Procede il tour del 1970-1997 della B’n’R Association and Production, ormai all’ottava tappa. Si pregano i signori passeggeri di mantenere le cinture di sicurezza allacciate, dato che si prospetta un tratto di viaggio abbastanza movimentato. A causa delle tematiche affrontate, i viaggiatori più giovani e i più impressionabili potrebbero preferire interrompere il tour; data la particolarità di questa parte del percorso, si pregano tutti i signori di legare le cinture di sicurezza e non fare alcun tipo di movimento avventato.

Si informano i possessori della Slyhterin Card che la facilitazioni cui hanno diritto sono riabilitate totalmente in questa tappa, con le modifiche apportate dal 12+1. E’ severamente vietato lanciare personaggi dal finestrino; chiunque abbia portato con sé una Mary Sue è pregato di tenerla ben legata e chiusa nell’apposito cestino.

In questa tappa diamo il benvenuto alla beta-reader Lie Low – welcome aboard!

La B’n’R Association and Production vi augura un buon soggiorno e vi prega di lasciare un commento a fine lettura! Grazie per aver scelto la nostra compagnia.

 

Kim & Alex, hostess incaricate

[email protected]

 

 

 

Doveva essere un lavoro pulito, tranquillo, ma memore di un altro lavoro pulito e tranquillo che si era rivelato la sua caduta, era venuto di persona. C’era pur sempre la possibilità di prendere anche il giovane Potter, del resto. Per lo stesso motivo, si era portato dietro i suoi uomini migliori, con precisi ordini su cosa fare.

A scanso di dubbi, si era portato dietro anche Kimarcus Parkinson.

 

B’n’R Association and Production

 

is proud to present

a Harry Potter fanfiction

beta-read by: Clyo & Lie Low

 

 

(\) IO SONO QUI, TU DOVE SEI? (/)

ovvero

%%% dreaming demons %%%

 

 

 

OTTAVA  TAPPA:

 HOGSMEADE

- abbiamo -

 

 

Distance doesn't matter: it is only the first step that is difficult.
                               --- Marie Anne du Deffand

 

I Gryffindor si guardarono perplessi. Dean sollevò un sopraciglio e Seamus inclinò la testa leggermente, come faceva sempre quando qualcosa lo interessava.

‘E questo?’, chiese l’irlandese, indicando col mento lo Slytherin che gli stava davanti, ma che nel frattempo cercava di farsi più piccolo possibile dietro Ron.

‘Eh, questo… Questo è Blaise Zabini… Viene con noi ad Hogsmeade.’, rispose il rosso, imprecando silenziosamente contro Harry, che non si vedeva da nessuna parte. Ormai gran parte degli studenti si era riunita e scalpitava per andare al villaggio, ma del suo amico nemmeno l’ombra.

‘Accidenti, Ron. E’ un appuntamento?’, continuò Seamus, con un ghigno che presagiva guai.

Ron arrossì fino alla radice dei capelli, iniziando a balbettare che non aveva idea di cosa stesse parlando. A quel punto Hermione decise di intervenire, avvicinandosi di più al nuovo venuto e guardandolo in faccia come se avesse voluto vivisezionarlo per capirlo meglio.

‘Allora, … Zabini. Sei dei nostri, oggi.’, iniziò poi. ‘Io sono Hermione Granger.’

Blaise sporse da dietro Ron e osservò con uno sguardo altrettanto inquisitore la ragazza. Quindi le sorrise. ‘Miss Granger, è un piacere.’, disse, abbozzando un baciamano.

Hermione alzò un sopracciglio e poi arrossì leggermente, ma gli sorrise anche lei. Ron fulminò i due.

 

‘E questo, chi è?’, chiese qualcuno da dietro di lui.

‘E che diavolo!’, sbottò Ron alquanto scocciato, girandosi. ‘E’ Blaise Zabini, quante volte devo dirlo!?’

‘Oh. E che vuole?’, proseguì Ginny avvicinandosi anche lei per vedere meglio il nuovo acquisto.

‘Viene con noi ad Hogsmeade. Blaise, questa è…’, il rosso s’interruppe a mezz’aria, ricordandosi la conversazione avuta qualche giorno prima. ‘Questa è mia sorella Ginny. Ginny, non avvicinarti troppo a lui, intesi?’, concluse Ron, annuendo con forza mentre guardava la ragazza, che per tutta risposta lo guardò alla “che cavolo vuoi”.

‘Miss Ginny, ma certo! Tuo fratello mi ha parlato molto di te. E’ un immenso piacere.’, Blaise avanzò verso di lei sorridendo a 360 gradi e le baciò la mano. Ginny scoppiò a ridere.

‘Il piacere è mio, Mr Zabini.’, rispose, evidentemente divertita.

‘Spero le signorine non si dispiaceranno troppo per la mia presenza ad Hogsmeade. Prego, miss, perché non andiamo a prendere una carrozza, intanto?’, e, presa Ginny sotto braccio, si avviò verso uno dei mezzi di trasporto, che nel frattempo erano arrivati. Ron non seppe se sentirsi preoccupato o sollevato. Neville, che non era riuscito ad aprire bocca per tutto il discorso, era verde.

 

‘Scusate il ritardo.’, esclamò Harry arrivando trafelato. ‘Ho avuto un problemino tecnico.’

‘Alla buon’ora. Guarda, si stanno portando via il bocconcino migliore.’, protestò Seamus indicando i due che si erano allontanati. ‘Fai qualcosa!’

‘Il cosa?!’, ruggì Ron girandosi verso l’irlandese, che commentò con un ‘ops’ e se la svignò con Dean.

‘Bhe, non si può dire non sia a suo agio.’, commentò Harry, non specificando di chi stesse parlando, ma dirigendosi verso la carrozza scelta da Blaise e Ginny.

‘Fin troppo.’, borbottò Ron seguendo l’amico.

‘Lo conosci?’, chiese Hermione ad Harry, camminando al suo fianco. Il ragazzo si limitò ad annuire.

‘Ti dirò, Hermione… Non è una cima di simpatia.’, intervenne Ron, guadagnandosi un’occhiataccia dal suo miglior amico.

‘No? Bhe, è uno Slytherin e siete stati voi a portarlo qui. Potevi pensarci prima.’, sbottò la ragazza.

Ron sorrise imbarazzato, alzando le mani. ‘No, no, ma non intendevo dire che è antipatico, o pericoloso… Solo… Ecco… E’ un po’ strano, povero ragazzo. Non… Cioè…’

Hermione non gli badò, e proseguì per la sua strada con Harry, che rideva sotto i baffi. Ron cercò di contare fino a dieci, ma non ce la fece. Superando i due con ampi passi, il ragazzo salì sulla carrozza, trovandovi Blaise e Ginny seduti uno davanti all’altra, lui che sorrideva e lei che rideva.

Ci volle tutta la sua buona volontà per non strozzarli entrambi.

 

(/) (\)

 

Nonostante camminasse a braccetto con Ginny, era evidente che Blaise stava facendo di tutto per essergli sempre di fianco. Harry sorrise tra sé, lanciando un’occhiata di striscio al cugino. Ron, dal canto suo, stava ancora cercando di tenersi vicino Hermione, ma contemporaneamente di non perdere d’occhio la sorella e assicurarsi che Blaise… Fosse sempre lì, suppose il ragazzo; ovviamente non riusciva bene in nessuna delle tre azioni, tanto che Hermione ormai si era spazientita e aveva persino smesso di parlargli. Infatti in quel momento la ragazza si stava concentrando sull’altro suo migliore amico, chiacchierando a tutt’andare su questo o quell’altro argomento. Harry sorrideva, annuiva e ogni tanto produceva dei suoni, impegnato a godersi la prima gita ad Hogsmeade dell’anno.

 

Harry riportò lo sguardo su Blaise.

Vederlo gli provocava sempre una strana sensazione in fondo allo stomaco.

Era la sua famiglia, ma il termine suonava diverso rispetto a quando era abbinato a ‘Dursley’; nonostante Blaise fosse solo un mezzo cugino, lo sentiva molto più vicino che non Dudley. Del resto, faceva parte del suo mondo, non scappava al solo suono della parola ‘magia’. E anche lui aveva Voldemort alle calcagna.

Harry oscillò leggermente, sfiorando la spalla di Blaise col braccio.

Sapeva che era lì per farsi proteggere e sapeva anche che, in caso di un attacco, lui non sarebbe riuscito a proteggerlo. Ma se gli fosse successo qualcosa, di certo non sarebbe stata colpa di Harry. Voldemort li voleva tutti e due, e se Harry non fosse riuscito a salvare sia se stesso che il cugino…

Per la prima volta, una persona non era in pericolo solo per essere sua amica; anzi, si poteva dire che era più sicuro per Blaise stargli il più vicino possibile.

Harry ruotò il capo, fissando in volto il cugino. Continuava a vedere un cadavere che camminava.

Blaise ricambiò lo sguardo, smettendo di ridere, e gli fece una domanda muta.

 

Ci fu un boato, e Harry non vide più nulla.

 

 (/) (\)

 

Finalmente, il fumo iniziò sensibilmente a diradarsi, e Ron intravide Auror schizzargli di fianco, verso il luogo dell’esplosione; o almeno così gli sembrava. Era troppo preoccupato per pensare chiaramente: strinse più forte il braccio attorno le spalle di Hermione, e la spinse ancora in avanti. La ragazza procedeva incerta, una mano sugli occhi che lacrimavano; l’altra teneva in una morsa d’acciaio il polso di Ginny, che veniva dietro di lei, bacchetta sguainata, sguardo spaventato e pronto a tutto. Con la coda dell’occhio, Ron si assicurò che la sorella fosse ancora con loro e soprattutto ancora in piedi; non sapeva esattamente dove stava andando, ma di certo sarebbe stato un luogo meno pericoloso di quello da dove venivano.

 

Si rese conto di non avere la più pallida idea di dove fossero Harry o Neville, ma al momento non avrebbe potuto far di più che trascinare fuori da quell’inferno sua sorella ed Hermione. Finalmente vide, sbattendo le palpebre furiosamente, un gruppo di studenti radunati davanti a The Three Broomsticks; tirò quasi un sospiro di sollievo,  notando gli Auror che stavano loro davanti, per assicurarsi che non capitasse nulla. Pareva proprio fossero intervenuti in massa. Meglio così, pensò il ragazzo mentre si dirigeva verso l’improvvisato luogo di ritrovo; con entrambe le mani occupate, procedeva letteralmente a capofitto, cercando di smuovere i pesi quasi morti che si trascinava dietro. Passata la cerchia degli Auror, vide Neville corrergli incontro.

‘Meno male!’, esclamò il ragazzo, appoggiando leggermente la mano sulla spalla di Ron; poi la sua attenzione si spostò sulle ragazze. ‘Ginny! Tutto bene?’, esclamò, avvicinandosi alla rossa, e afferrandola per le spalle e dandole una leggera scrollata. Lei annuì, con un’espressione vagamente confusa in volto; il ragazzo non sembrò calmarsi per nulla.

 

Hermione si lasciò cadere ai bordi del gruppo di studenti, coprendosi il volto con le mani; Ron si sedette di fianco a lei, sfinito. In quella, si accorse di avere ancora qualcosa stretto nella mano sinistra; cercando di mettere a fuoco la situazione, si accorse che si trattava della mano di Blaise: il ragazzo era in piedi davanti a lui, e lo guardava. I due rimasero a fissarsi, finché il moro cadde in ginocchio davanti all’altro, e poi di lato, finendo per appoggiare la testa sulla spalla di Ron; il rosso lo prese con poca convinzione. Blaise chiuse gli occhi, e svenne.

 

(/) (\)

 

Albanactus Cradlemass percorse rapidamente il corridoio, si fermò davanti ad un muro, mormorò la parola d’ordine, ed entrò nella sua sala comune. Senza preoccuparsi delle occhiate che l’intera casata – speranzosa, curiosa, ostile – gli rivolse, fece un cenno a due ragazzi seduti su delle poltrone in un angolo buio e procedette verso la sua stanza. I tre, alla stessa velocità con cui Albanactus era piombato nella sala, scesero la rampa di scale che li divideva dalla camera privata del ragazzo e entrarono, lanciando un incantesimo sulla porta.

 

Albanactus si sedette sull’unica poltrona presente nella stanza, girandosi verso i suoi due fratelli. ‘Death Eater.’, disse, cupo in volto.

Camber emise un sospiro, e poi commentò con un ‘Bhe, ce lo aspettavamo.’

Locrinis, il minore dei tre, non disse nulla,  mentre s’irrigidiva e stringeva i denti.

‘In fondo,’ continuò Camber. ‘E’ per quello che abbiamo tastato il terreno con Weasley, correggimi se sbaglio, fratello.’

‘Terreno?’, sbottò Albanactus. ‘Non hai tastato proprio niente, questa è la verità.’

‘Oh, avanti, fratello, cosa pretendevi?’, sorrise Camber, alzando le mani per pacificare il suo interlocutore. ‘Non posso andare lì e presentarmi, dicendo: senti, Weasley, sono estremamente interessato a conoscere il tuo…’

‘Va bene, ho capito. Basta così.’, disse alla fine Albanactus, passandosi la mano sul volto, mentre il fratello sorrideva ormai apertamente.

‘Bhe, puoi sempre fare il giro per Zabini.’, aggiunse poi Camber, come se gli fosse venuto in mente solo in quel momento.

‘Non mi sembra una buona idea.’, replicò il maggiore dei tre Cradlemass. ‘Adesso cerchiamo di concentrarci su quello che abbiamo davanti.’

‘Mi spiace ma non posso aiutarti, fratello.’, disse Locrinis, entrando finalmente nella discussione. ‘Non saprei da che parte iniziare.’

Albanactus scosse la testa. ‘Non ti preoccupare. Non è il tuo campo. A dirla tutta, sarebbe il campo di tuo fratello.’, ringhiò, tornando a fulminare Camber con lo sguardo.

Il ragazzo per tutta risposta sorrise con disarmo; poi scosse la testa un po’, tornando serio, e assumendo un’espressione che la diceva lunga su quanto schifo gli facesse il soggetto della loro discussione. ‘Senti, fratello… Sei sicuro di quello che fai?’

L’altro non la prese bene. ‘Metti in dubbio…’

‘No, no, fratello. Ma…’

‘Ma?’, ripeté Albanactus, con un evidente sforzo di autocontrollo.

‘Sono Gryffindor, fratello. Raramente sono buone notizie per noi.’

Il ragazzo sbuffò. ‘Ne abbiamo già parlato, ed è stato deciso che seguiremo questa linea. O hai qualche idea migliore? Pensi di saperne di più tu?’

L’azzurro ghiaccio degli occhi di Camber si rabbuiò. ‘No, fratello. Come vuoi tu.’

 

Albanactus si appoggiò allo schienale della poltrona, coprendosi gli occhi con una mano. ‘Vediamo… Domani mattina, come prima cosa, io e te andremo da Weasley.’, disse poi, guardando Camber e parlando con un tono che non ammetteva repliche.

‘Ok.’, sbottò il ragazzo, alzandosi in piedi. ‘Abbiamo finito?’

‘Sì, tornate nei vostri dormitori. Fate particolarmente attenzione.’

Locrinis raggiunse l’altro ragazzo. ‘Buonanotte.’

‘ ‘notte.’, fece eco Camber, tenendogli aperta la porta per farlo passare.

Albanactus annuì, ma non si girò verso di loro, già seduto alla scrivania e impegnato a scrivere qualcosa.

 

 (/) (\)

 

Locrinis entrò nella stanza, chiudendo la porta con delicatezza dietro di sé. Due dei ragazzi presenti nel dormitorio gli furono subito addosso.

‘Cosa diavolo…’

‘...è successo?’

Una risata fece girare i tre prima che Cradlemass avesse tempo di rispondere.

‘Che razza di domande fate?!’

‘Che ne sai tu?’, sbottò Locrinis, avviandosi verso un letto nell’angolo più interno della camera.

‘E’ ovvio che erano Death Eater, e che senno?’, continuò a ridere Creel, sdraiato in maniera scomposta sul suo letto; Bron, di fianco a lui, gli fece eco, come se si trattasse della cosa più divertente che avesse mai sentito.

Locrinis per tutta risposta scrollò le spalle e si sedette sul suo letto, tirando le tende attorno a sé e ai suoi due amici.

 

‘Allora, cos’è successo?’

‘Erano Death Eater veramente?’

Locrinis guardò i due volti quasi uguali che aveva davanti; occhi scuri, capelli neri e corti, la mascella leggermente squadrata… I due gemelli Stonere.

‘Mio fratello dice di sì, e di solito le sue fonti sono attendibili.’, rispose il ragazzo tutto d’un fiato. ‘Ma ragazzi, questo è un gi-esse di tipo A, non voglio perdite.’

Il ragazzo alla sua destra scosse la testa, mentre l’altro lasciò andare una risata. ‘Sì, certo, certo.’

‘Tanto tuo fratello ci squarta, se perde qualcosa.’

Locrinis annuì. ‘Ma non sarebbe niente in confronto a quello che farebbe a me.’

 

‘Comunque, Lo, ti sei perso Snape.’

‘Un bel discorso sulla situazione critica ma tutto sotto controllo, in soldoni…’

‘Bella balla.’, i due scossero la testa con disapprovazione. ‘Manco fossimo tutti scemi.’

‘Malfoy era bianco come un cencio.’

‘Nott invece rosso come un gambero.’

‘Bella roba.’

Locrinis guardò i suoi amici e poi sospirò, passandosi una mano sul volto.

 

‘Ehi, Lo. Non fare così.’, disse poi uno dei due gemelli, dandogli un leggero pugno su una spalla.

‘Sembri terribilmente Albanactus, quando lo fai.’

Cradlemass sorrise suo malgrado. ‘Bhe, sentite, andiamo a dormire, mh? E’ stata una giornata lunga.’

‘Accidenti, adesso parli addirittura come tuo fratello.’, ridacchiò uno.

‘Andiamocene, Por, prima che inizi a dar ordini a destra e a manca.’, fece eco l’altro, mentre anche Locrinis rideva, suo malgrado.

 

‘Da domani Albanactus e Camber iniziano a smuovere le acque.’, aggiunse dopo, quasi fosse una confessione da fare a malincuore.

‘In che senso?’, chiese quello che in precedenza era stato chiamato Por.

‘… Qualcosa che ha a che fare con Harry Potter.’

‘Mh? Potter? E’ un Gryf, cosa vogliono da lui?’, sbottò irritato l’altro gemello.

‘E’ Harry Potter, suppongo.’, rispose Locrinis scrollando le spalle.

‘Bha.’

‘Andiamocene a dormire.’

‘…’

 

Uno dei due si girò appena prima di uscire dalle tende del letto, e appoggiò una mano sulla spalla di Cradlemass. ‘Ehi, qualsiasi cosa…’

Locrinis annuì, facendo un mezzo sorriso. ‘Si, lo so.’

Le tende si richiusero e il ragazzo rimase a guardare il soffitto, solo.

 

(/) (\)

 

‘Ehm…’

Ron sobbalzò, girandosi di scatto verso la provenienza del suono. Dietro di lui c’era, ovviamente, Blaise; il moro gli sorrise, leggermente rosso in volto.

‘Buongiorno.’, lo salutò.

Ron lo fissò per un mezzo secondo, poi rispose al saluto. ‘Ciao.’

‘…Vai da qualche parte?’

‘Bhe…’ Blaise lo guardò speranzoso; il rosso allora sbuffò. ‘Cosa posso fare per te, Zabini?’

Blaise annuì, facendo zigzagare lo sguardo sul pavimento. ‘Niente.’

Ron alzò un sopracciglio, emettendo un ‘mh?’ poco convinto.

Blaise fece un respiro profondo, cercando evidentemente di calmarsi e prendere coraggio; in modo così evidente che Ron non poté far a meno di scoppiare a ridere. Blaise arrossì furiosamente, mortificato. Visto che però non sembrava riuscire a  far altro, Ron ebbe quasi pietà di lui:

‘Ehi.’

‘Sì?’, il capo del ragazzo scattò in alto, e si ritrovò a fissare il rosso in faccia.

‘Non serve che fai tutti quei salamecchi ogni volta, ok?’

Zabini abbassò lo sguardo di nuovo e annuì.

‘Ti serviva qualcosa?’

‘A dir la verità, no.’, mormorò il ragazzo, quasi deluso di non aver nulla da chiedere.

‘Allora cosa c’è?’

 

‘Niente.’

Ron iniziò ad innervosirsi. ‘Ti ho detto che se ti serve qualcosa, puoi chiedere. Ma non farmi tirare ad indovinare!’

‘Ma non mi serve niente!’, sbottò Blaise, alzando la testa e fissandolo imbronciato.

‘…E allora qual è il problema?!’

‘Ma niente! Sei passato in giù, io ti ho salutato, tu mi hai salutato, e ti ho chiesto se andavi da qualche parte! Dove dovrebbe essere il problema, in tutto questo?!’ Il moro ormai stava quasi urlando; Ron per l’ennesima volta fu sbalordito dalla capacità che il ragazzo aveva di cambiare umore nel giro di pochi secondi.

 

‘…Volevo solo sapere se andavi da qualche parte.’, ripeté Blaise, girando la testa verso sinistra e guardando il pavimento, stringendo le labbra.

‘Cercavo Hermione.’

‘Ah… ecco. Era tanto difficile dirmelo?’

Lo Slytherin sembrava fin offeso, e a Ron questo non piacque molto. In fondo, era pur sempre… Bhe, Blaise. ‘Ecco, è che tutto e… ieri…’, disse, cercando di trovare una scusa.

Il moro annuì, ma la cosa non sembrò sollevargli il morale.

 

‘A proposito di ieri… grazie.’

Ron, impegnato com’era a cercare qualcosa da dire per giustificarsi, rimase con la bocca mezza aperta, arrossendo furiosamente.

‘Non pensavo potessi farlo.’, aggiunse, come dopo un ripensamento, Blaise, quasi sotto voce.

Ron scoprì in quel momento di avere qualche grosso problema motorio, forse una strana malattia che non gli era mai stata diagnosticata, ma fece uno sforzo supremo e riuscì ad appoggiare una mano sulla spalla del ragazzo. ‘S… S…’ Forse la paralisi colpiva anche la lingua? Ron arrossì ancora di più. ‘Senti, dato che… Non riesco a trovare Hermione… C-Ce ne andiamo in biblioteca? Abbiamo un paio di ore libere prima di Erbologia… Io, almeno.’

Blaise sollevò il braccio destro, portando la mano sulla propria spalla sinistra, chiudendola sopra quella di Ron; ruotò leggermente la testa e guardò il rosso negli occhi. ‘Va bene.’

 

‘Ma che scenetta commovente. Alla fine nemmeno la mudblood ti vuole, eh, Weasley?’

Lo strascico della voce che li interruppe era riconoscibile a chilometri; Malfoy li stava guardando, sorridendo perfidamente, appoggiato al muro. Ron si girò a fissarlo, con un’espressione leggermente allucinata, senza riuscire veramente a vederlo; Blaise assicurò la presa sulla sua mano e si avviò in direzione del biondo, trascinandosi dietro Weasley, che non dava alcun segno di vita.  

‘Geloso, Malfoy?’, sorrise il moro.

‘Chi, io?’, rise l’interpellato senza muoversi.

‘Bhe, effettivamente, avresti ragione ad esserlo.’, Blaise si fermò a pochi centimetri dalla faccia di Malfoy. ‘TU non hai niente.’

Stupore e ira passarono uno dietro l’altro sul volto del biondo, che si limitò a sputacchiare, troppo furioso per riuscire a dire qualcosa di intelligibile; Blaise e Ron erano già lontani.

‘Zabini!’, ruggì alla fine il ragazzo, al corridoio ormai vuoto. ‘Zabini, come osi?! … Torna subito qui!’

 

(/) (\)

 

Harry era nascosto sotto il cuscino.

Ha, maturo.

 

Eppure da qualsiasi lato si guardasse la cosa, Harry era nascosto sotto il cuscino. La testa incassata sotto il guanciale, la sensazione di morbidezza associata a quella di dolcezza, e quindi sicurezza. E, davvero, in quel momento Harry non ne voleva sapere, di uscire. Dopo, continuava a dirsi; dopo, quando se la sarebbe sentita, sarebbe uscito. Adesso proprio no.

 

La sera prima aveva avuto una crisi di rabbia come non aveva da tempo; per poco non aveva distrutto il suo baule e soprattutto quello che vi stava dentro, furioso com’era contro quel dannato libro, che per alcune ore aveva desiderato terribilmente non aver mai trovato. Era stato persino tentato di andare da Ginny a darglielo indietro.

 

Ora, con una mente leggermente più lucida, si rendeva conto che il libro di Sally gli aveva salvato la vita, e se era ancora lì a raccontare la storia, lo doveva solo ad esso. Era stato davvero stupido a prendersela così; il libro andava ringraziato, punto. Ripensandoci, la vera sciocchezza che aveva fatto era stato cercare di distruggere tutte le sue proprietà e urlare come un ossesso: ora sicuramente Ron aveva trovato Hermione e le stava raccontando l’accaduto, probabilmente farcito di descrizioni di quanto Harry fosse fuori di testa e quanto invece Ron fosse stato calmo, misurato e avesse saputo gestire la situazione. Stupido idiota. Si stupiva che la ragazza non fosse già arrivata di corsa, pretendendo di vedere il libro, per sequestrarlo e consegnarlo al preside.

 

No, quella era roba sua. Era il suo piano. Non avrebbe lasciato che Hermione, o Blaise, o chiunque altro, se ne andasse con il libro. Assolutamente no.

 

A questo avrebbe pensato una volta fuori da sotto il cuscino, però.

 

(/) (\)

 

‘Hai tempo un attimo?’

Camber alzò la testa dalla sua borsa e guardò il suo compagno di dormitorio. ‘Cosa c’è? Mio fratello mi vuole da lui in venti minuti.’

Il ragazzo che gli stava davanti si passò una mano tra i capelli biondi e sbuffò. ‘Fuori.’, disse, inclinando la testa verso la porta.

‘Senti… Se è una cosa lunga, non possiamo fare un’altra volta? Se non mi presento da mio fratello…’

‘Sì, sì, ok, ho capito, tuo fratello.’, sbottò Daniel Clarisant, appoggiandosi al sostegno dei tendaggi del letto di Cradlemass. ‘Ma ho bisogno di parlarti al più presto.’

‘Di cosa?’, chiese Camber, avviandosi alla porta.

‘Di quello che è successo ieri.’

 

Camber aumentò il passo, portandosi rapidamente fuori dalla sala comune e lungo uno dei tanti corridoi poco usati dei sotterranei. Poi inchiodò all’improvviso, assunse un’aria casuale e si appoggiò al muro, facendo attenzione ad evitare una macchia di umido.

‘Allora?’

Clarisant gli fece un mezzo sorriso. ‘Erano Death Eater, vero?’

Camber si accigliò. ‘Cosa ti fa pensare che io lo sappia, e nel caso, venga a dirlo a te?’

L’altro scrollò le spalle. ‘Niente. Volevo solo assicurarmi che tu sapessi che lo so anche io. Non sono stupido; stanno arrivando. Il Dark Lord è tornato, proprio come ha detto Dumbledore.’

Camber annuì vagamente, e Daniel sorrise, avvicinandosi. ‘Tuo padre è un Auror.’

Cradlemass cambiò espressione all’improvviso, fece un passo di lato e sfoderò la bacchetta, puntandola direttamente verso la gola dell’altro ragazzo.

 

Daniel si irrigidì. ‘Calmati, idiota. Non era una minaccia.’

‘Ah no?’, ringhiò Camber, senza abbassare la guardia.

‘No. Vorrei che me lo presentassi.’

‘Eh?’

‘Voglio diventare anche io un Auror.’

I due rimasero a guardarsi un secondo, poi Camber scoppiò a ridere. ‘Tu? Uno Slytherin?’

Daniel sorrise. ‘Anche tuo padre lo era, no? Eppure, ora è un Auror.’

‘Sottopagato e senza troppe possibilità di far carriera.’ Cradlemass rimise la bacchetta nella manica. ‘Non ti conviene fare un lavoro del genere.’

 

‘Non mi interessa, non lo faccio perché conviene.’

Camber alzò un sopracciglio. ‘No?’

‘No. Qualcuno deve fermare il Dark Lord, e come Auror penso di poter essere d’aiuto, no? Non possiamo mica star qua ad aspettare i Gryffindor.’ Daniel gli fece un altro sorriso, e Camber ebbe la netta sensazione di essere a disagio – in fondo, con Clarisant aveva parlato una decina di volte in quattro anni, e trovarsi improvvisamente a ricevere tutti quei sorrisi lo lasciava un po’… A disagio, sì.

‘Ti farò sapere cosa ne dice mio padre, allora.’, disse con tono contrattuale. ‘Dopo di te.’, concluse, facendo cenno all’altro di avviarsi. Daniel gli sorrise un’ultima volta e se ne andò tranquillamente per il corridoio, verso la sala comune di Slytherin.

 

(/) (\)

 

Quando Camber bussò, trafelato, alla porta della camera del fratello, non ci fu alcuna risposta. La cosa gli parve strana, ma per sicurezza bussò di nuovo, con più forza. Niente da fare. Il ragazzo controllò l’orologio; eppure era in ritardo di soli tre minuti, Albanactus non poteva essersene già andato – o forse sì? Si chiese se poteva essergli successo qualcosa e le parole ‘Fate particolarmente attenzione’ gli risuonarono nella mente; forse il vero obiettivo di Clarisant era stato allontanarlo dalla sala comune? Tirò fuori nervosamente la bacchetta, pronto a togliere le protezioni alla porta con la password che suo fratello gli aveva dato per le emergenze, quando si sentì chiamare; voltatosi, vide Albanactus che veniva verso di lui.

‘Perdona il mio ritardo, Camber, ma come vedi ho avuto qualche problema.’

 

L’altro ragazzo tirò un sospiro di sollievo, e poi osservò meglio il fratello, notando che effettivamente aveva il maglione strappato.

‘Cosa…?’

Albanactus entrò in camera, e l’altro lo seguì. ‘Connor. Tutte le mattine vado a controllare che sia ancora vivo, e oggi non l’ho trovato. Infatti, era nell’aula in disuso del terzo corridoio; non voglio sapere cosa stesse cercando di fargli Bloodstone. Comunque, nulla di grave; mi ha dato fastidio dover togliere dei punti a Slytherin, ma quando non si può fare altro…’ Con un incantesimo nel frattempo aveva riparato il maglione e con un altro aveva tirato fuori alcuni libri dalla sua borsa; presala, si girò verso il fratello.

‘Andiamo?’, e senza attendere risposta si avviò. Camber gli trotterellò dietro.

 

‘Prima è venuto da me Daniel Clarisant, hai presente?’, iniziò poi il più giovane dei due.

‘Clarisant – sì. Il figlio di Nasciens Clarisant, nipote acquisito di Lucius Malfoy, vero?’

Camber sorrise suo malgrado. ‘Sì, fratello.’

‘E dunque?’

‘E dunque, vuole che gli presenti nostro padre, fratello.’, disse molto pazientemente Camber.

‘Come mai?’, chiese con lo stesso tono Albanactus, senza rallentare.

‘Vuole diventare un Auror.’

‘Ah. Buon per lui. Ne parlerò con nostro padre e decideremo cosa fare. Preparami una pergamena su quello che sai di lui e come si comporta con te, Camber.’

Il ragazzo alzò gli occhi al cielo. ‘Sì, fratello.’

 

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