Written by Juliette
Translated by Claddagh Lovers
Disclaimer: tanto per cambiare, qui non c’è niente di mio, nemmeno
la ff.
Summary: nel giorno del suo 17^ compleanno Buffy fa sesso con Angel, un uomo
che non conosce nemmeno, rimanendo incinta. Dopo 10 anni si incontrano di nuovo
e…
Rating: + o – R; AU, Romance
Pairing : un ennesimo B/A, ovvio!
Dedicated to: ki ha avuto la pazienza di aspettare mesi x leggere il finale
di The Marriage Deal! :)
“SORPRESA!” gridarono gli amici di Buffy
quando lei entrò nel Chez Pierre, un costoso locale, insieme alla sua
migliore amica Willow Rosenberg.
Era il suo 17^ compleanno e tutti i suoi amici erano lì: Xander con la
sua ragazza Anya, Dru e Spike, Ford, Pike, Taylor e Jenny, Amy, e ovviamente
suo padre Dean Summers che l’abbracciò calorosamente.
“Buon compleanno, tesoro!” disse allegro Dean alla sua (non più)
bambina.
“Grazie, papà” sorrise Buffy.
“Accidenti, assomigli così tanto a tua madre!” Dean la prese
per gli avambracci e la guardò attentamente. “La mia bellissima
bambina!”.
Se un qualunque altro ragazzo glielo avesse detto, lei sarebbe arrossita, ma
non con suo padre. Lui le diceva sempre cose del genere.
La madre di Buffy era morta per un tumore al cervello quando lei aveva 5 anni.
Dean aveva passato ogni notte al suo fianco finchè non aveva esalato
l’ultimo respiro. Lui aveva avuto bisogno di un po’ di tempo per
riprendersi, e alla fine ci riuscì. Ma Buffy non ricordava molto della
sua mamma. Era troppo piccola. Tutto quel che aveva era il padre che l’aveva
cresciuta.
“B- compleanno, B!” l’abbracciò Faith. “Sembra
che hai solo altre 24 ore!” Faith sollevò le sopracciglia scherzosa,
e Buffy si limitò a fissarla. Due anni prima, Faith e Buffy avevano fatto
una scommessa, quando Faith aveva perso la verginità. Buffy doveva perdere
la sua entro un giorno dopo il suo 17^ compleanno o fare una penitenza: una
table dance al Sunny Island club di L.A. Per come stavano le cose, avrebbe dovuto
pagar pegno molto presto, dopo di che non sarebbe più entrata in quel
club!
“Tieni” Spike le porse un drink. “Vediamo quanto ne riesci
a bere!”.
Era la festa d’addio al celibato di Angel Liery, e lui era già
un po’ ubriaco. I suoi migliori amici Doyle e Gunn si assicuravano che
il suo bicchiere non fosse mai vuoto, mentre di fronte a lui una stripper si
spogliava al ritmo ipnotico.
Doyle, il suo testimone, aveva scelto la stripper. La donna era bionda, più
bassa di lui e magra. Sì, aveva una donna tipo. E allora?
Stava per sposarsi con Darla Bennett, una ragazza che conosceva dal liceo. Angel
non credeva nel vero amore, ecco perché aveva detto di sì a Darla
quando lei gli aveva fatto la proposta. Lui ci teneva tantissimo a lei, e le
piaceva più di chiunque altro. Ma era amore?
“Com’è la tua festa, amico?” ghignò Gunn. “E’
un miracolo aver trovato posto! Sono pieni, stasera. Ci sono due compleanni,
un matrimonio e un battesimo!” informò Charles Gunn il quasi- architetto.
“E’ ok, direi” borbottò Angel.
“Oh-oh, non sono molto convinto. Ecco!” osservò Doyle. “Harry!”
chiamò il barista. “Ad Angel serve un altro drink!”.
“Come stai, figliolo?”. Il padre di Angel si avvicinò al
bancone del bar, insieme al suo ventitreenne zio Rupert Giles.
“Oh, lo stiamo riempendo!” disse Gunn ai due uomini ridacchiando.
Il mondo di Buffy le stava girando intorno. Aveva cercato di camminare in linea
retta ma era caduta sul suo sedere dopo due soli passi. Non era mai stata così
ubriaca.
Riusciva a malapena a vedere suo padre flirtare con la cameriera, cosa che probabilmente
non sembrava agli altri schifosa quanto lo sembrava a lei, perché la
cameriera aveva l’aspetto di una ventenne e suo padre aveva 36 anni! Anche
se non li dimostrava.
Non aveva la minima idea di dove fosse o di dove stesse andando, perciò
si limitò a camminare, scontrandosi direttamente con il più bel
corpo che avesse mai visto.
Angel non riusciva più a pensare correttamente. Era talmente ubriaco che ormai sentiva a malapena il suo corpo. Beh, almeno non era ubriaco quanto Doyle e Wesley. I due erano al centro del bancone, a cantare a squarciagola Let it be, e potè sentire chiaramente Doyle cadere dal “palco”. Poi incontrò la ragazza più bella che avesse mai visto. Abbassando lo sguardo vide una bella bionda. All’inizio pensò si trattasse della stripper, a prima vista sembravano identiche… ma poi lei lo baciò. Lui ricambiò il bacio. No, questa non era la stripper. Alla fine della sua performance lei lo aveva baciato e non era stato lo stesso. Quello era stato seplicemente lavoro, questo era delicato e dolce, eppure aveva anche una forza nascosta. Tutto ciò che sapeva era che voleva di più di lei, quindi la strinse a sé e la portò nella più vicina camera vuota. E sebbene non sapesse affatto cosa stesse facendo, era il miglior viaggio verso l’estasi che avesse mai intrapreso. La sensazione della pelle della ragazza sotto le sue dita e la sua lingua era incredibile. Così incredibilmente liscia e delicata. Sapeva che anche lei se la stava godendo, perché l’aveva sentita ansimare e gridare sopra di lui.
Tutto quello che lei sentiva di sottofondo era un remake
davvero poco felice di Let it be quando quelle perfette labbra si chiusero sulle
sue e delle forti braccia la strinsero portandola oltre la porta successiva.
Non aveva idea di cosa stesse facendo, ma gli stava strappando i vestiti e lo
stava spingendo sul tavolo vicino. Era la sensazione più sorprendente
che avesse mai provato. Era fuoco e passione e desiderio e sapeva che non poteva
sopravvivere un altro momento senza toccare questo tizio. Era pazzesco, lo sapeva
nonostante la quantità di alcol nel suo sangue, ma onestamente non le
interessava. E sapeva che anche lui se la stava godendo, perché l’aveva
sentito ansimare e gridare sotto di lei.
Angel si risvegliò con la più grande emicrania che immaginava
potesse esistere. Gli faceva male la testa al punto che poteva sentire il sangue
scorrerci rumorosamente e dolorosamente. Nemmeno dopo il suo 20 ^ compleanno,
quando per la prima volta aveva bevuto troppo, aveva avuto un mal di testa simile.
Beh, quello e anche una bella bionda nuda, sdraiata accanto a lui sul pavimento
del Chez Pierre. E quando i ricordi dell’ultima notte gli tornarono in
mente, si sentì in colpa. Era il giorno del suo matrimonio, Dio santo!
Ma pensandoci su, non avrebbe voluto altro perché era stata la notte
più speciale della sua vita; e non sapeva nemmeno il suo nome!
“Hey” salutò la strana ragazza quando lei si stiracchiò
e aprì gli occhi.
Lei boccheggiò e si guardò intorno shockata, rendendosi conto
di quel che aveva fatto. “Oh. Mio. Dio.” disse lei senza fare rumore.
Aveva perso la sua verginità quella notte, senza sapere chi fosse quel
tipo. Diavolo, non sapeva nemmeno il suo nome!
“Allora” disse Buffy. “Ieri c’era il mio compleanno.
Tu a che festa eri?” borbottò Buffy, alquanto imbarazzata, cercando
i suoi vestiti.
“Era la mia festa d’addio al celibato” disse Angel senza riflettere.
E quando lei spalancò i suoi bellissimi occhi nocciola e lo fissò
shockata si rese conto di ciò che aveva detto. Lei si vestì in
fretta.
“Hey…no… aspetta! Ti prego… ASPETTA!” la chiamò
Angel, ma lei aveva già raccolto le sue cose e lasciato l’edificio.
Quando Buffy arrivò a casa, scappò direttamente in bagno. Il mal
di testa era decisamente più forte di quelli che aveva già avuto,
e in quel momento promise a se stessa – per circa la centesima volta –
che non avrebbe più toccato alcol in vita sua. Ora sapeva cosa poteva
succedere, se l’avesse fatto.
Fantastico. Decisamente fantastico. Aveva davvero condiviso l’esperienza
più intima della sua vita con un tizio che stava mettendo le corna alla
sua ragazza! Ma quello che la spaventava di più era che le era davvero
piaciuto farlo col bastardo. No, anche di più: era stata la notte più
dannatamente bella della sua vita!
E, oh Dio! Non avevano usato protezioni! Come avrebbero potuto? Si erano praticamente
saltati addosso ed erano completamente ubriachi.
Lei entrò silenziosamente nella camera di suo padre e fu sollevata nello
scoprire che era vuota. Il che non avrebbe dovuto essere una sorpresa. Considerando
che erano le 11, lui era sicuramente a lavorare.
Andò in cucina e trovò un biglietto sul frigo.
Buongiorno, tesoro
Spero tu sia tornata tranquillamente da Willow
La colazione è nel frigorifero
Avrò molto da fare oggi perciò non aspettarmi.
Ti voglio bene, papà
Beh, a quanto pare Willow aveva mentito per lei, cosa
per cui le era davvero grata. Buffy afferò il telefono, chiamando la
prima persona che le venne in mente in quella situazione.
“Pronto?” rispose una voce assonnata.
“Faith, puoi venire qui, per favore? E porta uno dei tuoi test della gravidanza”.
“Vuoi tu, Darla Bennet, prendere Angel Liery come tuo sposo e amarlo ed
onorarlo nella gioia e nel dolore finchè morte non vi separi?”
“Lo voglio” disse Darla sorridendo.
“E vuoi tu, Angel Liery, prendere Darla Bennet come tua sposa e amarla
ed onorarla nella gioia e nel dolore finchè morte non vi separi?
“Lo voglio” rispose Angel, mentre il suo sorriso s’imbronciava
leggermente.
La striscia del test era rosa. E sembrava che Buffy
non riuscisse a smettere di piangere tra le braccia di Faith.
“Come l’hai capito così presto? Normalmente si capisce solo
dopo un mese circa!” disse Faith alla bionda.
“Adesso che faccio?” singhiozzò la bionda. “Cosa dico
adesso a mio padre?”.
“Oh, andiamo, B! Non devi preoccuparti di tuo padre. Quell’uomo
ti adora. Sei tutto il suo mondo!” disse Faith cercando di far calmare
l’amica. “Ti capirà e ti sosterrà in ogni tuo passo!”.
“Immagino sia così” rispose lei, tirando su col naso.
“Quello a cui devi pensare è se vuoi tenere il bambino” sospirò
Faith.
Dean Summers quasi vomitò alla notizia. La sua figlioletta era *incinta*.
No, la sua figlioletta aveva fatto SESSO!
Aveva bisogno di qualche minuto (correzione: ora) per raccogliere i suoi pensieri
e per poi poter affrontare la sua dolce figlia, di nuovo.
“Terrai il bambino?” le chiese.
“Papà, come potrei non farlo? Qualcuno lassù ha deciso che
è ora che questo bambino nasca. Come potrei ucciderlo? E’ già
parte di me?” sospirò Buffy,
Dean fece una faccia intenerita e abbracciò calorosamente sua figlia.
“Questa è la mia figliola!” disse quasi piangendo. “Ma
sei comunque *così* giovane!”
“Tu e mamma eravate più grandi di me solo di un anno quando lei
rimase incinta!”
“Sì, ma eravamo sposati e sapevamo perfettamente quello che stavamo
facendo!” protestò Dean.
Buffy ridacchiò leggermente. “Papà, lo so che sono stata
un incidente! Me l’hai detto tu stesso!”
“Ma sei amata come se avessimo deciso di averti!” si difese Dean
Summers ridendo.
“Che c’è?”
“Beh, almeno hai vinto quella scommessa! Ora non devo preoccuparmi che
tu vada in qualche club a fare la table dance!” sorrise compiaciuto.
“Molto divertente!” ringhiò Buffy, con la voce carica di
sarcasmo.
Dieci anni dopo
“Mamma? Mamma!!!” urlò Deanna Summers nella loro casa. “MAMMAAA!”
gridò ancora Deanna e vide sua madre correre giù nel corridoio
per prendere il suo giubbotto.
“Sono pronta!” disse Buffy, baciando la figlia sulla fronte e avvicinandosi
alla porta per andare all’incontro genitori-insegnanti.
Buffy odiava quegli incontri. Gli insegnanti di sua figlia la criticavano e
la guardavano come se fosse una sgualdrina incapace di crescere sua figlia,
perché era ancora giovane e lo sembrava ancora di più, mentre
la figlia sembrava molto più grande dei suoi nove anni, il che non era
una sorpresa, visto che la maggior parte degli insegnanti non sapeva che Deanna
aveva saltato due anni di scuola e stava per saltarne un altro, cosa che le
dava un ulteriore motivo per non andare all’incontro. Deanna era un bambino
prodigio, proprio come lo era stata Buffy alla sua erà. Perciò
che bisogno c’era di andare a parlare con i suoi insegnanti?
Deanna aveva avuto il nome da suo nonno, che aveva preso il posto di ‘padre’
nella vita della giovane ragazzina. Ma conosceva la storia di suo padre, ma
non le importava più di tanto. Ovviamente le sarebbe piaciuto incontrarlo,
ma solo quando avrebbe già saputo che lei esisteva. Enie, come la chiamava
spesso sua madre, somigliava molto a Buffy, tranne per i capelli castani e gli
occhi nocciola.
Buffy e Deanna vivevano in un costosissimo appartamento nel centro di L.A. Dean
era il proprietario dell’intero edificio, quindi praticamente viveva nell’appartamento
accanto. La giovane madre aveva pensato prima di spostarsi in una piccola città,
Sunnydale, ma aveva lasciato cadere il pensiero quando suo padre le aveva annunciato
che lei avrebbe ereditato la Summers & Co dopo i suoi 50 anni. Fino ad allora
sarebbe stata il suo braccio destro e avrebbe condotto quasi tutti i progetti.
Dean amava sia sua figlia sia sua nipote e voleva solo il meglio per le due.
Spesso faceva da babysitter per Deanna e la portava a lavoro con lei di tanto
in tanto, come aveva fatto con Buffy quando lei era piccola. Era quello il progetto
fi quel giorno.
“Possiamo andare adesso?” chiese lui a Deanna, in piedi vicino alla
porta dell’appartamento di sua figlia.
“Sì!” sorrise Deanna afferrando il suo zainetto Jansport
e la giacca prima di uscire ed avviarsi verso la costosa macchina del nonno.
“Dean?” chiamò Enie. Lei lo chiamava sempre per nome, perchè
pensava suonasse ridicolo chiamare ’nonno’ un uomo che poteva quasi
sembrare un fratello molto più vecchio. “hai qualche riunione oggi?
Perché se ne hai, per me sarà molto noioso!” si lamentò
Deanna.
“No” disse Dean ridacchiando leggermente e accendendo il motore
della sua macchina sportiva rossa. “Ho solo un colloquio con un nuovo
dipendente. Lavorerà con Buffy per il nuovo edificio del Trump. E devo
controllare il tipo, prima di farlo lavorare con mia figlia, giusto?”
sorrise Dean ed Enie si limitò a roteare gli occhi.
Angel entrò nell’edificio della ‘Summers
& Co’ dieci minuti prima, lo sapeva. Si diceva che Dean Summers fosse
molto gentile, ma scettico e rigoroso a proposito della sua famiglia o del lavoro.
Ed Angel avrebbe affrontato entrambi gli argomenti, perché il suo collega
sarebbe stato Buffy Summers, la figlia del miglior architetto che il mondo conoscesse.
E Miss Summers era brava. Si diceva fosse brava quanto suo padre, se non migliore.
Questo significava che doveva fare una buona impressione, giusto? Ora era importante
sembrare divertente, affidabile, simpatico ed intelligente, in modo che Dean
Summers gli avrebbe permesso di lavorare per uno dei suoi progetti insieme alla
sua amata figlia genio Buffy Summers.
Da quel che aveva sentito, Buffy Summers era stata un bambino prodigio e si
era diplomata a 17 anni. Dopo si era laureata ad Harvard dopo soli tre anni
di studio e numerosi dottorati. A soli 20 anni, Buffy Summers cominciò
a lavorare per il padre ed un giorno avrebbe ereditato l’azienda.
Angel si avvicinò all’anziana signora seduta dietro allo sportello
e le chiese dove fosse l’ufficio di Dean Summers, poi prese l’ascensore
per il 79^ piano che conduceva direttamente all’ufficio di Mr Summers.
Lui bussò leggermente alla grossa doppia porta ed un forte “Avanti”
echeggiò fino alle sue orecchie.
Angel fu sorpreso di vedere dietro al tavolo un uomo che sembrava avere 35 anni,
anche se sapeva che ne aveva 47. Quasi 50! Si era aspettato un uomo con capelli
grigi e il volto segnato dalle rughe. Ma la pelle di quest’uomo era perfettamente
liscia, i capelli ancora di un profondo castano ed un grosso sorriso adornava
il suo viso.
“Buon giorno, signore” salutò educatamente Angel.
“Tu sei Angel Liery, presumo”. Dean si alzò per giungere
all’altro lato della scrivania e indicò ad Angel di prendere posto.
“Sì, sono iom signore” rispose Angel sedendosi.
“Oh, dimentica il ‘signore’. Sembra troppo da leccaculo”
scherzò Dean. “Sono Dean”. L’uomo offrì la mano.
Angel gli sorrise. “Sono Angel” rispose accettando la mano.
“Allora, Angel, dimmi qualcosa di te”.
Angel scrollò leggermente le spalle. “Ho 33 anni. Divorziato. Ho
studiato architettura e mi sono laureato a pieni voti alla UCLA a 26 anni e
ho già lavorato per diverse grosse compagnie di New York e con il progettista
dell’Empire State building”.
Dean sorrise paternamente ad Angel. “Bene, questo è molto interessante.
Allora, dimmi, perché sei l’uomo giusto per questo lavoro?”.
“Perché sono bravo. Conosco il mestiere. Ho già fatto esperienza
nel settore e sono sicuro di essere abbastanza bravo per lavorare in questa
compagnia” disse Angel.
“Mi hanno detto che eri stato accettato ad Harvard e Prinze. Perché
hai scelto UCLA?” volle sapere Dean.
“Ho scelto LA perché mi ero innamorato. E poi mi sono sposato e
lei non voleva trasferirsi, perciò rimanemmo qui. Questo è il
motivo per cui abbiamo divorziato, eravamo troppo diversi” disse Angel
al suo quasi-capo. Anche se quella non era la vera ragione per cui aveva divorziato.
Il motivo era che si era innamorato il giorno del suo matrimonio. E non di Darla.
Si era innamorata della bellissima estranea con cui aveva condiviso la notte
più bella della sua vita. Ma non l’aveva più rivista. Il
proprietario del Chez Pierre si rifiutò di aiutarlo più volte
e lui l’aveva cercata dappertutto
“Beh, credo di aver sentito abbastanza” disse calmo Dean ed Angel
immediatamente temette il peggio. “Benvenuto nella mia compagnia”.
Dean sorrise quando Angel esultò apertamente.
“Lavorerai con mia figlia e Mr Alexander Harris. Lui e la sua compagnia
costruiranno l’edificio. Scusami” disse Dean risedendosi sulla sedia
in pelle e premendo uno dei tanti pulsanti del telefono. “Amanda?”
chiamò la segretaria. “Potresti per favore mandarmi Xander?”
chiese Dean.
“Certo, Mr Summers” rispose la voce dall’apparecchio.
“temo che non potrai incontrare mia figlia oggi. Ma la conoscerai domani.
Ti mostrerà tutto quello che devi sapere” si scusò Dean.
“Hey, D-man!” gridò Xander entrando nell’ufficio, guadagnandosi
un’occhiata diabolica di Dean.
“Buon giorno anche a te, Xander” disse Dean all’amico di sua
figlia. “Xander, questo è Angel Liery. Lui e Buffy progetteranno
il nuovo centro commerciale Trump” disse all’uomo più giovane.
“Angel, questo è Alexander Harris”.
“E’ un piacere conoscerla, Mr Harris” disse educato Angel
ma Xander ridacchiò.
“Chiamami Xander. Lo fanno tutti!” disse ad Angel. “Oh, e
Dean?”
“Che c’è?” rispose Dean.
“Perché Amanda sta insegnando a Deanna a giocare a poker?”
disse Xander. “Volevo farlo *io*! Sono io il suo padrino!” si lamentò.
“*Io* sto insegnando a lei, e NON il contrario!” gridò Enie
con la sua dolce voce sottile. Poi entrò come un tornado nella stanza.
“Ok, ho meno di 10 anni. Ma sono intelligente quanto un tredicenne e questo
significa che sono già una teenager e conosco la vita! Non sono un dannato
neonato! Io SO giocare a poker!” disse Deanna al nonno.
“Ok. E chi ti ha insegnato? Così almeno non sono io il colpevole
agli occhi di tua madre?” sorrise Dean.
“Mamma!” disse Deanna scrollando le spalle, dopo di che si allontanò.
Angel ridacchiò appena. In qualche modo, quella ragazzina gli ricordava
qualcuno. Solo che non riusciva a capire chi. “Tua figlia?” chiese
a Dean.
Ed ecco che di nuovo Dean ridacchiò. “Mia nipote” spiegò.
“Quella è il marmocchio di Buffster!” rise Xander.
“HO SENTITO!” gridò da fuori Deanna.
Questa Angel non se l’aspettava, perché da quel che aveva sentito
Buffy Summers aveva circa 20 anni!.
“Quanti anni ha?” chiese Angel curioso.
“9 ANNI E 3 MESI!” gridò la ragazza dall’altra stanza.
“Tesoro, sono a casa!” disse Buffy entrando nell’appartamento.
Aveva trascorso la giornata tra vari “Oh, lei è molto giovane”,
“Immagino il padre sia più grande” e “Ha preso la sua
intelligenza dal nonno?”. Davvero, se l’inferno esisteva, allora
gli insegnanti di Deanna ne erano i re!
Oh, che soddisfazione era stata vedere la faccia di Mrs Hamilton, quando alla
domanda “Beh, so che alcuni ragazzi stupidi fanno dei figli prima di poter
far sesso, ma quelli sono troppo stupidi per diplomarsi. Lei ha finito il liceo?”
aveva risposto “nah, non lo so. Ma qualche ragazzo cono cui ho studiato
ad Harvard aveva anche dei figli!”.
“Deanna?” la chiamò di nuovo. “Tesoro,
sei qui?”. Si tolse la giacca di pelle e si avvicinò alla stanza
della figlia.
Vuota.
“Enie? Amore?” ora Buffy iniziò a preoccuparsi.
“Ciao mamma! Siamo nel salotto” gridò la figlia.
Deanna era sdraiata sul divano in pigiama che giocava a poker con suo nonno,
seduto davanti a lei.
“Papà, ciao! Non pensavo tu fossi ancora qui!”. Buffy si
piegò per abbracciare suo padre.”E tu, signorina, dovresti essere
a letto da due ore!” disse alla ragazza.
“Ma mamma! Sto vincendo!” piagnucolò lei.
“Nah, hai già vinto” affermò Dean poggiando le carte.
“SI’!” strillò la ragazza, raccogliendo i soldi dal
tavolino. “127 $ per la piccola Deanna” ridacchiò lei.
Buffy rise. “Questa sì che è mia figlia! L’hai squattrinato!
E ora a letto!”.
“Guastafeste!” borbottò Enie avviandosi verso la sua stanza.
“Hey, è per questo che esistono le mamme!”. Buffy sorrise
dolcemente “Buona notte bella”.
“Notte mamma. Notte Dean” gridò la ragazza prima di scomparire
dietro la porta.
“Dio, non avevo alcuna idea che gli insegnanti potessero essere così
crudeli!” gemette Buffy sprofondando nel posto liberato poco prima dalla
figlia.
“Oh, credimi, tesoro. Io me lo ricordo. Sono stato un giovane padre single
una volta!” ridacchiò Dean. “No, mi correggo: sono stato
un giovane padre single con una figlia dannatamente intelligente e tutti continuavano
a dirmi che dovevo assumere una baby sitter specializzata!”.
“Oh, so perfettamente cosa intendi!” si lamentò lei.
Dean improvvisamente si alzò e si avvicinò allo stereo di Buffy,
mettendo la canzone di Frank e Nancy Sinatra, “Something stupid”.
// I know I stand in line, until you think you have the time
To spend an evening with me.
And if we go someplace to dance,
I know that there's a chance
You won't be leaving with me.\\
Daen ballava per la stanza, cantando i versi di uan delle sue canzoni preferite.
// And afterwards we drop into a quiet little place
And have a drink or two.
And then I go and spoil it all, by saying something stupid
Like: "I love you." \\
Buffy rise alla vista davanti a lei. Era troppo ridicola.
A Dean Summers piacevano tutti i classici. Dean Martin, Sammy Davis jr, Barry
Manilow, Frank Sinatra, Bob Marley… tutta roba che Deanna Summers non
sopportava. A lei piacevano l’hard rock, la bossa nova, il jazz, il soul
e l’ R’n’B.
// I can see it in your eyes, you still despise the same old lies
You heard the night before
And though it's just a line to you, for me it's true
And never seemed so right before. \\
E improvvisamente Dean afferrò sua figlia e ballò con lei in modo
molto formale. Come un gentiluomo.
// I practise every day to find some clever lines to say
To make the meaning come true.
But then I think I wait untill the evening gets late
And I'm alone with you.\\
Buffy dovette ridere. Trovava sorprendente come suo padre a volte fosse dolce.
Perchè gli uomoni della sua vita non erano così? L’unica
volta in cui un uomo l’aveva trattata con la stessa tenerezza era stata
la notte del suo 17^ compleanno. ALT! Non pensarci. Coglione che tradisce la
moglie! Ricordi?
// The time is right, your perfume fills my head, the stars get red
And oh the night's so blue
And then I go and spoil it all, by saying something stupid
Like: "I love you."
I love you
I love you
I love you
I love you
I love you \\
Perchè il suo fidanzato non poteva comportarsi così amorevolmente
con lei, come suo padre? Perché non riusciva a farla sorridere, o ridere,
o a sorprenderla?
“Cosa c’è, tesoro?” chiese Dean preoccupato.
“Niente” brontolò Buffy.
“Oh, andiamo. Non credi che ti conosco meglio? Cosa hai per la testa?”.
Dean si sedette, indicandole il posto accanto a lui. “E’ per Riley?”.
Buffy gemette al nome del suo fidanzato. Riley Finn era un avvocato di successo
della Wolfram & Hart ed era gentile e dolce, ma incredibilmente noioso.
Non era ancora sicura del perché avesse accettato la sua proposta di
matrimonio.
“Lo ami?” volle sapere Dean.
Ma Buffy scrollò le spalle.
“Lo ami?” ripetè Dean. “Semplice domanda. Sì
o no?”.
“Sai – ci ho pensato molto” ammise Buffy. “Mi piace
Riley. Mi piace tantissimo, più di tutti i miei ex. E a lui piace Deanna,
e Deanna più o meno lo sopporta, cosa molto rara, considerando il suo
atteggiamento nei confronti dei miei ex… ma non lo amo davvero. Ed ho
creduto di non essere capace di amare, perché Riley è così
dolce, ma io non riesco ad innamorarmi! E poi mi sono resa conto che non sono
*mai* stata innamorata. Perciò ho pensato che semplicemente non fosse
nella mia natura provare vero amore. Ma poi mi sono accorta che io *amo*. Io
amo completamente qualcuno – Deanna. Ma non sono capace di amare qualcun
altro come amo la mia bambina. E questo mi confonde”.
Buffy inspirò a fondo. “Non dovrei sentire il fuoco, la passione
e il desiderio?” mormorò.
“Cosa ti fa credere che esista questo fuoco?” chiese gentile Dean.
“Il fatto che una volta l’ho sentito. Per una notte ho avuto quel
fuoco, quella passione, quel desiderio. Ma non sono capace di risentirlo. Ma
so che esiste e questo mi da’ fastidio. Mi da’ fastidio che ho provato
la vera estasi e l’amore con un cretino che non conoscevo nemmeno, ma
non col mio *fidanzato*!” esclamò Buffy. “Voglio indietro
la passione!” disse Buffy, alzandosi e spalancando le braccia come ali
nel cielo. “Perché apprezzare quando posso amare? Perché
muoversi quando posso ballare? Perché correre quando posso volare?”.
Buffy si svegliò presto la mattina seguante. Doveva affrontare una lunga
giornata. Si sentiva un po’ assonnata perché andata a dormire tardi.
Lei e suo padre avevano parlato fino all’alba.
Si alzò e fece un lungo bagno caldo per rimuovere la tensione dalla schiena
e si addormentò perfino nell’acqua. Non fu finchè Deanna
la svegliò quando si alzò per prepararsi per la scuola che Buffy
finalmente uscì dall’acqua. La pelle era tutta grinzosa e morbida,
ormai.
Era come un rituale mattiniero per lei. Prima il bagno (o a volte la doccia,
dipendeva da quanto tempo aveva) poi lentamente – molto lentamente –
la scelta dei vestiti, poi la colazione per Enie e lei, prima di cercare per
tutto l’appartamento le sue cose, dare un passaggio a scuola a Deanna
e infine andare a lavorare.
Quel giorno era noioso come qualunque altro. Incredibilmente era il suo 27^
compleanno.
Dio, sembrava una mamma normale, anche se non aveva ancora compiuto trent’anni!
E il fatto che il suo ragazzo – no, FIDANZATO – fosse noioso e sempre
assente e che non faceva sesso da settimane non la faceva sentire meglio.
Camminò – sempre lentamente – verso l’ascensore, come
sempre, premette il pulsante del 57^ piano e aspetto il suono e il pizzicorio
allo stomaco che l’avvertivano che l’ascensore si era fermato, raggiunse
il suo scopo e camminò verso la larga porta dove il nome Buffy Summers
era scritto in grossi caratteri e la aprì attentamente, perché
Henry, il custode, non aveva lubrificato la porta, e faceva un rumore orribile
quando la apriva con troppa forza.
E come si aspettavam c’era un uomo seduto sulla sedia di fronte al suo
tavolo che le rivolgeva la schiena. Angel Liey. Il suo nuovo collega per il
progetto dell’edificio del Trump. Il padre le aveva detto solo belle cose
su di lui e questo era piuttosto inusuale, perché normalmente Dean Summers
odiava tutte le matricole.
“Buon giorno, Mr Liery, piacere di –“ ma Buffy si interruppe
per lo shock, perché il tipo si girò non appena sentita la sua
voce e ora lei si trovava di fronte a – oh dio – quell’affare
di una sola notte di dieci anni prima e il padre di sua figlia. Oh no. Ti prego,
questo non poteva accaderle.
E lei che pensava che la sua vita fosse normale e noiosa… dov’era
la noia quando la volevi, huh?
“TU??” si gridarono a vicenda.
Angel non poteva credere ai suoi occhi. QUESTA era Buffy Summers? OH DIO! Si
era scopato la figlia del suo capo! Ok, poteva già scordarsi di questo
lavoro. Ma – oh cavolo – stava *maledettamente* bene con quel vestito.
“No, no, no, no. NO! No, no” ripetè Buffy più volte.
“TU NON sei Angel Liery! Mi RIFIUTO di crederlo. No!” disse avvicinandosi
alla sua poltrona, con le mani nei capelli, e si accasciò sul morbido
mobile, con le gambe penzolanti sul bracciolo.
Poi si alzò in un secondo e lo guardò dritto negli occhi. “Dimmi
che NON sei Angel Liery!” gli ordinò, cone la faccia risoluta e
la voce alta.
“Non sono Angel Liery” ripetè lui ridacchiando.
Buffy si imbronciò. “Mio Dio, tu SEI Angel Liery!” piagnucolò
disperata. “Ok, ho bisogno di un drink, ora”.
Oh Dio, è bellissima… ok, QUESTO DA DOVE E’ USCITO??? “Allora,
quindi tu sei Buffy Sumers?” disse lui. “Non solo, magari, la segretaria?”
chiese lui speranzoso. Allora, lo ammetto, lei E’ bellissima. Ma chi poteva
biasimarlo? Era un uomo, dopotutto.
“Buffy Summers, l’unica e sola” disse lei con fare asciutto.
“Oh dio” Angel sprofondò sulla sedia e i due stettero in
silenzio, persi nei loro pensieri.
“Aspetta” guaì Angel terrorizzato. “Quanti anni hai?
Si dice che nei hai circa 20! Allora… dieci anni fa… ti prego, dimmi
che ne hai di più” esclamò.
“Ne ho 27” disse lei ghignando. “Quindi, NO! Allora non ne
avevo dieci!” disse con la voce un po’ più alta.
“Oh”. Si sedette nuovamente e alzò la testa. “Dio,
ti ringrazio!” sospirò al cielo.
“A proposito, buon compleanno” disse Angel alla bionda, che alzò
di nuovo di scatto la testa.
“TE LO RICORDI?” gridò.
“Hey, domani sarebbe stato il mio decimo anniversario! Certo che mi ricordo
del tuo compleanno, viste le circostanze!” le disse, come se lei fosse
una ragazzina.
Buffy ridacchiò. “E’ incredibile. Nemmeno il mio fidanzato
si ricorda che oggi è il mio compleanno” gli disse lei impressionata.
“allora hai un ragazzo?” le chiese lui accigliato.
“Fidanzato. E non fare quella faccia. Tu sei sposato” gli disse
lei infastidita.
“Non lo sono” sorrise alla bionda.
“No?” rispose Buffy sorpresa. “Vuoi dire che quel giorno non
l’hai sposata?” chiese
“No” rispose “l’ho fatto. Ma non ha funzionato. Sono
divorziato”.
"Oh." Fu tutto ciò che Buffy rispose.
Poi lui si accigliò di nuovo. “NO!” gridò. “Oh
no, no, no! NO!”. Questo NON stava accadendo!
“Mi stai imitando” osservò Buffy.
“Tua figlia! Nove anni e tre mesi” guaì quando fu colpito
da una rivelazione. “Oh Dio”.
Buffy si limitò a mordersi il labbro.
Ok. Adesso sarebbe impazzito. “Ho una figlia” lui scosse la testa
disperato. “E adesso non mi ricordo nemmeno il suo nome”. Adesso
aveva mal di testa. Almeno di quello era sicuro.
“Deanna. Deanna Cameron Summers. Nata il 29 ottobre. Scorpione. A+. deve
essere il tuo sangue, io sono AB-“ gli disse Buffy piano.
“Oh Dio” ripetè Angel ancora ed ancora.
Buffy tornò nel suo ufficio qualche secondo dopo con due tazze di caffè in mano. Questo era un incubo. DOVEVA essere un incubo. Stava affrontando il padre di sua figlia dopo dieci dannati anni. Non lo vedeva da così tanto tempo. Perché doveva incontrarlo ORA?
Spalancò la porta del suo ufficio con il piede
provocando un orribile suono stridente. Giusto. Non lubrificata.
“Tieni” gli porse la tazza. Angel era ancora seduto sulla sedia.
“Immagino tu ne abbia bisogno quanto me” gli disse sarcastica.
“Non ci credo. Non può essere”.
“Beh, scusami ma è vero” quasi gridò Buffy, infastidita.
“Scusami amico, ma SI’. Tu. Mi. Hai. Messa. Incinta”.
“Tu!” si girò Angel.
“Che c’è ora?” disse arcuando le sopracciglia.
“Tu sei la madre di mia figlia” disse lui.
“Sì, pensavo l’avessimo già chiarito questo”
disse lei sarcastica. “Sei cretino?”.
Allora lui la guardò male. “No, voglio dire, tu sei la madre di
mia figlia. Che non conosco. E non so niente di te tranne il fatto che il tuo
compleanno è il 19 gennaio. E che hai perso la verginità esattamente
dieci anni fa”.
“Aspetta” lo interruppe arrabbiata. “Non lo sai questo!”
“Sì invece. Me l’ha detto tu, ricordi?”. Lui la osservò.
“Comunque; so che hai una figlia. E che ti chiami Buffy Summers, eri un
bambino prodigio, ti sei diplomata a 17 anni e sei andata ad Harvard. E stai
per ereditare la ditta d’architettura più famosa al mondo. Tuo
padre si chiama Dean Summers” disse lui accigliandosi. Sembrava proprio
che qualcosa la sapesse della donna di fronte a lui. Lei ghignò. Angel
si alzò lentamente e camminò per la stanza. “Sei fidanzata.
Il tuo gruppo sanguigno è AB-. Tuo padre è MOLTO protettivo nei
tuoi confronti. I tuoi fiori preferiti sono le rose rosse e rosa - “
“Huh?” lo interruppe di nuovo Buffy. “Come DIAVOLO lo sai
QUESTO?”
“Dalla stanza della tua festa. Era decorata solo di quei fiori”
le disse sorridendo. “Oh, e non sei esattamente in grado di reggere molto
alcol” continuò Angel guardando il soffitto. Ora era sdraiato sul
divano del suo ufficio.
“HEY!” disse Buffy. “Eri ubriaco anche tu!”.
“Hai un tatuaggio sull’interno coscia destro e uno sulla schiena.
Soffri il solletico sui fianchi, i piedi e la pancia”. Buffy voleva protestare
di nuovo. “E sei molto suscettibile a proposito della tua vita privata—“.
Buffy scosse la testa, confusa. “ Di nuovo: COME FAI A SAPERLO?”.
“Oh, andiamo” si girò per guardarla negli occhi. “Mi
interrompi quasi ad ogni frase che dico” le disse. “Oh, e Alexander
Harris sembra sia un tuo buon amico perché è il padrino di Deanna.
E credo ti piaccia la vaniglia. Ho ragione?”
Buffy ora era molto colpita. “Sì. Come-“.
“Il tuo profumo. Hai quest’odore” le disse lui sincero. “Ok,
credo di aver finito ora”.
"Wow” disse Buffy alzandosi dalla poltrona e poggiandosi sulla scrivania.
Nella stessa posizione del padre, il giorno prima. “Tu mi conosci MEGLIO
del mio fidanzato!”.
Poi si accasciò accanto a lui sul divano. “Oh dio, mi conosci meglio
del mio FIDANZATO!” piagnucolò disperata.
Angel le sorride. “Ok, considerando che sei la madre di mia figlia, voglio
conoscerti meglio” le disse.
“Non preferiresti conoscere meglio tua figlia?” gli chiese confusa.
“Certo, ma voglio che mi dica lei stessa qualcosa di sè”
disse a Buffy.
Oh dio, è davvero carino! “Ok, chiedimi pure”.
“Um… piatto preferito? Colore preferito? Il tuo secondo nome? Il
nome del tuo fidanzato?” chiese ridendo. “Dio, tutta questa situazione
è ridicola” disse facendo quel suo mezzo sorriso sexy.
Ok, Summers, calmati. Tu NON lo trovi affatto affascinante. NO! “Spaghetti
e tramezzini alla gelatina. Rosa, rosso e nero. Anne. Riley Finn” rispose.
“Riley Finn? Mi sa molto di idiota. Da dove viene? Iowa?” scherzò
Angel.
Buffy quasi soffocò. “Sì! Iowa!” rispose sorpresa.
Angel ridacchiò e allungò le gambe, poggiò la schiena sul
divano e girò la testa per guardarla. “E com’è lui?
Sei innamorata?” chiese curioso. **Ti prego dimmi di no. Ti prego dimmi
di no. Ti prego dimmi di no**.
Lei gli sorrise. “Molto” mentì. Non avrebbe dato di certo
delle informazioni sulla sua vita affettiva ad un estraneo. Ok, aveva perso
la verginità con questo estraneo, ma che importava? Era comunque un estraneo.
Un estraneo molto attraente… Whoa! Alt! “E’ un avvocato di
successo. Molto gentile e dolce ed è affezionato a Deanna. E a Deanna
piace, il che è molto raro perché normalmente odia qualunque maschio
che mi guarda soltanto” disse.
“Un avvocato?” Angel arricciò il naso, cosa che lo rendeva
davvero carino… ma no, Buffy aveva giurato a se stessa di non pensare
queste cose di Angel Liery! “Sai perché non comprano gli appartamenti?
A loro piace fare causa ai proprietari” disse a Buffy cercando di rimanere
seri, ma fallì miseramente.
Buffy ridacchiò leggermente. “Che fai? Cerchi di convincermi a
non sposarmi?”
SI’! “Nah” sorrise Angel. “Volevo solo darti un altra
prospettiva“ lui le sorrise a metà. “Allora. Meglio parlare
di affari. Basta parlare dei vecchi eventi”.
“Vecchi eventi?” disse archuando un sopracciglio. “Non abbiamo
vecchi eventi. Abbiamo un vecchio evento. Al singolare”.
“Sì, al singolare” le sorrsise. “sfortunatamente. Mi
sarebbe piaciuto invece il plurale”. Le disse e lei dovette sorridergli.
Dio, era DAVVERO carino!
“Ok. Angel Liery” disse lei guardando i documenti sulla sua scrivania.
“33 anni. Divorziato. Laureato alla UCLA. Hai lavorato con il progettista
dell’Empire State Building, giusto?”.
“Giusto” confermò lui.
“ok. Noi lavoreremo sul nuovo edificio del Trump come sai già”
le si sedette sulla grossa sedia di pelle, che la faceva sembrare piccola piccola,
ed Angel annuì sedendosi sulla sedia di fronte. “Un centro commerciale.
Il proprietario lo vuole in stile gotico. E vuole che sembri un monastero. Un
po’ all’italiana. Abbiamo un intero anno per costruirlo, quindi
penso che…”.
Più tardi Angel si avviò verso la sua
decappottabile. Stava ancora aspettando di svegliarsi da un momento all’altro.
AVEVA UNA FIGLIA! Una figlia di nome anni, alta circa 1,30 m che non sapeva
nulla di lui. Beh, e viceversa. Ma quello che lo confondeva di più era
l’emozione che provava vicino a Buffy Summers. Era strano. Anche se aveva
ammesso di essersi innamorato della strana bionda con cui si era risvegliato
dieci anni prima, quella sensazione era comunque del tutto spiazzante. Non aveva
mai provato una cosa simile prima. Mai. Era come se non riuscisse più
a pensare razionalmente, quando lei entrava nella stanza e tutto cadeva nel
buio eccetto la sua bellezza bionda. **E’ la figlia del tuo capo, idiota!**.
Ignorò la piccola voce che gli sussurrava **ma, è anche la madre
di tua figlia**
Accese il motore e guidò verso il piccolo locale dove doveva incontrare
alcuni suoi amici. Lasciò la macchina aperta per sentire il vento fischiare
sul suo volto. Accese la radio. Una canzone d’amore. Cambiò la
stazione… una canzone d’amore. Grandioso. Non era per niente dell’umore
giusto per quella roba. Stava per spegnere la radio quando riconobbe la canzone.
L’aveva sentita prima, ma non ricordava quando.
//The sun is going down on me
As she surrenders to the sea
So steal the night and fly with me
I'm calling, I'm calling //
//The moon is high on me and you
Is my message breaking through?
Darkened skies that once were blue are falling
So hear me now\\
Dove l’aveva sentita? Le parole erano tanto familiari da poter cantare.
Sapeva tutto il dannato testo! Pechè non si ricordava dove l’aveva
sentita?
In qualche modo, le parole lo colpirono. Si adattavano talmente bene al suo
stato d’animo da incutere paura.
//Calling out your name
Burning on the flame
Played the waiting game
Hear my calling
Hear my calling//
//(Forever and ever) //
//Through distant lands and mountain streams
My river's running through your dreams
There's an ocean in between
Forever and never\\
E improvvisamente ricordò dove l’aveva sentita. Perché non
ci era arrivato prima? Aveva sentito quella canzone. Ancora e ancora. Cantata
da una voce diversa. Buffy l’aveva cantata più volte quel giorno,
silenziosamente. A volte non se n’era nemmeno accorta.
//Chasing shadows through the years
I whisper softly to my dear
Be sure to know that I am here
Forever //
//So hear me now
Calling out your name
(A wish that could come true)
Burning on the flame
(I'm reaching out to you)
Played the waiting game
Hear my calling
Hear my calling\\
Era come una maledizione. Perché ogni pensiero lo riportavano al lei?era
stato così dieci anni prima, quando si era svegliato con lei. Non era
riuscito a smettere di pensare a lei per tutto l’anno!
Si stava di nuovo ripresentando quella situazione? Ed era anche peggio questa
volta, perché avrebbe trascorso tutto l’anno in sua compagnia,
a lavoro. Quando gli era bastato un giorno per essere ossessionato da lei, cosa
sarebbe successo se avesse trascorso tutto l’anno in sua presenza?
//Whispers in the air
I dream you into life
Here a lover's prayer
I pray for you tonight
I can feel you there
Hear my calling
Hear my calling //
//No man is an island
That's an empty sin
Discovery is a journey
Just have to let me in\\
Dio, questa sarebbe stata la sfida più difficile della sua vita. Come
avrebbe potuto stare accanto a quella donna per un anno e non baciare mai le
sue bellissime labbra, conoscendone il sapore?
E cosa avrebbe detto a sua figlia? ‘Ciao, sono tuo padre. No, hai ragione,
non ho mai saputo niente di te in tutta la mia vita. Vuoi fare una partita a
Monopoli?’. Sì, sicuramente… oh dio!
//Calling out your name
(A wish that could come true)
Burning on the flame
(I'm reaching out to you)
Played the waiting game //
//Calling out your name
(A wish that could come true)
Burning on the flame
(I'm reaching out to you)
Played the waiting game
Hear my calling
Hear my calling\\
Questo era un incubo! E questo era quello che aveva immaginato per 10 anni che
sarebbe stato il giorno più bello della sua vita! Certo, i lieti eventi
a lui capitavano sempre con degli obblighi. Tipico. Cosa diavolo avrebbe fatto?
Era tutto così difficile. Pro: hai trovato la ragazza giusta. Contro:
lei ti odia. L’aveva sognata per così tanto tempo, perché
lei non poteva provare lo stesso sentimento per lui?
//Whispers in the air
(I dream you into life)
Hear a lover's prayer
(I can feel you there)
Hear my calling
Hear my calling//
//No man is an island
(A wish that could come true)
That's an empty sin
(I'm reaching out to you)
So steal the night and fly with me
I'm calling
Hear my calling\\
Oh, sentiva arrivare un GRAN mal di testa.
Angel arrivò al Sunnny Island, un popolare club
di LA, pochi minuti dopo il tramonto. Fortunatamente non era terribilmente in
ritardo, quindi i suoi amici erano ancora lì, seduti sui divani vicini
ad un tavolo in un angolo del largo locale. Avvicinandosi a loro, cercò
di rimanere calmo, decidendo cosa dir loro e cosa no.
“Hey, amico!” lo salutò Gunn. “Com’è stato
il tuo primo giorno alla super-azienda? Com’è la tua collega?”.
“Ok” borbottò Angel e si accasciò su un altro divano.
“Hey, non dovresti saltellare dalla gioia? Hai avuto il lavoro! E’
il tuo sogno che si avvera!” commentò confuso Doyle, notando l’espressione
disturbata dell’amico.
“Direi di sì” fu tutto ciò che Angel rispose distratto.
Voleva andare a letto. Strisciare tra le lenzuola e fingere che non fosse accaduto
niente.
Gunn inclinò la testa, guardando Angel confuso. “Cosa c’è,
amico?” chiese l’afro-americano.
“Mi sono cacciato nel più grosso guaio della mia vita” disse
Angel tra i denti.
Doyle sospirò e roteò gli occhi. “Che hai fatto? Ti sei
scopato la figlia del tuo capo o cos’altro?” scherzò.
Angel abbassò gli occhi e fissò il tavolo.
“No!” gridò Doyle.
“Oh, andiamo Angel. Stai scherzando, vero? Ti sei FOTTUTO la tua collega?”.
Angel sospirò. “L’ho incontrata” quasi sospirò
Angel. La sua voce era appena udibile.
“Hai incontrato chi? La tua collega?” chiese Doyle. “Angel,
lo sappiamo questo! E sapevi anche tu di dover incontrare Miss Summers, ricordi?
Voi due siete COLLEGHI! Una ragione in più per non fartela il primo giorno!”
“No. LEI è Miss Buffy Anne Summers. Ho incontrato LEI” corresse
Angel, continuando a fissare il tavolino.
“Lei chi?---“ si accigliò Doyle finchè non capì.
“LEI? Vuoi dire la donna con cui hai fatto l’amore il giorno del
tuo matrimonio? La donna che ami? Lei, la donna che non riesci a dimenticare?
Oh” si sdraiò lungo lo schienale. “Oh”.
“huh?” disse Gunn. “L’hai incontrata? Non è un’ulteriore
ragione per saltellare di gioia? Diavolo, hai cercato quella donna per così
tanto tempo!”
Angel corpì il volto con le mani. “L’ho incontrata”
disse, con la voce attutita dalle mani. “E’ incredibilmente bella.
E così intelligente. E, dio, quelle gambe! Ma – è la figlia
del mio capo. Mi odia. Ed è fidanzata. Ed ha un figlio!”.
“Oh. Beh, non credo che il padre sarà contento quando proverai
a portarla via da lui”.
Angel poggiò la testa sullo schienale e guardò il soffitto, sospirando.
“Sono *io* il padre”.
“COSA?” esclamarono i due all’unisono-
“Sei assolutamente sicuro?” chiese Doyle disperato. “Voglio
dire, lo sai… non conosci bene quella donna, forse ha…”
“Sono sicuro” disse Angel brusco. “E lei non è così!”.
Ecco una cosa strana. Anche senza conoscerla, sentiva l’urgenza di difenderla
di fronte al suo MIGLIORE AMICO! E anche se sapeva che tutto ciò che
Doyle voleva per lui era il meglio, non era stato capace di fermare il tono
brusco solo perché aveva pensato in quel modo di lei. Davvero strano.
Non si era mai sentito così. Pochi giorni prima del suo matrimonio, Gunn
aveva fatto un commento non proprio gentile su Darla. E dovette sforzarsi di
guardarlo storto invece di sorridere; poi fallì nel suo intento e ne
rise. Ed ora il solo pensiero di un simile commento a Buffy gli faceva venire
voglia di colpire qualcosa. Forte.
“Ok, sei in un gran pasticcio, amico” rispose Gunn e ordinò
un altro drink per lui ed Angel. Angel non notò nemmeno la cameriera
che stava flirtando con lui.
“Angel ha un figlio!” mormorò Doyle a se stesso. “ANGEL
ha un FIGLIO!” disse scuotendo la testa. Quelle parole, per lui, non stavano
bene.
“Già” gemette Angel.
“Sono a casa!” gridò Buffy nell’appartamento entrando
in cucina dopo aver buttato il cappotto sul divano, dove vide sua figlia sgranocchiare
una tazza di cereali. “Non è tardi per la colazione?” scherzò
Buffy accarezzando i capelli umidi di sua figlia.
“Mi sono alzata solo mezz’ora fa!” si difese Deanna sorridendo.
Era seduta su uno sgabello, e indossava ancora il suo morbido accappatoio rosa.
Deanna aveva avuto la febbre la notte precedente e Buffy aveva deciso di non
mandarla a scuola, tanto avrebbe potuto recuperare da sola le lezioni perse.
“Vai ad asciugarti i capelli! Ti verrà il raffreddore!” disse
alla ragazza posando la ciotola vuota nel lavandino.
Lei osservò la brunetta uscire dalla stanza e si lasciò accasciare
contro il lavandino dopo averla persa di vista. “Non posso farlo. Non
posso!” sospirò a se stessa, poi cominciò a lavare i piatti,
alzando il volume della radiolina sul tavolo in un disperato tentativo di cancellare
il pensiero di Angel dalla sua testa.
Dopo aver lavato ed asciugato tutti I piatti, cominciò a pulire il tavolo,
cercando di rimanere occupata. Perché se non lo fosse stata, avrebbe
dovuto dire alla sua bambina che suo padre voleva vederla.
E quando il tavolo divenne brillante come la rugiada alla luce del sole, si
avvicinò al forno e prese una padella, qualche uovo e del latte per preparare
a sua figlia delle uova strapazzate, uno dei suoi piatti preferiti.
“Mamma?” la chiamò confusa una Deanna ora completamente vestita
e asciutta. “Che stai facendo?” disse poggiando le mani sui fianchi.
E se non avesse avuto pensieri in testa avrebbe riso perché Deanna sembrava
proprio lei alla sua età, quando voleva qualcosa da suo padre. Era stata
davvero una bambina viziata.
“Ti… ti sto preparando da mangiare!”
“Mamma, ho mangiato quando sei arrivata! Giusto qualche minuto fa! E perché
hai il tic della pulizia? Louisa ha pulito ieri, ricordi?”.
“Giusto” rispose prendendo la padella dal forno e mettendo le uova
su un piatto. “Ne vuoi un po’ lo stesso?”
“Certo” disse lei scrollando le spalle e sedendosi al centro del
tavolo. “Deliziose!” commentò sorridendo.
Buffy rispose al suo sorriso. “Louisa è venuta ieri?” chiese
inclinando la testa. “Viene solo il martedì e il mercoledì!”.
Enie guardò sua madre, divertita. “Ieri ERA mercoledì!”.
“Oh” rispose Buffy prendendo una forchettata di uova. “Tesoro,
devo dirti una cosa”.
“Allora la incontri oggi?” chiese Doyle. Ma sembrava più
un’affermazione che una domanda.
“Sì” sospirò Angel. “Tra due ore”.
“Devi comprare una cosina per lei!” disse Gunn.
“Cosina è una parola?” chiese Doyle.
“Sì!” si difese Gunn.
“L’hai INVENTATA tu!” rispose Doyle prendendo un sorso della
sua birra.
“Sì” ridacchiò Gunn. “Ma si sta diffondendo!
Ieri ho sentito una cameriera usarla!”.
“Cosina NON è una parola!!! La usi perché non hai una parola
appropriata. Come inutile, o carino, o… o….”
“Pronto?? Ragazzi! Possiamo tornare al problema principale?” li
interruppe Angel, scivolando scomodamente sulla sua sedia.
“Comprale una rosa!” consigliò Doyle. “Così
non si sentirà trattata come una bambina”.
“Ma rosa, non rossa” aggiunse Gunn sgranocchiando le noccioline.
“Dopo tutto, è comunque piccola”.
“E comprale anche un pelouche” aggiunse poi Doyle.
“Ma piccolo. Di quelli che puoi usare come portachiavi. Ma costoso”
disse Gunn ad Angel, che era completamente sorpreso di quanto I suoi amici sapessero
trattare le ragazzine. “Se compri un pelouche grosso, penserà che
la vedi ancora come una bambina”.
“Ma fai in modo che sembri che tu lo abbia comprato pochi minuti prima,
o penserà che vuoi comprare il suo affetto” disse Doyle.
Angel si limitò ad annuire col capo. “Come
fate a sapere tutto questo?”
Ho cresciuto mia cugina come se fosse mia figlia” gli disse Doyle scrollando
le spalle. “Ed era un marmocchio dannatamente complicato”.
“Io ho cresciuto più di un cugino” sorrise compiaciuto Gunn.
“Ed erano il demonio in persona”.
“ok, Angel. Che aspetto ha lei? E’ ancora bellissima come la ricordavi?”
chiese Gunn facendo l’occhiolino.
“Dio, DOVETE vedere quelle gambe. No, aspetta- non dovete AFFATTO!”.
“Allora, mio padre è in città?” chiese Deanna, e sua
madre annuì. “E vuole vedermi?”. Buffy annuì nuovamente,
lo sguardo fisso sul tavolo brillante. “Quando?”
“Manca un’ora e mezza, poi sarà qui” disse Buffy.
Enie annuì e si girò verso sua madre, sorridendo furba. “Allora?
E’ ancora figo come lo ricordi?” disse facendo l’occhiolino.
Accidenti, questa ragazzina era troppo cresciuta per essere davvero la sua bambina!
Buffy roteò gliocchi, gemendo. “Anche di più” rispose
con una voce disperata.
“Che aspetto ha?” chiese curiosa. “Devo essere in grado di
riconoscerlo, giusto?”.
Buffy sorrise calorosamente alla ragazza, accarezzando gli scuri riccioli di
velluto. “Ha sempre gli stessi capelli, corti e a spina. E gli stessi
occhi cioccolato”. Buffy inclinò la testa e fissò sua figlia.
“Ed il tuo sorriso. E’ alto con le spalle larghe ed ha un aspetto
misterioso, ed indossa solo vestiti scuri, credo. Gli stanno bene, è
incredibilmente irresistibile” poi sospirò, respingendo i suoi
pensieri. “Non è cambiato affatto”.
“Cotta?” chiese Deanna, nascondendo la speranza nella sua voce.
Non c’era niente che volesse di più di avere una madre ED un padre.
Anche se non conosceva affatto suo padre. Riley di certo non aveva il ruolo
di padre nella sua vita.
Buffy si limitò a guardarla male, poi mise il piatto vuoto nel lavandino.
Aveva una cotta? Sì. Ma l’avrebbe detto a sua figlia? No. Che razza
di madre sarebbe stata, a dire a sua figlia che aveva una cotta per un altro
uomo, quando aveva una relazione fissa, e stava per sposarsi?
Oh dio! Riley! Si era dimenticata di lui! Dovevano incontrarsi a breve! Corse
al telefono e comopose il numero del suo cellulare. “Riley? Sì,
mi dispiace ma non posso uscire oggi. Cosa? Sì, scusami. Sono…
distratta…. Devo… lavorare di più” mentì lei.
Poteva quasi sentire lo sguardo di Deanna dalla cucina. Ma cosa poteva fare?
Se avesse detto a Riley del padre di Deanna sarebbe subito venuto e si sarebbe
comportato in modo protettivo, geloso e possessivo di fronte ad Angel. “Sì,
mi dispiace… Sì, anch’io…” ci fu una breve pausa
prima che lei lo salutasse e riagganciasse il telefono. Non diceva ‘Ti
amo’ a nessuno. Non l’aveva mai detto e Riley lo sapeva.
“perchè non gli hai detto la verità?” chiese Deanna
in piedi sulla porta della cucina. “Se Angel entrerà nella mia
vita, prima o poi lo scoprirà”.
Buffy si girò, notando che si era riferita a suo padre con ‘Angel’
e non come ‘papà’. Non la sorprese, non chiamava nemmeno
‘nonno’ Dean. “Non lo so” rispose onestamente. “Mi
sembrava la cosa giusta da fare. Sai cosa sarebbe successo se glielo avessi
detto. Si comporta in modo proptettivo perfino vicino a Spike, perché
sa che c’era una cosa tra noi due quando eri piccola”.
“Già, giusto” disse Deanna ricordando il giorno in cui Riley
lo scoprì. Era così arrabbiato con Buffy per non averglielo detto.
Ma soprattutto, era arrabbiato per il fatto che Spike fosse ancora suo amico.
Anzi, il suo migliore amico e Buffy gli diceva quasi tutto.
Riley odiava quando qualche ragazzo si avvicinava a Buffy. Perfino Xander, e
Xander era sposato! Ma dato che sapeva che Buffy e Spike avevano avuto una relazione
per più di un anno, era quasi impossibile per Buffy trascorrere del tempo
con i suoi amici senza che Riley si intromettesse.
Si poteva immaginare cosa avrebbe fatto se avesse scoperto di Angel.
Non era che a Deanna non piacesse Riley. Riley amava sua madre, chiunque poteva
vederlo. Era solo troppo protettivo. Il che era strano, perché normalmente
Buffy odiava questo in un uomo. Ne aveva già abbastanza da suo padre.
Poi il campanello suonò.
“Ciao!” cinguettò Mandy al suo capo.
“Divertiti con la tua *fidanzata*” aggiunse sarcastica.
L’uomo biondo si girò e diede un bacio alla giovane ragazza. “Lo
farò, credimi” disse Riley prima di uscire dal suo ufficio. Aveva
una relazione da mesi con la sua segretaria. Mandy non aveva ancora compiuto
19 anni. Era una studentessa alla UCLA, alla facoltà di legge, perciò
le serviva aiuto, e chi era lui per negarlo ad una ragazza così bella?
Camminò nel corridoio del piano del suo ufficio, salutando tutti quelli
che pensava di dover conoscere e sorridendo ad ogni potenziale cliente.
Era un avvocato di grande successo e tutti lì lo sapevano. E anche se
alcuni non lo apprezzavano, o perfino odiavano, lo rispettavano comunque. Aveva
tutto ciò che un uomo potesse volere. Un buon lavoro con un ottimo stipendio,
una bella macchina, una donna per ogni dito e per fidanzata l’architetto
migliore e la donna più bella d’America.
“Riley” lo salutò Lindsey, annuendo gentilmente, ed i due
entrarono nell’ascensore.
“Lindsey” ricambiò il saluto, non apprezzando sul serio la
compagnia.
L’ascensore poteva ospitare almeno 30 persone, perciò c’era
abbastanza spazio per evitarsi, ma i muri erano tutti a specchio, perciò
non potevano vedere se l’altro lo stesse guardando.
Rimasero in silenzio, guardando dappertutto eccetto l’un l’altro.
“Quando hai intenzione di dirglielo? Durante la luna di miele?”
chiese all’improvviso Lindsey.
“Non sono affari tuoi, McDonald” borbottò Riley a denti stretti.
“Beh, io credo che Buffy meriti di saperlo. E’ una donna intelligente,
ricca, simpatica e bellissima. Può trovare di meglio” disse Lindsey
sorridendo all’altro uomo.
“Non sai niente di noi due, Lindsey. Perciò, diavolo, smettila
di impicciarti!” gridò Riley Finn in faccia all’altro uomo.
“Credo di saper abbastanza da capire che la stai sfruttando, quello che
vuoi sono i suoi soldi” controbattè Lindsey.
“Io la amo” si oppose infuriato Riley.
“Già” disse Lindsey sorridendo ancora. “La ami tanto
da tradirla. Con un’adolescente. Andiamo, Finn. Buffy Summers è
molto meglio di quella pollastra che ti fluttua intorno. Non capisco cosa vuoi
ancora, Riley. Hai la donna più sexy di LA. Ricca. Intelligente. Bellissima.
Di successo. Perchè le stai facendo questo?”.
L’ascensore si fermò e si aprirono le porte, permettendo loro di
dividere il loro cammino.
“Sparisci dalla mia vista, McDonald. Adesso” lo avvisò Riley
avvicinandosi alla macchina, lasciando un Lindsey sorridente dietro di lui.
Buffy entrò nel suo appartamento, togliendosi il caldo pullover nero
che indossava e buttandolo sul divano dove era poggiato anche il suo cappotto.
Aggiustando la canotta rossa che indossava sotto, camminò lungo il corridoio.
Entrando in cucina, cercò un vaso per la lunga rosa di Deanna. Buffy
non si aspettava una cosa così gentile da Angel. Le aveva anche comprato
un pelouche di Hello Kitty. Uno così piccolo che aveva le dimensioni
del suo pollice. E così dannatamente carino. E fece subito entrare nelle
grazie di Deanna suo padre.
I due si erano avviati verso il centro commerciale solo pochi minuti prima.
Per richiesta di Deanna, ovvio. Angel aveva solo sorriso ed annuito senza lamentarsi.
Quell’uomo apprezzava davvero la compagnia della ragazzina tanto da passare
tutto il pomeriggio con lei al centro commerciale! Si era detta che era una
pazza a lasciare sua figlia con un uomo praticamente sconosciuto. Ma stranamente,
si fidava di lui con la sua vita. Perfino con la vita di Deanna. In qualche
modo sapeva che Angel si sarebbe preso cura di lei perfino meglio di Dean.
Aveva permesso a Riley di portare sua figlia al cinema solo dopo cinque mesi
mentre lo aveva permesso ad Angel dopo venti ore. E in qualche modo ciò
non la confondeva neppure. Aveva solo la sensazione che fosse giusto così.
Angel era il padre di Deanna, era naturale fidarsi di lui, giusto? Ed Angel
la adorava, questo si vedeva. Era come se per Angel, Deanna fosse qualcosa di
sacro che non gli era permesso nemmeno guardare. Quel giorno con sua figlia
significava tutto per lui.
Poggiando ordinatamente il vaso sul tavolo della cucina si girò e strillò
quando vide un uomo dietro di lei. “Riley, dio, mi hai spaventata!”
esclamò. “Pensavo dovessi lavorare di più” disse scettico,
poggiando la giacca accanto al cappotto e al pullover.
“P-pensavo mi servisse più tempo” balbettò Buffy,
girandosi di nuovo e tornando in cucina. Quella stanza sembrava essere diventata
la camera Buffy-ha-dei-problemi. Ogni volta che non sapeva cosa fare andava
lì.
“Perchè non mi hai chiamato? Avrei potuto accompagnarti”
chiese seguendola in cucina.
“Avevo la macchina con me. Non ce n’era bisogno” disse Buffy
senza guardarlo, aprendo il frigo e afferrando una bottiglia di coca cola.
“Dov’è Deanna?”. Dio, era un’impressione sua
o stava davvero facendo troppe domande?
Lei sospirò. “Fuori” rispose solo Buffy, sorseggiando la
coca cola direttamente dalla bottiglia, perché sapeva quanto lo odiava
Riley.
“Fuori dove?”
“Fuori!” disse girandosi. “Non devi sapere tutto! E’
MIA figlia!” gridò lei.
“Beh, scusami se mi interessa!” le urlò Riley guardandola
mentre usciva dalla stanza. “E tanto per informarti, il mese prossimo
è anche mia!”.
“Gli amici di mamma sono le persone più
forti del mondo. Beh, certo, sono un po’ strani, specie Anya, ma, hey,
sono forti lo stesso! Willow è la mia madrina e la migliore amica femmina
di mamma. E’ così gentile! E le piaceva studiare quanto ora piace
a me! Ed è brava con il computer!” disse la ragazza sorridendo
calorosamente.
“Migliore amica femmina?” chiese Angel confuso.
“Sì, il miglior amico maschio è Spike, ed anche lui è
il mio padrino. Si conoscono praticamente da sempre. Lui e Xander, al contrario
di Riley, non mi trattano come una bambina” disse Deanna, sorseggiando
il suo milkshake di dimensioni esagerate.
I due erano seduti in un bar all’aperto del centro commerciale. Delle
grosse e piene buste erano poggiate sulla sedia accanto a Deanna. Angel non
era stato capace di negare alcun desiderio alla ragazzina, perciò ora
Deanna aveva almeno quattro vestiti in più, una pila di libri nuovi,
un programma per computer e delle matite professionali. Ma nonostante il portafoglio
molto più vuoto, Angel aveva notato delle cose in comune tra loro due.
Avevano gli stessi gusti in fatto di libri e vestiti e il gusto preferito di
Deanna di milkshake era cioccolato. Come lui. Ed odiavano entrambi il gelato
allo yogurt e i luoghi troppo affollati.
Si trovavano bene in compagnia l’uno dell’altra e andavano così
d’accordo che in realtà era quasi spaventoso. Era esattamente un
rapporto padre-figlia e si erano comportati subito come se si conoscessero da
tutta la vita.
“Pensavo che il tuo padrino fosse Alexander Harris”.
“Lo sono entrambi. Mamma non riusciva a scegliere tra i due e loro litigavano
sempre per questo, perciò mamma ha scelto entrambi. Mi ha detto che hanno
fatto un po’ di casino per farlo accettare dal prete, perciò hanno
giocato la carta della mancanza di un padre, e che meritavo di avere due padrini,
e bla bla bla. Deve essere stato davvero uno spettacolo pazzesco, ma purtroppo
non me lo ricordo” rispose Deanna. “Ma entrambi sono delle frane
riguardo l’autorità. Xander mi insegna tutti i giochi di carte
illegali e Spike mi insegna rubare in un un negozio senza essere visti o come
bere senza ubriacarsi e cose così. Perciò sono corrotta da tutti
i lati, perché a volte mamma è anche peggio di loro”.
Angel rise leggermente. Sì, poteva immaginare Buffy Summers così.
“Fanno davvero confusione tutti insieme. Mi manca molto!” sorrise
Deanna tristemente.
“Perché ti manca? Non lo fanno più?” chiese Angel,
notando lo sguardo più triste.
“Riley” rispose semplicemente Deanna. “E’ così
geloso che è sempre presente quando un ragazzo è vicino a mamma.
E con lui non è divertente. E’ così… noioso”,
Angel sorrise. “Perché dovrebbe essere geloso dei suoi amici? Non
hai detto che si conoscono dal liceo, ed anche prima?”
“Oh, sì” disse Deanna. “Mamma e Spike avevano una relazione
quando avevo tre anni. Non erano innamorati, era solo una cosa di sesso”
sospirò Deanna. “Ma Riley è geloso perché nessuno
glielo aveva detto e Xander se l’è fatto scappare accidentalmente.
Riley ha sempre odiato Spike, ma ora è così teso che Spike e mamma
si incotrano di nascosto, così Riley non può disturbare e guardare
storto Spike quando dice qualcosa di tipicamente spikiano. Quel tipo è
un ninfomane, dice un sacco di parolacce. E’ fatto così, ma Riley
si surriscalda ogni volta!”.
Angel rise forte. “Pensavo ti piacesse Riley” commentò sogghignando.
“E’ così. Lui ama mamma. Voglio dire – altrimenti perchè
dovrebbe essere COSI’ geloso? E si comporta in modo così protettivo
verso di mamma e me. E’ solo noioso. Tu saresti molto più adatto
per mamma!”.
Angel sospirò e si sedette in una posizione più comoda. “Deanna,
tra me e tua madre in realtà non c’è mai stato nulla”.
“Lo so. Ma sei molto meglio dell’Uomo-pesce!”.
Angel sogghignò di nuovo. “Uomo pesce?”.
“E’ uno dei soprannomi che gli hanno dato Spike e Xander. Uomo Pesce.
Capitan America. Pony”.
Angel arcuò le sopracciglia e sorrise. “Vuoi qualcos’altro
oltre quel mostruso milkshake? Forse qualcosa di più… sano?”.
Deanna brontolò. “Sei come mamma!”.
Buffy entrò furiosa nella sua stanza, colpendo
con un pugno il divano all’angolo del suo largo balcone. “Come si
permette?” gridò a nessuno in particolare. Era furente.
Come si permette di poter solo pensare di poter decidere qualcosa di Deanna?
Come si permette di pensare di poter interferire nella sua educazione?
Deanna Summers era una ragazza ben educata. Cosa aveva fatto pensare a Riley
che ci fosse bisogno di un suo intervento? Deanna era la ragazzina che tutti
i genitori sognavano. Gentile, educata, carina, divertente, intelligente. Perché
non era abbastanza per questo tizio?
Certo, sapeva molte cose che una normale ragazzina di
nove anni non sa, come giocare a poker o black jack o come prepararsi un cocktail,
ma Deanna trascorreva il suo tempo con adolescenti o con adulti che si comportavano
ancora da adolescenti. Ma nonostante ciò, la ragazzina era perfetta.
Almeno per lei e per tutti i suoi amici
Perché diavolo Riley era determinato a cambiare Deanna?
Colpendo di nuovo lo schienale del divano, sentì che invece aveva colpito
il muro, sentì un orribile rumore di ossa fratturate e ululò di
dolore.
Grandioso, si era rotta il polso.
E Riley non giunse in suo aiuto, cosa che fu una completa sorpresa. Sapeva che
l’aveva sentita, aveva gridato così forte che perfino l’anziano
uomo che passeggiava col cane, di fronte alla sua finestra, si era girato verso
di lei.
Perciò si tenne il polso e cercò disperatamente di evitare di
piangere, prese una sciarpa dall’armadio e la legò attorno alla
parte gonfia e corse nel bagno per cercare la cassetta del pronto soccorso.
“Cazzo!” esclamò quando mollò la presa e la cassetta le cadde sul polso gonfio, spargendo il suo contenuto sul freddo pavimento.
Sibilando per il dolore, tolse la sciarpa dal suo polso
ora sanguinante e lo cosparse con un unguento che bruciava come l’inferno.
Fasciò il polso e calciò la porta per aprirla, poi entrò
nel soggiorno, trovando Riley che guardava la tv. “Perché diavolo
non sei venuto ad aiutarmi?” gli gridò, mettendosi davanti allo
schermo.
“Aiutarti? Dopo che mi hai chiamato codardo e segaiolo? Sì, come
no” sbuffò lui spingendola oltre lo schermo.
Buffy non poteva credere alle sue orecchie. “Mi sono ROTTA il polso!”
“Perché dovrebbe interessarmi?” rispose Riley a cuor leggero,
fissando la televisione.
Proprio in quel momento la porta si aprì e Deanna entrò col padre.
“Il mio primo giorno di scuola elementare: un orrore! Xander andava in
giro con la telecamera e riprendeva tutti e disturbava tutti i miei insegnanti.
Sai, alcuni si ricordavano di lui, e fu prontamente spedito fuori dell’aula.
E Spike faceva domande imbarazzanti davanti agli altri bambini come ‘com’era
la storia delle api e dei fiori?’ o ‘come entra il neonato nello
stomaco di Mrs. Newman?’ e cose così” disse Deanna al padre,
facendolo ridere di cuore. Girando la chiave nella serratura, entrò nell’appartamento
di sua madre e la sentì chiaramente urlare, ma non riuscì a capire
le parola esatte. Entrò nel soggiorno e trovò Riley di fronte
alla tv, come sempre. Era venerdì sera e stava guardando la partita di
football. Ma Buffy era davanti a lui, che lo fissava attraverso le lacrime.
“Hey, tesoro! Com’è andata la tua giornata?” disse
Buffy fingendo un sorriso e cercando di asciugarsi le lacrime con la mano ferita,
e gelò quando vide entrare anche Angel.
“Dove diavolo sei stat—“ disse Riley girandosi e fissando
lo sconosciuto, poi guardando Buffy con la rabbia bruciante negli occhi. “L’hai
lasciata con uno SCONOSCIUTO?” gridò.
“Posso lasciare MIA figlia con chi mi pare! Non sono AFFATTO affari tuoi!
Stanne fuori! Riguarda solo me con chi la faccio uscire! Capito?” disse
lei, stringendosi il polso fasciato.
Angel la guardò preoccupato e si avvicinò a lei, notando la mano
ferita. “Dio, Buffy, cos’è successo?” le chiese, toccando
il polso e girandolo, per vedere se era fratturato.
Sibilando per il dolore, ritirò il braccio e lo strinse al petto. “E’
fratturato” gli disse, allontanandosi da entrambi gli uomini e appoggiandosi
allo schienale del divano.
“Devi andare da un dottore!” gli disse lui, ignorando l’altro
uomo. “Deanna, prendi il cappotto di tua madre, la porto all’ospedale”.
“Cosa cavolo credi di fare” sputò Riley all’altro,
alzandosi dal suo posto. “Chi sei?”.
“Sono il padre di Deanna” rispose calmo Angel.
“COSA?!”. Afferrò Buffy per l’avambraccio nonostante
stesse piagnucolando per il dolore, e la spinse davanti a lui. “E’
vero? Esci con suo padre? Mi tradisci?”.
Gli occhi di Angel si scurirono per la scena davanti a lui e represse l’impulso
di spedire sulla luna l’altro uomo a calci in culo per come la stava trattando.
“Io NON ti sto tradendo! Cosa diavolo te lo fa pensare? Dio, Riley, cosa
cazzo c’è che non va in te?”.
“Tu!” ringhiò Riley ad Angel, ignorando la bionda, che aspettava
una risposta. “Cosa pensi di fare? Entrare improvvisamente nella sua vita,
giocare al padre gentile, per entrare nelle sue mutande?” disse, stringendo
i pugni, fissando l’uomo leggermente più basso.
Deanna ritornò nella stanza col cappotto di pelle nera di Buffy. Si fermò
sull’uscio, spalancando gli occhi quando notò lo sguardo spaventato
della madre. Riley ed Angel erano al centro della stanza, e Riley dette un pugno
sulla mascella ad Angel, facendolo cadere sulla poltrona vuota dietro di lui.
Toccandosi la mascella, si alzò di nuovo, ma non fece nessun tentativo
per colpirlo, quando Riley gli diede un altro pugno, stavolta alle costole ed
Angel tossì.
“Deanna, in camera tua, ORA!” disse Buffy in preda al panico alla
figlia, che corse nella sua stanza.
Angel si alzò di nuovo, questa volta con più difficoltà,
e sempicemente sorrise all’avvocato furioso. “Tu più di tutti
dovresti sapere quale somma di denaro potrei ottenere se ti facessi causa”
scherzò, tossendo.
Riley contraccambiò il sorriso. “Allora? Non cerchi nemmeno di
colpirmi? Cosa c’è, hai paura o sei solo una femminuccia?”.
“Di solito non mi piace la violenza” disse Angel scrollando le spalle
ed avvicinandosi alla faccia dell’uomo. “Ma mi piacerebbe solo sapere
perché ti stai innervosendo così tanto. Non lo capisco. Che ti
ho fatto?”. Riley abbassò gli occhi e colpì di nuovo Angel.
“Smettetela!” gridò Buffy, ma i due
uomini non se ne accorsero. “Ho detto di smetterla!” gridò
di nuovo e si avvicinò ai due, cercando di separare Riley e fermare il
suo successivo pugno con la mano ferita. Lei gridò per il dolore, e Riley
si girò verso di lei e la spinse lontano, forte. Lei volò verso
lo schienale del divano e colpì la testa contro il tavolo, cadendo al
suolo.
“Ok, questo è troppo” affermò Angel e dette un pugno
sul naso di Riley, rompendoglielo. Riley cadde sul divano dietro di lui e Angel
corse verso Buffy, alzandola dal pavimento e controllando eventuali ferite.
Aveva un largo taglio sulla fronte per l’impatto col tavolo, ed un livido
sulla guancia. Lei piagnucolò ed Angel le accarezzò gentilmente
la parte dolorante, aiutandola a sedersi sulla poltrona.
“Oh dio, Buffy, mi dis---“ cominciò Riley, avvicinandosi
a lei, ma Buffy lo guardò storto.
“Vattene” disse a voce bassa. “Va’a casa Riley”.
“Tesoro, mi dispia—“ cercò di dire di nuovo.
“VATTENE!” gridò e Riley si allontanò da lei, afferrò
la giacca e si avvicinò alla porta.
“Ti chiamerò” disse lasciando l’appartamento.
Osservando le tante ferite, Angel si accigliò. “Non hanno un bell’aspetto”
commentò asciugando il sangue sulla guancia che stava scorrendo dal taglio.
Deanna rientrò un po’ spaventata nella stanza, e boccheggiò
quando vide sua madre.
“Deanna, sai se avete del ghiaccio?” chiese Angel. “E puoi
portarmi qualche asciugamano pulito e la cassetta del pronto soccorso?”
gli chiese con una voce calmante.
“Va-vado a prenderli” mormorò Deanna correndo nel bagno,
accigliandosi alla scena che trovò. La cassetta del pronto soccorso era
per terra, il suo contenuto sparso per la stanza. Raccogliendo tutti gli oggetti
dal pavimento e afferrando due aciugamani bianchi e morbidi, corse in cucina
per prendere il ghiaccio, mettendolo in un altro asciugamano più piccolo.
“Tieni” disse lei, correndo nel soggiorno e porgendo al padre l’asciugamano
con ghiaccio.
“Grazie” mormorò lui, poggiandolo sul taglio per pulirlo.
Buffy trasalì e chiuse gli occhi.
“Mi dispiace” disse lui, ma Buffy scosse la testa e gli disse in
un sussurro che non doveva.
Deanna uscì dalla stanza, tornò nella sua camera e chiuse la porta.
“Devi andare in ospedale” disse Angel a Buffy.
“No. Io- io odio gli ospedali” ammise. “Ne ho paura. Questo
deve bastare” sussurrò.
“Lui ha – ha mai - ti ha mai colpita?” balbettò Angel
evitando di guardarla negli occhi.
“No” disse “pensavo che una cosa del genere non sarebbe mai
avvenuta a me” lei ridacchiò, cercando di scherzare, ma Angel la
guardò solo negli occhi. “DI solito è così gentile
e premuroso. Non ho idea di cosa gli sia accaduto” mormorò.
Angel gentilmente le accarezzò la guancia, chiuse la cassetta del pronto
soccorso e si sedette accanto a lei. “Sono accaduto io. Ecco perché
ha perso la testa” commentò, fissando un punto vuoto.
“No!” lei si girò per guardarlo e notò le lacrime
sui suoi occhi per la prima volta. “Non è per te. Era arrabbiato
con me anche prima che arrivassi tu” gli disse “Lui è…
diverso” aggiunse poggiando le mani tra le gambe e osservandole. E iniziò
silenziosamente a piangere. Angel prese il suo corpo fragile tra le braccia
e la tenne stretta. “Andrà tutto bene” mormorò al
suo orecchio lasciandola sfogare.
Riley calciò la porta per aprirla. Cosa aveva fatto? Cosa gli era successo?
L’aveva davvero COLPITA. Lui l’amava, perché l’aveva
fatto? La verità era che non aveva prestato affatto attenzione. Nel momento
in cui era accaduto, non ne era stato cosciente. Era avvenuto tutto così
in fretta. Voleva prendere a calci in culo quel tizio perché stava provando
a rubargliela, per impedirle di innamorarsi di lui. Era colpa sua. Colpa di
questo tizio se lei non poteva amarlo. Voleva fargli la festa e lei si era messa
in mezzo. Non sapeva cosa stava facendo quando l’aveva spinta lontano
da lui. Non stava ragionando chiaramente.
Tutto ciò che aveva sentito era la gelosia verso quell’uomo. Il
padre Deanna. Era comprensibile, giusto? Chi non sarebbe geloso di un ex della
propria fidanzata, che è anche il padre di sua figlia e che appare senza
sapere nemmeno che esistesse?
Era comprensibile, giusto? Lei lo avrebbe perdonato, doveva.
Aveva solo perso la testa. Succede. Non l’aveva colpita a proposito. Era
stato un incidente.
Sì, un incidente. Ma come poteva farlo capire a lei? Pregando per il
perdono?
Sarebbero stati felici come prima. Prima che quell’ombra dal suo passato
tornasse e fottesse tutto. Era colpa sua. Solo sua. Quel tizio non sarebbe dovuto
venire. Era stato assente per dieci FOTTUTI ANNI, perciò poteva andarsene
a ‘fanculo e tornare da dove era arrivato-
Questo tizio non aveva alcun diritto di vederle. Né Buffy, né
Deanna. Se n’era fregato per dieci anni, perciò non avrebbe dovuto
cominciare ora.
Quando il padre di Deanna se ne sarebbe andato, tutto sarebbe tornato come prima.
Determinato nei suoi pensieri, si lasciò cadere sulla sua grossa sedia
di pelle nera, roteando gli occhi per l’irritazione quando Mandy entrò
nella stanza, ridacchiando felice.
“Già di ritorno? Che è successo? La tua amata fidanzata
non è stata abbastanza brava?”. Gli fece l’occhiolino e si
sedette sulle sue gambe.
“Non sono affari tuoi, ragazzina. Stanne lontano” ringhiò
lui assente. Mandy non era la ragione dei suoi problemi con Buffy. Non era colpa
sua. Doveva solo continuare a dirselo e sarebbe stato vero.
“Ooh, fai lo scontroso? Mi piace!” sorrise compiaciuta scendendo
dalle sue gambe ed uscendo dall’ufficio.
Non era colpa sua. Non lo era.
Asciugandosi le lacrime, si divincolò dall’abbraccio
di Angel, un po’ imbarazzata.
“Mi dispiace di aver pianto su di te” gli mormorò.
Angel le sorrise. “Non preoccuparti, non fa niente”. Lui le accarezzò
di nuovo la guancia. Buffy si girò e fissò la porta chiusa di
Deanna. “Deavo parlarle” disse, ed era sul punto di aprire la porta,
quando la mano di Angel sul suo braccio la fermò.
Lasciandole poi il braccio, la guardò nel profondo degli occhi. “Ti
prego, lascia che le parli io” disse dolcemente e tutto ciò che
Buffy potè fare fu annuire.
Avvicinandosi alla porta con un grosso cartello che diceva “Reame di Deanna”,
bussò leggermente e aspettò che la ragazza le aprisse la porta,
cosa che fece dopo pochi secondi, lasciandolo entrare.
Sospirando, Buffy collassò di nuovo sul divano ed afferrò il telefono,
per chiamare il suo migliore amico.
“Perché lo ha fatto?” mormorò Deanna, stringendo il
cuscino al petto e sedendosi sul suo letto in stile indiano, appoggiandosi allo
schienale.
“Non lo so” rispose onesto Angel, sedendosi accanto a lei. “Ma
ti prometto che non farà più niente a te o a tua madre”
disse alla ragazza spaventata.
“come puoi esserne sicuro? Non l’ho mai visto così! E’
così diverso” piagnucolò disperata la ragazza.
“Vieni qui” lui guidò Deanna tra le sue braccia e lei appoggiò
la testa sulla sua spalla.
“NE sono sicuro, perché so che tua madre farebbe di tutto per proteggerti
ed è sufficientemente intelligente per capire se lui l’avrebbe
colpita solo una volta o se sarebbe stato così per sempre. E non credo
sarà così, perché tua madre altrimenti non si sarebbe innamorata
di un uomo che picchia la sua famiglia, ne sono sicuro” disse confortandola.
Era una cosa strana per lui , perché in qualche modo sentiva che era
giusto, che era quello il suo posto. Che era compito suo essere presente per
quella ragazzina e sua madre, con cui disperatamente desiderava un contatto.
“E se poi si rivela essere un gran coglione, e allora prometto che farò
in modo che lui non sia più capace di mettere mano su te o tua madre”
disse a voce bassa.
“Prometti?” sussurrò Deanna, stringendo ulteriormente il
morbido cuscino.
“Prometto” confermò Angel, sorridendole. Anche se non poteva
crederci lui stesso, la brunetta gli era già entrata nel cuore. Questa
era sua figlia!
Deanna poi si alzò e guardò Angel dritto negli occhi. “Perché
lo stai facendo? Perché vuoi aiutarci?”.
Angel fu sbalordito dalla domanda. Non aveva mai pensato che una ragazzina di
nove anni potesse fare delle domande così profonde. Ma in fondo, lei
lo aveva sorpreso in molti modi, come sua madre. “Perché sei mia
figlia” rispose semplicemente.
“Bene, questo è il motivo per cui vuoi aiutare me” annuì
Deanna. “Ma perché mamma? Perché vuoi aiutarla?”.
Angel si avvicinò a lei per accarezzarle i capelli. Come faceva sempre
sua madre, notò Deanna, e le sorrise calorosamente. “Perché
sono innamorato di lei”.
Qualcuno bussò alla porta e Buffy si alzò dal divano per rispondere,
trovando uno Spike fradicio davanti a lei.
Buffy ridacchiò alla vista. “Hai MAI pensato di comprare un ombrello?”
scherzò sarcasrica, addolcendo poi lo sguardo. “Grazie per essere
venuto subito” disse facendolo entrare nell’appartamento.
“Nessun problema, amore” disse togliendosi il cappotto di pelle
nera. “Hai un aspetto orribile, comunque” commentò, indicando
il suo volto.
“Oh, grazie tante” commentò sarcastica. “Prima fatti
picchiare e poi parla!”
“Ho già dato, ricordi?” disse, riferendosi al giorno il cui
Riley aveva scoperto della sua relazione passata con Buffy. Spike ridacchiò
e si accasciò sul divano, ricevendo uno strilo dalla bionda.
“Spike, sei fradicio! Mi rovini il divano!” disse cercando di farlo
alzare, ma sibilò dal dolore, il braccio protestava rabbiosamente per
il movimento.
Spike si limitò a sorridere ancora e lei rinunciò, sedendosi accanto
a lui.
“Come sta il polso?” chiese, accendendo la tv.
“E’ fratturato, perciò non fare domande così idiote”
osservò, poi si alzò dal divano e si diresse in cucina. “Cioccolata
calda?” gli gridò, ricevendo un forte “Certo!” dal
divano.
“Come sta Briciola?” gli urlò Spike.
Buffy tornò con due tazze fumanti e si sedette di nuovo vicino a Spike.
“Angel le sta parlando adesso. Credo che starà bene” disse
porgendogli la tazza. “Oooh, Friends!” strillò, fissando
la tv.
Spike gemette. “Andiamo, amore. Questo programma è idiota!”.
”Non è vero! E’ carino. Leggero”.
“Leggero? Andiamo! Enily non permette a Ross di vedere Rachel, ma quei
due sono completamente innamorati, ma Ross è sposato con Emily. Chandler
e Monika hanno una relazione, ma non lo dicono agli altri tranne a Joey che
sta cercando disperatamente di non lasciarselo sfuggire accidentalmente! Leggero?”
le chiese Spike scuotendo la testa.
Buffy sorrise furba. “Stai guardando solo le repliche, huh? La serie è
molto più avanti!”.
“Davvero?” chiese Spike confuso.
Buffy ridacchiò. Sempre lo stesso Spike. “Davvero”.
“Cosa farai con Riley?” chiese Spike all’improvviso. Sapeva
che lei non voleva parlarne, ma lo chiese comunque.
Lei inspirò a fondo. “Non lo so. Non lo so davvero”.
“Mollalo” scrollò le spalle. “E’ una palla. Lo
so io, lo sa Xander, e penso che dovresti saperlo anche tu ora”. Si alzò
da divanoe girovagò per la stanza.
“Hai quei piccoli marshmallows?”.
“Nell’armadio della cucina” rispose Buffy assente. “Pensi
davvero che dovrei rompere con Riley. Voglio dire, siamo fidanzati. Sarebbe
una rottura un po’ improvvisa. Non mi ha colpita volutamente.
“Questo non rende giusto il fatto che ti HA colpita” le disse Spike
cercando i marshmallows. “io penso che una cosa del genere deve succedere
solo quando si è sposati da 25 anni più o meno. Sai, per la crisi
di mezza età” mormorò, trovando il pacco con i piccoli marshmallows
bianchi proprio dietro i biscotti al cioccolato.
“Chi ha mangiato tutti i biscotti al cocco?” chiese alla bionda.
“Tu!” gli fece l’occhiolino e afferrò la scatola di
biscotti al cioccolato dall’armadio ancora aperto. Spike mangiava sempre
tutto quello che lei aveva in casa.
“Zio Spike!” strillò Deanna, correndo in cucina per abbracciare
il padrino.
Spike la sollevò dal suolo e soffocò. “Briciola, non riesco
a respirare!” lui tossì e Deanna mollò la presa.
Girandosi, spinse Angel nella stanza. “Spike, questo è mio padre”
presentò lei sorridendo. “Angel, questo è mio zio Spike”.
“Allora, tu sei il coglione che tradisce la sua fidanzata?” disse
sorridendo Spike e offrendogli la mano.
“Spike!” iniziò Buffy.
Angel guardò imbarazzato sua figlia, che però era completamente
calma. Sembrava conoscesse la storia. “Sì, sono io” rispose
stringendogli la mano.
“Lo immaginavo” Spike sorrise e si avviò verso la camera
di Deanna. “Non volevi mostrarmi il tuo nuovo gioco per computer, dolcezza?”.
E Deanna lasciò la stanza ridacchiando, correndo incontro a Spike. Era
felice di lasciare i suoi genitori soli.
Chiuse la porta della sua stanza e saltò sul letto, rimbalzando felice.
“So una cosa che tu non sai!”.
Spike ridacchiò leggermente e si girò verso di lei. “E cosa
sarebbe?” chiese scettico.
Deanna sorrise ancora e scosse la testa. “Niente. Scusa, non te lo posso
dire”. L’ammissione di suo padre le aveva migliorato la giornata.
Tutto l’orrore di solo un’ora prima era stato dimenticato.
Spike scosse la testa confuso. “Allora? Questo videogioco?”.
“Oh, dimentica lo stupido gioco. Ci sono cose più importanti da
discutere” disse strisciando verso la fine del letto, sedendosi di fronte
a lui. “Se ti dico una cosa, prometti di non dirla a nessuno? Nemmeno
a mamma? Specialmente a mamma?”.
“Non hai fatto qualcosa di stupido, vero?”. L’ultima volta
che Spike aveva visto Deanna comportarsi così era stato quando aveva
rovinato il maglione preferito di Buffy, e sostituito con uno nuovo. Buffy non
se n’era mai accorta.
“No” scosse la testa sorridendo. “Voglio far tornare insieme
mamma e papà!”.
Buffy entrò nel suo ufficio, ancora mezz’addormentata
e con la mente lontana. Non voleva pensare a cosa era successo due giorni prima,
ma la sua mente aveva volontà propria. E i numerosi discorsi sciocchi
di Riley, che aveva bombardato la segreteria telefonica, non l’avevano
aiutata molto. Aveva tradito la sua fiducia in lui. Aveva bisogno di tempo.
Ma purtroppo Riley non voleva concederglielo. Continuava a chiamare. E dio,
quanto avrebbe voluto perdonarlo, ma aveva bisogno di tempo.
Era il suo fidanzato. L’uomo con cui voleva trascorrere la sua vita, e
da un momento all’altro non sapeva nemmeno se l’aveva mai realmente
conosciuto.
E ciò che più la confondeva era che Riley sembrava essere tornato
quello di prima. Le dolci parole che aveva detto alla segreteria erano le stesse
a cui lui l’aveva abituata. Ma queste erano così diverse dall’uomo
di due giorni fa.
Lui l’aveva colpita! E non era tutto. Anche prima, si era rifiutato di
aiutarla, anche se era palesemente sofferente. Si era fratturata il polso più
volte e ora era incastrato in una gabbia.
Era una frattura seria. Molto seria. Erano queste le parole che il dotto re
le aveva detto quando Spike ed Angel l’avevano trascinata all’ospedale
nonostante le sue proteste. Era obbligata a portare quella dannata gabbia per
due mesi.
Aveva perso la testa, e aveva detto al medico che non avrebbe potuto portarlo
così a lungo perché doveva lavorare sul nuovo progetto. Ed Angel
era stato così gentile, calmandola e dicendole che andava tutto bene,
e che avrebbe fatto lui il lavoro che avrebbe dovuto fare col braccio destro,
perché erano colleghi. Che non era un problema e che avrebbero sostenuto
quel peso insieme. E che lei non doveva pensarci.
E lei si era chiesta in quel momento perché Riley non potesse essere
come Angel. Angel si era sentito in colpa per tutto il tragitto versol’ospedale,
chiedendole scusa e dicendole quanto gli dispiaceva di aver provocato quel pasticcio.
Si era scusato per una cosa per cuinon aveva colpa, mentre Riley non l’aveva
nemmeno aiutata col polso fratturato, e l’aveva invece colpita!
Perché un estraneo era molto più gentile nei suoi riguardi e la
trattava con molto più rispetto del suo fidanzato nei tre anni e mezzo
della loro relazione?
E perché aveva sognato il sorriso di Angel, quando le aveva detto quelle
parole gentili all’ospedale, nelle ultime due notti?
Perché il suo mondo non poteva tornare bianco e nero come prima? Da dove
venivano fuori queste diverse tonalità di grigio? Perché improvvisamente
non era più sicura di voler sposare Riley, ma era più attratta
dall’uomo che aveva finto di odiare per dieci fotuti anni??
Si avvicinò alla macchina del caffè e osservò il liquido
scuro mentre veniva versato nella tazza rosa. Una cosa che faceva ogni giorno,
ma quel giorno sembrava tutto così diverso.
Portando la tazza alle labbra, quasi soutò tutto
sulla scrivania della sua segretaria. Dru. La sua amica dal liceo ed ex di Spike.
Il caffè era troppo bollente e lei avrebbe dovuto sapero. Era solo troppo
stanca per pensarci, e poggiò la tazza sulla scrivania, appoggiandocisi
e afferrando una delle foto di Drusilla Pearson.
Conosceva quella foto. Ce l’aveva anche lei. Era una foto di gruppo del
liceo. Drusilla, Spike, Willow, Xander, Anya, Ford, Pike, Taylor, Jenny, Amy
e lei stessa su un largo divano e sul pavimento della vecchia casa di Buffy.
Non vedeva Taylor e Jenny da anni, ma manteneva ancora i contatti con Pike e
Ford. Anya e Xander erano sposati da quattro anni, e Spike viveva quasi da lei,
perciò spesso era a casa sua.
Chiedendosi quanto era cambiata la sua vita, o dove fosse la sua fidata segretaria,
rimise la foto sulla scrivania ed entrò nel suo ufficio, portando con
lei la tazza di caffè fumante.
Non aveva nemmeno notato Angel, seduto sul divano accanto alla sua porta. Era
troppo occupata a bilanciare òa tazza e i documenti in una sola mano,
visto che il braccio destro era in quella stupida gabbia.
“Pensavo non saresti venuta più” commentò Angel, facendo
trasalire Buffy, e lei versò il caffè per terra, cercò
di salvare i documenti, ma guaì quando la gamba scoperta toccò
il liquido bollente, e la tazza vuota rotolò sul pavimento.
Angel si alzò e la strinse quando cadde e iniziò a strofinare
furiosamente la pelle scottata con l’orlo della sua gonna nera di seta
che raggiungeva le ginocchia.
“Mi dispiace” disse alzandola dal suolo, raccogliendo i documenti
e poggiandoli sulla sua scrivania, aiutandola poi a raggiungere il divano.
“Tutto ok” mormorò lei, sfregando la pelle dolorante. “Sono
un po’ maldestra. Come sempre” quasi ringhiò. “Queste
cose succedono SEMPRE a me”.
Angel sorrise e annuì. “In realtà, lo trovo carino”
ammise, flirtando, e sorridendo a metà.
Buffy ridacchiò e si alzò, avvicinandosi alla scrivania. “Deanna
ti saluta” disse al padre di sua figlia, sorridendo. “Chiede se
vuoi andare con lei al cinema domani e dice che si è divertita molto
al musical che avete visto ieri” disse. Deanna ed Angel facevano quasi
sempre qualcosa insieme da quando si conoscevano. Ed ogni volta Deanna le chiedeva
se voleva unirsi a loro. Ed anche Angel insisteva, ma lei rifiutava sempre.
Non voleva intromettersi nei momenti che passavano insieme i due. Si sarebbe
sentita fuori posto, perché sapeva che Angel era lì solo per Deanna.
Dubitava che sarebbe stato così interessato a lei se non fosse stata
la madre di sua figlia.
Ma anche se lo conosceva solo da tre giorni, sapeva che era un padre fantastico
per Enie. E non l’avrebbe scambiato per niente al mondo, perché
vedeva negli occhi di sua figlia quanto fosse felice di avere finalmente un
padre.
“Va bene” disse Angel sorridendo. “Vieni anche tu?”
chiese Angel speranzoso.
“Nah” rispose Buffy senza notare come il sorriso di Angel scomparve
subito.
“Hai sentito il tuo fidanzato?” le chiese Angel cambiando discorso,
per la felicità di Buffy. Ma quello era un argomento di cui non voleva
parlare.
“A parte le telefonate? No” rispose Buffy, mentre Xander entrò
nella stanza, il che significava che avrebbero lavorato per il resto del giorno.
Più tardi Buffy entrò nell’ufficio
di suo padre, con i primi progetti per il centro commerciale e qualche schizzio.
Era la sua pausa, perciò voleva sbrigarsi in fretta e prendersi alcuni
minuti per sé per non pensare alla schifezza che era la sua vita, prima
di riprendere a lavorare. Mentre entrava nella stanza, il padre trasalì.
“OH MIO DIO!” esclamò Dean inorridito avvicinandosi a lei.
Merda, si era dimenticata che non sapeva niente del suo ‘incidente’.
“Cosa DIAVOLO ti è successo???” chiese Dean Summers cercando
altre ferite oltre al livido sul volto e il polso.
“Sono… um… caduta?” disse Buffy timidamente.
“Buffy” disse Dean col tono Non-Mentirmi-Tanto-Lo-Scoprirò-Lo-Stesso.
“Non è niente” disse lei scrollando le spalle.
“NIENTE?? Tesoro, hai il braccio fratturato e hai la faccia di una che
è stata picchiata a sangue!” disse, poi abbassando il tono della
voce. “E’ così, vero? Qualcuno ti ha picchiata”.
Buffy lo guardò senza mostrare emozioni-
“Riley ti ha picchiata” si corresse, collassando sulla sedia. “Perc-“.
“N-non esattamente. E’ stato… un-una specie di incidente.
Non voleva” disse Buffy difendendo il suo fidanzato. ‘Lo è?’
mormorò una voce nella sua testa. ‘E’ ancora il tuo fidanzato?
Vuoi che sia ancora il tuo fidanzato?’.
“NON VOLEVA?” gridò Dean, calmandosi quando vide sua figlia
sussultare. “Mi dispiace, ma hai troppe ferite per dirmi che non voleva.
Hai un occhio nero e un livido sulla guancia, un taglio sulla fronte e uno sulle
labbra e hai il polso fratturato! Cos’ha fatto, ti ha buttato dalla finestra?
Cosa gli è preso?” si alzò di nuovo e la controllò,
per essere sicuro che stesse bene.
Buffy nispirò a fondo e guardò il padre negli occhi. “Papà,
siediti” ordinò e lui obbedì subito, mettendosi a suo agio
sulla sedia di pelle.
Buffy si sedette sulla sedia di fronte a lui e sospirò. “L’ho
incontrato” disse.
“Chi?” chiese Dean confuso.
“Lui. Ho incontrato il padre di Deanna qualche giorno fa. Ho scoperto
che non è affatto il coglione che pensavo fosse e trascorre molto tempo
con lei. Lei è già ossessionata per suo padre. Due giorni fa,
lui l’ha incontrata per la prima volta e sono andati al centro commerciale
mentre io ero a casa con Riley. Lui non ne sapeva niente e abbiamo litigato.
Ero così furiosa che mi sono fratturata il polso. Sono stata io, non
lui. Non è venuto ad aiutarmi perciò gli ho urlato contro quando
i due sono tornati e lui mi ha aiutata. Riley era geloso e pensava lo stessi
tradendo e i due hanno iniziato a picchiarsi, o meglio Riley lo ha picchiato.
Io volevo fermarli e prima che potesse riflettere Riley mi ha spinta contro
il tavolino. Da allora non gli ho più parlato” disse continuamente,
fissando il padre con gli occhi pieni di lacrime.
Dean sospirò e si alzò e si inginocchiò davanti alla figlia.
“Mi dispiace tesoro. Vorrei poter fare qualcosa per renderti le cose più
semplici. Ma devi decidere tu cosa vuoi. Non posso aiutarti in questo, ma posso
darti dei consigli. Ti consiglio di guardare meglio Riley. Se è successo
una volta, può succedere di nuovo. Meriti di meglio, cara, molto meglio”
disse a sua figlia e lei si calmò.
Buffy sorrise triste. “Grazie, papà”. Lui gli asciugò
le lacrime col pollice e prese i suoi documenti. “Questi li guardo dopo.
Ma ora, dimmi, lo conosco?”.
Buffy si alzò e aggiustò la gonna nera. “Sì”
sorrise. “Lo conosci” e lasciò la stanza.
Deanna entrò nella decappottabilel di Spike quando la campanella di scuola
suonò, e ricevette degli sguardi invidiosi dalla maggior parte delle
ragazze presenti quando Spike le sorrise.
“Allora, al centro commerciale, dolcezza?” le chiese Spike.
“Sì” fu tuttto ciò che disse, ridacchiando.
Spike scosse la testa. Davvero, quella bambina aveva preso fin troppo da sua
madre. “E dove esattamente vogliamo andare, piccola?” chiese dopo,
entrando nella strada principale.
“Prima al Victoria’s Secret, poi ad una boutique costosa che ho
visto una volta, sai, quella in cui mamma si ferma sempre per fissare quel vestitino
rosso? Poi dal fioraio e poi compriamo dei biglietti per quattro per Snoopy
on Ice. Ed ovviamente a comprare una nuova penna per me. La mia si è
rotta, Philip ci si è seduto sopra” disse la brunetta sorridendo
al padrino.
Spike si fermò immediatamente ad un parcheggio. “Cosa? Hai NOVE
anni! So che ti corrompo troppo, ma COSA DIAVOLO VUOI DAL VICTORIA’S SECRET,
SIGNORINA?” gridò il ventottenne.
Deanna scoppiò a ridere. “Non per ME, deficiente! Per mamma! Dobbiamo
comprarle gli abiti giusti per il suo appuntamento di venerdì!”
schiaffeggiò il suo braccio. “Andiamo, pensavi davvero che io-“.
“Ok, ok, ho capito” disse Spike riprendendo
a guidare. “Angel le ha chiesto di uscire? Non lo sapevo!” sorrise
Spike.
“Non lo sa nemmeno lui” ridacchiò Deanna.
Lui arcuò le sopracciglia. “Dovrebbe dirglielo, allora. Dopodomani
è venerdì”.
Deanna allargò il suo sorriso. “Oh, non lo sa nemmeno lui”.
Buffy rientrò nel suo ufficio e trovò
Xander ed Angel che litigavano per il colore del soffitto vicino alla scrivania
di Dru, che era al telefono a parlare con qualcuno che sembrava conoscere piuttoto
bene.
Versandosi un’altra tazza di caffè, scosse la testa in direzione
dei due uomini e aprì la porta con le lettere B-U-F-F-Y S-U-M-M-E-R-S
scritte sopra, desiderosa di riposare un po’ prima della fine della pausa.
Ma la persona che incontrò all’interno del suo ufficio era l’ultima
che si aspettava di trovare.
“Oh, Mr Lindsey McDonald ti sta aspettando nel tuo ufficio!” le
gridò Drusilla.
“Lo vedo, Dru” rispose sarcastica, osservando il viso sorridente
dell’uomo biondo.
Spike era all’inferno. Deanna Summers correva per il Victoria’s
Secret come se fosse una cosa normale per lei fare shopping lì. Quella
ragazza era stata in quel dannato negozio solo una volta! Perché si sentiva
così asuo agio attorno a tutti quei reggiseni e perizomi e slip? “Deannaaaaaaaaa”
piagnucolò disperato Spike.
Poteva quasi sentire tutte le occhiatine delle donne attorno rivolte a lui,
perché stava facendo shopping in un negozio del genere con una ragazzina.
La sua faccia era diventata rosso brillante dieci minuti prima e ormai si limitava
a fissare il muro dvanti a lui mentre la giovanissima Summers correva afferrando
reggiseni e tangape la madre. Ogni tanto Deanna si avvicinava a lui per chiedere
la sua opinione. Si può solo immaginare l’occhiata ricevuta da
una donna anziana quando la brunetta si era avvicinata a lui con un reggiseno
di seta nera e degli slip altamente trasparenti in un certo punto, che non coprivano
niente.
Aveva balbettato un piccolo “Carino. Prendilo così usciamo di qui”
e se ne andò solo per nascondersi da quella donna. Da allora si era limitato
a fissare il muro, e Deanna aveva già scelto cinque completini sexy per
sua madre. Spike aveva ringraziato tutti i santi del paradiso quando Deanna
aveva annunciato di aver finito, gli aveva dato le buste ed erano usciti per
andare a comprare quel vestito rosso di cui Deanna aveva parlato prima. Solo
per poi ritrovarsi a fissare di nuovo il muro, perché scoprì che
quella boutique vendeva vestiti ridotti e trasparenti e tutte le donne che se
li provavano andavano in giro con roba del genere.
Ma per sua fortuna non rimasero a lungo lì, ed
andarono ad un bar vicino per rinfrescarsi. Era il giorno più caldo di
gennaio degli ultimi vent’anni.
Cercando un tavolo vuoto, percorsero tutto il bar e ordinarono i soliti Banana
Splits e Ice-Bombs insieme a due grossi milk-shakes.
“Dove trovo un meteorite? Si dice che la temperatura terrestre si abbassa
di circa 10° C quando uno colpisce la Terra” si lamentò Deanna,
scivolando sulla sedia.
Spike acuò le sopracciglia. “Lo sai, vero, che l’ultima volta
che è successo sono morti tutti i dinosauri?”
“Oh, questo non è un problema” disse ghignando. “Non
ci sono più dinosauri in giro!”.
Spike scosse la testa ridacchiando. “Dio, sei esattamente come tua madre,
ragazzina”.
“Cosa posso dire?” sorrise Deanna. “Le donne Summers sono
le migliori!”
“Questo è vero” contraccambiò il sorriso, scompigliandole
i capelli e ricevendo un ringhio dalla ragazza. “Allora dimmi, Ms Summers.
Cosa hai pianificato per l’appuntamento dei tuoi genitori, tanto che lei
ha bisogno di tutta questa biancheria maliziosa?” chiese mentre la cameriera
portava i loro gelati, e Spike riprese a flirtare con lei.
“Lindsey!”disse Buffy, quasi per convincere
se stessa che lui era lì. Lindsey McDonald era il suo ex-ragazzo. Quello
prima di Riley, ma era durata solo due mesi prima che entrambi si rendessero
conto che non erano altro che amici. E volevano davvero rimanerlo, finchè
Lindsey non le presentò Riley Finn, un suo collega alla Wolfram &
Hart.
E quella fu l’ultima volta che l’aveva vista, perché quel
giorno Riley si era assicurato che Lindsey non si avvicinasse più a lei.
Temeva troppo che Lindsey avesse ancora delle possibilità con lei. Ma
ovviamente lei questo non l’aveva mai saputo.
Lei non sapeva che Lindsey aveva cercato di contattarla continuamente. Il suo
fidanzato le aveva detto che non voleva più rivederla, perché
lui e Riley avevano dei problemi.
Ma tutto ciò che Riley voleva era che Lindsey non potesse dire a Buffy
delle sue colleghe. Perché Mandy non era l’unica. Mandy era la
nuova.
“Ciao Buffy” Lindsey le sorrise calorosamente. “Come stai?
Che è successo al braccio? E alla faccia?” disse facendosi serio.
“Niente” rispose Buffy. Troppo in fretta.
“Uh-huh” commentò Lindsey. Riley. Ovvio. Non si aspettava
altro. E improvvisamente tutti i suoi dubbi volarono dalla finestra. Buffy doveva
sapere cosa lui stava facendo. Meritava di meglio di un uomo che la picchiasse,
rimproverasse e tradisse.
“Devo dirti una cosa. E faresti meglio a sederti perché non ti
piacerà” le disse Lindsey e lei si sedette subito sul divano, fissandolo
confusa.
“Dru, mi stai pestando il piede!” si lamentò
Xander, spostandola leggermente di lato.
Solo per ritrovarsi spinto dietro.
“Sta’ zitto, non sento niente!” disse Dru, avvicinandosi ancora
di più alla porta del suo capo.
Angel dovette trattenere le risate che minacciavano
di scappargli. Davanti a lui c’erano due adulti con le orecchie appoggiate
alla porta per ascoltare la conversazione dei loro amici.
“Chi è lui?” chiese dopo un po’ Angel.
“Il suo ex” risposero all’unisono e velocemente Angel si mise
in ginocchio vicino a loro per sentire cosa stesse succedendo oltre quella dannata
porta.
“Vi rendete conto, vero, che quel che stiamo facendo è sbagliato,
giusto?” chiese Xander.
“Hai iniziato tu, Xander!” esclamò Dru.
“Silenzio!” disse ad entrambi Angel, sentendo le urla di Buffy nell’altra
stanza.
“LA SUA SEGRETARIA?” urlò Buffy saltando
sul divano e girando per la stanza. “Non posso crederci!” disse
disperata. Ma in realtà, poteva crederci. Riusciva a immaginarsi Riley
che la tradiva. Facilmente.
E’ la erità. Vai a vedere tu stessa. Ci danno dentro come conigli.
Sempre. E durante il lavoro” le disse Lindsey. “Pensavo solo dovessi
saperlo. Meriti di meglio di lui, Buffy”.
Buffy esprirò a fondo e si sedette di nuovo. Coprendosi gli occhi con
le mani. “Non ne sono più sicura” mormorò.
“Cosa?”.
“Voglio dire – perché continua a capitare a me?” sussurrò
Buffy ferita. “Tutti i ragazzi continuano a lasciarmi. O mi usano o si
rendono conto che vogliono solo l’amicizia. Prima Taylor che si innamorò
della mia migliore amica, poi Pike, per cui ero troppo noiosa. Scott, che aveva
occhi per tutte tranne per me. Il mio affare da una notte che stava tradendo
la sua fidanzata, Parker che mi ha usata per il sesso. Spike che non riusciva
più a toccarmi perché gli sembrava di far l’amore con sua
sorella. Tu. Ora Riley. Capisci che intendo?” alzò la testa, incontrando
lo sguardo del suo ex. “Cosa c’è? Sono appiccicosa? Sono
brutta? Non sono brava?”.
“Buffy, non parlare così. Non farlo!” disse Lindsey, sedendosi
accanto a lei, e lei appoggiò stancamente la testa sulla spalla di lui.
“Sei una donna bellissima, una mamma fantastica, un’amica generosa
e un architetto geniale. E non sei appiccicosa. Tutt’altro. Tieni tutto
dentro e non ti apri. Sei una persona forte, Buffy. E sei un dio a letto”
le disse. “Non hai solo incontrato l’uomo giusto, ancora”.
“Pensi che mi succederà?” disse Buffy.
“Lo prometto” sorrise e si alzò.
“Grazie, Lindsey” disse alzandosi a sua volta, accompagnandolo alla
porta. Aprendola, tre persone caddero nella stanza.
Buffy scosse la testa mentre Lindsey scoppiò a ridere, e tre volti rosso
brillante tornarono immediatamente a lavorare.
Buffy era davanti all’ufficio del suo fidanzato,
e fissava la pota. Voleva entrarci, davvero. Ma aveva paura. Paura di trovare
lui e la sua segretaria, perché ciò avrebbe reso tutto vero. Un
alto uomo che la tradiva. Che la usava solamente. Ma le possibilità di
trovarli mentre ci davano dentro erano alte. Perché Mandy non era alla
sua scrivania, non era la pausa e la ragazza non era in malattia. Aveva chiesto
ad uno degli impiegati.
Facendosi forza, afferrò la maniglia e la girò.
E quando aprì la porta trovò la bionda seduta sulla scrivania
di lui, di spalle a Buffy, chiaramente presa dall’estasi, e Riley Finn
che spingeva in lei con gli occhi chiusi per il piacere.
Buffy si fermò, congelata. Incapace di dire qualunque cosa. Incapace
di muoversi. Quindi si fermò semplicemente.
E quando Riley curvò il capo, ansimando il nome della ragazza, una singola
lacrima scese lungo le guance di Buffy.
Tornando dal suo picco, Riley spostò Mandy e aprì gli occhi, chiudendo
la cerniera dei pantaloni. Alzando lo sguardò, si gelò. “Buffy”.
Buffy era ferma lì. Che lo fissava negli occhi, con le lacrime nei suoi.
Si sentiva così persa, ferita e triste. E tradita. Certo, sapeva già
che Riley la stava tradendo, ma vederlo con i suoi occhi…
Riley sembrava indifeso, mentre spostò Mandy dalla sua scivania e si
avvicina a Buffy.
“N-non è come pensi!”.
Non è come pensi?! Bastardo!! E esattamente in quel momento Buffy si
riprese.
Tutta la tristezza fu dimenticata, e sostituita dalla collera. E per la prima
volta, aprì finalmente gli occhi e vide il vero Riley Finn. “Ti
stavi *scopando* un’altra ragazza *caro*” disse lentamente Buffy
a denti stretti.
“Questo è vero!” cinguettò Mandy, poggiando il suo
corpo ancora nudo sulla sedia di pelle di Riley, aprendo le gambe, mettendosi
fin troppo a suo agio.
Buffy distolse lo sguardo disgustata.
Ma Riley non sembrava capace di distogliere lo sguardo…
“RILEY!” gridò Buffy e la testa dell’uomo si girò
di scatto per guardarla.
“Mi dispiace, tesoro, non lo farò più. Lo prometto. Ti prego,
non arrabbiarti, cara. Andrà tutto bene!” disse Riley. Niente Buffy
significava niente soldi, giusto?
Buffy ridacchiò con fare asciutto. “Non provarci nemmeno ragazzino.
So tutto delle tue donne e puttane” disse fredda fissandolo, quando la
bionda diciottenne boccheggiò sorpresa. “Hai sentito bene, ragazza.
Non sei l’unica”.
Riley bollì di rabbia. “Chi te l’ha detto? Lindsey? Lo giuro,
se lo incontro, io—“.
“Cosa? Lo picchi come hai fatto con me? O con Angel?” disse calma
Buffy.
“NON darai la colpa a Lindsey. E’ colpa tua! Lindsey è stato
solo tanto decente da dirmi in cosa mi stavo cacciando. Mi ha fatto aprire gli
occhi! Si è comportato da amico!”.
“Cosa voleva il coglione da te?” disse Rile, quasi tremando dalla
rabbia. “Sei andata a letto con lui?”.
Buffy non poteva credere alle sue orecchie. L’aveva DAVVERO detto? “Lui
non è come te, Riley. E nemmeno io. Io, almeno, sono fedele. Dico sempre
la verità. Lindsey è un mio AMICO! Come Xander e Spike!”.
“Oh, andiamo! Credi davvero che stanno con te perché tu sei un’AMICA?
Stanno solo aspettando per entrarti nelle mutande! Tutti loro. Specialmente
Angel. Perché altro vorrebbe aiutarti, huh?”
“Perché ti comporti così?” Buffy scosse la testa.
“Perché sei un disgustoso bastardo? Perché mi stai facendo
questo?”.
“Ovviamente ora la colpa è mia. Sono io quello cattivo. Sono io
quello disgustoso.
“Tu mi hai TRADITA!!” esclamò Buffy. “CERTO che è
colpa TUA! Non sono io quella colpevole!”.
“Mai pensato che forse sei tu quella che mi ha spinto tra le sue braccia?
Mai pensato che potresti essere tu la ragione di tutto questo?” le disse
Riley arrabbiato Riley. “Tu ti chiudi in te stessa! Ogni volta che ti
scopo, sei da qualche altra parte. Ti tieni alla larga da me! Ti sei mai chiesta
perché tutti i ragazzi ti lasciano?.
Buffy scosse la testa e si tolse l’anello di fidanzamento dal dito, quasi
strappando la pelle, e lo buttò addosso a Riley.
“Basta così. Ho chiuso con te” disse girando i tacchi.
“Sì? Te ne pentirai. Renditene conto, Buffy. Non sei capace di
amare. Ogni ragazzo che avrai in futuro o ti tradirà o ti lascerà.
Sai prendere, ma non dare. E non sei poi così brava a letto che uno vorrebbe
rimanere solo per il sesso”.
Buffy si fermò e tacque, le lacrime che tornavano sugli occhi. Aveva
ragione lui? Era incapace di amare? Era colpa sua?.
“Sì Buffy. Sei così”.
E Buffy scappò dall’ufficio.
Era davvero così? Una donna che si chiudeva in se stessa? Era incapace
di dare?
Corse il più in fretta possibile, senza tener conto delle persone o delle
macchine attorno a lei.
Era un miracolo che le auto riuscissero a fermarsi prima di colpirla.
Corse verso il suo ufficio. Non poteva andare a casa. Non poteva mostrare a
sua figlia le sue debolezze.
Con le lacrime bollenti che le bruciavano le guance, si sontrò contro
un solido torace e cadde singhiozzante al suolo.
Angel la strinse a sé.
“DEANNA CAMERON SUMMERS!” ulò Spike
per tutto il centro commerciale. “VIENI QUI, ORA!”.
“Sì, sì” gridò Deanna, ma non fece nessun tentativo
per obbedire al padrino.
Spike brontolò e si avvicinò al reparto giocattoli del negozio
in cui si trovavano, alal riceca della piccola Summers.
Notandola nel settore di Hello Kitty, sorrise. Nonostante le sue proteste, Deanna
Summers ERA una ragazzina di nove anni. E annotando mentalmente di prenderla
in giro più tardi, vide che Deanna osservava con le stelle nei suoi occhi
cioccolata una piccola borsetta rosa con i fiori e una gattina giapponese.
Deanna non si era nemmeno accorta del padrino accanto a lei.
“Allora” disse Spike, facendo trasalire la giovane Summes che distolse
lo sguardo dalla borsetta.
Girandosi verso di lui, tornò distaccata. “Andiamo?”.
Spike sorrse, prese la piccola borsa rosa in una mano, e nell’altra quella
di Deanna, e si avviò verso la cassiera bionda con cui aveva flirtato
prima, per pagare l’oggettino di Hello Kitty.
Deanna sorrise a Spike e si ritrovò di nuovo a essere la ragazza più
felice di tutto il mondo.
Spike le passò la borsa brontolando. “Lo sai che questa roba di
Hello Kitty costa una fortuna?” commentò portando la ragazza fuori
dal negozio. “Adesso andiamo a casa, Briciola, eh?”.
Deanna annuì sorridendo da orecchio ad orecchio.
“E’- è stato così meschino.
Ha detto cose che…lui…” balbettò Buffy, attaccandosi
ad Angel che l’ascoltava silenzioso. Dio solo sapeva quanto lei gliene
fosse grata. Ma la spaventava il fatto che riusciva ad aprirsi meglio con un
uomo che conosceva da poco più di due giorni che con qualunque altro
suo amico o familiare a parte Faith e Spike.
I due stavano camminando in un bel parco con un piccolo lago e Buffy aveva la
giacca di pelle di Angel appoggiata sulle sue spalle, e il suo braccio legato
a quello di lui. Avevano passeggiato per un’ora, anche se dovevano lavorare.
Ma quello non era un problema. Tutti quelli che conoscevano Buffy sapevano che
aveva bisogno di un po’ di tempo libero. E suo padre era il capo, quindi…
“Pensavo di conoscerlo ed invece lui - lui… era così diverso.
E per la prima volta credo di averlo visto davvero. Lui – lui… tutto
ciò che gli interessava era il denaro, immagino. E io pensavo che mi
amasse. Lui è stato il primo. L’unico a dirmi che mi amava. E lui…disse
Buffy, sentendo i singhiozzi risorgere in lei.
“Non importa” le disse Angel, forzando l’urgenza di prenderla
e baciarla e dirle che l’amava. “Ci saranno altri uomini che te
lo diranno. Lo prometto. Sei giovane, Buffy. La tua vita è appena iniziata,
specialmente la tua vita sentimentale”.
Buffy gli sorrise tra le lacrime e si avvicinò a lui, poggiando la testa
sulla spalla ed Angel dovette inspirare a fondo per trattenersi dall'andare
oltre.
“Grazie” sussurrò, e lui potè sentire il respiro di
lei sulla sua pelle. La sentì rabbrividire e appoggiò il braccio
sulla spalla di lei, facendola stringere a lui in modo più comodo. “Significa
molto per me. Sei il primo uomo da molto tempo che mi conforta e stringe senza
alcun secondo fine. Eccetto Spike e Xander, certo. E mio padre, perché
sarebbe davvero disgustoso” balbettò lei ed Angel i sentì
immediatamente colpevole per i suoi pensieri sulla donna tra le sue braccia,
che andavano oltre lo stringere e confortare. Ok, lo stringere era coivolto,
ma…
quindi Angel si limitò a tacere. Come avrebbe potuto rispondere?
Buffy tirò su col naso e lasciò il suo braccio, per il dispiacere
di Angel. “Mi dispiace” disse asciugandosi le lacrime. “Devi
pensare che sono una bambina piagnucolona insoddisfatta della sua vita. Voglio
dire, sono la figlia viziata di un milionario. Perché dovresti pensarla
diversamente?” disse, sorridendo e fissando i suoi piedi.
“No” disse Angel, alzandole il mento. “Buffy, sei una donna
bellissima ed intelligente. Ed una madre fantastica. Deanna è in gamba.
E’ la ragazzina più carina del mondo ed hai fatto un buon lavoro
con lei. E so he la tua vita non è facile come sembra. Tutt’altro.
Ti capisco” cercò di confortarla Angel, ma Buffy pianse solo di
più e lo strinse ancora a lei, abbracciandolo più forte.
“Cosa c’è di sbagliato in me, Angel?” disse lei piangendo.
Perché continua a succedere a me?”. Angel, esitando, chiuse le
braccia attorno a lei e la strinse, respirando nel suo profumo. “Non è
colpa tua, bambina. Non è colpa tua” sussurrò al suo orecchio,
accarezzandole dolcemente la schiena.
Lo spaventava quanto una cosa così piccola come il suo abbraccio lo mettesse
a disagio, e disperatamente soppresse i suoi sentimenti per lei. Se lei continuava
a toccarlo così, avrebbe avuto un GROSSO problema dopo, perché
era eccitato ogni minuto di più e sperò solo che non si vedesse
attraverso i pantaloni, perché sicuramente l’avrebbe sentito vista
la sua vicinanza. E lei si avvicinava sempre più ad ogni singhiozzo.
Lui si sentiva tremendamente in colpa. Come poteva sentirsi così quando
la donna che amava stava piangendo, PIANGENDO tra le sue braccia?
Buffy si calmò un po’, tranquillizzata dalle dolci parole di lui,
e si sentì di nuovo attratta da lui. Ma represse quell’emozione
immediatamente. Nonostante ciò, non fece nessun moimento per allontanarsi
da lui. Rimase lì con le braccia attorno all’amante-di-una-notte
di dieci anni e un giorno prima.
Lei girò la testa di lato, sulla sua spalla, le sue labbra quasi sfioravano
il collo di lui, e lei potè solo fissare la morbida pelle di lui, di
nuovo sommersa da quella sensazione. Chiuse gli occhi ed inspirò. Sentiva
che non poteva lasciare di nuovo quell’uomo, perché si sentiva
più al sicuro che mai e si chiese se si era sentita così anche
dieci anni prima. Perché sembrava così spaventosamente familiare.
E soprattutto, non voleva. Non voleva che lui si allontanasse più. E
questo la spaventava.
“Vui venire a casa mia? Louisa, la mia governante, viene oggi. E’
davvero un’ottima cuoca”.
“Mi piacerebbe molto”. Lui respirò nei capelli di lei, e
nessuno dei due si mosse. Rimasero lì. In completo silenzio, nel conforto
dell’abbraccio.
“No, caro, sei davvero carino con quello”
disse sorridendo la donna più grande.
“CARINO? Dio, devo sembrare un pazzoide gay!” disse disgustato Spike
e aprì il frigo, prendendo il latte e poggiandolo insieme agli altri
ingredienti per i biscotti.
Per poi rigirarsi al suono della risatina di Enie.
“Cosa c’è di così DANNATAMENTE divertente?”.
Ma Deanna continuò a ridere finchè la sua risata non sembrò
un insieme di isterici singhiozzi e dovette poggiarsi al tavolo per non cadere.
La vista del suo zio Spike *forte, CATTIVONE e figo* con un grembiule bianco
splendente era semplicemente troppo ridicola.
“Divertente” brontolò Spike alla ragazzina, e perfino Louisa
fallì nel tentativo di sopprimere una risatina.
I tre stavano preparando il pranzo nella cucina di Buffy. Louisa era rimasta
meravigliata di quanto l’uomo biondo-ossigenato sapesse della cucina,
quindi aveva chiesto il suo aiuto e gli aveva insegnato un paio di cosette,
quando aveva iniziato a protestare per il grembiule che ora indossava. Ed onestamente,
sembrava DAVVERO gay.
Louisa si calmò e ritornò al forno, controllando il pranzo, che
attirò subito l’attenzione di Deanna. “Che stai cucinando?”
chiese allegra.
“Pasta, pollo e verdua. Il budino alla vaniglia è nel frigo e Spike
prepara i biscotti al cioccolato!” disse sorridendo la donna cinquantenne.
Louisa Michel era con la famiglia Summers fin dalla nascita di Buffy, perché
Dean era un disastro con le faccende di casa. E quando Buffy andò a vivere
con Deanna, si portò insieme Louisa. Ora, la donna veniva due volte a
settimana, perché ormai Buffy se la cavava anche da sola.
“Yummy!” commentò la ragazza, saltando sul tavolo dove Spike
stava mettendo in una ciotola i biscotti già pronti e metteva quelli
crudi nel forno.
E la porta della cucina si aprì per rivelare un'altra serie di risatine
isteriche. Tale madre, tale figlia, huh?
Oh, dannazione!” brontolò Spike guardando storto Deanna, che riprese
a ridere. Grandioso. “Silenzio, Summers!” gridò a Buffy.
“Cosa c’è di strano nel mio grembiule, huh?”.
Buffy si limitò a ridacchiargli, prima di riprendere a ridere e quasi
scontrandosi con Angel, di cui stringeva ancora la mano. Cosa che non sfuggì
a Deanna, e lei sorrise comprensiva a suo padre.
“Ciao Louisa!” disse Buffy, ridacchiando ancora. Angel, lei è
Louisa, sta con noi da tutta la mia vita. Louisa, lui è Angel, il padre
di Deanna” presentò Buffy, sorridendo ad Angel.
Louisa spalancò gli occhi, non sapeva cosa dire, guardò da Angel
a Deanna, di nuovo Angel, e di nuovo Deanna. Cercando di trovare delle somiglianze.
Come gli occhi. Ed i capelli. Ed il sorriso.
Poi lei sorrise ad Angel Liery. Uno con un sorriso così gentile poteva
essere solo un buon uomo. Le piaceva già. “Beh, allora, Deanna,
cara?” disse dolcemente, senza smettere di guardare il padre della dolce
ragazzina. “Potresti mettere un altro piatto in tavola, per favore?”
disse, sorridendo quasi maternamente ad Angel.
“Certo!” esclamò Deanna saltando giù dal tavolo.
Spike sorrise compiaciuto a Deanna, quando anche lui notò le loro mani
intrecciate. E sembava che non avrebbero spezzato quel contatto per un bel po’.
Buffy portò Angel nella sala da pranzo, dove Deanna aveva messo sul tavolo
un altro piatto con un sorrisetto buffo plastificato sul viso, mentre mangiucchiava
uno dei biscotti di Spike, che erano sorprendentemente buoni.
Si sedettero vicini, con le mani sempre unite, e Deanna si sedette di fronte,
quando Louisa uscì dalla cucina con il pranzo, poggiando la pentola fumante
sul tavolo.
Seguita da Spike che uscì anche lui dalla cucina – senza grembiule.
“Allora, come mai sei qui così presto, Buff? Pensavo di dover stare
con la piccola per tutto il giorno” disse Spike, sedendosi alla sinistra
di Buffy mentre Louisa si sedette vicino alla figlia di Buffy.
“Io- um… mi sono presa un giorno libero” balbettò Buffy.
“Oh? Di solito non ti prendi mai---“ cominciò Deanna sorpresa.
“Non c’era molto da fare” disse velocemente Angel, salvando
Buffy. “Anch’io mi sono preso un giorno libero. Era una giornata
piuttosto noiosa” disse calmo, e Buffy fu sorpresa da come facilmente
riuscisse ad essere distaccato mentre mentiva. Doveva solo capire se era una
cosa buona o no.
Deanna riempì il suo piatto con la pasta, senza lasciare un po’
di spazio per la verdura, e Buffy la guardò storto, allora Deanna mise
un po’ della sua pasta nel piatto di Spike e prese una cucchiaiata di
roba verde. La più piccola possibile, ovvio.
“Mamma?” disse improvvisamente Deanna, comportandosi come se avesse
pensato a qualcosa poco prima.
“Sì?” disse Buffy alzando lo sguardo.
“Spike ed io abbiamo comprato dei biglietti per Snoopy on Ice per venerdì.
Possiamo andarci? Lo sai – tu, io, Spike e papà?” disse dolcemente.
E Spike le sorrise.
Buffy ed Angel stavano per soffocare col cibo.
“Cosa hai detto?” chiese Buffy con gli occhi spalancati. Papà!
Aveva chiamato Angel papà! Per la primissima volta!
“Ho detto, Spike ed io abbiamo comprato dei biglietti per Snoopy on Ice
per venerdì. Possiamo andarci, tu, io, Spike ed Angel?” ripetè
innocente. Dio, se era brava! Il suo piano stava davvero funzionando!!
“No!”. Buffy scosse la testa. “Tu hai detto papà. Tu,
io, Spike e PAPA’!” disse Buffy, respirando affannosamente, mentre
Angel fissava Deanna come se le fosse cresciuta una seconda testa.
“Davvero?” disse Deanna, dando un calcio a Spike sotto il tavolo
per togliergli quel sorrisetto.
Buffy si sedette più comodamente e si calmò, prima di notare che
la mano di Angel nella sua stava tremando. Forte.
Perciò la strinse leggermente e gli sorrise, prima di rivolgersi di nuovo
a Enie.
“Per me va bene. Chiesi agli altri” disse sorridente.
Spike annuì e Deanna si girò verso Angel. “Papà?”
disse di nuovo e Buffy sentì Angel sobbalzare leggermente.
“S-sì” disse balbettando, e con la voce tremante quasi quanto
le mani. “Sarà divertente”.
“Forte!” esclamò Deanna, e continuò a mangiare.
“Sì… sì, d’accordo… ok, no! No, nessun
problema, davvero. Sono d’accordo…sì, più tardi. A
dopo” disse Angel al telefono prima di chiudere la conversazione e raccogliere
la sua roba dalla scrivania.
Quel giorno sembrava davvero tranquillo e noioso e tutti stavano finendo prima
di lavorare, così terminò anche lui. Prendersi un pomeriggio libero
non era una cattiva idea. Specie quando aveva tanto in mente. PAPA’! C’era
qualcuno che lo chiamava PAPA’! Conosceva Deanna da tre giorni e lei già
lo chiamava papà! Gli sembrava impossibile, e gli veniva ancora la pelle
d’oca a pensarci. Lui. Era. Un. Padre. E questo significava che c’era
una ragazzina di cui lui era responsabile. E che dipendeva da lui.
Ok, forse non COSI’ tanto, visto che aveva la mamma migliore del mondo
e DUE padrini e tutti gli amici di Buffy. Ma si sentiva comunque la mancanza
di un padre. E ora lui l’avrebbe riempita. Ma papà? Tutto ciò
che poteva fare era innervosirsi a quella parolina. Significava sia tantissimo
per lui, perché voleva disperatamente dei bambini, ma gli ricordava anche
che se avesse fatto qualcosa di sbagliato, QUALSIASI cosa, sarebbe significato…
“Hey, papà!” cinguettò Deanna, ed Angel cadde dalla
sedia e respirò affannosamente.
Deanna spalancò gli occhi, poi si avvicinò alla sua scivania per
aiutarlo ad alzarsi. “Stai bene, papà?” chiese innocente.
Oh, tanto per capire: sapeva BENE cosa gli faceva quella parola.
“Sì… s-sì, sto-sto bene” balbettò alzandosi
on difficoltà. “P-perché?”.
“Oh!” lo interruppe Deanna. “Ero qui per visitare la mamma.
Volevamo portarla a mangiare ma non ha ancora finito. E ha detto che tu invece
eri libero. Perciò ho pensato… vuoi pranzare con me e zio Spike?”
chiese sorridendo dolcemente.
“Sicura che non preferisci aspettare tua madre?” chiese.
“Nah” disse Deanna. “Mamma dice che deve guardare un sacco
di documenti e non finirà prima delle otto… e non voglio davvero
aspettare così tanto per pranzare!”.
Angel scivolò da una gamba all’altra e chiuse la sua borsa, scrollando
le spalle nel suo cappotto.
“Beh, n-non lo so…”.
“Oh, andiamo, amico. Trascorri un po’ di tempo conla tua ragazzina”
sorrise Spike mentre appariva alla porta col solito cappotto di pelle, jeans
neri e la camicia rossa sopra la t-shirt nera. Davvero, anche se lo conosceva
da poco, non sapeva se lui avesse altri vestiti oltre quelli nell’armadio.
Beh, questo non era proprio vero: ieri la camicia era fucsia…
Angel annuì lentamente. “Ok, ci sto” disse sorridendo a sua
figlia. SUA FIGLIA!
“Forte!” disse raggiante la brunetta, e lui si chiese ancora una
olta come poesse essere così piccola quando aveva quasi dieci anni. Era
la sua metà! “Fammi prendere la mia bosa! L’ho dimenticata
nell’ufficio di mamma” e corse fuori della stanza, verso l’ufficio
di Buffy Summers senza nemmeno bussare, cosa che nessuno OSAVA fare, per paura
di essere cacciati fuori.
“Ami già tua figlia, vero?” sorrise furbo Spike. “E’
una ragazzina adorabile, eh? Proprio come sua madre” disse Spike guardando
nelle direzione in cui era scappata Deanna, mentre Angel chiudeva la porta e
lo raggiungeva nel corridoio per aspettare la ragazza.
“E’ vero” sorrise Angel.
“E ami anche sua madre, huh?” disse Spike fissando l’uomo
più alto.
Ed Angel improvvisamente impallidì notevolmente. Come-“
“Oh, andiamo, amico. Perfino mia nonna se ne accorgerebbe!” disse
ridacchiando come un pazzo.
“Beh… io… i. io la amo” disse piano, impovvisamente
interessato alle sue scarpe.
Spike annuì. “Non ferirla” disse lui, ed Angel alzò
di scatto la testa per guardare l’altro uomo negli occhi. “Se scopro
che tu, in qualche modo, hai ferito Buffy o Deanna, giuro che ti do la caccia
e ti torturo finchè non rimane più niente di te, capito?”
disse Spike improvvisamente serio.
“Non lo farei mai” promise Angel. E respirò a fondo. “Sai
cosa – cosa ha fatto Riley?” chiese insicuro. Non voleva dire troppo
se Spike non ne sapeva niente.
“Huh?”. Spike girò la testa per guardarlo. “Cosa ha
fatto quel pezzo di merda questa volta?” disse.
“Q-questa volta?” disse, ma fu fermato quando la più giovane
della famiglia Summers arrivò e prese la mano del padre nella sua, e
quella di Spike nell’altra.
“Possiamo andare?” chiese, e Spike le sorrise, facendola entrare
nell’ascensore, mentre Angel potè solo fissare la piccola mano
di Deanna nella sua.
“Toc toc!” ghignò Faith quando sporse
la testa nell’ufficio dell’amica.
“Hey, amica? Lavoriamo sodo, eh?”.
Buffy alzò lo sguardo dai documenti e sorrise all’amica.
“Hey” salutò. “Com’è stata la vacanza?”
“Una figata” commentò Faith entrando nella stanza, chiudendo
la porta e sedendosi sul bracciolo della sedia su cui era seduta Buffy. “Ti
prendi mai una pausa, B? Metà degli impiegati sta pranzando in quel piccolo
ristorante italiano carino di fronte, lo sai?”.
“Non posso” sospirò Buffy.”Altrimenti devo rimanere
qui di notte per finire questa roba!” disse indicando la scrivania piena
di fogli.
Faith scrollò le spalle e portò Buffy dalla sedia al divano. “Adesso
basta. Tieni” disse Faith prendendo una scatola con dei panini dalla borsa
e passandola alla bionda. “Mangia, altrimenti non cresci!” scherzò
lei, e Buffy potè solo sorridere. Era incredibile come questa donna dark
e rude potesse essere un’amica così generosa. Se poteva fidarsi
di qualcuno per i suoi problemi, era Faith. Faith era sempre leale con lei e
non la giudicava mai, qualunque cosa facesse. Perfino Willow si era allontanata
un po’ quando aveva detto ai suoi amici di essere incinta. Tutti l’avevano
fatto. Ma non Faith. Faith era rimasta al suo fianco, aspettando pazientemente
con lei che i suoi amici accettassero il suo stato.
“Faith?” chiamò Buffy, guardando la bella bruna.
“Sì?” disse Faith sorridendo.
“Il padre di Deanna lavora per me. Qui. Ed ha già incontrato Deanna.
Ed è così fottutamente gentile e generoso e incredibilmente bello
e così dannatamente sexy e, oddio, mi sto prendendo una cotta pazzesca
per lui!!” disse Buffy di continuo, e Faith soffocò nel suo panino.
“COSA?” commentò Faith. “Perché DIAVOLO non
mi hai chiamata?”.
“Oh, e ho mollato Riley perché mi tradiva da un anno intero”
aggiunse. “E ho una specie di appuntamento con Angel – questo è
il suo nome – venerdì. Andiamo a vedere Snoopy on Ice con Deanna
e Spike disse Buffy ingoiando le lacrime che minacciavano di uscire quando aveva
citato l’ex fidanzato. Comunque, Faith le notò e guidò la
testa di Buffy sulla sua spalla.
“Mi dispiace tanto, B” disse lei. “Ma, comunque, qual è
il problema, tesoro? Ti stai innamorando di questo tizio, sai che è una
bomba a letto e sei single di nuovo. E soprattutto e il padre di tua figlia,
perciò questo non è un problema” disse piano.
“H-ho paura Faith” ammise Buffy. “Penso di aver perso la mia
fiducia negli uomini. E non lo so, voglio che funzioni con Angel. Se ci sarà
mai un ‘con Angel’. Devo prima sapere se posso fidarmi di lui”
disse lei, guardando negli occhi Faith, che annuì, dicendole tacitamente
di continuare. “Voglio essere sua amica prima. Voglio conoscerlo prima.
Perché… quando ho incontrato Angel, lui era un tipi che stava tradendo
la sua fidanzata con un’adolescente. E in certo senso, ha fatto la stessa
cosa che Riley ha fatto a me. E sono confusa” disse Buffy stropicciandosi
gli occhi. “Ed ho paura, Faith”.
“Lo so, cara” disse Faith, accarezzando gentilmente il braccio di
Buffy. “sei stata sfortunata con gli uomini, ma questo non significa che
fuori non c’è il tuo principe azzuo. E , chissà, forse è
Angel. A proposito: quale madre chiama suo figlio ANGEL??”.
Buffy ridacchiò leggermente. “E’ un nome bellissimo!”
protestò.
“E’ un nome da GAY!” esclamò Faith, e Buffy rise, dimenticando
per un momento le lacrime.
“Sai, le prime settimane di un nuovo progetto, come ora, mamma è
sempre occupata e sta sempre in ufficio. Allora Spike, o Faith, o Dean, Willow
e Tara o Xander mi fanno da babysitter. Dopo circa tre settimane però
deve solo dirigere il progetto. Allora sta quasi sempre a casa e fa lì
il resto del lavoro, e va a controllare la costruzione una volta alla settimana.
E’ sempre così. E mamma lo adora. E’ più o meno questa
la ragione per cui è diventata questo invece di un avvocato” spiegò
Deanna.
“Un avvocato?” sorrise Angel incredulo.
“Quella era la fase Ally McBeal. Poi ha cambiato idea quando si è
resa conto che gli uffici di una ditta di avvocati non hanno un bagno del genere”
rispose Spike, mollando il magazine da adolescente che Deanna aveva appena comprato.
Angel dovette ridacchiare. Davvero, adorava imparare gli aneddoti di Buffy Summers.
E piantava ogni singola informazione nel cranio, per ricordarsela al momento
giusto, considerando che ne avrebbe avuto bisogno in futuro. “Chi è
Faith?” chiese poi a sua figlia.
“Lei è quella che si considera una vera ragazzaccia. Sembra una
sgualdrina ed è sempre nei guai. Ma è solo la sua facciata. In
realtà è una tenerona e le piace la vita tranquilla” rispose
Spike.
“Io SO parlare per conto mio, lo sai?” brontolò Deanna, fermandosi
e aspettando finchè i due uomini giunsero al suo fianco, prima di girarsi
ed afferrare nuovamente la mano di suo padre.
“Lo so, tesoro” sorrise Spike accendendo una sigaretta e mettendo
l’accendino nella tasca del suo cappotto di pelle.
“Woah!” gridò Deanna prima di correre verso Toys’R’Us.
Spike a questo dovette ridere forte ed Angel si fermò al centro della
strada, confuso.
I tre avevano trascorso tutto il giorno insieme e ora era già il tardo
pomeriggio.
“Bene bene. Vedi, Angel? QUESTA è Deanna Summers, una piccola ragazzina
di nove anni con i suoi desideri da bambina” gridò Spike in modo
che la ragazza sentisse ogni sillaba.
Angel ridacchiò e si avviò verso il negozio lentamente, mentre
Spike lo seguiva.
“Allora, che è successo con l’uomo-pesce?” chiese curioso
Spike, improvvisamente serio.
“Devi chiederlo a Buffy. Io non sono nella posizione di potertelo dire”
mormorò Angel.
“Andiamo, Angel, collabora con me. Buffster è troppo orgogliosa
per dire cosa le fa il bastardo. E’ sempre stato così. L’ultima
volta me l’ha detto Deanna- la FIGLIA spaventata. Buffy si caccia in quei
guai e poi e troppo fottutamente SPAVENTATA per girarsi e allontanarsene. E’
un miracolo che l’ha detto a TE! Sei il bastardo che tradisce la sua fidanzata.
Sei stato esattamente questo per dieci anni…” disse Spike. “Ma
sai una cosa, non sei il coglione che pensavo fossi”.
Angel continuò solo a fissare. A volte la strada davanti a lui, ma soprattutto
le sue scarpe o il cielo con le nuvole d i cotone che sembravano volare da un
lato all’altro della città. “C’è parecchio vento
oggi, huh?” borbottò lui.
“Angel. Cosa. Le. Ha. Fatto. L’ha colpita? Tradita?” chiese
Spike afferrando l’altro uomo dal braccio. Ma Angel continuò a
tacere, guardandolo neglio occhi. Cosa che fornì una risposta alla domanda
di Spike.
“No!” Spike scosse la testa. “Impossibile! NON l’ha
fatto! Non a lei! NO!” gridò tanto da far sentire a tutti i presenti,
ma per una volta non ne era imbarazzato. “Oh, DEVO picchiare quel pezzo
di merda tanto da renderlo una poltiglia, strappargli la pelle dal suo viscido
corpo e squartargli le sue fottute palle prima di ficcargliele in gola!”
imprecò Spike, avviandosi verso la casa di Riley, che non era molto lontana,
buttando il giornalino contro un muro vicino.
“Dove va zio Spike, papà?” chiese Deanna, facendo sobbalzare
Angel che non aveva notando il suo ritorno.
“Da nessuna parte” rispose. “Andiamo, tesoro, ti porto a casa”
disse lui portandola all’uscita del centro commerciale.
“Non posso CREDERE che Spike le abbia lasciato comprare QUESTO! Andiamo,
nemmeno *io* sono riuscita a portarlo in un Victoria’s Secret quandostavamo
*insieme*!” esclamò Buffy, osservando i maliziosi, non molto coprenti
oggetti nella scatola rossa, insieme al *bellissimo* vestito rosso.
“Oh tu DEVI mettere questa meraviglia per il tuo appuntamento di venerdì,
amica!” rise Faith, tenendo il vestito sul corpo di Buffy.
“NO!” gridò.”Andiamo, sarebbe come se volessi soltanto
saltargli addosso!” protestò Buffy.
“Nah. Parlerò col vecchio Spikey. Se lo conosco bene, probabilmente
andrete a cena in qualche costoso ristorante. Perciò DEVI metterti in
tiro!” disse Faith, girando il vestito e poggiandolo sul suo corpo. “Pensi
che potrai prestarmelo, qualche volta?”.
“Ok, lo metto” disse Buffy sorridendo.
“Brava ragazza!” ghignò Faith, scherzosamente dando dei colpetti
sulla spalla di Buffy.
“Allora?” disse Faith avvicinandosi alla bionda. “Vogliamo
portarcelo a letto, o non vogliamo portarcelo a letto?”.
“Vuoi rimanere un po’? Sono sicura che mamma tornerà fra
pochi minuti. E’ tardi!” disse Deanna aprendo la porta ed entrando
nella sua casa.
“Certo” disse Angel sorridendo e Deanna contraccambiò il
sorriso, prima di correre al telefono, che aveva iniziato a squillare.
Quando la ragazza scomparve, Angel non sapeva che fare nello strano appartamento,
perciò iniziò a girovagare, guardando le foto incorniciate di
Buffy, i suoi amici, e Deanna, sul muro. Dovette ridacchiare alla Buffy dai
capelli blu che faceva la linguaccia, mantenuta da Spike e Xander.
C’erano altre foto, come quella in cui Buffy, chiaramente stanca, stava
mantenendo l’appena nata Deanna, che lo fece soffrire per quel che aveva
perso della vita di sua figlia, ma quando vide il sorriso della giovane madre
dimenticò tutto quello che lo circondava, finchè non sentì
parlare due persone nella stanza accanto a lui.
“Non ti mentirò, Faith. Io SONO attratta da lui. E’ solo
che… te l’ho detto. Voglio essere sua amica. Non posso soffrire
di nuovo. Non posso. Non potrei reggerlo di nuovo” sentì dire dalla
voce della sua amata e si spostò dalla porta, ferito, alla camera di
sua figlia, che era ancora al telefono.
“D-dimenticavo, ho una riunione. Scusa. Ciao, Deanna” sospirò
alla brunetta e uscì dall’appartamento prima che Deanna potesse
dire qualcosa.
“Alle… otto di sera?” lo chiamò Deanna, confusa.
Riley era seduto di fronte alla TV, come sempre, quando
sentì bussare fortemente alla sua porta, e si alzò borbottando
e imprecando.
Ma gelò quando vide il ghigno dell’uomo oltre la porta.
“Ciao, Finn!” disse Spike, troppo socievolmente.
“Com’è andata la giornata, tesoro?” sorrise Buffy buttando
poi il vestito rosso su sua figlia. “E potresti spiegarmi cosa hai programmato,
per cui io dovrei mettere questo?”.
“Niente!” sorrise Deanna, poi si spostò dalla parte della
madre, mettendo su un broncio.
“Mammaaaaaaaaaaa?”.
“Cosa c’è?” chiese Buffy scettica, e Faith ghignò.
“Claire fa un pigiama-party domani e sono invitata. Per favooooore, posso
andarci?” pregò Deanna con la sua migliore faccia da cucciolo.
“Enie!” disse Buffy. “Domani andiamo a vedere Snoopy on Ice
per te!”
“Lo so, e lo faremo! Il pigiama-party inizia tardi e ho già parlato
al telefono con Spike! Ha detto che può accompagnarmi lui da Claire dopo
Snoopy on Ice. E poi Angel può accompagnare te!” spiegò
Deanna, recitando come un’attrice da Oscar. Non serviva che la madre sapesse
che era stata invitata alla festa da un mese prima e non voleva andarci più
di tanto, ma avrebbe fatto anche di più per far rimettere insieme i suoi
genitori. “Per favore, mamma! Per favooooooore!”.
Deanna potè quasi vedere il ghiaccio rompersi nel viso di sua madre,
e dovette chiudere la bocca per frenare una risatina. Letteralmente. Chiuse
la bocca così fortemente che le fecero male i denti e le guance.
“Ok” borbottò. “Hai vinto tu” disse Buffy e Deanna
quasi la mise ko saltando su di lei e abbracciandola così stretta che
Buffy temette la mancanza di ossigeno.
“Sei la mamma migliore del mondo. Di sempre!” esclamò Deanna
abbracciandola ancora più forte.
Ed ovviamente Faith non l’aiutò. Rimase seduta lì. A ridere.
E ghignare. E ridere.
“Enie! ENIE! NON RIESCO A RESPIRARE!” gridò Buffy e finalmente
la ragazzina la lasciò, cedendo al solletico di Faith.
“Non dovresti essere a letto, carina?” chiese Buffy, e Deanna smise
di sorridere. Borbottando uscì dalla stanza. “E non dimenticare
di lavare i denti!” le gridò dietro Buffy.
“Davvero, B. hai la figlia più carina del mondo. Ed e’ COSI’
piccola!” sorrise Faith. “Ma torniamo all’argomento principale:
era stato bravo o no? Racconta!”.
“Faith!” esclamò Buffy. “Non credi che la mia prima
volta sia una cosa PRIVATA! Davvero, con te mi sento ancora una LICEALE!”.
“Andiamo, amica. Sono IO! Tu sai del mio orgasmo al MCDONALD’S dello
scorso anno!” pregò Faith. “E poi, ti serve qualcosa che
ti distragga da quella stupida gabbia!” disse Faith sorridendo calorosamente.
Buffy girò la testa e le sorrise. Era la prima volta che Faith menzionava
una QUALUNQUE cosa a proposito delle sue ferite.
“Buongiorno, Dru!” cinguettò Buffy quando entrò nel
suo ufficio e si versò una tazza di caffè fumante, dato che era
come sempre troppo bollente, e come sempre Buffy si scottò.
Dru si limitò a sogghignare.
“Odio questa frattura!” imprecò a denti stretti la bionda.
E Drusilla fu attenta a evitare di dirle che Buffy si scottava ogni mattina
da quando beveva qualcosa di caldo. Frattura o no.
“Good morning, Dru!” Buffy chirped when she entered her office and
poured
herself a cup of steaming coffee, and as always it was still way too hot and
–
as always – Buffy burned herself with the hot liquid.
Ma il sonno era stato gentile con la madre, e le ferite sul volto e l’occhio
nero erano quasi del tutto scomparsi, lasciando solo il taglio sul labbro.
“Stai meglio oggi!” sorrise Dru tenendo la porta aperta per il suo
capo, che stava lottando con i suoi numerosi documenti per afferrare la maniglia.
“Lo so!” contraccambiò il sorriso. “E poi, devo. Sarei
ridicola se avessi un pessimo aspetto ad un appuntamento di famiglia”
disse alla bruna, mormorando poi un ’grazie’ quando l’aiutò
con la porta. Facendo cadere i documenti per terra riuscì almeno a salvare
il caffè quando – di nuovo – sobbalzò per la presenza
del padre di sua figlia al centro del suo ufficio.
“Oh. Ed Angel ti aspetta, dentro” le gridò Dru chiudendo
la porta.
Angel iniziò a ridere come un pazzo e a raccogliere i documenti dal pavimento,
poggiandoli sulla scrivania. “Avevi ragione. Sei DAVVERO maldestra”
la prese in giro, ricevendo uno sguardo assassino da Buffy. “Stai bene,
oggi” disse, e a differenza di quando l’aveva detto Dru, Buffy si
ritrovò ad arrossire.
“Grazie” mormorò Buffy, portando una ciocca di capelli dorati
dietro l’orecchio.
Ed Angel dovette ripetersi ancora che lui SAPEVA che lei voleva solo l’amicizia,
e che doveva esserne contento, piuttosto che non averla affatto nella sua vita,
per evitare di fissarla TROPPO.
“Allora?” gli sorrise Buffy. “Pronto per Snoopy on Ice? Oh,
mettiti in tiro. Spike vuole che andiamo in qualche ristorante alle 6. Desiderio
di Deanna”.
“Ok” contraccambiò il sorriso, sedendosi sul divano. “Non
sono mai stato prima a Snoopy on Ice” ammise.
“No? Accidenti, che razza di infanzia hai vissuto?” scherzò
Buffy. “Io VIVEVO per Snoopy on Ice. Una olta all’anno mio padre
mi accompagnava e mi portava nel backstage, e ogni anno ero ugualmente emozionata.
Lo adoravo. Ma adoravo comunque il pattinaggio sul ghiaccio, quindi…”.
“Ti piace il pattinaggio sul ghiaccio?” sorrise sorpreso Angel.
“Tutti gli sport invernali. Ma soprattutto il pattinaggio sul ghiaccio,
sì” disse sorridendo. “Uno dei bambini all’asino mi
disse che le mamme portavano le figlie a pattinare. E visto che io avevo solo
papà, volevo dimostrargli che potevo farlo anche da sola. Ero ossessionata.
La mia stanza era un santuario per Dorothy Hamill. Questa storià durò
fino alle medie”.
Angel ridacchiò e si guardò le mani. Era troppo bella per essere
vera.
Girandosi, la guardò negli occhi. “Quando sei andata l’ultima
volta a pattinare?” le chiese.
“Woah, um, credo dal primo compleanno di Deanna. Papà portava me
e i miei amici alla pista di pattinaggio” disse espirando.
“Beh, allora credo che sapremo cosa fare venerdì prossimo, visto
che oggi abbiamo già dei piani”.
Buffy dovette ghignare. “Tu? Angel Liery sui pattini? Sai almeno pattinare?”.
“Veramente, no” ammise ridacchiando. “Ma puoi mostrarmelo
tu” disse flirtando.
Buffy si fissava allo specchio, lisciando le pieghe del morbido tessuto del
vestito rosso sangue che abbracciava le sue curve proprio nei punti giusti.
Il vestito arrivava alle ginocchia, ma era trasparente da metà coscia,
ed aveva una scollatura profonda, tenuta su da due sottili bretelle.
Aveva i capelli alzati in modo elaborato, rivelando il suo collo, mentre alcune
ciocche cadevano libere. Ai piedi indossava semplici scarpe rosse col tacco
alto, coordinate al vestito.
E quando Deanna entrò nella stanza della madre lei era ancora imbronciata,
si mordeva il labbro e si girava e rigirava ogni tre secondi
“Mamma, sei *stupenda*!!” esclamò Deanna, squadrandola dalla
testa ai piedi.
**Ad Angel verrà un colpo!** sogghignò tra sé.
“Lo pensi?” chiese un po’ troppo insicura a sua figlia
“Lo so! Mamma, togli il respiro!” la convinse Deanna. “Andiamo,
Spike sta parcheggiando ed Angel è appena arrivato”.
Deanna indossava un semplice vestito nero di seta con le maniche di pelliccia
coordinate con i due codini.
“PRONTO? Potete *per favore* muovervi?! Abbiamo delle dannate *prenotazioni*!
Lo *sapete* che significa?!” imprecò Spike, gridando in direzione
della camera di Buffy. “Donne!”.
“Arriviamo!” gridò a sua volta Deanna, rivolgendosi poi a
sua madre. “Mamma? Sei pronta?”.
“Sì”. Buffy espirò, poi inspirò. “Sì.
Credo di sì” disse, avvicinandosi alla porta da cui Deanna stava
per uscire. “No!” esclamò, e tornò all’armadio,
lasciandosi dietro la ragazza brontolante.
“Oh, per favore, qualcuno mi spari! Mia madre è peggio di me!”
brontolò Deanna prima di gridare al suo tutore legale.”MAMMAAAA!”
“Sono pronta! Sono pronta!” gridò Buffy, indossando un cappotto
di pelle nera, prima di specchiarsi. Di nuovo. “Posso farlo?” chiese,
girandosi di nuovo verso sua figlia.
“SI’!” esclamò Deanna. “Ora,
ANDIAMO!” disse uscendo dalla stanza e afferrando poi la giacca dal divano.
“*DIO*, è peggio di *Willow* nello scegliere i vestiti!”
disse Deanna a Spike.
Che si limitò a ghignare. “*Nessuno* è peggio di Willow
in questo, cucciolo. Credimi” disse scuotendo una delle code di cavallo
di Deanna “Dannazione, BUFFY!” sgridò verso la stanza in
cui la ventisettenne era ancora chiusa.
Angel era in piedi sulla porta, a sorridere. Si divertiva ad assistere a quella
scenetta di fronte a lui. Lo faceva sentire come se facesse parte della famiglia.
Era bello sentirsi così.
Ma gelò quando la bionda finalmente uscì dalla stanza. E tolse
il fiato ad Angel. Quindi l’unica cosa che poteva fare era fissarla, quando
lei si fermò al centro della stanza e fece una piroetta.
“Vi piace?” chiese sia ad Angel, sia a Spike, ma guardò solo
l’uomo bruno.
Ed Angel si riprese, le sorrise ed offrì il braccio. “Possiamo,
bellissima?” l’adulò, e Buffy accettò il braccio sorridendo.
“Possiamo” disse, ed uscirono lasciando dietro Spike e Deanna, che
ridacchiava come una pazza verso il padrino, nello stile da te-l’avevo-detto-io.
“Spike, questo è lo stesso smoking che
portavi al ballo di fine anno?!” esclamò Buffy osservando attentamente
per la prima volta in quella sera il suo amico di una vita.
Spike ghignò. “Non è sorprendente come mi vadano ancora
bene i vestiti che portavo nove anni fa?” rispose e Buffy scosse la testa
incredula.
“Non posso crederci!”sorrise. E per cosa ti sei meritato quel bernoccolo?”
chiese indicando la fronte gonfia.
Spike scrollò le spalle, fissando Angel. Non c’era bisogno di dire
a Buffy della sua visita a casa Finn.
“E’ caduto” lo coprì in fretta Angel, nervoso. “Ieri,
qu-quando eravamo fuori con Deanna”.
“Già!” confermò Deanna. “E’
inciampato su una cassetta della posta” disse la ragazza. “Si è
*distratto* per una donna lì vicino che si era piegata per raccogliere
la borsetta che le era caduta”.
Buffy arcuò le sopracciglia in direzione di Spike e finì il suo
pasto, ottenendo un “FINALMENTE!” da sua figlia che immediatamente
afferrò il portafoglio di sua madre e lasciò i soldi sul tavolo,
raccolse la giacca e corse verso la porta per aspettare gli altri. Era già
tardi e dovevano affrettarsi per arrivare alla pista di pattinaggio in tempo.
“Andiamo!” borbottò silenziosamente Deanna. Erano pur sempre
in un locale pubblico. “Snoopy on Ice non aspetta, dannazione!”
“Trascorre troppo tempo con Spike” disse Buffy ad Angel, che le
sorrise e l’accompagnò alla porta.
“Deanna, aspetta! E’ pericoloso!” la chiamò Buffy che
aveva attraversato da sola una strada trafficata, passando tra numerose auto.
Insieme arrivarono alla macchina di Spike, parcheggiata vicino al ristorante,
e diversamente da Spike Angel tenne la portiera aperta sia per Deanna, sia pe
Buffy, e la bionda notò non per la prima volta quella sera quanto era
davvero gentile. Non riusciva ad immaginare Riley fare qualcosa così
da gentiluomo.
Deanna, dopo numerose lamentele, si sedette vicino a Spike, mentre Buffy ed
Angel erano stretti nei sedili posteriori della piccola macchina nera sportiva
di Spike.
“Mi piace” sussurrò Buffy ad Angel, poggiando la testa sulla
spalla di lui.
“Huh?” mormorò a sua volta.
“Mi piace. Sai, sembra davvero una famiglia” disse, sorridendogli.
Ed anche se sembrava vecchio e banale, il suo cuore si sciolse in quel momento.
“Conosco la sensazione”. Onestamente, voleva fermare quel momento
perché non finisse mai.
Non era stato tanto felice da molto tempo.
“Siamo quasi arrivati! Siamo quasi arrivati!” ripetè Deanna,
saltando in su e in giù sul sedile.
“Ciao!” gridò Deanna dal finestrino abbassato della macchina,
quando Spike l’accompagnò a casa di Claire Hudson dove lei avrebbe
trascorso la notte.
“Ciao” gridarono all’unisono Angel e Buffy, sorridendo a vicenda
e salutando con la mano in direzione della macchina.
“Posso accompagnarti a casa se vuoi” suggerì
lui. “Sai, è tardi e l’unica macchina che era con noi si
è allontanata due secondi fa, quindi…” balbettò lui,
e Buffy ridacchiò.
“Mi piacerebbe che mi accompagnassi, Angel” confermò lei,
felice alla comparsa di un largo sorriso sul bellissimo volto di lui.
Si avviarono verso casa ridacchiando e scherzando per
tutto il tempo, perché Deanna Summers si era assicurata che i due bevessero
un po’ di più del necessario e riuscirono a malapena ad arrivare
a destinazione senza perdersi.
E quando lei lo invitò ad entrare per bere un bicchiere di vino, chi
era lui per rifiutare la proposta di questa bellissima donna?
Allora si sedettero nel salotto, uno di fronte all’altra, flirtando completamente
ubriachi.
Finchè Buffy si alzò e attaccò le labbra di Angel, portando
la lingua di lui nella sua bocca. Accomodandosi sulle sue gambe, premeva le
ginocchia ai lati dei fianchi di lui.
Angel non si era ancora ripreso dalla prima sorpresa quando Buffy gli straooò
la camicia nera di seta dal corpo, e tracciò le linee del torace con
le unghie laccate di rosso sangue.
Lui ansimò nella bocca di lei e la baciò
lungo il mento prima di dedicarsi alla pelle del collo, massaggiandole le gambe
gentilmente con lunghe ma sicure carezze.
Buffy gli tolse poi i pantaloni, lasciandolo solo con boxer neri di seta mentre
Angel abbassò la cerniera del vestito le lo sfilò lentamente lungo
il suo corpo, baciando ogni centimetro di pelle che scopriva.
“Oh dio, Buffy” gemette lui, e la bionda lo fece scendere dal divano,
spingendolo non troppo gentilmente nel corridoio che portava alla sua stanza,
senza mai perdere il contatto con la sua pelle.
**Oh dio** fu il primo pensiero razionale che Buffy potè formulare.
Cosa aveva fatto? Presa dal panico saltò dal letto e s'infilò
l'indumento più vicino. Che era la camicia di lui, e lei spalancò
gli occhi. Stava per togliersela quando poggiò lo sguardo sull'uomo che
dormiva tranquillo sul suo largo letto, e riuscì solo a pensare che sembrava
perfetto averlo lì.
E la camicia rimase sul suo corpo, e lei si sedette di nuovo sul letto, accarezzandogli
il braccio leggermente, per non svegliarlo.
E per la prima volta, notò esattamente QUANTO davvero fosse bello. Non
che non l'avesse notato prima, aveva gli occhi! Ma era il modo in cui le labbra
erano curvate in un piccolo sorriso e il lento movimento del torace mentre ispirava
ed espirava. Inspirava ed espirava. Il modo in cui era sdraiato e fermo, e silenzioso
eccetto il suo quieto respirare.
Era profondamente addormentato e sembrava così dannatamente in pace che
Buffy non potè far altro che innamorarsi in quel momento. Completamente.
E la spaventò. Non voleva essere amica di questo *bellissimo* uomo solo
poche ore prima? Non aveva interrotto la sua ultima relazione solo pochi giorni
prima?
E se lui non provasse gli stessi sentimenti? E se lui fosse ugualmente innamorato
di lei?
Beh, solo un modo per scoprirlo...
Angel si svegliò con un sorrisetto idiota sul viso. Ma non aprì
gli occhi, troppo timoroso che fosse solo stato un sogno. Un meraviglioso, sorprendente,
eccitante sogno. Aveva davvero passato la notte più bella della sua vita.
A fare davvero l'AMORE, una cosa che non aveva mai capito prima di quella notte.
E certo, sembrava di nuovo una cosa banale, ma era ancora più innamorato
di prima di quella meravigliosa donna.
E con questi sentimenti per lei allungò il braccio per la raggiungerla.
Ma lei non c'era.
Aprì gli occhi in fretta e guardò la stanza, rendendosi
conto che non era mai stato prima nella sua camera.
Alzandosi, si infilò i boxer e squadrò la stanza. Ridacchiando,
notò che il gusto delle decorazioni era di una bambina. La carta da parati
era di un rosa pallido, e tutto era delicato e morbido.
E sulla spalliera del letto c'era un piccolo maialino rosa. Senza considerare
i centinaia di pelouche sullo scaffale di legno.
Ma poi se ne ricordò. Non aveva detto alla sua amica che voleva solo
l'amicizia da lui. Per lei, questo doveva essere l'errore più grosso
della sua vita, una cosa successa a causa della quantità di alcol nel
suo sangue, di nuovo. Un incidente. Un dannato piccolo incidente successo n
quella stanza innocente, che facilmente poteva essere di Deanna.
Deanna! Oh, dio, cosa avrebbe detto lei? Senza considerare che Buffy aveva cancellato
il suo MATRIMONIO solo qualche giorno prima.
Oh Dio, cosa aveva fatto? Aveva distrutto ogni piccola speranza che aveva con
lei.
Facendosi prendere dal panico, percorse il corridoio e la sentì muoversi
in cucina. E lì lei indossava la sua camicia, dandogli le spalle, mentre
si versava una tazza di caffè bollente.
"Hey" sussurrò lui e lei sussultò facendo cadere rumorosamente
la tazza che si ruppe in milioni di piccoli pezzi vicino ai suoi piedi pericolosamente
nudi.
"Oh cavolo" lui sospirò e si avvicinò al suo
fianco, aiutandola a raccogliere i pezzi più grandi tra il liquido bollente
che scorreva sul suolo.
"Dio, mi hai spaventata" ammise Buffy, prendendo la scopa e lo straccio
per pulire il pavimento.
"Mi dispiace" le mormorò aiutandola a pulire. "Dovresti
prendere le pantofole. Non è una buona idea camminare su questi pezzetti
di ceramica a piedi nudi" le sorrise.
"Anche tu" disse contraccambiando il sorriso, ma senza seguire il
suo consiglio.
E quando lei lo guardò negli occhi, e viceversa, lei non potè
far altro che perdersi in quel magnifico sorriso e cercò di essere *coraggiosa*
per una volta, per dirgli cosa provava anichè nasconderlo finchè
non fosse scomparso. "Angel, io ti---"
"E' stato un errore" disse Angel veloce, per poter essere il primo
a dirlo. Era sicuro che l'avrebbe detto lei, perciò DOVEVA dirlo prima
per salvare il salvabile della loro amicizia. Non poteva perderla. Non così.
Anche se gli avrebbe spezzato il cuore. "Io- io non so -come sia successo
- di nuovo - ma è stato un errore. Io... non volevo. E' solo che... voglio
esserti amico. Ti va bene? Dev'essere stato l'alcol, credo. Voglio dire, tu
sei una bellissima donna ed io-" si fermò, confuso dallo sguardo
negli occhi di lei. Come se...
Il suo cuore si frantumò. In migliaia di piccoli pezzi dolenti che pungevano
la sua carne. Era come se le avessero strappato il cuore dal petto e ci stessero
danzando sopra. La lambada, o boogie, forse anche la break-dance. Ma lo nascose
in fretta e ignorò il nodo alla gola. "S-sì. Un errore. Io-
sì, vorrei esserti amica".
Ma tutto cambiò. Così drasticamente. E quando dovettero
lavorare il lunedì seguente tutto ciò che fecero fu evitarsi.
Lui quel giorno non aspettò nemmeno Deanna in cucina, ma se ne andò
velocemente.
Deanna era al massimo e voleva sapere tutto quello che era successo tra lei
e suo padre nel resto della serata. Ovviamente Buffy non le disse niente, perché
sapeva che lui non voleva che la loro figlia sapesse dell'ERRORE che avevano
commesso.
Perciò lui uscì con Deanna la domenica, and con lei al cinema
e le chiese come sempre se voleva venire con loro, ma lo sguardo nei suoi occhi
parlava chiaro.
Perciò lei rifiutava come sempre. E lui cercava di sembrare triste. Come
sempre.
E poi arrivò il lunedì, e lei era seduta nel suo ufficio. Da sola. Lui non era venuto per parlare del progetto come faceva sempre, e quando l'aveva incontrato nell'ascensore durante la pausa pranzo, fu molto più che imbarazzante.
Era esattamente come era successo con Jenny, la sua pima migliore amica
ai tempi del liceo. Avevano deciso di rimanere amiche anche se il suo primo
fidanzato serio, Tyler, l'aveva tradita con Jenny, solo perché Jenny
era disposta ad aprirsi di gambe. Era stato così imbarazzante, dopo.
Soprattutto perché Jenny e lui erano diventati una coppia.
Le cose erano migliorate solo un anno dopo, poco prima del suo diciassettesimo
compleanno. Ma niente fu come prima. Jenny era stata sostituita con Willow e
Xander e non aveva quasi più contatti con lei.
Ok, forse non era ESATTAMENTE la stessa cosa, visto che Angel non era andato a letto col suo ragazzo, ma con lei. E poi, primo: sarebbe stato schifoso, e secondo: quale ragazzo! Aveva disdetto il suo MATRIMONIO! Una cosa che avrebbe dovuto fare dieci anni prima!... Woah!
Perché Buffy si era resa conto di cio che provava pe Angel Liery
quando era troppo tardi. Se non avesse bevuto così tanto, avrebbe potuto
stargli lontana. Invece di saltargli addosso e distruggere l'unica chance che
aveva con lui.
La vita era ingiusta.
"E' successo qualcosa" si lamentò Deanna, seduta tra Faith
e Spike in un bar di L.A."SO che è successo qualcosa!" ripetè,
ricevendo un sorriso da Faith e un'occhiata storta da Spike. "Deve essere
successo qualcosa! Ne sono sicura!".
"Non dovremmo porre fine al suo tormento?" chiese Faith a Spike ghignando".
"Nah. Orecchie di bambino" commentò Spike, facendol'occhiolino
alla bruna.
"L'HANNO FATTO? PERCHE' *DIAVOLO* NON STANNO INSIEME, ALLORA?!" gridò
Deanna mentre Spike la guardava sorpreso. Non intendeva lasciarselo scappare.
"Certe volte gli umani sono troppo testardi per ammetterlo" disse
Faith sincera. Aveva imparato da tempo che Deanna Cameron Summers era di più
di una ragazzina di nove anni e certamente molto più intelligente.
"Perché non possono stare insieme?" chiese Deanna a voce bassa
e spaventata. "Voglio un papà" ammise piano, con le lacrime
agli occhi, e Spike dovette sbattere le palpebre più volte per rendersi
conto di quello che stava vedendo. Non vedeva piangere Deanna da tre anni, e
ne era stato felice perché ogni volta che vedeva le lacrime sulle sue
guance della ragazza, che per lui era come una figlia, gli si spezzava il cuore.
Faith le sorrise triste e abbracciò la ragazza, stringendola. "Tu
hai un padre, tesoro. Ce l'hai. Un gran padre. E credimi, anche se non si mettono
insieme - cosa comunque improbabile- sarà sempre tuo padre. E da quello
che ho sentito di lui, anche lui sarà sempre, SEMPRE, al tuo fianco.
Capito, piccola?" mormorò a Deanna accarezzandole i capelli. "E
un'altra cosa: anche *io* sarò sempre al tuo fianco. Proprio come tua
madre, Spikey laggiù, tuo nonno, Wills e Xand. Capito? Siamo qui con
te. Sempre. Non sarai mai sola".
Deanna tirò sul col naso, annuendo. "E se smetti di piangere, allora
forse ti aiuto a farli mettere insieme? Affare fatto?" disse Faith sorridendo.
E Deanna si calmò e guardò Faith negli occhi. "Prometti?".
"Ok, Angel, hai parlato con la fabbrica da cui prendiamo il cemento?
Mi serve la risposta per venerdì, o dovremo spostare l'appuntamento per
la prima pietra. Sarebbe un disastro" disse Buffy, seduta sulla sedia di
pelle nella stanza delle riunioni, insieme a Xander e Angel.
"No, la segretaria del capo non voleva interromperlo in una sua riunione,
ogni volta che ho chiamato. Dovrò riprovarci domani" rispose, completamente
serio.
"Bene, fallo. Ma non rinunciare, abbiamo bisogno di tutti i rifornimenti,
non degli scarti. E' importante!" gli disse Buffy, evitando il suo sguardo.
Ma lui non lo notò, visto che stava facendo la stessa cosa.
E Xander, seduto tra di loro, li guardava un po' confuso. "Pronto? Che
vi è successo? Da quando siete così disperatamente *imbarazzati*?"
disse lui, guardando Buffy ed Angel.
Poi spalancò gli occhi. "L'avete fatto!" esclamò, e
Buffy arrossì mentre Angel cercò di dire qualcosa, ma non riuscì
a far altro che balbettare.
"N-non è quel che credi" disse alla fine Buffy.
"Oh, no. Credo di aver capito bene. Voi due vi siete conosciuti carnalmente
e ora siete dannatamente imbarazzati. Che è successo, niente scintille?".
"NO!" gridarono entrambi, ma entrambi feriti di sentirlo dire dall'altro.
"Non... sei... sorpreso?" chiese Buffy.
"Nah" sorrise Xander. "Will, Ahn ed io in realtà abbiamo
anche fatto una scommessa. E ora entrambe mi devono venti dollari. Sapete? Pensavano
davvero che voi due potevate trattenervi per un'altra settimana!" scherzò
lui, ridacchiando ai due imbarazzati amanti-per-una-notte. Si può dire
così anche se è successo due volte?
"Possiamo, um, cambiare discorso, per favore?" borbottò Angel
guardando dovunque anziché Buffy.
"Sì!" sorrise Xander. "Guarda fuori la finestra. Quello
non è il cartellone *perfetto*?" li prese in giro indicando il cartellone
appeso di fronte alla finestra di Buffy.
E Buffy lo guardò storto. "No! Il cartellone PERFETTO è largo
33,5x20 m e si estende dalla finestra n°1 alla 20 in modo che se stai di
fronte alla mia scrivania e guardi fuori, tutto ciò che vedi è
quel cartello!" lo informò ridacchiando, felice di aver cambiato
argomento, anche se era solo una presa in giro da uno dei suoi migliori amici.
Angel la osservò triste. Mentre scherzava con un suo amico. Una persona
che le *piaceva* davvero.
E così uscì dalla stanza, ma sembrò che lei non se ne fosse
accorta.
E non era così, ma lei trattenne il doloro che provava e lottò
per conservare il sorriso quando Xander disse qualcosa di cattivo a proposito
di uno dei ragazzi snob del settantottesimo piano che aveva incontrato nella
pausa un'ora e mezza prima. Combatté davvero contro se stessa per non
piangere immediatamente.
Riley arrivò, con il viso ammaccato e il mento insanguinata,
nell'appartamento della sua ex-ragazza, mentre parlava con uno dei suoi "migliori
amici".
Bollì dalla rabbia. Come poteva mandargli incontro uno dei suoi cani
da guardia? Era fortunata che non le faceva causa. Anche se poteva. Era uno
degli avvocati di maggior successo della California. Aveva tutti i mezzi necessari
per torturarla davanti al giudice.
Ma non l'avrebbe fatto. No. Non ancora, almeno. Prima si sarebbe vendicato.
'Fanculo al denare. Poteva sempre prendersi Lilah Morgan, e in realtà
quella donna era un po' interessante.
Non si pensi il contrario, sapeva che si stava comportando in modo crudele.
Ma lui era così. La persona che il suo così-gentile-padre gli
aveva insegnato ad essere, nell'Iowa. Qualcuno che non fosse idiota come gli
altri "ragazzi di campagna": gentili e così incredibilmente
stupidi.
Chi poteva biasimarlo? Era intelligente ed un bravo avvocato. Poteva mettere
chiunque dietro le sbarre, colpevole o innocente. Non gli interessava. Il lavoro
era il lavoro, e faceva solo quello che gli conveniva.
Era un suo diritto avere una donna che gli obbedisse. Era un diritto dell'uomo.
Ancora meglio se era ricca. Beh, se non poteva esserlo Buffy, lo sarebbe stata
qualche altra sgualdrina ingenua.
Bussando rumorosamente alla porta, lui gridò il suo nome.
//You and me
We used to be together
Every day together
Always
I really feel
that I'm losing my best friend
I can't believe
This could be
the end\\
onesastamente? Buffy si sentì morire, e si piegò in posizione
fetale sul suo divano di pelle del suo ufficio, che ora le sembrava troppo grande
per lei sola, perché ora Angel non era seduto accanto a lei.
Era passata davvero una sola settimana da quando lui era entrato nel suo ufficio
dopo dieci anni?
Si sentiva come se avesse trascorso anni al suo fianco, e fosse stata lasciata
da lui dopo cinquant'anni di matrimonio. Almeno, questo era ciò che le
diceva il suo cuore.
In una settimana il bellissimo, talentuoso straniero era diventato il suo migliore
amico, il suo amante ed amore della sua vita. E con la stessa velocità
con cui era entrato nella sua vita se n'era andato di nuovo. In un certo senso.
//It looks as though
you're letting go
And if it's real,
Well I don't want to know\\
Non le aveva parlato dalla riunione con Xander di due ore prima. E lei ci aveva provato, davvero. E dopo aver provato nell'ufficio di lui, nella stanza relax, nell'ufficio di suo padre e qualunque altro posto che le veniva in mente, lo trovò nella hall. E nel momento in cui la vide lui corse, letteralmente, all'ascensore spingendo il pulsante, preso dal panico, per far in modo che lei non potesse seguirlo.
//Don't speak
I know just what you're saying
So please stop explaining
Don't tell me 'cause it hurts
Don't speak
I know what you're thinking
I don't need your reasons
Don't tell me 'cause it hurts\\
E quando lo incontrò al settantanovesimo piano, lui fece finta
di non averla vista. Dopo Buffy cerò di parlargli di quella bellissima
notte -di nuovo- per almeno la centesima volta, ma si inventò una scusa
e scappò di nuovo. Come se si vergognasse per quello che aveva fatto.
E come se quella fosse stata la notte peggiore della sua vita.
Esattamente come quella di così tanti anni prima.
//Our memories
They can be inviting
But some are altogether
Mighty
frightening
As we die,
both you and I
With my head in my hands
I sit and cry\\
Quindi ora era seduta nel suo ufficio scuro, che sbirciava la notte
di L.A. e la luna piena che brillava troppo per i suoi occhi.
Lui non le aveva nemmeno parlato della notte insieme tranne che per 'è
stato un errore' e 'dimentichiamo l'accaduto'. E questo l'aveva detto subito
dopo.
Non le aveva detto che odiava l'accaduto. Non si era preso il disturbo di farglielo
sapere. Come se non gl'importasse. Il che forse era vero.
//Don't speak
I know just what you're saying
So please stop explaining
Don't tell me 'cause it hurts
Don't speak
I know what you're thinking
I don't need your reasons
Don't tell me 'cause it hurts\\
E questo era ciò che più la feriva. Anche se era sicura
che sarebbe morta all'istante se lui l'avesse davvero detto, ma almeno le avrebbe
dimostrato che gl'importava della loro notte insieme. Anche se in modo opposto
rispetto a lei.
Ma tutto ciò che lui faceva era cercare di dimenticare. Ignorare.
Lui non sapeva che lei stava piangendo tutta sola nel suo ufficio. Non gli importava
nemmeno dove lei fosse, anche dovevano fare un'
//It's all ending
You gotta stop pretending
who we are...
You and me
I can see us dying ...
are we?\\
in un altro mondo, dove lei era una fresca diciassettenne senza pensieri
e lui il bellissimo scapolo, -forse- ci sarebbe stato un finale felice.
Ma lei non aveva diciassette anni. E non vivevano nelle favole.
E lui non l'amava.
Anche se lei amava lui.
//Don't speak
I know just what you're saying
So please stop explaining
Don't tell me 'cause it hurts
Don't speak
I know what you're thinking
I don't need your reasons
Don't tell me 'cause it hurts
Don't
Don't
Hush, hush, don't
Hush, hush, don't
Hush, hush, don't tell me cause it hurts
Hush, Hush, don't
Hush, hush, don't
Hush, hush, don't tell me cause it hurts\\
"Cosa CAZZO vuoi, Riley?" disse la coraggiosa ragazzina di
nove anni al suo ex-quasi patrigno, stringendo la porta di legno come se la
sua vita dipendesse da questo. Oh, per favore, non poteva muoversi Faith nel
bagno??? "NON sei il benvenuto qui".
"Non metterti in mezzo, MARMOCCHIO! Adesso farò una bella chiacchierata
con tua madre" e la guardò come se fosse colpa della ragazza se
Buffy lo aveva lasciato, e non sua.
"No!" gridò Deanna fissandolo a sua volta, anche se era spaventata.
"Credi di potermi fermare, *bambina*?" le gridò Riley.
Ma Deanna non mosse un muscolo. "Aspetta Riley. Conosci i tuoi diritti.
Sei un avvocato. E quando papà o Spike sapranno che se stato qui-".
"PAPA'?!" gridò Riley inorridito, interrompendola. "Conosci
quel pezzo di merda da una settimana, padre o no! Come mai chiamo quel *segaiolo*
PAPA', ma ti ci è voluto un *anno* per smettere di chiamarmi Mr. Finn?!"
le gridò Riley.
"Perché lui *è* mio padre, non sta solo *fingendo* che gli
piaccio!!" gridò quanto più forte il polmoni le permisero.
"Apri gli occhi, Riley! Mamma ti ODIA! E i miei genitori stanno FINALMENTE
insieme e non c'è assolutamente *niente* che puoi fare a proposito!!".
"Oh, sì?" le sorrise crudele. "Allora mi ha *davvero*
tradito, quella puttanella. Oh, aspetta finchè---".
"Basta così, Ri" disse calma Faith, apparendo alle spalle di
Deanna. "Credo che adesso tu debba andartene. O dovrai vedertela con la
polizia" minacciò lei distaccata.
E Riley si limitò a guardarla. "Dille che sono passato. DIGLIELO!"
gridò colpendo il muro accanto alla faccia di Faith, cosa che fece sobbalzare
Deanna, che si sporse finchè lui non scomparve completamente. Lasciando
Faith con una bambina spaventata che singhiozzava tra le sue braccia.
Angel lascio l'edificio della Summers & Co. Il più in fretta
possibile. Non avrebbe potuto nemmeno dirle una frase senza baciarla. Mai.
Quel giorno era stato un incubo.
Sapeva che si stava comportando da pollo, perdente, coglione eccetera eccetera.
Era scappata da lei per tutto il giorno, per evitare imbarazzanti domande o
la possibilità di gridare le parole 'TI AMO' in tutto il dannato palazzo
e buttare all'aria ogni speranza che aveva.
O peggio: spezzandole il cuore e perderla.
Non che l'avesse mai avuta. Ma questo era un altro discorso.
Angel corse alla sua macchina e guidò troppo in fretta nella scura L.A.
Aveva un maledetto bisogno di andarsene. Di dimenticare i suoi dannati problemi.
Forse si sarebbe ubriacato.
"C'è nessuno?" disse Buffy entrando nel suo appartamento,
ma le luci erano spente, e non sembrava esserci qualcuno. Il che era strano,
perché normalmente Deanna la aspettava in cucina mentre faceva i compiti,
o mangiava un panino, o disegnava, giocava al Game Boy o telefonava.
Ma quel giorno non era lì.
Buffy iniziò a farsi prendere dal panico, quando trovò un bigliettino
sul frigo, quasi come quello che aveva trovato dieci anni prima, su un altro
frigo, in un altro appartamento, scritto da qualcun altro e con altre parole.
Hey amica,
ho portato Deanna con me,
perciò calmati, sta bene.
Vai a dormire, guarda un film o
Quel che vuoi, ma
Non pensare a lui.
Ci sono degli spaghetti
Sopra il frigo.
Ci vediamo domani, mi prendo
Cura io della tua ragazza.
>>Faith
sospirando, si avvicinò al piatto di spaghetti Napoli freddi e lo mise
nel forno a microonde, accese la radio e alzò il volume quasi al massimo,
per fermare i pensieri che le affollavano la mente.
Premendo la mano sulla testa gridò le parole della rumorosa "Crawling"
dei Linkin park. (n.d.t.: i linkin park al massimo? Mia madre mi ucciderebbe...)
// Crawling in my skin
These wounds they will not heal
Fear is how I feel
Confusing what is real\\
E semplicemente ignorò il suono del forno a microonde che l'avvisava che il suo pasto era pronto, e si appoggiò pesantemente contro il tavolo, alzando il volume ancora un po' e lasciando le lacrime scorrere sul suo viso.
//There's something inside me
That pulls beneath the surface
Consuming - confusing
This lack of self control
I fear is never ending
Controlling
I can't seem
To find myself again
My walls are closing in
(without a sense of confidence
I'm convinced there's just
To much pressure to take)
I've felt this way before
So insecure \\
Ma non fece nessun rumore. Non le scappò nemmeno un singhiozzo,
e aprì il frigo di nuovo, prese una bottiglia di aranciata e se ne verso
un bicchiere.
Ma non lo toccò. Semplicemente fisso il liquido arancione.
// Crawling in my skin
These wounds they will not heal
Fear is how I feel
Confusing what is real\\
Asciugandosi le lacrime con un movimento unico, si alzò completamente,
aprì il forno e buttò gli spaghetti bruciati nella spazzatura,
seguiti subito dall'aranciata.
E dal bicchiere e dal piatto.
//Discomfort
Endlessly has pulled itself upon me
Distracting - reacting
Against my will
I stand beside my own reflection
It's haunting how I can't seem
To find myself again
My walls are closing in
(without a sense of confidence
I'm convinced there's just
To much pressure to take)
I've felt this way before
So insecure\\
Sentendo le lacrime ritornare una seconda volta, velocemente prese la radio e la buttò contro il muro, prima di lasciare la stanza per pulire la sua mente.
//Crawling in my skin
These wounds they will not heal
Fear is how I feel
Confusing what is real \\
Quel giorno doveva essere il giorno più bello della sua vita, era già
stato pianificato perfettamente in tutto.
Ed alla fine, quel giorno non era diverso rispetto ad ogni altro giorno dell'anno.
Avrebbe percorso la navata nel suo abito bianco di velluto per diventare la
sig.ra Finn, se non avesse cancellato tutto in due minuti.
Non c'era nessuna navata e nessun abito sul suo corpo, ma solo un cuore spezzato
nel petto.
E non a causa di Riley Finn, no, lui non aveva niente a che fare con quel dolore.
Nient'affatto.
E non pensava che fosse stata quella la sua decisione errata. No. Era semplicemente
il fatto che solo due settimane prima era sicura della sua vita futura, e di
se stessa. Questo la turbava.
Due settimane prima fingeva di essere la donna più felice della terra,
desiderosa di sposare il coglione conosciuto come Riley-l'uomo-Rospo, pronta
a trasferirsi in una grande villa bianca in una piccola città vicina
a L.A. con la sua grande macchina sfavillante, Deanna seduta sui sedili posteriori,
e un sorriso falso sul viso.
Ed era tutto identico. Ma in un certo senso non lo era.
Lo stesso corridoio, le stesse persone, lo stesso ascensore per arrivare al
79esimo piano. I saluti agli impiegati con i falsi sorrisi, come sempre. Dru
seduta sulla sua scrivania, come sempre. Sporcarsi il vestito nuovo col caffè,
come sempre. Entrare nel suo ufficio, come sempre.
Eppure, il corridoio sembrava così scuro, come se non giungesse la luce
del sole. Le persone attorno sembravano così tristi, l'ascensore così
piccolo che aveva paura che le mancasse l'aria, anche se normalmente potevano
entrarci venti persone.
Dru stava balbettando al telefono e per la prima volta non notò l'arrivo
di Buffy. Il caffè cadde sul suo braccio, non sui piedi, gambe, o gonna,
e inciampò prima di entrare in ufficio. Dolorosamente.
Non cadeva mai dolorosamente.
Imprecando, Buffy si alzò, poggiò la tazza piena a metà
di caffè - dato che metà era caduta sul suo braccio - sulla scrivania
e tornò nel corridoio.
Voleva andarsene di nuovo, raggomitolarsi nel suo letto e rimanere lì
fino alla fine dei tempi.
Ancora di pi, voleva tornare su quella panchina silenziosa su cui si era seduta
fino all'alba, per osservare le calme strade di L.A di solito così trafficate.
Ma nelle cinque ore che aveva trascorso lì, erano passate due macchine.
Solo due. Ed era così ingiusto ed anormale perché quando cercava
disperatamente il caos, per osservare qualcosa che pareggiasse la sua confusione,
tutto sembrava calmo.
Quando le porte dell'ascensore si aprirono l'intero 79esimo piano lo osservò,
come sempre. Lui uscì dall'abitacolo con il lungo cappotto svolazzante,
i pantaloni e la camicia nera e gli scuri occhiali da sole, in modo che nessuno
potesse vedere il colore dei suoi occhi.
E - come sempre - non notò nemmeno gli sguardi di varie donne - segretarie,
impiegate, ospiti, clienti - tranne una.
Buffy.
Era in piedi, bella come sempre, al centro del corridoio. Si era fermata e girata,
avendo sentito il familiare rumore delle porte dell'ascensore aprirsi, nella
speranza di vedere l'uomo che aveva cercato di incontrare da più di una
settimana.
I suoi occhi erano fissi su quelli di lui, e lui sembrava incapace di distogliere
lo sguardo anche se lo voleva disperatamente.
Solo quando lei distolse lo sguardo, lui fu capace di fare lo stesso. "Hai-hai
parlato con Snyder & Figli? A-abbiamo davvero bisogno del cemento e... del
resto" balbettò lei, ricordando il pretesto per incontrarlo.
"Sì" rispose lui. E la voce sembrava troppo forte per i suoi
gusti.
Sembrava non gli importasse. "Oh. Bene... tu... loro... cosa? Cosa hanno...?".
"Ce lo mandano oggi. I lavori possono iniziare domani. Significa che siamo
in regola con i tempo" le disse. "Ma penso che Snyder non fosse così
favorevole. Sembrava quasi... un troll?" borbottò lui, evitando
i suoi occhi. Poteva conservare il suo aspetto distaccato solo se non la guardava
nei suoi bellissimi occhi. Al diavolo! Probabilmente lei non se ne sarebbe accorta!
Lei voleva solo l'amicizia.
"Oh" disse lei, con voce terribilmente triste. Cosa che non scappò
al bellissimo uomo davanti a lei, e lui alzò lo sguardo dal pavimento.
Ed Angel fissò i suoi meravigliosi occhi nocciola e si avvicinò,
centimetro dopo centimetro, lo sguardo che scendeva sulle sue morbide labbra,
e rimase lì. Si sentì come morire nell'istante. Non avrebbe potuto
sopportarlo se adesso l'avesse respinto.
Avvicinandosi, tracciò i contorni delle labbra, le sue dita sfioravano
appena la pelle, fluttuando su di essa come se avesse paura di toccarla davvero.
Quella sensazione le tolse il fiato, e si sentì come gelatina al suolo,
e le ginocchia deboli come budino.
E quando finalmente lui toccò il labbro inferiore, lei in fretta succhiò
il dito di lui nella sua bocca, facendolo ansimare forte e per quel suono sentì
la pelle desiderosa di un contatto con lui.
Determinata, lei lo guardò nelle sue scure pozze color cioccolato. "Sveltina
nel mio ufficio?".
Lui potè solo annuire prima di scappare nel suo ufficio, ignorando completamente
le occhiate delle numerose persone presenti.
Lei era sdraiata attorcigliata col suo caldo e morbido cuscino, nascosta
nella sua calda e morbida coperta, nel suo caldo e morbido letto. Sperava, senza
possibilità, che quello *non* fosse il sole del pomeriggio che splendeva
dalla sua larga finestra e che non fosse la sua lavastoviglie a fare quell'orribile
rumore, ma che fosse ancora notte, l'appartamento ancora silenzioso e che la
piccola Deanna non fosse in piedi in cucina, probabilmente a rompere tutti i
piatti e le sue tazze preferite.
Ma la speranza fu vana e Deanna scelse quel momento per entrare nella sua stanza
cantando una di quelle canzoni che si usano per far svegliare i bambini, e versando
la sua cioccolata calda sul tappeto lavato di recente.
Beh, quel tic l'aveva ereditato sicuramente dalla madre. Anche Buffy versava
in continuazione qualunque liquido.
Borbottando, Faith alzò uno dei suoi tanti cuscini e si coprì
la testa, e ne lanciò uno in direzione di Deanna, ma mancandola, visto
che non aveva guardato dove l'aveva lanciato.
"Lanci peggio di mamma; e lei ha una frattura al polso" commentò
Deanna, poggiando l'improvvisamente vuota tazza - miracolo: il contenuto era
caduto sul pavimento della casa di Faith - sul comodino vicino.
"Enie! Per fabore fammi dolmire" piagnucolò Faith, con la voce
quasi non udibile attraverso il cuscino.
"Sono già le dodici! Hai dormito per dodici ore di seguito!"
rispose testarda la ragazzina. Aveva fame e voleva mangiare *subito*. Non voleva
aspettare altre tre ore perché sua zia Faith si svegliasse completamente.
L'unica reazione di Faith fu un altro lancio di cuscino in direzione di Deanna,
ma perdendo così l'unica barriera contro la luce del sole. "Allora?
normalmente dormo fino alle *due*!" ringhiò Faith, coprendosi disperatamente
gli occhi con le mani per bloccare la luce del sole.
Sì, ma *normalmente* lavori di notte!" ghignò Deanna, riferendosi
al lavoro di Faith al locale in centro.
La bruna borbottò e uscì dal letto, dirigendosi mezza addormentata
nella toilette, per un paradisiaco bagno caldo, nei suoi boxer dei Simpson e
la maglietta dei Peanuts.
"Robbie Williams si è fatto prete, lo sapevi?" le gridò
Deanna mentre si preparava un toast con gelatina e burro di arachidi e sfogliava
uno dei centinaia di giornali di Faith, mettendosi a suo agio il più
possibile.
"Sì!" gridò dal bagno Faith, riluttante.
"Incredibile, eh?" aggiunse, facendo scorrere l'acqua all'interno
della vasca che Deanna sapeva essere più larga della macchina di sua
madre. "E' come se... se Spike si facesse improvvisamente monaco!"
esclamò con la voce ancora assonnata.
Deanna sorrise soltanto. Doveva essere abituata all'umore di Faith di mattino,
Buffy era identica in questo, ma in qualche modo ogni volta era divertente.
"Chiamo mamma!" gridò.
"OK" gridò a sua volta Faith.
"DEFICIENTE! STUPIDO, IDIOTA *DEFICIENTE*!" esclamò
Angel, schiaffeggiandosi sulla fronte, andando avanti e indietro nell'ufficio
di lei, ancora in boxer.
Colpì il muro con un pugno come un pazzo finché le dita non gli
sanguinarono. Non poteva essere vero!
L'aveva sicuramente spaventata. Facendola scappare per sempre. Era così.
Ovvio, che fosse scappata.
Proprio mentre stavano ballando, proprio quando la stava portando al limite.
Ovvio che se lo fosse lasciato scappare. Come poteva andare diversamente?
Aveva gridato un grosso 'DIO, BUFFY, TI AMO!' quando era venuto. E si era immobilizzata
dopo aver raggiunto l'orgasmo, poi si era staccata da lui, si era infilata il
vestito, lasciando dietro la sua biancheria, aveva afferrato le scarpe senza
mettersele ed era scappata dall'ufficio.
Tipico. Vi presento Angel: l'unico che sia riuscito a far scappare la donna
dei suoi sogni *tre* volte dopo aver fatto sesso!
Non sentì nemmeno una confusa Drusilla entrare con gli occhi spalancati,
scoprendo un uomo non molto vestito e la biancheria di Buffy sul pavimento,
insieme ai vestiti di lui. "Uh... beh..." balbettò la donna
pallida, imbarazzata, avendo scoperto qualcosa che *davvero* non voleva sapere
del suo capo.
Ed Angel congelò, si girò e sorrise imbarazzato. "Hey, Drusilla".
"Angel!" esclamò Dru, non avendolo riconosciuto all'inizio.
Voglio dire, andiamo, non vedeva spesso questo tizio mezzo nudo!
"Io... io, beh..." e tutto il sangue arrivò al volto, facendolo
diventare di un colore che ricordava molto un pomodoro.
E Dru iniziò a sorridergli, sollevando i pantaloni di lui dal pavimento
e passandoglieli. "Cosa stai aspettando?? Inseguila!!" sogghignò
Dru, mentre Angel le sorrise apertamente e scappò dalla stanza.
Per tornare subito dopo per afferrare i suoi vestiti sparsi nell'ufficio di
Buffy.
Buffy si sentiva un po' stupida mentre camminava a piedi nudi per le
strade di L.A. quando teneva tra le mani un bellissimo paio di sandali
Ma non le poteva fregar di meno. Lui le aveva detto che l'amava! Ok, stava venendo
e l'aveva urlato, anziché detto.
Ma l'aveva comunque detto, e lei non aveva potuto far altro che scappare.
Le sarebbero venuti i geloni ai piedi, lo sapeva.
Ma cosa doveva fare? Saltare tra le sue braccia e dichiarargli il suo amore?
Proprio nel giorno in cui doveva sposare un altro uomo, fino a pochi giorni
prima?
Cosa avrebbe detto lui? Se lo sarebbe rimangiato? L'avrebbe ritenuta una sgualdrina
che saltava sul letto di un uomo alla prima occasione?
Beh, non poteva pensarla diversamente, giusto? Con lui era successo non due,
ma tre volte!
E cosa avrebbe detto Deanna? Cosa avrebbe detto suo padre? Ed i suoi amici?
Cosa doveva fare ora?
Non era come se non volesse stare con lui. Dio, tutto, eccetto questo. Infatti,
non voleva più lasciare il suo fianco. Ma non era troppo presto? Non
avrebbe dovuto aspettare prima di immettersi in una nuova relazione?
Lei lo amava. Ma poteva davvero stare con lui?
Quando Angel arrivò all'appartamento di Buffy trovò la
porta aperta. E visto che nessuno aveva risposto alla porta, decise di entrare.
Guardandosi attorno trovò il corridoio scuro come la notte, visto che
ogni porta era chiusa e non un raggio di sole le attraversava.
Camminava il più silenziosamente possibile per non infrangere il silenzio,
un tic che lui aveva ogni tanto, come quando non parlava quando nessuno attorno
a lui lo faceva, o in una chiesa, o al museo. Ma poi, lui immaginava che quasi
tutti facessero così.
Aprendo la porta silenziosamente, entrò nella sua stanza shockato e sorpreso.
Lì lei era in piedi, di fronte al suo largo specchio, sul pavimento in
stile indiano.
Col suo abito da sposa.
Lui deglutì. Due volte. E spostò il suo peso da una gamba all'altra,
poggiandosi sugli stipiti e osservandola senza dire una parola.
Ma nemmeno lei parlò. Buffy fissava il suo riflesso, col viso chiaramente
triste, che turbava il cuore di Angel ogni secondo di più.
"Oggi avrei dovuto indossarlo, lo sai?" sospirò lei, improvvisamente.
E Angel continuò a tacere. Lo sapeva. Come avrebbe potuto dimenticarlo??
Le aveva promesso di aiutarla in quel giorno, quando avevano trascorso quella
giornata al parco dopo che lei aveva trovato Riley che la tradiva. Le aveva
fatto questa promessa, ma non l'aveva mantenuta. Quello era il giorno del suo
matrimonio.
"Mi dispiace" mormorò Angel. "Avrei dov...".
"No" sussurrò lei, senza guardarlo, mantenendo lo sguardo fisso
sullo specchio. "Mi hai aiutata. Mi hai fatto... dimenticare... per un
po'... E te ne sono grata, Angel, davvero".
Lentamente ed attentamente si avvicinò alle sue spalle, guardandola negli
occhi, mentre lei fissava i suoi nello specchio, e sposto una ciocca libera
di capelli dorati dietro l'orecchio. "Forse... ma mi dispiace lo stesso.
Avevo promesso di aiutarti. E se me lo permetti, vorrei aiutarti ora" disse
dolcemente, osservando il suo viso triste, e desiderò solo di poter farla
sorridere di nuovo, se non altro.
E Buffy sorrise, anche se di un piccolo sorriso, ma un sorriso che gli scaldò
il cuore. "Mi permetti di aiutarti?" le chiese di nuovo, e Buffy annuì,
mantenendo lo sguardo sul suo riflesso. Quel vestito.
"Questo era di mia madre" ammise lei piano, passando la mano sul velluto.
"Papà dice che lei voleva che lo indossassi perfino da prima della
mia nascita".
"Lo stai indossando" disse dolcemente Angel, accarezzando piano i
suoi capelli, spostando attentamente le ciocche sulla schiena.
"Non è lo stesso".
"Non ora. Non oggi. Ma un giorno lo indosserai. Quando percorrerai la navata
della più bella e grande chiesa esistente, decorata ad ogni angolo con
rose rosse e rosa, e camminerai verso l'uomo giusto per te. Ti sentirai una
principessa delle fiabe e giuro che gli farò venerare il suolo su cui
cammini. E anche se probabilmente non sarò io quello giusto, ti prometto
di essere lì quel giorno" disse con la sua voce setosa e dolce che
le faceva un effetto che non riusciva a spiegare.
E lei sorrise, un vero sorriso stavolta, perché lui era tanto stupido
da non credere di poter essere l'uomo dei suoi sogni, e per la sua dolcezza
e gentilezza. E perché *ancora* ricordava i suoi fiori preferiti.
Ma lei non aveva ancora distolto lo sguardo dallo specchio, ed Angel finalmente
si avvicinò completamente, le baciò la spalla, scoperta dal vestito,
ma non distogliendo mai il suo sguardo dal viso di lei.
"Era.." si interruppe Buffy, timorosa di pronunciare sul serio quelle
parole.
"Cosa?" chiese gentilmente, afferrando la sua mano e accarezzandole
la pelle col pollice.
E finalmente lei lo guardò. "Era vero... quello che hai detto...
prima?" chiese insicura Buffy, imbarazzata e spaventata.
"Sì" rispose Angel a voce bassa, senza esitare questa volta.
Lui l'amava, perché lei non avrebbe dovuto saperlo? "Ti amo, Buffy
Summers. Ti ho amata per gli ultimi dieci anni. Da quando ho poggiato lo sguardo
su di te".
E gli occhi di Buffy iniziarono a inumidirsi ed un piccolo singhiozzo scappò
dalle labbra prima di portare Angel più vicino per abbracciarlo più
forte che poteva nel suo stato debole.
"Mi dispiace" singhiozzò lei. "Ti amo anch'io. Davvero,
Angel! Ma non posso, ancora!". Lei pianse nella sua camicia, afferrandone
il tessuto.
"Lo so" fu la replica di Angel, mentre inspirava il dolce odore del
suo shampoo alla vaniglia.
E quando Buffy finalmente si calmò, lui non la allontanò dal suo
abbraccio.
"Buffy, io..." iniziò lui lasciandola andare, guardandola negli
occhi. "Io ti aspetterò. Ma non aspettarti che io rinunci a te senza
combattere. Farò tutto il necessario per meritarmi completamente il tuo
amore. Combatterò per te, Buffy" disse determinato, ma le sorrise.
E Buffy ridacchiò. "Combatterai per me? Con le spade e tutto il
resto?" sorrise attraverso le lacrime.
"Stavo pensando più a cene al lume di candela, dozzine di rose e
cioccolato" le sorrise a metà e baciò la fronte. "Hai
fame?".
"Sì" sorrise dolcemente.
"Ti preparo qualcosa" disse avvicinandosi alla porta.
"Angel?"
"Sì?" si girò un po' alla sua voce, così dolce
e silenziosa che quasi non l'aveva sentita.
"Rimani con me oggi?" lo pregò con la voce da ragazzina, ancora
seduta per terra col suo bellissimo abito, sembrando così dannatamente
carina e fragile. Come una bambola.
"Certo" rispose prima di sparire in cucina per cucinare.
Spaghetti. Il suo preferito.
"Qualcuno ha lasciato il telefono staccato" si lamentò Deanna
buttando il telefono senza fili di Faith sul materasso.
"Non preoccuparti" disse una Faith fresca di bagno e completamente
sveglia, tornando dal bagno nell'accappatoio verde troppo grande, prendendo
un paio di jeans consumati dall'armadio insieme ad un maglione di cotone e la
biancheria. "Ti porto io a casa dopo. Ho la chiave, ricordi? Ma prima,
andiamo a mangiare qualcosa da Mr. Mc Puke's!" disse alla ragazza facendole
l'occhiolino.
"Fico! Io e mamma non mangiamo al McDonald's da più di un mese!"
"Già soffri per l'astinenza?" sorrise Faith, lasciando la stanza
già vestita.
Spike stava guidando nel centro di Buffy nella decappottabile metallizzata
di Buffy. Gli occhiali da sole saldamente sul posto e sorridendo ad ogni donna
che passava.
Ok, Buffy non sapeva che la stava usando, e probabilmente l'avrebbe ucciso se
l'avesse saputo. Cosa che avrebbe fatto quando voleva tornare a casa dal lavoro
e non avrebbe trovato la macchina nel parcheggio.
Ma, hey, non avrebbe finito che nel tardo pomeriggio, il che significava che
aveva tempo a sufficienza per portare quella macchina da urlo nel posto del
parcheggio!
Ma con occhi spalancati notò un uomo che correva in direzione opposta.
Angel!!
E stava correndo in direzione dell'appartamento di Buffy. Beh, almeno così
immaginava.
Ma se era così, allora significava che Miss-devo-lavorare-di-più-oggi
era a *casa*! Il che significava che ora era in guai seri.
Preso dal panico, fece un'inversione di marcia al centro della strada, ricevendo
numerose urla e 'Vaffanculo' dagli altri autisti e guidò troppo in fretta
verso la direzione da cui era giunto.
Solo per colpire quasi una ragazzina che stava correndo.
Spike riuscì a fermarsi a pochi centimetri da sua nipote.
Oddio, sua NIPOTE! "DEANNA?!" gridò devastato Spike. Aveva
quasi messo sotto la piccola DEANNA SUMMERS!
"Dio, SPIKE!" esclamò Deanna.
"Cosa DIAVOLO pensavi mentre guidavi così VELOCEMENTE?? Potevi UCCIDERLA!
Non sei in una dannata autostrada!!" disse Faith schiaffeggiandolo forte
sulla nuca.
"Mi DISPIACE! Non ho guardato!" disse Spike parcheggiando e uscendo
dalla decappottabile. "Stai bene, tesoro?" si inginocchiò di
fronte alla piccola Summers per guardarla negli occhi.
"Sì" confermò Deanna. "Non è successo niente".
Sollevato, Spike si alzò e le accarezzò i capelli. Poi si accigliò.
"Non dovresti essere a scuola?".
"Pah" commentò Faith prima che Deanna potesse rispondere. "Questa
ragazza è un GENIO! Non deve andare a scuola ogni singolo GIORNO!"
continuò Faith, sghignazzando come una pazza.
Spike roteò gli occhi e si rivolse a Deanna. "Sicura che stai bene,
cucciolo?" le chiese di nuovo.
"Sto BENE!" rispose Deanna infastidita.
"o-k. Allora perché non sei a scuola?".
"Beh, ieri è venuto Riley. E... ha detto delle cose meschine e Faith
mi ha portata a casa sua. Stavamo per andare a casa per chiamare mamma!"
disse Deanna, e potè davvero vedere gli occhi di Spike scurirsi. "Cosa
c'è?" gli chiese confusa.
"Riley ti ha minacciata?" le chiese. "Ti ha fatto qualcosa?".
"No" disse Faith accarezzando il braccio di Deanna. "Ma era...
beh, arrabbiato e ha detto cose... diciamo che non è stato gentile. Bel
lavoro che hai fatto, Spikey" commentò sarcastica.
"Ok, ho fatto casino. Scusate. Ma... non ditelo a Buffy".
"COSA?" gridò Faith, osservata dalle persone attorno. "Cosa
DIAVOLO stai...".
"Buffy ha già abbastanza preoccupazioni. Deve già affrontare
i fatti che sa già di Riley Finn. E' devastata per il fatto che non si
era accorta di come lui fosse realmente. Dio, Faith, non capisci? Buffy incolperà
se stessa per questo casino! Lo fa già! E se scopre che quel pezzo di
merda ha quasi fatto qualcosa a sua FIGLIA... impazzirà di dolore...
perciò, non ditele niente".
E Faith si calmò. "ok". Lei deglutì, poi guardò
la ragazzina.
"Questo sarà il nostro piccolo segreto, Deanna. Ok?" le disse
Spike, abbassandosi di nuovo.
"Ok" sussurrò Deanna. "Um, Spike?".
"Sì?".
E la ragazza sogghignò. "Quella non è la macchina di mamma??".
Buffy fissava il suo piatto caldo di spaghetti dall'aspetto delizioso
e dall'odore magnifico, poi guardò Angel, che stava cucinando, pulendo
e intrattenendola nello stesso momento. E poi guardò la spazzatura in
cui c'erano ancora gli spaghetti di prima. E il piatto, e l'aranciata ed il
bicchiere, sperando che lui non li notasse.
Guardò di nuovo Angel, che si muoveva in cucina come se fosse la sua,
e le piacque davvero l'idea, e poi guardò di nuovo il piatto.
Sorridendo, si sedette e attorcigliò gli spaghetti attorno alla forchetta
e assaggiandoli.
E poi ansimò davvero dopo l'assaggio. Dio, come aveva imparato a cucinare
COSI'?
Sorridendo, Angel si girò per osservarla. Aveva fatto lo stesso suono
di quando... ok, non pensarci ora! "Buoni?" chiese sorridendo malizioso.
"Fantastici" lo corresse. "Mio DIO, nemmeno Louisa cucina così
bene!" disse lei, chiaramente senza parole.
"Bene" le sorrise spostando di nuovo una ciocca dietro l'orecchio.
Era una cosa sorprendente. Era la prima persona che conosceva che non si imbarazzava
se la guardavano mentre mangiava. Non le importava. E gli piaceva.
"Cosa c'è?" gli chiese, visto che lui non si era più
mosso, ma la guardava soltanto.
"Niente" sorrise. "Sei bellissima".
Lei arrossì e guardò di nuovo il piatto, attorcigliando un'altra
forchettata di pasta, osservando poi la porta, da cui poteva vedere la sua stanza,
dove il vestito da sposa era poggiato sul letto.
Guardando i pantaloni larghi e il maglione rosa che ora indossava, scrollò
le spalle. "Se lo dici tu" mormorò rivolgendo nuovamente l'attenzione
agli spaghetti.
Ed il sorriso di Angel crebbe. "Vieni qui" disse aprendo le braccia.
Lei saltò tra le sue braccia, abbracciandolo forte e a lungo.
Ma i due non si allontanarono, rimasero così, e lei poggiò la
testa sul suo largo torace, sospirando felice, e lui le baciò la testa
prima di poggiare la sua su quella di lei.
"A *me* piace leggere Sakura! E Neon Genesis Evangelion e X!!"
protestò Deanna.
"Quelli non sono *libri*. Sono *fumetti*" rispose Spike.
"Manga!" lo corresse Deanna. "E sono MOLTO meglio della tua collezione
di fumetti di Batman e Superman!!".
"Non puoi leggere Harry Potter come *ogni* altro bambino normale?"
rispose Spike. Avevano litigato per tutto il tragitto verso casa. "O Il
signore degli anelli? Non escluderei neanche Dr. Seuss".
"DR. SEUSS??? SEI *PAZZO*? HO *NOVE* ANNI!!!" gridò Deanna
inorridita.
"Oh, andiamo, tesoro. Dr Seuss è meraviglioso. Un gran pezzo di
letteratura che non dovrebbe mancare nella collezione di chiunque!" sorrise
Faith. "*Io* ho ogni *singolo* volume!".
"Anch'io" aggiunse Spike sorridendo alla bruna.
Deanna roteò gli occhi ed aprì la porta dell'appartamento, accigliandosi
nel trovare le luci accese, quando sua madre non doveva tornare che nel tardo
pomeriggio.
"Non dirmi che non li hai mai letti, tesoro. Io *so* che B era ossessionata
da D. Seuss. Te li HA letti!!" continuò Faith. "E poi, non
aver letto Dr Seuss è come non aver visto i Peanuts, o i Puffi, o Scooby
Doo o... o non aver letto Isidoro o Calvin ed Hobbes... o..."
"C'è nessuno?" chiamò Deanna ascoltando attentamente
in cerca di un rumore o un movimento nell'appartamento in cui viveva, e ciò
zittì immediatamente Faith.
Molto silenziosamente si avvicinarono alla stanza con le luci accese, e sbirciarono
nella cucina. E ciò che vi trovarono fu una coppia di persone molto distratte
che si stavano abbracciando davanti al tavolo. Buffy sembrava quasi addormentata
tra le braccia di Angel, che la stava cullando appena, con gli occhi chiusi
ed un lieve sorriso sulle labbra.
Deanna brillò di gioia come non mai e dovette frenare l'urgenza di saltellare
e cantare di felicità.
"Bene bene" fece Spike ad alta voce, facendo separare di colpo Buffy
ed Angel e ricevendo un calcio dove fa davvero male dalla piccola Deanna.
Piegandosi in due dal dolore Spike gemette rumorosamente mentre Faith si limitò
a ridire.
E Buffy ridacchiò e tornò al posto che aveva recentemente occupato
per continuare a mangiare il suo delizioso piatto di spaghetti ora più
freddo. "Hey" disse loro Buffy, ma guardando solo Deanna. Tenendo
in mano una forchetta piena fece l'occhiolino a sua figlia. "Assaggia!"
ordinò.
Confusa, la piccola Summers si avvicinò a lei e mangiò la pasta,
spalancando poi gli occhi. "Questo NON l'hai cucinato tu!" disse Deanna
scuotendo la testa, sorpresa.
"No, Angel" disse Buffy sorridendo e Deanna girò la testa in
direzione di suo padre.
"Ce ne sono ancora" aggiunse Angel, e Deanna scappò a prendere
un piatto e si posizionò di fronte a suo padre, passandogli il piatto
con un grosso sorriso sul volto.
Roteando gli occhi scherzosamente, Angel prese il piatto e lo riempì
di spaghetti, porgendoglielo nuovamente.
"HEY! Anche a me! Sto morendo di fame!" si lamentò Faith, lanciando
uno sguardo a Deanna che stava per dire qualcosa sulla loro vista al McDonald's
non COSI' tanto tempo prima.
"Anch'io!" aggiunse Spike procurandosi un piatto.
"Lo SAPETE che questi sono MIEI? Angel li ha preparati per *me*!"
borbottò Buffy con la bocca piena di spaghetti al sugo.
"Buffy, non avevi intenzione di mangiarli *tutti*, vero?" disse Angel
sorridendo e arcuando le sopracciglia.
"Oh oh, Angie, non conosci la nostra B! Può mangiare quanto una
squadra di calcio! Uno dei suoi tanti tic!" ridacchiò Faith e Buffy
la guardò storto.
"Nah. Io non credo che Buffy abbia un tic. Mi sembra di ricordare che può
essere normale per una donna mangiare di più. E poi ho già mangiato
prima con Buffy e non mangia così tanto" commentò Angel guadagnandosi
un sorriso di Buffy.
"Oh, sì che HA dei tic!" pronunciò lentamente Spike.
"Come quando si fa la doccia cinque volte al giorno o il fatto che piange
sempre ai film. Piange nel finali allegri. Piange quando qualcuno soffre. Piange
quando qualcuno muore. Piange quando qualcuno PIANGE! Davvero, Buffy in questo
senso è molto simile ad una cascata! Diavolo, ha pianto per TOY STORY!
Dovresti vederla quando guarda IL RE LEONE!!!" continuò Spike, mangiando
gli spaghetti dopo aver ricevuto un piatto pieno da Faith.
"Non è proprio così!" protestò Buffy.
"No? Ricordi 'What dreams may come'? hai pianto dall'inizio quando muoiono
i bambini, fino al dannato finale allegro!!" commentò Spike guardando
la bionda negli occhi.
"Andiamo, quel film era MESCHINO! Prima muoiono i figlio, poi muore lui,
ma non può nemmeno godersi il paradiso perché gli manca la sua
ANIMA GEMELLA solo per scoprire che lei è all'inferno perché si
è suicidata! E sono tutti morti!!! Non dirmi che quel film NON era triste!"
controbatté Buffy al biondo ossigenato.
"Ok, lo ammetto. Quello ERA triste" borbottò Spike fissando
Buffy, che era guardata da un Angel divertito. "Ma TU, amica, piangi ogni
singola settimana al dannato *TOUCHED BY AN ANGEL*!!!! Cosa hai da dire ora??".
"Anche io piango per quello!" ridacchiò Faith, ricevendo uno
sguardo shockato da Spike. "Cosa?".
"Anche io!" commentò Deanna con fare asciutto. "Ma a me
è permesso. Io sono una bambina".
"No. Siete tutte PAZZE? Cosa DIAVOLO c'è da piangere?" disse
Spike incredulo. "ti prego Angel, aiutami, amico!!".
"Beh, anch'io lo trovo piuttosto triste..." commentò Angel
e Spike era tanto shockato che quasi cadde dalla sedia.
E Buffy ridacchiò. In parte perché Faith stava ridendo tanto forte
che stava per strozzarsi col suo pasto e l'aveva sputato tutto sulla camicia
di Spike.
Buffy spalancò gli occhi quando aprì la porta del suo ufficio.
La larga stanza era piena di dozzine e dozzine di rose rosse e rosa dal profumo
incredibilmente dolce, e nessun angolo era rimasto vuoto. Per un po' di tempo
si chiese anche come avrebbe fatto a raggiungere la scrivania, e il suo caffè
si era già versato sul pavimento, completamente dimenticato.
Camminando lentamente verso la singola rosa attaccata alla cornice del muro
che conteneva una foto sua e di Deanna a cinque anni, prese il semplice biglietto
bianco dietro di essa che mostrava il suo volto addormentato, disegnato perfettamente
da una mano incredibilmente talentuosa che non le era così sconosciuta.
Sorridendo girò il biglietto trovando la sua bellissima grafia elaborata.
Ti amo, A.
Stingendo il biglietto al suo petto, uscì dall'ufficio, lasciando
dietro una sbalordita Drusilla, e corse nel gran corridoio del 79esimo piano
per fermarsi davanti ad una porta a vetri, sbirciò dentro, sorrise ad
Amanda, la segretaria di lui (anziana, materna e squisitamente gentile. Ma sessantenne.
Lei aveva risolto quel problema immediatamente dopo aver trovato Riley con la
SUA segretaria). Correndo verso la porta dell'ufficio, bussò piano e
fu salutata dall'uomo più bello che avesse mai visto, che le stava sorridendo.
"E' il fioraio?" chiese contraccambiando il sorriso.
"Credo di sì" ridacchiò prendendole gentilmente la mano
e facendola entrare.
Guardandosi intorno, si rese conto che non era mai stata prima nel suo ufficio.
Dirigendosi verso i suoi scaffali, tracciò le linee dei suo larghi libri
impolverati con la punta delle dita, leggendo i titoli.
Poesie. Tantissime.
"Ci sono possibilità che tu sia pronta, ORA?" chiese speranzoso
Angel.
"Li hai letti tutti?" chiese invece Buffy ignorando l'ultimo commento.
"Sì. Sai, tutte quelle notti da solo, niente da fare... e poi, mi
piacciono. Ho letto il primo alla scuola elementare".
"Io leggevo i fumetti, allora!" disse Buffy sorridendogli. "Isidoro,
e Calvin & Hobbes e i Peanuts!! Ed ero *io* il bambino prodigio" scherzò
lei, poi guardò di nuovo Angel. "Grazie" disse sorridendo.
"Sono bellissime".
"Sono contento che ti piacciano" disse sorridendole, e il prezzo di
quelle rose non gli importò più, perché aveva ricevuto
in cambio quel prezioso sorriso che valeva anche di più.
"Andiamo a mangiare qualcosa da Mimmo & Santo's dopo, quando Deanna
torna da scuola. Hai fame?" gli chiese Buffy tanto innocentemente che lui
non potè che sorridere. Lei era così *adorabile*!.
"Sì" le rispose, ricevendo un sorriso da lei.
(N.d.t. le frasi racchiuse in <> sono in italiano anche nella
ff originale. Dato che cmq c'erano degli errori, ho dovuto modificarle).
"<Ciao bella. Come stai? E' da tanto che non ti vedo. Iniziavo a sentire
la tua mancanza>" le disse il cameriere, che sembrava conoscere Buffy
abbastanza bene, sorridendo. "<Lui è il tuo ragazzo, Buffy?>"
le chiese riferendosi ad Angel.
"<No, no. Non è il mio ragazzo. Non ancora>" rispose
Buffy, ed Angel la guardò sorpreso. Lei parlava ITALIANO? E anche BENE?
Ma quello che gli dava fastidio era che lei aveva contraccambiato il sorriso
del cameriere. Come se stessero flirtando!
"<Oh, capisco>" annuì ridacchiando il cameriere.
"<Chiudi la bocca, Giuseppe>" disse Buffy, la voce carica di
sarcasmo, o almeno così sembrava ad Angel. Conosceva quel tizio di NOME!
Guardando confuso in direzione di Deanna, quasi si piegò in due. Lei
stava annuendo e sogghignando in direzione di quel tizio. Lei lo CAPIVA!
"<Il solito?>" chiese poi il cameriere, ancora sorridendo.
"<Sì>" disse sorridendo a sua volta e guardando Deanna.
"Anche per me!" disse a Giuseppe, e guardò poi suo padre e
i suo padrini. "Cosa volete mangiare voi?" tradusse, come se fosse
la cosa più normale del mondo per una ragazzina di nove anni conoscere
l'italiano.
"Il solito. Una grossa appetitosa pizza margherita" disse Xander a
Giuseppe, che sembrava conoscerlo, a giudicare dal linguaggio del corpo di Xander.
"Pizza Al Capone (ndt: non ho la più pallida idea di cosa sia...
se qualcuno lo sa me lo spiegasse!)" disse Spike consegnando il menu a
Giuseppe, l'amico di Buffy alto, dai capelli scuri e dal fisico allenato.
"Spinaci" disse Angel borbottando e ricevendo uno sguardo da Buffy.
"Puoi portarci un Merlot, Giuseppe? Ed una coca cola per Deanna?"
chiese dolcemente Buffy, ed Angel roteò gli occhi infastidito. Gelosetto?
"Certo. Torno subito" disse il cameriere andandosene, troppo lentamente
per i gusti di Angel.
"E' una mia impressione o si è allenato ultimamente?" disse
lei, osservando Giuseppe. Oh, lei SAPEVA che stava provocando Angel.
"Nah. A me sembra sempre lo stesso" disse Xander scrollando le spalle,
non capendo affatto l'allusione, e Spike lo colpì alla testa. "HEY!"
gridò al biondo ossigenato, ricevendo l'attenzione di tutto il ristorante.
"Sei cretino o fingi soltanto di non aver capito?" chiese a Spike.
"Cosa non ho capito?" chiese Xander, chiaramente fuori pista. Buffy
stava ridendo come se fosse stata chiusa in una stanza piena di gas ilare, mentre
Angel guardava non molto amichevolmente una certa donna bionda davanti a lui.
Scuotendo la testa, si rivolse di nuovo a Spike. "Cosa non ho capito?".
"Povero me" commentò Spike incredulo, proprio mentre stavano
arrivando le bevande.
"Dai, Angel. Lui è Giuseppe di Ancona, siamo andati all'asilo insieme.
La sua famiglia vive accanto ai miei nonni, a Venezia" spiegò Buffy
all'uomo i cui occhi si erano scuriti diventando di un profondo nero-gelosia.
Ma poi, trovava ciò così attraente...
Deglutendo, quasi perse il controllo, e si concentrò su un altro argomento.
"Allora, perché parli ITALIANO? E perché lo parla DEANNA?"
chiese Angel meravigliato. Lui aveva studiato francese per anni al liceo, e
non sarebbe stato in grado di dire una frase.
"Sono la figlia di Dean Summers! Devo parlare diverse lingue! Infatti parlo
bene francese, spagnolo, italiano e tedesco! Senza contare che IO SONO per metà
italiana!" disse orgogliosa, sorridendo. "Ecco perché lo parla
anche Deanna. I miei nonni non sanno parlare inglese e lei ha dovuto impararlo".
"Huh?".
"Sua madre era italiana" disse Spike, aprendo attentamente la bottiglia
di vino.
"E i suoi nonni vivono ancora lì" continuò Xander. Beh,
sicuramente c'erano molte cose che doveva sapere della bellissima visione davanti
a lui.
"Dio, Spike?! Non sai nemmeno aprire una *bottiglia*?" si lamentò
Xander, togliendo il vino dalle mani di Spike che rispose ringhiando.
Non sapeva cosa esattamente fosse che lo attirava nell'ufficio di lei ancora
e ancora, ma aveva bisogno di starle attorno.
Voleva conoscere meglio quella bellissima, preziosa donna.
Era passata solo un'ora da quando avevano lasciato il ristorante, ma ad Angel
sembrava un giorno intero. Sbirciando nella stanza, Angel sorrise a Buffy che
stava facendo una importante chiamata in Francia, se ricordava bene.
(ndt: spero non ci siano errori anche nel francese, perché anche il mio
francese è piuttosto arrugginito... nel senso che purtroppo non mi ricordo
una mazza!)
"Bien, j'alignerai. Oui, je vous vois alors la semaine prochaine. Oui,
au
revoir" disse Buffy nella cornetta in perfetto francese, annuendo e ricevendo
un sorriso dall'uomo sulla porta.
Poggiando nuovamente il cordless sulla sua scrivania, si avvicinò al
suo scaffale sorridendo all'uomo appena arrivato. " che succede? "
chiese lei, mettendo la sedia accanto alla sua scrivania di fronte allo scaffale
e si arrampicò bilanciandosi con un ginocchio contro lo scaffale di legno.
" Niente " disse lui. " Volevo vederi " mormorò piano,
ma lei lo sentì comunque e dovette sorridere.
Avvicinandosi a lei, prese un libro dallo scaffale proprio all'altezza delle
gambe di lei : Isidoro. Vicino c'era 'Gli uomini vengono da Marte e le donne
da Venere', e nessun libro di architettura, ma lui non ne era molto sorpreso.
" Sai, qualcuno si aspetta dei libri sul tuo LAVORO in ufficio " commentò
ricevendo un'occhiata da Buffy.
" CE NE SONO! Nell'ALTRO scaffale. Sono ORDINATA! " disse Buffy indicando
il muro opposto. " Sono la figlia del capo, ma sono anche la migliore impiegata
qui! Papà die che l'ho battuto da tempo, Angelino! " disse Buffy,
mettendosi in piedi sulla sedia, in modo da essere almeno un piede più
alta di lui.
" lo so " rispose Angel, sollevandola dalla sedia per la vita, mettendola
di nuovo con i piedi per terra, e lasciando indugiare le mani più a lungo
del necessario sui fianchi di lei.
Guardandola negli occhi poteva solo pensare a quanto disperatamente voleva baciarla,
ed ovviamente le sue labbra si poggiarono su quelle di lei solo un secondo dopo.
Voleva baciarla di continuo, e lei non si allontanò, ma mise le sue braccia
attorno al collo di lui attirandolo ancora, quando le mani di Angel trovarono
la sua vita.
Ed esattamente in quel momento Dru entrò nella stanza, spalancando gli
occhi, e Buffy ed Angel si staccarono subito.
" io.. um.. Xander.. lui...voi... " balbettò Dru imbarazzata,
e Buffy le sorrise inocentemente. " Xander... ha detto che che devi andare...
al sito di costruzione... con lui... ora " riuscì a dire Dru e praticamente
schizzò via dalla stanza, sentendo solo le risatine infantili di Buffy.
" Questi muratori lavorano un po' lentamente se non li si controlla
un po' " spiegò Xander ad Angel, che stava camminando accanto a
lui nel posto in cui dovevano costruire il centro commerciale.
Buffy camminava leggermente più indietro, osservando la costruzione.
Quello era il momento del suo lavoro che odiava, visitare queste cose e dover
controllare da una piattaforma nemmeno mantenuta da muri, ma macchine e tubi
che li sostituivano all'inizio. Osservando Xander che gridava ordini e critiche
di vario tipo, Buffy si avvicinò all'ascensore dall'aspetto orribile
e pericoloso.
Camminando attentamente, sobbalzò quando Angel apparve dietro di lei,
saltando dentro come se fosse l'ascensore più sicuro del mondo.
" Dio ! " esclamò Buffy. " Come puoi far così ?
" chiese respirando affannosamente.
" Scusa " disse ridacchiando, senza essere realmente dispiaciuto.
" Non preoccuparti, non ci farebbero entrare la figlia del capo se *non*
fosse sicuro ! " le disse sincero. " Non c'è bisogno di aver
paura. La maggior parte delle volte questi sono gli ascensori più sicuri
perché qui sono sempre attenti che tutto funzioni bene, mentre in quelli
finiti nessuno controlla che ci siano errori " le disse cercando di tranquilizzarla
un po' e premendo il bottone per salire.
" Non lo so " mormorò Buffy, osservando con gli occhi spalancati
il suolo sotto di lei.
" Se hai paura, non credo sia una buona idea guardare in basso. Ti rende
solo più nervosa " disse Angel e Buffy d'istinto afferrò
la sua mano e deglutì rumorosamente quando l'ascensore si fermò.
" Non ho proprio paura, ma mi fa venire la pelle d'oca " gli disse
Buffy quando ne uscirono, lasciando la sua mano.
" Sei carina " commentò Angel mentre controllavano il lavoro.
Buffy lo guardò soltanto, poi spostò lo sguardo di nuovo ai lavori,
poi di nuovo ad Angel.
" Cosa c'è ? E' VERO ! " le disse sorridendo.
Buffy si limitò a sorridere e si guardò attorno.
" Lo sai, veramente vorrei pubblicare un annuncio, o scriverlo nel cielo,
o su uno striscione o su tre pagine del Times che io, Angel Liery, amo la dolce
Buffy Summers " le disse sorridendo, guardando mentre si girava dopo essere
arrossita.
" Non lo faresti mai. Ammettilo, Angel. Ma in *alcune* cose sei più
timido di me " scherzò contraccambiando il sorriso.
" Scommettiamo ? " disse ghignando e corse in direzione opposta il
più in fretta possibile.
" Angel, NO ! " gridò Buffy rincorrendolo nella costruzione
che non aveva nemmeno un muro completo, nel settimo piano.
Saltando su una piattaforma più esterna e fermandosi al limite, Angel
guardò in basso le strade sotto di lui e aprì le braccia come
ali. " IO, ANGELUS WILLIAM LIERY, AMO BUFFY ANNE SUMMERS ! " gridò
il più forte possibi