Procede il tour del 1970-1997 della B’n’R Association and Production con la sua oramai settima tappa. In questa fermata ci occuperemo di uno dei personaggi cardine della vicenda, uno dei pilastri sui quali si reggerà l’intero viaggio, analizzando in particolare le sue relazioni con il suo ‘lato opposto’, che si stanno facendo sempre più cospicue. Proprio a causa di queste tematiche, i viaggiatori più giovani e i più impressionabili potrebbero preferire interrompere il tour; data la particolarità di questa parte del percorso, si pregano tutti i signori di legare le cinture di sicurezza e non fare alcun tipo di movimento avventato.

Si informano i possessori della Slyhterin Card che la facilitazioni cui hanno diritto sono riabilitate quasi totalmente in questa tappa. E’ severamente vietato lanciare personaggi dal finestrino; chiunque abbia portato con sé una Mary Sue è pregato di tenerla ben legata e chiusa nell’apposito cestino.

I ringraziamenti per questo capitolo vanno da Kim ad Alex per i suoi insuperabili consigli e supporto sempre presente anche in faccia alle peggiori avversità.

La B’n’R Association and Production vi augura un buon soggiorno e vi prega di lasciare un commento a fine lettura! Grazie per aver scelto la nostra compagnia.

 

Kim & Alex, hostess incaricate

[email protected]

 

 

 

‘E’ stata un’ottima idea.’

‘Bhe, ho solo pensato a cosa avresti fatto tu.’

Sorriso. ‘Per cui tu pensi che io avrei fatto così?’

‘… Credo di sì. Ho sbagliato?’

‘Probabilmente io non sarei riuscito a fare nulla di buono, ma tu invece hai svolto un ottimo lavoro. Dovrei nominarti mio assistente.’

Risa. ‘Pensavo di esserlo già!’

‘Hai ragione.’

 

 

B’n’R Association and Production

 

is proud to present

a Harry Potter fanfiction

beta-read by: Clyo & Lie

 

 

(\) IO SONO QUI, TU DOVE SEI? (/)

ovvero

%%% dreaming demons %%%

 

 

 

SETTIMA TAPPA:

 RON

- abbiamo -

 

 

You say I’ve got another face
That’s not a fault of mine these days
I’m honest, brutal and afraid of you

                                     --- Belle and Sebastian, “There’s too much love”

 

Aveva spiegato tutto, a Blaise. Che non aveva voluto offenderlo, che non pensava male di tutti gli Slytherin e soprattutto che non era il caso di prendersela così tanto. Blaise l’aveva ascoltato, aveva annuito nei punti in cui era necessario e Ron aveva avuto la netta impressione che si fosse dato di nuovo alla recitazione.

Del resto, anche Ron stava recitando, e magari Blaise se ne era accorto. Magari avevano deciso entrambi che continuare a farlo era la cosa migliore per entrambi. Uno nel ruolo del Grande Difensore di Ciò che E’ Giusto e l’altro La Vittima Spaventata e Dispersa. Uno interpretando l’Uomo dal Pugno di Ferro della Rettitudine, l’altro il Ragazzino che ha Errato, ma che Vuole Redimersi. 

L’uno pronto a guidare, l’altro pronto a seguire.

 

Ne era spaventato, Ron, perché in realtà aveva solo pensato come avrebbe agito Harry, e davvero non sapeva molto di Ciò che E’ Giusto. Ed era anche spaventato dall’idea che si era creato di Harry, buono Harry, vecchio Harry, ma con quella strana luce negli occhi. Era spaventato e non poteva parlarne con Hermione, e spesso si sentiva Stupido Ron, che si va a ficcare nei guai, quando non segue i consigli di chi sa più di lui.

 

Ed era furioso, con Harry, che lo aveva infilato in quel pasticcio, e con Hermione, che non voleva tirarlo fuori. Harry, di cui aveva quasi paura, e Hermione, con cui non riusciva a parlare, il suo migliore amico e la sua migliore amica, i due che erano sempre con lui, sempre a ficcarsi nei guai. Tempi andati, quelli in cui Tu-Sai-Chi era ancora un’ombra indefinita, magari non proprio Belli, ma meglio di ora. Con una migliore amica che andava sfocandosi, e un migliore amico che torreggiava minaccioso.

 

Harry aveva detto che sapeva di Blaise; che era ovvio che non poteva davvero fidarsi di loro così, senza motivi, che bisognava dargli tempo. Che Ron aveva reagito esageratamente, ma che poi aveva risolto tutto per il meglio.

 

Dannata fosse la sua idea di contattare gli Slytherin.

 

(/) (\)

 

‘Timo… Timo, timo, timo… Pozione per fermare le emorragie,  per cicatrizzare più velocemente, per le emicranie, per calmare le irritazioni… Accidenti, hanno ragione; come medicinale ha un gran valore!’, borbottò tra sé Ginny, sfogliando rapidamente ‘100 pozioni per la tua salute’. Lasciato il libro sul tavolo, la ragazza si appoggiò allo schienale della sedia, stropicciandosi gli occhi e lasciando andare un sospiro di stanchezza. Aveva lavorato tutto il pomeriggio in biblioteca, controllando fatti e libri a caso, cercando collegamenti e conferme.

 

Il libro che aveva acquistato quando era andata alla libreria con Harry l’aveva letteralmente stregata. Non aveva letto cose del genere mai in precedenza. Non era affatto vero che i Muggle non sapevano nulla di magia, e quel libro lo dimostrava: era corretto, se non proprio preciso, sulle informazioni che dava, e parlava di un passato lontano dove sicuramente maghi e Muggle avevano convissuto in pace gli uni con gli altri. E la filosofia, poi, era bellissima: il rispetto e la contemplazione della natura, il fluire delle energie di tutti gli esseri… Cose che lei aveva sempre sentito, ma mai avrebbe pensato che qualcuno – e soprattutto Muggle – potesse capire. Bastava vedere i suoi fratelli, pezzi d’insensibilità che erano tutti…

 

La ragazza sbuffò e si stiracchiò, sorridendo poi soddisfatta. Aveva qualche soldo da parte, e ormai aveva deciso di spenderlo in libri. Cultura, di certo sua madre non poteva dire nulla in contrario. Magari chiedendo se era possibile recapitarli all’ufficio postale di Hogsmeade, lei poi sarebbe passata a ritirarli, o se li sarebbe fatta mandare. Si alzò in piedi ed andò a riporre il libro che aveva preso.

 

Uscendo dalla biblioteca e percorrendo l’ampio corridoio che portava alla Sala Grande, Ginny incappò in qualcosa di abbastanza curioso. Un cerchio di studenti, soprattutto Slytherin, si era creato in un angolo, da cui proveniva un forte vociare; la ragazza li guardò, accigliandosi, per poi girarsi e proseguire per la sua strada. Un ragazzo avanzava in direzione opposta; Ginny si accorse subito che era uno dei prefetti di Slytherin: molto alto, i capelli chiari e perfettamente pettinati, l’espressione accigliata e severa, l’aura che lo circondava fu abbastanza per far spostare la ragazza dal suo cammino. Ginny si affrettò ad allontanarsi, mentre il prefetto si dirigeva verso il gruppo vociante, che si azzittì per qualche secondo, per poi riprendere con urla più distinte e rabbiose. All’improvviso la ragazza si sentì spingere di lato, finendo addosso al muro e quindi sul pavimento, sparpagliando i suoi libri.

 

Ci mise un po’ a riprendersi, mentre si vedeva correre davanti un mare di gambe. Poi sentì due mani afferrarla per le spalle e alzarla di peso in piedi.

‘Tutto bene?’

Era il prefetto di poco prima. Ginny si accigliò, irritata e dolorante. Con un movimento secco si scrollò il ragazzo di dosso. ‘Certo.’, sbottò iniziando a raccogliere i suoi libri.

‘Bene.’, replicò lui, per poi allontanarsi rapidamente nella stessa direzione in cui se n’erano andati gli altri.

‘Ginny!’, sentendosi chiamare, la ragazza alzò la testa. Neville si stava avvicinando di corsa. ‘Ginny, tutto ok? Ti sei fatta male?’

Lei sorrise, mentre il ragazzo raccoglieva da terra l’ultimo dei libri che le erano caduti. ‘Hai visto cosa è successo?’

‘Uno è schizzato fuori dal gruppetto che stava nell’angolo e ti è venuto sopra; poi gli altri hanno iniziato ad inseguirlo urlando. Non mi sembra di averlo mai visto; era basso, e con la pelle un po’ scura. Uno Slytherin, credo. Vuoi che andiamo dalla McGonagall?’

Ginny scosse la testa, riprendendosi il libro che Neville le porgeva. ‘No, grazie. Non è successo niente. Stupidi Slytherin, sai come sono.’

Neville fece un sorriso tirato. ‘Sì. Stavi andando a cena?’ Lei annui. ‘Anche io. Vieni, andiamo insieme.’

 

(/) (\)

 

‘Weasley! Ehi, Weasley!’

Il gruppetto di Gryffindor si fermò dov’era, mentre Ron si girava verso la direzione dalla quale proveniva la voce. Uno Slytherin procedeva verso di loro; il rosso lo identificò subito come il tipo che aveva conosciuto il giorno prima in bagno.

‘Ehi, Cradlemass.’, rispose, annuendo. Seamus si accigliò, mentre i rimanenti, Ginny, Neville e Dean, fecero delle facce puramente stupite.

‘Senti…’, iniziò il ragazzo quando gli fu davanti, non badando agli altri Gryffindor. ‘Non è che hai visto una cosa alta così, pelle scura, lunga treccia nera, Slytherin? Mio fratello l’ha perso e non riusciamo a trovarlo.’

Ron assunse un’espressione perplessa, per poi concentrarsi e cercare di ripescare nella memoria qualcosa che assomigliava alla vaga descrizione appena datagli. Nel frattempo, non poteva far a meno di chiedersi perché lo Slytherin gli stesse rivolgendo la parola. Non era normale. Non era normale. Era sicuramente la prima volta che uno Slytherin aveva la faccia tosta di fermarlo in mezzo ad un corridoio per chiedergli… Qualsiasi cosa. Per un attimo, gli venne in mente Malfoy, con Crabbe e Goyle. Ma la situazione ora era completamente diversa. Questo non aveva intenzioni aggressive, per quanto gli sembrava. Gli aveva chiesto se aveva visto un altro Slytherin, come se lui non avesse niente di meglio da fare che tener conto di tutti i dannati serpenti che gli passavano davanti (o meglio, sotto) al naso ogni santo giorno. Però una risposta del genere non sarebbe piaciuta allo Slytherin, ne era consapevole. Comunque, la domanda che gli rimbalzava da un lato all’altro della testa era, perché? Perché stava chiedendo a lui? Voleva capire quanto stesse attento a ciò che gli accadeva intorno? Perché diavolo lui? E Harry dove sei, che io sta gente non la so gestire e non la capisco per niente!

Pensando al suo migliore amico, gli venne in mente quello che gli aveva detto qualche giorno prima, quando si apprestava a presentargli Blaise. Qualcosa sulle implicazioni di stringere la mano ad uno Slytherin. E Ron si ricordò che lui, effettivamente, aveva teso la mano a questo preciso Slytherin, senza pensare alle conseguenze; gli aveva in pratica offerto la propria amicizia. L’interno della testa di Ron si riempì improvvisamente di nastri verde marcio e grigio scuro. Non ci capiva più niente.

Sbattendo le palpebre un paio di volte, tornò alla realtà, con Cradlemass che ancora lo guardava aspettando una risposta. ‘Ehm, no, mi spiace.’, riuscì a balbettare.

‘OK, come non detto. Grazie lo stesso.’, replicò rapidamente lo Slytherin, sollevando un sopracciglio alla strana espressione di Ron, per poi avviarsi per la sua strada.

 

Aveva fatto solo pochi passi però che inchiodò dov’era, girandosi verso destra. Allungando di scatto un braccio, abbrancò un ragazzino che stava passando di corsa proprio in quel momento; l’impatto fece cadere entrambi sul pavimento. Ron si avvicinò perplesso,  mentre Camber si rialzava in piedi e afferrava per la camicia l’altro, sollevandolo.

‘In piedi, idiota. Ti abbiamo cercato per tutta la scuola.’, sbottò, assicurandosi di avere una buona presa.

‘Tutto ok?’, chiese Ron, guardando curioso il nuovo arrivato: era effettivamente come l’avevano descritto, piccolo, magro, la pelle piuttosto scura, i capelli neri raccolti in un’enorme treccia; aveva la camicia della divisa sgualcita e strappata in vari punti, e sia la cravatta che lo stemma della casata mancavano.

 

In quella un altro paio di mani afferrarono il ragazzo. Si trattava di un terzo Slytherin; poco più basso di Ron, i capelli castano chiaro, perfettamente pettinati e fissati, la spilla di prefetto appuntata sulla camicia e visibile come una fanale.

‘Stai bene?’, chiese, rivolgendosi al ragazzino, che per tutta risposta cercò di scrollarsi i due di dosso.

‘Cosa gli è successo?’, inquisì Ron, guardando Camber.

‘Bhe, per ora niente, a parte esser stato sbatacchiato di qua e di là… Almeno credo. Eh, Connor? Sei ancora vivo, mi pare.’, rispose l’interpellato. ‘A proposito, Weasley, questo è mio fratello maggiore Albanactus.’, continuò, indicando il prefetto. ‘Albanactus, questo è Ronald Weasley.’ Suddetto fratello assicurò la presa sul ragazzino col braccio sinistro e tese la mano verso Ron. Il Gryffindor la guardò per un attimo, poi si affrettò a stringerla, sperando la propria esitazione non fosse stata troppo evidente. Guardò meglio il ragazzo: era strano che non se lo ricordasse dagli incontri dei prefetti, a cui pur andava regolarmente (del resto Hermione non poteva che pretenderlo). Il suo viso, più affilato di quello del fratello e decisamente meno affabile, aveva un’espressione che ricordava tantissimo Percy, e a dirla tutta, a Ron questo non piaceva molto. Nel complesso, il ragazzo sembrava una versione di suo fratello minore immersa in qualcosa di più inquietante, adulto e pericoloso; anche gli occhi, della stessa forma, non avevano il colore limpido di quelli di Camber, e sembrava che una cortina di fumo ci fosse stata piantata davanti. Ma soprattutto ad Albanactus mancava completamente il sorriso dell’altro Cradlemass.

Ritornando sulla terra, Ron si accorse di essersi imbambolato davanti al tipo, che insieme al fratello ora cercava di calmare il ragazzino con la treccia.

 

Ginny, dalla sua posizione di fianco a Neville, stava guardando tutta la scena, stupita. Poi riconobbe l’ultimo arrivato, e a quel punto non riuscì a trattenersi, si avvicinò decisa e gli rivolse la parola:

‘Tu sei quello di prima.’

‘Prego?’, chiese Albanactus, guardandola perplesso.

‘Tu sei quello che mi ha aiutato prima.’, ripeté lei. ‘Quando mi hanno spinto.’

‘Ah, sì, certo, la signorina di poco fa.’, annuì a quel punto lui. ‘Credo che tu le debba delle scuse.’, sbottò poi verso il ragazzino, girandolo verso Ginny. ‘L’hai spinta in malo modo e l’hai fatta cadere.’

Connor si voltò dall’altra parte, evidentemente contrariato.

‘Ti sei fatta male, Gin?’, chiese allora Ron, mentre ancora cercava di riprendersi dai Cradlemass che gli infestavano la testa.

‘No, non è niente.’, scosse la testa lei, con un’espressione accigliata.

‘Ti ho detto’, scandì il maggiore dei Cradlemass. ‘Di scusarti con la signorina. Ora.’

Connor gli diede un’occhiataccia, ma poi tornò a fissare il pavimento. ‘Scusa, miss.’, borbottò. Dall’accento era evidente che non era inglese.

Albanactus si irrigidì ancora di più, se possibile. ‘Che cos’era quello, Connor?’, sibilò tra i denti serrati.

Ron iniziò ad agitarsi. Lui e sua sorella stavano in piedi in mezzo al corridoio con tre Slytherin, di cui uno sembrava un po’ troppo nervoso. Alzò quindi le mani con fare conciliatorio, facendo un sorriso forzato: ‘Ehm… Non ti preoccupare, Cradlemass. Non è che Ginny si sia fatta qualcosa di grave. Noi adesso dobbiamo proprio andare… A mangiare, ecco. Per cui, se vuoi…’

 

Il ragazzo non fece in tempo a finire la frase, che arrivò di corsa un ennesimo serpente e in poco tempo se ne era radunato un gruppetto.

‘Cradlemass, dammi quel moccioso.’, sbottò uno, avanzando su Albanactus, ma con poco successo, arrivandogli sì e no al mento.

‘Non permetterti di darmi ordini, Bloodstone. Connor è sotto la mia custodia, per decisione del Professor Snape. Sei hai qualcosa di cui lamentarti, vai da lui.’, replicò il ragazzo, senza batter ciglio.

‘Col cavolo. Questo piccolo schifoso si è permesso di insultarmi. Dammelo; sono sicuro che riuscirò a fargli capire in fretta come funzionano le cose qui.’, suddetto Bloodstone stava rapidamente perdendo la pazienza, e se Ron conosceva anche solo un  po’ gli Slytherin, presto sarebbero venuti alle bacchette. Gli altri presenti iniziavano a muoversi con aria preoccupante.

‘Gli hai già dato abbastanza fastidio. Ora sparisci.’

‘Cradlemass…’, sibilò a denti stretti l’altro.

‘…O vuoi che inizi a togliere punti a Slytherin? Sarebbe abbastanza patetico.’, continuò Albanactus, tirando fuori la propria bacchetta con tutta la calma del mondo e puntandola tra gli occhi di Bloodstone. ‘Sparisci.’

L’altro ragazzo lo fissò furioso, poi spostò lo sguardo su Connor, che lo ricambiava senza timore, e sbottò: ‘Non finisce qui.’ Detto questo, gli Slytherin girarono i tacchi e se ne andarono rabbiosi.

 

‘Perdonate la pessima scenata dei miei colleghi.’, disse poi freddamente il maggiore dei Cradlemass, facendo un piccolo inchino in direzione dei Weasley. ‘Ora, se volete perdonarci, avrei qualche affare da sistemare.’

Ron annuì lentamente, con un’espressione sbigottita. ‘Certo. Ehm… E’ stato un piacere conoscerti…Ci vediamo in giro… Andiamo Ginny.’, il rosso afferrò la sorella per un polso e se ne andò a passo sostenuto. Non si fermò fino a quando, girato l’angolo, non fu sicuro di essere fuori dal campo visivo degli Slytherin; Dean, Seamus e Neville lo rincorsero, facendogli campanello attorno.

‘Tutto bene?’, chiese Neville, guardando preoccupato Ginny.

La ragazza annuì. Suo fratello aveva appoggiato una mano sul muro e la usava per aiutarsi a stare in piedi; il volto dava sul cinereo.

‘Ron, ci sei?’, intervenne preoccupato Seamus.

Il rosso per tutta risposta diede un pugno al muro.

 

(/) (\)

 

‘Ma dove sono finiti gli altri?’, chiese Hermione, mentre si serviva di alcune patate dal piatto.

‘Mh…’, mugolò Harry con la bocca piena, scrollando le spalle.

‘…’

La ragazza si guardò di nuovo intorno, nella speranza di vedere almeno alcuni dei loro amici. ‘Non vorrei che avessero avuto qualche problema.’

Il ragazzo scosse la testa, liquidando chiaramente l’ipotesi. Lei si accigliò.

‘Forse si sono messi nei guai…’

‘Hermione, calmati.’, le sorrise a quel punto Harry. ‘Sono solo in ritardo.’

Un sorriso sorse spontaneo anche sul volto della ragazza, a quel punto. ‘Già, scusa, sono un po’ paranoica…’

Lui continuò a sorriderle e i due proseguirono a mangiare.

‘Senti, Harry…?’

‘…Sì?’, rispose lui cautamente, messo sul chi vive dal tono della domanda.

‘Cosa state facendo ultimamente tu e Ron?’

Il ragazzo fece un piccolo sorriso. ‘Fa sempre parte dell’idea che ho avuto all’inizio dell’anno.’

Lei si accigliò. ‘Ah. Quella.’

Chiacchiericcio tipico dell’ora di cena.

‘Sei sicuro di quello che fai?’

‘No.’

‘…Vuoi… Vuoi che ti aiuti?’

 

Harry alzò lo sguardo di colpo, fissando stupito la ragazza, che gli fece un sorriso tra il timido, l’imbarazzato e l’incoraggiante. Lui scoppiò a ridere.

‘Hermione, è la prima volta che ti offri volontaria per combinare qualche disastro che nemmeno approvi!’

La ragazza arrossì, non riuscendo nemmeno ad accigliarsi dal tanto imbarazzo. ‘Io… Bhe, io…’

Harry continuò a sogghignare. ‘Certo, sei preoccupata. Ma davvero, non ci serve aiuto. O almeno, non del tipo che potresti darci tu.’ A questo, Hermione s’adombrò, abbassò gli occhi e mormorò un ‘capisco.’

Harry smise immediatamente di ridere. ‘Non fare così, Hermione. Dai, scusa. Non è che voglio escluderti, ma… Vedi… So che sei preoccupata, e ti prometto che ti dirò tutto al più presto, ok? Non è niente di pericoloso, comunque…E poi, presto sono sicuro che avrò bisogno di te, Hermione. Non succede sempre così?’

La ragazza sorrise debolmente, non sembrando del tutto convinta, e annuì. ‘Ah, a proposito… Hai ricevuto notizie del professor Lupin o di Snuffles, ultimamente?’

Harry scosse la testa, il sorriso che spariva. ‘No, non dallo scorso giugno.’

‘Oh. Bhe, staranno combinando qualcosa per Dumbledore, suppongo…’

‘Mh…’

Hermione fissò per un attimo la testa china dell’amico e strinse le labbra: ‘Scusa, non volevo farti preoccupare…’

Harry fece un piccolo sorriso. ‘No, niente.’ Poi alzò lo sguardo. ‘Ah, eccoli qui.’

 

(/) (\)

 

Ron si stava chiedendo, a quel punto, se non lo facesse apposta; e, conoscendo il tipo (anche se forse ‘conoscendo’ era dire troppo), probabilmente sì.

Blaise riusciva sempre a intercettarli nei posti più incredibili e, soprattutto, senza alcun testimone nei dintorni. Anche se forse era un bene, che nessuno potesse vederli parlare insieme, e non stava pensando solo a Si-Sa-Chi.

‘Cosa?!’, Ron si accigliò mentre il grido appena soffocato di Blaise gli graffiò le orecchie come un’unghia su una lavagna. ‘Ma sei impazzito?!?’

‘Bhe, ci sono sempre andato, non mi sembra il caso…’

‘Non ti sembra il caso?! Ma ad Hogsmeade chiunque potrebbe attaccarci, non puoi andarci!’, lo Slytherin aveva afferrato il maglione di Harry e aveva tirato verso di sé il ragazzo, e ora lo guardava dritto negli occhi, tra la supplica e l’ordine perentorio.

Il Gryffindor sorrise. ‘Rimani qui, allora.’

Blaise parve congelarsi, lasciando andare lentamente la presa. ‘Senza di te? E se poi viene qui?’

‘Dumbledore lo fermerebbe.’, continuò a sorridere Harry.

L’altro fece una faccia scettica. ‘Quel vecchio bacucco…’, borbottò. ‘No, non se ne parla nemmeno.’

‘Allora vieni con noi. Problema risolto.’

 

Blaise arrossì fino alla radice dei capelli. ‘Con… voi?’

‘Ron, hai qualcosa in contrario?’

‘Basta che facciate in fretta, per me va bene tutto.’, sbottò il rosso girandosi dall’altra parte, ottenendo un paio di occhiate stupite e leggermente contrariate.

‘Allora?’, chiese Harry riportando la propria attenzione sul cugino.

‘…Non ci faremo vedere molto in pubblico, ne?’, domandò Blaise, mentre annuiva con forza quasi a suggerirgli la risposta.

‘Come al solito, né più né meno.’

Lo Slytherin sbuffò. ‘E va bene. Ci vediamo domenica al cancello, allora. Ciao.’, e sputando fuori tutto velocemente, si avviò rapido per la scala e sparì.

 

Harry rimase a fissare imbambolato il punto in cui aveva visto Blaise svanire; Ron iniziò a scendere anche lui, lentamente, facendo segno all’amico di seguirlo.

‘Pare che abbia il terrore di perderti di vista.’, commentò il rosso.

Harry, sempre pensieroso, annuì distrattamente.

‘Quello è schizo, fidati.’, commentò allora Ron fuori dal nulla. La testa di Harry scattò in alto, mentre i suoi occhi mettevano a fuoco l’amico.

‘Schizo…?’

‘Massì, dai, è evidente.’, rise il rosso, e il suono echeggiò per la stretta scala a chiocciola.

‘Ron, non prenderlo in giro.’, lo riprese Harry freddamente, mentre il suo viso perdeva alcun tipo di espressione. L’altro ragazzo si girò e lo guardò.

‘Ti converrebbe scaricarlo appena possibile.’

 

I due rimasero a fissarsi, un volto sereno, l’altro che andava accigliandosi.

Poi Ron sorrise. ‘Scusa, non avrei dovuto dire una cosa del genere. Ma sai come sono, parlo sempre troppo.’ E scuotendo la testa fece per voltarsi e continuare a scendere. Harry parve in quel momento scongelarsi, fece un passo in avanti e lo afferrò per un braccio.

‘Cos’hai, Ron?’

‘Paura.’

Lo stupore fu chiaramente leggibile sul volto del moro. ‘…Perché?’

‘Non lo so.’ Poi sorrise di nuovo, ed Harry iniziò a vedere le incrinature che c’erano su quel sorriso, e che dovevano esserci state anche in precedenza, ma che lui non doveva aver notato.

 

‘Non badarmi!’, Ron scoppiò a ridere. ‘Sto straparlando. Davvero, non è niente. Sono solo nervoso, ma mi passa, eh! Non preoccuparti.’ Per l’ennesima volta si avviò giù per le scale. Harry lo lasciò scendere per qualche gradino, poi lo chiamò. Il rosso, ormai più in basso, si girò e guardò verso l’alto; l’altro lo stava fissando, ma sembrava non vederlo. Per un attimo, Ron vide chiaramente i pensieri che correvano furiosamente per la mente dell’amico e che continuavano a cozzarsi e urtarsi violentemente; poi Harry percorse rapidamente lo spazio che li separava e, forte di due gradini in più al suo metro e 74, afferrò Ron e, costringendolo ad appoggiare la testa sulla sua spalla, lo stritolò in un abbraccio. Il rosso si irrigidì da capo a piedi, congelato.

‘Promettimi che lo proteggerai.’, gli bisbigliò all’orecchio. ‘Promettimelo.’

‘…Eh?’

‘Promettimi che non lascerai che gli succeda niente.’, sibilò il moro, con un tono disperato.

Ron si morse la lingua per impedirsi di rispondere automaticamente “Ma certo Harry, tutto quello che vuoi”. Invece chiese perché.

‘Perché è importante.’

‘Anche tu lo sei.’

‘Non c’entra.’

 

‘…Va bene. Te lo prometto.’

 

Mentre sentiva i passi rapidi dell’amico che correva giù per la scala, Ron pensò che, se non si fosse trattato di Harry Potter, si sarebbe potuto dire che stava scappando.

 

(/) (\)

 

‘Ehi.’

‘Nh.’

 

‘Cosa fai qui?’

‘Perdo tempo.’

 

Blaise si sedette di fianco al rosso, esattamente nello stesso posto in cui si erano trovati a discutere alcuni giorni prima, nel parco, sotto l’albero.

‘Non avevi detto che detestavi perdere tempo?’, gli scoccò Ron, scocciato di averlo lì nonostante avesse cercato di comunicargli subdolamente che non voleva rimanesse.

‘Ehi, non devi sempre trattarmi come se ti stessi disturbando!’, protestò lo Slytherin forzando un sorriso.

‘Bhe, sappi che mi disturbi.’, rispose glaciale l’altro.

Blaise si passò la lingua sulle labbra, e poi chiuse la bocca con un rumore secco di dente contro dente. ‘Eppure faccio come vuoi tu. Perché ti disturbo?’

Ron sbuffò. ‘Ma vattene! Voglio rimanere da solo in pace!’

 

‘Che palle, che sei, Ron! Come fa Harry a sopportarti?’, sbottò Blaise girandosi dall’altra parte.

Il rosso dilatò gli occhi, ruotando la testa all’improvviso verso l’altro, dando l’impressione di volerlo mordere. ‘Potrei dirti esattamente la stessa cosa, Blaise.’, ringhiò, calcando il tono sul nome.

Il ragazzo per tutta risposta si limitò a scrollare le spalle. ‘Sono la sua famiglia.’

‘Bhe, anche io.’

A quella, il moro sembrò stupito, voltandosi per guardare in faccia l’altro. ‘Cosa dici? Non potete essere parenti.’

Ron rise, con più di una punta di veleno. ‘Sei davvero idiota, Zabini. Pensi davvero che a lui interessino queste stupide questioni di sangue?! Lasciatelo dire, caschi male. Noi siamo la famiglia di Harry, e lo saremo sempre! Chi gli è stato vicino per tutti questi anni, mh? La sua famiglia Muggle? Tu, per caso?! Eh? Dov’eri mentre lui era nei guai, Zabini? Ti sei rivolto a lui solo quando ne hai avuto bisogno. Credi che non se ne renda conto? Sei davvero stupido.’, finita la tirata, Ron si girò di nuovo dall’altra parte, rifiutandosi di guardare lo Slytherin.

Blaise rimase in silenzio per un po’.

‘Bhe…’, disse poi con tono casuale, ma Ron gli impedì di proseguire, afferrandolo per la giacca e tirandolo verso di sé, furioso.

‘Ma bhe cosa? Cosa?!’, urlò.

‘Mio padre non voleva che io ci parlassi!’, rispose il moro rapidamente, spaventato, con un tono di scusa.

‘…Ah. Sicché l’avete fatto apposta.’, sbottò lasciandolo andare, scuotendo la testa. ‘Tutti questi anni che tuo padre avrebbe potuto sottrarlo alle grinfie dei Dursley, e non ha fatto nulla. Fate schifo.’, disse, con una nota conclusiva nella voce, facendo per andarsene.

 

‘Come osi?!’, fu il turno dello Slytherin di urlare. ‘Come osi insultare mio padre?!’

‘Scusami tanto, ma per quanto mi riguarda lui e Voldemort sono colpevoli allo stesso modo per l’inferno in cui Harry è vissuto in questi anni!’

‘Inferno? Di che cavolo stai parlando? Mio padre non è come Voldemort! Esigo che tu gli porti rispetto, mi hai capito, stupido Gryffindor!’

‘Bhe, sappi che la famiglia di Harry l’ha sempre trattato come un servo, e lui è stato malissimo in questi anni, e tuo padre…’, continuò a spiegare Ron con un tono di voce alterato, gesticolando furiosamente.

‘Così James Potter impara a sposarsi una Mudblood!’

Ron lo schiaffeggiò. Blaise rimase immobile dov’era, limitandosi a portare una mano alla guancia offesa.

‘Scusami, non avrei dovuto dire una cosa del genere.’, disse poi sottovoce, fissando il terreno.

Ron tremava di rabbia dalla testa ai piedi. ‘Perché, paura che io lo vada a dire ad Harry?’

‘No… E’ solo che non c’è niente di sbagliato ad essere nati in una famiglia Muggle. Io non la penso come loro, e non sono come loro, che tu ci creda o no. Mi è sfuggita una parola che ho sentito troppe volte. Scusami. Non ero venuto qui per litigare.’

‘Non mi frega niente di perché sei venuto qui.’, ringhiò a denti stretti il rosso.

Blaise alzò gli occhi fino ad incontrare quelli dell’altro. ‘Ron, per favore. Mi spiace. Veramente. Mi piacerebbe se potessi diventare amici. Mi sei simpatico, sei divertente, per cui… Metti un attimo da parte Harry.’

‘Bene, sappi che tu invece non mi stai per niente simpatico.’

Blaise rise sommessamente. ‘Ma tu nemmeno mi conosci, come fai a sapere come sono? Non starai mica seguendo il solito cliché di Slytherin, vero? Oh, avanti, Ron, pensavo fossimo oltre quel punto, ormai.’

‘Ma tu sei completamente matto. Gliel’ho detto, ad Harry, che farebbe meglio a scaricarti il prima possibile; tu sei per lo meno schizo!’

Blaise si avvicinò, prendendo una delle mani di Ron nelle proprie. ‘Ti ho chiesto di lasciar perdere Harry per un po’. Davvero non ci riesci? Facciamo una chiacchierata tra di noi, mh?’

Ron lentamente alzò un sopracciglio. “Merlino, Harry, quello che non faccio per te…”, pensò tra sé e sé. ‘…Ok.’

Blaise sorrise, tornando a sedersi sotto l’albero e tirandosi dietro il rosso.

 

‘A volte assumo comportamenti che possono essere un po’ strani, ma non mi badare troppo, ok?’, iniziò con tono leggero il moro.

‘Sì, me ne ero accorto.’, replicò Ron, non trovandoci nulla di divertente.

Blaise rise comunque. ‘Mi rendo conto che noi Slytherin abbiamo qualche veduta particolare su un paio di questioni, ma per il resto siamo gente normalissima.’

‘Che ogni tanto si dimentica che non siamo tutti Slytherin su questa terra.’, concluse per lui il rosso. Blaise annuì. ‘Parlami della tua famiglia.’

‘E che scatole, Blaise! Ma  tu non sai parlare di altro?’

Il moro, per un qualche motivo che Ron non riuscì ad afferrare, gli sorrise nuovamente, con un’aria particolarmente compiaciuta. ‘Allora, dimmi, Ronald, di cosa vorresti parlare?’, gli disse con un tono vagamente… Di nuovo Ron non poté definirlo chiaramente.

‘Quidditch?’

‘Non lo seguo, mi spiace.’

‘… Scuola?’

‘Che noia!’

‘…Harry?’

‘Ma ti ho detto che non ne voglio parlare!’, Blaise a questo punto rideva apertamente. Ron sbuffò, passandosi una mano tra i capelli, e sorridendo suo malgrado.

 

‘Siamo in nove. Viviamo in Devon. … Abbiamo tutti i capelli rossi. Papà lavora per il Ministero.’, borbottò alla fine il ragazzo, arrendendosi.

‘Accidenti. Nove. Quante sorelle?’

‘…’, Ron in un primo momento fu troppo stupito per parlare. ‘Una. Una sola.’

Blaise sembrò deluso. ‘Oh, peccato. Che anno frequenta, è qui ad Hogwarts?’

‘Ehi!’

‘Bhe, magari prima parlami dei tuoi fratelli. Come si chiamano, cosa fanno? A parte i gemelli, ovviamente, che li conosco di fama.’

‘…Bill, lavorava per Gringotts in Egitto, ma adesso è tornato a Londra. Charlie, è in Romania, si occupa di draghi, li ha portati qui lui quelli del Torneo, l’anno scorso. E Percy, ha appena finito la scuola e lavora per il Ministero anche lui. Mamma sta a casa.’, riassunse rapidamente Ron, cercando di non dare troppe informazioni.

‘E tua sorella?’

Ron sbuffò. ‘E’ del quarto anno e si chiama Ginny.’

Blaise fece un ampio sorriso. ‘Oh, miss Ginny, dovrai proprio presentarmela!’

‘Ma anche no.’

‘Oh, suvvia, non essere scontroso. E poi? Hai altri parenti?’

‘Sì, ma davvero, non ci vediamo molto spesso; direi che la mia famiglia è tutta qui.’

Blaise annuì. ‘Capisco. Bhe, della mia te ne ho già parlato, per cui, vuoi che ti dica qualcos’altro?’

 

Il ragazzo ponderò un attimo, poi chiese: ‘Perché ce l’hai tanto su con me?’

‘Mh?’

‘Sì, nel senso… Perché sei così interessato ad avere la mia amicizia? Oppure non è quella che cerchi?’ Ron buttò là la domanda, senza molta speranza di aver una risposta chiarificatrice.

‘Bhe, te l’ho detto prima: mi stai simpatico. E poi sei un buon amico di Harry, e allora non vedo perché non potresti esserlo anche per me.’, rispose Zabini molto terra-terra.

‘…Tutto qui?’

‘Sì.’

‘Ah.’

‘Effettivamente, no.’

Ron alzò un sopracciglio, fulminando lo Slytherin.

‘Cioè, mi stai simpatico, ma non è solo… Cioè, nel senso, quando sono… Quando sei… dove sono io…Insomma…’, Blaise scosse la testa. ‘Non riesco a spiegartelo, pazienza.’

‘No no, adesso mi dici di cosa si tratta! Avanti!’, lo incoraggiò Ron, cercando di assumere un aria divertita e casuale.

‘Mah, mi sembra che sia diverso quando ci sei tu. Anche Harry cambia. Non lo so, ma non mi dispiace. Anzi.’, il moro sorrise un pochino, arrossendo lievemente. Ron cambiò radicalmente colore, diventando di un rosso acceso.

‘Ah.’

 

‘E poi…’

Blaise si fermò, girandosi lentamente a guardare l’altro ragazzo. Ron ricambiò lo sguardo, osservando i suoi capelli scuri e scomposti che ondeggiavano a causa del vento, e le poche parti del suo viso che risaltavano nell’ombra, colpite dalla luce del sole che tramontava. L’aria era fresca, e Blaise aveva il fantasma di un sorriso che gli giocava sulle labbra.  

‘Sì?’, mormorò Ron, pur di dire qualcosa che riempisse il silenzio.

‘Mi fai paura.’

 

Ron sbatté un paio di volte le palpebre, a questa affermazione, uscendo dallo stato di semi-trance in cui sembrava essere caduto. ‘Eh?’, chiese tirando leggermente indietro la testa.

Blaise socchiuse gli occhi. ‘Mio padre… Diceva sempre che è stupido temere una cosa se non la conosci, e ancor più stupido temerla proprio perché non la conosci.’

‘Ah.’

Il ragazzo si alzò in ginocchio e si sporse verso il rosso, fermandosi a pochi centimetri dal suo volto.

‘Non so a quale categoria tu appartenga, ma se proprio devi farmi paura, ho tutta l’intenzione di scoprire perché. Spero però, conoscendoti, di smettere… tutto qui.’

‘Ca…pisco.’

 

‘Ti dispiace?’, chiese poi, sedendosi in maniera più confortabile e appoggiandosi al rosso, che non capì se la domanda era riferita al discorso fatto fino a quel punto o alle braccia di Blaise, che l’avevano circondato attorno al torace.

‘N-no, ma… Cosa stai facendo?’

Blaise appoggiò una guancia al petto dell’altro ragazzo, esalando un respiro soddisfatto, e lo abbracciò meglio. ‘Ti ho detto che se sei dove sono io, mi sento meglio, no?’

 

+ RON –abbiamo– + 

 

 

 

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