IL VOLO (...solo per Nicola)
...Sono miei. Non li ho persi. Li possiedo
se li ricordo, se ad un tratto li rimpiango.
J.L.Borges
...come sempre me ne sto sul terzo gradino a guardare, a far niente e guardare; quando si dice che l'universit� � un parcheggio?! M'aspetto, da un momento all'altro, che arrivi il caposcout con i bermuda blu e il fischietto a urlarmi: "Tua madre, tuo padre a fare i sacrifici e tu? Sciagurato..."
Ore 9 e mezza del 26 maggio, facolt� di economia e commercio. Lo show � appena iniziato ed io, visto che da grande far� il mantenuto, non far� un cazzo anche oggi. Passer� tutto il giorno vicino ai distributori del caff� guardando passare donne e donne. Troppe donne.
Mica male come prospettiva considerando che � fine maggio, fine maggio implica magliettine colorate ed il resto � solo morbidezza. Magliettine azzurre, verdi, rosa antico, con i paperi, i fiori o le scritte TOUCH ME. Ma non � questo l'importante visto che, dietro l'acrilico, stipate, le tette prendono in giro. Altro che TITANIC, io gi� me l'immagino il cartellone al cinema ...E LE TETTE SE LA RIDONO. Se ne stanno tutte belle, senza una piega a cercare il ritmo e mai una volta che vadano a tempo, che la centrino ...sta cadenza benedetta. Che, secondo me, stanno pure scomode. Stanno troppo strette l� dentro...E poi vuoi mettere la stasi della tela, del merletto di pizzo con la meccanica combinata di mani, labbra e lingua. Che ingenue per� le donne, sarebbe tanto facile essere tutti felici...
"Ah. Cazzo che sonno. Ma si, un'altra bella sigaretta e passa la paura ."
Ma mica sono un maniaco qualunque, io, lo faccio per hobbie. Niente pi� d'un buon estimatore di tette. Mi frega un cazzo di niente a me. Una brandina, magari non troppo morbida, minestra di dado per cena, qualche sigaretta e il gioco � fatto.
"Ciao." Voce squillante, metallica quasi, forchetta su bicchiere vuoto. No, cazzo che faccio adesso. Tale mia ex, ora mi tocca pure parlare.
"Ciao." Sorrido appena, tanto per celare la sorpresa, per far finta di niente. E continuo: " Come stai?!" Non me ne pu� fregare di meno di come sta, ma almeno un po' d'educazione. Che se faccio il bravo magari ci scappa qualcosa in pi�.
"Bene, grazie. E tu?" "...Si, si".
E' da una settimana che sto col patema d'animo, � arrivato il momento, me lo sento, bisogna chiarire. Eccola, infatti, che arriva subito al punto: "Senti R�, mi dispiace... Ho fatto la stronza con te, proprio con te che sei stato cos� gentile..." Mi sa che la tattica della gentilezza bisogna eliminarla. "...ma sai com'� ...Uscivo da un periodo difficile..."
Pure tu con la magliettina elastica, che a elasticit� non invidia niente a nessuno, c'ha pure la targhetta del libro di Dickens. Cazzo quanto � fica per�. Mica lo so perch� e come � successo. Io stavo sulle scale, su queste, e poi mi sono trovato a muovere le mani sulla sua schiena, a farmi sniffate di profumo dal collo. Non ho mai capito come vanno 'ste cose. M'accorgo di tutto quando mi ritrovo nel letto della mia camera e non sto da solo, quando � successo qualcosa che sembra importante ed io ho soltanto voglia di infilarmi il maglione di lana rosa, di fumare una sigaretta e godermi quel poco d'angoscia appena inventata. Dicono che...Per carit� un bel diversivo, per� un po' troppo impegnativo secondo me. Sar� strano ma, la maggior parte delle volte, preferisco un film spagnolo in seconda serata; triste, tristissimo come film per� pieno di tette che si gonfiano e maturano al contrario, e se non mi va , se sono stanco spengo tutto e vado a dormire . Una donna mica la spegni, una donna sono le mani, le gambe...Cazzo tanto a pensare e mi dimentico le gambe...che tra le altre cose la signorina tanto affannata a parlare, con le gambe, potrebbe cantare la Norma senza stonare. A proposito di lei, sentiamo un po' che dice ?!
"...ed ora che � tornato non posso perderlo...lo so che per te � difficile ma io... io lo amo..." Annuisco allora, e per la prima volta apro bocca: "Certo, certo. Non preoccuparti, so che significa..."
Ma che so, io non so un benemerito cazzo. Io, l'amore mica lo so che robba �, e 'sta cosa non mi va ne su ne gi�, un fastidio ogni volta che qualcuno me ne parla. L'amore, l'amore, ma � possibile che solo io non riesco a capire che diavolo � . Che c'avevo pure provato ad innamorarmi e c'ero pure riuscito ma, alla fine, non ho cavato niente. Sempre la solita storia: la gola annodata un po' pi� del normale, sentimenti grandi da fare schifo e incazzatura costante.
"... R�, ma mi stai ascoltando?" "Certo, certo..." Rispondo ma, come al solito, mica vero. Solo che, 'sta volta lei se ne accorge. Chiude un poco gli occhi, li fa pi� scuri e arriccia la guancia sinistra... devo prendere la situazione in pugno, farla fruttare, almeno non perdere la faccia. " Non fare l'offesa, dai...lo sai...la sincerit� a volte lascia l'amaro in bocca, insomma queste cose fanno sempre un po' male..." Lei riapre gli occhi, quasi commossa sorride. Andata pure 'sta volta � andata e poi, tra poco, scatta pure la compassione e il rimorso.
"R� mi dispiace, non sai quanto...alla fine. Lo vedi, t'ho ferito." Regolare, logico come che uno pi� uno fanno due. Ed allora la finezza; mi alzo e saluto con la voce rotta: "'ao."
Francamente non me ne frega tanto; mica fa piacere essere scaricati, per� neanche troppo male. Un po' mi manca; mi manca di poter pensare che tutta quella carne sia la mia, o almeno in prestito e poi mi mancano i baci, la saliva pi� densa che mi rimaneva sulle labbra, s'asciugava piano. Io non le muovo le labbra dopo un bacio, mai, altrimenti si consumano le ultime gocce.
Era un giovane qualunque, ancora non proprio un uomo ma abbastanza consunto da poter vantare la giusta indifferenza, apatia e qualunquismo che rende alla figura umana l'accento della maturit�. Roberto Bosco camminava per l'edificio senza meta e lo faceva con la testa china, le mani nelle tasche della felpa e strascicando i piedi. Si guardava intorno senza focalizzare alcun punto, poi si fermava e cercava un posto libero dalle cicche spente per sedersi. Quella mattina era iniziata come tutte le altre; svegliato, come sempre, dal rasoio elettrico del padre aveva aspettato che la casa fosse stata vuota per alzarsi, bere il caff� lasciato nella moka e, ascoltando KENTUKY AVENUE di Tom Waits, accendere la prima sigaretta. Era uscito dopo poco ed aveva suonato alla porta di fronte la sua. Aspettando il fatidico "chi �?" s'era aggiustato le pieghe sulle maniche della felpa, poi una voce lontana, il riconoscimento e dietro il metallico della serratura s'era aperta la porta.Una donna in vestaglia, con i capelli corti, arruffati sulla nuca, l'aveva salutato sorridendo ed era corsa in camera da letto per prepararsi. Lui, intanto, era entrato, aveva notato un golfino rosso da bambina sulla cassapanca e l'aveva piegato. Poi in cucina aveva preparato orzo e miele in una tazza con i conigli, versatoci dentro il latte e mescolato il tutto senza che rimanesse un solo grumo. Con la scatola di biscotti sotto il braccio destro e nella mano la tazza aveva percorso la casa per arrivare alla stanza piccola, in fondo al corridoio. Aveva sempre un sorriso misto ad angoscia quando affrontava quei quattro metri dalla cucina alla camera, l'emozione d'incontrare qualcosa di superiore che si mescola con il buio e scompare. Pochi passi che rendevano il mondo, il sesso, la musica o qualsiasi altra cosa stucchevole e fastidiosa. Con la sinistra libera aveva abbassato la maniglia tentando di far il minor rumore possibile ed era entrato, s'era avvicinato al letto e accovacciato per posare, sul pavimento, la colazione. Una bambina con la nuca piatta dormiva a pancia in sotto. Lui, sfruttando la poca luce che veniva dalla porta, le aveva cercato la fronte, scosso i capelli e lei s'era svegliata Aveva sussurrato "Buongiorno Martina". La bambina aveva gli occhi pi� a mandorla del dovuto e parlava male, gonfiando ogni sillaba d'uno sforzo innaturale. Come tutte le mattine aveva urlato "Bebeto..!" e s'era lanciata fuori dal letto al colo del ragazzo.Martina faceva colazione tutte le mattine cos�. Da quando la madre, Nina, s'era trasferita in quel condominio la figura che la svegliava era un tipo sempre spettinato, emaciato e con gli occhi piccoli. Mentre Nina si vestiva e preparava Bosco e Martina mangiavano, poi lui la vestiva e rimanevano in bagno a giocare con l'acqua. Quando tutto era pronto uscivano in tre, senza dire niente, come fosse normale, per prendere lo stesso bus. Quasi una famiglia.
Cazzo di posto quest'universit�, potrebbero pure lasciarlo un angolo per noi coglioni che c'abbiamo niente da fare, ci vorrebbe una saletta autogestita per fare...A ecco Daniel, che personaggio; � capace d'arrivare a fine maggio con la sciarpa e la coppola fetida e lurida come se stessimo in febbraio.
"Daniel, ma la sciarpetta sar� mica fuori stagione?!" "Non mi va di far vedere la mia faccia a tutti, e poi devo nascondermi. Comunque buongiorno."
Il solito giudeo rispettoso della tradizione e la cosa bella � che c'ha ragione lui.
"Buongiorno Daniel e da che dovresti nasconderti?!"
"Dal fascismo; sono ebreo, io, e poi 'sta notte ho riletto il Voyage e quello, Celine, era pazzo, te lo dico io, era pazzo...Ma che ragione c'era per tornare in Francia? e Molly? Che si va via cos�, senza una ragione?"
"Secondo me perch� era troppo; insomma era uno schiaffo alla miseria rimanere e perch� � sempre meglio stare svegli, non addormentarsi. Poi c'era Bebert ad aspettarlo..."
Caro Daniel, magari tu non lo sai ma, un bambino che t'aspetta � meglio della felicit�, meglio delle tette...Oggi � venerd�, devo fare il bagno a Martina, se me lo dimentico chi la sente poi.
" A psicologo, ma 'na bella buzz come la vedi ?!"
Certo che en ebreo che si fa le canne alle 10 di mattina potevo conoscerlo solo io. "No Daniel non mi va, per� t'accompagno volentieri ...ci facciamo due chiacchiere"
I due si muovevano verso le scale di sicurezza con lo stesso passo. Non avevano rubato niente, ucciso nessuno, il primo aveva qualche grammo di hashish nella tasca piccola dei jeans, ma niente di grave. Camminavano chiusi dentro le spalle, con le mani nascoste nelle maniche e l'ombra della testa quasi copriva le scarpe. Bosco e Daniel erano solo affascinati l'uno dall'altro. Si incontravano ogni volta per caso, senza appuntamenti o programmi. Non erano mai stati amici o confidenti, s'erano conosciuti nel parco, entrambi ubriachi, in una notte d'inverno. Daniel aveva costretto Bosco a turni di veglia per paura di ipotetici fascisti ed erano arrivati all'alba seduti su una panchina di legno ancora completamente sbronzi. Quando s'incontravano cercavano, istintivamente, nell'altro la quiete che serve per riposarsi, come fossero due carte da gioco appoggiate dai bambini per costruire un castello. Insieme trovavano un mondo altereo dove poter tentare il pensiero pi� illegittimo e mostrarlo senza la minima vergogna. Anche quella mattina, come da copione, qualcosa li aveva lasciati incontrare, cercare un salto in pi�.
'St'uomo � proprio fico, se fossi una donna non lo mollerei un attimo, sempre attaccato gli starei...Quando apre la bocca sembra di stare al teatro.
"Oh, Daniel, ma possibile che un libro ti riduca in queste condizioni, non � mica normale?!"
"No, il VIAGGIO non � normale... Io non riesco a capire come un uomo possa riuscire a conservare tanta paura, pena e sporcizia tutt'insieme, in un libro solo. Quell'uomo era pazzo... e poi non era nazista; era tutta una montatura, non pu� essere altrimenti"
"Si � vero, � terrificante ma non � per tutti e poi � solo un romanzo, c'� scritto nella premessa ..."
"Bosco lasciamo perdere la letteratura, tu, piuttosto...Parla..." ridacchia lo stronzone.
" Ma di che?!" "Come di che? l'altra settimana t'ho visto abbraccicato ad una biondona. Quindi?!"
"Ah, si. Non c'� tanto da dire..."
" Si, per�...!"
" Si per� niente" Oh, saranno pure cazzi miei se me la sono portata al letto o meno, mica � una cosa cos�. E poi non mi va di perdere tempo a parlare di questo, io, oggi ho bisogno d'una spintarella per saltare e non � certo con le donne che si risolvono questi problemi.
"Daniel ma tu non sei stanco ?"
"Stanco di stare qui? Di fare finta che non sia successo niente ed invece esisto pure io? Anche se non � importante che qualche tempo fa sono nato anch'io ? Bosco sono un paio d'anni che dico di voler andare via, ma in fondo non mi interessa ...L'unica cosa che vorrei sapere �: perch�... Ma che senso c'ha, scusa; tutto, qualunque cosa che senso c'ha... Si sono stanco ma non so dove mettere le mani, non so che cazzo fare per...Fammi un filtro dai...!"
Io lo sapevo che bastava poco per farlo parlare, lo sapevo." A me sembra strano Daniel... l'unica cosa che vorrei fare � sopravvivere. Senza dare fastidio, piano piano, in silenzio...per� forse non � giusto. Poi le persone sono strane, non le capisco, io vorrei ascoltarle, insomma di me ci si pu� fidare, non faccio male come gli altri, io, mi prenderei cura di loro invece, invece sembra che ognuno viva la sua vita senza farci caso, quasi per gioco."
"Bosco hanno ragione loro, bisogna stare attenti perch� siamo tutti troppo distratti, mica cattivi, distratti e la vita � un gioco, neppure dei pi� semplici; devi mettere le carte una dopo l'altra, qualche volta devi guardarle di nascosto, altre volte devi farti vedere mentre bari. Tutto senza conoscere le carte e con la massima disinvoltura."
Eccolo l�, mi sembra di stare in un film, forse un sogno con la luce gialla al sapore di freddo, d'inverno, una scalinata con la ringhiera divelta e le pareti grigie e scrostate . Un sogno, mi sembra di volare quando lo ascolto, magari questa � solo una cosa mia, magari � tutta robba mia e lui la fa solo uscire... sicuramente � cos�.
"Tie' Bo', fatti un tiro..." "No non mi va" " Sicuro ?" Si, si..."
Ma che c'� ? Veramente io qui non c'entro niente ?!
"Daniel, me l'aspettavo meglio la vita, per carit�, io... non che stia male, per� in generale pensavo meglio. Prendi Martina..." Io, il mondo, lo vorrei con gli occhi a mandorla, li vorrei tutti folletti, piccola gente che non sa parlare ma stringe, stringe il collo fino a strozzare, e va bene cos�, va bene cos�...
"Bosco non � questione di meglio o peggio, di starci o non starci, se ti va vai avanti come tutti, fai finta di vivere perch� � cos� che s'� sempre fatto . Oppure, come dicono tutti, e sottolineo tutti, cerchi di cambiare qualcosa con il lavoro, la famiglia e chiss� cos'altro pensando che questo ti faccia vivere, anche se poi fai sempre finta."
"Stai dicendo che non ne vale la pena ?"
"No, assolutamente, non mi permetterei mai. Sto dicendo che � uguale, qualsiasi cosa � uguale."
E' uguale... Allora cambio alla grande. Ci vorrebbe un volo, come diceva Leonardo il mago; un paio d'ali di piume e legno, tela e filo e via...Sarebbe bello per�, sulla finestra, prendi una boccata d'aria e via, neanche un rumore...
" Oh, Bosco, ti sei incantato?" "No, no. Andiamo a farci un giro, hai finito?" "L'ultimo tiro e andiamo."
Scale, scale per un piano poi s'erano fermati su una finestra a guardare. Daniel era nel pieno della sonnolenza da hashish; aveva gli occhi gonfi, arrossati ed un sorriso stupido. Bosco era semplicemente trasfigurato; aveva gli occhi aperti, grandissimi e scintillanti. Puntava tutto quasi volesse incenerirlo e un ghigno sul viso tirava le guance creando due fossette innaturali. Dopo qualche istante di immobilit� di entrambe, Bosco, guardandosi le mani, aveva iniziato a muoverle sul davanzale come fosse dinanzi ad un organo. Poi aveva chiuso gli occhi.
Volo via. E viagger� fino a raggiungere un posto inventato per suonare, inventato per questo. Avr� una bottiglia sul piano e far� freddo, non ci sar� nessuno. Suoner� solo per me come Beethoven; con la testa poggiata accanto alla bottiglia . "Daniel, io vado via."
"Via dove?"
"Non lo so, vado solo via."
" Bosco perch� sei salito sul davanzale!? Lo sai che io per principio non fermo nessuno...ma vorrai mica suicidarti?"
"Non dirlo neanche per scherzo...voglio volare"
"Ma sei impazzito?!"
"No. E poi lo dice anche il tuo Dio che con la fede si spostano le montagne ?"
"Quello era Cristo, comunque non scherzare con la fede, quello non � un gioco, quantomeno per me non lo �..."
"...io vado...ciao..."
"Ma chi sei tu che salti da un davanzale e pretendi di riuscire a volare?"
"Non lo so, dovresti dirmelo tu chi sono. Mica ci si da un nome da soli, ci pensano gli altri. Ciao Giudeo.
"Ciao apprendista mago..."
Ok, arrivo, minchia quanto � alto. Senza chiudere gli occhi B� senza pensierino della buonanotte. Si va senza far rumore, in silenzio si va via.
Uno, due, tre e l�... Cazzo sto volando, vorrei piangere, sto volando via. Bisogna che ci provino pure gli altri, guarda che meraviglia, senza neanche un fischio, una parola. Lontano me ne vado perch� a parte Martina... Martina, oggi � venerd�, devo farle il bagno...
(...)
Cazzo che stanchezza. C'ho la bocca che sembra una pantofola. Ma che �...Ma so' tutto ingessato, ma che � successo?! Mi fa tutto male ..."Oh oh, c'� qualcuno." Voce di merda che mi � venuta, tutto rotto, pure le corde vocali.
"Stia tranquillo, non � niente, le chiamo l'infermiera..."
Eh, niente un paio di palle. Ma chi � 'sta vecchia. Va b�, aspettiamo un po..., pure perch� non posso fare tanto. Ammazza quanto � fica 'st'infermiera .
"Come si sente?"
Ma che sei scema, che � una domanda da fare questa... "'Insomma!"
"C'� sua madre con sua sorella e sua nipote...le faccio entrare?" "Si, si..." Comunque sono figlio unico, va b�! Mia madre ,no, ora mi tocca il cazziatone "Ciao ma'"
"Ma che hai fatto?" "Eh, che ho fatto..!" Come che ho fatto, volo, io volo. Martina, amore mio...
"Bebeto..."Che c'� Mart�, perch� piangi? Piuttosto dammene un po' di queste lacrime che c'ho sete...
"Ciao Nina..." "Ciao Robe...."
"Allora Mart� mi vuoi bene?" "Tli."
Tli dice, tli eh. La prossima volta vieni con me. Andiamo a suonare da un'altra parte insieme. Tanto impari subito, tu, a volare. Saltiamo gi� senza cadere.
L'ospedale era chiaro ed il soffitto non finiva con le catenelle che tengono i neon. Un vecchio lamentava la barba troppo lunga per il suo viso inciso e scuro, la flebo intanto gli misurava il tempo. C'erano due finestre, una era aperta ed il vento l'usava per girare, entrare girare e ruminare una frase simile a "Questa era solo una prova, la prossima volta star� pi� attento..."
Post scriptum : ...Cos�, non volevo dire niente
di importante.
Quasi come vivere,
volevo solo parlare.