*SPOILER SUL FINALE*
Sarebbe stato fattibile riassumere questa fic con "I pensieri di Yugi mentre gioca contro Atemu", ma prima di tutto sarebbe stato uno spoiler poco carino, secondo non sono di certo i pensieri di Yugi. O meglio, forse sì, solo che non penso il piccolo Aibou li avrebbe stesi in una maniera simile. Se solo le mie nozioni di letteratura italiana fossero meno dimenticate nelle nebbie dei tempi, forse ricorderei il nome della tecnica usata da Manzoni nel "Addio monti etc."; il succo comunque è lo stesso.
Morale della favola, un'esposizione di Yugi su cosa sia giusto, su chi sia Yami, su quello che hanno fatto insieme, su alcune domande che non ha potuto porgli e su come nessuno dei due sia Kaiba. Scritta ascoltando un brano intitolato "Watching you walking away", che credo appartenga a qualche soundtrack, e credo sia di stato scritto da Eftexem, ma davvero non ne sono sicura. In mancanza di idee migliori, ho tenuto questo come titolo ^^.
L'immagine delle scale è presa (anche se leggermente modificata) da "Una Serie di Sfortunati Eventi".
Il personaggio di Yugi si rifà alla versione manga che non all'anime, ovvero è un po' più...ehm... più, ecco. Forse può sembrare OOC, ma mi appello all'incapacità di intendere e volere a cui una situazione come questa probabilmente porta ^^.
Un ringraziamento alla mia beta, Aleen, per la sua costante vigilanza, e uno a Gekkeiju, per avermi fatto notare la piccola, ricorrente discrepanza tra la mia testa e quella di Yugi (e per essere stata d'accordo con me quando l'ho definita una fic comica).
Recensioni o commenti a [email protected] sempre ben accetti.
WARNINGS: Angst.
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"Mentre ti voltavi,
ti sei fatto vedere sorridente [...]
Nonostante tutto, ora nel mio cuore c’è solo dolore."
--- So Long Dear Friend, JETZT (Shin Captain Tsubasa)
Watching you walking away
by Kim of B'n'R
Si è generalmente d’accordo (se non si è Kaiba) sul fatto che chi trova un amico trova un tesoro; io aggiungo che è vero anche al contrario. E nel mio tesoro ho trovato un amico. Rimontandolo pezzo per pezzo, prima fisicamente e poi spiritualmente, avvicinandolo a me fino al punto da non potermene più separare. Inizialmente era tutto fine a se stesso, davvero, perché giocare non ha mai un secondo fine. Salvo quando qualcuno si porta via tuo nonno, o minaccia il mondo; si porta via i tuoi amici, o minaccia il mondo; si porta via il tuo puzzle, o minaccia… Si potrebbe pensare (se non si è Kaiba) che la cosa si faccia noiosa dopo un po’, ma assicuro io che non è così. E si potrebbe pensare (sempre se non si è Kaiba) che fare la cosa giusta, certo, costa fatica, ma è semplice, perché per lo meno si sa esattamente cosa fare. Continuo ad assicurare io che, se una situazione in cui non si sa dove sbattere la testa è brutta, anche una dove si sa precisamente che passi compiere lo può essere.
Vedo per la prima volta ora, lo sguardo con cui affronti sempre i tuoi avversari.
E’ stato bello, montare il puzzle, combatterci per anni. Non ti accorgi di non avere amici, se hai sempre qualcosa da fare. O meglio, forse non ci pensi più di tanto. So che le persone si rifugiano nel lavoro, nei libri, nella fantasia, pur di non soffrire; io semplicemente componevo un puzzle. Teoricamente non componibile. Non pensavo di vedere il giorno in cui avrei incastrato l’ultimo pezzo; e diamine, effettivamente non l’ho visto. Non ricordo nulla, di quel momento, solo di aver allungato una mano, appoggiato l’occhio e… Basta. So adesso che quella è stata la prima volta che hai preso possesso del nostro corpo, ma la cosa non mi aiuta realmente a ricordare cosa è successo. Penso che questo pezzetto di memoria faccia parte del tuo bagaglio personale. Anche io ne ho, di ricordi che tu non conosci.
E’ la prima volta, che mi guardi così.
Non sai cosa vuol dire finire chiusi in una lastra di pietra. O stare appesi nel nulla, rinunciando man mano a parti del corpo, perché è la cosa giusta da fare. O cercare qualcuno disperatamente per un intero regno, senza che nessuno ti possa vedere o sentire. Così come io non ho idea di come sia governare un paese. Bhe, forse questo nemmeno tu, dato che il tuo dev’essere stato uno dei regni più brevi che l’Egitto abbia visto. Avevi la mia età, quando hai rinunciato a tutto, per fare quello che era giusto?
Lo stai facendo di nuovo?
Qui. Guarda solo me.
La prima reazione che ho avuto nei tuoi confronti è stata paura. Tanta paura. Cosa faresti se ti accorgessi che il tuo corpo si muove secondo la volontà di qualcun altro? Ah, bhe, tu effettivamente non hai un corpo. Ma sono sicuro che avresti paura anche tu. Un tempo pensavo che tu non potessi provare un certo tipo di emozioni, ma adesso ti conosco troppo bene. Per forza. Altrimenti come farei io a riempire le tue lacune? Come faremo ad essere una persona completa?
In poco tempo... Davvero, pochissimo. Ma è normale? Mh, così come è normale scoprire di condividere il corpo con un altro, suppongo... In poco tempo, sei diventato mio amico. Il mio guardiano. Non altrettanto velocemente, però, ho imparato a conoscerti davvero. I tuoi – ben nascosti – limiti, i tuoi difetti, i tuoi lati peggiori. A volte mi hai fatto paura, più spesso invece mi hai dato forza. A volte mi hai anche fatto arrabbiare, e non la giudicherei un'impresa da poco.
Sorridi. Ma hai appena commesso uno sbaglio.
Per gli altri ci sei solo quando duelli. Per me ci sei sempre. In qualsiasi momento, posso rivolgermi a te. Quando sei finito nel mondo delle tue memorie, mi sono sentito come se, scendendo le scale, non mi fossi accorto che c’era un ultimo gradino. Per un attimo, è la pura sensazione del vuoto. Poi, un istante dopo, si è di nuovo al sicuro, col piede ben piantato al terreno; ma lo shock non passa. Con che disperazione ti cercavo, altra parte di me, me stesso. Per poi ritrovarti nella polvere, perché davvero, dove vai senza di me, mio Faraone? Dove pensi di andare? Mi hai sempre guidato tu, ma pensi che avresti fatto tanta strada senza di me? E adesso che stiamo giocando, pensi forse di vincere? Certo, tu pensi sempre di poter vincere. E’ questo che fa di te quello che sei. Ma ora, l’unica cosa che sei davvero, è morto.
La mia trappola si attiva.
Sapevo, sentivo, che cercare le tue memorie sarebbe stato pericoloso. E non per le varie minacce al mondo, quanto per noi. Per la prima volta, era qualcosa con cui io non avevo nulla a che fare. Ma come potevo negarti qualcosa, e soprattutto qualcosa che ti tormentava così tanto? Ho sempre pensato tu meritassi tutto quello che potevo darti, e se c’era una cosa che mi sembrava ti mancasse, era la pace. Ti muovevi come uno spirito inquieto, sempre pronto a dar battaglia, sempre felice di dar battaglia, evidentemente cercando qualcosa che non trovavi. E le mie sensazioni – come tutte quelle che ti riguardano – erano giuste. Sei uno spirito irrequieto. Per cui ora ti rimando dove dovevi startene fin dall’inizio.
La scatola che con cura ha contenuto i pezzi del puzzle, e poi le nostre carte, si apre, rivelando l’ultima delle sue sorprese.
Quella scatola ha sempre avuto un valore molto alto, per me, e penso anche per te. E’ qualcosa di particolare, simile al puzzle nel quale dimoravi, nel quale ora non tornerai più. La prima volta che l’ho aperta realmente, risolvendo il puzzle, ne è uscito un fantasma di un Faraone vissuto non so neanche esattamente quanti anni fa. Polvere, essenzialmente. Per cui è anche giusto che ora ne esca una carta che permetta di resuscitare ciò che è caro, o forse ciò che serve. Questa scatola, che ha permesso a te di rivivere, ora impedirà a Osiris, il dio della morte e della rinascita (non a caso una delle tue carte favorite) di fare altrettanto. I morti stanno con i morti; non scorazzano giocando a carte per il mondo dei vivi.
Il tuo mostro – il tuo dio – svanisce nel nulla, lasciandoti attonito e soprattutto senza protezione.
C’era una cosa che volevo chiederti. Ma non ne ho avuto l’occasione, dato che non ci siamo più parlati. Volevo chiederti perché. Perché sei stato così debole, Atemu? Tu sei sempre così forte, e invece hai miseramente fallito. Perché non hai sconfitto Zork al primo round, anni fa, quando eri in vita? Perché hai pensato di chiuderti in un pezzo d’oro, piuttosto? E perché adesso non sei abbastanza forte da battermi?
Credo di odiarti, ora.
Tremo, mentre cerco di pronunciare le parole che ti condanneranno. Vorrei potermi fermare, così come ho fermato te quella volta sulla torre, per impedirti di uccidere Kaiba; vorrei potermi fermare, ma non posso, e non so nemmeno perché quella volta potevo e adesso no, e questa è una bugia, perché so benissimo, Atemu, che tu (dato che non sei Kaiba) sei morto, e non si può uccidere qualcuno una seconda volta. Sorridi leggermente e sul tuo volto c’è la rassegnazione. So che mi stai spronando a farla finita. Mi sento morire anche io, quando ordino il diretto attacco al Silent Magician.
Perché non sei riuscito a sconfiggere Zork, e io e te abbiamo dovuto incontrarci?
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