Siamo oramai arrivati alla nona tappa del tour del 1970-1997 della B’n’R Association and Production. Verrà dato ora spazio ai movimenti dei fratelli Cradlemass, e parallelamente alle dinamiche tra il protagonista, il suo migliore amico e suo cugino, con apparizione cammeo ma determinante di Hermione Granger. Si pregano tutti i signori di legare le cinture di sicurezza e non fare alcun tipo di movimento avventato, augurandosi che trovino il soggiorno comunque piacevole.
Si consigliano i possessori della Slyhterin Card di
leggere attentamente anche tra le righe e prepararsi ad un uso continuativo dei
propri vantaggi. E’ severamente vietato lanciare personaggi dal finestrino;
chiunque abbia portato con sé una Mary Sue è pregato di tenerla ben legata e
chiusa nell’apposito cestino.
Questo capitolo è dedicato a Gkj, con molti
ringraziamenti per l’aiuto dato alla parte grafica del viaggio.
La B’n’R Association and Production vi augura un
buon soggiorno e vi prega di lasciare un commento a fine lettura! Grazie per aver
scelto la nostra compagnia.
Kim & Alex, hostess incaricate
‘Ho sentito abbastanza scuse.’, sibilò la figura
in ombra, producendo dal nulla una bacchetta con un movimento fluido.
Nessuna delle figure che stava attorno ad essa si
mosse; in silenzio osservarono torturare il loro compagno e nessuno fiatò
nemmeno quando fu finalmente ucciso.
‘Questo
succede a chi non si attiene scrupolosamente ai miei piani.’, disse il Dark
Lord a denti stretti, girando su se stesso e sparendo.
Lucius Malfoy fu il primo ad andarsene, il suo
sorriso soddisfatto nascosto dalla maschera.
B’n’R Association
and Production
is proud to
present
a Harry Potter
fanfiction
beta-read by: Clyo & Lie Low
(\) IO SONO
QUI, TU DOVE SEI? (/)
ovvero
%%% dreaming demons %%%
The door that nobody else
will go in at,
seems always to swing open
widely for me..
---
Clara Barton
‘Weasley!’
Ron si girò su se stesso,
senza fermarsi, e vide Camber Cradlemass corrergli dietro, agitando una mano.
Il ragazzo aspettò che lo raggiungesse, poi si voltò e continuò a camminare
velocemente.
‘Sì?’
‘Ciao, Weasley. Posso
rubarti un minuto?’, sorrise Camber affrettandosi al suo fianco.
Ron fece del suo meglio per
non mostrarsi scocciato. ‘Dovrei andare ad Erbologia…’
‘Ti accompagno.’ Il rosso
fece spallucce. ‘Senti, detto rapidamente…’, continuò lo Slytherin, facendosi
largo a fatica tra le varie correnti di studenti in movimento, laddove Ron
passava senza problemi. ‘Mio fratello vuole parlare con Harry Potter.’
Ron quasi inchiodò sul posto
dalla sorpresa.
‘Sì, cioè, ci sono delle
cose di cui avrebbe bisogno di parlargli. Pensi che sarebbe possibile trovarsi
oggi prima di cena?’, Camber continuava a sorridergli, ma ora al rosso pareva
di avvertire una nota di nervosismo nella voce del ragazzo.
‘Allora, che ne dici?’,
chiese lo Slytherin stringendo le labbra, insicuro.
Ron lo guardò in faccia,
mentre continuava a camminare, cercando di capire se era il caso di fidarsi o
meno; anche Blaise era venuto da loro così, mettendo avanti un’espressione timida
e incerta, e… Ron si morse il labbro inferiore. Forse era il caso di combattere
il fuoco col fuoco.
‘Glielo chiederò, e ti
manderemo un gufo a pranzo, va bene?’
Camber sembrò essere deluso
dalla risposta. ‘…Come vuoi. Aspetteremo tue notizie.’ Con un cenno del capo,
il ragazzo si allontanò rapidamente, rientrando nel castello.
Ron arrivò nella serra con
l’intenzione di scambiare quattro parole con Blaise non appena possibile.
(/) (\)
In realtà, quando Ron trovò
Blaise, l’idea di parlargli di Cradlemass gli passò completamente di mente. Il
ragazzo aveva una pessima cera, e al rosso non piacque nemmeno la maniera con
cui gli si attaccò al braccio.
‘Tutto bene?’
Blaise annuì, tremando
leggermente, e prendendo a braccetto l’altro. ‘Ho… Ho solo avuto qualche
problema.’ Da come sorrideva e rabbrividiva, a Ron sembrò che lo Slytherin
fosse stato appena ripescato fuori dall’acqua gelida.
‘Con?’, chiese Ron, mentre
iniziava a camminare, con tutta l’intenzione di portare l’altro ragazzo fuori a
prendere un po’ d’aria.
‘Gli altri.’
Ron strinse le labbra,
pensando rapidamente. ‘Malfoy?’
Blaise sorrise, sembrando
calmarsi leggermente. ‘Anche.’
‘Ieri era furioso.’, disse
Ron, quasi tra sé e sé. ‘Non ho ben capito cosa gli hai detto. Di solito non
reagisce con così tanta violenza.’
Il sorriso di Blaise si
allargò, ma il ragazzo ebbe un brivido più violento degli altri. ‘Oh, niente.
Ho fatto leva su un punto debole che non pensava io conoscessi.’
Ron rise. ‘E sarebbe?’
Blaise non cambiò
espressione, pur sussurrandogli: ‘Non posso dirtelo… Segreto!’
‘Ehi!’, sbottò Ron.
‘Accidenti a te!’ Con un movimento rapido, il ragazzo sgusciò fuori dalla presa
del moro, fulminandolo con lo sguardo.
‘Ah, A… Ron!’, si affrettò a
dire Blaise, preoccupato, seguendolo. ‘Non te la prenderai mica!’
‘Tzè.’, replicò il rosso,
con le braccia incrociate, guardando ostinatamente dall’altra parte.
Il moro sorrise
forzatamente. ‘Su, su… Non fare così. E’ che…’, iniziò, girando attorno a Ron
per tornare nel suo campo visivo, ma il ragazzo si girò nuovamente. Blaise fece
un respiro profondo. ‘D-Dai, Ron! Non… Non è che non voglio dirtelo, ma
solo…che non credo capiresti dove sta il problema. E’ una cosa nostra, no?...’
Blaise sorrise annuendo, cercando di convincerlo.
Il rosso aprì un occhio,
guardandolo male. ‘Mi hai preso per scemo?’
‘No, no, è che…’
‘Non vuoi dirmelo.’,
concluse Ron, lasciando andare ogni pretesa di ira e facendo cadere le braccia
lungo il corpo, guardando l’altro con un’aria esasperata.
‘No, è che…’
‘Va bhe…’, sbuffò il rosso.
‘Sarà uno dei tanti vostri segreti da serpi…’ E con aria casuale prese a
camminare verso la Sala Grande.
‘Ron! Aspetta!’, esclamò
Blaise, correndogli dietro e appendendosi al suo braccio sinistro. ‘Non andare
così veloce!’
‘Che c’è, tappo? Non riesci
a starmi dietro?’, chiese ironicamente Weasley, scuotendo la testa e
ridacchiando.
‘As-pet-TA!’, ruggì il moro
assestandogli un calcio su un ginocchio.
‘Ahio!’, protestò Ron,
iniziando a saltellare su un piede solo. ‘Ma che maniere!’, rise poi, passando
un braccio sulle spalle di Blaise e tirandoselo di fianco, rallentando
leggermente; così facendo, si rese conto che aveva smesso completamente di
tremare e, a dirla tutta, ora stava anche ridendo.
I due proseguirono
sogghignando per un paio di corridoi, ma quando si trattò di passare per uno
particolarmente scuro, Blaise si quietò improvvisamente e s’irrigidì. Ron fece
scivolare una mano verso il collo del ragazzo, fino a passargli le dita tra i capelli
della nuca, con un movimento circolare; inizialmente Blaise si contrasse ulteriormente,
ma poi si rilassò nella presa del rosso e continuò con passo più sicuro lungo
il corridoio.
‘Sei gelato.’, notò Ron, con
voce distratta.
Blaise non rispose.
‘Ehi. Sei gelato sul
serio!’, sbottò Ron dopo un po’, focalizzando. ‘Ma avete caminetti, di sotto?’
Blaise produsse un ‘mh-mh’,
senza badargli.
Ron lo guardò stupito, poi
scosse la testa sorridendo e lo strinse di più a sé, strofinandogli la mano
sulla spalla, cercando di scaldarlo.
‘Mmh…’ Blaise appoggiò la
testa alla spalla del rosso, allungando una mano per cingergli la vita e
appigliarglisi al maglione.
‘Mh…’ I due rallentarono
fino a che un movimento inaspettato di Blaise li spinse dietro un arazzo; dalla
sorpresa, Ron inciampò, finendo con la schiena contro il muro e quindi seduto
sul pavimento; nell’oscurità scorse appena di essere in una sorta di nicchia.
Poi sentì l’altro ragazzo sederglisi sulle ginocchia, e passargli le braccia
attorno al collo, appoggiandogli la testa su una spalla e emettendo l’ennesimo
‘mh…’. A Ron sembrò che quest’ultimo avesse un tono particolarmente
soddisfatto.
‘Ehi.’
‘Mh?’
‘Cosa stai facendo?’
Ron spostò lentamente la
testa, passando la guancia su quella dell’altro ragazzo; sentì Blaise muoversi
in risposta, che si accoccolava contro di lui.
‘Ehi…’
‘Mh?’
‘Cosa stiamo facendo?’
Blaise rise, e Ron si sentì
arrossire furiosamente. Forse, effettivamente, c’era qualcosa che non andava; cosa facevano lì, al buio, uno sopra l’altro?
‘Niente.’, replicò Blaise,
continuando a ridere sommessamente. ‘Niente. Ma sai che sto bene, quando sei
dove sono io.’
Ron si trovò a corto di
parole; ancora non era riuscito a venir a capo di cosa volesse dire quella
frase. Un dubbio però gli sorgeva spontaneo. ‘E devo essere così tanto dove sei
tu, perché tu stia bene?’
Il moro scoppiò a ridere, e
mentre si spostava leggermente, Ron sentì che non era più gelato come prima.
‘Cosa…Cosa vuoi dire?’
‘Bhe, nel senso… Dobbiamo
stare così tanto vicini?’
Il Gryffindor sentì il
movimento di assenso dell’altro ragazzo, più che vederlo.
‘Stai bene, adesso?’
‘Sì.’
(/) (\)
‘Weasley! Weasley!’
Ron si girò, ricordandosi
all’improvviso dei Cradlemass, di Harry e di tutto quello che avrebbe dovuto organizzare
e che invece era troppo impegnato a star dietro un arazzo con Blaise per fare. Camber
arrivò di corsa: ‘Dov’eri?! Non sei venuto a pranzo, e nemmeno Potter e…’ Il
ragazzo si interruppe, vedendo spuntare Blaise da dietro Ron. ‘Ciao Zabini.’
‘Ciao.’, replicò il moro,
accostandosi leggermente a Ron. I tre rimasero in silenzio per alcuni secondi,
guardandosi; Ron ebbe la netta impressione che i rapporti tra gli altri due non
fossero così buoni come gli erano sembrati quando li aveva visti insieme.
In quella, Albanactus
Cradlemass apparve dietro suo fratello, il volto corrucciato. ‘Weasley. Ti
stavamo cercando.’
Ron annuì, fissandolo negli
occhi. ‘Mi spiace. Ho avuto delle cose da sistemare.’
‘E Potter?’
‘…Harry cosa?’
‘Dov’è?’
‘Non saprei. Non era a
pranzo?’
Camber rise. ‘Ma tu guarda.
Dicevano che il trio di Gryffindor fosse indivisibile, ma pare che si
sbagliassero.’
Ron lo fulminò. ‘Si dà il
caso che io non viva solamente per Harry.’, sbottò, al che Blaise gli si avvicinò
ulteriormente e afferrò il suo maglione, sempre senza distogliere lo sguardo
dai due fratelli.
‘Certamente.’, replicò
Albanactus, annuendo. ‘Per cui ora non sai dove si trovi?’
‘No. Se volete, vado a
cercarlo; ci possiamo vedere dopo cena.’
‘Cerca di non dimenticartene
anche questa volta, eh, Weasley?’, gli rispose Camber, facendo un piccolo
sorriso. ‘E’ abbastanza importante, noi non abbiamo tempo da perdere.’
‘Nemmeno noi, se è per
quello. Ci vediamo stasera.’, replicò Ron, iniziando ad andarsene ancora prima
di ricevere risposta. ‘Vieni, Blaise.’ Il moro gli stava già trotterellando
dietro, sempre attaccato al maglione.
‘Cosa volevano?’, sussurrò
lo Slytherin una volta che si furono allontanati.
‘Bha, te lo dico dopo.
Adesso ho fame, abbiamo perso il pranzo.’, disse l’altro sbadigliando e
fermandosi davanti ad un dipinto con un cesto di frutta. Blaise lo osservò,
curioso, mentre solleticava la pera della composizione, e apriva una porta che
prima, certamente, non c’era.
I due entrarono nelle
cucine, e subito un elfo domestico corse loro incontro domandando in cosa
potesse aiutarli; Ron chiese qualche dolce, e Blaise aggiunse della frutta. I
due rimasero abbarbicati su un baule, guardando l’andirivieni degli elfi e
recuperando il pranzo perduto.
‘Allora, cosa volevano?’,
chiese Blaise, finendo di mangiare una mela.
‘Mh, volevo parlartene
stamattina, ma poi…’, il rosso lasciò morire la frase, arrossendo leggermente.
‘Bhe, insomma, hai detto che i Cradlemass sono… Dalla nostra parte, no?’
Blaise si corrucciò. ‘Esiste
una nostra parte?’
Ron lo guardò stupito, e
improvvisamente ebbe l’impressione di aver dato di nuovo per scontato qualcosa
che forse non lo era. ‘Nel senso… Lascia perdere, non intendevo dire una cosa
del genere.’
Il moro ruotò leggermente la
testa, mentre aspettava che l’altro si spiegasse meglio. ‘Comunque, i
Cradlemass sono anti-… Anti-Tom.’
Blaise annuì.
‘Ne sei certo?’
Il moro annuì di nuovo, con
veemenza. Ron sorrise. ‘Bene. Credo che stiano per entrare in campo al nostro
fianco.’
Blaise sorrise all’uso di
termini del rosso, con una punta di amarezza. ‘Ehm, senti… Quando dici
“nostro”, cosa intendi esattamente?’, chiese con cautela.
Ron lo guardò preoccupato,
capendo che avrebbe potuto scatenare un putiferio, se non avesse fatto
abbastanza attenzione. ‘Nel senso, tu e Harry.’, ripose poi, con più semplicità
possibile.
Blaise fece un’espressione
stupita. ‘Io… E Harry?’ Ron annuì.
‘E te.’, aggiunse poi il
moro. ‘No? Sei… Dalla nostra parte.’
Ron si sentì di nuovo a
disagio. ‘Bhe, sì… Cioè, Harry è il mio migliore amico, e gli ho promesso… Nel
senso, sì.’
Blaise strinse le labbra,
annuendo e abbassando gli occhi; Ron capì che aveva sbagliato risposta, ma il ragazzo
non era esploso di rabbia… Sembrava più che altro deluso. Il rosso valutò rapidamente
cosa fare, e decise che la cosa migliore sarebbe stato evitare di dire nulla;
allungò un braccio e lo passò sulle spalle dell’altro ragazzo, massaggiandolo
leggermente e sorridendogli. Blaise sorrise di risposta, e sembrò risollevarsi.
‘Andiamo a vedere dove
diavolo è tuo cugino, mh?’
(/) (\)
Entrando in Sala Comune, Ron
salutò Dean, seduto su una delle poltrone che parlava con una ragazza che il
rosso non fu in grado di identificare esattamente, vide Ginny in un angolo
impegnata nella lettura di qualche strano libro Muggle, ed evitò di disturbare
Hermione, immersa nello studio.
Un piccolo fuoco riscaldava
l’ambiente, e i tendaggi erano rossi e gialli. Ron salì rapidamente le scale ed
entrò nel proprio dormitorio.
Le tende del letto di Harry
erano tirate; Ron inchiodò dov’era, annusando problemi a distanza. I Cradlemass
avevano detto che il suo amico non era andato a cena, e ora era chiaro che ci
doveva essere stato qualche problema che gliel’aveva impedito. Si avvicinò con
cautela al letto e chiamò l’altro ragazzo, sottovoce. Nessuna risposta.
Trovandosi ad esitare più di quello che avrebbe dovuto, Ron si chiese dove
fosse finita la sicurezza che aveva dimostrato quando ne aveva parlato con
Blaise.
‘Harry!’, chiamò a voce
leggermente più alta, scostando una tenda.
Il ragazzo in questione era
seduto sul letto, immerso nella lettura del libro di Slytherin - Sally, si
corresse automaticamente Ron.
‘Ciao Ron.’, lo salutò
Harry, senza sollevare lo sguardo.
‘Ciao.’, rispose il rosso,
osservandolo attentamente, senza sapere bene cosa aspettarsi. La scenata che
l’amico aveva fatto la sera precedente era stata abbastanza indicativa riguardo
a come aveva reagito all’attacco ad Hogsmeade, ovvero malissimo. Ron si chiese
all’improvviso come avesse potuto non pensarci prima: era ovvio che il
tentativo di Harry di distruggere il libro di Slytherin e la sua sparizione di
quel giorno fossero correlati, eppure Ron non l’aveva nemmeno considerato. In
realtà, se n’era dimenticato. Così come si era dimenticato che la mattina stava
cercando Hermione per dirle che forse Harry aveva qualcosa che non andava.
Questo prima di incrociare
Blaise, e poi la sua giornata si era riempita di impegni e…
‘Vedo che c’hai fatto
pace.’, disse il rosso, accennando al libro.
Harry fece un mezzo sorriso;
sembrava però esserne stupito almeno quanto Ron, che comunque gli sorrise di
rimando. ‘Sì. …’
I due rimasero in silenzio
per qualche secondo, mentre Ron scrutava Harry, e quest’ultimo si ostinava a
fissare solo il libro.
‘Ieri mi hai fatto
preoccupare.’, sbottò poi il rosso, con una punta di rimprovero nella voce;
subito dopo aver parlato, però, si morse il labbro inferiore, desiderando con
tutto se stesso di non aver mai detto una cosa del genere. La testa di Harry
scattò verso l’alto e i due si fissarono per un attimo, dopodiché il moro
strinse le labbra.
‘Scusami. Ho perso la
testa.’
Ron, non sapendo bene cosa
fare, annuì e si sedette sul letto anche lui.
‘Oggi ho sentito che non eri
a pranzo…’
‘No. Non sono uscito da
qui.’
‘Ti abbiamo preso una fetta
di dolce.’, continuò il rosso, tirando fuori un pacchettino fatto con un
fazzoletto di carta e porgendoglielo. Harry lo prese e, sebbene un po’
riluttante, lo addentò.
‘L’hai detto ad Hermione?’,
chiese poi.
Ron arrossì leggermente. ‘No,
oggi non le ho nemmeno parlato.’
Harry si accigliò. ‘Ma se
hai detto che mi avete preso una fetta di dolce.’
‘Io e Blaise.’
Ad Harry cadde un pezzo di
torta sul libro. ‘Tu e Blaise?’, ripeté, meravigliato. Ron annuì, leggermente a
disagio, arrossendo ancora di più.
‘…Grazie.’
Ron non seppe fare di meglio
che annuire nuovamente, spostando lo sguardo sul muro.
‘Anche per non averlo detto
ad Hermione.’
‘Eh?’
‘Sai che lei si preoccupa
sempre troppo.’
Il rosso annuì, rifiutandosi
di guardarlo in faccia.
‘E poi non voglio che venga
a ficcare il naso in certi affari.’
Ron scattò di colpo verso
Harry, guardandolo allibito. Sembrò annaspare per le parole, e dopo alcuni
suoni non meglio identificati, sibilò: ‘Cosa?! Come puoi dire una cosa del
genere?’
Harry chiuse il libro e lo
guardò in faccia, l’espressione decisa. ‘Senti, Ron. Preferisco che Hermione
non sappia niente di questa storia, va bene? Per i motivi che già ti ho
elencato e anche perché… Cioè, siamo alle prese con Slytherin, non Hufflepuff.
Non posso rischiare…’
‘Rischiare cosa?’, sbottò
minacciosamente il rosso, afferrando Harry per un polso, quasi l’altro potesse
cercare di defilarsela.
‘Di…’
Harry si rese conto di non
poter continuare, di non poter dire una cosa del genere a Ron. E forse non era
tanto che Ron non avrebbe capito, quanto che egli stesso non voleva sentirsi
dire tali parole.
O forse non voleva vedere
l’espressione di Ron. E non voleva vederlo andarsene schifato.
Perché, effettivamente, in
quel momento si faceva schifo.
Scese dal letto, spingendo
Ron sul pavimento con malagrazia; la perdita dell’equilibrio fece lasciare al
rosso la presa sul polso dell’altro ragazzo, che ne approfittò per schizzare
fuori dalla stanza, investire Dean, e sparire giù per le scale.
‘Accidenti a te!! Harry!’
(/) (\)
Blaise ormai aveva il
fiatone; come diavolo faceva suo cugino a correre così in fretta e per così
tanto tempo? Non sarebbe stato carino da parte sua fermarsi e dire perché si
stava facendo tutta la scuola di corsa, invece che continuare imperterrito ad
andare avanti, pur sapendo che lo Slytherin lo stava seguendo? Blaise era certo
che si fosse accorto di averlo alle calcagna, per cui… Il Gryffindor sterzò
all’improvviso e schizzò su per le scale della torre di astronomia, senza
rallentare; Blaise si fermò ansando, si appoggiò al muro e decise che il
ragazzo non avrebbe avuto altre vie d’uscita, per cui tanto valeva prendersela
comoda e non rischiare un infarto. Sempre respirando affannosamente, iniziò la
scalata della torre, con passo lento.
Sulla cima, Harry era in
piedi e stava guardando la Foresta Proibita; respirava anche lui a fatica, e
ogni tanto dava un calcio a qualche pietruzza che gli stava intorno. Dalla
maniera in cui teneva le braccia incrociate, quasi ad abbracciarsi, e tamburellava
con le dita, era chiaro che era estremamente nervoso. Blaise, ancora sulla
porta che dava sulla cima della torre, rimase per alcuni momenti incerto sul da
farsi, poi si fece coraggio e avanzò all’esterno. ‘Ehm…’
Harry non si mosse, né diede
alcun segno di averlo sentito. Il ragazzo allora si avvicinò ulteriormente fino
ad essergli di fianco, ma non si azzardò a guardarlo in volto, limitandosi a
fissare anche lui la Foresta. Per parecchi minuti Blaise non fece altro,
rimanendo dov’era in maniera più silenziosa possibile; poi, con un movimento
calcolato, si girò lentamente verso Harry.
‘Tutto apposto?’
L’altro ragazzo emise un
sibilo scocciato.
‘Evidentemente no.’, rispose
Blaise per lui. ‘Cosa c’è che non va?’
‘Tutto.’, sbottò Harry,
evidentemente contrariato al dover parlare.
‘Capisco. Anche io,
suppongo.’
Harry si girò e lo guardò in
faccia. ‘Non pensavo che ne saresti venuto fuori vivo.’
Blaise fece spallucce, ma
non rispose.
‘Anche se penso che tu non
ti sia propriamente salvato da solo.’
‘Che importanza ha? Ne sono
venuto fuori, no?’, sbottò l’altro, scocciato dal tono che la conversazione
aveva preso.
Harry sbuffò, girandosi
verso la Foresta e tornando a fissarla. ‘Già, vero anche questo.’
Più nervosi e seccati di
quando avessero iniziato a parlare, i due si limitarono a rimanere in silenzio
in piedi uno di fianco all’altro.
Ad un certo punto Blaise si
girò di scatto e fece un passo in avanti, afferrando il cugino per un braccio e
facendolo voltare. ‘Senti, ma qual è il tuo problema, dannazione?! Che sono
ancora vivo?’
‘No.’, replicò rabbioso
Harry. ‘Che io per uscirne vivo devo sempre sudare sette camicie, e tutti gli
altri…’
‘Diggory è morto, idiota!
Tutti gli altri un corno!!’, urlò Blaise, scuotendolo furioso.
Harry azzittì di colpo, poi
si girò violentemente dall’altra parte. ‘Merda! Non possono stare tutti ad
aspettare che io li salvi!’
‘Nessuno aspettava che tu
salvassi nessuno!’
‘Tu però sì! Razza di
deficiente, perché dovrei farlo!?’
‘Non mi pare tu abbia mosso
un dito, quando c’è stato bisogno! E’ stato Ani…’, Blaise si interruppe di
colpo, arrossendo furiosamente. ‘Cioè, nel senso…’, balbettò poi a voce più
bassa, ma Harry sembrò non badargli nemmeno.
‘Sai una cosa?! Ti è andata
bene che non sia stato io a venirti a salvare, perché probabilmente non solo
non ci sarei riuscito, ma ci avrei ammazzati entrambi nel tentativo!’
Blaise riprese
immediatamente il filo della discussione, dimenticandosi di essere incespicato
poco prima. ‘Ma allora di cosa ti lamenti, dannazione! Siamo vivi tutti e due,
dove sta il problema!?’
Harry rimase a fissarlo,
perdendo tutta la propria combattività di colpo. Scosse la testa, come preso
dallo sconforto. ‘…Non lo so, non lo so.’, disse, abbassando lo sguardo e le
mani. ‘Non lo so.’
‘Allora’, iniziò Blaise più
gentilmente, abbozzando un sorriso. ‘Perché non cerchi di stare calmo fino a
quando non lo capisci? In quel momento ci penseremo, ok?’
Harry sbuffò, passandosi una
mano tra i capelli. ‘Ron…’
Blaise sembrò preso in
contropiede per un attimo, ma subito disse: ‘Ron cosa?’
Harry fece un mezzo sorriso.
‘Non capisce.’
L’altro ragazzo fece
spallucce. ‘Bhe, è un Gryffindor. Sai che novità.’
‘Lo sono anche io.’
‘Sì, sì… Pure tuo padre.’,
sbottò Blaise, facendo una mezza risata.
‘Ehm… Sì.’
Il ragazzo lo fissò
scandalizzato. ‘Certo che no! Tuo padre era uno di noi!’
‘Uno Slytherin?!’, urlò
Harry, fissando il cugino con gli occhi spalancati. ‘Papà?!’
Blaise scoppiò a ridere di
gusto. ‘Ma certo, non lo sapevi? Scorre nel nostro sangue, siamo Slytherin.’
A quell’affermazione, Harry
vide, per la prima volta nell’espressione del cugino, l’orgoglio per quello che
era. Blaise si era sempre comportato come se tutta quella storia di essere
eredi di Slytherin fosse un grosso fastidio, ma ora era evidente che non era
proprio così. Harry si ricordò che il ragazzo aveva parlato di come suo padre
fosse fiero del suo lignaggio; chiaramente anche Blaise lo era.
Anche se magari all’inizio
aveva pensato meglio non darlo a vedere.
‘E io, cosa ci faccio, in
Gryffindor, allora?’, sorrise Harry, scuotendo leggermente la testa.
Blaise sembrò pensieroso per
un attimo. ‘Tua madre.’, disse poi piano. ‘Tua madre, dev’essere per forza
colpa sua.’
Harry alzò un sopracciglio.
‘Colpa?’
‘Bhe, come Gryffindor sei
uno spreco, diciamocelo pure.’, sorrise Blaise, cercando di rendere evidente il
fatto che non c’era nulla di sbagliato nel sangue di Lily, e ‘colpa’ era solo
un modo di dire.
Harry sbuffò, scuotendo la
testa. ‘Sono in Gryffindor perché l’ho scelto io.’, disse, con l’aria di chi la
sa lunga.
‘Sei scemo parecchio.’, gli
sbottò contro Blaise, girandosi e accingendosi ad andarsene. ‘E a proposito di
Ron…’, disse mentre si avviava all’interno. ‘Lascialo a me.’
Harry scoppiò a ridere.
‘Cosa hai intenzione di fare? Incementargli i piedi e lanciarlo nel lago?’
‘Fargli passare un po’
quella sua mania di fare tanto il Gryffindor.’, rispose Blaise, sostando sulla
porta.
‘Sai com’è, scorre nella sua,
di famiglia.’
L’unico commento dell’altro
ragazzo fu una risata, che sparì lungo le scale.
(/) (\)
Una mezz’ora dopo, Harry
tornò nella Sala Comune di Gryffindor; Ron ed Hermione erano seduti ad un
tavolo, impegnati in qualche compito. Harry si sedette di fianco alla ragazza,
mentre Ron lo ignorava spudoratamente; era comunque rincuorante che il rosso
non se ne fosse andato non appena lo aveva visto.
‘Hermione, ho un favore da
chiederti.’, sorrise Harry alla sua amica, che lo fissò con aria scocciata e
disse:
‘Scusa Harry, ma…’
Il ragazzo però tranciò il
suo discorso. ‘Niente ma. Ti eri offerta di aiutarmi, no? Bhe, adesso mi
servi.’
Lei fece un’espressione
stupita, così come Ron dall’altra parte del tavolo, e chiese: ‘Vuoi davvero che
ti aiuti?’
‘Certo, te l’avevo detto,
no, che sarei venuto di certo da te, prima o poi.’ Harry continuava a
sorridere, ma la sua espressione ricordava a Ron alcuni di quei sorrisi di
plastica di Blaise.
Hermione annuì, girandosi
verso di lui, imitata dal rosso. ‘Allora dimmi.’
Dando un’occhiata intorno
per assicurarsi che nessuno stesse prestando loro più attenzione del dovuto,
Harry iniziò: ‘Raduna i Gryffindor, Hermione, tutti quelli di cui ci possiamo
fidare. Da quarto anno in su.’
(/) (\)
Ron ed Harry stavano
rapidamente scendendo le scale che portavano al piano terra, quando Blaise li
raggiunse, proveniente dalla direzione opposta.
‘Ho appena ricevuto il tuo
gufo.’, disse ad Harry, prendendo a scendere anche lui. ‘Sei sicuro di quello
che fai?’
‘Sei tu che hai detto che
posso fidarmi.’, replicò Harry, accelerando il passo. ‘E se non mi baso sul tuo
giudizio, quale uso?’
‘Certo, ma…’
‘Sono tre, così come lo
siamo noi, no? Saremmo comunque in grado di difenderci. Da come ne parli non
dovrebbero avere comunque abbastanza appoggi da essere riusciti a portare
qualcun altro con loro.’
Blaise lottò disperatamente
per non entrare in panico, e far invece funzionare il cervello. ‘Credo che
saranno solamente in due, ma il maggiore è un osso duro. E’ il migliore del suo
anno.’
‘Sì…’, annuì l’altro
ragazzo. ‘Hermione me ne ha parlato. Quello che hai detto a suo proposito
sembra corrispondere a quello che mi ha raccontato lei.’
‘Come mai verranno solo due?
Non sono tre?’, chiese Ron da dietro.
Blaise si girò leggermente
verso di lui, senza rallentare. ‘Locrinis è il terzo maschio, non vale molto.
Albanactus è il primogenito e erede principale, Camber dovrebbe subentrargli in
caso di qualche problema, ma Locrinis davvero non serve a molto.’
‘Ah.’, sbottò Ron, per poi
aggiungere tra sé e sé: ‘E io che dovrei dire, allora?’
‘Non mi sembra che la tua
famiglia usi poi molto i suoi membri.’, sbottò di risposta Blaise, che
evidentemente l’aveva sentito.
‘Eh?’, chiese l’altro, non
riuscendo a capire se avesse dovuto offendersi o meno.
Harry s’intromise nella
discussione, facendola tornare all’argomento principale. ‘Piantatela. Il
maggiore, dicevi, è pericoloso. Qualcosa in particolare che non dovrei dire o
fare?’
‘Non credo. Se lui ti ha
chiesto di parlarti, saprà sopportarti almeno fino a quando non ti avrà esposto
quello che deve dirti e proposto quello che deve proporti.’
‘Parli come se sapessi di
cosa si tratta.’, notò Harry, con una punta di curiosità nella voce.
‘Bhe, pare che il Dark Lord
abbia fatto la sua mossa, per cui credo che si tratti di un patto di azione
congiunta, o qualcosa di simile.’, replicò Blaise, sembrando terribilmente un
uomo d’affari.
‘Carino da parte loro, fare
la prima mossa.’, rispose Harry sorridendo, mentre usciva dal portone
principale della scuola e si avviava verso il lago.
+ LA NOSTRA PARTE –pensiamo–
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