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Colloquio
col capo delle "Guardie di Ferro"
Tratto
da Il Regime Fascista, 22 marzo 1938
Bucarest,
marzo
Rapidamente la nostra auto lascia dietro di se quella curiosa cosa che � la
Bukarest del centro: un insieme di piccoli grattacieli e di edifici
modernissimi, prevalentemente di tipo "funzionale", con mostre e
magazzini fra la parigina e l'americana, l'unico elemento esotico essendo i
frequenti cappelli di astrakan degli agenti e dei borghesi. Raggiungiamo la
stazione del Nord, imbocchiamo una polverosa strada provinciale costeggiata
da piccoli edifici del tipo della vecchia Vienna, che con rigorosa
rettilineit� raggiunge la campagna. Dopo una buona mezz'ora, l'automobile
svolta improvvisamente a sinistra, prende una via campestre, si arresta di
fronte ad un edificio quasi isolato fra i campi: � la cosiddetta "Casa
Verde", residenza del Capo delle "Guardie di Ferro" romene.
"L'abbiamo costruita con le nostre stesse mani" ci dicono con un
certo orgoglio i legionari che ci accompagnano. Intellettuali e artigiani si
sono associati per costruire la residenza del loro capo, quasi nel
significato di un simbolo e di un rito. Lo stile della costruzione �
romeno: ai due lati, essa si prolunga con una specie di portico, tanto da
dar quasi l'impressione di un chiostro.
Entriamo, raggiungiamo il primo piano. Ci viene incontro un giovane alto e
slanciato, in vestito sportivo, con un volto aperto, il quale d�
immediatamente una impressione di nobilt�, di forza e di lealt�. �
appunto Cornelio Codreanu, capo della Guardia di Ferro. Il tipo �
caratteristicamente ariano-romano: sembra una riapparizione dell'antico
mondo ario-italico. Mentre i suoi occhi grigio-azzurri esprimono la durezza
e la fredda volont� propria ai Capi, nell'insieme dell'espressione vi �
simultaneamente una singolare nota di idealit�, di interiorit�, di forza,
di umana comprensione. Anche il suo modo di conversare � caratteristico:
prima di rispondere, egli sembra assorbirsi, allontanarsi, poi, ad un
tratto, comincia a parlare, esprimendosi con precisione quasi geometrica, in
frasi bene articolate ed organiche.
"Dopo tutta una falange di giornalisti, di ogni nazione e colore, che
altro non sapevano rivolgermi se non domande della politica pi� legata al
momento, � la prima volta, e con soddisfazione" dice Codreanu
"che viene da me qualcuno che si interessa, prima di tutto, all'anima,
al nucleo spirituale del mio movimento. Per quei giornalisti avevo trovato
una formula per soddisfarli e per dire poco pi� che nulla, cio�:
nazionalismo costruttivo.
"L'uomo si compone di un organismo, cio� di una forma organizzata, poi
di forze vitali, poi di un'anima. Lo stesso pu� dirsi per un popolo. E la
costruzione nazionale di uno Stato, bench� riprenda naturalmente tutti e
tre gli elementi, pure, per ragioni di varia qualificazione e varia eredit�,
pu� soprattutto prendere le mosse da uno particolare di essi.
"Secondo me, nel movimento fascista predomina l'elemento Stato, che
equivale a quello della forma organizzata. Qui parla la potenza formatrice
dell'antica Roma, maestra del diritto e dell'organizzazione politica, della
quale l'Italiano � il pi� puro erede. Nel nazionalsocialismo viene invece
in risalto quanto si connette alle forze vitali; la razza, l'istinto di
razza, l'elemento etnico-nazionale. Nel movimento legionario romeno
l'accento cade soprattutto su quel che, in un organismo, corrisponde
all'elemento anima: sull'aspetto spirituale e religioso.
"Da ci� sorge la caratteristica dei vari movimenti nazionali, per
quanto essi, alla fine, comprendano tutti e tre questi elementi, e non ne
trascurino nessuno. Il carattere specifico del nostro movimento ci viene da
una remota eredit�. Gi� Erodoto chiamava i nostri progenitori: "I
Daci immortali". I nostri antenati getotraci avevano per fede, gi�
prima del cristianesimo, l'immortalit� e l'indistruttibilit� dell'anima,
ci� che prova il loro orientamento verso la spiritualit�. La
colonizzazione romana ha aggiunto a questo elemento lo spirito romano di
organizzazione e di forma. Tutti i secoli successivi hanno fatto miserabile
e disgregato il nostro popolo: ma come anche in un cavallo malato e frustro
si pu� riconoscere la nobilt� della sua razza, cos� anche in ci� che
ieri e oggi � il popolo romeno si possono riconoscere gli elementi latenti
di questa doppia eredit�.
"Ed � questa eredit� che il movimento legionario vuole destare"
continua Codreanu. "Esso parte dallo spirito: vuole creare un uomo
spiritualmente nuovo. Realizzato come "movimento" questo compito,
ci attende il risveglio della seconda eredit�, cio� della forza romana
politicamente formatrice. Cos� lo spirito e la religione sono per noi il
punto di partenza, il "nazionalismo costruttivo" � il punto di
arrivo e quasi una conseguenza. A congiungere l'un punto con l'altro sta
l'etica ascetica e simultaneamente eroica della "Guardia di
Ferro"".
Chiediamo a Codreanu in che rapporto stia la spiritualit� del suo movimento
con la religione cristiano-ortodossa. La risposta �:
"In genere, noi tendiamo a vivificare nella forma di una coscienza
nazionale e di una esperienza vissuta ci� che, in questa religione, molto
spesso si � mummificato ed � diventato il tradizionalismo di un clero
sonnolento. Noi poi ci troviamo in una condizione felice per il fatto che
alla nostra religione, articolata nazionalmente, � estraneo il dualismo tra
fede e politica ed essa pu� fornirci elementi etici e spirituali senza
imporsi come una entit� comunque politica. Dalla nostra religione il
movimento delle Guardie di Ferro riprende poi un'idea fondamentale: quella
della ecumenicit�. Questo � il superamento positivo di ogni
internazionalismo e di ogni universalismo astratto e razionalistico. L'idea
ecumenica � quella di una societas come unit� di vita, come organismo
vivo, come un vivere insieme non solo col nostro popolo, ma anche con i
nostri morti e con Dio. L'attuazione di una simile idea in forma di
esperienza effettiva � il centro del nostro movimento; politica, partito,
cultura, ecc. per noi non sono che conseguenze e derivazioni. Noi dobbiamo
rivivificare questa realt� centrale, e rinnovare per tal via l'uomo romeno,
per poi procedere e costruire anche la nazione e lo Stato. Un punto
particolare � che, per noi, la presenza dei morti nella nazione ecumenica
non � astratta, ma reale: dei nostri morti e soprattutto dei nostri eroi.
Noi non possiamo separarci da essi; essi, come forze divenute libere dalla
condizione umana, compenetrano e sostengono la nostra vita pi� alta. I
legionari si radunano periodicamente in piccoli gruppi, chiamati
"nidi" ["cuib" n.d.c.]. Queste adunanze seguono riti
speciali. Quello con cui si apre ogni riunione � l'appello a tutti i nostri
compagni caduti, al quale i convenuti rispondono con "Presente".
Ma ci� per noi non � una pura cerimonia e una allegoria, bens� una
evocazione reale.
"Noi distinguiamo l'individuo, la nazione e la spiritualit�
trascendente" continua Codreanu "e nella dedizione eroica
consideriamo ci� che porta dall'uno all'altro di tali elementi, fino ad una
superiore unit�. Noi neghiamo in ogni sua forma il principio dell'utilit�
bruta e materialistica: non solo sul piano del singolo, ma anche su quello
della nazione. Di l� dalla nazione noi riconosciamo dei principi eterni ed
immutabili, in nome dei quali si deve esser pronti a combattere, a morire e
a tutto subordinare almeno con la stessa decisione in nome del nostro
diritto di vivere e di difendere la nostra vita. La verit� e l'onore sono,
per es., dei principi metafisici, che noi poniamo pi� in alto della nostra
stessa nazione".
Noi abbiamo saputo che il carattere ascetico del movimento delle Guardie di
Ferro non � generico, ma anche concreto e, per dir cos�, praticante. Ad
esempio, vige la regola del digiuno: tre giorni alla settimana circa 800.000
uomini praticano il cosiddetto "digiuno nero", cio� l'astinenza
da ogni specie di cibo, da bevande, da tabacco. Del pari, la preghiera ha
nel movimento una parte importante. In pi�, per il corpo scelto di assalto
che porta il nome dei due capi legionari caduti in Spagna, Mosa e Marin,
vige la regola del celibato. Chiediamo al Codreanu che ci indichi il senso
preciso di tutto ci�. Egli sembra concentrarsi un momento, poi risponde:
"Vi sono due aspetti, per chiarire i quali bisogna tener presente il
dualismo dell'essere umano, composto di un elemento materiale naturalistico
e di un elemento spirituale. Quando il primo domina il secondo, �
l'"inferno". Ogni equilibrio fra i due � cosa precaria e
contingente. Solo il dominio assoluto dello spirito sul corpo � la
condizione normale e il presupposto di ogni vera forza, di ogni vero
eroismo. Il digiuno viene da noi praticato perch� propizia una tale
condizione, allenta i vincoli corporei, propizia l'autoliberarsi e l'autoaffermarsi
della pura volont�. E quando a ci� si aggiunge la preghiera, noi chiediamo
che forze dall'alto si uniscano alle nostre e ci sostengano invisibilmente.
Il che conduce al secondo aspetto: � una superstizione pensare che in ogni
combattimento solo le forze materiali e semplicemente umane siano decisive;
in esso entrano invece in giuoco anche delle forze invisibili, spirituali,
almeno altrettanto efficaci quanto le prime. Noi siamo coscienti della
positivit� e dell'importanza di tali forze. Per questo diamo al movimento
legionario un preciso carattere ascetico. Anche negli antichi ordini
cavallereschi vigeva il principio della castit�. Rilevo tuttavia che esso
da noi � ristretto al Corpo di Assalto, anche sulla base di una
giustificazione pratica, cio� che chi deve votarsi interamente alla lotta e
non deve temere la morte � bene non abbia gli impedimenti della famiglia.
Del resto, in quel corpo si resta solo fino ai 30 anni compiuti. Ma, in ogni
caso, resta sempre una apposizione di principio: vi sono da un lato coloro
che conoscono solo la "vita" e che quindi non cercano che la
prosperit�, la ricchezza, il benessere, l'opulenza; dall'altro lato vi sono
coloro che aspirano a qualcosa pi� che la vita, alla gloria e alla vittoria
in una lotta interiore quanto esteriore. Le Guardie di Ferro appartengono a
questa seconda schiera. E il loro ascetismo guerriero si completa con una
ultima norma: col voto di povert� a cui � tenuta l'�lite dei capi del
movimento, con i precetti di rinuncia al lusso, ai vuoti divertimenti, agli
svaghi cosiddetti mondani, insomma con l'invito ad un vero cambiamento di
vita che noi facciamo ad ogni legionario".
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