Procede il tour del 1970-1997 della B’n’R Association and Production con la sua sesta tappa e la presentazione di vari nuovi personaggi, uno in particolare. Continua infatti lo studio approfondito della seconda generazione, e si iniziano a tirare un po’ i fili del discorso. Ricordiamo sempre che si tratta di eventi accaduti prima della tappa con cui abbiamo iniziato il viaggio (Trimurti –siamo-); data la particolarità di questa parte del percorso, si prega i signori viaggiatori di legare le cinture di sicurezza e non fare alcun tipo di movimento avventato.

Si informano i signori possessori della Slyhterin Card che la facilitazioni cui hanno diritto sono riabilitate per lo meno parzialmente in questa tappa. E’ severamente vietato lanciare personaggi dal finestrino; chiunque abbia portato con sé una Mary Sue è pregato di tenerla ben legata e chiusa nell’apposito cestino.

I ringraziamenti per questo capitolo vanno a Mi e Clyo, la Beta di Viaggio, senza le quali i 12 non avrebbero assunto la forma che hanno quest’oggi, e per cercare di tenere l’umore e la velocità del viaggio sempre alti.

La B’n’R Association and Production vi augura un buon soggiorno e vi prega di lasciare un commento a fine lettura! Grazie per aver scelto la nostra compagnia.

 

Kim & Alex, hostess incaricate

 

 

 

Harry lo scrutò dalla testa ai piedi. Dalla postura rigida che aveva si deduceva facilmente che era piuttosto contrariato. I folti capelli neri cadevano sugli occhi, che il ragazzo teneva abbassati; le mani, una nell’altra, si contorcevano appena percettibilmente. Una statua piantata in mezzo allo stretto corridoio.

Harry lo guardò di nuovo in volto.

‘Ehm… Scusa ma dovrei passare…’

A queste parole, il ragazzo alzò il volto e prese fiato. ‘Ciaomichiamoblaisezabini.’

 

 

 

B’n’R Association and Production

 

is proud to present

a Harry Potter fanfiction

beta-read by: Clyo

 

 

(\) IO SONO QUI, TU DOVE SEI? (/)

ovvero

%%% dreaming demons %%%

 

 

 

SESTA TAPPA:

 BLAISE

- abbiamo -

 

 

- Strategy?

- Just hold my hand.

                               --- Angel, "A Hole in the World”, 5x15

 

 

Harry alzò un sopracciglio. Poi cercò di mascherare con un colpo di tosse la risata in cui stava per scoppiare. ‘Come, scusa?’, chiese, mentre vedeva il volto del suo interlocutore arrossire violentemente sotto la frangia.

‘Mi chiamo Blaise Zabini.’,  ripeté con un filo di voce il ragazzo.

‘Ah. Scusa ma…’, fece Harry, cercando di scansarlo.

‘…E siamo nello stesso corso di Pozioni… E anche Cura delle Creature Magiche…’, continuò Blaise guardando con interesse il pavimento.

‘Scusami,’ ripeté il Gryffindor. ‘Ma io adesso ho Divinazione e non posso proprio rimanere qui a parlare. Se hai bisogno di qualcosa possiamo vederci più tardi. Scusami davvero!’, concluse, scavalcandolo e proseguendo lungo il corridoio di corsa.

 

(/) (\)

 

Il tipico chiacchiericcio di sottofondo e l’aroma delle pietanze uscivano dalla Sala Grande, ad ora di cena. Harry e Ron entrarono a passo sostenuto, ansiosi di mettere qualcosa sotto i denti. Ron guardò la tavolata di Gryffindor, ma pareva che Hermione fosse ancora in biblioteca. Deluso, il ragazzo si sedette a qualche sedia di distanza da un gruppo piuttosto rumoroso, facendo cenno all’amico di mettersi di fianco a lui, mentre occupava con i libri il posto davanti a loro.

‘Ehi, Harry…’, iniziò poi, mentre si serviva abbondantemente di patate lesse. ‘Quando hai intenzione di parlare con Hermione… Di quello che hai scoperto?’

‘Non pensi che sarebbe pericoloso, Ron?’

Il ragazzo appoggiò il piatto delle patate e guardò preoccupato l’amico. ‘Che?’

Harry scosse la testa. ‘Nel senso, c’ho pensato e… Credo che per il momento non sia il caso di parlargliene.’

‘Ma perché? Hermione…’

‘Sì, sì, lo so anche io, ma lei… E’ di famiglia muggle, è già abbastanza esposta senza che iniziamo a tirarla dentro anche in questa questione. E poi si preoccuperebbe per niente. E’ meglio se per ora non le diciamo niente.’, spiegò con una certa urgenza Harry, prendendo nervosamente il vassoio della carne e servendosi.

‘Ma Harry…’

Il ragazzo si girò di scatto verso l’amico. ‘Promettimi che non le dirai niente, Ron!’

Il rosso lo guardò stupito, senza dire nulla.

‘Promettimelo!’, ripetè Harry, afferrandogli un braccio.

‘…Va bene, come vuoi. Ma glielo diremo presto, vero?’

Harry annuì nervosamente, tornando alla sua cena.

 

‘Ciao.’, esordì Hermione, arrivando di corsa. ‘Siete qui da molto?’

‘No.’, le sorrise Ron, mentre Harry biascicava un saluto.

‘Ah, stavo cercando materiale per la ricerca di Incantesimi e ho perso il senso del tempo.’, disse la ragazza a mo’ di scusa.

‘Ma Hermione, è presto per quella ricerca. Mancano ancora…’, iniziò Ron, per essere subito troncato.

‘Non c’è mai abbastanza tempo per fare le cose per bene, Ronald! E vedete di non prendervi all’ultimo secondo come al vostro solito!’

Harry rise, pulendosi la bocca dal sugo. ‘Mi chiedo perché ci provi ancora, Ron…’

‘Bhe…’, sorrise il rosso, facendo spallucce, senza analizzare ulteriormente.

‘Mi chiedo quando Dumbledore troverà un professore per Difesa…’, proseguì Hermione, senza badare ai due che ridacchiavano sotto i baffi.

‘Presto spero.’, dichiarò seccamente Harry, tornando con aria cupa alla cena, con sommo spiacere di Ron.

‘Massì, quest’anno troverà qualcuno di meglio! Peggio dell’anno scorso non si può andare, del resto…’, annuì convinto Ron, nella speranza di sollevare l’umore generale.

‘Piuttosto, Harry, ti sei accorto che Snape ti fissa spesso, quando mangiamo?’, chiese Hermione, lanciando un’occhiata furtiva al tavolo dello staff.

Il ragazzo, chino sul suo piatto, annuì, ma non replicò

‘Bhe, tu non badarci. Sai com’è fatto quell’uomo…’, sbottò la ragazza, un po’ scocciata al ricordo di uno tra i tanti commenti di troppo del loro professore.

Il moro annuì, e nel movimento vide qualcosa che attirò la sua attenzione.

 

Harry si alzò senza fretta, prese i suoi libri e disse: ‘Ragazzi, devo fare una cosa. Ci vediamo dopo.’

‘Ma!’, protestò Hermione, facendo per trattenerlo.

‘Ci sta guardando, Hermione. Sorridi e fa’ finta di niente.’, sorrise Harry.

‘A dopo, Harry.’, annuì Ron, attaccando una fetta di dolce.

‘A… Dopo, Harry.’, fece eco Hermione, con un’espressione scocciata sul volto, ma il ragazzo se n’era già andato.

 

Harry aspettò che il corridoio fosse vuoto, cosa che accadde presto, dato che gran parte degli studenti era a cena.

‘Ehi!’

Il ragazzo davanti a lui si girò di scattò, tirando fuori la bacchetta e puntandogliela davanti al naso. Harry afferrò immediatamente il sottile polso e lo spinse di lato, scaraventando il proprietario sul pavimento e sparpagliando alcuni libri, boccette d’inchiostro e pergamene varie. Tra un respiro spezzato e l’altro, Harry cercò di capire cosa fosse successo; non aveva ancora processato del tutto l’accaduto che stava già indietreggiando.

 

Il ragazzo seduto sul pavimento alzò gli occhi su di lui.

‘Ah!’, esclamò sorpreso. ‘Apetta… Io…’ Si alzò a fatica, ma evidentemente il più in fretta possibile. ‘Mi spiace, non intendevo… Mi hai spaventato!’

‘Anche tu hai spaventato me.’, notò acidamente Harry, sempre assicurandosi che ci fossero un  paio di metri di distanza tra lui e l’altro.

‘Mi dispiace! Non mi aspettavo… Che venissi a cercarmi.’, a questo punto il ragazzo arrossì e abbassò lo sguardo.

‘Sei stato tu a cercarmi per primo no? Che cosa vuoi?’, tagliò corto Harry, sulla difensiva.

‘Ecco io dunque non è che potremmo andare da qualche altra parte a parlare? Magari dove è più tranquillo…’, balbettò il ragazzo.

‘Senti, non mi sembra proprio il caso. Mi hai appena attaccato!’, gli fece notare l’altro, piuttosto alterato.

‘Bhe, non che mi sia riuscito molto, no?! Ciò non che avessi intenzione di attaccarti né niente ma non pensavo che potessi essere tu e…’

‘Ma i tuoi amici li accogli tutti così?’, chiese Harry, sollevando un sopracciglio.

‘Generalmente nessuno mi rivolge la parola. Cioè, nessuno che io non debba poi cioè…’, il ragazzo lasciò morire la frase così, ma poi alzò di scatto la testa, percorse deciso i tre metri che lo separavano da Harry e tese la mano destra e disse: ‘Sono Blaise Zabini.’

L’altro ragazzo soffocò una risata. ‘Sì, questo penso di averlo capito. Io sono Harry Potter.’

‘Sì, sono abbastanza sicuro di saperlo.’, annuì Blaise.

A questo, Harry si irrigidì leggermente, e non fece nessun movimento per prendere la mano che gli era stata tesa. Blaise ne sembrò abbastanza contrariato. ‘Pensavo che anche in Gryffindor si usasse una stretta di mano.’

‘Oh, bhe, il problema non è il nostro uso quando il vostro.’, ribattè Harry. ‘Mi è sempre sembrato di capire che date una particolare importanza a tale gesto.’

‘Volevo solo essere civile.’, sbottò Blaise.

Harry sorrise e si sporse in avanti, prendendo la mano del ragazzo. ‘Allora piacere, Zabini.’

Blaise arrossì. ‘Piacere…’, biascicò.

 

‘Allora…’, iniziò Harry, avviandosi verso un corridoio laterale che sapeva condurre verso la torre d’astronomia, mentre Blaise lo seguiva. ‘A che cosa devo questo tuo insistente seguirmi?’

‘Eh?’

‘Anche l’altro giorno mi stavi fissando… E il primo giorno di scuola…’, gli sorrise Harry divertito.

Blaise abbassò gli occhi, imbarazzato. ‘Bhe, dunque… Noi… Cioè… Siamo… Bhe…’

Harry congelò dov’era. ‘Noi? Noi, chi?’, chiese abbassando la voce e dando  rapide occhiate intorno.

‘Io e te.’, replicò Blaise, con aria perplessa.

‘Io e te?’, ripetè l’altro stupito.

Zabini arrossì violentemente, distogliendo lo sguardo. ‘Sì, io e te siamo parenti… Non penso che lo sapessi, ecco…’, annuì poi.

Harry lo fissò stupito.

 

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‘Adesso spiegami tutto con calma.’, lo esortò Harry, sedendosi di fianco a Blaise, che era appoggiato sul davanzale dell’unica finestra della stanza. Preso dalla curiosità, Harry aveva portato l’altro ragazzo a uno dei tanti piccoli depositi della torre d’astronomia, uno di quelli che usava quando gli andava di starsene per conto suo.

‘Mio padre… era… Dunque, come dire, era fratello da parte di madre di James Potter. Che sarebbe tuo padre, no?’, iniziò Blaise, annuendo.

‘Sì. Non penso ci siano possibilità di errore. Ma perché nessuno me ne ha mai parlato?’

‘Quando mia… Nostra, effettivamente, nonna Marjoram è morta, tuo nonno ha mandato mio padre da parenti.’

‘… Forse è meglio se mi fai uno schema, non credi?’, disse l’altro ragazzo, tirando fuori un pezzo di pergamena e una matita. Blaise annuì, prendendoli, e iniziò a disegnare.

‘Allora, qui c’è nonna Marjoram, ok? E si è sposata due volte. Dal primo matrimonio è nato mio padre, dal secondo il tuo.’, concluse tracciando altre poche linee. ‘Tuo nonno, da quel che so, si chiamava Brastias Potter, ma mio padre non me ne parlava molto. Di mio nonno, invece, non so proprio niente; mio padre aveva il cognome di sua madre, per cui non saprei nemmeno risalire alla famiglia…’

‘Praticamente sei mio cugino.’, concluse Harry, guardando lo schemino.

Blaise annuì, senza dire niente.

‘Perché sei venuto a dirmelo solo ora?’, continuò il Gryffindor, con tono un po’ scettico.

‘Io… Bhe, non ho mai pensato… Cioè, mi è venuto in mente solo ora…’, balbettò Blaise, scuotendo la testa.

‘Di cosa hai bisogno?’, chiese Harry alzandosi in piedi e incrociando le braccia sul petto, scocciato.

‘Tu… Tu-sai-chi.’

‘Voldemort cosa?’, insistette il ragazzo.

Blaise sobbalzò leggermente. ‘E’ solo un nome. E’ solo… Voldemort.’, disse poi, più a se stesso che altro.

Harry annuì, mentre la sua postura si rilassava leggermente. ‘Sì, è solo un nome.’

‘Me lo diceva sempre, mio padre. E’ solo un nome. Non devo aver paura di dirlo.’, annuì con foga Blaise. Poi girò la testa su un lato e bisbigliò: ‘Ha ucciso mio padre.’

 

Harry a questo non seppe cosa rispondere. ‘Ah. Mi dispiace.’, mormorò, poco convinto e improvvisamente assalito da sensi di colpa immotivati.

‘Tu l’hai visto, no? Quando è morto Diggory. Dopo poco più di una settimana ha ucciso i miei.’

‘Anche… Tua madre? Mi dispiace.’, Harry abbassò lo sguardo ulteriormente.

‘Adesso vorrei evitare che uccidesse anche me. Ecco tutto. Sei l’unico parente di cui posso fidarmi.’, disse Blaise, alzando la testa con decisione e con essa anche il volume della propria voce.

‘Sono Harry Potter.’, concluse per lui il suo interlocutore, senza guardarlo in faccia.

‘Diamine, sei uno che ci è sempre stato dentro fino al collo. Saprai cosa fare… no?’

Al tono speranzoso del ragazzo, Harry scoppiò a ridere. ‘Procurati molta fortuna.’, rispose acidamente. ‘Mi dispiace ma non posso aiutarti. Non saprei da che parte iniziare. Chiedi a Dumbledore, non capisco perché tu non sia andato da lui fin dall’inizio.’

‘Ma… E’ un Gryffindor!’, protestò Blaise, alzandosi in piedi e guardando Harry con aria disperata.

‘E io sono un’Hufflepuff?’, sbottò l’altro ragazzo acido.

‘No, ma… Tu sei… Famiglia.’

 

Harry lo fissò. Non riusciva a capire cosa stesse dicendo. Tutto questo discorso non aveva senso. Scosse la testa. ‘Ma se non mi conosci nemmeno!’

‘Sì, ma… Siamo sulla stessa barca. Cioè, Tu-s… Voldemort ci cerca per lo stesso motivo! Tu… Saprai sicuramente qualcosa di più, qualcosa che possa esserci utile, non so… una maniera… Dovrai pur sapere qualcosa!’, terminò urlando, mentre afferrava Harry per il maglione.

I due si guardarono negli occhi. Poi Blaise abbassò lo sguardo e sussurrò: ‘Perché non vuoi aiutarmi?’

Harry afferrò la mano che ancora gli teneva la divisa, mentre una strana luce gli accendeva gli occhi. ‘Dici che Voldemort ci cerca per lo stesso motivo. Ma quale è?’

Blaise lo guardò sconvolto. ‘Ma… Non lo sai? Non lo sai!’

Harry lo fissò negli occhi e scosse la testa. ‘Dimmelo. Mi interessa.’, disse a voce bassa.

 

Blaise si lasciò cadere di nuovo a sedere. ‘Mio padre… Mio padre diceva sempre che Tu-sai-chi non aveva diritto di reclamare la discendenza per sé, che lui e suo fratello avevano il sangue… Molto più puro e… Ma quello stupido di suo fratello era andato a diluirlo con una… Ma… Insomma, che lui era  il vero erede di Slytherin. E Tu-sai-chi avrebbe dovuto tirarsi da parte. Ma… guarda dove l’ha portato, questa storia. Si è fatto ammazzare… E anche…’, Blaise si interruppe, lacrime rabbiose che spuntavano sul suo volto. Si girò di scatto e cercò di asciugarle con la manica.

Harry lo fissò inebetito il ragazzo che aveva appena sollevato il coperchio che per anni aveva coperto la sua vita. Tese poi le mani e lo abbracciò. Blaise si irrigidì ulteriormente. Harry gli fece appoggiare la testa sulla propria spalla. ‘Va tutto bene, cugino. Va tutto bene.’

 

Mentre Blaise Zabini, sconosciuto fino a mezz’ora prima, piangeva aggrappato a lui, Harry fissava il soffitto della stanza, sorridendo.

 

(/) (\)

 

‘Ron!’

Sentendosi chiamare, il ragazzo si girò verso la provenienza della voce.

‘Harry!’, il rosso smise di salire le scale, aspettando l’amico che arrivava a passo sostenuto. ‘Meno male. Dov’eri finito? Ero anche andato al campo a vedere se stavi volando…’

‘Senti… Devo chiederti un favore… Per quella storia.’, iniziò Harry, prendendolo per un braccio e facendolo continuare la salita.

Ron annuì. ‘Dimmi.’

Harry abbassò la voce. ‘Penso di aver capito perché Tom era sulle mie tracce.’

L’altro spalancò gli occhi. ‘Davvero? Bene, suppongo… Perché?’

‘Adesso non posso spiegartelo. Domani dopo le lezioni vieni con me, ti presento una persona e ti spiego tutto, ok?’

‘Certo.’

Harry sorrise. ‘Grazie. Adesso è meglio se ci sbrighiamo, Hermione potrebbe preoccuparsi.’ Il ragazzo lasciò il braccio dell’amico e accelerò il passo su per le scale, lasciandosi il rosso alle spalle e non vedendo così l’espressione cupa che Ron aveva assunto.

 

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‘Ehi, Harry.’

‘Mh?’, il ragazzo alzò lo sguardo dalla Mandragora di cui si stava occupando.

‘Avevi detto che dovevi parlarmi di una certa cosa, sul treno. Ma poi non l’hai più fatto’, continuò Neville, senza smettere di lavorare.

‘Ah.’, sorrise Harry, riabbassando lo sguardo sulla sua pianta. ‘Sì.’ Harry avvicinò discretamente la propria Mandragora a quella di Neville, e si spostò verso il ragazzo. ‘E’ a proposito di Voldemort.’

Neville lasciò andare la paletta, facendo cadere sul tavolo la terra che stava spostando. ‘Tu-sai-chi?’, sibilò a voce bassa.

‘Sì. Indirettamente. Te ne parlo con più calma… Appena abbiamo un po’ di tempo.’, annuì Harry ritornando al suo posto; in quella si accorse che Malfoy li stava fissando e pensò gentile sorridergli. L’altro ragazzo distolse lo sguardo.

Harry rise.

 

Il rumore di un vaso che andava in frantumi fece girare tutti verso un tavolo dove stavano lavorando ragazzi di un’altra classe. Altri rumori non meglio identificati seguirono subito dopo, fino a quando non fu evidente che due di loro si stavano azzuffando rabbiosamente. Nel particolare, quello più massiccio, che Harry sembrava ricordare si chiamasse Nott e fosse in realtà del suo stesso anno, stava cercando di strangolare l’altro, dopo averlo bloccato sul tavolo; a quel punto intervenne un terzo, che gli assestò un calcio all’altezza del ginocchio. L’offeso cacciò un urlo e si girò, furioso, saltando addosso al nuovo venuto e trascinandolo sul pavimento. Prima che nessuno dei tre potesse fare altro, la professoressa Sprout piombò sulla scena urlando loro di smettere. Dopo qualche secondo, tutto era tornato tranquillo.

‘Signor Nott, torni immediatamente alla sua Mandragora!’, ruggì la donna, stranamente alterata in confronto alla sua normale tranquillità. ‘E voi due, sempre a dar fastidio! Ma sappiate che il professor Snape ne sarà informato. Mi aveva assicurato che dovevo solo darvi un’occhiata ogni tanto, e invece… Come se non avessi abbastanza problemi con le mie classi…’, concluse la professoressa, tornando verso il tavolo di Harry e Neville con Nott. ‘Tornate subito al lavoro!’

 

Con la coda dell’occhio, Harry vide, all’altro capo della stanza, il primo dei ragazzi tendere una mano all’altro per aiutarlo ad alzarsi, ridendo. Il secondo lo fissò cupo per un attimo, poi sorrise suo malgrado, iniziando a ridere anche lui.

Harry scosse la testa.

 

(/) (\)

 

‘… e poi quando è finalmente spuntata la prima fogliolina, era così bella!’, stava descrivendo Neville, agitando la sua forchetta con aria deliziata. Mentre Ginny cercava di soffocare uno sbadiglio nella sua cena, Hermione iniziò la propria tirata.

‘Trovo magnifico vedere queste piante crescere, nel senso, durante il secondo anno ci siamo limitati a ripiantarle, ma ora finalmente possiamo seguirle in tutte le fasi di crescita, anche se mi chiedo perché la professoressa Sprout ci abbia dato solo un libro da leggere su di esse, sarebbe il caso di approfondire l’argomento, non pensate?’

‘Bhe, io preferisco il lavoro pratico, sai come sono, però un po’ di lettura così, per avere un po’ di informazioni in più, niente di serio dico, però…’, continuò Neville annuendo.

A quel punto Harry si alzò in piedi e fece cenno a Ron di fare altrettanto. ‘Noi dobbiamo andare, ci vediamo dopo nella Sala Comune, ok?’, sorrise il moro, prendendo le sue cose.

‘Ma dove andate?’, chiese perplessa Ginny.

‘Abbiamo un progetto su cui lavorare…’, spiegò vagamente Harry, sorridendole. ‘Ci vediamo.’, e si avviò seguito dal rosso.

 

Harry aprì lentamente la porta del magazzino, infilandovi oltre la testa. Invece del cadavere che quasi si aspettava di trovare, vide solo un sobbalzante Blaise Zabini, che dallo spavento lasciò andare il libro che stava leggendo. Harry gli sorrise e si avvicinò, raccogliendoglielo e porgendoglielo.

‘Ciao.’

‘C-ciao…’, rispose Blaise, scoppiando in una risata nervosa. ‘Scusa, ma… Mi hai spaventato.’ Poi vide Ron e s’interruppe.

Il rosso lo guardò vagamente perplesso, poi si avvicinò anche lui.

‘Blaise, questo è il mio migliore amico Ronald Weasley.’, annuì Harry, indicandolo. ‘Ron, ti presento mio cugino, Blaise Zabini.’

I due si fissarono. Poi Blaise tese la propria mano. ‘Ciao, Ronald. Piacere.’

Ron la prese, stringendola lievemente. ‘Piacere.’, disse poi a voce bassa. ‘Sei uno Slytherin.’, notò poi. Blaise serrò la mascella, evidentemente infastidito.

‘Anche io ho una cugina in Slytherin, sai, Harry?’, continuò poi il rosso a voce più alta. ‘Una scocciatura con due gambe, ti assicuro…’

Harry rise. ‘Davvero? Bhe, non presentarmela, va’. Comunque, Blaise di certo non lo è, vero?’ Per tutta risposta, il ragazzo lo guardò storto. ‘No di certo.’, si auto-rispose Harry un attimo imbarazzato.

 

‘E questo cugino da dove viene fuori?’, chiese poi Ron, sedendosi sul davanzale.

‘Guarda, mi ha gentilmente disegnato uno schemino… Vedi, qui ci sono io… Poi mio padre, mio nonno, mia nonna, il padre di Blaise…’, spiegò rapidamente Harry distendendo la pergamena sulle proprie ginocchia.

‘Mh, per cui tuo padre e il suo erano mezzi fratelli?’, si assicurò Ron; i due annuirono entrambi. Il rosso scrutò Blaise dalla testa ai piedi. ‘Ti assomiglia un pochino…’, notò, al che lo Slytherin arrossì.

‘Davvero? E’ la prima volta che mi dicono che assomiglio a qualcuno di vivo…’, Harry scoppiò a ridere.

‘Vorrei anche rimanerci, vivo, grazie.’, protestò Blaise, sempre fissando il pavimento.

‘Mh, certo, certo…’, borbottò Harry cercando di darsi un contegno. ‘Veniamo alle cose più importanti, ora. Blaise mi ha spiegato perché Voldemort ha intenzione di uccidermi – o meglio ucciderci. Come avevamo ipotizzato, io e lui siamo discendenti di Salazar Slytherin, e dunque politicamente pericolosi.’

‘Eh?’, vocalizzò Ron, non capendo.

‘Voldemort utilizza il prestigio che gli deriva dall’essere erede di Slytherin per unire gran parte della Casata attorno a sé. Mio padre poteva essere un pericolo, per cui… L’ha ucciso.’, spiegò Blaise, la voce che gli moriva nel finale.

Ron sul momento non seppe che dire, e prima che potesse provarci, Blaise continuò. ‘Adesso rimaniamo solo io e… Harry. Ci vuole morti. Siamo troppo pericolosi, non tanto per quello che possiamo fare quanto per quello che gli altri possono fare di noi. Cioè, almeno io. Harry magari… Può fare qualcosa di più?’, chiese guardando il cugino con speranza.

‘Non ci contare troppo. Te l’ho detto sin dall’inizio, no? Quello che serve è tanta fortuna.’

A quel commento, Blaise abbassò gli occhi.

 

‘Bhe,’ intervenne a quel punto Ron, cercando di risollevare la situazione. ‘Hai il libro, no?’

Gli altri due si girarono di scatto verso di lui.

‘Ron! Ma sei scemo o che?!’, ruggì Harry, mentre Blaise chiedeva ‘Che libro?’

Seguì un momento di silenzio teso. Poi Harry si girò verso il cugino. ‘Te ne avrei parlato più avanti. Ne so poco e non sono certo che sia sicuro da maneggiare.’ Allungò le mani e fece avvicinare Blaise tirandolo per il maglione. ‘Penso sia una specie di Libro delle Ombre scritto da… Slytherin. Per ogni riferimento futuro, è il libro di Nonna Sally, ok?’, bisbigliò. ‘Sicuramente è un’arma che noi abbiamo e Voldemort no. Ma ci sto ancora lavorando sopra.’

‘Chi te l’ha dato?’, chiese stupito l’altro.

‘L’ho trovato per caso. Da come la metti tu, doveva essere della nostra famiglia. Di un ramo o dell’altro.’

‘Pensi possa essere utile? E’… pericoloso.’

‘Certo. Non avevo intenzione di parlartene subito, infatti.’, annuì Harry, al che Blaise lo guardò fisso negli occhi e lo afferrò per la maglia, appena sotto la cravatta.

‘Senti, Harry, so che tu sei l’eroe del mondo magico eccetera eccetera, ma mio padre è morto per aver cercato di metter naso negli affari di Tu-sai-chi. Stai attento a non ripetere lo stesso errore.’

‘Voldemort ci voleva morti già 15 anni fa.’, rispose Harry a denti stretti. ‘Tuo padre sarebbe morto lo stesso. Sto cercando di salvarci la vita E se tu hai un’idea migliore, TIRALA FUORI!’, concluse urlandogli in faccia. Blaise lo lasciò andare di colpo, indietreggiando spaventato. Poi cadde in ginocchio, tremante.

‘Mi dispiace! Mi dispiace! Non volevo dire quelle cose, ma ha ucciso papà, e mamma, e adesso sta venendo qui per me e io…’, qui si interruppe, sollevando il volto rigato dalle lacrime e fissando Harry. ‘Io ho paura!’, urlò. ‘Ho tantissima paura, non sono come voi, io non riesco più a dormire e non so cosa fare e ci sei solo tu! Ma io ho paura!!’ A quel punto si lasciò definitivamente cadere sul pavimento, singhiozzante.

Harry si limitò a togliersi gli occhiali e a stropicciarsi stancamente gli occhi.

 

Ron entrò in panico. Cosa avrebbe fatto Hermione? Non gli veniva in mente nulla; non aveva mai visto Hermione in una situazione del genere. E generalmente sua madre preparava del tè, ma lì non sembrava esserci nemmeno un pentolino. Decise a quel punto di andare un po’ a caso: si alzò in piedi e sollevò lo Slytherin da terra, cosa abbastanza semplice vista la sua corporatura minuta. ‘Forza!’, esclamò, spingendolo  delicatamente a sedersi di fianco ad Harry. Insomma, era suo cugino, lui doveva sapere cosa fare, no?

Harry gli passò un braccio attorno alle spalle. ‘Non piangere, Blaise. La situazione non sembra mai delle più rosee, ma poi si sistema sempre tutto.’, disse senza troppo slancio.

‘Diggory è morto solo perché era lì con te, vero?’, chiese l’altro ragazzo con un filo di voce. ‘Dicono così.’

Harry lo fissò. Ron pensò che in quei momenti il suo amico sembrava tanto volersi mettere a piangere anche lui. ‘E’ vero. Cedric sarà il primo e l’ultimo, però. Non lascerò che ti succeda niente. Sei la mia famiglia, no?’

Blaise continuò a piangere, ma Harry non ne sembrò troppo infastidito.

 

(/) (\)

 

Ci volle mezz’ora buona perché Zabini si calmasse; quando alla fine smise di piangere e sembrò abbastanza pronto per riprendere il discorso, Harry gli chiese come fosse la situazione in Slytherin di quei tempi.

‘Bhe, nel nostro anno c’è Draco Malfoy. E Crabbe e Goyle. E Nott, Calamus Root, il secondo dei Cradlemass, Daniel Clarisant… Bloodstone, Tom Mugwort, Chrysolite, Coriander Sager, e… Basta, dovrebbero essere tutti qui.’, rispose il ragazzo, contando sulle dita delle mani.

‘Ma scusa… Pansy Parkinson?’

‘E’ una ragazza.’

‘Ehm, sì… Bhe… Non importa, parlami di questi qui.’, replicò Harry scuotendo la testa.

‘Malfoy, dunque, gira con Crabbe e Goyle.’

‘Sì, ok, questo lo sanno anche i muri.’, sbottò Ron. ‘Dicci qualcosa di più utile. Chessò, ha qualche segreto terribile che non vuole far sapere a nessuno?’

Blaise lo guardò contrariato. ‘Di certo non viene a dirlo a me!’

‘Stai zitto, Ron, e lascialo parlare! Continua.’

‘Sì. Dunque, anche Mugwort fa parte del loro gruppetto, occasionalmente, e penso che Bloodstone e Chrysolite siano… Bhe, più o meno delle stesse opinioni.’, Blaise si interruppe, pensieroso. ‘Cradlemass è sicuramente anti-Voldemort.’

‘Ah sì?’, chiese poco convinto Ron.

‘Sì, certo. Sono famosi. I Cradlemass sono un ramo dei Malfoy – si sono staccati un centinaio di anni fa, rifiutando di seguire le tradizioni di famiglia per non so più che questione.’

Harry sorrise. ‘Buono a sapersi.’

‘Camber Cradlemass è del nostro anno, ma poi c’è suo fratello maggiore Albanactus, al sesto, e quello minore, Locriqualcosa, al quarto. Il loro padre è un Auror.’, annuì convinto Blaise, soddisfatto di poter fornire delle informazioni nuove.

‘Bene. Questi sono miei.’, sorrise Harry, passandosi la lingua sulle labbra. Ron lo guardò con una punta di preoccupazione.

‘Di Nott non so molto.’

‘Suo padre è un Death Eater.’

‘Ah. Root e Clarisant non so dove si collochino, e nemmeno di Sager so molto, mi spiace. Io… Non sono molto in politica, se vuoi dire così.’, concluse Blaise scuotendo la testa. ‘Però, tornando ai Cradlemass, sono famosi per la loro posizione, per cui un qualsiasi Slyhterin che voglia schierarsi contro Voldemort potrebbe andare a parlare con uno di loro. Anche se si dice che siano traditori della Casata e… Spie di Gryffindor.’

A questo Harry scoppiò a ridere, mentre Ron sembrò offeso. ‘Ma se non sappiamo nemmeno chi sono!’, protestò il rosso.

 

‘Hai presente, oggi, ad Erbologia, che Nott ha litigato con altri due Slytherin?’, chiese poi Harry. Blaise annuì. ‘Chi erano? Li conoscevi?’

‘Certo, e chi non li conosce? Due piantagrane, Bron e Creel, del quarto anno.’

‘Buono a sapersi.’

‘Mica tanto. Creel non è mai una buona cosa, tienilo a mente.’, sbottò Blaise.

‘Danno fastidio anche a te?’ Harry alzò un sopracciglio, curioso.

‘Mah, occasionalmente.’, rispose lo Slytherin facendo spallucce.

‘Ti danno in fastidio in molti.’

Blaise non rispose, distogliendo lo sguardo.

 

‘Hai altri parenti, ad Hogwarts?’

‘Mio padre aveva solo un fratello.’

‘E tua madre?’

Blaise strinse le labbra prima di continuare. ‘Ha… Aveva una sorella e un fratello, ma non ci vedevamo molto. Mia madre era in Gryffindor, e parte della famiglia non l’ha presa bene.’

‘Per cui avrai degli altri cugini.’

‘Daniel Clarisant e sua sorella, Laitha, sono figli di Zio Nasciens. Mentre… Bhe, Narcissa… Mh, Narcissa Malfoy è mia zia… Per cui direi che questo fa di Draco Malfoy mio cugino…?’

‘Direi proprio di sì.’, rispose Harry, camuffando una risata.

‘Ma Zia Narcissa non vedeva mia madre in buona luce, comunque, e io non l’ho mai conosciuta.’, aggiunse ulteriormente il ragazzo.

‘Peccato. Prima o poi farò un discorsetto a quattr’occhi con quell’altro tuo cugino, Blaise… chissà se possiamo considerarci parenti?’

‘Non dire scemenze, Harry! Tu parente di Malfoy!’, sbottò Ron.

‘Legalmente no.’, intervenne Blaise. ‘Anche perché se no saremmo tutti parenti di tutti. Ma si usava una volta considerarsi tutti una famiglia. Molto una volta…’

‘Sai un sacco di cose su queste questioni, vero, cugino?’, gli sorrise Harry.

‘Mio padre me ne parlava sempre.’, annuì il ragazzo, tornando a guardarsi le scarpe.

 

‘Bhe, direi che per oggi possiamo smettere e tornarcene alla torre. Chi la sente se no, poi, Hermione?’

 

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‘Eho, Cal.’

L’interpellato non alzò nemmeno la testa dal libro di incantesimi che stava leggendo, spaparanzato sul letto. ‘Mh?’

‘Dovevi proprio andarci così pesante, oggi?’, chiese il suo interlocutore, lasciandosi cadere di fianco a lui.

‘Non ho detto nulla di particolare.’, il ragazzo sollevò gli occhi, un sorriso che gli giocava sulle labbra. ‘E’ lui che se l’è presa per niente.’

L’altro sbuffò. ‘Sai bene che hai colpito nel segno e rigirato il coltello.’

Una risata divertita fu la risposta, poi nessuno dei due parlò per un po’.

 

‘…Sarebbe meglio se evitassi di farti odiare così, Cal?’

Il ragazzo afferrò il libro che stava leggendo e lo chiuse violentemente. ‘Lo sai che ODIO, ODIO, ODIO quella gente!’, urlò furioso, sbattendo il tomo contro il cuscino ad ogni parola per sottolineare il concetto.

‘Sì, sì, lo so.’, sbottò l’altro, evidentemente abituato a queste scenate. ‘Fai come vuoi allora. Ma è pur sempre tuo cugino.’

‘Ecco, ODIO anche tutta la mia famiglia, sai pure questo!!’

‘Spero di non scoprire mai di essere tuo parente alla lontana…’, rispose il ragazzo, anche se era evidente dal tono di voce che ormai la stava buttando sul ridere.

‘Bah, l’unica cosa buona di te è che vieni da fuori, JK.’, commentò sogghignando Cal.

L’altro ragazzo si limitò a sorridere, scuotendo la testa. ‘E non sono un grande appoggio per il Munifico Piano, vero? Pare che tu mi hai scelto apposta per far infuriare tuo padre…’

‘Nah, se fosse stato come dici tu, avrei accalappiato Cradlemass. Ma poi, scusa un attimo…’, il ragazzo si alzò a sedere. ‘Io ti avrei scelto?’, chiese con un ghigno. ‘Sei tu che ti sei appiccicato a me!’

JK gli diede uno spintone giocoso. ‘Effettivamente, più che scelto, diciamo che hai preso a pugni la prima cosa che hai visto in mezzo al corridoio, e semplicemente capitava che ero io.’

Capitava che ero io non sta né in cielo né in terra, amico. C’è da chiedersi dove hai imparato l’inglese!’, lo schernì Cal, mentre cercavano di sbilanciarsi a vicenda, spintonandosi.

‘A casa mia, ovviamente, idiota!’, rise JK, riuscendo con una finta a farlo cadere dal letto.

 

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Ron girò l’angolo e andò a sbattere su qualcosa, che cedette facilmente e rotolò miseramente per terra con un mugolio.

‘O diamine.’, sbottò il rosso, accorgendosi di aver appena abbattuto il cugino del suo migliore amico, che ora lo guardava scocciato dal pavimento. ‘Scusa, non guardavo dove andavo.’, sorrise Ron con una punta di imbarazzo, chinandosi per raccogliere i fogli dell’altro ragazzo.

‘Niente…’, borbottò Blaise, dandosi da fare anche lui.

‘Hai qualche lezione, adesso?’, chiese il Gryffindor, guardandolo di sottecchi.

Lo Slytherin alzò la testa di scatto, fissandolo in volto. Ron sobbalzò istintivamente, indietreggiando.

‘Perché?’, chiese poi con aria molto attenta.

‘Perché se no… Be’, potevamo fare due passi insieme… Io tanto non ho niente da fare.’, balbettò fuori l’altro ragazzo. ‘Ma se sei occupato, pazienza.’

‘Non ho tempo da perdere gironzolando.’, sbottò il moro, alzandosi in piedi.

Ron l’imitò. ‘Ah, allora niente.’, borbottò deluso, e si girò, avviandosi. ‘Ciao.’

‘Però, se dovevi chiedermi qualcosa di particolare… Be’, non sarebbe tempo perso.’, disse rapidamente Blaise, rincorrendolo.

Ron lo guardò, da 20 centimetri più sopra, e inclinò leggermente la testa, per poi rispondere freddamente: ‘No. Non dovevo chiederti nulla.’ Quindi fece nuovamente per andarsene.

‘Allora… Magari potremmo andare in biblioteca, che ne dici?’

Ron si girò a fissarlo nuovamente, evidentemente scocciato; Blaise arrossì. ‘Cioè, non vorrei che tu fraintendessi, non è che io non voglia passare del tempo… con te…’, iniziò lo Slytherin, per poi lasciar morire la frase, arrossendo ancor di più. ‘Nel senso, è che io odio proprio perdere tempo!... Ecco sì insomma, non ho niente contro di te… Quello che ho detto prima…’, a questo punto si interruppe, abbassando lo sguardo e rifiutandosi di continuare.

L’espressione di Ron si distese un po’. ‘Va bene, allora. Andiamo in biblioteca. Tanto prima o poi i compiti dovrò farli.’, concluse sbuffando e avviandosi.

Blaise, sempre rosso in volto, gli trotterellò dietro senza sollevare lo sguardo. 

 

‘Senti, ma… Tu in che anno sei?’

La testa di Blaise scattò verso l’alto, mentre Ron capiva dall’espressione del volto di aver fatto una pessima domanda. ‘Nel tuo!’, soffiò furioso l’altro ragazzo.

‘Ehm… Scusa, di solito non noto molto… Ehm, tutto in generale.’, borbottò Ron, guardandosi intorno con aria colpevole.

‘…Lo so di essere basso, non devi dirmelo anche tu.’, sbottò poi Blaise, accelerando il passo.

‘Be’, ma non c’è mica niente di male ad esserlo.’

‘E che ne sai tu, mister due metri e una banana?’, continuò il ragazzo, guardando dritto davanti a sé.

‘Ti assicuro che essere alti è una faticaccia, prendi dentro dappertutto! Una noia, sembro sempre un’idiota…’, annuì Ron, affiancandosi all’altro. ‘E non pensare che lo sono, eh!’

Blaise lo guardò sollevando un sopracciglio. ‘Non era nella mia agenda in data odierna.’

‘Ehm…’

 

La conversazione morì, senza che nessuno dei due sapesse cosa inventarsi per mandarla avanti. L’arrivo in biblioteca fu provvidenziale. Blaise si diresse rapido verso uno dei tavoli più nascosti e riservati, mentre Ron gli trotterellava dietro; quando il moro si sedette, il rosso l’imitò, abbarbicandosi di fianco a lui. Blaise lo guardò un po’ perplesso, poi tirò fuori i suoi appunti e il libro di pozioni ed iniziò a scrivere, con Ron che lo faceva lo stesso.

 

Dopo una ventina di minuti, il Gryffindor si girò verso di lui. ‘Ehi.’, bisbigliò.

‘Mh?’, chiese il ragazzo alzando la testa.

‘Senti, ma questo incantesimo di Trasfigurazione… Insomma, hai idea di come rispondere a questa domanda?’, chiese esasperato Ron, passandogli il foglio su cui stava lavorando. Blaise lo scrutò per un buon minuto, poi glielo porse indietro, scuotendo la testa. ‘Mi spiace, non ci capisco nulla. Però qui ho finito, se vuoi possiamo provarci insieme… A vedere su qualche libro, magari? Tanto devo farle anche io, quelle.’

Ron annuì e si alzò per andare a cercare qualche chilo di carta che li salvasse dalla furia della McGonagall.

 

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‘Ehi. Parlami della tua famiglia.’

Ron guardò Blaise perplesso. Il ragazzo annuì. ‘Dai, la tua famiglia.’

Il rosso inclinò leggermente la testa su un lato. ‘Ma tu devi sempre riportare tutti al loro albero genealogico?’

 

Dopo aver fatto tutti gli esercizi di Trasfigurazione, i due si erano trovati con un’ulteriore mezz’ora libera, e nonostante a Zabini non piacesse perdere tempo, avevano concordato che prendere un po’ di sole avrebbe potuto far bene ad entrambi. Per questo motivo, in quel momento erano seduti sotto un albero, i loro mantelli stretti addosso, contro un fastidioso vento autunnale.

 

‘Scusa.’, rispose il moro, girandosi dall’altra parte.

Ron ne studiò la forma, lentamente. ‘Sai? Io non baderò molto a quello che mi capita attorno, ma mi sono accorto di una cosa.’

‘Cosa?’, chiese Blaise, senza girarsi.

‘Sei un ottimo attore.’, rise il rosso.

Il moro si voltò di scatto verso di lui. ‘Cosa?!’, sibilò.

‘Sei un ottimo attore. Riesci a passare per lo Slytherin più patetico che la storia ricordi, ma non lo sei per niente, vero?’

Blaise lo fissò duramente per qualche secondo, poi lentamente un angolo della sua bocca si sollevò, in un  piccolo ghigno che, sul suo volto, stonava. Ron rise di nuovo.

‘Bhe, diciamo che se fossi davvero patetico sarei anche già morto.’, sorrise Blaise, agitando la testa. Ron tese un braccio e gli scompigliò i capelli, poi ne afferrò una manciata e tirò violentemente il ragazzo verso di sé; sorpreso, Blaise emise un mugolio di dolore.

Ron lo fissò negli occhi, gli diede un ulteriore scossone e poi scandì: ‘Non mi piacciono quelli che ci prendono in giro.’

‘Ehi, ehi!’, protestò Blaise, appoggiando le mani sulle spalle di Ron, senza fidarsi a muoversi ulteriormente. ‘Guarda che non vi stavo prendendo in giro! Davvero!’

Il rosso continuò a fissarlo, con un’espressione che diceva chiaramente che non gli credeva. ‘Ah sì?’

‘Davvero!’

Ron lo lasciò andare; Blaise non si spostò.

‘Davvero.’, sussurrò.

‘E allora cosa stavi facendo?’

‘Pensavo… Che così mi avrebbe aiutato.’, rispose Blaise, continuando a guardarlo negli occhi. ‘Pensavo che vi sarei… Piaciuto di più, ecco. Che…’

Incapace di continuare, il ragazzo abbassò lo sguardo, lasciando cadere le mani e sedendosi sui talloni.

‘Sicuramente. Come pensi che io mi possa fidare di te, ora?’, sbottò Ron, girandosi e rifiutandosi di guardarlo.

‘… Perché, prima ti fidavi?’, chiese acido l’altro ragazzo.

‘No, ti ho portato qui per farti fuori senza testimoni.’, replicò il rosso con lo stesso tono.

‘Mi dispiace. Non era mia intenzione fare niente di male. Ma evidentemente voi Gryffindor pretendete che uno che nemmeno vi conosce arrivi da voi con il cuore su un vassoio.’

‘Generalmente, quando si va a chiedere aiuto, a casa mia non si complotta alle spalle di chi si è offerto di darcelo.’

‘Non stavo affatto complottando!’, urlò Blaise, saltando in piedi. Ron alzò lo sguardo e fissò scettico l’ombra che si stagliava sulla luce del sole, ormai al tramonto. ‘Volevo solo… Adattarmi ai vostri… standard.’

‘Standard?’

Blaise si accucciò di nuovo di fianco a lui. ‘Nel senso, voi siete Gryffindor, in genere la gente viene da voi supplicandovi e voi date loro una mano, no?’

Ron scoppiò a ridere. ‘E questa dove l’hai sentita?!’

Il moro sembrò preso in contropiede. ‘Bhe, siete Gryffindor. Funzionate così.’

Il rosso tornò serio, lo guardò con aria esasperata e gli appoggiò una mano sulla spalla. ‘Senti, amico. Non so quante sciocchezze ti sei messo in testa su di noi, ma lasciale perdere. E’ chiaro che hai le idee confuse. “Noi Gryffindor” non siamo una massa uniforme; Harry ti vuole aiutare solo perché è Harry e… Bhe, diciamo che è incredibilmente buono, quando vuole. Qualsiasi persona con un po’ di buon senso ti avrebbe sbattuto la porta in faccia.’

‘E perché?’, chiese Blaise, facendo schioccare la lingua.

‘Perché sei uno Slytherin, e ti assicuro che se c’è una categoria di gente che ci rende la vita un inferno, siete voi. E se…’

‘Ehi! Adesso sei tu che stai generalizzando! E poi non c’è affatto necessità che me lo ricordi tu, che mezzo mondo ci odia!’

‘Bhe, non dico che hanno ragione, ma adesso non vorrai venir a dirmi che siete tutti bravi ragazzi, vero? E poi, chi è che ha bisogno di chi, ora come ora?’, sbottò Ron, alzando le sopracciglia.

Blaise saltò in piedi, furioso. ‘Hai visto!? Aiutate solo quelli che arrivano da voi strisciando!!’, urlò, mentre gli occhi gli si riempivano di lacrime, e senza aggiungere nulla, si girò e corse via.

Ron rimase a guardarlo come un pesce lesso.

 

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Blaise entrò di filato nel bagno dei ragazzi e ficcò la testa sotto l’acqua del rubinetto.

Dopo un buon minuto che era lì fermo, si accorse che c’era qualcuno di fianco a lui.

‘Ehi, Zabini. Hai deciso finalmente di farla finita?’

‘Sì.’, sputò il ragazzo alzandosi in piedi, l’acqua che ancora gli scivolava dai capelli sul volto e le spalle.

‘Mh, non posso darti del tutto torto. E’ un mondo di merda.’, ridacchiò il ragazzo davanti a lui.

Blaise lo guardò: era un tipo dai capelli castano chiaro, lunghi appena sopra le spalle, la carnagione chiara, ma non fino al giallognolo punto di molti suoi compagni di Casata. Quello che lo aveva sempre colpito di più di quel ragazzo erano gli occhi, di un azzurro limpido, simile al ghiaccio spesso, quasi trasparente. In due parole, Camber Cradlemass.

‘A proposito…’, aggiunse il ragazzo dopo un po’ che Blaise lo fissava senza dar l’impressione di voler contribuire alla conversazione. ‘Ho sentito dei tuoi. Mi spiace.’

‘Ah sì? Bhe, non ti preoccupare, con un po’ di fortuna presto li raggiungo.’, rispose l’altro acido.

Cradlemass sorrise. ‘Penso proprio che di questo passo ci riuscirai.’, rispose, battendogli una mano sulla spalla. Blaise si ritrovò a rispondere al sorriso suo malgrado.

 

I due si girarono giusto in tempo per vedere la porta della stanza che si apriva lentamente e Ron che spuntava sulla soglia, fissandoli. Cradlemass alzò un sopracciglio sorpreso, mentre Blaise si accigliava.

‘Non fare il pollo.’, disse il Gryffindor seriamente, fissando il moro. ‘Vieni qui e affrontami.’

Cradlemass si girò perplesso verso Blaise, con una domanda muta stampata in faccia. L’altro ragazzo sbuffò e replicò: ‘Non ne ho voglia.’

Ron scoppiò a ridere, ma smise subito, fissandolo duramente. ‘Ti ho detto di non fare il pollo. Mi dispiace per quello che ho detto, non ho pensato che potesse offenderti. Abbiamo già discusso abbastanza sul punto che ho la sensibilità di un elefante.’ Il rosso avanzò sui due, la testa leggermente ruotata sulla destra.

Blaise distolse lo sguardo, arrossendo. ‘No, non abbiamo niente…’

Ron lo afferrò per un polso, costringendolo a sollevare gli occhi. ‘Sai bene che se non lo fai, sei morto.’

Blaise congelò.

 

‘Ma tu guarda, che strana cosa.’, intervenne Cradlemass, la voce piena di sarcasmo, guardando i due. ‘Un Gryffindor dispotico. Chissà perché non ne sono sorpreso.’

‘Cradlemass, non…’

Ron girò la testa verso di lui. ‘E questo quale sarebbe, dei tanti? Sai, non riesco a ricordare i nomi.’

Blaise divenne più pallido di quanto già non fosse. ‘No, non…’, balbettò. ‘Andiamocene.’, disse poi con un filo di voce a Ron, cercando di spingerlo verso la porta.

Ma l’attenzione del Gryffindor ora era sull’altro ragazzo. ‘Ah, adesso ricordo. Questo è quello che ha due fratelli, vero?’

‘Ci conosciamo?’, chiese Cradlemass, socchiudendo gli occhi e preparandosi evidentemente ad un confronto.

‘Sono Ronald Weasley.’, disse, tendendo la mano verso lo Slytherin, mentre con l’altra teneva fermo Blaise. ‘Ah, e non badare a lui. Ha la tendenza ad evitare le discussioni, ma abbiamo davvero un paio di cose da chiarire, per cui dovrò convincerlo a parlarmi.’

Il ragazzo che gli stava davanti sorrise leggermente, con aria sorpresa. ‘Sì, un sacco dei nostri hanno questa tendenza. Camber Cradlemass.’, disse, stringendo la mano che gli era stata porta. ‘Sarebbe carino da parte tua lasciarlo andare, adesso.’

‘Mh?’, mugolò Ron, per poi ricordarsi che ancora stringeva il polso di Blaise. ‘Ah, scusa.’, disse, lasciandolo. Il ragazzo rimase immobile sul posto. ‘Bhe, adesso penso sia anche il caso di venire a capo di quella famosa discussione, no? Cradlemass, è stato un piacere; prima o poi avremo il tempo per parlare con un po’ più di calma. Ciao. Vieni, tu.’, così dicendo il Gryffindor se ne andò, trascinandosi dietro Zabini, che non opponeva alcuna resistenza.

 

Cradlemass si limitò a fissarli.

 

+ BLAISE –abbiamo– + 

 

 

 

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