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Tratto
da Bibliografia fascista, n.2/1936
Recentemente a Vienna, in occasione di una intervista, un giornalista, cui
era noto come noi gi� molti anni fa in Italia avemmo a difendere un
"Imperialismo Pagano", ci disse che ormai la nostra ora, in un
altro paese almeno, poteva dirsi venuta. Egli alludeva naturalmente alla
Germania, alle corenti pi� o meno affiancate al nazismo, intese a creare un
nuovo spirito religioso germanico e non-cristiano. Noi rispondemmo che il
tempo, piuttosto, ci sembra venuto, in cui ci troviamo quasi costretti a
dichiararci, se non cristiani, almeno cattolici.
In realt�, quello del "nuovo paganesimo" d'oltralpe � un grosso
equivoco, chiarire il quale non pu� non offrire dell'interesse, sia per la
cosa in s�, che, in una certa misura, appunto per un fatto personale di chi
scrive. Noi infatti avemmo ad indicare il valore che la ripresa di alcune
nostre grandi tradizioni precristane potrebbe avere per una ricostruzione in
senso eroico, imperiale ed integralmente "romano" della nostra
civilt� occidentale: ed oggi siamo ben lungi dal pensare diversamente che
nel 1928, quando fra una certa sensazione usc� un nostro libro recante
appunto il titolo Imperialismo Pagano. Senonch� fra le idee da noi
riprese, e ci� che viene oggi affermato in Germania come "nuovo
paganesimo", esiste non solo una differenza, ma anche un'antitesi. Per
cui - notiamolo di passata, e non senza riferimento alle dicerie di qualche
interessato - se � vero che certe nostre opere trovano ora in Germania una
risonanza maggiore che in Italia, altrettanto vero � per� che una tale
risonanza si riferisce assenzialmente ad ambienti dell'antica Germania
conservatrice e per nulla alle nuove correnti pagane, con le quali insomma
non abbiamo nessun rapporto, e con lo stesso fronte semi-ufficiale di Alfred
Rosenberg.
Il Rosenberg tanto interesse dimostrava per noi quando credeva, per sentito
dire e per l'equivoco, appunto, del termine generico "pagano", che
fossimo sulla sua stessa linea, altrettanta frigidit� sembra dimostrare ora
che � venuto propriamente a conoscenza dei nostri veri punti di vista. I
quali, se possono avere un'azione in Germania, � quella di mostrare la
deformazione che molte idee, suscettibili di un significato superiore, hanno
sub�to in una adattazione avente per mira scopi puramente empirici e
tendenziosamente politici.
Ma vediamo ora in che consiste propriamente ed oggettivamente l'equivoco del
neopaganesimo nordico e proponiamoci di esaminare la quistione nel modo pi�
impersonale: chiediamo venia a coloro che forse preferirebbero vederci usare
le parole d'ordine oggi, a tale riguardo, pi� d'uso fra noi, ma ormai pi�
o meno note a tutti.
Il primo punto da fissare � che la scelta del termine "pagano"
per designare in genere visioni del mondo e tradizioni estranee ai quadri
del cristianesimo � tutt'altro che felice, onde noi stessi ci rammarichiamo
di aver precedentemente usato questa espressione. Paganus, infatti,
� un termine essenzialmente dispregiativo se non ingiurioso, adoperato ad
uso polemico dalla prima apologetica cristiana. Senonch� non solo come
termine, cio� come parola, bens� anche come contenuto e come concetto
esiste un "paganesimo", che � una escogitazione polemica e che
trova ben poco riscontro nel mondo pre-cristiano e non-cristiano quale
veramente fu, prescindendo da periodi di palese decadenza. Per affermare e
glorificare la nuova fede, una certa apologetica cristiana procedette ad una
deformazione e ad una svalutazione spesso sistematica di quasi tutte le
dottrine e le tradizioni precedenti, alle quali poi si fece corrispondere la
designazione complessiva e dispregiativa di "paganesimo".
Orbene, noi ci troviamo di fronte pi� o meno al seguente paradosso: un
tale "paganesimo" mai esistito, generato polemicamente
dell'apologetica cristiana militante, minaccia proprio oggi di esistere per
la prima volta, appunto per opera dei neopagani e degli anticristiani della
nuova Germania.
Quali sono i tratti principali della visione pagana della vita, cos� come
detta apologetica l'ha supposta e l'ha diffusa?
Anzitutto: naturalismo. La visione pagana della vita avrebbe ignorato
ogni trascendenza. Essa sarebbe rimasta in una promiscuit� fra spirito e
natura. Il suo limite, sarebbe stato una mistica delle forze naturali (� la
vecchia storia della "Selva" opposta al "Tempio") e una
divinificazione superstiziosa delle energie delle razze, allevate da
altrettanti idoli. Da cui, in primo luogo, un particolarismo e un politeismo
condizionato dalla terra e dal sangue. In secondo luogo, l'assenza del
concetto di personalit� e di libert�, uno stato di innocenza, che �
semplicamente quello proprio agli esseri di natura, a coloro che ancora non
si sono destati a nessuna aspirazione veramente sovranaturale. Di contro al
determinismo e al naturalismo "pagano" sorge per la prima volta
col cristianesimo un mondo della libert� sovramondana, cio� della grazia e
della personalit�; un ideale "cattolico", vale a dire,
etimologicamente, universale; un sano dualismo, che permette la
subordinazione della natura ad un ordine superiore, ad una legge dall'alto.
Questi sono i tratti principali, schematici, della concezione pi� corrente
del paganesimo. Tutto quel che essa presenta di inesatto e di unilaterale,
vi � appena bisogno di farlo rilevare a chiunque abbia, in fatto di storia
delle civilt� e delle religioni, una conoscenza diretta anche soltanto
elementare: e del resto gi� nei quadri della prima patristica - in un
Origene, in un Clemente Alessandrino, in un Giustino, ecc. - assai spesso si
dette prova di una comprensione assai maggiore dei principi e dei simboli
della precendente civilt�. Qui non possiamo mettere in risalto che qualche
punto.
Anzitutto, ci� che caratterizz� il mondo non-cristiano in tutte le sue
forme superiori, non fu una divinificazione superstiziosa della natura, bens�
una comprensione simbolica di essa, per via della quale ogni fenomeno
ed ogni azione appar� come la manifestazione sensibile di un mondo
sovrasensibile: la concezione "pagana" dell'uomo e del mondo ebbe
essenzialmente carattere simbolico-sacrale. In secondo luogo, il modo
"pagano" di vita non fu per nulla una naturalistica licenza: nelle
forme originarie e di alta tensione dell'antica Roma, dell'antica Ellade,
delle antiche civilt� indogermaniche d'Oriente, ecc., non vi fu aspetto
della vita, sia individuale che collettiva, che non fosse accompagnata,
sorretta e animata da un rito corrispondente, cio� da una azione e da una
intenzione spirituale concepite come oggettivamente efficaci. In terzo
luogo, il mondo "pagano" conobbe gi� un sano dualismo: esso si
ritrova non solo in grandi concezioni speculative - limitiamoci a nominare
un Platone e un �ankara - ma altres� in visioni religiose generali, come
quella antigonistica a tutti nota degli Indoeuropei dell'antico Iran, come
l'opposizione ellenica fra le "due nature", come quella fra mondo
degli Asen e mondo elementare degli antichi Nordici, o quella fra "via
solare" e "degli Dei" e "via della terra", fra
"vita" e "liberazione della vita" degli antichi ind�, e
via dicendo, in connessione a ci�, l'aspirazione ad una libert�
sovrannaturale, cio� ad un compimento metafisico della personalit�, fu
comune a tutte le grandi civilt� precristiane, le quali conobbero tutte una
"iniziazione" e celebrarono i loro "misteri".
L'innocenza naturalistica pagana � una tale favola, che essa non si ritrova
nemmeno fra i selvaggi: quella forma che, per alcuni, sarebbe il suo limite,
cio� l'ideale classico, non sta al di qua, ma al di l� del dualismo fra
spirito e corpo essendo l'ideale di uno spirito resosi cos� dominante, da
plasmare interamente il corpo e l'anima a sua imagine, in perfetta
corrispondenza di contenente e contenuto.
In quarto luogo, un'aspirazione universalistica � da constatarsi dovunque,
nel mondo "pagano", nel ciclo ascendente di una razza superiore,
si manifest� una vocazione all'impero: e una tale vocazione spesso fu anche
metafisicamente potenziata e apparve come una naturale conseguenza
dell'estensione dell'antica concezione sacrale dello Stato e come la forma
propria in cui tende a manifestarsi una presenza vittoriosa del sovra-mondo
nel mondo. A tale riguardo potremmo ricordare l'antica concezione iranica
dell'impero quale "corpo" del "Dio di Luce", la
tradizione indo-aria del "Signore Universale" o "�akravatri",
e cos� via, fino a giungere alla teoria "solare" del tardo impero
romano, il quale ebbe un contenuto rituale e sacrale nel culto imperiale,
che si pose non come la negazione, bens� come la culminazione gerarchia
unificatrice di un pantheon, cio� di una serie di culti condizionati
della terra e dal sangue. E per moltiplicare rettificazioni del genere,
senza un'ombra di tendenziosit� vi sarebbe solo l'imbarazzo della scelta.
Colui che si rendesse ben conto di tutto ci�, e riconoscesse che � una
pessima tattica difendere la propria tradizione discreditando quella degli
altri, avrebbe facile modo di vedere la via per superare ogni unilateralezza
dettata da spirito di parte, per dare ad ognuno il suo, per separare il
positivo dal negativo, e dal contingente nelle varie forme storiche, ma
soprattutto per venire ad una visione pi� completa, ad un punto di vista
veramente universale, tale che ad esso possa davvero applicarsi l'assioma
"cattolico" quod ubique, quod ab omnibus et quod semper. Si
potrebbe cio� enucleare un corpo di principi, da dirsi
"tradizionali" in senso eminente, perch� essi apparirebbero, in
fondo, anteriori e superiori - metafisicamente - a qualsiasi particolare di
queste tradizioni o religioni. � su questo piano, e senza la minima
animosit�, con la fermezza, invece, che proviene dalla giusta visione, che
si potrebbe poi anche procedere ad una revisione dei valori, sia nel senso
di limitare o gerarchicamente subordinare la validit� di alcune concezioni
particolari, specificatamente ebraiche, del cristianesimo, sia nel senso di
riportare alla loro giusta luce molti aspetti dimenticati di grandi
tradizioni di un passato pi� remoto, anteriore al cristianesimo, per
saggiare quali fra di essi, senza anacronismi, potrebbero eventualmente
ancora oggi venir chiamati a vita e agire in modo creativo, non contro la
Chiesa e il Cristianesimo, ma, se mai, di l� dall'una e dall'altro, in una
determinata �lite.
Orbene, assolutamenta nulla di simile � da ritrovarsi nel neo-paganesimo
germanico. Anzitutto, come dicevamo, e quasi cadendo in una trappola
appositamente preparata, i neopagani finiscono col professare e difendere
dottrine riducentesi pi� o meno al paganesimo fittizio, naturalistico,
privo di luce, privo di trascendenza, vincolato dal sangue, pervaso da un
misticismo sospetto, creato polemicamente proprio dalla dialettica dei loro
avversari. Ma, come se ci� non bastasse, si ripete quell'opera partigiana
di tacitamento degli aspetti superiori, di risalto degli aspetti contingenti
o deteriori del cristianesimo e del cattolicesimo, che gi� era stata
esercitata sul "paganesimo" vero, e, infine, si mette mano a
sinistre concezioni di tipo prettamente moderno, illuministico e
razionalistico, che gi� erano scese in campo contro la Chiesa e il
cristanesimo sotto il segno - miracolo dei miracoli - del liberalismo, della
socialdemocrazia e della massoneria.
Infatti, null'altro che questo pu� ravvisarsi, quando il nuovo paganesimo
si d� all'esaltazione dell'immanenza, della "vita" e della
"natura" creando una nuova superstiziosa religione che � nel pi�
stridente contrasto con ogni superiore ideale "olimpico" delle
antiche civilt� d'Oriente e d'Occidente e andando ad accusare in ogni
dualismo ascetico un prodotto di degenerescenza antiariana inoculato dalla
razza levantina; quando nega ogni verit� superiore alla razza e alla
mistica della razza e non esita a mettere ogni concezione sovrannaturale del
conoscere e dell'agire, e cos� anche il "sovrannaturalismo"
cristiano e l'intera dottrina cattolica dei sacramenti e del miracolo, a
carico delle superstizioni dell'"oscuro Medioevo" e della tattica
di dominio dei preti per esaltare invece le "conquiste" proprie al
cosiddetto libero esame e alle scienze profane moderne; quando riesuma le
vecchie storielle anticattoliche circa l'inquisizione e la donazione
costantiniana e si scandalizza di fronte a quella pretesa di infallibilit�,
che, in civilt� normali, sempre veniva tranquillamente riconosciuta a tutti
coloro che fossero veramente pervenuti alla conoscenza metafisica; quando,
verosimilmente sotto l'inconscia angoscia per orizzonti troppo vasti,
nell'universalismo non sa vedere che una creatura del despotismo
ebraico-romano letale per le nazionalit� o un prodotto del caos etnico di
un clima di decadenza, invece che una superiore unit� gerarchia e una
esigenza spirituale; quando, associando un fanatismo per la nazione di
sapore alquanto giacobino col sospetto romanticismo dell'"eroismo
tragico" e dell'"amore per il destino" esso da un lato
ridesta a vita la mistica dell'orda primordiale, dall'altro fomenta una
rivolta del potere temporale contro ogni autorit� spirituale, fino al
tentativo di ridurre la seconda ad una mera promanazione del primo.
Tutto ci� � sul serio "paganesimo" nel senso negativo desiderato
dall'antica apologetica militante, ma, in pi�, � confusione, regressione,
perdita di ogni vero orientamento, soggiacenza a suggestioni irrazionali e,
infine, dilettantismo, fanatismo e incultura. Qualcuno, in Italia, ha
trovato una espressione assai felice nel dire che, mentre il nazismo accusa
il cattolicesimo di far della politica, la verit� vera � che esso spesso
fa della religione. Ci� �, in larga misura, vero. Il nuovo paganesimo �
il prodotto di una trasposizione della politica nella religione, per cui
perfino la religione si fa politica, laddove, nei tempi antichi si faceva
religione. Esso, lungi dal rappresentare, come pretenderebbe, un ritorno
alle origini, ci si presenta essenzialmente come una deformazione delle
origini e come la risultante di elementi derivati esclusivamente della
disgregazione anti-tradizionalistica moderne e, pi� propriamente, da questi
tre elementi: dal pathos della "nazione" divinificata pi� o meno
giacobinamente, dell'immanentismo naturistico moderno e infine di una
attrezzatura di tipo razionalistico e scientista, la quale si ritrova, poi,
nello stesso paradossale connubio con il misticismo, in ci� che �
propriamente tecnica "razzista".
Certo, noi non vogliamo contestare che presso a tali elementi si agitino,
nel fermento dell'ultima cultura tedesca, anche esigenze di diverso valore e
per questo ci siamo astenuti dal riferimento a particolari autori: ma si
deve in ogni modo constatare che il tono generale � dato dal
"paganesimo" ora accennato e che � soprattutto in funzione di
esso che si stanno formando, in Germania, nuovi miti, e che si esasperano
gravi conflitti spirituali. Ma se cos� stanno le cose, dovendo uscire dalla
neutralit� di fronte ad un conflitto fra un nuovo paganesimo ed il
cristianesimo, � evidente che ad onta di ogni buona volont� sarebbe
impossibile schierarsi dalla parte del primo, specie poi se, pi� che non di
cristianesimo in genere, si tratti di Cattolicesimo e di Chiesa cattolica.
Se non altro, il Cattolicesimo pu� assolvere ad una funzione di sbarramento
portatore di una dottrina della trascendenza, finch� esso sussister�,
impedir� che la mistica dell'immanenza e le invasioni prevaricatrici dal
basso si portino oltre un certo segno. Inoltre, si pu� essere simpatizzanti
finch� si vuole con una teoria del superuomo, negli aspetti in cui essa pu�
riflettere i valori pi� virili dei periodi di alta tensione delle nostre pi�
antiche civilt�; purtuttavia la stessa etica cristiana della rinuncia, del
sacrificio e dell'umilt� viene ad avere una funzione ben precisa - la
funzione di un necessario contrappeso - quando ogni dottrina dell'eroismo,
dell'affermazione, della potenza e della virilit� resti su di un piano
affatto secolare, umanistico e materialistico come oggi quasi senza
eccezione si vede accadere.
Questa rivista non � precisamente dedicata a menti non adulte, da non
disturbare con punti di vista diversi da quelli della mentalit� corrente e
conformista. Perci� si pu� dire che secondo la prospettive di chi scrive
il Cattolicesimo non si presenta come l'unico ed esclusivo portatore dei
valori sopra accennati, e nemmeno come la dottrina nella quale un punto di
vista integralmente "tradizionalista" pu� trovare una espressione
completa ed inattenuata di tipo schiettamente metafisico.
Ma � evidente che di fronte a tendenze, per le quali, alle fine, il
Cattolicesimo rappresenta gi� un "troppo" e per questo esse
cercano di "superarlo", per fare, col ritmo di avanzata del
gambero, in confusioni, deviazioni e soggiacenza alle forze meno
intellettuali e meno controllabili del mondo attuale, � evidente che di
fronte a tali tendenze � inutile riferirsi a tali pi� vasti orizzonti e
far s� che, per un capovolgimento distruttivo, un punto di vista che
potrebbe esser di "supertradizione" vada comunque a confortare e
fomentare punti di vista, che sono semplicemente di antitradizione
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