Istinti primordiali
di Elisa
CAPITOLO I
“E’ Buffy”
Dacché aveva visto Willow e la sua espressione, non aveva potuto pensare
ad altri se non a lei.
Tutto il suo essere sembrò annientarsi: il suo sguardo si fece vacuo,
la sua bocca si zittì e – se avesse potuto – il suo cuore
avrebbe smesso di battere, invece si spezzò irrimediabilmente.
In compenso, la sua anima fu lacerata da un dolore così grande da tramortirlo…
Ora tutti i pezzi di questa infausta giornata collimavano tragicamente: nel
momento fatale, Angel stava combattendo contro un demone che minacciava da settimane
ormai un quartiere della periferia e stava per eliminarlo definitivamente quando
il mondo si era oscurato.
Intorno a lui solo il nulla.
Il demone non solo era riuscito a fuggire ma prima di darsi
alla macchia, era riuscito ad infierirgli una ferita così grave da spaventare
sia Wesley che Cordelia, che gli facevano da retroguardia in questa missione:
un taglio molto profondo – Cordelia giurò di aver visto le ossa
– gli attraversava il torace…
Lo avevano caricato sulla macchina e lo avevano riportato a casa sua, dove era
rimasto incosciente fino a pochi attimi prima che arrivasse la rossa strega
di Sunnydale.
E non era stata solo la sua incoscienza a preoccupare così tanto i sui
amici: un delirio incontrollabile squassava il suo corpo esanime…Anche
se neanche una parola usciva dalle sue labbra, il suo corpo esprimeva tutto
lo strazio che stava attraversando.
Tremiti scuotevano le sue braccia e gambe, come se stesse attraversando chissà
quale landa gelata…come se stesse provando un freddo polare…
E in fondo, era tutto vero: una volta che Buffy era morta, tutto il calore che
aveva pervaso la sua vita – poteva chiamarla così finché
c’era stata lei, ma ora come l’avrebbe chiamata? - e che aveva continuato
a pervaderla anche dopo la loro separazione, si era estinto.
La sua parvenza di vita si era estinta con lei.
Lui se ne era andato con lei.
O almeno, così avrebbe voluto.
E invece, si era risvegliato, come scosso da una forza superiore,
superiore a quella che lo aveva tormentato durante l’incoscienza…E
appena aveva messo piede nella stanza attigua, aveva capito chi lo aveva fatto
risvegliare: i poteri di Willow si erano molto accresciuti da quando lui era
partito, su questo non c’erano dubbi. Poteva sentirli espandersi da lei,
come un’aura luminosa, ma che poteva vedere solo lui…
Dal suo sguardo percepiva tutto il dolore di chi aveva perso un’amica
che era come una sorella…
Aveva sempre provato un’ammirazione notevole per Willow, sapeva che era
una ragazza di cui potersi fidare e per lui, fidarsi di qualcuno che non fosse
stato Buffy, era stata un’impresa non da poco. Ma lentamente, questa minuta
ragazzina dai capelli rossi, aveva saputo conquistarsi la sua amicizia e la
sua fiducia: innumerevoli volte li aveva aiutati, in modi anche pericolosi,
mettendo a repentaglio anche sé stessa pur di essere d’aiuto, e
senza mai chiedere nulla in cambio.
Se non la loro amicizia.
Era riuscito a sopportare solo per qualche attimo il suo sguardo, dopodiché
le aveva voltato le spalle per uscire di corsa dall’abitazione: aveva
afferrato al volo la sua giacca di pelle nera – che strano, si era affezionato
a quell’indumento per il semplice motivo che gli ricordava quella che
le aveva regalato quattro anni prima…gliela faceva sentire più
vicina in ogni momento della giornata – ed era sparito in strada.
Letteralmente ingoiato dal buio della notte.
Si era mosso con una tale velocità da spiazzare completamente
tutti i presenti…
Solo Willow era rimasta impassibile di fronte alla sua reazione: in fondo chi,
oltre lei, poteva capirlo appieno?
Lei era stata testimone del loro amore, dalla sua nascita – tra mille
timori e dubbi – fino al suo tragico epilogo……Nel mezzo, c’erano
infinite situazioni in cui Buffy ed Angel si erano trovati, e le avevano sempre
affrontate con coraggio, dato anche dall’amore e dalla fiducia che provavano
l’uno per l’altro…
Nonostante tutto e tutti, erano andati avanti, avevano difeso il loro amore con tutte le loro forze, mettendo però davanti ad esso il bene degli altri…
Nonostante tutto l’amore che provavano l’uno per l’altro, o forse proprio grazie a questo, avevano superato infinite battaglie, innumerevoli nemici e mortali pericoli, sacrificando più di quello che avrebbero dovuto.
Se nemmeno due persone che si amavano così tanto e che avevano dato così tanto potevano vivere il loro amore, allora chi poteva?
Chi poteva anche solo osare di pensare di essere degno di vivere l’amore se a loro non era stato concesso?
Willow proprio non era mai riuscita a darsi una risposta: dopo
la partenza di Angel, aveva visto Buffy continuare con la sua vita, ma tante,
troppe volte l’aveva scoperta a fissare il nulla, lo sguardo perso in
qualche punto indefinito…
Lei non se ne era mai accorta, ma il tono della sua voce si era modificato dacché
lui era partito: un velo di tristezza l’aveva avvolta, e così il
suo cuore…Non aveva più permesso a nessuno di avvicinarglisi…
Certo, c’era stato Riley che quasi l’aveva toccato, ma giusto un
attimo prima, Buffy si era ritirata.
I sospiri intercalavano le sue parole, più volte del normale, ma quando
le chiedeva che cosa c’era che non andava, lei faceva finta di nulla e
rispondeva che andava tutto bene, che era solo un po’ stanca. Willow sapeva
bene a chi erano rivolti quei pensieri rubati durante il giorno, durante la
solita routine…Quello che più le dava dolore, era vedere Buffy
andare avanti come nulla fosse, ormai rassegnata a questa situazione che nessuno
dei due aveva realmente voluto: lei non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo
apertamente, ma pensava che avrebbe dovuto lottare di più per Angel,
per impedirgli di andare via…
Ma chi era lei per dire alla Cacciatrice di lottare di più?
Di sicuro, ne aveva abbastanza della lotta, e nonostante questo,
doveva continuare in questi suoi sforzi perché lei era la Prescelta…la
ragazza predestinata ad ergersi contro i demoni, i vampiri e le forze delle
tenebre…
No, di sicuro non spettava a Will dirle che doveva lottare di più: avrebbe
lottato quando lo avrebbe ritenuto necessario.
Certo che, se non ci fosse stata quella maledizione gitana, non ci sarebbero
stati tutti questi problemi…Già la signorina Calendar aveva iniziato
la traduzione dell’antico e ormai perso incantesimo, ma purtroppo, poco
prima di morire, aveva detto a Willow che si era bloccata – temeva irrimediabilmente
– su di un passaggio piuttosto complicato, in cui comparivano alcuni segni
che proprio non era riuscita a decifrare…Era ancora assorta nello svolgere
questo compito, quando Angelus l’aveva barbaramente uccisa…
Lei aveva ripreso in mano sia il manoscritto originale che quello tradotto,
ma anche lei si era arenata nello stesso identico posto: non che avesse pensato
di saper fare meglio di Jenny, ma in fondo al suo cuore, sperava di avere un
lampo di genio, o qualche magica illuminazione tale da consentirle di completare
la traduzione.
Da un po’ di tempo però, aveva abbandonato ogni studio, e precisamente
da quando nella sua vita e in quelle dei suoi amici era irrotta Glory. Davvero
non aveva avuto molto tempo a disposizione per continuare con i suoi studi e
così, era finito tutto nel dimenticatoio…
Certo che ora, ne aveva di tempo libero…sicuramente, più di prima.
“State tranquilli, non gli accadrà nulla di male…”
“Ah sì? E tu come fai a dirlo? Lo hai visto nella tua sfera di
cristallo?”
“Cordelia, ti prego…”
Wesley aveva cercato di rabbonire una Cordelia più acida e infuriata
che mai…Si era girata verso Willow con una tale velocità e cattiveria
che lo aveva davvero spaventato: in fondo, era certo che la strega avesse pronunciato
quella frase più come speranza che come rassicurazione…
“Ti prego un accidente! Angel è appena sparito, in uno stato fisico
e mentale che mi preoccupa non poco, e tutto quello che lei dice è state
tranquilli, non gli accadrà nulla di male? Beh, non so te, ma io ho intenzione
di andarlo a cercare!”
Si era appena voltata, per andare a prendere anche lei una giacca, quando una
mano l’afferrò saldamente al polso.
Cordy alzò iraconda gli occhi, pronta a sfoderare gli artigli, ma quando
vide lo sguardo dell’ex-Osservatore, si placò un poco. Poso l’indumento
e incrociò le braccia, dando sempre le spalle, però, a Willow.
“Cordelia, ragiona…Sai benissimo che non riusciremmo mai a trovare
Angel: quando vuole, sa sparire come nessuno che abbia mai conosciuto prima.
So come ti senti e so che sei preoccupata per lui: lo siamo tutti, tutti gli
siamo affezionati e vorremmo che non gli capitasse nulla di male…”
fece una pausa, lasciandole il polso ora che si era calmata “…Sono
sicuro che tornerà solo se, e quando, vorrà lui.”
Cordelia, questa volta, diresse il suo sguardo proprio verso di lui e parlò
con molta, molta freddezza.
“Ma non capisci che è proprio questo che mi terrorizza, stupido
inglese? Che non voglia più tornare! Ora che la sua amata Buffy è
morta, che ragione avrebbe di continuare in questa estenuante lotta che ogni
giorno gli si presenta davanti, come a voler timbrare il cartellino?”
Wesley, attonito, abbassò i suoi occhi da quelli di lei.
Cordelia aveva espresso a voce alta la paura di tutti.
Tutti temevano che questo si avverasse.
Sapevano benissimo che l’unica cosa che spingesse Angel
a perseverare in questa lotta, era solo Buffy.
Anche se era distante decine e decine di chilometri, non aveva nessunissima
importanza.
Lui sapeva che lei era a Sunnydale, che stava bene e che stava provando a costruirsi
una vita normale, ragione per cui lui aveva deciso di lasciarla.
Ragione per cui aveva deciso di sacrificare il suo amore per lei.
E questo gli bastava.
Gli bastava per andare avanti a lottare contro orde di demoni infernali.
Anche se frequentava ragazzi che non gli piacevano neanche un po’ – ma in fondo, CHI gli sarebbe piaciuto accanto a lei? – doveva darle questa possibilità che a lui era preclusa.
Lei meritava solo il meglio che questo marcio mondo potesse offrirle.
Aveva dovuto sacrificare troppo per privarsi anche di una vita normale.
“Dobbiamo avere fiducia in lui, ora come mai in passato:
e pregare affinché non faccia nulla di stupido ed insensato”
Dopo le ultime parole di Wesley, nessuno ebbe più il coraggio di dire
nulla.
CAPITOLO II
Per la strada, poteva sentire in lontananza, gli echi di una città che
non dormiva mai.
Aveva vagato, senza meta, per diverse ore: in fondo, la notte era appena iniziata
e lui aveva a disposizione un bel po’ di tempo.
Era saltato in macchina e si era lanciato a velocità folle lungo una
strada che portava all’estremo nord della città: alla fine di essa,
si trovava un belvedere, da cui poter ammirare lo splendido panorama di Los
Angeles. Aveva fermato la macchina e ne era disceso come in trance.
Non era mai stato capace di ammirare un tale spettacolo…né lì
né altrove…ma quella notte gli sembrò un tale insulto, una
tale onta che tutta quella gente continuasse a vivere - a vivere grazie a LEI
e al suo estremo sacrificio – che prese a lanciare sassi giù dal
dirupo…
Quando i sassi finirono, passò alla nuda terra che, data la rabbia con
cui la raccoglieva, finì presto per scorticargli tutte le mani, ma lui
non se ne accorse…la disperazione fu incontenibile e sgorgò dalla
sua bocca in un urlo disumano…
Tutti gli animali intorno a lui, che erano indaffarati con le loro occupazioni
notturne, tacquero all’istante e non si fecero più sentire per
il resto della nottata: anche la natura aveva rispetto per la perdita subita.
Cadde in ginocchio: non aveva più forze per continuare a stare in piedi…
Si prese la testa fra le mani e pianse, pianse come mai aveva fatto in vita
sua.
Sembrava che le lacrime non dovessero finire più…continuavano a
scendere copiose dai suoi occhi, occhi che – anche se erano chiusi –
continuavano a fissare il volto più delizioso e solare che si fosse mai
visto…volto che adesso non poteva più sorridere o essere triste,
perché Buffy era morta.
Questa era la verità.
Lei non c’era più.
E non sarebbe più tornata.
Ancora sperava di potersi svegliare da quest’incubo terribile,
che gli aveva attanagliato l’anima e che la stava straziando, pezzo dopo
pezzo…
Incapace di resistere oltre, urlò la sua rabbia e il suo dolore al cielo
stellato, più e più volte, fino a che restò senza ‘fiato’.
Quando si zittì, restò col viso rivolto alla volta stellata sopra
di lui che, silenziosa, vegliava su tutti loro, anche sui più immeritevoli…Proprio
come lui.
Perché non era lì con lei, nel momento più difficile di
tutta la sua vita, per offrirsi come sacrificio?
Anche se ancora non sapeva che non avrebbe fatto la differenza – dato
che ci voleva il sangue della chiave, sangue della Cacciatrice, per richiudere
il portale che Glory aveva aperto – questo pensiero si insinuò
nella sua mente, nei suoi pensieri, torturandolo lentamente.
I minuti si trasformarono in ore e queste scorsero velocemente, fino a quando
Angel poté sentire l’alba ormai imminente. Pensò di aspettarla,
per farla finita – una volta per tutte – ma, improvvisamente sentì
una voce…
“What about me? I love you so much…And I tried to make you go away…I killed you and it didn’t help…”
Era impazzito.
Definitivamente.
Non c’era altra spiegazione…Non poteva essere davvero
la voce di Buffy quella che aveva appena sentito…Si alzò da terra,
e tentò di asciugarsi le lacrime dal viso: ma erano troppe perché
due mani sole bastassero.
Con la voce della memoria – perché di quello si trattava –
era riandato ai tempi in cui, volendo sapere perché era tornato dall’inferno,
aveva scoperto che un demone l’aveva ricondotto in questa realtà
per fargli di nuovo perdere l’anima in lei…a questo e alla decisione
che aveva preso: di farla finita.
Poi era arrivata lei, che le aveva toccato il cuore più di ogni altra
volta passata con le sue parole…E lui non glielo aveva mai detto.
Non le aveva detto quanto importante fosse per lui il suo amore…
Ora si accorgeva, con una consapevolezza che lo straziò come mai prima
d’ora, che non le aveva mai detto tante cose…
Quanto fosse bella…
Quanto lui l’amasse…
Quanto prezioso fosse per lui il suo amore…
Quanta forza gli desse, anche solo con la sua presenza…
Quanto ammirasse il suo coraggio…
Quanto orgoglioso fosse di lei…
Orgoglioso e fiero……
Non glielo aveva mai detto.
E ora non avrebbe più potuto dirglielo.
O forse sì.
CAPITOLO III
BUFFY ANNE SUMMERS
1981 – 2001
BELOVED SISTER
DEVOTED FRIEND
SHE SAVED THE WORLD
A LOT
Come erano fredde queste parole.
Solo questo riusciva a pensare.
Lei che era così solare…Dopo tutto quello che aveva dovuto passare,
affrontare e subire, tutto si riduceva a queste poche, fredde parole.
Non c’era la foto…ma non ne aveva bisogno: Buffy non se ne sarebbe
mai andata dalla sua memoria, dalla sua vita, dal suo stesso essere.
Non si poteva strappare da un corpo il cuore e sperare che questi andasse avanti a vivere…
E così, Buffy non poteva uscire da lui, dal suo essere vampiro con un’anima.
Si inginocchiò presso la tomba: c’erano fiori freschi,
di ogni colore…quasi a voler ricordare che lì riposava una ragazza
straordinaria, che riusciva a colorare con la sua presenza qualsiasi posto in
cui andasse o si trovasse.
Quei fiori sembravano risplendere di una luce particolare, quasi irreale, che
fari nella notte, lo avevano condotto lì.
La notte precedente, quando aveva deciso di raggiungerla, era ormai troppo tardi
per viaggiare e così, aveva trovato riparo in un vecchia casa abbandonata,
che si trovava proprio sulla strada che portava da Los Angeles a Sunnydale.
Aveva passato lì il giorno, fino a che il sole era sparito dietro le
montagne: non aveva atteso un secondo più del necessario.
Era saltato in macchina e si era precipitato accanto a lei.
Aveva trovato finalmente un posto dove dar sfogo a tutto il
dolore che aveva dentro…
Anche se aveva paura a lasciarsi completamente andare…
L’ombra del demone dentro di lui lo perseguitava da ormai molte decine
d’anni, ma in un modo o nell’altro, era riuscito a tenerlo a bada.
Anche negli ultimi tempi, da quando cioè si era trasferito a L.A., aveva
rischiato grosso un paio di volte, ma era sempre andata a finire nel migliore
dei modi.
Ma sapeva che ora sarebbe stato diverso.
Sapeva che lei non c’era più.
Ed era lei che aveva fatto sì che Angelus non tornasse.
Ed ora che lei non c’era più, aveva paura che tutto questo dolore
lo portasse ad avere la meglio su di lui, sulla sua anima…Sì, era
vero che solo un momento di pura felicità poteva cancellare la maledizione,
ma era anche vero che, se avesse perso del tutto la ragione e il controllo,
Angelus poteva anche riaffiorare.
E lui era troppo terrorizzato da questa eventualità per restare nei paraggi…Aveva
già preso la sua decisione, ma gli restava ancora una cosa da fare, prima
di partire.
“Il mio sangue per il tuo sangue, amore mio…Sarò sempre con te, non dimenticarlo mai…come se non un istante fosse passato, come se mai fossi partito”
Detto questo, si sfilò l’anello claddagh, lo infilò
alla sua catenina, poi si tagliò e lo bagnò con il suo sangue,
dopodiché lo sotterrò a pochi centimetri di profondità,
proprio alla base della sua lapide.
Voleva lasciare lì il suo cuore…ma si era spezzato in troppi pezzi.
Decise così di lasciarle il simbolo del loro amore, che sarebbe durato
per sempre.
CAPITOLO IV
Tre mesi erano passati dalla morte di Buffy e dalla partenza d Angel.
Nessuno ne aveva più saputo nulla.
Alla Angels Investigations erano tutti preoccupatissimi: Cordelia
stava quasi facendo impazzire Wesley e Gunn. Dacché il loro capo si era
volatilizzato, lei aveva sguinzagliato orde di segugi, demoniaci e non, per
ritrovarlo...Tante volte, erano andati a soccorrerla in qualche bettola malfamata,
in cui era andata solo perché aveva sentito che lì c’era
il migliore investigatore mezzo demone che si potesse sperare di trovare.
Ma ogni volta, ad ogni incarico, la risposta era sempre quella.
Di Angel neanche la minima traccia.
Niente di niente.
E ogni volta Cordelia se la prendeva con loro, almeno all’inizio…Li
accusava di non fare niente per ritrovarlo, che solo a lei importava qualcosa…
Anche se sapeva benissimo che non era affatto vero.
Infatti, ogni volta, puntuale come un orologio, dopo la sfuriata si chiudeva
nell’ufficio di lui, continuando a mettere a posto le cose che aveva ordinato
il giorno prima per almeno una mezz’oretta, dopodiché usciva e
andava a scusarsi coi suoi amici, che la rassicuravano come meglio potevano.
Ma senza troppo successo.
Anche loro, ormai, iniziavano ad essere scoraggiati: tre mesi non erano un’eternità,
d’accordo, ma per Angel era molto, specie se consideravano la situazione
in cui si trovava…Ma più di quello che già facevano, proprio
non sapevano che inventarsi: si tenevano regolarmente in contatto con Giles
e gli altri, a Sunnydale, sperando che, almeno loro, scoprissero qualche indizio
che gli permettesse di scovarlo.
Ma niente.
Angel non voleva ancora farsi trovare.
Tibet.
Kangrinboqe Feng.
6714 metri di immortale bellezza.
Selvaggia e testimone dello scorrere del tempo.
Le montagne svettavano regine sulla pianura brulla che si estendeva a perdita
d’occhio.
Dominavano il panorama, da dovunque lo si guardasse.
La bruma serale le accarezzava dolcemente, come una calda coperta che copre
un bimbo mentre dorme. Piccole luci qua e là illuminavano un paesaggio
altrimenti buio: anche la luna non voleva saperne di uscire da dietro le nubi
che erano arrivate da occidente…
Non sapeva quanto tempo era passato…e non gliene importava
niente.
Ormai non gli importava più niente se non vedere un’altra luna
sorgere.
A dire la verità, non gli importava più nemmeno di quello, ma
aveva ancora nelle orecchie la sua voce che gli diceva che lei lo amava e che
non aveva potuto mandarlo via dalla sua vita…
Angel si trovava all’imbocco di quella che orami era la sua casa da qualche
tempo: una grotta a metà strada di un lato di una montagna…Era
quello più impervio, in modo da evitare le comitive di scalatori che
ogni tanto si prodigavano in questo genere di avventure.
Era seduto sulla nuda roccia, e fissava le nubi che celavano la silhouette della
luna: i suoi occhi passavano così quasi tutta la notte – escluso
il tempo necessario a cibarsi, grazie ad alcuni piccoli mammiferi che si avventuravano
da quelle parti – persi nel cielo, e cercare tra le forme delle nuvole,
il suo viso…
Non aveva bisogno d’altro per andare avanti…solo pensare a lei.
Aveva provato a eliminarla dai suoi pensieri, ma non ci era
riuscito…lo sapeva fin dall’inizio a dir la verità…
Non avrebbe potuto estirpare il suo ricordo da lui neanche con tutta la forza
del mondo.
Lei era in lui.
Sarebbe sempre stata in lui.
Per l’eternità.
Ormai, non pensava ad altro.
Non si alzava per altro.
Non andava avanti per altro.
Non si nutriva per altro motivo se non quello di poter continuare a pensare
a lei.
Durante la notte, dopo essersi nutrito solo se era strettamente
necessario, seduto all’ingresso della grotta fissava il cielo…e
cominciava a parlarle.
Le raccontava storie e leggende che udiva quando gli capitava di doversi allontanare
dalla sua tana e, per caso, incontrava qualche abitante del luogo: allora, si
nascondeva e ascoltava.
Tante volte, gli era capitato di ascoltare i vecchi del paesaggio raccontare
vecchi miti ai bimbi che lo ascoltavano estasiati…e lui assorbiva tutto
quello che sentiva per poterglielo raccontare una volta scesa l’oscurità.
E quando aveva esaurito ciò che aveva appreso, solo allora le raccontava
dei miti e leggende della sua terra, l’Irlanda…Riandava indietro
con la memoria, a quando lui era piccolo e sua madre gli raccontava una storia
prima di andare a dormire: solo che a Liam una sola non bastava mai e così
la madre doveva andare avanti con il racconto finché il bimbo non crollava
esausto sul cuscino.
Ridendo da solo, le diceva che non le sarebbe piaciuto come bambino, era sempre
indisciplinato e tendeva sempre a fare ciò che gli piaceva…O forse
sì, le sarebbe andato a genio quel ragazzino sempre sporco, che giocava
con tutto e tutti, indifferentemente dalla posizione sociale…Poi si rabbuiava,
pensando a tutto quello che era accaduto dopo: a come crescendo, la severità
del padre e la sua posizione gli andarono presto strette…
Le raccontò di quanto avrebbe voluto sistemare le cose, a come avrebbe
voluto poter andare indietro nel tempo per aggiustare i mali fatti.
E così passava tutte le sue notti, una dopo l’altra.
E così facendo, passò questi tre mesi.
La luna splendeva alta nel cielo, come ogni notte, solo che questa volta neanche
una nube aveva osato sfiorarla o anche solo passarle accanto…La limpidezza
della nottata stupì perfino Angel che, durante tutta la sua esistenza,
ne aveva passate parecchie: dall’ingresso della grotta si poteva vedere
fino alla montagna che si trovava dall’altra parte della vallata, distinguendo
ogni albero e ogni sentiero…e questo poteva farlo chiunque, non solo un
vampiro.
L’attività nei boschi sottostanti era frenetica: un gruppo di yack
stava passando dal sentiero sottostante…sentiero che era agibile solamente
agli animali, visto com’era scosceso…l’erba secca, sotto i
loro zoccoli produceva fruscii che andavano a sommarsi con gli altri rumori
della foresta: in lontananza, Angel sapeva che pascolava un piccolo gruppo di
cavalli selvatici…più di una volta li aveva notati, subito dopo
il calar del sole, sulla strada del ritorno dal pascolo, ed era rimasto abbagliato
dalla loro libertà.
Correvano selvaggi, con le criniere al vento, l’uno accanto all’altro
ed in quel momento li aveva profondamente invidiati…avrebbe voluto essere
libero, libero come loro, per poter…Poi un dolore lancinante lo aveva
trafitto al cuore e lo aveva fatto accasciare al suolo: il pensiero che lei
non c’era più non l’abbandonava un solo secondo in tutta
la giornata, tutti i giorni.
Tornare, seppur con la sola mente, a quel crepuscolo, lo aveva stordito, lasciandolo
– accovacciato – a fissare il fuoco scoppiettante…nel movimento
delle fiamme gli sembrava quasi di vederla, di vedere il suo volto sorridente,
quando…il fuoco prese vita.
Letteralmente.
Le fiamme si alzarono e cambiarono colore: dal rosso virarono
prima al violetto e poi al blu intenso, fino a non irradiare neanche più
calore. Se ne accorse subito: il tepore era scomparso in fretta, inghiottito
dall’umidità della notte e del freddo pungente che stava velocemente
facendosi sempre più intenso.
Appena le fiamme iniziarono a cambiare, si alzò e si allontanò
un poco da esso: in fondo, il suo istinto di sopravvivenza non si era estinto,
ma era ancora vigile, dentro di lui.
Era al margine della zona illuminata quando, tra le fiamme ormai blu scuro,
apparve davvero un viso, solo che non era quello di Buffy – come il suo
cuore aveva ingenuamente sperato – ma quello di un vecchio del luogo.
Anche per Angel era impossibile dargli un’età: le infinite rughe
che solcavano la sua pelle lo rendevano estremamente vecchio all’apparenza,
ma aveva imparato, durante quei tre mesi, che le rughe non indicavano per forza
un’età avanzata…Decise di lasciare all’apparizione
l’onore della prima mossa.
Lui decise solo di essere guardingo.
‘Non volevo spaventarti, mio giovane amico…Da me non devi temere alcunché di male…E’ da un po’ che ti sto osservando e ho deciso che è venuto il momento di incontrarci……Presentati al monastero di La-Chi Kangra due lune da oggi e la tua curiosità verrà soddisfatta……Attenderò con ansia la tua venuta!’
Angel era rimasto a fissare l’immagine parlante per tutto
il tempo, con lo sguardo torvo e l’anima in subbuglio.
Non gli piaceva che qualcuno lo avesse trovato, anche se poteva non sapere realmente
chi – o cosa – egli fosse in realtà…
Dopo che l’immagine sparì, il fuoco tornò normale, rosso
e scoppiettante come prima: anche il calore tornò ma non gli fu di alcun
aiuto…non che potesse scaldarsi veramente, come un normale essere umano,
ma anche solo psicologicamente, fu inutile.
Iniziò a camminare avanti e indietro per la grotta, dal suo imbocco fino
al suo angolo più buio, cercando di pensare a cosa fare: se da una parte
era incuriosito dall’invito del vecchio – una parte di sé
voleva sapere, voleva scoprire, voleva conoscere cosa sapeva di lui –
dall’altra non si fidava di chi diceva di osservarlo da un po’.
Come poteva essere se perfino lui non si era accorto di nulla?
In fondo, l’unico lato buono dell’essere vampiro era avere questo
sesto senso che permetteva di non farsi spiare o scoprire impreparati…
Tre mesi e niente, neanche il dubbio di essere spiato.
No.
Doveva vederci chiaro.
Aveva deciso di andare.
CAPITOLO V
Era estasiato.
Anche se non voleva darlo a vedere, era incantato dall’immensa bellezza
del posto.
Ancora non si era mostrato: era alla fine del sentiero che portava al monastero.
Arrivare lì era stata un’impresa anche per lui: si meravigliava
al solo pensiero di come, dei semplici essere umani, potessero percorrere strade
come quella.
Non avrebbe mancato di chiederlo, visto che ormai era giunto.
Aveva fatto il giro della collina, per poter studiare almeno il perimetro del
luogo in cui si stava per addentrare, senza saperne nulla…Voleva avere
un’idea di dove poter trovare delle vie di fuga, giusto in caso di pericolo…
Non che sentisse un’aura malvagia provenirne, ma non voleva correre rischi
inutili.
Lì, dal sentiero, poteva osservare il monastero in tutta la sua maestosità:
abbarbicato sulla cima di un monte, era circondato da mura alte e possenti,
con torrette di guardia agli angoli in cui un paio di monaci montavano la guardia
accanto a bracieri in cui bruciavano fascine di legna. Lo separava dal punto
in cui stava un lungo ed esile ponte, costruito in legno e dall’apparenza
molto insicuro: un semplice arco si trovava all’estremità del ponte
e, una volta attraversato, si poteva accedere all’interno.
Era un’area molto estesa.
All’interno, tra ogni punto di guardia, si trovava una piccola costruzione
in mattoni, con tetto di tegole rosse, mentre al centro si trovava l’edificio
più grande dell’intero complesso, e dove pensava si svolgessero
tutte le attività di preghiera, in quanto aveva più decorazioni
ed era in generale più imponente degli altri: inoltre, fuori si trovavano
alcune statue del Buddha, davanti alle quali erano inginocchiati alcuni monaci
molto giovani.
Davanti ad esso, ai lati della scalinata che portava all’interno dell’edificio,
si trovavano due costruzioni minori dai cui camini si elevavano rivoli di fumi
dai profumi inebrianti, che arrivavano fino alle narici di Angel: anche se era
da secoli che non assaggiava più cibo, non era indenne ai suoi profumi…Sapeva
riconoscere quando qualcuno cucinava bene, e lì c’era sicuramente
una, o più, persone del genere.
Mentre, sul retro dell’edificio principale, si trovavano due lunghi edifici,
più bassi, intorno ai quali c’era molto movimento: una decina di
monaci stavano rastrellando del fieno, dall’esterno all’interno,
molto probabilmente per alimentare i cavalli e gli yack che erano di proprietà
del monastero. Piccole finestrelle senza vetri correvano lungo tutto il perimetro
degli edifici, a quasi due metri e mezzo di altezza: i versi degli animali fuoriuscivano
da esse, insieme alle voci rassicuranti dei monaci.
Gli animali, quella sera, erano particolarmente agitati, come se sentissero
che qualcosa di strano si stesse avvicinando alla loro dimora…Angel represse
a fatica un sorriso di sarcasmo: lui sapeva di essere qualcosa di strano, quindi
perché meravigliarsi se gli animali potevano percepire questa sua diversità?
Dato un ultimo sguardo al monastero, decise che era giunto il momento della
verità e di affrontare questo misterioso vecchio che era stato così
sibillino…
Con passo deciso ma molto, molto lento attraversò il
ponte e arrivò fino all’arco d’entrata: si soffermò
un attimo a guardare il frontone su cui era stata riportata una frase che diceva
pressappoco così:
‘ENTRA PELLEGRINO ERRANTE, E NON DOVRAI PIU’ TEMERE PER TE STESSO’
Certo, il suo tibetano lasciava abbastanza a desiderare…erano passati
anni – centinaia – dall’ultima volta che l’aveva usato…ma
era sicuro del significato di fondo.
Oltrepassò l’arco e niente cambiò: la vita
che stava scorrendo così placidamente quando la osservava dal sentiero
non mutò minimamente. Lui si era aspettato che qualcuno avrebbe impedito
il suo ingresso o, quanto meno, gli avrebbe sbarrato la strada una volta entrato…e
invece niente di tutto ciò era accaduto.
I monaci avevano continuato con le loro mansioni come se nulla fosse accaduto.
Aveva così continuato il suo cammino verso l’edificio principale,
dove pensava che si potesse trovare il vecchio che gli era apparso due notti
prima…e anche perché sentiva qualcosa che lo attirava, come se
fosse importante la sua presenza lì…
La poca luce del dopo crepuscolo illuminava la scalinata che lo divideva dallo
scoprire tutto: fermo al primo gradino, fissò il suo sguardo sulla porta
di legno dipinta, chiusa da un enorme sigillo di ferro battuto, lucidato fino
a farlo risplendere come uno specchio.
Sopra la porta, c’era una lastra in cui c’era inciso, in bassorilievo,
il mantra del buddhismo tibetano ‘Om Mani Padme Hum’, Onore al Gioiello
del Loto.
Riuscì a sollevare il sigillo e ad entrare senza alcun problema.
L’interno era buio, più buio di quello che si era
lasciato alle spalle.
Ma non maggiore di quello che aveva nell’anima.
L’arredamento era ridotto al minimo: attaccato al muro
si trovava un piccolo altarino con una statua del Buddha sorridente, alla base
della quale bruciavano una serie di incensi che stordirono per qualche attimo
i sensi di Angel…
Tutti gli aromi che emanavano, rimandavano la sua mente sempre e solo a lei.
Gelsomino…bianco e puro come la sua anima.
Rosa di montagna…colorata come le sue guance.
Lavanda…intensa come solo lei sapeva essere.
Sentì che le lacrime riempivano i suoi occhi e non riuscì
ad impedir loro di uscire.
Sarà stata l’atmosfera serena del posto, o il silenzio assoluto
che vi regnava, non riuscì a saperlo di preciso: sapeva solo una cosa.
Stava piangendo.
Di nuovo.
E tante lacrime come mai in passato.
Anche se sembrava impossibile.
Con gli occhi offuscati dal pianto, si avvicinò all’altarino, e
vi si inginocchiò davanti.
E fu con mani tremanti che prese un bastoncino di incenso al gelsomino e lo
depose a bruciare insieme agli altri. Non seppe perché, ma affidò
il suo sguardo perso nelle lacrime al Buddha che, sereno, fissava lo spazio
intorno a sé: invidiava quella piccola figura che riusciva ad emanare
un tale senso di pace.
Pace.
Una cosa a lui preclusa per uno stupido sbaglio.
“Ma agli sbagli si può sempre porre rimedio. Stupido l’uomo
che pensa il contrario…O troppo orgoglioso”
Sussultò.
Ancora una volta, non si era accorto di essere in compagnia,
per non dire spiato: ma in effetti, spiato, non era la parola che gli era venuta
subito in mente…non si sentiva giudicato, lì, né tantomeno
condannato.
“Sì, ma ci sono certi sbagli a cui non si può porre rimedio,
sbagli troppo grandi o troppo remoti per poter essere corretti…”
La sua voce era tremante, ma aveva parlato lo stesso alla figura che ancora
era al riparo dalla fioca luce disponibile. Piano piano, questi venne avanti,
mostrando finalmente di essere lo stesso vecchio che due notti prima gli era
apparso tra le fiamme.
“Tu…Come hai fatto a trovarmi, vecchio? Io non ho mai percepito
nulla intorno a me, tranne la natura che scandiva il lento proseguire del tempo…”
Il vecchio sorrise, e, ancora più lentamente di una piuma che cade a
terra, gli si avvicinò e si inginocchiò vicino a lui.
Sempre sorridendo, prese anche lui un bastoncino di incenso da un cassettino
nascosto sotto la statua del Buddha e lo mise a bruciare vicino a quello di
Angel, dopodiché giunse i palmi delle mani e si inchinò alla statua.
Solo allora, rivolse il suo sguardo verso il suo ospite.
“Chi non vuol percepire nulla è il solo che non percepirà
mai nulla…La natura è la sola forza troppo grande e maestosa per
essere anch’essa esclusa dalle tue percezioni. Io ho solo messo il mio
spirito nelle mani della natura ed è solamente per questo che tu non
ti sei accorto di nulla”
Continuava a fissarlo sorridendo.
Dal suo viso si espandeva come un’aura di pace e benessere che riuscì
a placare un poco anche le ansie e i tormenti di Angel.
Non gli lasciò il tempo per rispondere, continuando il suo discorso.
“So che mille e mille domande si affollano nella tua mente, ma non riuscirai
a cavarne nulla di buono e sensato se non ti riposi un poco…Sicuramente
vorrai rinfrescarti: non sono molti quelli che riescono a raggiungere il nostro
monastero, a parte noi monaci, ovviamente…”
Si interruppe per una breve e cristallina risata.
“…immagino che sarai stanco. Segui Chro…”
Indicò un giovanissimo monaco che era apparso dal nulla alle loro spalle
“Ti accompagnerà in una stanza dove potrai lavarti e indossare
abiti più comodi e puliti. Solo allora potremo parlare e tu potrai sapere”
Un sorriso particolarmente malizioso apparve sul suo volto.
“E vedere”
CAPITOLO VI
La stanza che gli avevano assegnato era sobria come tutto il
resto dell’edificio ma anch’essa emanava una serenità che
giovava all’animo tormentato di Angel.
L’arredamento era ridotto al minimo: un letto rudimentale era adagiato
nell’angolo più nascosto della stanza, che – si meravigliò
– essere esposta in tal modo da non ricevere mai direttamente la luce
del sole…come poteva il vecchio sapere del suo essere? Aveva già
dimostrato di vedere oltre la sola apparenza, ma ancora il come gli restava
inspiegabile.
Sperava che, con il calar della notte e la successiva riunione, gli avrebbe
spiegato qualcosa…anche se tutto sarebbe stato meglio.
Decisamente meglio.
Nonostante la semplicità della struttura del letto, c’erano lenzuola
fresche e pulite a ricoprirlo, pesanti coperte di lana intessuta a mano e il
cuscino sembrava molto allettante.
Ai suoi piedi, in un altro angolo, si trovava un piccolo tavolino con sopra
un catino e una brocca, piena di acqua fresca e limpida: accanto ad essi, un
pezzo di sapone fatto a mano faceva compagnia ad un telo, disposto ordinatamente
sul bordo del tavolo.
Sfiorando con le mani ogni manufatto che trovava, ad Angel pareva di sentire
tutto l’amore e attenzione che quelle persone avevano messo nel fare e
preparare ogni singolo particolare di quella stanza…e di tutto l’intero
complesso monastico.
Chiuse gli occhi per un momento, respirando lentamente e profondamente, ascoltando
solamente i rumori provenienti dall’esterno: ormai che il giorno volgeva
al termine, i monaci erano occupati a finire le attività diurne per dare
il via a quelle serali.
Poteva sentire gli addetti agli animali tornare dalle stalle, chiacchierando
piacevolmente di come erano prospere le piccole comunità animali che
accudivano: il pascolo era abbondante, quest’anno, così da non
dover temere un inverno di ristrettezze alimentari.
Non volendo spiare oltre quelle persone che si erano finora dimostrate molto
benevole e ospitali con lui, smise di ascoltare e continuò ad osservare
la stanza. Tutto il centro era occupato da una stuoia, molto logora ma pulitissima,
che sotto i piedi emanava un piacevole fruscio di erba fresca…aveva il
profumo della libertà, delle colline che vengono frustate dal vento,
ma che senza di esso si sentirebbero inequivocabilmente perse.
A ridosso dell’altro muro, proprio all’opposto del letto, si trovavano
una piccola libreria contenente molti piccoli volumi rilegati in pelle ormai
consumata dalle infinite letture ed un tavolo lineare con una sedia dallo schienale
molto alto in cui si stava seduti divinamente.
Sul tavolo, erano disposti – piegati ordinatamente – degli abiti
di cotone molto vecchi ma puliti e molto più confortevoli di quello che
Angel si aspettasse: era piacevole indossare qualcosa di fresco…
Incuriosito molto di più di quello che voleva ammettere, si avvicinò
agli scaffali pieni di libri: scorrendo con lo sguardo i titoli, si accorse
che molti si occupavano di occultismo e credenze popolari locali, mentre altri
erano saggi sulla magia legata alla natura e sulla scissione degli spiriti maligni.
Leggermente turbato da un simile assortimento, prese un volume riguardante la
magia e la natura: accovacciato sulla stuoia, lo sfogliò e si immerse
nella lettura fino a quando sentì un leggero bussare alla porta: era
Chro, il giovane che l’aveva accompagnato.
“Il saggio Nyag ti aspetta…seguimi, prego”
Non gli lasciò il tempo di controbattere che si voltò e si incamminò
senza indugi.
Per non perderlo, Angel ripose il libro, chiuse velocemente la porta della stanza
e lo seguì.
Percorsero un lungo corridoio illuminato solamente da alcune fiaccole la cui
fiamma tremolante donava vita alle ombre che si riflettevano sui muri e sul
pavimento: sembrava che tanti piccoli spiritelli dispettosi giocassero a nascondino
tra le statue e gli altorilievi che fregiavano il loro percorso.
Quasi andò a sbattere contro Chro: per osservare le ombre muoversi, non
si era accorto che si era fermato, cedendogli il passo per entrare in una stanza
molto più illuminata: da essa non proveniva alcun suono ma un aroma molto
intenso di incenso…Non avrebbe saputo dire quale aroma esso fosse, perché
sembrava il risultato di un bouquet di fiori selvatici, catturati per dare piacere
a chi li bruciava.
La stanza non era spoglia come le altre: oltre ad un altare un poco più
grande di quello che aveva visto nell’altra stanza, sui muri tutt’intorno
erano appesi dei thanka, le tipiche pitture su rotoli di stoffe tibetane: dai
colori molto vivaci, sembravano trasportare l’ospite in un campo fiorito…mentre
al centro della stanza si trovava un tavolo molto lungo con due sole sedie della
stessa fattura di quella che aveva in camera sua.
Erano disposte alle due estremità ed ad una c’era seduto Nyag,
che lo accolse con un largo sorriso.
Si chiese se quell’uomo fosse stato capace di essere accigliato o di infuriarsi.
Ne dubitava fortemente…
“Avanti, avanti…non essere sospettoso…ma prego, accomodati”
Gli indicò l’altra sedia. Chro se ne era andato più silenzioso
di una nuvola, chiudendosi la porta alle spalle.
Lasciandoli soli.
Visto che Angel non sembrava propenso ad accogliere il suo invito, il vecchio
si alzò e, sempre col sorriso sulle labbra, fece il giro del tavolo fino
ad arrivare all’altare. Giunse le mani e si inchinò al Buddha,
dopodiché si rivolse nuovamente ad Angel.
“Come ti ho detto in precedenza, solo grazie alla natura ho potuto accorgermi
della tua presenza. Vedi, occasionalmente, elevo il mio spirito ad un livello
diverso, e cavalcando le onde del vento, esploro i dintorni. Anche se siamo
ben difesi dalla montagna – come tu stesso hai potuto constatare –
a me piace dare un’occhiata in giro…ogni tanto…e poco tempo
fa mi sono accorto della tua solitudine e del tuo dolore”
Parlando, il suo tono di voce era andato approfondendosi, accarezzando ogni
parola come se fosse il capo delicato di un bimbo…
Angel era rimasto affascinato da quel vecchio: prima la sua ospitalità,
poi il suo sorriso e il senso di pace, ed ora la sua voce così profonda
e calma…
I suoi sentimenti erano in subbuglio, voleva disperatamente fidarsi di qualcuno,
per poter parlare, poter sfogarsi, ma sapeva che se qualcuno si fosse troppo
avvicinato a lui, poteva essere messo in serio pericolo, prima o dopo.
E lo disse al monaco.
Sorridendo come se avesse scoperto un bambino a rubare la torta appena sfornata,
gli parlò dolcemente.
“E allora? Tutti corriamo dei pericoli, è inevitabile…fa
parte della vita. Non dovessimo correrne, sarebbe un vero peccato perché
significherebbe che non avremmo vissuto”
Angel abbassò gli occhi: non riusciva a sostenere lo sguardo così
placido e fiducioso del suo interlocutore…In cuor suo, sapeva che aveva
ragione, lo aveva sperimentato intraprendendo la relazione con Buffy: all’epoca,
entrambi sapevano che sarebbe stato difficile, non senza problemi…anche
se non pensavano certamente di dover correre così tanti pericoli come
in effetti era accaduto.
Nessuno dei due, però, avrebbe mai rimpianto quella scelta, perché
l’amore che avevano condiviso era stato così totale e così
forte da aiutarli ad affrontare tutte le sfide che erano state poste loro davanti
durante quegli anni.
“Sono d’accordo, però nella mia esistenza la mia vicinanza
non ha mai portato a nulla di buono…quindi me ne andrò: non voglio
ripagare la tua gentilezza con il pericolo”
Voltò le spalle all’altare, e al vecchio Nyag, e fece per uscire
dalla stanza, quando il monaco gli disse qualcosa che gli avrebbe fatto gelare
il sangue nelle vene, se solo avesse potuto…
“Nessuno, qui, ti sbarrerà la strada se proprio vuoi andartene…ma
prima, non vuoi rivederla?”
Non ebbe bisogno di chiedergli a chi si riferisse, sapeva benissimo chi era
la persona in questione…
La domanda era: come fare?
Si fermò bruscamente e il monaco poté vedere che
la sua figura aveva preso a tremare: le spalle, le mani, tutta la sua schiena
era scossa da un brivido incontenibile…non riusciva a controllarlo e questo
lo spaventò un poco, anche se ora, tutta la sua mente, era occupata dal
solo pensiero di poterla rivedere.
Si girò altrettanto bruscamente di quanto si era fermato e guardò
il monaco con occhi supplichevoli…
“Dove?”
Il monaco non gli rispose.
Semplicemente, gli si avvicinò fino ad essergli a pochi centimetri di
distanza e gli posò la mano sul cuore…
“Lei è sempre qui, giorno dopo giorno, notte dopo notte…lei
non ti abbandonerà mai perché troppo forte è l’amore
che la lega a te…Anche se per tutto questo tempo avete vissuto separati,
conducendo le vostre vite indipendentemente l’una dall’altra, le
vostre anime si appartengono e sarà così per sempre”
Si interruppe un attimo, e quando vide che Angel stava per ribattere, lo anticipò.
“No, non dire nulla: lo so che non era quello che ti aspettavi, e infatti
non lo è….Tutto quello che ti ho appena detto tu già lo
sapevi, sapevi che lei sarà dentro di te per sempre.
Io voglio darti l’opportunità di rivederla, anche se questo potrebbe
comportare sacrificio e dolore…Spetta a te scegliere”
Sul viso di Angel apparve un debole sorriso, il primo – sincero e non
sarcastico – da quando era entrato nel monastero.
“Dove e come, mi basta sapere questo”
Nyag sorrise a sua volta, con una luminosità quasi tangibile, che lo
commosse.
Poi si incamminò fuori dalla stanza illuminata quasi a giorno dalle molte
fiaccole disposte tutt’intorno al muro per dirigersi di nuovo lungo il
corridoio ombroso: presero la direzione opposta a quella che aveva percorso
ad inizio serata per raggiungerlo, e dopo poche svolte iniziarono a scendere
delle scale molto strette, di nuda pietra dove, ogni circa tre metri, c’era
infissa una fiaccola che bruciava.
Angel immaginava che ci dovesse essere qualcuno preposto alle fiaccole, alla
loro manutenzione, perché a terra non c’era la minima traccia di
sporco o residui…Questi ed altri particolari – come un interessante
bassorilievo apparso alla sua sinistra dopo decine di scalini scesi, raffigurante
delle figure umane in una scena collettiva, che non riuscì, però,
ad identificare data la loro notevole velocità nello scendere –
catturarono l’attenzione di Angel fino a che giunsero alla fine della
scalinata.
Le scale finivano in una piccola stanza quadrata: c’erano due fiaccole
negli angoli che stavano alle loro spalle, mentre, proprio in fronte a loro,
c’era una porta dall’aria molto massiccia.
Il monaco, senza voltarsi verso di lui, gli parlò, a voce molto più
alta di quello che si aspettava.
“Dietro quella porta c’è quello che desideri più di
ogni altra cosa al mondo…Ma prima di entrare, devi chiederti se veramente
è quello che desideri……Potrebbe non essere come te lo immagini…potrebbe
essere anche peggio…”
Angel neanche lo guardò: raggiunse la porta e, dopo averla fissata per
alcuni secondi che gli parvero interminabili, si girò e lo guardò
negli occhi.
“Ho solo bisogno di sapere una cosa: potrebbe essere pericoloso per lei?
Solo questo mi importa…”
Nyag sostenne il suo sguardo e gli rispose, mantenendo una serietà che
lo colpì molto.
“No, devi star certo…lei non correrà alcun pericolo…Solo
una cosa: non potrai toccarla, solo vederla…Non potrai interagire con
lei, avrai la sola possibilità di placare il tuo cuore distrutto dalla
sua mancanza….Ma non dovresti preoccuparti di lei, ma di te…potresti
non trovare quello che cerchi…”
“Non mi importa: devo solo rivederla…”
Detto questo, gli voltò nuovamente le spalle e aprì a fatica la
porta…Si chiese come avevano fatto ad aprirla prima di lui, essendo dei
normali esseri umani con una forza inferiore alla sua…ma decise che, se
fosse tornato, glielo avrebbe chiesto.
Si richiuse la porta alle spalle e il tonfo della serratura fu l’ultimo
suono che udì.
CAPITOLO VII
Di nuovo, solo il buio intorno a lui.
Stava facendoci l’abitudine ad essere avvolto dall’oscurità…
E gli piaceva, perché solo nell’oscurità poteva vederla
ovunque, in ogni angolo…
Solo nel buio lei era ancora con lui, che non era partito, ma era rimasto accanto
a lei e aveva potuto così scongiurarne la prematura morte.
Ma questo accadeva solo quando tutto intorno a lui spariva perché ogni
cosa nella sua vita gli ricordava che lei non c’era più.
E questo era insopportabile: era come morire ogni volta.
Fece alcuni passi nel buio della stanza, poi si fermò, sentendosi uno
stupido.
Non aveva voluto prendere in considerazione l’eventualità di essere
stato beffato…era stato così facile credere a tutte le parole che
gli aveva detto Nyag…Il fatto è che aveva voluto crederci, doveva
crederci….era troppo grande il bisogno che aveva di lei.
La rabbia gli stava montando dentro più irrefrenabile che mai, quando
udì di nuovo la voce di Nyag.
‘Non demordere…cerca dentro te stesso la strada per arrivare a lei…chiudi
gli occhi e sarà più facile di quanto pensi…’
Confuso ma deciso a credere ancora una volta al vecchio, decise di fare come
gli aveva detto.
Chiuse gli occhi.
E la sentì.
Come ogni volta che gli si avvicinava quando ancora lui viveva a Sunnydale: era sempre stato così, si avvertivano a vicenda e questa sensazione era andata amplificandosi da quando il sangue di Buffy era diventato anche il suo sangue.
E ora era ancora come allora…poteva avvertirla, ma c’era
qualcosa di diverso che fece salire l’inquietudine di Angel alle stelle…
Quello che percepiva era uno spirito agitato, profondamente turbato e, cosa
che ancor di più lo fece preoccupare, spaventato e solo.
Gli fece male al cuore sentirla in quella condizioni: riaprì gli occhi
e la cercò disperatamente, senza alcun risultato fino a che…una
figura indistinta si fece via via sempre più definita, ma lui non ebbe
bisogno di vederla per sapere che era lei.
Ma quello che vide lo sconvolse.
Totalmente.
Non era la Buffy che ricordava ma quasi un’altra persona:
l’aspetto era completamente stravolto, come di una persona che avesse
dovuto passare interminabili sofferenze…gli abiti stracciati e sporchi
all’inverosimile, i capelli arruffati e disordinati, molto simili ad una
criniera…E il volto!
Aveva il volto completamente stravolto dalla paura…solo gli occhi facevano
da specchio a tutti i sentimenti che stavano agitando quella povera anima.
Erano spalancati continuamente e non stavano mai fermi un attimo, come a voler
cercare un’ancora di salvezza che però non c’era. La sua
disperazione, Angel, la poteva vedere anche dai movimenti che faceva: si muoveva
a scatti, guardandosi sempre le spalle come per la paura di avere un nemico
alla propria ricerca…
Quando le fu a un metro di distanza, intento ad osservarla più intensamente
che mai, qualcosa lo meravigliò: Buffy si fermò, completamente
immobilizzata, con gli occhi così spalancati che Angel ebbe paura che
potessero fuoriuscire dalle orbite…ma la cosa che lo stupì e agitò
allo stesso tempo, fu che guardava nella sua direzione!
Il vecchio Nyag aveva detto che lei non avrebbe potuto interagire con lui, ma
forse in qualcosa poteva essersi sbagliato…nessuno era infallibile.
Le stette vicino, più di quanto avesse osato anche solo sperare e lei
continuava a guardarlo: quegli occhi che conosceva così bene, sembravano
sondarlo come se avessero potuto veramente vederlo…stavano raggiungendo
la parte più nascosta dell’anima di Angel, dove egli custodiva
gelosamente il suo ricordo, il suo amore…
Buffy, leggermente curva su sé stessa, ebbe un attimo di esitazione poi
allungò timidamente una mano fino ad arrivare a ‘toccare’
il petto di Angel, proprio all’altezza del cuore e lui vide che tremava.
Avrebbe voluto toccarla, stringerla a sé, rassicurandola che ogni cosa
sarebbe andata a posto, ma ci provò e tutto quello che riuscì
a fare fu di percepire un freddo glaciale nel momento in cui la sua mano incrociò
quella di lei.
Appena la ‘toccò’, Buffy fece un balzo all’indietro,
stringendosi la mano al petto come se si fosse appena scottata: continuava a
stringerla e a guardarsela, per poi guardare avanti, nel punto in cui lui stava
in piedi, altrettanto sconvolto……Poi fece qualcosa che sconcertò
Angel.
Urlò.
Come lui credeva non fosse possibile.
Quella voce non aveva niente di umano…era gutturale e profonda…
Sempre urlando, prese a correre nella direzione opposta: spaventato, Angel decise
di seguirla, anche se fece fatica a starle dietro…Si meravigliò
di come la sua velocità fosse aumentata, e si chiese da dove potessero
venire queste diversità…questi mutamenti…
Corsero per quello che a lui parve un tempo interminabile: intorno a loro non
c’era nulla, solo una fioca luce grigiastra che dava alle loro figure
un’aria spettrale.
Angel era rimasto leggermente indietro, ma riusciva sempre a tener d’occhio
Buffy: improvvisamente, lei si fermò, ansimante per lo sforzo prolungato
ma con le braccia leggermente aperte come se avesse appena visto qualcosa che
l’aveva spaventata.
Lui riuscì a raggiungerla, e appena vide quello che aveva catturato la
sua attenzione, non riuscì più a distoglierne lo sguardo…
Il corpo di Buffy era disteso a terra, aveva agli occhi chiusi
e le mani raccolte in grembo: appena la vide, Angel capì che così
l’avevano deposta nella bara, e le sue ginocchia non lo ressero più…
Finì a terra, in ginocchio, con le mani abbandonate in grembo, capace
solo di fissarla…Non poteva credere ai suoi occhi…
Non voleva crederci…
Dopo un iniziale momento di totale disperazione, riuscì
a tornare padrone di sé stesso abbastanza da porsi una domanda fondamentale:
se il corpo di Buffy era lì, davanti ai suoi occhi in tutta la sua atroce
verità, allora cos’era quella figura che fino a poco prima aveva
urlato con quanto fiato aveva in gola?
Subito, gli era sembrata Buffy, ma ora non ne era più così certo…
Ma di una cosa era certo: voleva saperne di più, voleva sapere se poteva
aiutare quella ‘cosa’, ma più di tutto, voleva sapere se
l’aver visto Buffy lì, come sdoppiata, potesse significare qualcosa.
Una minuscola speranza si insinuò nella sua anima e la avvolse come un
abbraccio desiderato da tempo.
Poi un lampo.
E fu di nuovo nella piccola stanza quadrata, mal illuminata,
insieme a Nyag.
Il vecchio monaco era seduto in terra, con le gambe incrociate: la schiena ben
eretta, aveva le mani che si tenevano l’un l’altra, in grembo, mentre
gli occhi fissavano la porta, davanti alla quale si trovava Angel che, appena
lo vide, iniziò a ringhiare.
“Cosa diavolo significa?”
Il vecchio sorrise e si alzò, stirandosi per bene la veste che si era
leggermente piegata.
“Non voglio sorrisi, vecchio, ma spiegazioni…Dimmi che cosa significa
ciò che ho appena visto!”
“E le avrai, non temere, ma solamente quando saremo risaliti”
Detto questo, si voltò e iniziò a risalire le scale.
Angel ne fu enormemente indispettito, ma decise che non aveva altra scelta se
non seguirlo.
In fondo, se fosse rimasto lì, non avrebbe ottenuto nulla.
Tornarono nella stanza in cui si erano incontrati: ad Angel sembrò che
fossero passati anni…si sentiva stranamente stanco, come se un peso enorme
fosse stato posto sulle sue spalle.
Nonostante ciò, seguì il vecchio fino a quella stanza, anche se
gli ultimi gradini furono per lui peggio della scalata di un’alta montagna.
Una volta entrati, Nyag andò a porgere il suo rispetto alla statua del
Buddha, mise a bruciare un bastoncino di incenso, dopodiché si mise a
sedere, invitando anche Angel a fare lo stesso.
Questa volta, fu troppo stanco per rifiutare l’invito e così si
accomodò sull’altra sedia disponibile, disposta sempre all’altra
estremità del lungo tavolo.
Appena furono entrambi seduti, Nyag prese a parlare, molto lentamente quasi
avesse paura che Angel potesse perdere anche solo un passaggio di quello che
gli avrebbe detto.
“So che sei turbato da ciò che hai visto, amico mio, ma a tutto
c’è una spiegazione…Il corpo che hai visto disteso è
veramente quello della ragazza che tu ami così tanto: ora, riposa nella
sua tomba.
E mentre il suo corpo si trova lì, il suo spirito si è trovato
di fronte ad una separazione che gli sarà presto fatale…La parte
primordiale, quella che tu hai incontrato, sta vagando disperata e senza freni
nella dimensione tra la vita e la morte, mentre la parte più razionale
viene soggiogata da quest’altra. Se non riuscirai a fermare il suo istinto
primordiale, allora questo si perderà indefinitamente, rendendo impossibile
una riunione del corpo alla parte razionale, che si troverà a vagare
con essa per l’eternità…senza requie, senza pace. Ma se invece,
tu riuscirai a far rientrare il suo spirito razionale nel corpo, allora l’istinto
primordiale si placherà, trovando serenità e appagamento per la
riunione”
Angel aveva ascoltato con grande attenzione le sue parole, ma mai avrebbe pensato
di sentire tutto ciò.
Quando Buffy era morta, anche la sua anima era – in un certo qual modo
– morta con lei.
Ormai, non osava neanche più pensare ad un suo ritorno: per troppo tempo,
si era illuso che fosse tutto un brutto, orribile sogno e che si sarebbe svegliato
e lei sarebbe tornata ad essere a Sunnydale: anche se sarebbe stata ancora lontana
da lui, non avrebbe avuto importanza…sarebbe stata di nuovo lì,
dove lui sapeva che poteva costruirsi una vita normale, ragione per la quale
lui l’aveva abbandonata.
Il pensiero di essere andato via per il suo bene, e saperla ora distesa in una
fredda bara, era un pensiero che lo faceva star male oltre ogni limite…
Mentre il monaco aveva parlato, il suo sguardo aveva vagato per la stanza, senza
in realtà vedere nulla: la sua mente ancora vedeva lei, solo lei, sempre
lei…
Ma ora che aveva chiara la situazione, lo fissò su Nyag, mentre gli faceva
ancora una domanda.
“E come faccio io a far riunire il suo spirito al corpo? Voglio dire…non
è una cosa che posso fare su questo piano dell’esistenza, vero?”
In realtà, aveva già intuito la risposta – o, almeno, una
parte di essa – ma aveva bisogno di sentirla dalla stessa voce del monaco
che lo aveva condotto fino a lì.
“E’ esatto…dovrà essere il tuo spirito a compiere questa
azione: si dovrà elevare sul piano astrale, perché altro non è
se questo, e condurre lo spirito razionale nel corpo della tua amata. Da quel
momento, ci vorranno quarantotto ore affinché ella si svegli…mentre
tu, o meglio, il tuo spirito, rientrerà nel tuo corpo, all’istante
e sarai di nuovo padrone di te stesso”
Angel aveva continuato a fissarlo, pendendo letteralmente dalle sue labbra:
assorbiva ogni singola parola, imprimendosela a fuoco nella mente. Voleva essere
informatissimo a riguardo, per non rischiare di fallire.
Nel suo cuore, quella piccola speranza che vi si era insinuata, si era fatta
largo fino a dare nuovo vigore a tutto il suo essere.
Il solo pensiero che Buffy potesse tornare in vita lo faceva sentire come rinato: tremava, ma questa volta per l’impazienza di iniziare, di tentare questa cosa al limite dell’impossibile…
“Quando posso cominciare?”
Nyag sorrise ancora una volta e, nello stesso tempo, si alzò andandogli
incontro: gli arrivò vicino, tanto da appoggiare la sua mano sinistra
sulla spalla di Angel.
“Presto, amico mio, presto…prima dovrai prepararti con alcuni esercizi
purificatori: essi cancelleranno dalla tua mente e dal tuo spirito ogni dubbio
ed ogni incertezza, in modo che sarai libero di agire e di portare a compimento
questo salvataggio…” lo guardò intensamente, con uno sguardo
che, per Angel fu difficile interpretare “Lei ha bisogno di te, più
di quanto tu abbia bisogno di lei…Non ti perdere, o sarete entrambi smarriti
per sempre”
Ascoltò questo suo ultimo ammonimento, ed annuì: poi si alzò
ed entrambi andarono a rendere omaggio al Buddha che, serafico come sempre,
dominava con la sua presenza la stanza.
Aveva ancora qualche decina di minuti prima di poter iniziare gli esercizi di
cui gli aveva parlato Nyag.
Aveva deciso di approfittarne per ritirarsi nella stanza che gli avevano assegnato
per lavarsi e fare chiarezza nella sua mente…se solo avesse potuto.
Ma appena si sedette sulla stuoia per cercare di liberarla dai pensieri che
vi si affollavano, capì che non ne avrebbe tratto giovamento, infatti,
la sua mente continuava a tornare a quello che aveva visto nella stanza misteriosa…Se
da un lato era rimasto stranamente affascinato dallo spirito primordiale, così
selvaggio e libero – gli aveva quasi invidiato quella libertà così
estrema, senza alcun limite apparente… – dall’altro, non riusciva
ad escludere dai suoi pensieri l’immagine di lei distesa, com’era
proprio ora, nella sua tomba…Lui sapeva che trovarsi lì, da consci,
era la più strana delle esperienze vivibili.
Sperava di raggiungere in tempo Sunnydale, visto che non aveva tempo per avvisare
la gang dell’avvenuta riuscita della sua missione…
Colto da un’improvvisa ondata di paura mista a speranza, fece una cosa
che non faceva da molto, moltissimo tempo.
Chiuse gli occhi e pregò.
Sussurrò parole di preghiera che vennero alle sue labbra come la più naturale delle cose…credeva che avrebbe fatto fatica, dopo tutto questo tempo: in fondo, anche quando era ragazzo, un ragazzo umano, non era molto dedito alla preghiera…E invece, gli riuscì naturale e ne trasse un giovamento così profondo che si sentì pronto ad affrontare gli esercizi purificatori che lo attendevano.
Nyag lo aspettava in un’altra stanza, molto simile a quella
in cui si erano trovati prima e dopo la sua esperienza a tu per tu con l’istinto
primordiale di Buffy, solo che in quest’ultima non c’era alcun elemento
di arredamento. C’era invece un altro altare dedicato al Buddha: di certo,
non poteva stupirlo, visto che si trovava in un monastero…ma era convinto
che ne avrebbe trovati altrettanti anche se fosse stato un riparo per viaggiatori
o un qualsiasi altro edificio.
La religiosità del luogo, quella sì che lo stupiva: la gente aveva
una tale fede che riusciva ad affrontare innumerevoli avversità, dovute
dalle intemperie o dalle difficoltà di vita in generale.
Oppure, riusciva ad aiutare anche gente indegna, proprio come lui…
“Molto bene, leggo nei tuoi occhi che sei pronto, e questo mi fa molto
piacere.
Durante gli esercizi , ti sarò accanto per guidarti, anche se sono certo
che il tuo cuore ti dirà cosa fare…comunque, io sarò sempre
qui”
Angel annuì, dopodiché si sistemò come gli venne indicato:
più che altro, gli venne indicato il posto esatto in cui stare in piedi…vedendo
la meticolosità con cui lo sistemavano, doveva essere un particolare
molto importante…
Trovata la giusta posizione, il vecchio Nyag gli si pose davanti, a neanche
mezzo metro di distanza: occhi negli occhi, iniziarono a respirare molto profondamente…Istintivamente,
Angel prese a fare ciò che faceva il vecchio monaco, seguendo il suo
cuore, proprio come gli aveva raccomandato.
Iniziarono a fare dei movimenti molto lenti, dapprima muovendo solo le braccia,
poi seguendo l’onda del movimento con tutto il corpo…Ad Angel vennero
in mente gli esercizi di Tai Chi Ch’uan che era solito fare dopo il suo
ritorno dalla dimensione infernale…Lo avevano aiutato a recuperare quella
serenità che, grazie a Buffy, aveva riacquistato molto velocemente.
C’erano però delle diversità da quello che era abituato
a fare: alcuni movimenti venivano interrotti a metà per aumentare la
concentrazione, specie nei momenti difficili…Avrebbe dovuto aiutarlo a
non perderla durante la sua missione, nel caso avesse trovato sul suo cammino
elementi disturbatori, sarebbe stato in grado di superarli con facilità,
senza esserne influenzato.
La naturalezza con cui compirono quei gesti fu come lo scorrere di un fiume,
che a malapena si accorge di essere arrivato al mare: terminarono così
come erano cominciati, e cioè con gli esercizi di respirazione, che li
portarono a sedersi a terra, a gambe incrociate, sempre l’uno davanti
all’altro…Il vecchio Nyag chiuse gli occhi e così fece Angel:
era sicuro che sarebbe stato in grado si continuare anche senza il contatto
visivo che li aveva legati fino ad ora…In fondo, era stato proprio il
monaco ad incitarlo a seguire il suo cuore…ebbene, avrebbe fatto così.
Lo avrebbe seguito e sarebbe riuscito a riportarla indietro.
Ora che poteva aiutarla, non avrebbe fallito.
Ora che poteva riportarla indietro, non avrebbe esitato.
A qualsiasi costo.
CAPITOLO VIII
Le sue percezioni erano cambiate.
Non avvertiva più il peso del suo corpo, né l’ambiente intorno
a sé.
Si guardò attorno e tutto quello che vide fu una densa
nebbia che si espandeva praticamente a perdita d’occhio.
Tutt’intorno, la sola cosa che riusciva a percepire era un muro ‘intangibile’
che non gli permetteva di orizzontarsi. Decise allora di fare quello che aveva
sempre fatto in situazioni del genere: affidarsi all’istinto…e fu
una soluzione felice, perché appena chiuse gli occhi per concentrarsi,
riuscì a percepire la sua presenza.
Solitudine, mista a terrore puro e una gran confusione stavano agitando il suo
spirito: ora più che mai, sentiva che lei aveva bisogno di lui.
Con una facilità che lo sconcertò, perché gli bastò
pensarlo e subito fu fatto, si ritrovò davanti alla figura dello spirito
di Buffy: ancora più scarmigliata di prima, se era possibile, lo ferì
vederla così vulnerabile…
Lui era stato l’unico a vedere entrambi i lati del suo essere: praticamente
tutti quelli che la circondavano, spesso si dimenticavano che dietro la facciata
sicura e a volte spavalda della Cacciatrice si nascondeva una ragazzina dolce
e vulnerabile…molto più fragile - anche se all’apparenza
inattaccabile – di quanto lei stessa si sentisse. Teneva questo suo lato
ben al sicuro dentro di sé, conscia che se qualche nemico l’avesse
anche solo intravisto, allora per lei sarebbero stati guai seri.
Ma da quando nella sua vita era entrato Angel, aveva avuto la possibilità
di mostrargli questo suo lato, senza timore, senza alcun dubbio, sentendosi
sicura e protetta come mai in vita sua…Era sicura che non si sarebbe sentita
mai più così bene in tutta la sua esistenza, per quanto lunga
essa potesse essere.
Le si avvicinò, facendo ben attenzione a non spaventarla, ma fu del tutto
inutile, perché un elemento che nessuno dei due si aspettava, giunse
come un fulmine a ciel sereno in mezzo a loro due, scagliando violentemente
lui a terra e attaccando lei con un ringhio che fece rabbrividire Angel fino
alle ossa…
Perché lo riconobbe…
Riconobbe il suo peggior incubo…
Angelus.
Il perché fosse lì, sul piano astrale, era una
cosa che, al momento, non gli interessava, almeno non subito. La sua priorità
era preservare lo spirito di Buffy fino al compimento del piano. Rialzatosi,
si scagliò contro il suo alter ego, che stava cercando di afferrare Buffy,
che evitava agilmente tutti i suoi attacchi, anche se temeva che presto si sarebbe
stancata e avrebbe fatto un errore che le sarebbe potuto essere fatale.
Riuscì a placcarlo, allontanandolo così da lei, che stette ad
osservare la scena con gli occhi sempre spalancati, tenendo lo sguardo un po’
su Angel un po’ su Angelus, non sapendo che fare…Dopo un primo momento
di sbigottimento, si lanciò su di loro, colpendo indistintamente sia
l’uno che l’altro: era troppa la paura che la dominava, Angel poteva
sentirla ancora più chiaramente ora che era così vicina…Non
le importava di nulla di quello che stava succedendo, sentiva solo che c’era
una minaccia e solo questo contava per lei.
Minaccia.
Lotta.
Eliminazione.
Conservazione.
Ancora una volta, era l’istinto primordiale dell’autoconservazione
che prevaleva su tutto, che la faceva andare avanti…Come tante altre volte
in passato, era solo l’istinto che la guidava e la portava a uscire vittoriosa
da ogni combattimento intrapreso.
Angel cercò di evitare l’attacco di Buffy, girandosi ed esponendo
Angelus alla furia cieca dello spirito di lei: naturalmente, non fu facile,
perché la presa che aveva su di lui era molto forte, addirittura lo stava
per atterrare quando l’attacco inaspettato gliela fece allentare leggermente,
quel tanto che bastava per cambiare tattica e, soprattutto, presa.
Se prima si fronteggiavano tenendosi reciprocamente per le braccia, ora Angel
lo aveva preso da sotto le braccia, impedendogli di afferrare sia lui che lei,
e diminuendo, così, di molto la sua capacità d’attacco:
l’unica cosa che lo preoccupava era che non poteva resistere così
a lungo e, cosa ancora più importante, non arrivava a nulla: con quella
presa, anche lui era impossibilitato a fare alcunché contro di lui, per
eliminarlo…C’era una speranza, una sola, ma non sapeva come accenderla
e darle fuoco, in modo che divampasse…
Buffy.
Lei poteva aiutarlo, ma non sapeva come fare ad attirare la
sua attenzione e, soprattutto, non aveva la minima idea di come convincerla
– sempre che fosse possibile – a collaborare.
L’unica cosa che gli venne in mente fu di provare a chiamarla.
Si rendeva conto che era una cosa stupida, troppo semplice per funzionare, ma
non poteva fare altro che provare qualsiasi idea che gli fosse venuta, e così
fece.
La chiamò, con quanta voce riuscì a trovare…
Il suo grido risuonò in quell’ambiente senza tempo, senza eco…
Sulla prima, l’unico risultato che riuscì ad ottenere fu che, per
qualche attimo, interruppe il suo attacco: fissò il suo sguardo –
che ferì Angel ancora una volta e ancora più profondamente di
prima – nei suoi occhi, con un’aria quasi interrogativa…Ora
non vide solo la paura, ma un senso di confusione e volontà di capire….Era
come se qualcosa dentro di lei si fosse mosso, come se una voce le stesse dicendo
di dargli ascolto: questa tregua durò per un breve, intenso attimo che
permise ad Angelus di liberarsi, con uno strattone, dalla presa di Angel, e
nel fare ciò lo spinse violentemente all’indietro, facendolo cadere
a terra.
Con un ringhio minaccioso che andava aumentando di intensità, si girò
verso di lui e a piccoli passi fece per avvicinarglisi quando Angel poté
vedere la sua espressione mutare da feroce a sorpresa: Buffy gli si era gettata
al collo, cingendoglielo con le braccia e gridando come un ossesso, colpendolo
ripetutamente alla testa, anche se in realtà sembrava non infliggergli
alcun danno…Almeno, però, era riuscita a distoglierlo da lui, in
modo che potesse rialzarsi e pensare ad un piano: sì, certo, era più
facile a dirsi che a farsi….
Angel non sapeva da che parte cominciare, secondo Nyag avrebbe dovuto ascoltare
il suo cuore….Beh, il suo cuore gli diceva di portare via Buffy da lì,
al sicuro, dove avrebbe potuto pensare con calma a cosa e come fare per sconfiggere
Angelus.
Così, mentre il demone ce l’aveva ancora avvinghiata al collo,
Angel caricò con quanta forza poteva il suo alter-ego, facendolo rovinare
a terra, a qualche metro da loro, lasciandogli modo di afferrare una Buffy totalmente
presa dal combattimento – d’altra parte, quello era il suo istinto
primordiale – per un polso e correre via con lei da Angelus.
Corsero più velocemente che poterono, allontanandosi da un Angelus ringhiante
che, però, non li inseguì….Almeno, non subito.
In effetti, non sapeva esattamente in che direzione si stavano dirigendo: l’ambiente
che li circondava non cambiava mai, era sempre quello: nebbia, solo e sempre
nebbia intorno a loro.
Era da un po’ che correvano, ormai, e l’unico cambiamento che poterono
notare fu un abbassamento della luminosità del luogo: erano infatti arrivati
in una zona d’ombra, dove la nebbia pareva ora una coltre pesante e ristoratrice,
che poteva celarli per il momento ad un eventuale inseguimento da parte di Angelus.
Si fermarono.
Appena smisero di correre, Buffy si liberò con uno strattone dalla sua
presa e si allontanò di qualche passo da lui, senza smettere, però,
di guardarlo negli occhi.
Ora, quello che Angel poteva vedere non era più paura, ma una curiosità
e una voglia di conoscenza notevoli…Aveva sentito che anche lei ricambiava
la stretta di mano: anzi, gli parve che vi si fosse aggrappata con tutta la
forza di cui era capace, come se riconoscesse in lui la sua salvezza…
Trattandosi di istinto, Angel dedusse che doveva essere qualcosa a livello inconscio
a dettarle quell’azione, quella fiducia che, ora, pareva dimostrargli.
Per lo meno, non lo attaccava più né fuggiva da lui.
Aveva fatto un passo avanti.
Ora restava la parte più difficile: riuscire a ricongiungere
l’istinto con il corpo.
Ora che poteva pensare con più facilità, senza doversi preoccupare
di combattere allo stesso tempo, valutò le opzioni che aveva davanti:
si sedette e poi chiuse gli occhi, respirando profondamente, per riacquistare
un po’ di lucidità e prontezza mentale, pronto a cogliere tutte
le sfumature che potevano aiutarlo a risolvere questa missione che, per lui,
era più importante della sua stessa esistenza.
Ricordò cosa gli aveva detto il vecchio Nyag.
Doveva ascoltare il suo cuore.
E così aveva fatto…e stava ancora facendo, ma i
risultati che gliene derivarono lo lasciarono molto, molto deluso.
Infatti, non gli venne nessuna idea che gli potesse permettere di salvare Buffy…Niente
di niente e questa sua frustrazione la sfogò con un pugno al terreno
su cui era seduto.
Non si era accorto che Buffy era rimasta a guardarlo per tutto il tempo in cui
lui si era seduto a terra e aveva preso a concentrarsi per pensare…Guardinga,
ma meno battagliera di prima, gli aveva fatto lentamente un giro intorno, osservandolo
attentamente.
Quando lui scagliò il pugno, lei ebbe un sussulto, ma non fuggì
come Angel pensava – aveva dato quel pugno non pensando a poterla spaventare
- , invece, dopo avergli lanciato un ultimo sguardo indagatore, gli si avvicinò,
inginocchiandoglisi accanto: sempre occhi negli occhi – lui era come ipnotizzato,
catturato dal suo magnetismo che, ora come mai, lo aveva afferrato per non lasciarlo
più – lei allungò un braccio fino a posargli la mano sul
cuore…Angel cercò di non sussultare al tocco gelido di quella mano
che gli aveva sempre trasmesso solo calore….
“An..gel?”
Questa volta, non riuscì a non sussultare.
L’aveva riconosciuto?
Ma come poteva…
L’eccezionalità di questa cosa lo lasciò totalmente sbigottito:
sapeva che i loro sentimenti reciproci erano forti, saldi come catene che neanche
il tempo poteva essere in grado di spezzare, ma il fatto stesso che –
in quelle condizioni – lei lo avesse riconosciuto, gli infuse nuove speranze,
gli dette nuova forza per affrontare ciò che avevano davanti.
“Sì…Buffy…?”
Lui fece per prenderle la mano, aspettandosi che lei ne rifuggisse…e invece
anche questa volta lo stupì, lasciandosi toccare senza il minimo segno
di paura o altro negli occhi…
A dire il vero, qualcosa vide: qualcosa a lui familiare…
Lo aveva visto tutte le volte che le loro labbra si trovavano…
Tutte le volte che i loro cuori si univano, in un abbraccio eterno…
Tutte le volte che i loro corpi si cercavano…
Tutte le volte che la disperazione per il non potersi avere l’un l’altro,
lo faceva allontanare da lei…per il suo bene…
Ma questa volta, non era lui a doversi allontanare, ma fu lei
ad avvicinarsi…
Inaspettatamente così come l’aveva toccato, lo baciò.
E quel bacio lo travolse.
Perché mai, in tutta la sua relazione con Buffy e, a dir la verità, in tutte le sue passate esperienze, era stato baciato con così tanta urgenza e disperazione.
Poteva sentire tutto questo dal solo tocco delle sue labbra,
da come lo cercavano…e anche se si rendeva conto che quello non era né
il momento né il luogo adatto, rispose al suo bacio con una passione
mai conosciuta in passato.
Solo il pensiero di averla persa per sempre, aveva fatto sì che averla
lì, con sé – anche se in forma primordiale – fosse
come un miracolo e di questo era grato al cielo, come mai in vita sua.
La strinse a sé, e non trovò la resistenza che si aspettava: lo
spirito di Buffy rispose all’abbraccio con tutta la forza selvaggia che
aveva già dimostrato precedentemente in combattimento…Lo cinse
con le sue braccia, cercando ogni muscolo delle sue spalle, ogni singolo muscolo
delle braccia, facendo scorrere le sue mani – che non si erano fermate
un solo attimo – su tutto il suo corpo…e a ogni tocco, ogni volta
che esploravano una zona nuova, la passione di Angel cresceva ancora di più…Era
scosso da sussulti di piacere e dovette controllarsi con una dose di autocontrollo
davvero eccezionale, per non lasciarsi andare a qualche atto sconsiderato.
Stringendola un’ultima volta più forte che poteva e baciandola
come se fosse stato l’ultimo bacio che le dovesse dare, si sciolse delicatamente
da lei, continuando però a guardarla negli occhi: ora, da quello che
vedeva, ogni ostilità era scomparsa, restava solo uno sguardo così
intenso e così malizioso che Angel credette di arrossire…
“Dio…sei così…è come se neanche un attimo fosse
passato dall’ultima volta che ti ho visto…Io…io devo riuscire
a farti tornare nel tuo corpo o non tornerò indietro nemmeno io: te lo
giuro”
Non aveva tolto un attimo gli occhi dai suoi mentre le parlava: in tutta risposta,
Buffy gli accarezzò delicatamente il viso…Ancora occhi negli occhi,
furono interrotti bruscamente da un suono a loro purtroppo familiare: Angelus
li aveva raggiunti e, in qualche modo a loro sconosciuto, si era anche procurato
un’arma: infatti, impugnava una lucente spada, dalla lama lunga e affusolata,
che pareva molto affilata…
Scattarono in piedi, proprio poco prima che l’avessero addosso: Buffy
urlò ancora con quel tono che fece rabbrividire Angel, anche se –
in fondo al suo cuore – doveva ammettere che la trovava terribilmente
eccitante…E sempre urlando, gli si scagliò ancora addosso, ma questa
volta il demone era preparato: non si lasciò più sorprendere e
la scansò abilmente, facendola allontanare da sé alcuni metri.
Questo gli permise di attaccare liberamente Angel: essendo parte di lui, sapeva
che solo lui poteva riportare indietro lo spirito della Cacciatrice e questo
non gli andava bene…per lui, lei stava bene dov’era.
Lontana da lui.
Ma questo, per Angel, era totalmente inaccettabile: si preparò all’attacco
del demone, sperando di riuscire ad evitare la sua spada…maledizione,
come avrebbe desiderato anche lui un’arma, proprio ora che quanto di più
prezioso avesse mai avuto e amato era in pericolo.
Improvvisamente, sentì qualcosa in mano…
Dal nulla si era materializzata una spada, non lunga come quella
del demone, ma molto più robusta e solida: era di fattura semplice, senza
ornamenti sull’elsa, ma era leggera come una piuma…e maneggevole
come poche altre.
Ora si sentiva molto più propenso alla positività, ora che poteva
difendersi adeguatamente…
Ma non aspettò di doversi difendere: attaccò lui per primo.
Doveva finire, questa storia e non voleva dipendere dalla volontà di
un demone capriccioso e morboso come Angelus…Che però parò
senza troppi problemi il suo attacco.
Non avendo intenzione di demordere, Angel continuò con una serie di affondi
che non misero in difficoltà Angelus: li parò tutti, certo, con
qualche sbavatura ogni tanto, ma senza mai mostrare veramente il fianco.
Fronteggiandosi da una distanza di circa due metri, le due figure continuavano
a fissarsi, pronte a cogliere negli occhi dell’avversario anche il minimo
segno di esitazione, pronti per approfittarne…Ma presi dal combattimento,
si erano momentaneamente dimenticati di Buffy che, dopo essere stata ferma ad
osservarli, decise di buttarsi nella mischia, senza però avere nessun
arma con lei.
Spinta solamente dall’istinto – e cos’era lei, se non istinto
puro, primordiale? – si avvinghiò su Angelus che, questa volta
reagì più violentemente di prima e, nel scagliarla lontano da
lui le inferse una profonda ferita sul fianco: un fiotto di sangue andò
ad inzuppare gli abiti già logori e sporchi di Buffy che, con le mani,
cercava di contenere la fuoriuscita di sangue.
Alla vista di lei ferita, Angel urlò ad Angelus.
“MALEDETTO!!!”
Con tutta la rabbia che aveva in corpo, e ne aveva tanta – per il destino
avverso che avevano avuto…per i fatti della vita che li avevano portati
così lontani l’uno dall’altro come mai avrebbero voluto veramente…–
si precipitò sul demone, costringendolo a parare un’infinita serie
di colpi, dettati più che altro dalla furia cieca che in quel momento
pervadeva Angel…Non erano calcolati o misurati, ma solamente violenti
e continui, ripetuti, uno dietro l’altro, per non dargli tempo di infierire
su Buffy, che nel frattempo, era riuscita a rimettersi in piedi, anche se non
riusciva molto a muoversi, data la ferita ancora copiosamente sanguinante.
Era a pochi metri da loro, ma non abbastanza da impedire ad Angel di vederla:
questo lo distrasse e Angelus ne approfittò all’istante per mandare
a segno un colpo anche su di lui.
La violenza dell’attacco lo scagliò a terra: un profondo taglio
ora attraversava il braccio di Angel, dalla spalla arrivava fino a metà
avambraccio…Lui urlò, ma cosa che interessò maggiormente
il demone, fu che lasciò andare la spada: gli aveva infatti colpito il
braccio che era armato…Con un calcio, gli allontanò l’arma,
e - lentamente, per godersi il momento – avanzò verso di lui con
un ghigno infernale dipinto in volto, a dimostrare chi era stato il più
forte e chi era ora il vittorioso.
Si fermò proprio davanti a lui, con le gambe leggermente divaricate,
in modo da essere in posizione ottimale prima di fendere il colpo decisivo.
Lo dominava completamente, guardandolo dall’alto in basso, ghignando e
ringhiando allo stesso tempo: alzò la spada sopra la sua testa, pronto
a dargli il colpo di grazia quando – sul suo viso - apparve un’espressione
di sorpresa e dolore allo stesso tempo: Angel poté vedere la punta di
una spada – la sua spada! – spuntare dal fianco di Angelus…Troppo
preso dal successo dei suoi attacchi, non si era accorto che Buffy era riuscita
a recuperare l’arma di Angel e ad avvicinarsi tanto da poterlo colpire
a sua volta…
Riuscì solamente a girarsi, portandosi dietro la spada, ancora conficcata
nel suo corpo, per guardare in modo feroce Buffy che, tenendosi la ferita con
le mani, riusciva a malapena a stare in piedi: tremava visibilmente e il pallore
del suo viso era andato aumentando altrettanto visibilmente…Angelus, sconvolto
per essere stato ferito in maniera così grave da uno spirito così
insignificante per lui, si estrasse la spada dal fianco, la osservò per
un secondo poi la buttò a terra, per poter avanzare verso di lei, impugnando
la sua arma con entrambe le mani: non voleva fallire…
Voleva eliminarla, a tutti i costi.
Gli era d’intralcio per il suo piano: voleva togliersela
dai piedi per poter disporre liberamente di Angel…
Finché c’era lei, lui non avrebbe mai ceduto all’oscurità
che aveva dentro di sé.
Ma aveva fatto i conti senza Angel.
Aveva raccolto a sua volta la spada e gli aveva ferito la schiena,
facendogli emettere un profondo grido di dolore...Si inarcò e distolse
nuovamente la sua attenzione da Buffy, che crollò a terra, ormai quasi
senza forze.
Senza perdere la presa sulla sua spada, si girò nuovamente verso Angel,
che non perse tempo, ma approfittò per continuare ad attaccarlo: non
tutti i suoi colpi andarono in porto, ma riuscì ad infierirgli qualche
altra ferita minore…anche lui, incassò alcuni attacchi che gli
lasciarono delle ferite un po’ più gravi: era riuscito a colpirgli
il fianco, lo stesso del braccio, e anche una gamba.
Stava sanguinando praticamente da tutto il corpo: sentiva che le forze lo stavano
velocemente abbandonando e questo, al contrario, gli infuse nuova forza, nuova
volontà: non avrebbe mai permesso a quel demone di fare alcun male a
Buffy, anche a costo di rimetterci la vita…
Per lei, valeva la pena.
Avesse avuto anche mille vite a disposizione, le avrebbe sacrificate volentieri tutte per lei.
Su questo non aveva mai avuto dubbi.
Lei era tutto quello che la sua misera vita rappresentava: solo
lei era riuscita ad infondergli quel poco di dignità che l’aveva
profondamente cambiato nel corso degli anni, nel corso degli eventi…Dall’autocommiserarsi
continuamente, era passato ad aiutare gli altri, ma soprattutto lei, lei che
era stata destinata ad un infausto compito…troppo pesante e grave per
una ragazzina così giovane come quando lei aveva iniziato.
Sì, perché se era vero che era poco più di una bambina
quando era stata chiamata per il ruolo di Cacciatrice, ora, quella che era stata
sepolta era una giovane donna, conscia dei suoi doveri, sempre pronta –
come prima del resto, ma forse più consapevole – ad adempiere ogni
compito, per quanto difficile esso potesse essere.
Lui non la aveva mai voluta vedere come tale – come donna, cresciuta e
quindi cosciente della portata dei suoi sentimenti, del suo amore per lui –
solo ora se ne rendeva conto…
Forse, in questo modo, pensava di proteggerla, non tanto da lui – anche
se era stato in realtà il motivo principale – ma dalla vita che
potevano avere insieme…
Non aveva voluto ammettere di esserne spaventato, spaventato da morire…
Solo ora si rendeva conto che si era arrogato il diritto di scegliere per lei,
per il suo bene, senza voler realmente ascoltare anche il suo punto di vista,
dandosi per vinto sin dall’inizio…non considerando che si era comportato
in maniera egoistica, più di quanto avesse mai fatto in passato.
E di questo se ne vergognò moltissimo.
Decise che se fossero tornati – o meglio, quando sarebbero
tornati – le avrebbe chiesto scusa, si sarebbe fatto perdonare per tutto
l’egoismo di cui si era dimostrato capace.
Non avrebbe permesso ad Angelus di rovinare di nuovo tutto: se la volta precedente
non lo sapeva e si erano quindi ritrovati nei guai più neri, ora era
preparato, poteva difendersi e poteva – soprattutto – difendere
Buffy.
Aveva continuato a sferrare colpo dopo colpo al demone che, dal canto suo, rispondeva
con sempre minor energia: Angel se ne accorse e una piccola speranza andò
man mano crescendo nella sua anima…vedeva che poteva sfiancare il demone,
sfinirlo e batterlo.
Una volta per tutte.
Diede uno sguardo a Buffy, per rassicurarsi sulle sue condizioni
e quello che vide lo preoccupò molto: quella che prima gli era parsa
una fiera, selvaggia e ribelle, senza quasi controllo, ora era solo un’esile
figurina, distesa a terra, pallida oltre ogni misura e ansimante per il dolore
e lo sforzo di rimanere cosciente…il sangue oramai, era anche a terra:
l’abbondanza con cui era uscito spaventava Angel, gli faceva temere per
il peggio…
Tornando con la mente al demone, ma restando col cuore e con l’anima a
Buffy, gli inferse alcuni colpi, gli ultimi due dei quali lo colpirono in pieno
petto: larghi tagli, molto profondi, lo attraversavano da parte a parte, facendo
fuoriuscire una notevole quantità di sangue, nero come la notte a cui
apparteneva…
Crollò in ginocchio, lasciando andare la spada, e finì sdraiato,
sempre sanguinante…
Angel non ci pensò due volte, ma andò subito da lei: gli si inginocchiò
di fianco, e più delicatamente che poté, la prese tra le braccia,
togliendole i capelli arruffati dal viso bianco come la neve…Anche in
quella situazione disperata, la sua bellezza era sempre con lei, anche se stravolta
dal dolore e dalla sofferenza.
“Buffy…Buffy! Ti prego, rispondimi….Non puoi lasciarmi così,
non ora, non dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, ora come allora…Buffy,
io ti amo, ho bisogno di te….Non abbandonarmi, ti prego…ti prego…”
Non riuscì più a parlare, perché il pianto interruppe tutto:
le lacrime gli offuscarono la vista, e tutti gli altri sensi…La sola cosa
che riusciva ancora a percepire era il peso leggero del suo corpo abbandonato
tra le sue braccia: solo quello e tutto il gelo che da esso ne proveniva.
Continuava ad accarezzarle il capo, con gesti delicati e teneri, senza mai fermarsi:
e mentre la cullava, continuava a ripetere il suo nome, a chiamarla…ma
nessun segno da lei, neanche un mormorio che gli potesse far sperare nel meglio.
Tra mille lacrime, guardò ancora il suo volto, abbandonato tra le sue
braccia: il pallore era ormai spinto così in là, che la pelle
sembrava non avere più pigmentazione…alcuni piccoli lividi alteravano
la perfezione di quei lineamenti che, Angel realizzò improvvisamente,
tanto amava e non voleva far andare via da lui…
Lui ne aveva bisogno per vivere, per lottare, per sopravvivere…
‘Te per lei……Lui per lei…Quanto sei disposto a sacrificare?’
Di nuovo quella voce…Nyag, che aveva già sentito
prima – gli pareva quasi un secolo – lo avvolse come una calda coperta:
ma certo, non c’era altra soluzione….ed era così facile,
sacrificare tutto per lei, per il suo amore…
Lei doveva continuare a vivere, per lui….e sarebbe sempre vissuta in lui,
in qualsiasi parte dell’universo egli si fosse trovato. Quindi non aveva
altro a cui pensare o su cui tergiversare…ogni momento era prezioso come
una goccia di rugiada per un assetato…
Decise di provare il tutto per tutto: si alzò e si diresse verso Angelus,
ma quando si voltò si accorse con orrore che il demone era sparito!
E con esso, anche la sua spada!
Sulle prime, pensò che doveva essersi polverizzato o dissolto, ma quando
la fantasia gli permise di osservare la scena con maggiore obiettività,
si accorse che per terra c’erano delle orme insanguinate...
Allora non era morto!
Non aveva liberato, finalmente, le loro esistenze dalla sua presenza così
ingombrante e minacciosa!
Senza indugi, decise di seguire le orme, ma prima andò da Buffy un’ultima
volta, per sincerarsi che stesse almeno comoda: dato che era sempre incosciente,
decise di fidarsi del suo istinto e di sistemarla al meglio, secondo lui…la
lasciò supina, e si tolse la giacca per distendergliela addosso a mò
di coperta: si rendeva conto che non era un granché come sistemazione,
ma era tutto quello che poteva fare, per ora.
Le dette un bacio, che lo fece rabbrividire per il gelo che ancora una volta
lo sorprese su quella bocca – in passato, sempre così calda –
e poi, con gli occhi velati di lacrime per il dolore di doverla anche momentaneamente
abbandonare, raccolse anche lui la sua arma e si mise a seguire le tracce di
Angelus.
‘Maledetti…mi hanno ridotto così….credevano
di avermi messo fuori gioco, ma si sbagliavano di grosso: Angelus vive e vivrà
per sempre!’
Una risata greve e profonda scosse il panorama intorno a lui, e sembrò
quasi ritirarsi davanti a tanta cattiveria e perversione…Anche se c’era
il deserto intorno a lui, ugualmente sembrò annullarsi…
‘Gliela farò vedere io, a quei due stupidi mocciosi…così
presi da loro due, dal loro ‘amore’ che non vedono niente altro…beh,
non dovrei certo lamentarmene, ora, visto che mi hanno permesso di andarmene
indisturbato. Potrò ricaricarmi, accumulare abbastanza energie da sferrare
un altro attacco che, questa volta, sarà decisivo! Ne sono certo, niente
potrà fermarmi!!!!!’
Aveva continuato a camminare, senza preoccuparsi del sangue che lasciava dietro
si sé, come una scia…In fondo, era quello che voleva: essere trovato,
per poter annientare liberamente chi lo tratteneva da così tanto tempo
in un limbo…
Lui voleva essere libero, libero si scorrazzare e trucidare ogni essere che
voleva…Ah! Era da così tanto tempo che non uccideva nessuno: certo,
c’era stato quel piccolo intervallo in cui si era rifatto sui gitani che
gli avevano reso l’anima…Un piccolo momento di gloria che aveva
apprezzato molto, sicuro, ma che era stato troppo breve…decisamente troppo.
Si accorse che poco distante da dove si era fermato – anche se era un
demone, era stato ferito molo gravemente e aveva bisogno di riprendersi un attimo
– c’era una piccola altura, spoglia come tutto il resto, ma abbastanza
alta da poter diventare un ottimo posto per un agguato.
Con uno sforzo che gli costò un’altra considerevole quantità
di sangue, la raggiunse e si appostò in modo da poter vedere da ogni
direzione, per prevenire così un qualsiasi attacco dei suoi nemici…
Quando poté finalmente accasciarsi a terra per riposare, realizzò
che era veramente ridotto male e che sarebbe stato meglio poter affrontare al
più presto Angel, in modo da non perdere anche le ultime energie che
aveva a disposizione.
Si meravigliò di quanta strada avesse potuto fare Angelus
ridotto a quel modo: dalla scia di sangue che stava seguendo, e che andava aumentando
man mano che la distanza aumentava, pensò che dovesse essere ormai allo
stremo delle forze…
Lui sapeva come ci si sentiva e non era davvero una bella sensazione.
Scacciò quei vecchi ricordi, di cui avrebbe fatto volentieri a meno,
per concentrarsi su quello che lo aspettava: non pensava di poter avere l’onore
della prima mossa, sapeva che il demone avrebbe trovato il modo di tendergli
una trappola, un agguato, qualsiasi cosa pur di partire in vantaggio.
Era maestro in queste cose.
Ma non voleva pensare a quanto fosse ‘bravo’ in queste cose: anche
lui non era certo da meno, e non si sarebbe lasciato sopraffare.
La scia era andata aumentando man mano che si allontanava da Buffy…Il
cuore gli si stringeva in petto, non sopportava l’idea di averla lasciata
così, in quello stato…
Avrebbe preferito strapparsi il cuore dal petto e donarglielo o addirittura
donarle la sua vita…Tutto pur di renderla di nuovo ciò che era
un tempo.
Basta.
Decise che così non faceva altro che il gioco di Angelus.
Lui sapeva che tramite lei, poteva renderlo un soggetto facile da colpire: ma
ora, che Buffy era lontana – almeno fisicamente – lui poteva concentrarsi
su come sconfiggerlo.
Non gli avrebbe dato un attimo di tregua, un attimo di respiro, ma lo avrebbe
sfiancato con un attacco dopo l’altro, senza mai tirarsi indietro…finché
non lo avrebbe annientato, una volta per tutte.
Non sapeva che effetto avrebbe avuto su di lui, sul suo rientro, sempre che
fosse riuscito a tornare con Buffy…Decise che non era il momento per pensarci
e cercò di accantonare ogni pensiero inutile che avrebbe potuto distrarlo.
Si fermò all’improvviso: l’ambiente intorno a lui, che era
sempre stato uguale, desolatamente uguale, sempre piatto e sempre vuoto, aveva
subito un piccolo ma importante mutamento…
Una piccola altura si ergeva ora davanti a lui, a poche centinaia di metri di
distanza.
Non ebbe bisogno di guardare in che direzione le tracce andassero per sapere
che Angelus aveva fatto di quella altura la sua rocca, da cui dominare il suo
nemico, cioè lui.
Si fermò, cercando di pensare ad una tattica efficace…ma si rese
conto che ormai il demone aveva troppo vantaggio su di lui: probabilmente, lo
aveva già visto arrivare.
Per cui, prese la decisione di andare spavaldo contro di lui…forse, era
una cosa che non si sarebbe aspettato, avrebbe pensato che si sarebbe perso
a cercare una via di accerchiamento, un sotterfugio per prenderlo alle spalle…invece,
lui non avrebbe cercato di evitare di essere visto, anzi, si sarebbe messo bene
in evidenza, attirando la sua attenzione.
Non ci pensò sopra oltre, ma – impugnando saldamente la sua spada
– si erse in tutta la sua altezza e cercò di camminare nel modo
più sicuro che poté, per dare almeno la parvenza di sicurezza…Sicurezza
che avrebbe voluto trattenere con sé, ma non ci riuscì, almeno
non così come avrebbe voluto: pensò a lei, a dove e come l’aveva
lasciata….Questo gli diede forza perché temeva il peggio per lei,
temeva che dovesse rimanere intrappolata lì in eterno.
Questo sarebbe accaduto se lui non fosse riuscito nella sua missione.
Ed era un’eventualità che non voleva nemmeno prendere
in considerazione…
Basta.
Decise di lasciare da parte questi pensieri negativi, così negativi che
iniziavano a togliergli anche quel poco di fiducia che era riuscito ad accumulare
dentro di sé…
Continuò a camminare verso l’altura, armato, ma non riuscì
neanche a percorrere cento metri che una pioggia di sassi lo investì…Angelus
doveva proprio esser ridotto male se ricorreva anche a questo: bene, veniva
tutto a suo vantaggio…Cercò di difendersi col braccio libero, mentre
si avvicinava sempre di più alla base della rocca. E proprio quando la
raggiunse, la pioggia di sassi finì.
Cercò di guardare in alto, dove doveva essersi sistemato il demone, ma
tutto quello che riuscì a vedere fu il lato dell’altura: era troppo
scosceso per permettergli di vedere fino in alto, fin dove, cioè, doveva
esserci Angelus.
Prima di esporsi ancora, decise di fare un rapido giro della base di quella
altura, giusto per capire se potevano esserci via di fuga o vie da cui poteva
spuntare facendogli un’imboscata…
Aveva appena iniziato quando un macigno lo investì…
Con tale forza e velocità che lui neanche si accorse dell’accaduto,
ma semplicemente, si ritrovò steso a terra, senza spada – distante
da lui pochi ma importantissimi metri – e dolorante.
Sembrava che fosse stato investito da una schiacciasassi…ma appena riuscì
ad aprire gli occhi abbastanza per guardare davanti a sé, vide che non
era stato un macigno ad investirlo, ma Angelus.
Era piombato dall’alto, con tutta la sua forza e potenza: anche se era
ferito almeno quanto Angel, aveva avuto, pareva, abbastanza tempo per riprendersi
momentaneamente…Anche se non era rimasto indenne dalla caduta neppure
lui – si stava giusto rialzando, leggermente zoppicante – era già
pronto a sferrare l’attacco decisivo: lui era lì, inerme, disarmato
e ferito in modo grave…Dubitava, questa volta di riuscire ad uscirne,
ma decise che avrebbe dato tutto sé stesso per permettere almeno a Buffy
di tornare nel mondo reale.
Scansò il primo colpo, rotolando di lato e si rimise subito in piedi,
anche se con fitte di dolore in tutto il corpo…Aveva rotolato in direzione
della spada, che ebbe di nuovo in mano in pochi secondi…
“Bene bene….cercavi la spada, eh? Pensi davvero che con quell’insignificante
arma tu possa anche solo toccarmi? O pensi di essere così in gamba da
eliminarmi definitivamente? Non ti devi illudere…O forse sì, illuditi
pure, sarà un piacere ancora più grande toglierti dai piedi una
volta per tutte se, fino alla fine, tu avrai sognato di tornare dalla tua amata…”
Un ghigno terrificante, che fece gelare Angel fino alle ossa, interruppe per
qualche secondo il suo monologo folle…
“Ma non ti preoccupare…Non la lascerò sola, neanche per un
attimo!”
Aveva commesso un errore…
Angel non riuscì a capire altro, a sentire altro, a pensare ad altro……
Non avrebbe fatto avvicinare quel demone a Buffy anche se fosse stata l’ultima cosa che avesse fatto…Non gli avrebbe permesso di farle dell’altro male.
Aveva dovuto subire tanto dolore sufficiente per due vite, almeno…
Lui avrebbe impedito che soffrisse ancora.
“NON TI AZZARDARE AD AVVICINARTIGLI, MALEDETTO!”
Era scattato in piedi all’istante, e brandendo la sua spada, aveva iniziato
ad attaccarlo…con un furore cieco, urlando ad ogni colpo, ‘sputandogli’
in faccia tutto il suo odio e il duo disprezzo per la sofferenza inferta…Ma
Angelus non era da meno: era in grado di parare praticamente ogni suo colpo,
e di rispondere con altrettanta ferocia…
“Sì, così…fai scorrere l’odio, lo voglio sentire,
tutto. Solo così potrò di nuovo prendere il controllo su di te…per
poter regnare su questo mondo, fino alle fine dei giorni!”
Continuava ad avanzare, verso Angel, fendendo colpo su colpo, fino a quando
lo fece rimanere con le spalle contro l’altura da cui era piombato solo
pochi minuti prima…
“Bene…ecco dove ti ha condotto l’amore per la Cacciatrice…Non
era forse più sano per te seguire me, senza opporre questa stupida resistenza?
Tanto, lo vedi, ti ho vinto di nuovo…Un’altra volta io sarò
te, ma cosa più importante tu sarai m…”
Non aveva potuto finire la frase, perché dall’alto una figura scura
gli era caduta addosso, con velocità tale che persino Angel non se ne
era accorto se non all’ultimo momento…e solo all’ultimo momento
aveva potuto gridare…
“BUFFY, NO!”
Era rimasta sdraiata a terra, prona, con la spada di Angelus che l’aveva attraversata, da parte a parte: una larga macchia di sangue si stava espandendo sotto di lei…Come se quello che aveva già perso non fosse stato abbastanza.
Ma il demone era sparito….questo lo aveva notato subito!
Corse vicino a lei, gettando via la spada…Non sapeva come
fare a toccarla senza procurarle dolore: era l’ultima cosa che voleva,
ma doveva vedere se poteva fare qualcosa per lei, se poteva estrarre la spada...La
sollevò come se si trattasse di un fiore delicato, che si poteva rovinare
anche al minimo tocco: girandola verso di sé, vide che il pallore era
ancora aumentato – se fosse stato possibile – e gli occhi erano
quasi del tutto chiusi.
Aveva ancora in mano la fiaccola, ormai spenta, con cui aveva eliminato Angelus:
evidentemente, era riuscita a fare del fuoco, a cui anche lo spirito di un vampiro
era succube.
Ma una cosa, trovò, che non si aspettava…
Lei stava sorridendo.
Anche in quelle condizioni, era lo spettacolo più dolce
che avesse mai potuto vedere…I tratti del suo viso parevano come ingentiliti
da quel sorriso, che era apparso come la pioggia dopo un periodo di siccità…Ora
aveva anche gli occhi socchiusi e lo stava guardando…
Angel fu scosso da brividi che andarono a scuotere le sue ossa doloranti…mentre
Buffy, lentamente, allungò una mano fino ad accarezzargli il viso.
Quella mano incontrò lacrime, calde e abbondanti, versate per un amore vero, puro e totale.
E che sarebbe durato in eterno.
Lui poté solo inebriarsi di quel contatto, che così
gentile e dolce fu per la sua anima tormentata.
Riuscì solo a chiamarla…sperando che fosse abbastanza cosciente
da riuscire a seguirlo…per cercare di…Non lo sapeva nemmeno lui,
ma doveva fare qualcosa!
La voce gli uscì come un sussurro che, però, gli costò
molto dolore…le ferite erano profonde e praticamente erano su tutto il
suo corpo.
“Buffy…Buffy, ti prego, non puoi lasciarmi proprio ora…Rispondimi,
ti prego…Buffy…”
Aveva continuato a piangere, non era riuscito a fermare quel fiume di lacrime
che veniva giù dai suoi occhi…Ne asciugò abbastanza da poter
continuare a fissare quel volto che combatteva per non soccombere alla stanchezza
e al dolore.
“An…Angel…”
Il suo tocco gentile sul suo viso si era andato affievolendo,
fino a che anche tener su il braccio era stata un’impresa troppo dolorosa
per lei, che così le ricadde pesantemente lungo il fianco.
Angel aveva il cuore gonfio per la gioia, anche se effimera….era felice
che l’avesse riconosciuto, che avesse pronunciato il suo nome…ma
era così pallida, così sofferente che la gioia fu presto sostituita
da un’ansia terribile.
“No…non parlare, risparmia le forze, dobbiamo andare via da qui,
dobbiamo tornare nella nostra realtà, solo così potrai tornare
a vivere, Buffy…solo così io potrò continuare la mia esistenza…”
Era molto incerto sul fatto del suo ritorno a casa: Angelus era finalmente storia,
e non si era mai avuta notizia di un vampiro che era tornato umano…
Buffy riuscì a tenere gli occhi aperti: respirava ormai a fatica, ogni
respiro era chiaramente un dolore per lei, ma nonostante questo, sorrideva.
Ancora una volta, l’aveva sorpreso.
Era una ragazza davvero eccezionale, e lui ne era così orgoglioso…
Lo guardò fisso negli occhi, poi di nuovo gli sfiorò
la bocca con la mano…
Com’erano fredde le sue dita!
Ancora, il suo contatto gli diede i brividi, ma stavolta per la realizzazione
che doveva davvero sbrigarsi se voleva salvarla….Ormai, la vita stava
velocemente fuggendo via da quel corpo ferito…
“Shhh…Niente dolore…ma solo…gioia, grazie a te…per
te”
Non capiva cosa stesse dicendo…la sua voce era ridotta ad appena un sussurro.
Le si avvicinò, per poter sentire meglio, ma fu colto alla sprovvista
da Buffy che si tirò su quel tanto che bastava per poterlo baciare…
Fu come una febbre improvvisa o una scossa elettrica…Si propagò
in tutto il suo corpo, fino alle estremità, ma quello che più
lo sorprese fu che vide.
Loro due.
Insieme, alla luce del sole.
Giocare con una bimba dai capelli color del grano maturo…
E mentre vedeva tutto ciò, nella sua mente, sentì
anche una voce – la sua voce! – che lo rassicurava…Aveva un
tono dolce, che sembrava accarezzarlo come per scacciare via un terribile incubo…
‘Non devi temere, amore mio…e soprattutto, non devi avere timore
per me. Finalmente, sono libera, come ho sempre sognato…e tu sarai con
me, cosa che rende la libertà degna di essere vissuta….Avrei preferito
morire o restare in un limbo centinaia di migliaia di anni piuttosto che vivere
senza di te…Grazie, Angel…E’ il regalo più bello e
prezioso che avresti mai potuto farmi e per questo, e per mille e mille altri
motivi, il mio amore non ti abbandonerà mai. Grazie…Grazie!’
Il sogno e la voce si interruppero all’improvviso, così
come il bacio.
Angel rimase qualche secondo come in trance: aveva la vista completamente abbagliata,
e la testa ancora gli risuonava della sua voce…così dolce…
Ma appena poté guardarla, quello che vide gli fece morire in petto ogni
parola, ogni pensiero fu annullato, ogni speranza fu stroncata…
Aveva lo sguardo vacuo, fisso in un punto indefinito, e se dai suoi occhi poteva vedere che la vita era stata soffiata via da quel corpo, sul suo viso c’era ancora un sorriso che le conferiva un’aura di serenità come mai prima d’ora…Quella serenità a cui aveva sempre ambito – che meritava più di chiunque altro - ma che non era mai riuscita a raggiungere.
Non riusciva neanche a piangere, tanto era il dolore.
Lo stava straziando piano piano, dall’interno, brandendo
ogni fibra del suo essere e strappandogliela via lentamente…
La accarezzò e, non potendo più sopportare quello sguardo, le
chiuse gentilmente gli occhi…Se con un braccio la stava sorreggendo, con
l’altra mano continuò ad accarezzarla, togliendo ogni capello dal
suo viso, cercando di pulirlo dalla polvere che l’aveva ricoperta durante
la sua permanenza in quella dimensione.
Non riusciva a staccare il suo sguardo dal suo viso.
Era perfetto.
Anche nella morte, era bella come in ogni altra occasione in
cui l’aveva vista.
Improvvisamente, non riuscì più a sopportare nulla…il dolore
fu troppo intenso, lo travolse con una tale enfasi, che poté solo stringerla
a sé, forte, e gridare…gridare tutta la sua rabbia……rabbia
mista a dolore per la perdita di una ragazza così eccezionale.
La stringeva e si dondolava, sempre inginocchiato a terra, fino a quando sentì
un leggero calore iniziare a pervaderlo.
Aprì gli occhi e poté vedere che una luce bianca stava irradiandosi
da Buffy: non solo da intorno a lei, ma proprio dal suo interno.
Angel continuò a tenerla fra le braccia, osservando questo fenomeno con
occhi sempre più feriti dalla luce...Non sapeva bene cosa fare, ma di
una cosa era certo: non avrebbe lasciato Buffy.
L’avrebbe stretta a sé, ancora.
E ancora.
Per sempre, se gli fosse stato permesso.
Come la luce, improvvisamente iniziò a sentire anche
una voce…Di nuovo, era Buffy che gli parlava.
Subito, credette di stare avendo delle allucinazioni…Non sarebbe stata
certamente la prima volta…per cui, fu cauto a non lasciarsi inebriare
dalla gioia che provò dall’udirla di nuovo parlare.
‘Abbandonati a me, Angel…non avere timore…Vieni con me, finalmente, vivremo il nostro amore...felici...Angel, vieni...’
Ma ogni sforzo fu inutile: era troppo bello sentirla di nuovo,
e poi la luce aveva un calore che lo aveva avvolto, come il suo dolce abbraccio
che non sentiva più da così tanto…
E che gli mancava così tanto…
Gli si chiusero gli occhi, come se dita calde e morbide gli fossero passate
sopra per serrarli…e una luce ancora più abbagliante lo avvolse,
luce che lo strinse forte, scaldandolo come un bozzolo protegge la farfalla
nascente.
Gli parve di cadere in un vortice di cui non vedeva nulla, né l’inizio
né la fine…lui sapeva solo che stava cadendo, ancora e ancora…
Fino a che…
Un lampo.
E poi nulla.
CAPITOLO IX
“Shhh…Fate silenzio e spostatevi: il nostro amico ha bisogno di
respirare…Chro, portami dell’acqua fresca, ti prego…”
Il ragazzo non rispose, ma fu lesto nell’obbedire all’ordine del
saggio Nyag.
Era rimasto inginocchiato di fianco ad Angel per tutto il tempo in cui era stato
incosciente.
Quando era riapparso nella stanza dove aveva fatto gli esercizi preparatori
con Nyag, il monaco aveva quasi perso la speranza in un suo ritorno.
Nessuno aveva trascorso così tanto tempo nel piano astrale, soprattutto,
nessun vampiro: d’accordo che lui era un caso particolare – vampiro
con l’anima – ma lo stesso il pericolo cresceva ad ogni minuto che
trascorreva fuori dal suo corpo.
E due giorni e due notti erano, quindi, un’eternità.
Il piacere fu per cui maggiore nel vederlo riapparire…anche se totalmente
privo di sensi.
Con molta fatica, lo avevano portato nella sua stanza e sdraiato nel suo letto.
Nyag era sulla stuoia, snocciolando il suo rosario, aveva pregato per tutto
il tempo…La notte stava velocemente scivolando via e da Angel erano venuti
solo frasi deliranti…Aveva continuato a ripetere il suo nome…Anche
se era un monaco, non ignorava la passione, sapeva quanto forte potesse essa
essere, e sapeva anche che non c’era rimedio.
Né il tempo né la lontananza potevano essere d’aiuto a spegnere
una passione così bruciante come quella di Angel. Ma ora che era tornato,
doveva solo svegliarsi, e il più era fatto.
Tra una preghiera e l’altra, gli passava una pezza di cotone imbevuta
di un infuso di erbe locali, che erano tramandate da generazioni nella sua famiglia,
capaci di regolarizzare la temperatura e di calmare il delirio…Lentamente,
stavano avendo il loro effetto: la febbre che divorava Angel da quando era tornato
era andata scemando nel corso delle ore e adesso anche il delirio era quasi
del tutto terminato.
Il suo respiro era profondo e regolare: ogni tanto, Nyag si incantava a guardare
il suo petto alzarsi e abbassarsi…Si continuava a sorprendere di quanto
perfetta e meravigliosa fosse la natura umana…il corpo umano, in modo
particolare, era una macchina travolgente, capace di subire così tanto,
senza mai arrendersi, per poi riprendersi e ricominciare.
Ancora una volta, si sentì piccolo di fronte alla portentosa forza che
aveva creato tutto questo e le sue preghiere si fecero ancora più fervide.
E niente fu vano.
Perché alcune ore dopo, Angel aprì gli occhi.
Tentò di parlare, ma dalla sua bocca non uscì nulla…Un dolore
al torace gli fece morire ogni parola che avrebbe voluto pronunciare…Fu
travolto da questo dolore, e quasi non riperse conoscenza, ma Nyag gli fece
bere un infuso di altre erbe medicamentose che parvero avere qualche effetto
su di lui: il respiro, prima affannoso, tornò ad essere regolare e l’espressione
del suo volto non fu più contorta dalla sofferenza.
“No, non tentare di parlare, amico mio…E’ un miracolo che
tu sia qui, vivo…sei tornato, sì, vivo, anche se mal ridotto…Abbiamo
dovuto curare ferite su ogni parte del tuo corpo: ci vorrà tempo, ma
guarirai, di questo hai la mia parola. Ora devi cercare di riposare, solo così
potrai poi farmi tutte le domande che affollano la tua mente…Riposa…Riposa
e guarisci…”
La sua voce era così suadente, così inebriante che Angel si perse
in essa, fino ad addormentarsi. E finalmente, fece un sonno lungo e ristoratore,
non affollato di incubi, ma di un dolce, caldo senso di serenità e felicità.
Una morbida luce proveniva dalla finestra…riempiendo la stanza di un manto
di argento.
Sbatté ripetutamente gli occhi, cercando di capire dove fosse. Intorno
a lui c’era solo lo spoglio mobilio della sua camera.
Aveva ricordi molto confusi…
Buffy!
L’aveva vista morire, fra le sue braccia…e non aveva
potuto fare proprio niente per aiutarla…Ancora, il dolore che aveva provato
tornò a farsi vivo in lui, riempiendo ogni cellula, ogni fibra del suo
corpo, tutto…Dai suoi occhi ricominciarono a scendere tante lacrime, tutte
quelle che non aveva ancora pianto…anche se pensava di non averne abbastanza.
Ricordava anche che, all’ultimo, lei l’aveva riconosciuto, sfiorato
e ringraziato…Ma era ancora così confuso, e più si sforzava
di ricordare più le cose si facevano sfumate e si ammassavano l’un
l’altra.
Richiuse gli occhi, e presto ricadde in un sonno, stavolta agitato e doloroso…
Quando li riaprì, c’era di nuovo Nyag vicino a lui: gli dava le
spalle e gli pareva intento a preparare un altro dei suoi infusi: si ricordava
che gli aveva fatto bere qualcosa dal sapore terribile, ma che gli aveva dato
sollievo…Sperò che, almeno stavolta, il gusto sarebbe stato migliore.
Era ancora perso nei suoi pensieri quando si accorse che, ora, il vecchio monaco
lo stava osservando, e sorrideva.
“Ben svegliato, amico mio…Vedo che finalmente la febbre ti ha abbandonato…Molto
bene, sei pronto, allora, per un altro infuso: purtroppo il gusto è ancora
più terribile di quello precedente, ma l’effetto è di sicuro
migliore…Con questo, sarai in piedi insieme al sole che sorge”
Gli porse la tazza alla labbra e poté così inghiottire gran parte
del liquido che conteneva…Una smorfia apparve sulla sua faccia: il monaco
non aveva mentito, era disgustoso…ma se davvero lo avrebbe rimesso in
piedi così in fretta, avrebbe ingurgitato anche fiele puro.
Non aveva importanza.
Nulla.
Solo tornare da lei.
Cercò di parlare e questa volta il dolore fu meno intenso
e di sicuro sopportabile.
“Vecchio…da quanto sono qui? Da quanto sono tornato? Devo andare…Devo…”
Provò ad alzarsi, ma un capogiro lo fece ricadere pesantemente sul letto,
lasciandolo disorientato…Nyag si alzò e si sedette accanto a lui,
posandogli una mano sulla spalla.
“Non avere fretta, amico mio…sei ancora debole, devi avere pazienza…”
Angel si voltò con rabbia verso il monaco sorridente.
“Ma io non ho tempo, vecchio! Ho solo quarantotto ore per arrivare da
lei…e non posso permettermi di perdere tempo…”
Il monaco si alzò, andando ai piedi del letto, dove la brocca dell’acqua
era stata rifornita.
Ne versò un po’ nel catino e fece segno ad Angel, indicandogliela.
“Immagino che vorrai almeno darti una rinfrescata e metterti i tuoi abiti
per il viaggio di ritorno…”
L’aveva sorpreso: immaginava che avrebbe sollevato proteste e invece…
Notò che i suoi abiti erano stati riposti si piedi del suo letto: notò
anche che erano stati lavati…Si vergognò un poco pensando allo
stato in cui era giunto lì…In quei tre mesi, la pulizia non era
stata una delle sue priorità…
Ma ormai era acqua passata…
Bastava tornare a Sunnydale e avrebbe…
Una consapevolezza lo colpì, e lo fece tremare come una foglia scossa dal vento…
Respirava!
Ma com’era possibile?
Era ancora seduto sul bordo del letto, quando realizzò che inalava ed
espirava aria…Ringraziò il cielo di essere stato seduto: era certo
che, se fosse stato in piedi, le sue gambe non avrebbero retto all’emozione…
Con gli occhi spalancati, guardò il vecchio monaco che, ora più
di prima, lo fissava con uno sguardo pieno di comprensione e serenità.
“Sì, amico mio…Quando dicevo che sei vivo, intendevo nella
più larga accezione del termine”
Lo guardò sempre fisso negli occhi, percependo ogni sua singola emozione…era
molto facile: quell’uomo era lo specchio delle sue emozioni, e i suoi
occhi, lo specchio della sua anima.
“Ora sei un uomo, respiri, cammini alla luce del sole, provi dolore come
tutti noi...Invecchierai e morirai…un giorno…Ma fino ad allora,
vivrai come un qualsiasi essere umano. So che molte domande ti si affollano
nella mente, ma non ti preoccupare: tu pensa solo a prepararti e io ti racconterò
cosa ti è accaduto”
Fu così che Angel, sorretto da Nyag, che aveva mandato via gli altri
giovani monaci che lo avevano affiancato fino a quel momento, lo aiutò
ad arrivare alla brocca e al catino e, mentre lui si lavava, egli gli raccontò.
“Tu sei il primo a cui è capitato e penso che sarai anche l’ultimo…almeno
finché non ci sarà un altro caso simile al tuo. Nel momento in
cui lo spirito della tua amata ha sconfitto il tuo spirito – demone, in
questo caso – il tuo corpo mortale avrebbe dovuto soccombere…ma
tu ci sei rimasto ancorato con un tale fervore, con una tale intensità,
che non hai permesso alla tua anima di continuare a vagare, ma bensì
di far ritorno al corpo. Per quel che posso dire, è successo lo stesso
con la ragazza…E’ stato il vostro amore a salvarvi, niente altro
che l’amore…Ora anche lei è solo una donna, umana, piena
di amore per te…”
Lo guardò commosso, anche se si voltò proprio mentre alcune lacrime
gli rigavano il volto: ma non fu così veloce come avrebbe voluto…Angel
se ne accorse.
“Nyag…”
Restò di spalle, ma gli parlò ugualmente.
“Devi solo promettermi una cosa”
“Dimmi”
Si voltò per guardarlo in faccia e Angel vide che le lacrime erano state
asciugate. Al loro posto, c’era il più radioso dei sorrisi.
“Devi farmi conoscere questa donna così speciale…Dovete venire,
sarete nostri ospiti per tutto il tempo che vorrete”
Questa volta fu Angel a sorridere, sereno.
Gli si avvicinò per prenderlo per le spalle.
“Te lo prometto, saggio Nyag…”
Dopo un ultimo sguardo e sorriso, si abbracciarono per qualche istante, dopodiché
il monaco lasciò che Angel finisse di prepararsi, mentre lui andava a
sbrigare alcune faccende che richiedevano la sua presenza.
Una volta solo nella stanza, Angel restò un attimo fermo, fissando la
finestra da cui si poteva ammirare la splendida luna piena, che regalava alle
cose quell’aura argentata così affascinante.
Travolto dalla perfezione di quell’attimo e dalla bellezza del panorama,
si decise a prepararsi: non voleva perdere altro tempo prezioso.
Le cose andarono più a rilento di quanto avrebbe voluto:
il fatto che fosse tornato umano, implicava anche una guarigione più
lenta e, quindi, ogni movimento per lavarsi e vestirsi, gli aveva occupato più
tempo del previsto.
Finalmente pronto, diede un ultimo sguardo a quella camera: era sicuro che non
se la sarebbe mai più dimenticata, come del resto, non avrebbe mai potuto
dimenticare quel posto.
In così poco tempo – quanti giorni erano passati da quando era
arrivato, tre, quattro? – lo aveva così profondamente cambiato:
e non era solo per il fatto che era tornato uomo, ma la spiritualità
del luogo lo aveva profondamente toccato, pensava, per sempre.
Stava contemplando per un’ultima volta il panorama che si poteva osservare
dalla finestra, con i monaci in fermento per il giorno pronto a venire –
mancavano poche ore all’alba, almeno così gli avevano detto…ormai,
non la sentiva più arrivare… - quando un leggero bussare alla porta,
lo fece trasalire riportandolo alla realtà.
Questa volta, c’era Nyag alla porta, che faceva capolino, sempre col suo
inseparabile sorriso.
“Bene! Vedo che sei pronto…”
Entrò nella stanza, avanzando verso di lui: aveva le mani stranamente
poste dietro la schiena…Angel se ne meravigliò perché, nel
poco tempo che era stato lì, aveva potuto notare che teneva sempre le
mani in grembo, anche quando camminava, sempre…
La sua curiosità fu colta dal monaco, che sorrise ancora più maliziosamente…
“Bene, vedo che stai guarendo velocemente, anche per un uomo…Voglio
placare subito la tua curiosità…”
Angel arrossì lievemente per essere stato colto in fallo, non voleva
pensare che fosse un ficcanaso, ma era stato più forte di lui…
Lo guardò per un ultimo istante, poi allungò la sua mano sinistra
verso di lui e poté notare che teneva in mano un pezzo di carta…No!
Non era un semplice pezzo di carta, ma un biglietto aereo per Sunnydale!
Angel era esterrefatto!
Gli pareva incredibile che avessero potuto procurarsi un biglietto di aereo…In
un posto così desolato…e isolato…
Nyag notò l’espressione di Angel e questa volta rise apertamente.
“Mio giovane amico, non devi meravigliarti così tanto! E’
vero, siamo in una sperduta regione del Tibet, ma anche noi sappiamo cos’è
la tecnologia! E tu dovresti sapere meglio di me che, grazie ad Internet, puoi
comprare di tutto!”
Si guardarono, entrambi sorridendo.
“Dovrai andare fino a Katmandu in treno, ti ho già preso il biglietto
anche per quello, ma arriverai in tempo per un volo che ti riporterà
a casa…”
Lo fissò intensamente negli occhi, senza più ridere, ma in modo
serio.
“Da lei”
Angel fissò il biglietto per qualche istante, poi tornò a posare
il suo sguardo su quell’uomo che, in così poco tempo, aveva fatto
così tanto per lui…
“Ti ringrazio. Di tutto…Ti ripagherò dei costi che hai dovuto
sostenere per me non appena sarò tornato a casa…”
Ma il monaco non lo fece finire di parlare.
“Assolutamente, non devi. Tu eri un pellegrino errante e noi siamo qui
per i pellegrini…D’altronde, tutti erriamo su questa terra, fino
a che non troviamo un motivo abbastanza valido per cui fermarci…Come quello
che hai trovato tu”
Si guardarono, e tutto fu detto.
Non restava che partire.
CAPITOLO X
Il volo fu per lui, una delle esperienze più stupefacenti
che avesse mai fatto.
Seguì il sole come aveva sempre sognato di fare…Partì che
era alto nel cielo e lo seguì per tutta la durata del suo viaggio: passò
le quasi quindici ore di aereo guardando fuori dal finestrino, inebriandosi
dello spettacolo che il cielo gli offriva.
Inutilmente le hostess cercarono di attirare la sua attenzione per sapere se
aveva bisogno di qualcosa: lui le liquidò, forse in un modo un po’
troppo brusco, ma era troppo preso dal sole.
Così, quasi senza accorgersene, arrivò all’aeroporto
di Sunnydale.
Nessuno sapeva che sarebbe tornato, né a Los Angeles né lì.
Pensò di chiamare solo Willow…Aveva bisogno di parlare con qualcuno
che non l’avrebbe subissato di domande inerenti quel periodo…E lei
era l’unica che corrispondesse a quel requisito.
Trovò il suo numero sull’elenco di una cabina, proprio fuori dell’aeroporto.
Dopo alcuni squilli a vuoto, Angel quasi stava per riagganciare, quando una
voce familiare rispose con tono triste e spento.
“Willow, sono Angel…”
Sapeva che era un modo brusco per iniziare la telefonata, ma ci aveva pensato
e non ne aveva trovati di migliori.
Sentendo solo silenzio dall’altra parte dell’apparecchio, pensò
di continuare a parlare…
“Scusa se chiamo così, all’improvviso, e solo ora, ma……Willow,
ci sei?”
Iniziava a dubitare fortemente che ci fosse qualcuno al telefono, perché
non aveva udito neanche un suono.
Ma i suoi dubbi furono presto scacciati.
“Sì…sì, ci sono, è solo che…Mio Dio,
ma lo sai quanto eravamo preoccupati per te? Ma dove sei? Dimmi, stai bene?”
Non aveva potuto evitare di notare che le stava telefonando durante le ore diurne…sperava
che non ci fosse qualche pericolo incombente sulla Bocca dell’Inferno…
“Will, stai tranquilla…molte cose sono cambiate da quando sono partito…tante
cose davvero….Ma io ti devo vedere, subito: dobbiamo sbrigarci per…Ma
non voglio dirti niente per telefono, preferisco parlarti di persona. Ti aspetto,
da sola, fra mezz’ora alla tavola calda che c’è subito fuori
città, sulla strada per L.A….La conosci?”
Willow era frastornata: come, subito?
Che storia era mai questa?
Lui era un vampiro, o se l’era forse scordato?
“Sì, certo che la conosco, ma Angel…è giorno, come
pensi di…?”
La voce di lui risuonò serena e profonda come non la ricordava: ricordava,
invece, che era sempre velata di tristezza mentre, ora, era impregnata di speranza.
“Non ti preoccupare: tu vieni e ti spiegherò tutto. Grazie, Willow,
sapevo di poter contare su di te”
“Ci vediamo là”
La curiosità ebbe la meglio.
Velocemente, si preparò, lasciò un biglietto per Tara e Dawn,
che erano andate a fare shopping per festeggiare un bellissimo voto di Dawn,
dicendo di non aspettarla per cena, ma che avrebbe spiegato loro tutto a tempo
debito.
Era sicura che Tara avrebbe capito e l’avrebbe aiutata in ogni modo possibile.
Angel aveva scelto un tavolo esposto a ovest, da dove poteva
osservare il tramonto: certo, mancava ancora un po’ di tempo perché
ciò avvenisse, ma nel caso si fosse trovato ancora lì, non voleva
correre il rischio di perdersi lo spettacolo.
Vide arrivare la macchina di Willow: riconobbe all’istante la figurina
che ne discese, avviandosi poi verso l’entrata del locale.
Appena varcò la soglia, si accorse che lo stava cercando in ogni angolo
buio…Dovette così sbracciarsi non poco per attirare la sua attenzione,
visto che era nell’ultimo posto in cui l’avrebbe cercato.
Appena lo vide, rimase ad occhi spalancati, e vedere Willow con gli occhi sgranati
era una cosa fantastica: aveva degli occhi così grandi ed espressivi
che, ogni volta che le capitava, sembrava che questi dovessero caderle dalle
orbite.
Sempre con lo sguardo stupefatto, avanzò vero di lui, e si sedette, quasi
come un automa, al tavolo, proprio di fronte a lui.
“Ciao, Willow…Come stai?”
Le ci vollero alcuni secondi per recuperare l’uso della parola….Sembrava
che fosse capace solo di fissarlo….e del resto, come darle torto?
Era seduto alla luce del sole, in una tavola calda, a bere un frappé al cioccolato…
“So che hai mille domande da farmi, ma ti prego, concedimi
la possibilità di raccontarti prima la mia esperienza e dirti, quindi,
del perché ti ho chiamato…Poi mi potrai fare tutte le domande che
vuoi…d’accordo?”
Lei annuì, ordinò un caffè molto forte e si preparò
ad ascoltarlo.
Ma non era preparata alla sua storia, e soprattutto, non era preparata al suo
finale.
Ebbe gli occhi pieni di lacrime in pochi secondi…
Non poteva credere a quello che le stava dicendo…
Buffy sarebbe tornata…Viva!
Nella sua mente si affollavano centinaia di domande, ma una
più di tutte le premeva.
“Angel, tu hai detto che tornerà e che sarà libera…dalla
caccia? Davvero non sarà più lei la Cacciatrice? Che io sappia,
da quello che mi ha detto il signor Giles, non è mai accaduto in tutta
la storia delle Cacciatrici…”
“Lo so, ma non era neanche mai accaduto che un vampiro tornasse umano…Will,
ho bisogno del tuo aiuto per dissotterrare la…” esitò per
un attimo, ferito dalla parola che stava per pronunciare “ …la bara
di Buffy. Ma prima, dovremo parlare con gli altri, metterli al corrente della
storia, e prepararli al suo ritorno”
Willow annuì, sorridendo…
Teneva fra le mani la tazza fumante, facendola girare…
Si guardarono per un attimo, poi entrambi i loro sguardi si girarono verso il
sole, che brillava in un cielo terso e nitido come una tela appena dipinta…
Angel parlò per primo.
“Sai, Willow, mi pare ancora di vivere un sogno…uno splendido, meraviglioso
sogno…e ho paura di svegliarmi da un momento all’altro…Mi
sembra un miracolo che sia successo…non mi ricordavo più quanto
fosse bello respirare, o sentire sulla pelle la calda luce del sole…”
Lei non rispose subito, ma improvvisamente si voltò verso di lui, e gli
toccò la mano, con fare gentile.
Poi lo fece sobbalzare, dandogli un pizzicotto.
“Vedi?”
Si era voltato a guardarla.
“Non è un sogno…Ma è tutto vero! Direi che non ci
resta che pagare e andare a Sunnydale…Che ne dici?”
Lui la guardò, riconoscente di essergli amica: era sempre stata speciale…Aveva
presto compreso la forte amicizia che legava Buffy a quella ragazzina minuta…Aveva
una forza interiore che le aveva permesso di crescere come persona, aiutando
sempre gli altri, anche a discapito della sua sicurezza, a volte…il più
delle volte…
“Va bene…Ma non credi che sarà uno shock per gli altri vedermi
comparire così, all’improvviso?”
Willow sogghignò.
“Beh, penso che sarà uno shock comunque…quindi, andiamo a
toglierci il pensiero, ti va?”
Lui sorrise e accettò la mano che lei gli aveva offerto per alzarsi.
Pagarono, salirono in macchina e, in venti minuti, furono a casa di Willow.
Percorrendo il sentierino che stava davanti alla casa, poté notare che
Tara e Dawn erano già tornate: dalle finestre, aveva visto che Dawn era
salita al piano di sopra, forse per sistemare i suoi acquisti…
Bene, allora Tara era da sola al piano di sotto.
Entrarono dal retro, sperando di trovarla in cucina – vista l’ora,
doveva star preparando cena – e così fu.
Quando vide chi c’era dietro a Willow, le cadde il coltello di mano: fortunatamente,
atterrò sull’arrosto che stava affettando…
Gli occhi le si spalancarono e la bocca anche, in un’espressione di stupore
e meraviglia che durarono, però, pochi secondi. Si riprese abbastanza
in fretta da chiudere la porta della cucina, per evitare che Dawn potesse sentire
qualcosa…Voleva prima sapere.
“Angel…Che sorpresa! Stai bene?”
Gli aveva teso la mano, che lui afferrò saldamente, in una stretta piena
di amicizia.
“Sì grazie…Willow è stata così gentile da venire
a prendermi fuori città: sono appena arrivato…”
“Sì, è appena arrivato e dobbiamo subito chiamare tutti
gli altri, devono venire qui immediatamente…Angel non solo è tornato,
ma ha fatto in modo che anche Buffy tornasse…”
La porta si spalancò improvvisamente: nessuno si era accorto che Dawn
era lì, fino a quando aveva fatto sbattere la porta contro il muro…
Non ci poteva credere…Non poteva credere a quello che aveva appena sentito!
Non disse neanche una parola, ma corse diretta verso Angel e
gli buttò le braccia al collo, stringendolo in un abbraccio che lo fece
arrossire non poco…Ma si riprese abbastanza velocemente da ricambiarlo.
“Grazie, grazie, grazie, grazie…”
Tra le lacrime, riusciva solo a dirgli questo: aveva il viso affondato nel suo
petto, e lui poteva a malapena sentirla…Ma cercò di consolarla,
accarezzandole la testa.
“Non mi devi ringraziare, Dawn…è stata tua sorella a salvarmi,
a permettermi di farla tornare: se non fosse stato per lei, niente sarebbe stato
possibile”
Willow li guardava, commossa anche lei, e anche se aveva appena sentito quello
che Angel aveva detto alla ragazzina, dubitò fortemente che fosse stata
solo Buffy a permettere tutto quello….Sapeva che quando si trattava di
lei, Angel era in grado di fare cose al di là di ogni immaginazione…
Non aveva mai visto due persone unite da un amore così forte, così
totale, da resistere a tanti orrori come a quelli in cui erano passati loro.
Nonostante il suo abbandono della città, Angel non era mai stato sostituito
nel cuore di Buffy: lei gli aveva donato il suo cuore, per sempre, e tutto quello
che rimaneva l’aveva dedicato alla caccia.
Anche se aveva provato a costruire delle relazioni, nessuna era mai durata o
le aveva dato quella serenità che tanto cercava…e tanto meritava.
Solo con Angel accanto sembrava essere finalmente una ragazza come le altre,
serena e felice. Lui faceva parte della sua vita come lei la faceva di quella
di lui e niente e nessuno avrebbe mai potuto cambiare le cose.
“Se sei pronta, che ne dici di chiamare gli altri, così vi posso
spiegare come avverrà e cosa dovremo fare?”
Le aveva parlato dolcemente, sempre tenendola abbracciata e aveva avuto ragione:
il pianto si era calmato, fino a finire del tutto…Restavano solo due occhioni
rossi e il viso della ragazza più felice di questo mondo che annuiva
radiosa all’idea di cominciare.
C’erano tutti.
E tutti lo stavano fissando.
Chi con aria interrogativa, chi con aria di sospetto…
Infatti, Giles era affascinato dalla sua presenza lì: in quel momento,
lui rappresentava tutto quello che il Consiglio cercava di fare – inutilmente
- da migliaia di anni…ed era anche stato travolto dalla notizia del ritorno
di Buffy.
Anche se non sarebbe più stata la Cacciatrice, saperla viva, era una
cosa che lo rendeva felice come poche altre cose al mondo potevano fare.
Anya era seduta di fianco a Xander che aveva sul volto un’espressione
di felicità, per il ritorno della sua amica, mista ad un’altra
che era alquanto imperscrutabile…Non era un mistero che non gli era mia
piaciuto Angel: prima perché Buffy non aveva occhi se non per lui, poi
perché l’aveva fatta soffrire così tanto…
E ora era lì, a dire a tutti che era tornato uomo e che sarebbe tornata
anche lei…
Ma chi gli avrebbe impedito di farla soffrire ancora?
Ebbe tanto buon senso da tenere questi pensieri per sé, proprio mentre
Angel finiva di raccontare la sua storia.
Fu Giles a parlare per primo…non riusciva più a trattenere la curiosità.
“E’…è stupefacente…Da quello che ci hai raccontato,
sembra che solo…solo la forza dei vostri sentimenti vi abbia permesso
di operare questo…questo cambiamento”
Angel annuì, rimanendo in piedi appoggiato al muro: aveva troppa adrenalina
in corpo per restare fermo, seduto.
“Esatto…o almeno, così mi ha detto quel monaco: non ho motivo
di non credergli, anche perché non ho altre teorie valide”
Willow scattò in piedi, incapace di restare seduta ancora un secondo
in più…
“Per favore! Gli lascia dire che cosa dobbiamo fare ed entro quando? Non
ce la faccio più ad aspettare!”
Giles fu leggermente imbarazzato: non era stata sua intenzione divagare dal
discorso Buffy, ma la sua curiosità di studioso era prevalsa…
“Chiedo scusa…non…non era mia intenzione divagare….Ti
prego, Angel, raccontaci tutto quello che occorre…”
“Non si deve scusare, e comunque la cosa sarà più semplice
di quel si possa pensare: basterà dissotterrare la…”
Esitò ancora una volta di fronte a quella parola.
“…la bara e portarla in un posto familiare a lei, preferibilmente
casa sua: sarà meno traumatico per lei…anche se penso che stia
riprendendo lentamente coscienza di sé, ricordando anche l’esperienza
extra corporea che abbiamo avuto in comune, quindi questo le permetterà
di non subire troppi traumi…”
Giles si alzò, facendo alcuni passi avanti e indietro per il soggiorno,
togliendosi gli occhiali come faceva ogni volta che voleva concentrarsi su qualcosa
di particolarmente ostico.
“Sì…sì, è naturale: da quello che ci hai raccontato,
il suo spirito ti ha riconosciuto, ha interagito con te, quindi…quindi
viene naturale dedurre che anche Buffy, una volta tornata, sarà cosciente
della cosa…anche se il suo spirito primordiale non sarà più
con lei…”
“Sì, ma questo potrà esserle dannoso?”
Finalmente, Xander aveva sputato tutto il suo veleno nella prima frase pronunciata
da quando si erano riuniti.
Angel poté chiaramente percepire tutto l’astio che covava dentro:
da quelle poche parole, fu chiaro che non gli andava bene il fatto che lui fosse
tornato.
Decise, per il momento, di fare finta di niente – la loro priorità
doveva essere Buffy e solo lei – e tentò di rispondergli con un
tono di voce che non esprimesse, sperava, la rabbia che stava provando in quel
momento.
“Tutto quello che mi ha detto, subito prima e dopo che il suo spirito
morisse, mi fa pensare al meglio: la voce che mi parlava non era spaventata
o anormale, sotto qualsiasi punto di vista...ma se vuoi la certezza, quella
non te la posso dare. Io come nessun altro. Solo lei potrà”
La tensione stava crescendo in quella piccola stanza: ognuno la poteva percepire,
ma Willow, preoccupata che potesse degenerare in qualcosa di peggio, pensò
bene di sviare l’attenzione.
“Bene…se tutto quello che dobbiamo fare è questo, proporrei
di mangiare velocemente qualcosa, in modo da recuperare dopo tutto il materiale
che ci occorrerà: pale, vanghe…e un furgone, ci vorrà anche
un furgone per trasportarla fino a casa!”
Angel la guardò, riconoscente dello sforzo che aveva appena compiuto
per evitare altre discussioni in quel momento poco opportuno.
“Certo, hai ragione. Andremo ad affittarne uno subito dopo aver mangiato”
Queste furono le ultime parole che furono pronunciate: ognuno rimase in silenzio,
chi a covare rancore, chi a studiare quali processi siano stai effettuati per
rendere umano un vampiro, chi pensando solo che presto avrebbe riabbracciato
una sorella, un’amica…o il solo amore della propria vita.
CAPITOLO XI
Ci era voluto del tempo, e molta fatica, ma alla fine ce l’avevano
fatta.
Erano tutti riuniti nel soggiorno di Robello Drive 1630, intorno alla bara di
Buffy che era stata deposta nel centro: avevano spostato il tavolino ed ora
campeggiava in tutta la sua sinistra bellezza.
Giles e Xander si erano lasciati crollare sul divano, esausti del lavoro di
scavo…Anche Angel era molto affaticato – le sue ferite si facevano
sentire, anche se lui le ignorava completamente – ma non si era seduto,
ma ne stava pulendo il coperchio: in pochi attimi, lo aveva reso di nuovo lucido,
come se non fosse stata sotto terra così a lungo…Ma non voleva
pensare a questo, voleva solo pensare a quando lei sarebbe stata di nuovo con
lui, solo a quello voleva pensare…Solo per quello non crollava per il
dolore.
Willow e Tara erano andate a riporre il furgone sul retro, con tutti gli attrezzi
che gli erano serviti: Dawn li aveva aspettati in casa. Non avevano voluto che
li seguisse, non avevano voluto sentire ragioni e lei, anche se con il broncio,
aveva acconsentito.
Ma non era stata a poltrire durante la loro assenza: aveva rassettato casa,
pulito i mobili, acceso candele un po’ dovunque…Insomma, aveva fatto
il possibile affinché il soggiorno apparisse il più confortevole
possibile.
Avevano deciso di limitarsi all’uso, e quindi alla luce, delle candele:
temevano che una luce troppo forte avrebbe potuto danneggiare gli occhi di Buffy.
L’atmosfera divenne ancora più irreale di quanto non fosse già:
le ombre si rincorrevano alle luci che si riflettevano sui muri…e ad ogni
movimento che facevano, sembrava che la stanza fosse più affollata di
quello che non fosse in realtà.
Anya era andata a sedersi vicino a Xander, mentre Tara e Willow erano rimaste
sulla soglia della porta, con Dawn che si stava tormentava le mani dall’ansia
che andava crescendo.
Solo Angel era rimasto vicino alla bara, e stava lentamente togliendo le viti
dal coperchio. Quando anche l’ultima uscì dal suo abitacolo, tutti
restarono col fiato sospeso: Angel stava per togliere il coperchio e quando
lo depose a terra, tutti, automaticamente, allungarono il collo per vedere…La
poca luce la rendeva un’operazione ancor più ardua…
Videro Angel restare immobile per qualche secondo, poi la sollevò, prendendola
tra le braccia: poterono così vedere che lei era rimasta la stessa…il
suo volto aveva la stessa serenità di quando le avevano detto addio…Gli
occhi di tutti si riempirono di lacrime alla sua vista…
Quanto dolore avevano provato!
Nessuno di loro aveva creduto di poter soffrire così.
E invece avevano sofferto anche di più.
Angel la accarezzò, poi la sollevò e la portò
sul divano, dove l’adagiò, coprendola con una leggera coperta che
Willow aveva portato giù, dalla camera di Buffy.
Lui si inginocchiò accanto a lei, tenendole la mano, e non smettendo
mai di accarezzarla.
Tutti stavano trattenendo il respiro per l’ansia del momento…erano
finalmente dove avevano sempre voluto essere: davanti a Buffy che si risvegliava!
Ancora gli pareva impossibile…
Improvvisamente, Angel smise di accarezzarla…
Aveva visto i suoi occhi dischiudersi!
Lentamente, infatti, aveva iniziato a riprendere conoscenza:
dopo pochi istanti, aprì gli occhi su tutti loro…Restò comunque
immobile, facendo crescere ancora di più l’ansia in ognuno di loro…
Dopo averli sbattuti un paio di volte, gli fece tirare un sospiro di sollievo,
sorridendogli.
Willow era fuori di sé dalla gioia: si era portata le mani alla bocca,
nel tentativo di trattenersi dal piangere, mentre Tara la abbracciava, sorridendo
felice.
Giles si era tolto ancora una volta gli occhiali, ma stavolta per potersi asciugare
gli occhi: anche lui non era riuscito a non piangere…La ragazza che era
stata come una figlia per lui, durante tutti questi anni, era finalmente tornata
alla vita…che, sperava, essere migliore per lei: se lo meritava.
Xander stava trattenendo tutta la gioia che provava dentro, prese solo per mano
Anya, sorridendole, e lei posò la sua testa sulla sua spalla.
Dawn era andata ad inginocchiarsi vicino ad Angel: non aveva potuto trattenersi
oltre dallo stare vicino a sua sorella. Ora, stava guardando alternativamente
lei ed Angel, che non aveva occhi se non per lei: lo sguardo che aveva per Buffy,
fece arrossire un poco Dawn, perché pur sapendo l’amore che c’era
stato tra di loro, non immaginava che fosse ancora così vivo, così
presente…
Sapeva – perché Will una volta le aveva accennato qualcosa –
che anche Buffy non lo aveva mai dimenticato…
Non poteva, semplicemente.
‘Quando appartieni ad una persona, potrai anche venirne
divisa, ma i vostri cuori, le vostre anime, saranno sempre unite e nel preciso
momento in cui vi ritroverete, sarà come se neanche un attimo fosse passato
e tutto sarà come prima.
Anche meglio’
Era vero.
Ne era testimone lei, in quel preciso momento.
“Ragazzi…”
Li aveva riconosciuti!
Non avevano più resistito, si erano fatti tutti avanti, pur senza parlare,
volevano farle sentire il loro affetto, la loro vicinanza…
Buffy deglutì un paio di volte, come se facesse ancora fatica a parlare.
“…Angel…”
Lui le sorrise e le accarezzò ancora una volta la testa, togliendo una
ciocca ribelle di capelli che le stava dando fastidio sugli occhi.
“Shhh…non parlare, non ti affaticare: devi riposare, recuperare
le forze e vedrai che ci sarà tutto il tempo per parlare. Dopo”
Lei annuì debolmente, poi richiuse gli occhi e ci vollero solo pochi
minuti affinché cadesse in un sonno profondo, e tranquillo.
Mentre tutti gli altri andarono anche loro a riposare, in fondo era notte fonda
e avevano tutti bisogno si dormire, Angel convinse a fatica Dawn ad andare a
sdraiarsi per qualche ora: ci riuscì solo con la promessa che, se Buffy
si sarebbe di nuovo svegliata, lui la avrebbe chiamata subito. Solo così
la ragazzina salì in camera sua, non prima, però, di aver dato
un bacio in fronte alla sorella.
Ne diede uno anche ad Angel, stringendolo forte e sussurrandogli all’orecchio,
con un filo di voce rotta dall’emozione.
“Grazie”
Lui non fece in tempo a risponderle, perché lei scappò su per
le scale…Ma forse, era meglio così, perché anche lui iniziava
a lasciarsi andare alle emozioni e sentiva che non sarebbe tardato molto prima
che le lacrime venissero giù dai suoi occhi.
Se ne erano andati tutti, restavano solo Will e Tara: la prima gli si avvicinò.
“Sei sicuro di voler rimanere così, inginocchiato? Perché
non ti siedi su una sedia…”
Angel non smise di guardare Buffy che dormiva placida.
“No, ti ringrazio, Will…vedrai, starò benissimo!”
Lei lo guardò, evidentemente poco convinta: prima di infilarsi il giaccone
per poi uscire, lo coprì con un’altra coperta.
“Almeno, vedi di non prendere freddo…Buonanotte e chiamaci, qualsiasi
cosa succeda, va bene?”
“Va bene”
Detto questo e dato un ultimo sguardo a Buffy, lei e Tara uscirono.
In effetti, Angel realizzò che iniziava a sentire freddo: decise così,
di accendere il caminetto. In poco tempo, un lieve tepore riempì la stanza
e quando il fuoco fu ben avviato e ben rifornito di legna, ritornò a
sedersi di fianco a lei. Si era leggermente girata verso di lui, ancora dormendo…aveva
raccolto le mani vicino al viso e la sua espressione era, finalmente, quella
di una persona serena.
Lui aveva sempre trovato un enorme piacere nel guardarla dormire: era la visione
più dolce e bella che ricordasse…Ancora una volta, si perse nell’osservare
i suoi capelli che, alla luce tremolante del camino, sembravano avere vita propria
e risplendere di luce viva…anche il suo viso, serico e sereno, sembrava
scaldargli il cuore con una potenza mai sentita prima.
Con ancora il suo viso nei suoi occhi, cadde presto vittima della stanchezza
e sprofondò anch’egli in un sonno, quanto mai meritato e sereno.
Non si era neanche accorto di essersi addormentato.
Sbatté gli occhi un paio di volte per riabituarsi alla luce del camino
che era ancora bella viva, poi scattò, all’erta.
Lei non c’era più!
La coperta che la copriva era stata spostata…
Balzò su, ma appena fu in piedi una voce a lui familiare – oh,
quanto gli era mancata! – attirò la sua attenzione e lo fece girare
su se stesso.
“Angel…sono qui”
Era davanti al caminetto, inginocchiata nel tentativo di ravvivare il fuoco…evidentemente,
nel corso della notte, era andata consumandosi tutta la legna che lui vi aveva
posto prima di addormentarsi…
Lui subito non riuscì a muovere neanche un dito: troppa era l’emozione
di vederla lì, davanti a lui, viva…e bellissima!
Lei notò questo suo turbamento, e così si alzò e gli si
avvicinò: quando giunse a pochi centimetri da lui, allungò un
braccio e andò a sfiorargli il petto, come se potesse sentire che il
suo cuore batteva…come se sapesse, se ricordasse davvero!
I suoi occhi furono presto pieni di lacrime, mentre la mano si spostava dal
petto al viso di lui: gli sfiorò la guancia e, questa volta, le lacrime
scesero dagli occhi di Angel…
Non poté fare niente per impedirlo.
Lei mosse lievemente la testa, poi abbassò lo sguardo: quando lo rialzò,
lui vide che anche lei stava piangendo. Le prese le mani e le baciò,
perdendosi nel loro profumo…
Aveva il cuore che batteva come impazzito…era totalmente rapito da quest’ondata
di felicità che li aveva avvolti, come un velo invisibile, pervadendo
anche la stanza di un’energia potente, quella dell’amore che finalmente
li fece unire in un abbraccio disperatamente voluto…
Disperatamente desiderato per quasi due anni!
Lei affondò il suo viso nel suo petto, incapace di parlare,
mentre lui la prese tra le sue braccia, custodendola come il più prezioso
dei beni o il più raro dei fiori: continuava ad accarezzarle i capelli,
a baciarle la testa…
Oltre che dall’abbraccio, erano uniti dai singhiozzi.
Ora stavano tutti e due piangendo liberamente, stavano dando sfogo a tutto il
dolore che avevano accumulato durante questo periodo…
Ed era così tanto!
Solo il cielo sapeva quanto avevano sofferto, separati l’uno
dall’altra.
Le lacrime durarono a lungo, così come i singhiozzi…ognuno aveva
talmente tanto da dire all’altro, tante cose da chiarire, da farsi perdonare…Ma
le parole non vennero per un bel po’: trascorse almeno mezz’ora
in cui il loro unico compagno fu il pianto.
Quando Angel posò di nuovo il suo sguardo su di lei, i suoi occhi erano
rossi dal pianto, ma il suo volto era sereno e felice: gli stava sorridendo…
Per lui, fu una visione di cui bearsi senza pensare ad altro, senza voler altro…
Senza pensare, si abbassò fino a raggiungere la sua bocca: non trovò
resistenza, ma solo una disperata voglia di contatto, di condivisione di quel
sentimento che ancora li legava…così saldamente, come tutti e due
sapevano.
Se subito furono timidi come due ragazzi al loro primo bacio, pochi secondi
dopo la passione che celavano dentro di loro esplose in tutta la sua bruciante
energia…
Si cercavano, per poi trovarsi e ricercarsi ancora...E ancora...
Fino a che riuscirono a riprendere il controllo su sé stessi, almeno
quel tanto che bastava per sciogliere le loro bocche da quel bacio così
lungamente atteso.
Si guardarono intensamente negli occhi senza dire una parola poi, sempre in
silenzio, si sedettero sul divano, uno accanto all’altra, tenendosi per
mano…Era come se il silenzio fosse troppo bello per interromperlo con
le parole: nessuno dei due sembrava voler cominciare a parlare…
Poi lo fecero, insieme.
“Scusa…parla pure”
Lei sorrise, e abbassò lo sguardo: vedere le loro mani di nuovo giunte,
riempiva il suo cuore di felicità mai provata prima…o forse sì,
ma era stata sepolta sotto mesi e mesi di sofferenza.
“Io volevo solo dirti grazie…Grazie per tutto quello che hai fatto
per me: e non dico solo ora, ma sempre…sei sempre stato tu a sacrificarti
per noi, e lo hai fatto sempre avendo me come primo pensiero…Io…io
non so davvero quante persone sarebbero riuscite a farlo…”
La sua voce era quasi un sussurro, ma lui la poteva sentire benissimo: era il
suono più melodioso che avesse mai udito!
La guardò intensamente, come solo lui sapeva fare…
“Non devi, Buffy…Tu mi hai salvato, di nuovo, mi hai reso la mia
umanità quando iniziavo a disperare di poterla riottenere…e questo
è il più grande dono che potessi mai farmi. Niente in confronto
a quello che ho fatto per te, credimi”
Lei sorrise.
“E tu lo chiami niente? Venire a riprendermi nel piano astrale? Io non
direi proprio niente…Mi ricordo tutto, anche se la mia memoria è
piuttosto sfuocata...mi sembra che sia stato tutto un sogno, in cui niente ha
dei contorni decisi, ma si perde nella nebbia che avvolge tutto quanto…”
Il suo sguardo si era fatto pensieroso: guardava davanti a sé, come a
voler cercare di mettere a fuoco qualcosa…
Angel si preoccupò all’istante.
“Non ti devi sforzare di ricordare tutto…almeno non subito. Vedrai,
col tempo verrà naturale, come ogni altro ricordo…”
“Come anche di quel giorno, Angel?”
Lui gelò a quelle parole…
Aveva ricordato.
Anche se solo lui doveva portare il peso di quel tormento: sapere
a cosa aveva rinunciato…per lei…
“Buffy, era la sola cosa da fare…non potevo metterti in pericolo
per diventare umano…non potevo…E questo era l’unico modo,
l’unico mezzo per lasciarti continuare a vivere”
“Ma che vita è stata senza di te?”
Lo guardò in silenzio poi riprese a parlare.
“Semplicemente, non è stata vita, ma solo caccia e routine. Solo
questo e non la posso certo definire vita, credimi…Ma ormai, è
passato: potremo avere tutto a quello a cui hai – abbiamo - dovuto rinunciare,
senza più restrizioni o rinunce…”
I suoi occhi erano ancora fissi in quelli di lei quando la sua attenzione fu
catturata dalla luce proveniente da fuori, che cominciava a farsi sempre più
chiara…Il nuovo giorno si stava velocemente affacciando sulle loro vite…
“Ormai, è quasi ora di svegliare anche Dawn: le ho promesso che
l’avrei chiamata, non appena tu ti saresti svegliata”
Buffy lo guardò per qualche istante, poi si alzò e gli tese la
mano.
“Vieni con me?”
Lui afferrò quella mano come se fosse la sua ancora di salvezza…e
in un certo, lo era.
Insieme, tenendosi per mano, salirono fino in camera di Dawn: Buffy fece capolino,
più silenziosamente che poté, dalla porta…e quello che vide
le riempì il cuore di gioia.
La sua sorellina dormiva raggomitolata su un fianco, con la luce del sole che
andava ad illuminare i suoi capelli di pagliuzze dorate…Lentamente, e
altrettanto silenziosamente, si avvicinarono al suo letto, dove Buffy si inginocchiò,
restando col viso a qualche decina di centimetri da quello di Dawn: restò
così, semplicemente a guardarla dormire, per qualche secondo, poi si
allungò fino a darle un bacio in fronte…al che, la ragazza si mosse
leggermente, socchiudendo gli occhi. Li aveva appena richiusi quando li spalancò
all’improvviso.
E fu con la voce impastata dal sonno che pronunciò le sue prime parole.
“O mio Dio…Buffy!”
Senza neanche alzarsi a sedere, si allungò ad abbracciarla stretta, continuando
a ripetere il suo nome: Buffy, dal canto suo, riusciva solo a stringerla a sua
volta, accarezzandole i capelli che profumavano di fiori di campo, tentando
di calmarla ma essendo anche lei piuttosto agitata, riuscirono solo a piangere
un po’ dalla felicità e a continuare a tenersi abbracciate.
Angel era rimasto alle spalle di Buffy, a guardarle: faceva bene al cuore vederle
così felici…Decisamente, si meritavano un po’ di felicità
dopo tutto quello che avevano passato.
Quando Buffy smise di piangere, prese il volto di Dawn tra le sue mani, asciugandole
le lacrime che ancora le rigavano il volto.
“Adesso basta piangere…Mentre ti lavi, noi scendiamo giù
a preparare una super colazione…che ne dici, ti va l’idea?”
Dawn la ricompensò con un sorriso così luminoso che sembrò
che il sole fosse entrato nella stanza.
“Certo che mi va! Farò in un lampo…”
Detto fatto, balzò giù dal letto, non prima di aver dato un sonoro
bacio sulla guancia di Buffy e aver stretto Angel in un abbraccio ancora più
forte dei precedenti. Fece poi per dirigersi verso il bagno, quando ci ripensò,
tornò indietro e diede anche a lui un bacio sulla guancia. Poi, scappò
in bagno.
Buffy era rimasta a fissare la sorella scomparire dietro la porta: poi, il suo
sguardo si spostò verso Angel, sul cui viso era ancora visibile il rossore
che Dawn aveva provocato con il suo atteggiamento affettuoso.
“Molto bene…sembra che tu piaccia molto alla mia sorellina!”
Angel abbassò appena lo sguardo, leggermente imbarazzato.
“Sembrerebbe di sì…”
Buffy, sempre guardandolo, gli si avvicinò lentamente, fino a circondargli
la vita con le braccia.
“Ma sai una cosa? Sua sorella ti ama da morire…”
Lui si era incantato nei suoi occhi…vi vedeva infinite possibilità,
infinite esperienze che potevano finalmente condividere.
“Bene…perché anch’io ti amo, Buffy…ti amerò
sempre”
Alzandosi in punta di piedi, lei si allungò fino a raggiungere la sua
bocca, per un bacio che piano piano andò infuocando i loro cuori…
Ma furono riportati alla realtà da una voce proveniente dal bagno: Dawn
faceva capolino, leggermente rossa in viso per aver colto i due ‘piccioncini’
in tenero atteggiamento…ma felice per Buffy.
“E la mia colazione? Lo sapete quanto è importante nell’alimentazione
di una giovane in crescita?”
Angel e Buffy restarono fronte contro fronte per qualche secondo, sorridendo
per essere stati colti in flagrante, poi Buffy si voltò verso la sorellina.
“Lo sappiamo, lo sappiamo….infatti, stavamo giusto…”
“Baciandovi?”
Detto questo, Dawn sparì dietro la porta per finire di prepararsi.
“Ma tu guarda…Beh, in effetti, non è che abbia torto!”
“No, infatti”
Angel le aveva dato ragione.
E come non farlo?
Li aveva beccati!
Sempre tenendosi per mano, Buffy guidò Angel al piano inferiore dove
si dilettarono a preparare la prima colazione insieme: lei si divertì
molto quando lo vide armeggiare con pentole e fornelli…Sapeva che ne aveva
già visti, ma dubitava che ne avesse mai usato uno…certamente non
per sé.
Decise di toglierlo d’impaccio, e ridusse il suo compito a fare la spremuta
per tutti: così, lei, avrebbe potuto concentrarsi su frittelle e toast.
Un delizioso profumino aleggiava per la cucina, quando Dawn finalmente scese
dabbasso. Andò subito al bancone, e prese un toast con un bicchiere di
spremuta.
Buffy notò che evitò volutamente le sue frittelle.
“Ma come? Io ci ho messo tanto impegno e tu neanche le assaggi? E dov’è
finita la colazione, pasto più importante per una giovane in crescita?”
Dawn continuò imperterrita ad addentare il suo toast, mentre dava un’occhiata
di sfuggita alla pila malferma di frittelle che Buffy aveva adagiato su di un
piatto.
Storse leggermente il naso, prima di ribattere.
“Sì…e proprio perché è importante, salto le
tue frittelle…sai, non hanno un’aria molto…come dire, salutare”
Buffy spalancò gli occhi, fingendosi infastidita: beh, ad essere sinceri,
un poco lo era…ci aveva messo tutto il suo impegno nel prepararle e ora
venivano sdegnate a questa maniera!
Poi guardò le sue frittelle e notò che Angel ne stava addentando
una: la sua espressione rimase a lei imperscrutabile, fino a quando parlò.
“Dovresti provarle, Dawn…sono un’esperienza…unica!”
Buffy fu tutta felice, qualcuno che apprezzava la sua cucina!
Dawn fece crollare all’istante tutta la sua felicità.
“E secondo te, dovrei fidarmi del giudizio di Angel che mangerebbe qualsiasi
cosa fatta da te e continuerebbe a dire che è la cosa più buona
mai cucinata? Andiamo, Buffy.…”
Buffy guardò prima la sorella, poi spostò il suo sguardo su Angel
che si sentì improvvisamente chiamato in causa.
“A me non sembra così disgustato…e del mio giudizio, ti fidi
del mio giudizio?”
Detto questo, afferrò anche lei una frittella e l’addentò.
L’espressione che fece subito dopo, fece ridere di gusto sia Dawn che
Angel…Aveva aggrottato la fronte e ora stava fissando la frittella che
teneva in mano: quando riuscì ad inghiottire il boccone, la posò
subito sul piatto e tolse di mano ad Angel quella che stava mangiando.
“Ti proibisco di continuare a mangiare questa roba! Mio Dio, Dawn, avevi
ragione: sono disgustose…mai mangiato niente di più terribile!”
Guardò sorpresa Angel che si stava gustando la sua spremuta.
“Ma come diavolo hai fatto a mangiarne quasi una intera?”
Lui la guardò con l’aria più innocente del mondo e le fece
una tenerezza così infinita che il cuore le si riempì d’amore….solo
per lui.
“A me piaceva…e poi, l’amore rende tutto più buono”
“Hai visto? Che ti dicevo io? Lo avrebbe detto di qualsiasi cosa…”
Buffy la guardò, fingendosi arrabbiata, poi notò che era piuttosto
tardi.
“Hey, ma tu non hai scuola oggi?”
Dawn apparve subito dispiaciuta…
“Ma Buffy, io volevo passare un po’ di tempo con te…Sei appena
tornata…”
“Appunto, avremmo tutto il tempo che vorrai: dovrò passare la mattinata
con Giles che, penso, vorrà di nuovo sentire il racconto e tutto il resto…Non
riuscirei neanche volendo a passare un po’ di tempo con te…Ma se
vai a scuola, quando torni, potremo stare un po’ insieme”
Dawn, con lo sguardo poco convinto, afferrò la sua borsa e prese ancora
un toast, prima di uscire.
“E va bene…Ciao”
Uscì di casa, chiaramente controvoglia…Buffy andò sulla
porta per salutarla e quando rientrò, Angel stava addentando una delle
sue frittelle.
“Ma davvero ti piacciono? Sono la cosa più terribile che abbia
mai assaggiato…”
Lui posò la frittella e andò verso di lei che, nel frattempo,
era rientrata chiudendosi la porta alle spalle: le circondò la vita con
le braccia e la strinse a sé, sentendo ogni centimetro del suo corpo
aderire a quello di lei…Questo contatto gli diede un brivido, che Buffy
notò.
“Hey…ma tu tremi…Tutto bene?”
Angel la fissò negli occhi, incapace, subito, di proferire parola…la
strinse solo più forte.
“Benissimo. Sei tu a farmi questo effetto, sai?”
Buffy allungò le braccia e gliele mise intorno al collo, spostando i
capelli indietro con un movimento della testa che permise ad Angel di sentire
il suo profumo andargli incontro come un’ondata di felicità e guardandolo
a sua volta negli occhi.
“Bene, direi che allora è tutto a posto…visto che anche tu
mi fai questo effetto”
Si alzò in punta di piedi per arrivare a baciarlo.
E lo fece con una tale delicatezza che, dagli occhi di Angel, vennero giù
alcune lacrime…Che la mano di Buffy fu subito pronta ad asciugare.
“Basta lacrime…ora è venuto il momento di essere felici…”
Buffy glielo aveva sussurrato, stringendosi al suo petto come alla ricerca di
un rifugio sicuro. Angel, dopo qualche momento, la scostò delicatamente
da sé e le alzò il viso con due dita: dai suoi occhi stavano scendendo
delle piccole lacrime cristalline.
“Dicevamo?”
Lei rise, asciugandosi il volto.
“Beh, facciamo così: queste erano le ultime della giornata, va
bene?”
Lui le prese il viso tra le mani, carezzandolo.
Sentendo che la voce sarebbe stata rotta dall’emozione, annuì solamente.
I loro occhi erano ancora saldamente ancorati gli uni negli altri, incapaci
di separarsi: stavano recuperando tutto il tempo in cui erano rimasti lontani,
in cui non si erano visti…Ma per loro fu come se neanche un secondo fosse
passato da quel terribile istante in cui Angel era scomparso nel fumo: fu come
se il dolore, il devastante senso di perdita fossero stati cancellati via con
un soffio.
In silenzio si baciarono, e non fu come prima.
C’era qualcosa di solenne in quel momento che rese tutto più particolare.
Era come se ognuno dei due dicesse all’altro che niente
era cambiato e che si appartenevano ancora: ora, finalmente, potevano stare
insieme come avevano sempre desiderato e mai potuto, e non avrebbero lasciato
che niente e nessuno potesse impedire loro di raggiungere quella felicità
così a lungo agognata.
In quel bacio ci fu tutta la disperazione, la necessità, l’urgenza
di chi ha perso tanto…ma ci fu anche tutto l’amore e tutta la passione
di chi ha ritrovato tanto.
Era come se prendessero aria uno dall’altro, come se fossero necessari
per andare avanti…
Angel si sciolse da quel bacio solo per prendere Buffy in braccio, che continuava
a baciargli il collo: non voleva assolutamente fargli mancare i suoi baci ora
che potevano finalmente stare insieme: salì al piano di sopra, fino a
raggiungere la camera di lei.
Solo quando fu vicino al letto, la lasciò andare: ve la depose sopra,
delicatamente, ma non riuscì ad allontanarsi – neanche se avesse
voluto, e lui non voleva – perché Buffy lo trattenne, attirandolo
a sé per un altro lunghissimo, bruciante bacio.
Erano spinti da una tale frenesia che in pochi secondi ogni impedimento tessile
fu gettato sul pavimento: appena furono nudi, così vicini da poter sentire
uno il calore dell’altro, fu come se il tempo si diluisse…Tutto
fu rarefatto, quasi a sottolineare ogni singolo istante.
E così fu.
I loro movimenti divennero lenti, come se avessero paura che
tutto passasse troppo in fretta…
Angel accarezzò un’ultima volta i capelli di Buffy, poi si perse
nei suoi occhi.
“Ti amo”
“Ti amo anch’io”
Lei aveva risposto sorridendo, riempiendo il suo cuore di una felicità
così perfetta che non pensava potesse esistere…ma nulla importò
più, a nessuno dei due, perché ognuno trovò quel che cercava
– che aveva cercato per così tanto – nell’altro.
In un’estasi totale e magnifica.
CAPITOLO XII
Tre anni dopo.
Fairview Avenue 1357.
Un bell’edificio di due piani, circondato da un prato su cui campeggiavano
giocattoli da ogni parte.
Il silenzio della zona era rotto dalla voce di Angel.
“Guarda che se ti acchiappo…”
La ‘minaccia’ era rivolta contro una bimba di circa due anni, che
gli trotterellava intorno, cercando di farsi acchiappare dal suo papà:
aveva lunghi capelli color del grano maturo, e deliziose lentiggini che davano
al suo viso un’espressione dispettosa, ma tanto, tanto dolce.
Almeno così la pensava il suo papà che, allungandosi, riuscì
a prenderla e la fece roteare in aria, provocando gridolini di gioia da parte
della bimba.
“Ahhhh…..sìììì…sììììì….ancoa,
papà, ancoa…”
Angel la tenne stretta tra le sue braccia, guardandola e sistemandole i capelli:
gli pareva ancora un sogno essere lì, sul prato di casa loro, a giocare
con quel tesoro….sì, perché per lui, Deirdre era un tesoro
se non un miracolo…Era il miracolo compiuto dal loro amore.
Guardò la bimba che batteva le manine davanti a sé, cercando di
farsi ancora rincorrere dal suo adorato papà…aveva le guance color
porpora dal caldo, avendo giocato con lui per quasi tutto il pomeriggio.
“E poi cosa dirà la mamma? Così sgriderà tutti e
due perché non abbiamo fatto il bagnetto…”
La bimba si illuminò: anche se giocare era decisamente l’occupazione
che più le piaceva, adorava l’acqua e ogni volta che si pronunciava
la parola bagno lei andava letteralmente in estasi.
E anche questa volta non fu da meno.
“Sììììì….”
Si divincolò dalle braccia di Angel finché lui non dovette lasciarla
andare: prendendo il suo pupazzo preferito, Mister Bunny - un coniglio che Anya
le aveva regalato lo scorso Natale – per un’orecchia, trotterellò
fin dentro casa…Lui la guardò divertito, perché sapeva che
sarebbe andata a prepararsi le cose che lei riteneva indispensabili per un bagnetto:
pupazzi, pupazzi e ancora pupazzi!
Si guardò un attimo in giro e, sistemati alcuni giocattoli in un grande
cesto, rientrò anche lui, pronto a trovare la bimba, nascosta in qualche
improbabile posto.
Era il loro momento: ogni volta, lei si nascondeva ed Angel doveva trovarla:
se ci riusciva abbastanza in fretta – e di solito così era –
tempestava la bimba di baci, facendola ridere fino a colorarle le guance di
rosso…
Anche questa volta, la trovò nascosta sotto il loro letto – era
il suo nascondiglio preferito – e, recuperatela, andarono a fare il tanto
agognato bagnetto.
“Hey…sono a casa!”
Buffy aveva lasciato cadere la sua borsa sulla sedia che era vicino alla porta.
Toltasi anche la giacca, fece capolino in tutte le stanze del piano terra, cercando
suo marito e sua figlia, ma non trovò nessuno. Aveva visto che in giardino,
c’erano ancora dei giocattoli sparsi qua e là: anche se Angel aveva
cercato di mettere a posto, evidentemente, Deirdre aveva reclamato la sua presenza,
impedendogli di finire.
Salì le scale e appena mise piede al piano superiore, sentì una
musica lieve provenire dalla camera della bimba: facendo più silenziosamente
che poté, scostò la porta quel tanto che bastava per entrare e
la scena che vide le riempì il cuore di amore e orgoglio.
Angel era seduto sulla sedia a dondolo vicino al lettino, e, tenendola in braccio,
avvolta in una leggera copertina – dono di Willow – si erano addormentati:
la bimba era raggomitolata tra le sue braccia, mentre Angel aveva posato la
sua testa su quella di lei e la teneva stretta, come se qualcuno avesse potuto
portargliela via. Buffy sapeva che niente e nessuno era in grado di separare
quei due, c’era un legame così speciale che faceva bene al cuore
vederli insieme…
Nella stanza, la musica irlandese era diffusa dal piccolo stereo: a Deirdre
piaceva essere cullata dalle antiche melodie della terra del suo papà:
quando le avevano promesso che ce l’avrebbero portata, non erano più
riusciti a parlare d’altro, per quel giorno: aveva voluto sentire tutte
le storie che Angel conosceva, tutte le leggende, tutto…
Buffy si avvicinò silenziosamente, prese la bimba in braccio, cercando
di non svegliarla, e la depose nel suo lettino: non appena le rimboccò
le coperte, le diede un bacio in fronte subito prima di essere tirata indietro
da due mani forti…Se non aveva svegliato la bimba, aveva svegliato Angel,
che ora la teneva stretta a sé, sulla sedia.
“Hey…bentornata. Tutto bene al lavoro?”
Da quando era tornata, libera dalla caccia, il Consiglio le aveva affidato l’incarico
d preparare le future Cacciatrici: le avrebbero mandato le ragazze con le potenzialità
giuste da allenare, istruire.
In fondo, lei era stata la migliore, nonostante la sua giovane età, aveva
evitato innumerevoli volte la fine del mondo, combattuto nemici mortali e terribili,
riuscendo sempre ad uscirne.
Avevano deciso di affiancarle Giles: visto che Buffy non era più la Prescelta,
sarebbe dovuto tornare in Inghilterra, ma fecero quest’eccezione, dato
l’ottimo lavoro che aveva sempre svolto…e dietro insistenza di Buffy.
Ora stava lavorando con una ragazza molto giovane – aveva appena un anno
più di quanto aveva lei quando aveva iniziato – Joanne, che si
era trasferita nella locale scuola, ricostruita sui vecchi resti.
Erano impegnate da diversi giorni nello studio di alcuni demoni: Giles faceva
la parte teorica, mentre lei le spiegava il modo migliore per un agguato e per
il combattimento. Al contrario di lei, amava molto i libri ed era la gioia di
Giles: si perdevano in lunghissime chiacchierate su un certo argomento e Buffy
doveva dare un urlo a tutti e due per riuscire a portare Joanne in palestra:
non voleva che dovesse essere spaventata come lei alle sue prime cacce…Certo,
la paura ci sarebbe stata – era quella che ti teneva in vita, non permettendoti
mai di distogliere l’attenzione – ma voleva fare tutto il possibile
affinché fosse preparata. Una settimana dopo sarebbe arrivata un’altra
ragazza, dall’Europa, per iniziare anche lei l’addestramento.
“Bene, sì…Joanne sta facendo progressi notevoli…mentre
io mi sto un po’ arrugginendo: ho dolori praticamente dappertutto!”
Lui prese a massaggiarle le spalle: pensò che Buffy dovesse apprezzare
la cosa visto che i suoi muscoli stavano rilassandosi e lei si stava lentamente
lasciando andare verso di lui…fino ad essere guancia contro guancia.
“Uhm…che meraviglia…”
Gli stampò un bacio sulla guancia, poi si alzò e gli tese la mano
che lui subito afferrò: dando un ultimo sguardo alla loro bimba –
che dormiva tenendo stretto Mister Bunny – abbassarono ancora un po’
la musica e uscirono dalla camera, solo per andare nella loro.
Buffy iniziò a prepararsi per una doccia, chiedendo ad Angel della sua
giornata lavorativa.
“Bene…sono tornato prima dal Magic Box per stare un po’ con
Deirdre e lasciare che Tara raggiungesse Will: stasera è il loro anniversario,
lo sai…Oggi non c’era poi così tanta gente…”
Da quando Giles affiancava Buffy nel compito di istruire le future possibili
Cacciatrici, il Magic Box era passato ad Angel: Anya e Xander, infatti, si erano
trasferiti, visto che lui aveva ricevuto un’interessantissima offerta
di lavoro da un’azienda produttrice di materiali per l’edilizia.
E forse, era stato meglio così: Xander non era riuscito ad accettare
il ritorno di Angel e quelle poche volte che si erano ritrovati tutti insieme,
Anya lo aveva dovuto portare via a forza.
Continuava a tenersi in contatto con Willow, la quale aggiornava anche Buffy
su come stava il loro amico.
Angel era stato dispiaciuto della cosa: non aveva mai avuto in simpatia Xander,
ma essere motivo di screzio per Buffy con i suoi amici era l’ultima cosa
che avrebbe voluto…Ne avevano parlato, e lei lo aveva rassicurato, dicendogli
che, a volte, le cose non vanno come si vorrebbe…Aveva capito il suo dispiacere,
e lo aveva amato ancora di più anche per questo: sapeva andare oltre
i suoi sentimenti per lei, e questa era stata una cosa che non era cambiata
col tempo.
Così, Angel aveva affidato la Angel Investigations a Wesley, Gunn e Cordelia,
che avrebbero continuato a combattere ed aiutare la gente che si trovava nei
guai…Naturalmente, non avrebbero potuto più combattere tutti i
demoni come prima – quando il loro capo era un vampiro, e che quindi,
combatteva quasi ad armi pari col demone di turno – ma era sicuro che
avrebbero fatto il possibile. Cordelia era stata quella che aveva patito di
più durante questi mesi: aveva continuato imperterrita con la sua ricerca,
ma alla fine, stava iniziando a disperare, quando, una telefonata da Sunnydale,
le aveva restituito il sorriso…
Naturalmente, era dovuto andare fino a Los Angeles per prendere le sue cose,
sistemare eventuali lasciati in sospeso ma, più che altro, per salutare
i suoi amici.
L’addio – lui preferiva arrivederci…in fondo, non erano poi
così lontani – fu pieno di speranza per il futuro: Angel si sentiva
pronto ad affrontare questa nuova vita che si dipanava davanti a lui…insieme
a Buffy.
Gunn era rimasto abbastanza freddo, mentre Cordelia non era riuscita a trattenere
le lacrime, e anche a Wesley ne scappò una, che asciugò però
molto velocemente: Angel se ne accorse e andò ad abbracciarlo…Il
timido inglese si lasciò andare a quel saluto: poco tempo prima avrebbe
detto impossibile che sarebbe riuscito a stimare così tanto una vampiro…certo,
adesso era un uomo, come lui, ma quando si era conquistato la sua amicizia e
la sua stima, era un demone. Con l’anima.
E così, tornato da Los Angeles, il negozio era rimasto affidato ad Angel
e a Willow, che si occupava del reparto magia, che stava riscuotendo molto successo;
avevano tenuto la palestra sul retro, in cui Buffy portava le ragazze per qualche
allenamento speciale: infatti, c’erano custodite tutte le armi che il
signor Giles teneva in biblioteca ai tempi del liceo…dalle semplici aste
di legno alle armi più antiche e complesse da maneggiare.
“Spero che passino una bella serata…Se lo meritano…”
Era rimasta in mutandine e reggiseno e stava raccogliendo i vestiti per metterli
a lavare: Angel era semisdraiato sul letto, appoggiato su un gomito, e ancora
una volta si meravigliò di quanto era bella…I suoi muscoli non
avevano perso la loro tonicità, anche se non era più la Cacciatrice
il lavoro da trainer la teneva costantemente in allenamento. Naturalmente, la
gravidanza le aveva lasciato qualche forma più rotonda, più morbida,
ma a lui piaceva: per lui, era sempre la perfezione, qualsiasi peso avesse avuto.
Semplicemente, non gli importava.
E decise di dimostrarglielo.
Ancora.
Proprio mentre lei si era abbassata a prendere una maglietta
caduta vicino a dove c’era Angel, lui allungò il braccio e l’attiro
a sé.
“Angel!”
Lei si era finta arrabbiata da questo suo atteggiamento…
“Dai, devo fare il bucato e ho anche tutte le cose di Deirdre da sistemare…Senza
contare la cena da preparare…”
“Per Deirdre è già pronto, e noi due potremmo farci una
pizza…le altre cose possono aspettare…”
Detto questo, le tolse i vestiti che aveva raccolto di mano e li gettò
di lato, per poterla avere tutta per sé.
Per il resto della loro vita.