della situazione di Buffy e della bambina…Fu felice di sapere
che le cose stavano procedendo bene e che la palestra di Angel stava avendo
il successo che si meritava.
“Non avevo dubbi a riguardo…Con un istruttore così, mi iscriverei
al volo pure io!”
“Ah, hai capito le amiche…Vatti a fidare!”
Lynn rise, cosa che fece anche Buffy.
“Ma io dicevo così, giusto per dire…In Inghilterra non ci
sono istruttori così: dovresti vedere chi c’è ai corsi del
Consiglio….Un vero mostro!”
“Ma certo…Non possono correre il rischio che vi distraiate…altrimenti,
poi, chi preparerebbe le Cacciatrici?”
Dawn stava facendo onore alla colazione: il ritrovato entusiasmo della sorella
le aveva fatto venire appetito, anche perché Buffy le aveva permesso
di restare a casa, quel giorno, in modo che anche lei potesse partecipare alla
riunione con Lynn.
Furono interrotti dal campanello, che preannunciava l’arrivo degli altri:
dopo le presentazioni, si riunirono tutti in soggiorno, dove Lynn raccontò
di nuovo a tutti quello che aveva scoperto nel testo della profezia, che Williams
le aveva fatto leggere.
“E così, non ha fatto storie per fartelo leggere? Molto strano…al
telefono non sembrava essere così ben disposto ad aiutarci…”
A Buffy era sembrato strano fin da quando glielo aveva accennato al telefono,
ed anche ora la cosa non le tornava. Ma, d’altra parte, non sapeva mai
cosa aspettarsi dalle persone.
“Sai, gli ho parlato un’altra volta, dopo la tua telefonata e, nel
frattempo, deve essersi convinto che era la cosa migliore da fare…Comunque,
non mi è stato molto d’aiuto. La profezia non lascia scampo, purtroppo:
quello che ha detto è vero. Vostra figlia apparterrà al Consiglio,
subito dopo nata…Per questo, sono stata incaricata io di…assisterti”
Buffy ed Angel rimasero basiti: non si sarebbero aspettati niente del genere…Proprio
lei, che li aveva così aiutati a Dublino, proprio lei che era così
amica diceva quelle cose!
“Come…come sarebbe, assistermi? Che vuoi dire, Lynn?”
“Voglio dire che, se non riusciremo a trovare una scappatoia, sarò
io ad occuparmi della bimba…”
Forse, aveva esagerato: non doveva scoprire troppo le carte,
almeno, non ancora.
Cercò di rimediare…
“Buffy, non sto dicendo che non vi aiuterò, anzi…dico
solo che SE non troveremo niente, ci penserò io”
Buffy continuava a stare in silenzio, con l’espressione estremamente preoccupata:
non le era piaciuto sentire quello che aveva appena detto la sua amica…e
ad esternare i suoi pensieri, ci pensò Angel.
“Lynn, tu non capisci…noi non rinunceremo mai alla bimba, in nessun
caso…anche se non troveremo niente, non sarà mai del Consiglio!
E mi stupisce che proprio tu abbia questo compito…pensavo…pensavamo
che almeno tu capissi e ci appoggiassi…”
Lynn si alzò dal divano dove era seduta insieme a loro due, e avanzò
verso il caminetto, mentre anche gli sguardi degli altri erano fissi su di lei…Li
poteva sentire sulle spalle.
“Ma io vi capisco, più di quanto pensiate…ma capisco anche
una cosa: avremo la possibilità di sconfiggere il Male, i demoni che
devastano le città, che uccidono la gente…E tutto questo grazie
ad una persona sola: senza inutili spargimenti di sangue o violenza gratuita…Sarebbe
un grande passo avanti…”
“Sì, ma a che prezzo?”
Giles aveva preso la parola: pensava che fosse il momento di mettere fine a
questo discorso che, chiaramente, dava tanto dolore a Buffy…che aveva
gli occhi lucidi e un’espressione che, più di mille parole, descriveva
i suoi sentimenti.
Lynn volse il suo sguardo verso l’uomo, che continuò a parlare.
“Sarebbe il momento di mettere da parte il bene di tutti, per pensare
e preservare il futuro di una bimba che deve ancora nascere: mi sembra la cosa
più sensata…quindi, se non ci sono obiezioni, direi che possiamo
cominciare a mettere a confronto i vari testi…”
“Sì, noi abbiamo portato quello da cui abbiamo trovato quell’accenno
di cui vi parlavamo…”
Will e Tara si erano fatte avanti, portando con sé il volume in questione:
con Giles si misero sul tavolo, per sfogliarlo e ci misero vicino un altro testo,
dove si faceva riferimento al testo di Draka che Giles ricordava di aver letto
in gioventù. Anche Angel si avvicinò al tavolo, seguito a ruota
da Buffy, Lynn e Dawn.
“Dunque…dunque, qui c’è il riferimento…Un evento
potrà cambiare definitivamente la vita di una Prescelta, evento che porterà
gioia e dolore, ma solo chi ama veramente e chi ha fede saprà fare la
scelta giusta affinché la gioia prevalga…”
Giles era rimasto un attimo pensieroso, con gli occhiali in mano mentre puliva
le lenti, cercava di mettere a fuoco i pensieri.
“Se…se quello che dice è vero, ed è presumibile che
lo sia, allora potrebbe esserci…sì, esserci qualche mezzo per aggirare
la profezia, perché – sino ad ora – non vedo gioia, ma solo
dolore…”
“Allora, dobbiamo solo metterci al lavoro…”
Willow aveva assunto un’espressione decisa, con un sorriso smagliante
che aveva contagiato chi le stava accanto. Solo Buffy non riusciva a sorridere.
Will se ne accorse e le andò vicino.
“Non disperare, Buffy, vedrai…riusciremo a trovare qualcosa, è
solo questione di tempo…Abbi fiducia…”
Le sorrise, grata dell’appoggio e della fiducia che cercava di infonderle….Sapeva
che aveva ragione.
“Giusto, giusto…Will, grazie, sei un tesoro”
“Ehi, a che servono le amiche, se no?”
Contenta per averla fatta sorridere di nuovo, la prese sottobraccio e la fece
sedere vicino a sé, davanti a due pesanti volumi polverosi che provenivano
direttamente dalla raccolta privata del signor Giles.
Alcune ore passarono nella ricerca più totale.
Il tempo fu presto dimenticato: ognuno aveva sfogliato i volumi, prendendo appunti
e paragonando i vari accenni che venivano trovati strada facendo.
Anche il ricordo di Giles venne preso in considerazione: ne trovarono pure un
vago riferimento sul volume che Tara aveva trovato in fondo ad uno scaffale
del Magic Box. Ma niente di tutto quello che riuscirono a mettere insieme quella
mattina, fece ben sperare.
Nessuno voleva dirlo ad alta voce, ma dalle loro espressioni si capiva benissimo
che stavano per disperare di trovare qualcosa di utile.
“Che ne dite se preparassi qualcosa per pranzo?”
Buffy non aspettò le loro risposte, ma si diresse in cucina, quasi di
corsa.
Tutti si guardarono negli occhi, restando in un silenzio imbarazzato: era chiaro
che si stavano sentendo inutili, e non potevano farci niente…e cosa ancora
peggiore, Buffy più di tutti ne sentiva il peso. Angel andò vicino
a Dawn, cercando di confortarla: la ragazza era molto partecipe alla situazione
che stavano vivendo lui e Buffy e aveva abbassato lo sguardo, non appena la
sorella aveva oltrepassato la soglia…odiava vederla così e sapere
di non poter migliorare il suo stato la faceva stare ancora peggio.
“Stai tranquilla…troveremo qualcosa e allora, il sorriso le tornerà…”
Dawn non lo guardò negli occhi ma, sempre fissando la porta dietro la
quale era sparita Buffy, pronunciò delle parole che non avrebbe mai voluto
dire.
“Sì, ma…e se non ci fosse niente? Insomma, lo vedi: finora
niente, il vuoto più assoluto…e ci siamo tutti a fare ricerche…eppure
non serve a niente. Ho paura che, prima o poi, dovremo affrontare una realtà
che nessuno avrebbe mai voluto…”
Solo quando restò in silenzio volse il suo sguardo verso quello di lui:
e non era lo sguardo di una ragazzina di sedici anni, ma di una giovane donna
addolorata per la sorte della amata sorella.
Angel ne fu intenerito e allo stesso tempo, toccato perché, in un angolo
remoto del suo io, sapeva che Dawn poteva avere ragione.
Per quanto odiasse se stesso per dover ammettere una cosa del genere, non vedeva
altre strade.
A meno che…
Dawn cambiò istantaneamente espressione quando vide gli occhi di Angel
illuminarsi.
“Ehi, che succede? Ti è venuto in mente qualche volume che ancora
non abbiamo visto? Qualche posto in cui cercare?”
Angel la guardò, sorridente e stranamente sereno.
“No, nessun libro ma delle…persone”
Detto questo sparì dietro la stessa porta dietro la cui era sparita Buffy,
lasciandola nel dubbio e nella curiosità.
Appena si era avvicinato alla cucina, la loro presenza lo travolse.
Li poteva sentire chiaramente tutti e due, ma più di ogni altra cosa,
lo colpì il dolore e la frustrazione di Buffy…Peggio di un macigno,
appesantiva il suo cuore e la sua vita.
La vide intenta a pulire delle verdure, con la schiena rivolta alla porta, ma
nonostante questo, non fece in tempo a parlarle che lei lo fece per prima.
“Avete così fame che sei venuto a controllare come mai la cuoca
ci mette così tanto?”
Lui ignorò le sue parole, debole tentativo di fingere che non ci fosse
tutto quel dolore…tutta quella tristezza…
“Buffy, con me non devi fingere…”
“Lo so, ma è più facile, ignorare tutto, tutto questo devastante
senso di perdita che si fa sempre più forte dentro di me…anche
se non è ancora…non è ancora…”
Non riuscì a finire di lavare l’insalata che aveva nel lavello,
perché un pianto incontrollato le fece interrompere ogni attività:
Angel vide le sue spalle tremare, e in un attimo le fu accanto, abbracciandola
e lasciandola libera di sfogarsi.
Solo il cielo sapeva se ne aveva bisogno.
Nessuno dei due disse più niente, ma lasciarono che il
pianto si estinguesse da solo. E infatti, dopo pochi minuti, si calmò,
dandole di nuovo la possibilità di parlare.
“Capisci? Se fingo che tutto vada bene, è più semplice…Perché
quando penso a come vanno realmente le cose, allora, non so veramente cosa potremo
fare…”
Angel la guardò, e le asciugò le ultime lacrime che stavano scendendo
dai suoi occhi. Anche se ci provò, non riuscì a sorriderle: anche
lui era gravato da questa dura realtà.
“Lo so…lo so bene, anche per me è così…Ma di
una cosa sono certo: faremo solo quello che sarà più giusto”
“E’ proprio questo che mi preoccupa: per CHI sarà giusto,
Angel? Per il Consiglio, per il mondo o per noi e la nostra bimba?”
Lui la guardò con un’espressione intensa, e stranamente fiduciosa,
tanto da sollevare la curiosità di Buffy, che fu presto esaudita.
“Questo non te lo so dire, ma forse c’è un modo per sapere
qualcosa di più…Mi è venuto in mente che potremo chiedere
agli Oracoli”
Buffy corrugò lievemente le sopracciglia: anche se, all’inizio,
le aveva aperto uno spiraglio nel buio che ora c’era nel suo cuore, non
appena aveva nominato quel nome le era venuta la pelle d’oca.
“Ma, Angel…Non fanno mai niente per niente: anche se dovessero dirci
qualcosa, chi ci assicura che sia la verità e che non abbia ritorsioni?”
Angel si sciolse dall’abbraccio e andò ad appoggiarsi al bancone.
“Buffy ragiona…dobbiamo tentare: non posso dirti che non porterà
ritorsioni, ma noi chiederemo solo se c’è una via d’uscita,
un modo per aggirare la profezia, non chiederemo di cambiare niente…Che
ne dici?”
La guardava fiducioso, sapendo bene che anche lei aveva realizzato che era l’unica
via per poter scoprire qualcosa.
“Non mi piace, non mi piace per niente, ma temo che sia la nostra unica
scelta…Quando partiamo?”
“Ma sei sicura che sia un bene per te viaggiare?”
Lo squadrò per un breve attimo, poi gli si avvicinò fino ad essere
a pochi centimetri da lui: lo fissava negli occhi con un’espressione quasi
dura…se solo avesse potuto esserlo.
“Non pensare nemmeno di andare da solo: dovunque andrai per questa faccenda,
io sarò con te. Non si pone nemmeno, la questione…capito?”
Le sorrise: gli faceva piacere vederla così decisa, era sempre meglio
dell’apatia e dello sconforto che avevano avuto la meglio in questi ultimi
giorni.
“Capito. Andiamo a dirlo agli altri”
“Gli Oracoli? Ma siete sicuri che sia la soluzione giusta?
Voglio dire, non mi pare che siano la migliore delle fonti…o la più
affidabile…”
Willow era molto turbata: dai racconti che Angel aveva fatto loro, non era stata
colpita favorevolmente da queste figure così enigmatiche…sembrava
esistessero per aggirare le richieste di chi gli si presentava davanti.
“Lo so, Will, e condividiamo questa tua opinione…ma è l’unica
maniera per poter sapere se c’è davvero un modo per aggirare la
profezia…Credimi, non piace nemmeno a me, l’idea, ma Angel ha ragione:
ci restano solo loro”
“Secondo me, ha ragione Willow…è inutile andare fino dagli
Oracoli…non dicono mai quello che si vuole sapere, danno sempre accenni
vaghi e, penso, che di questi ne abbiamo più che a sufficienza!”
Con grande sorpresa di Buffy, Lynn aveva espresso un’opinione totalmente
contraria a quello che si sarebbe aspettata.
“Ma, Lynn, io credevo che tu capissi quanto vogliamo riuscire a trovare…”
“Una scappatoia, sì, ho capito! Ma non è questo il modo!”
Non le era piaciuto il suo tono: sembrava quasi che non volesse che trovassero
alcunché…ma no, non poteva essere, sicuramente, sarà stato
l’effetto della stanchezza accumulata nei giorni precedenti.
“E allora quale? Se non te ne sei accorta, tutte le nostre ricerche, i
nostri sforzi non hanno portato a nulla e proprio non so cos’altro potremmo
fare, qui a Sunnydale!”
Buffy si era arrabbiata: sentirsi osteggiata da una persona che aveva ritenuto
vicina e dalla sua parte, le fece più male di quello che avrebbe voluto
ammettere.
“Ragazze, ragazze…state calme, non c’è bisogno di agitarsi…”
Giles aveva provato a distendere la situazione, che si stava facendo più
calda ad ogni momento che passava.
Ma lo sguardo furibondo di Buffy, lo fece tornare sui suoi passi.
“E lei non mi venga a dire che non c’è motivo di agitarsi!
Perderemo la nostra bambina, senza neanche averla mai vista, senza averle potuto
dire quanto l’amiamo…non le sembra forse abbastanza?”
Angel aveva posato una mano sulla spalla di Buffy: poteva capire i suoi sentimenti
– erano uguali ai suoi – ma gli pareva ingiusto attaccare così
Giles solo perché aveva provato a tenere calmi gli animi…e Buffy
si accorse di aver esagerato, perché si calmò all’istante
e guardò negli occhi Giles.
“Mi scusi…io…non volevo dirle quelle cose, mi dispiace, ma
è che è così…così…doloroso…”
“Buffy, non ti devi scusare di nulla: a me spiace solo di non poter fare
niente, ma se volete vi accompagnerò a Los Angeles…ad incontrare
gli Oracoli”
Le aveva sorriso: aveva capito che non aveva voluto attaccarlo ma era stata
solamente una reazione esagerata allo stress serbato.
Lei ricambiò il sorriso, mentre fu Angel a rispondergli.
“Grazie, ma non credo che sarà necessario: invece, potrà
aiutarci in un altro modo…gli Oracoli gradiscono un dono per la ‘visita’,
meglio se un oggetto antico e prezioso. Può aiutarci a trovare qualcosa
che corrisponda a questa descrizione?”
Giles spalancò gli occhi e si rimise gli occhiali, che si era tolto cercando
di placare le due ragazze.
“Ma certo! Certo! Credo di avere proprio quello che fa per voi: a casa
conservo una edizione originale del diario di Liberius, che per primo, tenne
un diario di una Cacciatrice…Direi…sì, direi che fa al caso
vostro”
Buffy gli si avvicinò.
“Ma non deve, è un peccato…”
“Cosa? Usarlo per aiutare chi ho così a cuore? No, Buffy, permettimi
almeno di fare questo…Non ci metterò molto ad andarlo a prendere”
Lo guardò, sorridente e riconoscente. Annuì, in silenzio, temendo
che l’emozione fosse troppa per pronunciare una sola parola.
Fu così che Giles uscì da casa Summers.
Coloro che rimasero, ultimarono i preparativi per il viaggio che avrebbe condotto
Buffy ed Angel a L.A. il giorno seguente: non volevano perdere altro tempo prezioso.
Lynn rimase in un angolo, seria e corrucciata: non andava bene…per i suoi
piani, questo poteva rappresentare un ostacolo.
Ma prima di agire, pensò di consultarsi con Williams.
“Buffy, ti dispiace se faccio una telefonata?”
Si rese conto che non si erano ancora chiarite dopo il piccolo scontro di prima:
ma Buffy le si avvicinò, con un’espressione imperscrutabile.
“Certo, Lynn…solo perché non la pensi come noi, non vuol
dire che non sei la benvenuta qui…fai come se fossi a casa tua”
In fondo, anche se l’aveva spiazzata con quella reazione, era sempre la
Lynn che l’aveva aiutata così tanto in Irlanda e che per lei aveva
messo a rischio la propria vita.
“Grazie…”
La freddezza con cui le rispose, la ferì, ma ora doveva focalizzare tutte
le sue energie sull’incontro con gli Oracoli…avrebbe pensato dopo
a sistemare le cose con Lynn, che andò nell’altra stanza a fare
la sua chiamata.
Si chiuse la porta alle spalle, in modo da non farsi sentire
da nessuno, nemmeno per sbaglio. Si sedette vicino al telefono a compose il
numero, che la collegò direttamente con il suo ‘mandante’.
“Signor Williams…Buonasera, sono Lynn O’Danan. Mi dispiace
disturbarla, ma ho un problema…”
“Non si preoccupi, signorina: ha fatto bene a chiamarmi. Mi dica…e
spero che non sia niente di irrimediabile”
La sua voce suonava profonda e calma, come se si fosse rassegnato ad avere la
parte del ‘cattivo’, manipolatore di persone innocenti.
Lynn gli spiegò la situazione e la decisione che Buffy ed Angel avevano
preso. L’uomo restò in silenzio per alcuni secondi, valutando il
caso: non gli piaceva quello che gli aveva appena detto. Anche se era vero che
gli Oracoli non dicevano le cosa chiaramente, era anche vero che non potevano
mentire e che sapevano la verità.
E questo, non gli piaceva. Per niente.
“Dobbiamo valutare bene le cose: se ci esponiamo troppo, rischiamo di
farla scoprire, ma del resto, se non facciamo niente, scopriranno come stanno
veramente le cose: Quindi, direi che sarebbe opportuno che lei impedisse ai
due ragazzi di partire per Los Angeles, in qualsiasi modo lei ritenga necessario.
A mali estremi, estremi rimedi…e mi avverta, quando avrà svolto
questo compito”
“D’accordo. Grazie”
Riattaccò, con l’animo in subbuglio…
Non sapeva perché ma le sembrava sbagliato fare quello che le aveva appena detto...
Sensazione, questa, che durò pochi istanti: mentre raggiungeva
gli altri, elaborò un piano che le consentisse di svolgere il suo compito,
velocemente ed efficacemente.
Pensò di non opporre altra resistenza al viaggio che volevano fare a
Los Angeles, ma di preparare un’adeguata accoglienza per quando avrebbero
fato ritorno: aveva portato con sé alcune erbe dalle proprietà
non proprio terapeutiche…le avrebbe somministrate a Buffy, dopo averla
convinta che lei stava dalla sua parte. Lo scivolone che aveva appena fatto
non avrebbe dovuto ripetersi, se non voleva giocarsi la sua affidabilità
ai loro occhi.
Tornò in soggiorno, dove Buffy era rimasta a parlare con Dawn, sedute
entrambe sul divano: gli altri, evidentemente, erano andati a finire i preparativi
per il loro viaggio. Non appena la videro, si zittirono, guardandola negli occhi:
a dire la verità, solamente Dawn la stava guardando, Buffy preferiva
guardare fuori dalla finestra.
“Dawn, per favore, potresti lasciarci qualche momento da sole?”
Aveva parlato con il tono più amichevole e gentile che possedesse, e
aveva ottenuto l’effetto sperato: la ragazzina si alzò, non senza
prima aver dato un bacio a Buffy. Prima di uscire dalla stanza, rivolse un sorriso
pieno di fiducia e speranza a Lynn, che avvertì una fitta di dolore proprio
in mezzo al petto…il sentirsi così colpevole le stava facendo perdere
di vista il piano a cui aveva pensato. Inalò profondamente, dopodiché
si sedette accanto a Buffy, nel posto lasciato libero dalla sorella.
“Buffy, io volevo chiederti scusa per prima…non ho avuto il minimo
rispetto né la minima delicatezza: in questo momento, dovrei preoccuparmi
soprattutto di te, e poi il resto…e invece sono stata terribile, insensibile
e dura, anche!”
La sua voce era stato l’unico rumore che c’era nella stanza: Buffy
l’aveva ascoltata in silenzio, cercando di soppesare le sue parole, e
cercando di capire se stava parlando sul serio….se davvero era dispiaciuta.
Ma che motivi aveva per dubitarne?
Nessuno, e in quel momento in particolare, non le piaceva nemmeno
il pensiero di poter anche solo lontanamente dubitare di lei. Per cui, abbassò
la guardia e le rivolse lo sguardo.
“Accetto le tue scuse, Lynn: non sono certo nella posizione per poterti
biasimare…In questi giorni ho avuto più scatti di nervi e più
comportamenti strani e insensibili che nessuno potrà mai battermi!”
Le sorrise, e fu ricambiata: Lynn sentì che le cose si erano sistemate,
almeno per il momento. Quindi, preferì migliorare ancora la sua posizione
agli occhi dell’amica.
“Ma hai tutte le ragioni del mondo! Insomma, in situazioni del genere
è più che accettabile qualche passo falso, chi non lo farebbe?
Ed è più che giustificabile, di questo non devi avere il minimo
dubbio! Ora, avete finito i preparativi? Vedo che qui non è rimasto più
nessuno….”
Buffy sospirò, prima di risponderle.
“Sì, quasi….Angel è andato con Giles a casa sua per
finire di preparare alcune carte che vuole che portiamo con noi: dice che potremo
averne bisogno al cospetto degli Oracoli…anche se ne dubito…Le ragazze,
invece, sono andate a prepararci una borsa con qualcosa da cambiare: hanno insistito
affinché non muovessi nemmeno un muscolo e restassi qui a vegetare sul
divano…Se continua così, non riuscirò più a muovermi!”
Lynn le prese una mano e gliela strinse forte.
“Di questo non mi preoccuperei…sei o non sei la migliore Cacciatrice
di tutti i tempi? Sarai in piedi in men che non si dica! Vedi solo di non stancarti
troppo a Los Angeles…”
Buffy ricambiò la stretta, e le sorrise a sua volta…Il spiacevole
momento era ormai solo un brutto ricordo: ora c’erano cose più
importanti, e ben più tristi ed infauste, di cui preoccuparsi.
“Non ti preoccupare: saremo di ritorno fra un giorno esatto…Giusto
il tempo di incontrare gli Oracoli…”
La sua affermazione restò nell’aria, quasi tangibile, ad inibire
ogni altra parola che ognuna delle due avrebbe voluto pronunciare.
***************************************************************
Il viaggio fu breve e molto pesante: non per il traffico, che
fu quasi del tutto assente, non per il tempo, che fu ventilato e non troppo
caldo, ma per l’attesa, l’ansia che si stava facendo ad ogni metro
più vibrante e stressante. Avevano pronunciato poche parole, restando
per lo più in silenzio a guardare il paesaggio intorno a loro. Angel,
impegnato nella guida aveva almeno quello per tenere la sua mente occupata,
ma Buffy, che gli sedeva accanto, aveva tutto il tempo per crogiolarsi nelle
eventualità più terribili.
“Stai bene? E’ da parecchio tempo che non dici una parola…mi
fai preoccupare…”
La voce di Angel era risuonata dolce e affranta allo stesso tempo. A Buffy fece
tenerezza e avrebbe desiderato che fosse per altre ragioni…
“Scusami, è solo che…la mia mente sta vagando liberamente
tra le possibilità più terribili e parlarne ad alta voce non mi
faciliterebbe certo le cose…mi sembra che, se non ne parlo, non possano
avverarsi…”
“E non si avvereranno…Ora cerca di svuotare la mente, liberarla
da questi pensieri così negativi e concentrarti solo sulla nostra bimba:
ho letto che già da molto presto possono percepire le emozioni della
madre, quindi vedi di non farla preoccupare troppo, va bene?”
Gli sorrise, grata di quelle parole e dei continui sforzi per tenerla su.
“Va bene, hai ragione…basta negatività, per ora…”
E con un sospiro, chiuse gli occhi e si appoggiò del tutto allo schienale
del sedile, sul quale riuscì ad addormentarsi: Angel ne fu felice, anche
perché, almeno dall’esterno, quello sembrò il sonno più
tranquillo che Buffy faceva da un bel po’ di tempo a questa parte.
“Certo che mi sarei aspettata un altro tipo di ingresso…insomma,
sono o non sonno gli Oracoli dei Poteri che Sono? Mi sembra così….così
squallido!”
Una volta arrivati in città, non avevano perso tempo prezioso e si erano
diretti verso l’ufficio postale, sotto il quale si trovava il portale
per le anime perdute…Fin dalla prima volta in cui Doyle l’aveva
condotto lì, Angel aveva trovato la cosa molto divertente – se
così si può dire – e altrettanto strana quanto ora Buffy.
“Sì, furono più o meno le stesse parole che dissi io la
prima volta che fui condotto qui…Ma presto ho imparato che, quando ci
sono i Poteri di mezzo, allora niente è come te lo aspetteresti! Ecco,
questo è il braciere su cui aspergere le erbe…Non appena bruceranno,
il portale si aprirà e saremmo catapultati all’interno, anche se
sarà l’uscita quella che sarà più…brusca”
Buffy non aveva tolto gli occhi dal portale nemmeno per un secondo, ma aveva
continuato ad ascoltarlo per tutto il tempo dandogli le spalle.
E sempre in quella posizione, espose alcuni dubbi che la stavano tormentando.
“E così tu sei sicuro che entreremo tutti e due….Ma scusa,
non hai detto che – al tempo del tuo cambiamento – avevano detto
che visto che eri diventato umano, loro non avevano più niente a che
fare con te? Cosa ti fa pensare che ora sia diverso?”
Angel finì di sistemare le erbe al centro del braciere prima di risponderle:
ora, era pronto ad accenderle.
“Solo questo: è nostra figlia quella per cui siamo qui e avrò
sicuramente una parte nel suo futuro, per darle un futuro…quindi, vedrai,
fra pochi istanti, ci ritroveremo tutti e due dall’altra parte del portale….Sei
pronta?”
Buffy non rispose, ma annuì con il capo. Strinse forte la sua mano, subito
dopo che le erbe avevano preso fuoco e, con un lampo accecante – proprio
come le aveva raccontato Angel – si ritrovarono dall’altra parte.
“Stai bene?”
Il suo primo pensiero era stato per Buffy, che era diventata pallida come uno
straccio, ma sembrò riprendersi, almeno momentaneamente, perché
annuì, cercando di rassicurarlo.
“Sì, ora pensiamo solo a…”
”E così sei di nuovo qui…ma vediamo che sei in compagnia
…e niente che meno di una Cacciatrice incinta…interessante….molto
interessante…”
Angel fece due passi in avanti, verso le due figure indistinte che si stavano
avvicinando: era un luogo strano, quello…era tutto di marmo bianco, e
aveva un aspetto molto…freddo, e non a causa della temperatura, che era
normale. Proprio di fronte a loro, ma distante alcuni metri, c’era un
arco da dietro il quale erano spuntati questi due strani individui, che Buffy
identificò subito, grazie ai racconti che gli aveva fatto Angel poco
dopo che erano partiti da Sunnydale. Si stavano avvicinando, anche se poi si
fermarono ad un paio di metri di distanza.
“Uhm…cosa ci hai portato, questa volta?”
Angel allungò le braccia nella loro direzione d il piccolo libro che
vi teneva volò fino ad arrivare tra le mani della donna.
“Notevole, davvero notevole…Ora parla: sappiamo perché sei
qui ed è solo per questo che ti abbiamo permesso di entrare anche se
sei solo un…umano…”
Angel si preparò a parlare: si erano messi d’accordo che avrebbe
spiegato lui la situazione, sempre che ce ne fosse stato bisogno e sempre che
glielo avrebbero permesso…in fondo, aveva già avuto a che fare
con loro e sperarono che questa esperienza andasse a loro vantaggio.
“Dobbiamo scoprire come aggirare una profezia, che condanna nostra figlia
ad un futuro si oscurità e di lotta, e ad una vita breve, anche se non
è ancora nata…Per quanto abbiamo cercato, non abbiamo trovato nulla
che ci potesse aiutare, e così siamo qui, al vostro cospetto…”
Finito di parlare, restò immobile, sempre tenendo per un mano Buffy che,
dalla sua stretta, poté percepire tutta la sua ansia per una loro risposta…Erano
davvero la loro unica speranza.
“Sì, sappiamo delle circostanze che vi hanno condotto qui…ma
tutto quello che possiamo dirvi è che niente è mai quello che
sembra…”
Angel e Buffy si guardarono per qualche attimo interdetti da quel messaggio
così conciso: non riuscivano a capire cosa poteva c’entrare ora…Avevano
la certezza di questa profezia incombente e come poteva essere che le apparenze
ingannano?
Buffy fece un cenno ad Angel, facendogli capire che voleva essere lei ad esternare
la loro perplessità a riguardo, anche se avevano stabilito il contrario.
“Ma abbiamo la profezia, scritta, e l’abbiamo studiata per decine
di volte, proprio per cercare anche tra le righe un significato che ci era sfuggito,
ma senza fortuna…”
Gli Oracoli, che avevano dato loro le spalle e avevano fatto qualche passo verso
il centro della strana stanza: solo quando il silenzio era tornato a regnare,
si erano voltati per guardarli in viso.
“La fortuna è una cosa che ti arriderà molto presto, Cacciatrice:
la nascita del bambino che porti in grembo sarà per te l’inizio
di una nuova vita…Ricorda, solo una volta che avrai letto la Profezia
potrai decidere per il tuo futuro…”
Con un gesto della mano, e senza lasciarle il tempo di rispondere, si ritrovarono
‘espulsi’ dalla stanza di marmo, per trovarsi distesi contro il
muro proprio di fronte al portale…Angel era riuscito a fare da scudo a
Buffy, mettendosi tra lei ed il muro, e attutendo così il colpo.
Lei era ancora sconvolta per quello che avevano appena sentito…Angel l’aiutò
a rialzarsi.
“Te l’avevo detto che potevano essere molto enigmatici…”
“Ma qui non si tratta di essere enigmatici, ma di aver sconvolto totalmente
le carte in tavola…Ma non capisci: un’altra vita per me…ci
deve essere per forza qualcosa che abbiamo tralasciato, qualcosa che è
come non dovrebbe…”
“Ascolta…se te la senti, potremo ripartire subito per Sunnydale:
prima arriviamo, prima potremo parlarne con gli altri e vedere se riusciamo
a cavarne qualcosa…Che ne dici?”
”Sì, sono d’accordo…Sbrighiamoci”
Ripartirono da Los Angeles esattamente quaranta minuti dopo esserci arrivati:
il viaggio di ritorno sembrò loro molto più lungo di quello dell’andata,
e le loro menti non furono meno occupate nel pensare al significato che potevano
avere le parole degli Oracoli
CAPITOLO XIII
Arrivarono a Sunnydale stanchi: specialmente Buffy fu provata dal doppio viaggio
in una giornata sola. Appena arrivarono, Angel insistette affinché andasse
a riposare almeno qualche ora…Non sarebbe riuscita a pensare lucidamente
se era così stanca. E fu solamente così che riuscì a convincerla
ad andare a sdraiarsi.
Intanto, lui aveva telefonato agli altri.
Avevano trovato la casa vuota: Dawn era a casa di Tara e Willow, che erano rimaste
a casa dall’università, per cercare chi tra alcuni vecchi testi
chi in Internet eventuali particolari sfuggiti in precedenza.
Giles era al Magic Box, dove lo raggiunse telefonicamente: il suo tono di voce
era molto sconsolato, ma gli aggiornamenti che gli diede Angel gli dettero nuova
linfa.
“Siamo appena tornati: fortunatamente, ho convinto Buffy ad andare a riposare…si
è molto stancata, ma anche lei conveniva che era meglio tornare subito”
”Sì…sì, capisco: spero solo che riesca veramente a
riposare, Dio solo sa se ne ha bisogno…Ma dimmi, cosa vi hanno detto gli
Oracoli?”
Angel prese fiato prima di continuare con il suo resoconto.
“Sono stati molto enigmatici, come al solito, ma riteniamo che ci abbiano
dato un nuovo spunto da cui poter partire con altre ricerche…Hanno detto
che niente è come sembra e che la nascita del bambino che porta in grembo
sarà per lei l’inizio di una nuova vita, mentre solo dopo aver
letto la Profezia potrà decidere per il suo futuro…”
Giles aveva ascoltato molto attentamente tutto quello che Angel aveva da dirgli.
Solo dopo essere rimasto silenzioso per qualche altro momento, espose il piano
che, nel frattempo, era andato a formarsi nella sua mente.
“Uhm…davvero…davvero enigmatici: per quanto inquietante potrà
essere, c’è solo una risposta a tutto ciò…e cioè
che…che Williams non ci abbia detto la verità sulla Profezia…”
“Ma non può essere: dimentica che anche Lynn l’ha letta e
lei è un’amica, indubbiamente…”
“Sì, certo…ma ragiona: che altro potrebbe essere?”
Dopo aver convenuto con lui a riguardo, decisero che si sarebbero incontrati
per l’ora di cena a casa di Buffy ed Angel, per cercare di ragionare tutti
assieme. Giles si prese il compito di avvertire il resto della gang, in modo
da ritrovarsi tutti gli altri.
Solo così avrebbero avuto la possibilità di raggiungere un risultato
soddisfacente.
Erano da poco passate le sette di sera quando arrivarono Giles
e le ragazze: avevano portato della pizza, in modo che Buffy non dovesse pensare
a preparare nulla, meno si stancava, meglio sarebbe stato per tutti, non solo
per lei. Angel li fece accomodare: si era appena svegliato, dopo tutta la stanchezza
della giornata, era crollato accanto a Buffy, per un poco di meritato riposo.
“Scusatemi, io…non ho sentito subito il campanello…Entrate,
Buffy sta ancora riposando”
Uno dopo l’altro, entrarono tutti, e mentre Giles si trattenne con Angel
in soggiorno, Tara, Willow e Dawn si diressero in cucina per preparare tavola.
“Bene, bene…ha bisogno di riposo, se, come prevedo, dovremo affrontare
un’intensa serie di giornate…Dopo la nostra telefonata, ho sfogliato
alcuni libri e…e quello che ho trovato, putroppo, conferma i miei dubbi
riguardo Williams: prima di consegnarti il diario di Liberius, l’ho fotocopiato,
in modo da poterlo consultare in caso di bisogno…ebbene, mentre lo maneggiavo
per inserire le pagine nella fotocopiatrice, ho notato un piccolo rigonfiamento
proprio nella rilegatura: osservatala ad una luce più intensa, ho notato
che la carta che rifasciava la copertina, nascondeva un foglio ripiegato più
e più volte: non so come mi sia potuto sfuggire in precedenza, ma quando
ho completato la traduzione e ho potuto leggerlo, non potevo credere ai miei
occhi…riporta un accenno di un caso di maternità di una Cacciatrice…”
Prese Angel per un braccio e lo fece sedere accanto a lui sul divano: abbassò
la voce, in modo da non farsi sentire dalle altre.
Angel, dal canto suo, aveva riacquistato la lucidità all’istante,
non appena aveva sentito le novità di Giles.
“E’ accaduto moltissimi secoli fa, agli albori della nostra civiltà:
erano tempi bui, difficili per tutti, e la solitudine che comporta il suo ruolo
divenne insopportabile per la Cacciatrice, che rimase incinta ed ebbe due gemelli,
un maschio ed una femmina…Liberius riporta che…che non solo potè
partorire liberamente, ma potè fare una cosa che il Consiglio predicava
impossibile, e cioè…cioè potè far fluire i suoi poteri,
e quindi la sua missione di Cacciatrice in un’altra ragazza, che il suo
‘Osservatore’ teneva d’occhio sin dall’inizio della
sua gravidanza…”
Angel era rimasto in silenzio: non poteva credere a quello che gli stava dicendo…tutto
ciò rivoluzionava la situazione, e a loro vantaggio!
Questo era quanto di più meraviglioso potesse sperare!
“Ma allora…allora perché Williams ci ha raccontato
la storia della profezia? Che senso ha tutto questo? Il Consiglio dovrebbe stare
dalla parte delle Cacciatrice, o mi sbaglio?”
Giles fu leggermente imbarazzato: si tolse gli occhiali, per poterne pulire
le lenti – già pulitissime - e prese tempo, prima di parlare.
“Beh…sì…sì, in effetti dovrebbe essere così,
ma ultimamente, ha preso una piega che, devo dire, non condivido affatto: purtroppo,
si sono fatti prendere un po’ la mano dal potere che rappresentano, e
questo ha distorto i loro fini…”
Mentre i due uomini finivano di parlare del Consiglio, aspettando il momento
per svegliare Buffy, non si accorsero che dietro la porta c’era Lynn ad
ascoltare il loro discorso, con aria preoccupata e con lo sguardo di chi deve
agire costretta dai fatti. Senza indugiare oltre, si diresse al piano di sopra,
più silenziosamente che potè, lasciando gli altri ignari dei suoi
piani.
Scostò la porta della camera di Buffy con molta attenzione:
non percependo alcun rumore, né dalla camera né dal piano inferiore,
entrò, tenendo in mano un flaconcino contenente un liquido incolore.
Ne versò metà nel bicchiere d’acqua che Buffy teneva sul
comodino, dopodiché si inginocchiò accanto a lei e la svegliò
molto dolcemente.
“Buffy…Buffy, svegliati…Come ti senti?”
Sbattè gli occhi lentamente, come lentamente si rese conto di chi la
stava chiamando.
“Oh, Lynn, ciao…mi sento, beh, mi sento un po’ stanca, ma
meglio di prima, questo è sicuro!”
Lynn le regalò un sorriso sincero.
“Sono molto contenta di sentirlo…Tieni, perché non bevi un
po’ d’acqua? Ti farà bene…”
“Uhm…sì, avevo proprio sete…Grazie!”
Prese dalle mani dell’amica il bicchiere e stava per portarlo alla bocca
quando dalla porta irruppe Angel che, con pochi passi, fu accanto a Buffy e
le tolse il bicchiere di mano.
“Non bere! Buffy, non devi bere assolutamente…e non ti devi fidare
di Lynn, ci ha raccontato solo bugie!”
Entrambe le ragazze guardarono Angel: Buffy con uno sguardo confuso e Lynn con
uno sguardo di chi non si arrende tanto facilmente.
Giles era rimasto sulla porta, con uno sguardo duro, che Buffy gli aveva visto
solo un paio di volte in tutti quegli anni.
“Come sarebbe? Angel, è Lynn, non una nostra nemica…perché
mai avrebbe dovuto…?”
”E’ molto semplice: non esiste nessuna Profezia, niente minaccia
per te né i nostri figli…è tutta una cospirazione del Consiglio
e della nostra ‘amica’, che ci dovrà dare molte spiegazioni…”
Sia Buffy che Lynn si rialzarono, e restarono ferme: praticamente, ognuno stava
guardando la ragazza dai capelli rossi che, sembrava, non avesse il minimo desiderio
di parlare e di dare una spiegazione.
Con l’ira che stava crescendo ogni secondo di più, Angel osservò
attentamente il bicchiere.
“Sono sicuro che questa non è solo acqua, non è vero? Credo
proprio che faremo fare a Willow qualche esame per scoprire cosa voleva somministrarti…Ma
ora, è tempo di andare di sotto, per chiarire questa situazione…Andiamo”
Non aspettò che si muovesse da sola, ma la prese per il braccio e la
guidò giù per le scale, seguiti da Buffy che era più confusa
che mai: non poteva credere che Lynn avesse voluto farle del male…non
poteva essere!
Appena furono alla fine delle scale, vennero raggiunte dalle ragazze che stavano
uscendo, proprio in quel momento, dalla cucina per vedere se qualcuno aveva
fame. Le espressioni che videro dipinte sui volti di Angel, Buffy e Lynn, le
fecero desistere all’istante. Anche Giles, che aveva seguito Angel di
sopra e che ora chiudeva la fila, era rimasto in silenzio.
“Andiamo in soggiorno”
Angel guidò tutti nell’altra camera, dove lui e Lynn restarono
in piedi, mentre gli altri si sedevano chi sul divano chi sulle sedie. Tutti,
comunque, restarono in silenzio: solo quando fu chiaro che Lynn non avrebbe
iniziato a parlare di sua spontanea volontà, Buffy le rivolse una domanda.
“Perché, Lynn? Perché avresti dovuto mentirci? Noi riponevamo
la massima fiducia in te e ora scopriamo che ci hai raccontato solo bugie…”
Lynn la guardò, con occhi freddi e senza la minima ombra di rimorso.
“E’ quello che voleva il Consiglio…Avevo un ordine, da cui
non potevo ritrarmi, nonostante la nostra amicizia…Mi dispiace, ma non
potevo…io non ho potuto…arghhhhh…..”
Non riuscì a finire la frase, perché si portò le mani alla
testa, come se un grande dolore l’avesse colpita, e poi si accasciò
a terra….Buffy le fu subito vicina: non voleva ancora accettare l’idea
che le avesse mentito.
“Lynn, che succede? Stai bene? Lynn, rispondimi…Lynn!”
La ragazza non riusciva a parlare: a malapena riusciva a respirare…Era
affannata, e piccole goccioline di sudore imperlavano la sua fronte.
Alzò il viso, verso quello dell’amica, e proprio mentre stava per
parlare, roteò gli occhi e svenne.
Ci vollero alcuni secondi perché gli altri reagissero: non appena si
ripresero, Angel prese Lynn in braccio e la depose sul divano. Buffy andò
a prendere dell’acqua e con una pezza imbevuta, le inumidì la fronte
ed il viso, tutto sudato: da parte sua, Lynn non dava segni di volersi svegliare,
ma iniziò a delirare…Subito, non riuscirono a capire cosa stesse
dicendo: erano solo parole senza senso, farfugliate a bassa voce. Solo dopo
un po’, quando sembrava che si fosse calmata, riprese a delirare ma a
voce più alta, e Buffy, Angel e gli altri riuscirono a capire alcune
cose che confusero ancora di più le loro idee.
“I Seguaci…i Seguaci….mi danno la caccia…NOOOO”
Aveva urlato, inarcato la schiena e si era aggitata a tal punto, che dovettero
tenerla altrimenti rischiava di cadere dal divano.
Non riuscivano a capire perché dovesse avere paura dei Seguaci: erano
una storia vecchia e finita, se il cielo voleva…e poi, i Seguaci davano
la caccia – per conto di Frayryth - a chi era ciò che non era,
e Lynn era sempre la vecchia Lynn, a parte il suo comportamento da quando era
arrivata dall’Inghilterra…
Buffy, ora, era seriamente preoccupata per l’amica: dopo averle inumidito
un’ultima volta il viso, si volse verso il signor Giles, che era rimasto
ad osservare la scena, con aria altrettanto preoccupata.
“Cosa può esserle accaduto? E perché sta sognando i Seguaci?
Non possono essere tutte coincidenze…”
Giles guardò Lynn ancora per qualche secondo, poi si sedette, cercando
di pensare a cosa si trovassero davanti.
“Beh…c’è…cè un’ipotesi alquanto
inquietante…insomma, il Consiglio può averla…sì, averla
condizionata, per farle fare ciò che voleva…Solo questo può
giustificare il suo cambiamento”
Buffy inorridì di fronte a quell’eventualità, e il suo disprezzo
per il Consiglio crebbe a dismisura: non poteva accettare che avessero manipolato
una sua amica, oltre che loro, solamente per giungere ai loro scopi.
“Allora, se è veramente come dice lei, come possiamo liberarla
da questo condizionamento?”
“Esiste un…un contro incantesimo, che dovrei trovare facilmente
sui testi che ho portato con me dall’Inghilterra…Se vado adesso,
potrei essere di ritorno fra poco più di mezz’ora…”
“Allora, non perda altro tempo e…grazie”
Giles sorrise mestamente e, alzatosi, uscì dalla stanza e poco dopo sentirono
chiudere la porta.
“Ora dovresti andare a mangiare qualcosa: posso rimanere io con Lynn,
finchè il signor Giles non ritorna…”
Willow le aveva posato una mano sulla spalla: le stava sorridendo, sinceramente
preoccupata per Lynn, ma anche per lei…In fondo, era stata una giornata
molto pesante, e ora doveva mangiare qualcosa.
Ci pensò per qualche secondo, poi si alzò, porgendole la pezza
con cui inumidiva il viso di Lynn.
“Hai ragione…ma chiamatemi se per caso dovesse svegliarsi, va bene?”
“Certo! Ora voi pensate a mangiare, poi verrete a darci il cambio”
Tara aveva parlato per entrambe, che rimasero a fianco della ragazza ancora
svenuta, mentre Angel, Buffy e Dawn andavano in cucina per cenare.
Stavano mangiando la frutta, quando Giles fu di ritorno.
La situazione di Lynn non era mutata: restava svenuta, ed ogni tanto delirava,
sempre a proposito dei Seguaci.
Non appena sentirono il rumore della porta, Buffy ed Angel fecero capolino,
per vedere se aveva trovato quello per cui era andato a casa: notarono subito
l’espressione soddisfatta di Giles, che li rincuorò. Tra le mani
stringeva un piccolo volume, che racchiudeva – speravano – la chiave
per liberare la loro amica dall’incantesimo.
“Come ricordavo, ho…ho trovato ciò che fa al caso nostro
su uno dei primi testi che ho posseduto da quando sono diventato Osservatore…Non
è un incantesimo difficile, solamente necessita…necessita di essere
enunciato da chi è esperto di magia, ma di questo non dobbiamo preoccuparci,
visto che abbiamo Willow con noi…”
Sentendosi chiamata in causa, Will spuntò da dietro la porta che portava
in soggiorno.
“Chi è che mi ha chiamato?”
“In effetti…io…Ho bisogno di te per l’incantesimo che
libererà Lynn…Ora ti spiegherò cosa dovremo fare…”
E così dicendo, sparirono entrambi in soggiorno, mentre gli altri tre
finirono veloci la loro cena, per poi raggiungerli.
Erano tutti riuniti intorno a Lynn: Giles reggeva il libro,
aperto, mentre Willow stava preparando dell’iperico che avrebbe annullato
l’effetto dell’incantesimo operato su Lynn. Naturalmente, c’erano
anche delle parole da pronunciare, all’unisono.
I movimenti che avevano agitato la esile figura della rossa strega si fermarono
di colpo.
“Ecco, io sono pronta…Signor Giles, appena segnerò il volto
di Lynn con l’impasto che ho preparato, inizieremo a pronunciare l’incantesimo:
è pronto?”
Si sistemò gli occhiali e si avvicinò ancora di più a Willow.
“Certo…certo, sono pronto…”
“Bene…Allora, cominciamo…”
Tutti restarono in silenzio: Tara era ai piedi di Lynn, mentre Will le era rimasta
accanto ed ora stava facendo alcuni strani segni sulla fronte e sulle guance
della ragazza con l’impasto verde scuro che aveva preparato.
Angel, con Buffy e Dawn, erano rimasti ad un paio di metri di distanza, per
lasciare quanto più spazio ai loro amici, ma anche per poter osservare
la scena.
La voce di Will e Giles risuonò come una sola.
“Amharc Guarda
Amharc trìdna stoirmeacha Guarda attraverso i temporali
Fada an là, go samh Il giorno è lungo ma tranquillo
Tòg do chroìsa Prendi il tuo cuore
Siùil trìdna stoirmeacha Cammina attraverso i temporali
Codladh fada Sonno profondo
Codladh domhain Profondo sonno
Mall san oiche Tardi nella notte
Cà fhad è ò Quanto lontano bisogna andare
Tor trìdna stoirmeacha Vieni attraverso i temporali
Slan slan Salva, al sicuro”
Durante l’incantesimo, il viso di Lynn era stato immobile, come se la
ragazza stesse ascoltando, in qualche modo, le parole che venivano pronunciate…solo
dopo pochi secondi, iniziò ad agitarsi, come se qualcosa si fosse ribellato
a quelle parole…e l’espressione del suo volto esprimeva tutta la
violenza di tale ribellione. Il viso di Lynn era totalmente ricoperto di sudore,
e tutti ebbero un sobbalzo quando inarcò la schiena e urlò, con
quanto fiato avesse in gola…
“NOOOOOO…vi prego, nooooo….”
Angel fu abbastanza veloce da impedirle di compiere altri movimenti, che avrebbero
potuto causarne la caduta dal divano: solo dopo che Lynn sembrò essersi
calmata, parlò.
“Che effetti dovrebbe avere, il vostro incantesimo?”
Willow aveva lo sguardo un poco titubante e, dopo aver scambiato uno sguardo
con Giles, rispose.
“Beh, ecco…in effetti, dovrebbe sciogliere il condizionamento…anche
se…”
Buffy corrugò la fronte: non le era mai piaciuta quella combinazione
di parole…
“Will, anche se…cosa?”
Giles si intromise nella discussione.
“Quello che Willow voleva dire è che funzionerà solamente
se il tipo di condizionamento è stato quello che presumiamo abbiano effettuato,
e cioè solo mentale, ma se per caso fosse stata usata anche qualche tipo
di erba, allora, per controbatterne l’effetto, avremmo bisogno di sapere
quale era, per poter preparare un antidoto”
Dopo le laconiche parole di Giles, Buffy volse di nuovo il suo sguardo sul viso
di Lynn, che era ancora scovolto dalla lotta interna che stava vivendo.
“Allora, c’è da sperare che sia stato solo mentale…”
Continuò ad inumidirle la fronte, pregando tra sé e sé
che tutto finisse per il meglio: Angel le era accanto, preoccupato per il suo
stato…troppe emozioni e troppa stanchezza erano un pessimo mix per una
donna incinta.
Si inginocchiò vicino a lei, cingendole le spalle con un braccio.
“Ehi…non vuoi che ti dia il cambio? Hai l’aria stanca…”
Lei gli fece un sorriso, triste, ma scaldò il cuore di Angel come se
fosse il primo sorriso che vedeva.
“No, no, non preoccuparti…troppo. Sto bene: ti prometto che non
cercherò di strafare, va bene? Comunque, non voglio allontanarmi da Lynn
finché non si sarà svegliata…Angel, ma ti rendi conto di
cosa hanno fatto? Ci hanno usato, in tutti i modi possibili e immaginabili,
ma ora basta. Sono decisa a dire definitivamente addio al Consiglio”
Rivolse due occhi pieni di dolore e di disillusione verso di lui, cercando quell’ancora
di salvezza a cui aggrapparsi in maniera disperata.
“Sei con me, vero?”
Lui la strinse ancora più forte, e poi le sorrise.
“Qualsiasi cosa tu decida, mi avrai al tuo fianco…sempre e comunque,
questo non devi dimenticarlo”
“Me lo ricordavo, ma volevo sentirtelo dire ancora una volta…grazie”
Angel stava per ribattere quando si interruppe di colpo, notando una cosa che
Buffy ancora non aveva visto, dato che lo stava ancora guardando: finalmente,
Lynn, dava cenno di stare per svegliarsi.
Quando Buffy notò l’espressione sul suo volto, si girò e
il suo viso si illuminò di gioia, quando gli occhi di Lynn iniziarono
a socchiudersi: anche gli altri, che erano rimasti leggermente indietro, si
avvicinarono galvanizzati dal fatto che l’incantesimo – forse –
aveva fatto effetto.
“Lynn…Lynn…mi senti? Coraggio, apri gli occhi, siamo tutti
qui per te, avanti…”
Buffy stava tentando di attirare l’attenzione della sua amica, per cercare
di svegliarla definitivamente…e sembrò avere effetto, perché
Lynn aprì gli occhi e, dopo averli sbattuti un paio di volte, volse il
suo sguardo verso Buffy.
“Dove…dove sono?”
Aveva la voce impastata, come se fosse molto tempo che non pronunciava una parola:
in fondo, era proprio così, visto che era stata un’altra persona
da quando era arrivata in America.
Quando vide Buffy, tutto querllo che i suoi amici riuscirono a leggerle in viso
furono dolore e fatica…e preoccupazione.
“Buffy, come stai? Tu…tu…non hai bevuto, vero?”
Anche se non voleva, dagli occhi di Buffy scesero due lacrime silenziose, ma
di gioia e sollievo: quelle parole erano la conferma che Lynn era sempre lei,
e non li aveva traditi di sua spontanea volontà…era stata usata,
esattamente come lei.
“No, no, stai tranquilla…Angel è arrivato in tempo. Ma te?
Come ti senti?”
Prima di risponderle, cercò di mettersi a sedere, ma subito, si portò
le mani alla testa, tornando a sdraiarsi.
“E’ come se mi fosse scoppiata una bomba in testa: e ho uno strano
senso di confusione, ma per il resto, mi sembra di stare bene…Buffy, non
sai quanto mi dispiace, io non avrei mai voluto fare niente del genere…mai…”
Aveva chiuso gli occhi, cercando di ricacciare indietro le lacrime che si stavano,
invece, facendo largo: Buffy non disse niente, subito, ma le accarezzò
la testa, cercando di farla calmare…non le faceva bene agitarsi, proprio
ora che si era appena svegliata.
“Shhh…non dire più niente, ora, ma riposa: tutti noi, qui,
lo sappiamo che non eri tu quella di questi giorni. Adesso, non preoccuparti
di questo e cerca solo di dormire”
Lynn annuì leggermente, chiuse gli occhi e in pochi minuti sprofondò
in un sonno tranquillo. Appena fu sicura che l’amica stava dormendo, anche
Buffy si alzò, tenendosi la schiena indolenzita dalla scomoda posizione
troppo a lungo mantenuta.
“Uhm…forse è il caso che anch’io mi sdrai un po’:
ho la schiena che si sta ribellando…”
“Bene, allora ti accompagno”
Angel l’aveva presa sotto braccio, con un’espressione serena, felice
dato che aveva riconosciuto da sola di avere bisogno di un po’ di riposo.
Lei gli sorrise felice, appoggiandosi più del necessario al suo braccio.
“Non potevo sperare in un accompagnatore migliore….”
Volse il suo sguardo a Willow, Dawn e gli altri, che stavano ancora discutendo
del’incantesimo e della sua felice riuscita.
“Ragazzi, promettetemi di chiamarmi se dovesse svegliarsi di nuovo, va
bene?”
Fu Dawn a risponderle: le andò vicino, ad abbracciarla forte, poi la
guardò con aria severa ma felice allo stesso tempo.
“Certo! Tu, però, devi pensare a riposare e a far riposare la mia
nipotina…e non pensare di venire giù prima di un’oretta,
capito?”
Cercava di mantenere l’espressione severa, ma appena Buffy le sorrise,
non ce la fece più e l’abbracciò di nuovo.
“Riposati. Ti verrò a chiamare se Lynn si sveglia”
Salutati tutti, si avviarono al piano superiore, e appena entrati in camera,
Buffy si immobilizzò: aveva fatto pochi passi dentro la stanza, quando
rimase immobile, rivolgendo le spalle ad Angel, che si era chiuso la porta alle
spalle: non appena furono soli nella stanza, fu travolto da un turbinio di emozioni
provenienti da Buffy.
Solo ora, nell’intimità della loro camera, poteva dare libero sfogo
a tutti i sentimenti che stava provando: con le braccia abbandonate lungo i
fianchi e la testa reclinata sul petto, tutto il corpo di Buffy era scosso da
un leggero tremolio che stava divenendo via via più forte.
“Buffy, che succede? Ti senti male?”
Le fu subito vicino, e con una mano le alzò il viso, per vedere che stava
piangendo silenziosamente…ma il sentimento che vide dipinto sul suo volto
non fu dolore, né tristezza, ma sollievo e gioia e speranza…
Avrebbero potuto vivere la sua gravidanza con tutti i pro e i contro che comportava, ma non ci sarebbe stato nessun Consiglio, nessun destino avverso nella vita della loro bimba…
Angel le rivolse un sorriso comprensivo, mentre Buffy gli parlava
con un filo di voce.
“Scusami, è solo che…solo ora, che siamo soli io e te…ho
realizzato che niente di quello che ci era stato predetto si avvererà
e la cosa mi ha…mi ha travolto…Io non so perché, ma è
come se fino ad ora, non avessi quasi voluto crederci…e per questo io…”
Angel corrugò leggermente la fronte.
“Tu cosa?”
Lei distolse il suo sguardo da quello di lui, ed abbassò ancora di più
la voce, se solo fosse stato possibile.
“Io mi sento in colpa…Insomma, è come se fossi delusa, mentre
so che non è così…assolutamente no…”
“Ma certo che no, Buffy…è normale che tu reagisca così,
non ti devi colpevolizzare invano, non ne hai davvero nessun motivo, credimi.
Ora devi sdraiarti, o andrò a chiamare Dawn e le dirò che non
vuoi riposare!”
Buffy si asciugò le lacrime che, intanto, le avevano rigato il volto,
e fece un sorriso che fece sperare bene Angel per quel che riguardava il suo
umore.
“No, no, per favore…ora mi sdraio, ma prima, dimmi che è
vero…solo un’ultima volta….”
Lì davanti a lui, con gli occhi rossi e quel sorriso disarmante, Buffy
gli ispirava tenerezza e amore come mai in precedenza: le accarezzò delicatamente
una guancia, prima di rassicurarla.
“E’ tutto vero: la nostra bimba avrà un futuro normale e
niente e nessuno ce la porterà via…Mai”
La gratitudine che poté leggere sul suo volto, e la serenità che
finalmente aveva preso il posto della disperazione, lo ripagarono di tutte le
orribili giornate passate per arrivare a quel momento.
Si abbracciarono forte, dopodiché – finalmente – Buffy si
sdraiò sul letto, dove cadde presto tra le braccia di Morfeo, per un
sonno profondo e sereno: Angel si sdraiò accanto a lei, dove rimase per
qualche minuto a guardarla dormire, poi cadde anche lui preda della stanchezza,
fisica e metale, accumulata in quei giorni.
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Riuscirono a dormire per un paio d’ore, perché
anche Lynn riposò di un sonno tranquillo e placido, fin verso le nove
e mezza, quando un rumore di passi su per le scale svegliò Angel. Sentendo
muoverlo, anche Buffy si svegliò poco dopo: poterono così vedere
Dawn fare capolino dalla porta, per controllare se stessero ancora dormendo,
ma quando li vide perfettamente svegli, regalò loro un radioso sorriso.
“Ragazzi, meno male che siete svegli! E’ successa una cosa bellissima:
Lynn, non solo si è svegliata e sta bene, ma è riuscita anche
ad alzarsi!”
A quella notizia, si alzarono dal letto, per andare al piano inferiore e stare
così un poco con la loro amica, a parlare…ora che le cose si erano
sistemate, Buffy sentiva un bisogno impellente di conversare con Lynn, di chiederle
se aveva qualche ricordo del suo incontro con Williams. Dopo essersi dati una
sistemata, seguirono Dawn di sotto, dove trovarono di nuovo tutti i loro amici,
raccolti intorno a Lynn, seduta al tavolo della cucina, mentre Willow e Tara
erano intente a preparare qualcosa da mangiare, dato che un delizioso profumino
proveniva dai fornelli.
Tutti stavano parlottando, mentre Lynn gesticolava con le mani, cercando, molto
probabilmente, di spiegare quello che ricordava.
“Ehi, volete dirci di cosa state parlando?”
Ogni sguardo si posò su di loro, e tutto ciò che li accolse furono
sorrisi.
Willow si illuminò a vedere Buffy serena: dalla sua espressione, vide
che era riuscita a riposare, e ne fu talmente felice che andò ad abbracciarla,
lasciando la pentola nelle capaci mani di Tara.
“Oh, Buffy, è così bello vederti riposata…Lynn ci
stava raccontando…”
Buffy contraccambiò l’abbraccio, felice anche lei di sentirsi meglio
e di avere tutte le ragioni del mondo per sentirsi così, poi, insieme
a Will andò a sedersi vicina alla sua amica ritrovata.
In effetti, aveva l’aspetto un po’ patito, ma negli occhi poteva
notare la stessa scintilla maliziosa e piena di energia che aveva notato fin
dal loro primo incontro: aveva davanti della frutta, da cui stava mangiando
una mela. Vide che Buffy guardava quello che aveva mangiato e, senza nemmeno
darle il tempo di replicare, parlò.
“So cosa pensi, che dovrei mangiare per rimettermi, ma ti assicuro che
il mio stomaco – ora come ora – non accetterebbe niente di più
che un po’ di frutta…Già Willow si era offerta di preparami
qualsiasi cosa io desiderassi, e ho declinato, quindi desisti!”
Buffy sgranò gli occhi, falsamente indignata, ma divertita nel sentire
il brio nella sua voce.
“Va bene, va bene…visto che sembri perfettamente a tuo agio e in
quasi ottima forma, non insisterò…almeno per ora…Davvero
ti senti bene, Lynn?”
All’ultimo, non era riuscita a non mostrarsi preoccupata per la sua amica:
in fondo, anche se il contro incantesimo di Giles e Will era andato a buon fine,
avevano il pesante dubbio che il Consiglio avesse usato anche altri mezzi…Decise
che era venuto il momento di parlarne, anche se nessuno ne aveva voglia, dopo
la ritrovata gioia.
Angel era andato a sedersi vicino a loro e stava mangiando uno dei piccol sandwiches
che Dawn stava preparando per tutti.
“Senti, non vorrei affrontare l’argomento, ma devo: Lynn, chi è
stato a condizionarti? Te la senti di raccontarci tutto?”
Lynn deglutì, ma non ebbe esitazioni nel risponderle: evidentemente,
capiva che era il modo migliore per affrontare la cosa e, senza dubbio, Buffy
ed Angel dovevano sapere tutta la storia.
Se lo meritavano.
E glielo doveva.
“Certo, non ti devi preoccupare per me: sto bene, sul
serio…Quando ci siamo sentite, dopo che tu mi avevi raccontato del fallimento
con il signor Williams, ho pensato che il momento migliore per affrontarlo fosse
subito, e così, non appena ho finito la telefonata con te, sono andata
nel suo ufficio e sono entrata, non senza battibecchi con la sua segretaria
che, ti giuro, è una vera arpia!”
Aveva sgranato gli occhi e mostrato le unghie quasi fossero degli artigli, provocando
l’ilarità di tutti.
“Comunque, una volta entrata, Williams mi ha spiazzato: io ero pronta
a combattere, a dover faticare non poco per convincerlo a farmi leggere il libro
della profezia, e invece, dopo pochi minuti, ha acconsentito a farmelo leggere
lì, nel suo ufficio, dopo promessa di non farne parola con nessuno…Probabilmente,
in quel momento, aveva già in mente il suo piano…”
Abbassò lo sguardo impercettibilmente, ma Buffy lo notò e le posò
la mano sulla sua: Lynn non disse niente, ma fissò i suoi occhi per qualche
secondo prima di riprendere il suo racconto.
“E così, mi sono seduta sul suo divanetto a leggere: subito, dubitavo
perfino che mi avesse dato il libro sbagliato, perché andavo avanti e
non trovavo niente, niente profezia, niente destini avversi e cose varie. Poi,
d’improvviso, girai la pagina ed ebbi davanti una illustrazione bellissima:
raffigurava una donna, la Cacciatrice, mentre stringeva al petto un bambino,
e tutt’intorno aveva delle persone che tendevano le braccia verso di lei…ma
non per portarle via il bambino! Era semplicemente una scena di vita, normale
come mille altre, come se si trattasse di una comune nascita: erano lì
per accudire il neonato, non per portarglielo via!”
A questo punto, ricordatosi di quello che aveva trovato a casa sua, Giles si
intromise ed interruppe il suo discorso.
“Scusami, Lynn…ma…ma ti volevo chiedere una precisazione:
in uno dei testi che ho studiato, si diceva che le gravidanze erano un evento
che non era contemplato nell’esistenza delle Cacciatrici e che quando…sì,
quando avvenivano, allora il Consiglio allontanava i figli dalle madri, che
continuavano la loro vita ignorandone l’esistenza…Ma tutto ciò
è in netto contrasto con quello che ci hai appena detto…”
Lynn aveva finito di mangiare la sua mela e, pulendosi le mani nel suo tovagliolo,
cercò di spiegarsi meglio.
“No, no, lei ha ragione: in linea di massima, il Consiglio non approvava
le gravidanze perché esse potevano costituire un importante giro di boa
per le Cacciatrici…Infatti, non vi ho ancora detto la cosa più
importante di tutta questa faccenda…”
Si interruppe un momento, forse per poter godere dell’elettricità
che si era venuta a creare nell’aria: ogni sguardo era, infatti, calato
su di lei; ogni respiro era rallentato e tutti pendavano letteralmente dalle
sue labbra.
Decise che era ora di farglielo sapere.
“Dopo la nascita del primo figlio, la Cacciatrice è posta davanti ad un’opportunità che può cambiarle definitivamente la vita: solo in quel momento, infatti, ella può far defluire i suoi poteri in un cristallo richiamante, detto Luce della Conoscenza, dopodiché, il Consiglio lo porrà dinanzi ad un gruppo di potenziali Prescelte ed il cristallo, a sua volta, farà fluire nuovamente i poteri nel corpo della nuova Cacciatrice…Ecco perché Williams ha messo in piedi tutta questa storia della profezia…Il Consiglio non voleva perdere la sua migliore Cacciatrice”
Silenzio.
Nessuno aveva avuto il coraggio di parlare né di muoversi.
Erano tutti immobilizzati: quello che aveva appena detto Lynn era una cosa che nessuno aveva mai preso in considerazione. Tutti loro, infatti, sapevano che i poteri accompagnavano una Prescelta dalla chiamata alla morte…ma questo!
Dawn si era bloccata con il pane in mano, e gli occhi spalancati.
Giles era rimasto seduto, incapace anche solo di battere le ciglia per paura di rovinare quel momento perfetto.
Tara e Willow erano vicine ai fornelli, ma completamente dimentiche delle pentole sul fuoco: potevano solo fissare Lynn.
Angel e Buffy erano seduti: avevano paura che, se solo avessero provato ad alzarsi, le ginocchia non li avrebbero tenuti…stavano tremando impercettibilmente, e si tenevano per mano, come se quel contatto fosse il loro collegamento a quella realtà che, ora, era diventata meravigliosa!
Come neanche osavano sperare!
Lynn li aveva osservati, uno per uno, e aveva provato una gioia
incontenibile…era chiaro che nessuno si aspettava niente del genere e,
proprio per questo motivo, era ancora più felice di essere stata lei
a dare la notizia.
Il primo che parlò fu Giles che, toltosi gli occhiali, ne pulì
le lenti con particolare enfasi: non voleva dare a vedere quanto agitato era,
ma ogni suo singolo movimento era più rivelatore di mille parole.
“Ma come…come è possibile che nessuno ne abbia mai saputo
nulla?”
”E’ una cosa che viene tramandata solo ai capi del Consiglio: credo
che, oltre a Williams, ne sia a conoscenza solamente un’altra persona,
della quale però, ignoro il nome…Vista l’importanza della
cosa, hanno sempre pensato che meno persone ne erano a conoscenza, meglio era,
per loro e per il Consiglio. Ma è vero”
Si gustò il momento e la gioia quasi palpabile.
“E definitivo”
Un piccolo, ma persistente sorriso era ora comparso sul viso di Giles: aveva
rinforcato gli occhiali ed ora si era alzato, per fare qualche passo nella stanza…molto
probabilmente, aveva bisogno di qualche elucubrazione personale per elaborare
la notizia.
Mentre dagli altri, niente: non ancora un rumore si era alzato.
Tutti erano rimasti proprio come erano quando Lynn aveva finito il suo resoconto:
e lei iniziava a non sapere cosa dire, quando ci pensò Dawn.
“Ma è meraviglioso!!!”
E così dicendo, corse ad abbracciarla.
“Grazie, grazie, grazie…nessuna notizia poteva essere più
bella…Oddio, non ci posso ancora credere…Lynn, sei meravigliosa…la
migliore! Non è vero, Buffy?”
Finalmente, Lynn potè vedere l’espressione di Buffy mutare, da
come in trance alla più bella, radiosa e felice, che le scaldò
il cuore e le riempì l’anima di orgoglio e gioia per aver donato
quello spiraglio di luce alla sua cara amica.
Sempre stringendo la mano di Angel, rivolse il suo sguardo prima a Dawn poi
a Lynn, e nella sua voce, era riflessa tutta la serenità che la pervadeva
in quei momenti.
“Sì, hai ragione, piccola: è meravigliosa…perché
solo una vera amica avrebbe potuto passare tutto quello che ha passato lei e
poi gioire insieme a noi…io…io non so ancora se tutto questo è
vero oppure è un sogno…E’ troppo bello per essere vero…”
Lynn si alzò e si diresse verso di lei: quando le fu davanti, le diede
un pizzicotto sul braccio. Buffy sgranò gli occhi e, quando cercò
di protestare, Lynn la zittì subito.
“Lo vedi? Non è un songo, questa volta è vero, vero e per
sempre vero. Dobbiamo solo trovare un cristallo richiam…”
Non riuscì a terminare la frase, perché Buffy le gettò
le braccia al collo, stringendola forte, cercando di farle capire quanto significasse
quello che aveva scoperto per loro, per lei…anche se dubitava di poterlo
fare.
Non esistevano né abbastanza parole né gesti adeguati per farlo.
Solo con il tempo avrebbe potuto sdebitarsi e farle capire quanto le era grata.
Quanto le erano grati.
Anche Lynn ricambiò il suo abbraccio, e la cullò
un poco, accarezzandole i capelli: Buffy aveva iniziato a singhiozzare, incapace
di trattenersi.
Erano state troppe le emozioni, le paure, i dolori per poterli tenere ancora
chiusi dentro di sé…Doveva dargli sfogo, e fu così che restarono
abbracciate pe alcuni minuti, senza dire una parola.
Angel, dal canto suo, era rimasto seduto, ma fissava intensamente Lynn: cercava
le parole adatte per ringraziarla, ma tutte quelle che trovava gli sembrvavano
troppo misere, completamente inadeguate…Decise che dovevano andare bene
lo stesso, perché – altrimenti – non le avrebbe detto nulla.
Non esistevano parole adatte per una ragazza così.
“Lynn, tutto quello che ti dirò potrà sembrare banale, ma
non trovo le parole adatte per ringraziarti per quello che ci hai dato…Ci
hai donato una nuova vita, non solo a me, ma anche a Buffy e alla nostra bimba..o
bimbo…”
Si fermò un secondo e sorrise: dato che la profezia non esisteva, si
era improvvisamente reso conto cheavrebbe potuto essere maschio o femmina…a
questo punto, tutte e due le opzioni restavano valide.
“E per questo, avrai la mia gratitudine eterna…se già prima
era vero, ora più che mai: qui hai una nuova famiglia, che ti accoglierà
sempre e comunque, in ogni momento della tua vita. Noi ci saremo sempre per
te, sempre, e vorrei che non te lo dimenticassi mai…”
Buffy, che aveva smesso di piangere, si era gentilmente sciolta dalle braccia
di Lynn: ora, la stava fissando con occhi rossi dal pianto, ma felici…
“Ha ragione Angel: non te lo devi mai dimenticare, Lynn…MAI…Se
non fosse stato per te, non avremmo mai avuto la possibilità di una vita
veramente normale, come, invece, quella che ci aspetta ora. E tu non hai idea
di quanto questo significhi per noi…”
Normale…
Era stata una parola che aveva inseguito le loro vite e le aveva complicate, ogni giorno che passava.
Per donarle la normalità se ne era andato da Sunnydale e dalla sua vita tanti anni fa…sempre e solo in nome della normalità, era scomparso dalla sua vita un’altra volta, in modo doloroso e straziante.
Ma ora era vero.
Potevano vivere la vita che avevano sempre e solo sognato.
Solo loro e loro figlio.
Buffy aveva gli occhi ormai asciutti fissi in quelli di Lynn,
che era leggermente arrossita.
“Ci hai donato la vita. Grazie”
Era semplice, era banale, ma in quel ‘grazie’ c’era tutta
la gioia, la riconoscenza e la fiducia che riempivano l’anima di Buffy.
E di Angel.
Che si era avvicinato alle due ragazze, prendendo il posto di Buffy nell’abbracciare
Lynn, che ricambiò anche questa volta.
“Ha ragione lei. La nostra vita comincia oggi. Grazie a te”
Questa volta fu Lynn a versare qualche lacrima: non aveva mai provato una simile
gioia…D’altra parte, non era mai riuscita a fare niente di importante
per nessuno, fino ad ora.
Decise che era valsa la pena, di ogni singola cosa che aveva passato: se solo
così Buffy ed Angel potevano realizzare il loro sogno, allora, aveva
fatto la cosa giusta.
Furono interrotti da Willow, che si era fatta avanti con Tara.
“Ehi, volete dare anche a noi la possibilità di felicitarci con
Lynn?”
Buffy abbracciò prima Will e poi Tara, cercando di donare anche a loro
un po’ della sua felicità…temeva che, se continuava così,
sarebbe stata troppa e avrebbe potuto esplodere di gioia!
Fu con un largo sorriso in volto che Angel si fece da parte per lasciare campo
alle loro amiche: i successivi minuti furono spesi in abbracci e congratulazioni…anche
Dawn aveva voluto stringere Lynn per aver dato a tutti loro la vera possibilità
di diventare zii.
Anche Giles, dopo tutti loro, aveva stretto dapprima solo la mano di Lynn, lodandola
per il suo comportamento, poi si era lasciato andare e l’aveva abbracciata:
subito la ragazza restò spiazzata, ma poi contraccambiò la stretta.
Quando si sciolsero, ripresero ognuno l’applomb che li distingueva, suscitando
sorrisi benevoli nei loro amici.
Dopo tutto quel festoso chiassare, restò un silenzio felice a far loro
compagnia…che venne rotto da Buffy.
“Non so voi, ma a me è venuta fame! Chi è a favore di una
bella cena tutti assieme?”
Una levata di mani generale approvò la proposta della Cacciatrice, e
tutti insieme, prepararono tavola.
La cena fu gaia e all’insegna dell’ottimismo e della
felicità.
Tutti raccolti intorno al tavolo, parlarono per tutta la durata del pasto di
mille argomenti: primo su tutti, la bimba – o il bimbo? – che stava
per diventare parte della famiglia. Ognuno aspettava, per motivi differenti,
trepidante la prima ecografia, per sapere finalmente chi sarebbe arrivato…o
arrivata.
Dawn sentenziò che non le importava, si sarebbe sbizzarrita ad acquistare
vestitini per neonato di colori ‘neutri’…era elettrizzata:
non vedeva l’ora di aggirarsi per quei negozi che erano pieni di abbigliamento
ed accessori per neonati. Intanto, Willow aveva chiesto ai futuri genitori se
avevano già un’idea per il nome…A quel punto, la voce di
Giles si levò sopra le altre, offrendo il suo aiuto per una scelta oculata
di nomi britannici che fecero sorridere Buffy…Il suo Osservatore ne fu
risentito.
“Ti comunico, Buffy, che esistono nomi davvero…davvero interessanti
ed originali nella lingua inglese…pieni di storia e di rispetto…”
Cercando di trattenersi il più possibile, Buffy si astenne dal ridere
apertamente.
“Oh, immagino di che nomi parla…Angus, Percy, o forse Stanley suona
meglio?”
Un sorriso sornione illuminò non solo il viso di Buffy, ma anche quello
delle altre ragazze e di Angel, che - però - cercò di mantenere
una certa solidarietà maschile.
“Io…io…non intendevo certo proporre nomi così datati,
come tu hai sottolineato…In ogni caso, sarò a tua disposizione
per suggerimenti”
L’ironia fuggì via veloce dall’espressione e dalla voce di
Buffy: restarono solamente la gratitudine e l’affetto.
“Lo so…e la ringrazio per questo. Anche se, mi deve scusare, ma
non opteremo certo per i suoi nomi…dico bene, Angel?”
Aveva cercato appoggio in lui, che era rimasto in silenzio durante il loro ‘battibecco’:
anche quando si sentì chiamato in causa, esitò a rispondere.
“Beh, in effetti, non ci ho ancora pensato…con tutto quello che
è successo, il nome è stata l’ultima cosa che mi passava
per la testa…Ma penso che non dovremo scartarne nessuno, così,
a priori…Chissà, potrebbe dircene uno bello…”
Buffy fu intenerita dalla prima parte della frase di Angel, ma stupefatta dalla
seconda: insomma, ora che cercava un po’ di appoggio, lui non scartava
l’idea di seguire i consigli di Giles…
Gli uomini…
L’Osservatore, naturalmente, ne fu inorgoglito, e questa
volta fu sul suo di viso che si stampò un largo sorriso di soddisfazione.
Visto che non aveva trovato l’appoggio che sperava, si rivolse a Lynn,
augurandosi miglior sorte.
“Ti prego, Lynn, almeno te…dimmi che esistono nomi non troppo obsoleti
in Inghilterra!”
Lynn, che era seduta vicino a lei, le cinse le spalle con il braccio.
“Beh, dipende dai punti di vista…Comunque, in alternativa, potreste
indirizzarvi verso i nomi irlandesi…Angel dovrebbe saperne, ma in caso
contrario, o nel caso vi servisse qualche suggerimento in più, potete
contare su di me!”
Buffy le strinse la mano riconoscente.
“Ecco, questa sì che potrebbe essere un’idea! Per quel poco
che sono stata in Irlanda, ho notato che usano nomi molto belli ed evocativi…sicuramente
più evocativi di Percy!”
A Lynn scappò una risatina, che fece rabbuiare Giles: lui sperava di
aver trovato in lei – almeno in lei – qualcuno che potesse capire
la bellezza dei nomi anglosassoni…Se anche lei era ‘dalla parte’
di Buffy, allora, l’unica cosa che gli rimaneva da fare era deporre le
armi ed arrendersi all'evidenza dei fatti: nessuno poteva capire
EPILOGO 1
Come può essere?
Come posso essere così felice?
Mai avrei creduto di poter raggiungere una tale perfezione…Finalmente,
questa sera, Buffy verrà da me per diventare mia moglie: ora che il mio
cuore batte di nuovo, mi sembra che debba scoppiare da un momento all’altro
per la felicità che sto provando.
E invece, penso che questo sarà solo l’inizio: ormai, non mancano
che due mesi alla nascita dei gemelli…Dio, chi l’avrebbe mai immaginato
che sarebbero stati due? Un maschio ed una femmina…Oramai Buffy è
sempre più stanca e pur godendo di ogni singolo giorno della sua gravidanza,
entrambi, ora, non vediamo l’ora che questa finisca!
Tutti sono pronti ad accogliere i nuovi arrivati della nostra famiglia: Dawn
non fa altro che pensare e preparare cose per il loro arrivo…Ha perfino
imparato a lavorare a maglia per fare qualche completino in più ai nipotini!
Tara e Willow, dopo qualche alto e basso, ora sono di nuovo felici insieme,
e pensano di mettere su un loro negozio, ma senza fare concorrenza al Magic
Box: sarà, infatti, una filiale, dall’altro capo della città.
Anya e Xander, tornati dalla lunghissima luna di miele, hanno finalmente trovato
la strada giusta per una felice vita insieme…a parte i litigi a cui dobbiamo
mettere fine in qualità di amici! E sembra che, fra sette mesi circa,
arriverà un piccolo Xander – o una piccola Anya? – ad aumentare
la famigliola.
Rupert fa il pendolare tra l’Inghilterra e l’America: uscito definitivamente
dal Consiglio, non senza problemi, ora sta cercando di dare vita ad un’organizzazione
insieme ad altri ex-Osservatori, all’insegna dell’onestà,
della fiducia e della trasparenza. In pratica, l’opposto contrario del
Consiglio, che sta rapidamente cadendo in disgrazia: numerosissime le defezioni
registrate al suo interno, in primis quelle dei capi più importanti.
Questo ci fa sperare che fatti come quelli accaduti a noi non debbano ripetersi
mai più.
La scorsa settimana è avvenuto il fatto che più di tutti renderà
la nostra vita normale, come sempre l’abbiamo solo sognata.
Buffy è stata posta davanti al cristallo richiamante: dopo un paio di
mesi di ricerche, Willow ha trovato in Internet un’associazione europea
che possedeva uno di questi cristalli. Fortunatamente, il capo dell’organizzazione
era un vecchio amico di Rupert, dai tempi del college, e così c’è
voluto veramente poco affinché si mettessero d’accordo. Giles è
andato a prenderlo e finalmente, è accaduto.
E’ stato tutto molto intenso: eravamo tutti presenti,
tutti emozionantissimi per questo evento che si sarà svolto non più
di una volta in tutta la storia delle Cacciatrici.
Una volta che Buffy si è trovata davanti alla Luce della Conoscenza,
sono bastati pochi attimi perché da esso scaturisse un fascio di luce
azzurra, che l’ha avvolta completamente…
E’ durato tutto pochi attimi.
Quando la luce si è estinta, nel cristallo si poteva vedere un turbinio
di energia…era affascinante, catturava ogni sguardo presente.
Sempre Rupert si è incaricato di portare il cristallo davanti ad un gruppo
di cinque giovani potenziali Prescelte: è stato via una settimana, il
tempo necessario perché il cristallo scegliesse la nuova Cacciatrice.
E’ una ragazza di diciassette anni, Emma, originaria della Cecoslovacchia,
am residente in Inghilterra per motivi di studio.
Dopo aver ragionato, abbiamo deciso di non incontrarla: possibilità,
questa, offerta alla ex- Cacciatrice.
Con tutto il rispetto per lei e per la sua – SUA – missione, ora
abbiamo la nostra vita da vivere.
Una vita normale
EPILOGO 2
Non avevo mai capito, né saputo apprezzare totalmente,
la bellezza della vita.
Solo ora, osservando i piccoli dormire nel loro lettino, mi rendo conto che
sto iniziando solo ora. La pallida luce dell’alba gli accarezza i visi,
sereni e placidi come solo quelli di un bimbo piccolo sanno essere, mentre il
respiro regolare scandisce il tempo.
Essere presente alla loro nascita è stato qualcosa di inimmaginabile:
ma ancora di più, sentirli tutti – loro e Buffy – sentirli
così forti e presenti, ha fatto sì che quasi ne fossi travolto…ma
la gioia, l’amore per tutti loro mi ha permesso di restargli accanto,
come avevo sempre sognato.
Fortunatamente, è andato tutto bene e dopo pochi giorni abbiamo potuto
fare ritorno a casa, dove c’è stata una grande festa, presenti
tutti i nostri amici. Lynn è arrivata qualche giorno prima, quando le
avvisaglie si erano fatte più frequenti: è stata come un’altra
sorella per Buffy, presente e affettuosa.
Davvero, non è mancato nulla per far sì che il momento fosse perfetto!
Willow e Tara hanno riempito il soggiorno prima, la cameretta dei gemelli poi,
di un soffitto stellato che è durato per due giorni…Rupert si è
trattenuto dal consigliare nomi, per buona pace di tutti, ma si è complimentato
con noi quando gli abbiamo detto quelli che avevamo scelto: Sean e Gwen.
Dawn non vede l’ora di rientrare da scuola per poter passare un po’
di tempo con loro: anche se Buffy aveva avuto qualche paura di eventuali gelosie,
lei gliele ha spazzate via come foglie secche al vento. Ed ogni giorno che passa
si affeziona sempre di più: ormai, sono inseparabili!
E Buffy.
Mia moglie.
La madre dei miei figli.
Svanite tutte le paure da gravidanza, è una mamma perfetta,
che prende ogni giorno come una benedizione e miracolo.
E ne gode di conseguenza.
La sua presenza, e quella dei gemelli, riempiono il mio cuore e la mia vita
in maniera totale: ogni giorno è una scoperta di quanto bella possa essere
la vita.
Mi sono ritrovato a benedire tutti gli anni passati, anche se pieni di dolore
e tormento, se sono serviti a condurmi qui, oggi, a guardare i miei figli dormire
sereni.
Li lascio per andare da lei, che dorme nella camera accanto.
Dio, com’è bella!
Distesa seminuda sul letto, posso sentire l’amore che
ha per me e per i bimbi: anche se dorme, è un sentimento così
forte, che riesco a percepirlo in ogni momento, in qualsiasi circostanza.
Questo non è cambiato: la nostra unione trascende i limiti fisici, che
pure ci danno immensa gioia.
Quando facciamo l’amore è come se raggiungessimo i nostri ‘io’
più profondi e reconditi, e in quel momento perfetto, diveniamo una cosa
sola, unita nell’amore che, ora – finalmente – siamo in grado
di vivere alla luce del sole.
Mi distendo accanto a lei: sento il profumo della sua pelle inebriarmi, e abbracciandola,
posso finalmente riposare sereno.
Non è un sogno.
CLOSE YOUR EYES