Procede il tour del 1970-1997 della B’n’R Association and Production con la quinta tappa, che
presenta un considerevole spostamento
temporale in avanti.
Questa volta ci si occuperà infatti della seconda generazione, con focus
su Harry Potter e Ronald Weasley, mentre Miss Ginny si muove inquieta sullo sfondo. Ricordiamo comunque che si tratta di eventi accaduti prima della tappa
con cui abbiamo iniziato il viaggio (Trimurti
–siamo-). Data la particolarità di questa parte
del percorso, si prega i signori viaggiatori di legare le cinture di sicurezza
e non fare alcun tipo di movimento avventato.
I possessori della ‘Slytherin Card’ saranno lieti di sapere che la sospensione delle
facilitazioni a cui hanno diritto è solo temporanea. E’ severamente vietato
lanciare personaggi dal finestrino; chiunque abbia portato con sé una Mary Sue
è pregato di tenerla ben legata e chiusa nell’apposito
cestino.
Immensi ringraziamenti alla Beta di
Viaggio, Clyo.
La B’n’R Association
and Production vi augura un buon soggiorno e vi prega di lasciare un commento a
fine lettura! Grazie per aver scelto la nostra compagnia.
Kim & Alex, hostess incaricate
Nero. Ovviamente nero. Di che altro colore
avrebbe potuto essere? Verde, forse. Ma nero, be’, nero era ovvio. Rilegatura in
pelle, chiaramente. Pagine sottili, ingiallite, ma che non si erano mai
frantumate nemmeno quando lo sfogliava rapidamente, cosa che
ogni tanto era costretto a fare, per riguardare qualcosa che aveva
perso, per rivedere qualcosa che aveva dimenticato. Sul lato,
decorazioni in rune argentate; poche parole eloquenti, che stabilivano cosa
fosse e a cosa servisse. O almeno così aveva
sperato l’autore.
B’n’R Association and Production
is proud to present
a Harry Potter fanfiction
beta-read by: Clyo
(\)
IO SONO QUI, TU DOVE SEI? (/)
ovvero
%%% dreaming demons %%%
Everything you say
to me
Takes me one step closer to the edge
And I’m about to break
I need a little room to breathe
’cause I’m one step closer to the edge
And I’m about to break
Shut up when I’m
talking to you!
Shut up! shut up! shut up!
---
Linkin Park., "One Step
Closer "
Non aveva bisogno di aria, che che ne dicesse la
signora Weasley. Non aveva bisogno di sentire il
vento sul volto o vedere il cielo. Non ne aveva
bisogno perché gli ricordavano che il mondo andava avanti – e lui non era
sicuro di volerlo. Forse non desiderava ricordarlo, o forse non desiderava che
andasse avanti; su quel punto era ancora confuso. Ma
di certo non voleva vedere il cielo, adesso.
Essere dai Weasley era decisamente meglio che
starsene chiuso nel suo buco di camera in casa Dursley,
ma in quel momento avrebbe dato oro per tornarvici,
strisciare sotto il letto, accoccolarsi contro il muro e smettere di ricordare
che fuori la vita continuava.
Continuava anche se
non tutti c’erano, per viverla. Cedric era uno di
questi. Lui stesso, probabilmente, anche.
Si rannicchiò ancora
di più addosso all’enorme baule che gli stava di fianco, guardando un ragno che
gli correva incontro, sul pavimento; poi, muovendo appena un piede, lo
schiacciò sotto la suola della scarpa. ‘Ecco.’, pensò. ‘Un
altro di meno. E’ così semplice. E Voldemort farà lo
stesso con me.’ S’incassò nelle spalle, al pensiero fastidioso di essere
costato la vita a sua madre e di non riuscire comunque
a farci niente, con quell’esistenza che lei gli aveva
garantito a così caro prezzo.
‘Adesso basta.’,
disse fra sé e sé. ‘Lo sai bene che non pensi
veramente certe cose. Sei solo stufo, tutto qui. Presto ti passa. Presto ti
passa…’ Appoggiò la testa sul baule; finivano sempre, quei momenti, prima o poi, ma quando ci era dentro sembravano eterni.
‘Harry?
Harry, sei qui?’
Ginny Weasley
scese le scale in legno della cantina, accendendo la
lampada e cercando con lo sguardo tra scatole, bauli, libri e ciarpame di suo
padre. Non si sentì nessuna risposta. Eppure il ragazzo sarebbe
dovuto trovarsi lì; era l’unico posto della casa in cui non avevano
cercato, a parte il garage, dove ora stava guardando suo fratello.
Poi lo vide. Appoggiato sul lato di un vecchio baule, seduto su un cuscino che
in tempi migliori era stato rosso, lo sguardo perso nel vuoto, le braccia
incrociate, le mani che stringevano la maglietta che indossava. Ginny sbuffò.
‘Harry
Potter, esci immediatamente di lì! Non ho intenzione
di sporcarmi per venire a riprenderti!’, proclamò
mettendosi le mani sui fianchi, imitando inconsapevolmente il tono e la
posizione che sua madre usava spesso con i gemelli.
Il ragazzo si girò
lentamente nella sua direzione, mettendola a fuoco. ‘E
allora non venire.’, rispose, scrollando le spalle e tornando a fissare il
vuoto che aveva guardato fino a quel momento.
‘Harry,
insomma! Cosa diavolo pensi di fare?!’, urlò lei di
rimando, facendo un passo in avanti, scocciata.
Questo parve
scuoterlo dal suo torpore; si spinse in avanti, appoggiando le ginocchia per
terra e una mano davanti a sé, alzando gli occhi sulla ragazza: ‘Non rompere, Ginny!’, gridò
rabbioso, con tutto il fiato che riuscì a trovare. Rimase immobile, poi,
fissandola con gli occhi dilatati, leggermente ansimando e sembrando lui stesso
sorpreso dalla propria reazione
Ginny rimase ferma, presa
alla sprovvista; certo, Harry urlava spesso, di quei
tempi, ma con lei non aveva mai alzato la voce. C’era
qualcosa di sbagliato, oh sì, di molto sbagliato, nell’Harry
che aveva davanti. Guardò il ragazzo che tornava a sedersi, con le gambe
piegate su cui erano appoggiate le braccia, e il volto girato dall’altra parte.
Adesso evidentemente si rifiutava anche di guardarla. Ginny
sbuffò di nuovo, poi avanzò tra la polvere e andò a lasciarsi cadere di fianco
a lui, su un cuscino, facendo volare piume da tutte le parti. Tossicchiò un po’
e poi decise che era ora di provare di nuovo.
‘Harry?’,
iniziò, appoggiandogli una mano sulla spalla. ‘Perché non vuoi venire fuori con
noi a giocare, Harry?’
Nessuna risposta.
‘Lo so che c’è qualcosa
che non va, Harry. Mi dici cosa posso fare per
aiutarti?’, riprovò gentilmente.
‘Fa’ sparire il
cielo.’, fu la risposta secca.
Ginny sbuffò di nuovo. ‘Harry, cosa posso fare per aiutarti davvero, non…’
‘Hey,
Gin…’, l’interrupe lui all’improvviso.
‘…Sì?’, sorrise la
ragazza, sperando questa volta dicesse qualcosa di più
intelligente.
‘Gin, cos’è quello?’
Il ragazzo si alzò
in piedi, sollevando ulteriore polvere, e si diresse
verso l’angolo che aveva guardato fino a quel momento, nella sua contemplazione
del vuoto; spostò alcuni oggetti, tra cui un paio di tomi di un’enciclopedia,
un coniglio di peluche, delle rotelle dentate e una papera di gomma ormai
grigia, e prese in mano un libro.
Ginny lo raggiunse: ‘Be’, sembra solo… un libro. Cioè, qui è pieno di libri. Sarà qualcosa di mio…’
‘Cosa c’è scritto?’,
chiese Harry, passando una mano sulle rune argentate
che decoravano la copertina.
‘Non lo so, non… Non mi
sembra voglia dire niente… Harry, dai, vieni di
sopra, Ron ti sta cercando!’, così dicendo Ginny gli afferrò una manica della maglietta, stringendola.
Si era resa conto di essere nervosa – e quel libro non
le piaceva. Non le piacevano i libri neri che saltavano fuori
da posti in cui prima non erano – non le piacevano i libri neri.
Ma Harry
non la stava ascoltando; cercava di far funzionare il meccanismo che chiudeva
il libro: con quelli con cui aveva avuto a che fare in precedenza, era sempre
bastato far scattare la levetta, ma in quel caso pareva incastrata.
‘Ginny,
prova tu, magari con le unghie ce la fai…’, le chiese, senza nemmeno guardarla in faccia, assorto com’era nell’osservare il libro.
‘Harry,
se io ti apro il libro, tu vieni a giocare a Quiddich?’,
chiese lei scocciata.
Lui alzò gli occhi e
sorrise: ‘Sì, sì…’, ripose, girando il libro di modo
che il meccanismo fosse dalla sua parte. Lei lo afferrò con entrambe le mani e
fece forza sulla levetta; fu probabilmente troppo brusca,
perché il metallo le tagliò un dito, ma comunque non si diede per vinta,
forzandolo fino a far scattare il meccanismo. Il libro si aprì con un rumore
secco.
‘Ahio…’,
protestò, lasciandolo andare. ‘Su, andiamo. Vado a
farmi sistemare il dito da mia madre, e quando esco voglio trovare lì anche te,
chiaro?!’, disse, con fare scherzoso. Harry annuì, avviandosi su per le scale, con il libro sotto
braccio, e la ragazza gli trotterellò dietro.
(/) (\)
‘Maneggiare con cura’, c’era scritto in stampatello sulla prima pagina del
volume. ‘Sally a volte fa le cose troppo in grande perché possano essere sicure
in mano ad uno sprovveduto.’
‘Idiota.’,
proseguiva un’altra mano, in corsivo. ‘Anche Lumos sarebbe pericoloso, in mano ad uno sprovveduto!
Conoscendoti, mi chiedo come tu sia riuscito a non
fare ancora esplodere il castello…’. poi continuava
con qualcosa di più piccolo e illeggibile, tranne per l’ultima parola,
nuovamente ‘Sally’.
Harry osservò con
curiosità la pagina, chiedendosi chi avesse scritto quelle parole, e come facesse lui a comprenderle. Il titolo era in rune, che lui
non capiva, ma l’interno del libro era leggibile. …Probabilmente era solo a
causa di un incantesimo.
Il ragazzo sistemò
meglio il cuscino del letto che la signora Weasley
gli aveva preparato, cercando di mettersi più comodo nel poco spazio che aveva
a disposizione; quindi riportò la propria attenzione sul libro. Dalla struttura
pareva contenere incantesimi – e l’avviso all’inizio suggeriva fossero anche abbastanza potenti. Per un attimo, il ragazzo
si fermò, incerto, poi scosse la testa sorridendo, – doveva pur ammazzare il
tempo in qualche maniera – girò la pagina e andò avanti.
Rimase
un po’ deluso nel vedere il titolo, scritto a lettere cubitali, che diceva
semplicemente ‘Parte prima: Incantesimi; di S.S.’;
probabilmente la ‘Sally’ della pagina prima.
‘Se sei arrivato fin
qui e stai leggendo queste righe, significa che sei un mio discendente con
legami con il lato opposto…’, iniziava l’introduzione della prima parte; Harry alzò un sopracciglio, perplesso. Era un discendente
con legami sul lato opposto? Buono a sapersi, ma non ricordava nessuna parente
di nome Sally. A giudicare dal libro comunque, se mai
c’era stata una Nonna Sally, doveva essere morta molto tempo prima.
Il ragazzo sfogliò
le pagine rapidamente, saltando l’introduzione, che con la sua piccola grafia
filiforme gli stava dando un’emicrania, e dando un rapido sguardo all’elenco di incantesimi presenti; ‘come scuoiare qualcuno (e
mantenerlo in vita il più possibile)’, titolava uno. Eh, proprio da maneggiare
con cura… Harry si immaginò
di scuoiare Voldermort… Avrebbe potuto fare una bella
borsetta… Scoppiò a ridere.
Dopo un centinaio di
pagine arrivò alla seconda parte, che titolava ‘Il castello’. Bastò un’occhiata all’immagine sotto di esso per capire che si trattava di Hogwarts.
Sicché era già stato costruito quando il libro era
stato scritto… Il testo iniziava con una rapida storia del castello (‘Non ci si
può Materializzare dentro…’, partì automaticamente la voce di Hermione, dentro la testa di Harry),
per continuare con una descrizione delle sale principali, dei vari usi e
costumi della scuola, delle quattro casate, dei vari giardini, finendo con
parecchie pagine con disegnati progetti di varie parti dell’edificio. ‘Che è Indisegnabile.’, continuò la
voce di Hermione.
Eppure, lì era disegnato;
ma del resto anche la Marauder’s Map
era un disegno di Hogwarts. E quelli sembravano
proprio gli schizzi di un progetto. Lì c’era Hogwarts
com’era stata nella testa dei fondatori!
Il pensiero fece
correre uno strano brivido lungo la schiena del ragazzo. Harry
sorrise. Oh, sì, quel libro gli piaceva…
Tornò alla pagina
iniziale, guardando le scritte lasciate quasi a mo’ di dedica, da due mani
sconosciute. Forse, dei fondatori stessi. Non ci dovevano essere altre persone
che conoscevano così bene il castello… Dovevano essere per
forza due di loro – ma le donne si chiamavano Hennie
e Rowena; non si ricordava di nessuna Sally. Forse
era una figlia? Una… Colpito da un improvviso
pensiero, passò all’introduzione della prima parte: ‘..sei
un mio discendente…’, diceva Sally. E se lei era
veramente la figlia di uno dei fondatori, e se il libro potevano leggerlo solo
i suoi discendenti (come sembrava tanto convinta di affermare, probabilmente
per qualche magia particolare), questo faceva di Harry…
Gli tornò alla mente
la leggenda dell’erede di Slytherin e l’erede di Gryffindor.
Ma era solo una leggenda. Eppure…
Eppure aveva molto senso, a pensarci bene: perché Voldemort
avrebbe tentato di uccidere un bambino? In fondo era interessato a lui, non
voleva uccidere sua madre, ma… Suo padre doveva discendere in linea diretta da Gryffindor, non c’era altra spiegazione. E
così anche lui. E poco importava se la leggenda era
vera o meno, evidentemente Voldemort ci credeva, e
questo era quello che bastava.
I suoi genitori era stati uccisi per una sciocchezza del genere…? Il suo stomaco
si contrasse, cercando di rivoltarsi come un calzino.
Però il libro non
l’aveva aperto lui. La chiusura l’aveva fatta scattare Ginny.
Allora forse non era lui, l’erede? Ma come poteva
esserlo Ginny? Al massimo, poteva esserlo suo
fratello maggiore, Bill. O
forse non c’entrava niente l’ordine di nascita, magari qualcos’altro
determinava il diritto di successione – magari una certa predisposizione,
oppure la forza della magia – Voldemort era potente,
per quello. Ma Harry non si
figurava molto bene in testa una Super-Ginny. Magari
la discendenza era per linea femminile; il padre di Voldemort
era un Muggle, il sangue di Slytherin l’aveva
ereditato da sua madre… Allora, la signora Weasley –
di cui tra l’altro Harry non conosceva il cognome da
nubile – discendeva da Godric Gryffindor.
E adesso era Ginny l’erede.
La ragazza era in pericolo e forse non lo sapeva nemmeno. Doveva avvisarla.
Fece per alzarsi dal
letto, quando si rese conto che era una cosa assurda. ‘Ehi, Ginny,
sai l’ultima? Voldemort vuole ucciderti e non ci
metterà molto a venire qui a distruggere la tua
famiglia, così come ha fatto con la mia.’ – era questo che pensava di andare a
dirle? Dove stava correndo? Era il caso che si calmasse e ne parlasse con qualcuno. Non poteva certo
dedurre l’ordine del mondo dal solo ritrovamento di un libro polveroso, no? E poi magari era tutta una bufala dei gemelli. A quel punto
gli tornò in mente un’altra cosa, a dimostrare come in quel momento non stesse di certo pensando con tutto il cervello: perché Voldemort aveva cercato di ucciderlo, se la famiglia che lo
metteva in pericolo erano i Weasley? La cosa prima
aveva senso, ma ora era una matassa senza bandolo. Di una cosa sola era sicuro,
e non sapeva se rallegrarsene o meno: tutta questa
storia lo eccitava – si sentiva più vivo di quanto non si fosse sentito negli
ultimi due mesi. Ripreso in un vortice di idee
confuse, si sedette di nuovo, cercando di chiarirsi le idee, il cuore che
batteva velocemente.
Forse era stato un
caso che Ginny avesse aperto
il libro; in fondo diceva che l’erede poteva leggere il libro, nessuno aveva
menzionato l’aprirlo. Sì, doveva essere così; suo padre discendeva da Gryffindor. Spiegato tutto semplicemente.
No. Troppo semplice.
Cosa ci faceva tra l’altro, il libro, in casa Weasley? Non poteva essere piovuto dal cielo. O forse sì? Un incantesimo particolare, per fa si che lui lo trovasse? Assurdo – ora
stava correndo troppo. E poi, nell’introduzione c’era scritto che l’erede in
questione doveva essere ‘arrivato fin qui’, qualsiasi
posto intendesse con ‘qui’; magari tutti potevano
leggerlo, ma era tenuto da qualche parte, nota solo agli eredi. E in casa Weasley c’era arrivato
con le carabattolerie del padre di Ron, probabilmente dopo essere andato perduto. Oppure i Weasley erano davvero gli
eredi legittimi – e tenevano il tesoro di famiglia in cantina a prendere
polvere? Capaci, a giudicare dall’importanza che davano alle questioni di
sangue.
Questo non toglieva
che era un libro molto interessante – e che poteva rivelasi
utile. Per la prima volta aveva collegato la leggenda degli eredi con la sua
storia, e gli pareva evidente ormai che Voldemort doveva essersi convinto che lui era un pericolo per i suoi
antenati, non tanto per essere lui.
Tipico
di Voldemort, badare ad una cosa così stupida come il
sangue.
Comunque, anche Nonna Sally
sembrava esserci parecchio interessata; l’occhio gli cadde di nuovo sulla
pagina del titolo… ‘Parte prima: Incantesimi; di S.S.’…
Sally… I fondatori… Come scuoiare qualcuno… S.S….
Sally.
Il ragazzo si sentì
gelare il sangue.
Salazar Slytherin.
(/) (\)
Quando Ron
entrò in camera sua, cercando Harry, lo trovò seduto
sul proprio letto, un libro chiuso di fianco, lo sguardo basso e assente. Il
ragazzo si morse il labbro inferiore, sentendosi inutile; per quanto lo
tenessero lì, per quanto tutti facessero del loro meglio (e i gemelli anche del
loro peggio) per distrarlo, Harry aveva la
preoccupante tendenza a svanire nel nulla, per essere ritrovato qualche tempo
dopo, solo e immerso in pensieri poco allegri. Ron
improvvisamente provò l’ormai familiare, acuto desiderio di poter girare la
ruota del tempo indietro fino alla prima volta in cui si erano incontrati,
quando l’unica loro preoccupazione era l’idea di dover combattere un troll per essere sorteggiati; parallelo a questo, cresceva
sempre in lui la volontà di eliminare tutti gli Slytherin dalla faccia della
terra, Voldemort per primo e Malfoy
di certo non per ultimo. A volte sperava che prima o poi
gli fosse data la possibilità di fronteggiare i Death
Eater al fianco di Harry,
sperava di poter portare avanti la vendetta dell’amico con lui, sperava di
poter fare grandi cose insieme a lui… E Hermione, sua
madre, tutti, sarebbero stati fieri di loro – in fondo, nessuno prima nella sua
famiglia aveva mai sconfitto un Dark Lord…
Il ragazzo si
avvicinò, lentamente. ‘Harry?’
Il moro fece un
balzo in aria, girandosi verso l’amico, che sobbalzò dallo spavento, alzando
istintivamente le mani davanti a sé. Harry non sembrò
rilassarsi nemmeno quando vide chiaramente che era solo Ron.
‘Harry?
Sono io…’, disse. ‘Tutto ok?’
Deglutendo
visibilmente e annuendo, ancora spaventato, Harry
tornò a sedersi nella posizione in cui Ron l’aveva
trovato; il rosso si avvicinò ulteriormente, senza fare movimenti bruschi, poi
gli appoggiò una mano su una spalla. ‘Harry, cosa c’è?’, chiese, ma il ragazzo scosse la testa e non rispose. A
quel punto Ron strinse la sua presa sulla spalla
dell’amico, scrollandolo leggermente, con una punta d’irritazione. Per tutta
risposta, Harry gli afferrò il braccio, fermandolo.
‘Siediti.’, disse poi.
Ron gli lanciò uno
sguardo perplesso, poi, senza interrompere il contatto con l’amico, fece come
gli era stato chiesto. O meglio, ordinato, pensò
accigliandosi. ‘Cosa c’è?’, ripeté, sforzandosi di non
far trapelare il suo nervosismo. Harry continuava a
non guardarlo, fissando avanti a sé.
‘Niente.’
Ron fu abbastanza
deluso da questa risposta; sbuffando leggermente, iniziò: ‘Senti,
Harry, forse....’
‘Sht!’, gli intimò l’amico, fermandolo a metà frase. ‘Stai zitto. Stai fermo. Non adesso.’
Il rosso alzò le
sopracciglia, scocciato e sorpreso; ruotò la spalla di Harry
verso di sé, cercando di farlo girare e guardarlo negli occhi. ‘Non mi pare proprio…’
Harry ruotò
completamente su se stesso, appoggiò le mani sulle spalle dell’altro,
spingendolo giù dal letto e cadendogli addosso. Quando Ron
riaprì gli occhi si ritrovò davanti all’espressione sconvolta dell’amico, che
lo fissava a una decina di centimetri di distanza. Per
qualche secondo gli sembrò di poter finalmente vedere qualcosa, in fondo a
quelle pupille, di poter capire quello che cercavano di dire e di nascondere;
ma fu un attimo, e subito dopo Harry era balzato in
piedi e si era lanciato giù per la scala, a una tale
velocità da far supporre che avesse per lo meno Voldemort
alle calcagna.
Ron rimase a fissare il
soffitto, sbalordito.
(/) (\)
Ginny stava rientrando in
casa portando un cesto d’insalata quando venne
investita in pieno da un Harry in uscita, che la
spinse sul pavimento e si diede alla fuga verso il bosco; le urla furiose della
più giovane della famiglia Weasley lo seguirono fino
a quando non sparì tra gli alberi.
‘Mi chiedo cosa gli sia
preso questa volta, maledizione!’, borbottò poi la rossa, lanciando un’occhiata
torva nella direzione presa dal ragazzo. ‘Di questi tempi sta dando fuori di
matto…’
Ginny aveva appena finito
di pronunciare la frase che suo fratello inchiodò di
fianco a lei.
‘Dov’è andato?’, chiese, senza fiato.
La ragazza indicò
col capo il bosco e il ragazzo ripartì di corsa. Scuotendo la testa, lei si
girò e entrò in casa. ‘Tsk. Ragazzi.’, fu il suo unico commento.
Ron si fermò a
riprendere fiato appoggiandosi ad un tronco; ormai era abbastanza all’interno
del bosco, e lui sapeva che Harry non si sarebbe
dovuto allontanare dalla Tana per nessun motivo. Un brivido freddo
gli percorse la schiena nonostante la giornata calda e afosa. Doveva
trovarlo.
In due salti fu
dall’altra parte del piccolo corso d’acqua che delimitava la fine della
proprietà della sua famiglia, guardandosi attorno affannosamente. Risalì la
riva fino alla cima della collina antistante casa sua, guardò giù e finalmente
lo vide.
Harry stava seduto,
apparentemente senza fiato anche lui, su una grossa pietra, con i gomiti
appoggiati sulle gambe e la testa tra le mani; Ron si
lasciò cadere lungo il pendio e si fermò di fianco all’amico. Prima che potesse dire niente, ricevette un ‘Vattene.’
‘Harry,
per favore, torniamo alla Tana… Qui è pericoloso!’
‘Come no.
E casa tua non lo è?’, replicò stancamente l’altro ragazzo, passandosi una mano
sul volto. Ron lo guardò preoccupato, prima di
azzardarsi a rispondere:
‘Ma almeno lì ci
sono le protezioni di Dumbledore…’
‘E
tutte le protezioni di Hogwarts non gli hanno
impedito di uccidere Cedric. Se vuole, viene a
prendermi anche subito…’
‘Harry!’,
urlò Ron con orrore, facendo un passo indietro.
‘Anzi, sai cosa ti
dico? E’ meglio che tu stia distante da me, non si sa mai. Su, torna a casa.
Almeno tu ne hai una a cui tornare.’, riprese l’altro
ragazzo, senza badare all’espressione scandalizzata del rosso.
‘Harry,
piantala!’
‘Piantala
tu, Ron!’, urlò Harry di
rimando, alzandosi in piedi con furia e fronteggiando l’amico. ‘Sono stufo del tuo inutile bla-bla-bla!
Sta zitto! Sta zitto! Sta zitto!!’
Ron rimase a guardare
l’amico ansimare, sbalordito; poi inclinò il capo verso sinistra e chiese a
voce bassa: ‘Se sto zitto, cosa fai?’
Harry si passò un braccio
sulla bocca. ‘Penso in santa pace.’, rispose, tornando
a sedersi sulla pietra.
‘Ok.’,
annuì Ron, accomodandosi sulle foglie umide del
sottobosco. ‘Però a me non dà fastidio se tu parli.
Puoi anche pensare a voce alta, se ti va.’
La proposta cadde
nel vuoto, dato che l’altro ragazzo rimase silenzioso e pensieroso, guardando fisso il muschio sotto i suoi piedi; Ron,
fedele alla sua parola, non aprì bocca, ma tra sé e sé pensò come Hermione sarebbe stata fiera di lui, per come aveva gestito
la situazione senza arrabbiarsi né urlare.
‘Devi ricordarti che
Harry non sta bene, Ron,
dopo quello che è successo. Devi avere pazienza. Devi
stargli vicino.’, sentì nella mente le parole della
ragazza e annuì, sorridendo come un ebete.
‘Come pensi si possa
combattere Voldemort, Ron?’,
gli chiese all’improvviso Harry, facendolo
sobbalzare. ‘Perché io ci ho pensato, ma non mi viene in mente niente.’
Ron si accigliò. A
questo non aveva effettivamente mai pensato. Supponeva si trattasse di trovare Tu-sai-chi e… Riempirlo di botte?
Arrossì violentemente davanti alla propria stupidità. Hermione
non sarebbe stata fiera di quello, decisamente no.
Poi si accorse che
il moro lo stava ancora guardando, aspettando una risposta. ‘Eh… Io…. Non so, Harry.’
‘Poni che riusciamo a
Pietrificarlo. E poi? Aspettiamo gli Auror? E cosa possono fare contro
di lui? Lo diamo ai Dementor? Non credo che abbia un
qualsiasi tipo di anima da poter succhiare…’, proseguì
Harry, quasi parlando con se stesso.
‘E…
Un Avada Kedavra?’,
ipotizzò timidamente il rosso, sentendosi inquieto alla sola idea.
‘Io non so usarlo, Ron.’, gli fece notare
causticamente Harry.
‘Ma… Io pensavo a Dumbledore, veramente…’
‘Perché, credi che Dumbledore sarà presente?’
I due ragazzi
rimasero a guardarsi negli occhi, mentre Ron assumeva
un’espressione sconvolta. ‘Ma certo! Harry, cosa ti salta in mente?!’,
urlò poi.
‘Ron,
piantala di strillare, diamine!’, gridò di rimando Harry, infastidito.
‘…Ma
sei impazzito? Come pensi di sconfiggere Tu-sai-chi
senza Dumbledore?!’
‘Bhe, lui non c’era, per salvare la vita a Cedric. Probabilmente succederà la stessa cosa con me, non
credi? E’ il caso che mi sappia salvare da solo,
grazie.’
Ron ci pensò per un
momento, sentendo l’ormai familiare brivido corrergli lungo la schiena. ‘Già, ho paura tu abbia ragione. Ma che incantesimi potresti usare, Harry? Cioè, è Tu-sai-chi… Non so che
cosa… Si può fare…’, le parole gli morirono in bocca, e rimase a guardarsi le
mani.
‘Bhe, ci penserò. Ho un sacco di tempo.’,
disse alla fine Harry con un vago sorriso
sulle labbra.
‘Magari poi ci pensano gli Auror, no? In fondo, non c’è mica scritto da nessuna parte
che sarai tu per forza a doverti occupare di lui, no?’, sorrise Ron, cercando di alleggerire il tono della conversazione.
‘Mh… Torniamo alla Tana, ti mostro una cosa.’, e così
dicendo si alzò e si avviò, con aria cupa; inconsapevole dell’espressione
dell’amico, Ron che gli trotterellò dietro
sorridente, complimentandosi mentalmente con sé stesso per l’ottima gestione
della faccenda. Hermione sarebbe stata contenta.
(/) (\)
‘… e allora a questo punto ho pensato che magari tua sorella
fosse l’erede di Gryffindor. Ma
la cosa non ha senso perché Voldemort è venuto ad
uccidere me, mica lei. E poi, questa fantomatica Nonna
Sally… Io credo che sia Salazar Slytherin, vedi?
Incantesimi, di S.S….’
Ron passò lo sguardo,
allibito, dal il libro che Harry
aveva davanti e l’amico. E poi di nuovo. E di nuovo. Ma continuava a non
capacitarsene. ‘Aspetta! Aspetta! Non ci sto capendo niente,
non sono mica Hermione!’, esclamò, alzando le
mani verso Harry. ‘Allora… dove hai
trovato questo libro?’
Harry sbuffò, esasperato.
‘Di sotto, in cantina.’
‘Cosa ci faceva lì?’
‘Ma non lo so! L’ho
solo trovato! E Ginny l’ha
aperto.’
‘Chi hai detto che può aprirlo?’
‘Non lo so. Qui accenna
al fatto che se posso leggerlo sono un discendente con legami con il lato
opposto… Ma non so cosa intenda esattamente. Penso che voglia dire che sono…’,
il ragazzo s’interruppe bruscamente, scuotendo con violenza il capo.
‘Sì?’, chiese Ron, preoccupato. ‘Sei cosa, Harry?’ Non ricevendo risposta, allungò una mano fino ad
appoggiarla sulla spalla dell’amico. ‘Harry?’
‘Sta zitto, Ron.’, bisbigliò il ragazzo.
‘Sì.’, rispose
prontamente il rosso, che aveva deciso che fare come diceva Harry
era la cosa migliore.
I due rimasero così
per alcuni minuti, Harry con gli occhi chiusi e Ron che lo guardava preoccupato,
chiedendosi dove fosse Hermione quando aveva bisogno
di lei.
‘Penso di essere l’erede
di Slytherin.’
La frase aleggiò tra di loro per alcuni istanti, poi Ron
strinse la presa sulla spalla di Harry, tanto che il
ragazzo aprì gli occhi, trovando il coraggio di fronteggiare la cosa a viso
aperto.
‘Questo è assurdo. E’ Tu-sai-chi. Ha
aperto
‘L’ho aperta anche io, no? E solo l’erede
poteva aprirla.’
‘L’hai aperta solo perché parli Parseltongue.’
‘E se l’avessi aperta perché sono l’erede, e parlo Parseltongue proprio perché sono l’erede?’
‘Ma Dumbledore…’
‘Al diavolo Dumbledore!!’, urlò Harry. ‘Lui lo sa perché Voldemort ha
cercato di uccidermi, eppure non me l’ha mai detto! Cosa
sta aspettando?! Che Voldemort
ci riesca?!? Non sono più un bambino!!’ Harry
ansimò per un po’, recuperando fiato, poi continuò, abbassando la voce e
lo sguardo. ‘Voldemort mi ha
lanciato un Avada Kedavra;
è rimbalzato e l’ha colpito di rimando. DOVE può
esserci stato un trasferimento di poteri, in queste fasi? Di certo non erano
nell’incantesimo che ha fatto, voleva solo uccidermi, e quella è l’unica cosa
che mi ha colpito…’
‘Ma perché dici di
essere l’erede di Slytherin?’, chiese Ron, sempre con
una mano sulla spalla dell’amico.
‘Perché
solo un erede di Salazar è in grado di leggerlo. Almeno questo è
quello che ho capito. Tieni, ci capisci qualcosa?’,
chiese tendendogli il libro.
‘…Vedo
solo scarabocchi.’, rispose a bassa voce Ron,
ridandoglielo. Piano, piano, una sensazione curiosa si fece largo nella gola
del ragazzo; l’impressione di aver appena scoperto l’acqua calda. L’impressione di… Essersi accorto che il mondo era grande per la
prima volta, pur avendolo sempre saputo. Chinò il capo, confuso; si
sentiva come se avesse posto una domanda ad Harry ed avesse risposto uno sconosciuto.
‘E poi il Cappello…
Il Cappello voleva mettermi in Slytherin, sai?’
La testa di Ron scattò in alto, come se fosse stato morso da un
serpente. ‘Cosa?’
Harry distolse lo
sguardo, tornando a posarlo sul libro. ‘Già. Poi io
gli ho detto che non ne volevo sapere di Slytherin, ma forse… Forse ho
sbagliato.’
Per molti secondi, Ron non ebbe il coraggio di dire nulla. Slytherin. Brutto
affare, Slytherin. Possibile che Harry fosse adatto a… Di nuovo, guardò il ragazzo che stava seduto
davanti a lui come se lo avesse visto per la prima volta. Eppure… Era decisamente il suo migliore amico. Aggrottando la fronte
alla strana sensazione che stava provando, decise che a quello ci avrebbe
pensato dopo; ora il problema era Harry.
Ron gli diede uno scrollone e rise. ‘Ma non dire
scemenze! Tu sei un Gryffindor fino al midollo! Non
lo sei tu, chi lo è?! E sicuramente Slytherin non ti
merita per niente! Tu alla pari di quel verme di Malfoy?!
Bha! Comunque sia, ormai ti
abbiamo noi e non accettiamo proteste.’
Harry lo guardò stupito e
poi sorrise. ‘…Sì, hai ragione.’, poi però si rabbuiò
di nuovo. ‘Ma questo non toglie che probabilmente sono di sangue Slytherin.’
‘E’
per quello che Voldemort ha cercato di ucciderti? Ma perché?’ Domande. Problemi pratici. Come fare per fare.
Non pensare. Agire. Non importa perché. Agire, in quello era bravo.
‘Forse per eliminare un
possibile concorrente? O forse perché sapeva che, come i miei
genitori, non mi sarei mai schierato dalla sua parte. Con un titolo del
genere, magari avrei potuto convincere certi Slytherin a seguire Dumbledore invece di lui… Non so. Non so.’, concluse
scuotendo la testa.
Quando il rosso non
replicò, Harry proseguì cambiando argomento: ‘Senti, Ron… Non è che hai un
disegno del tuo albero di famiglia, da qualche parte?’
‘Non saprei. Perché?’
‘Tua sorella ha aperto
il libro. E’ il caso di vedere se discendete anche voi da Slytherin, non credi?
Sareste in pericolo. A parte il fatto che non so come si calcola una
discendenza diretta…’
‘In che senso?’
‘…Sicuramente almeno
un decimo della popolazione magica dell’Inghilterra avrà del
sangue Slytherin. Ma come si vede chi sono i discendenti diretti?’
‘…Non so.’ Ron esitò un attimo prima di
continuare, cosa che si sentì anche nel suo tono di voce. ‘Harry,
senti… Non sarebbe meglio parlarne con qualcuno?
Magari Sirius. O Dumbledore.’
L’amico lo guardò
con un’espressione che esprimeva tradimento e risentimento; Ron
indietreggiò d’istinto, sorpreso. ‘Questa volta
preferirei provare a fare per conto mio. Tanto anche se conoscessero le
risposte alle nostre domande, non ce le darebbero. E’ inutile.’, rispose asciutto Harry.
‘Va bene.’, annuì Ron, ancora un po’ scosso, alzandosi in piedi. ‘Come preferisci. Proviamo a vedere in cantina se c’è
qualche vecchio documento di famiglia.’
Con un mezzo sorriso
soddisfatto, Harry si accodò al rosso che usciva
dalla stanza.
(/) (\)
‘Loìg Weasley. Questo è il parente
più vecchio cui riesco risalire via mio padre. La
famiglia di mia madre invece non è segnata da nessuna parte… Forse dovremmo
scrivere a mio zio, non so…’, concluse Ron, emergendo
dalla massa di fogli impolverati che avevano tirato
fuori dal baule dei documenti.
‘Mh.’, annuì Harry. ‘E i tuoi di certo non lo sanno, vero?’
‘Mah, non che
nessuno dei due abbia mai badato alle questioni di
sangue…’, borbottò come a scusarsi il rosso. ‘Ma senti
piuttosto… Sei sicuro che noi centriamo niente, in tutta questa storia? Mi
sembra così strano… Cioè, se veramente discendessimo
da uno dei fondatori… Ne avrei sentito parlare, non credi?’
Harry scosse la testa.
‘Con tutto il tempo che è passato, anche se voi maghi date un alto valore al
sangue… C’è buona probabilità che se ne siano
dimenticati, ad un certo punto. Oppure che abbiano preferito non farlo sapere
in giro.’
Ron annuì, pensieroso.
‘Piuttosto,
Ron…’, chiese poi Harry,
guardando l’enorme foglio su cui c’era la parte inferiore dell’albero della
famiglia Weasley. ‘Nelle
ultime otto generazioni…’ Il ragazzo guardò il disegno incredulo, aggrottando
la fronte.
‘Cosa?’, chiese Ron, sedendosi più vicino.
‘Anzi… Nelle ultime
undici generazioni non c’è stata un’unica Weasley
femmina.’
‘Eh? Impossibile.’
‘Eppure… Dà un’occhiata anche tu.’, disse, passandogli il foglio. ‘Tutti maschi.’
‘E’
stranissimo…’, disse Ron, dopo aver studiato lo
schema.
‘Non è che per caso era
tradizione eliminare le figlie femmine, vero, Ron?’,
chiese Harry scettico. L’altro per tutta risposta
divenne rosso paonazzo. ‘Ma sei matto?!?’, urlò.
‘Calma, calma… Stavo
scherzando! Comunque, adesso avete Ginny,
no?’, rise Harry, alzando le mani per calmare
l’amico.
‘Già. Mamma voleva una
figlia a tutti i costi, e alla fine ce l’ha fatta, no?
Anche se effettivamente ce ne ha messo ad arrivare… Ed
è anche stata una gravidanza molto lunga, sai? Non ne voleva
sapere di nascere…’, rise Ron, ristorato al
suo colore naturale.
‘Davvero?’
‘Sì. Papà dice che ha
voluto aspettare che Harry Potter
liberasse il mondo da Tu-sai-chi…’,
continuò a ridere Ron. ‘Ovviamente quando la mamma
non lo sente.’
‘Be’, se tua sorella voleva evitare Voldemort,
non le è andata molto bene…’, commentò poi Harry a
bassa voce.
Il rosso smise
subito di ridere. ‘…Già.’
‘Vieni. E’ quasi ora di
cena.’, disse Harry, alzandosi in piedi e tendendogli
una mano.
(/) (\)
Nonostante sua madre
continuasse a dire che erano gli ultimi giorni in cui potevano godersi l’aria
tiepida dell’autunno in santa pace, Ron si scoprì
sempre di più chiuso in camera sua, a far compagnia ad
Harry, che leggeva un libro che per lui erano solo
tante caccole di mosca allineate. Scoprì anche che la cosa non gli dispiaceva
più di tanto; ne approfittò per fare i compiti (che Harry aveva già finito dai Dursley)
e leggere qualcosa che sperava essere utile, come per esempio i vecchi libri
dei suoi fratelli – ne aveva trovato uno molto interessante sui draghi e uno
che invece trattava delle maledizioni più comuni presenti nelle piramidi. Strano come avesse sempre avuto quelle cose in casa e le scoprisse
solo ora. Ogni tanto, Harry prendeva anche
qualche appunto dal suo libro, e allora si accontentava di leggere quelli,
anche perché era chiaro che sarebbero andati distrutti al più presto.
Si era fatto un’idea
abbastanza chiara sul tipo di libro che avevano davanti: era una sorta di mix
tra un diario, un Libro delle Ombre e
una Guida di Hogwarts. Molto
pericoloso, giudicando che era stato scritto da Slytherin in persona. Ma non era probabilmente l’unica possibilità che avevano di
distruggere Voldemort? Harry
sembrava pensarla così. Sicuramente era un’arma che loro avevano e lui no.
Combattere il fuoco
con il fuoco. Pericoloso.
Ma Harry…
Per ora la teoria
più accreditata continuava ad essere quella che lo dava erede di Slytherin –
gioia. Ma in fondo, non c’era nulla di sbagliato. In
fondo, non si poteva dar la colpa ad Harry per i suoi parenti. E poi,
non era mica il sangue che diceva chi eri. Come ogni volta che ci pensava,
sentì una vocina che gli diceva all’orecchio: ‘Che ne
pensi di Slytherin?’
Il sangue non voleva
dire proprio niente. Del resto ci badavano solo quegli idioti… di Slytherin.
Il pensiero gli si inceppò in un neurone, e prese ad agitarsi nervosamente
per liberarsi. Ron lo processò con calma, senza
lasciarlo andare. Non sembrava una cattiva idea; anzi. In fondo, non si poteva
dare la colpa a nessuno per i propri… Forse. Poteva essere pericoloso. Poteva
anche essere una buona idea. Gli venne in mente Malfoy che insultava Hermione.
Poteva essere una buona idea, fargli cadere il suo mondo in testa.
‘Ehi, Harry…’
‘Mh?’, mugolò l’altro ragazzo, senza distogliere lo sguardo
dal libro.
‘Hai mai pensato di prendere
possesso di Slytherin?’
Harry girò la testa
lentamente verso l’amico, sgranando gli occhi, mentre gli cadeva la penna di
bocca. ‘Mh…?’
(/) (\)
‘State
attenti, ragazzi, mi raccomando. Ron, cerca di
non perdere Ginny, va bene?’
‘Sì, sì, mamma.
Lasciaci andare, su. Ci troviamo qui tra due ore e mezza, va bene?’, replicò la ragazza in questione, sbuffando.
Molly diede un’ultima
occhiata alla via, strapiena di gente, e poi annuì. ‘Va
bene. State attenti!’
I due ragazzi si
scambiarono un’occhiata complice e in un paio di secondi erano
spariti, trascinandosi dietro una perplessa Ginny.
‘Bene! Dove
andiamo per primo? Io avrei bisogno di libri…’, chiese
la ragazza cercando di stare dietro ai lunghi passi degli altri due.
‘Sì, anche io. Ma libri
particolari.’, rispose Harry,
imboccando un vicolo molto affollato.
‘Ma Harry,
di qui…’, iniziò Ginny, ma non poté finire, dato che
suo fratello l’arpionò e la condusse a forza contro la corrente della massa.
Quando la ragazza si
accorse di dov’era, rimase impietrita sul posto. ‘Harry…’
Erano
usciti da Diagon Alley e
ora davanti a loro stava una trafficata e molto Muggle
strada di Londra.
‘Harry!’,
protestò Ginny, guardandolo accusatrice.
‘Ho bisogno di alcuni libri da quella libreria.’, rispose sorridendo il
ragazzo, indicando un grosso negozio al di là della strada. ‘Venite.’,
così dicendo afferrò i due fratelli per mano e li portò fino al semaforo, dove
attese con calma.
‘Harry…
Non vorrai mica… Passare qui vero? Ci stenderanno… Ci uccideranno…’, iniziò a
piagnucolare Ron, ricordando ad
Harry l’incontro che avevano avuto con Aragog.
‘Sì, Harry, non mi sembra… prudente…’, fece eco Ginny con una voce piccola piccola,
mentre cercava di non farsi influenzare troppo dalla mano sconosciuta che
stringeva la sua e contemporaneamente vi si appigliava per la paura.
‘Tranquilli. Vedete quell’omino rosso? Quando diventa
verde possiamo passare senza pericolo, anche se è meglio guardare lo stesso…’,
mentre Harry diceva così, il semaforo per pedoni
cambiò colore; il ragazzo attese che alcune persone iniziassero ad attraversare
e poi le seguì, strascicandosi dietro in maniera abbastanza comica i due Weasley.
Quando furono entrati
nella libreria, Harry si girò verso gli altri. ‘Bene,
allora, fate un giro, ci troviamo qui tra un quarto d’ora, ok?’
‘Ma… Non possiamo
venire con te? Io qui non…’, iniziò Ron, ma l’amico
l’interruppe.
‘Ci saranno un sacco
di cose che ti interessano. E’ la prima volta che
vieni in una libreria Muggle, no? Su, vai…’, e
ridendo gli diede una spinta verso un corridoio
laterale, poi si girò verso Ginny, le sorrise e se ne
andò verso il banco informazioni.
Sorridendo alla
signorina, chiese: ‘Mi scusi… I libri sull’occulto?’
(/) (\)
Harry avanzava davanti Ron, trascinando il proprio baule con decisione. Qualche
secondo dopo aver superato la barriera del binario 9 e 3/4,
gli apparve davanti l’Hogwarts Express. Solo allora
il ragazzo rallentò il passo, guardandosi attorno cercando di inglobare tutto
quello che gli stava di fronte. Un sorriso soddisfatto gli si formò sulle
labbra; girò la testa verso Ron e gli annuì, poi
fissò di nuovo dritto davanti a sé e procedette verso il treno.
‘Mi raccomando, Ron…’, disse quindi, senza fermarsi e nemmeno voltarsi verso
il suo interlocutore. ‘Non una parola ad Hermione.’
‘Eh?’
‘E’ troppo
pericoloso parlarne, potrebbero sentirci.’
‘Ah, ok.’, annuì il ragazzo, vedendosi in un posto molto buio e
protetto da misteriosi incantesimi, intento a spiegare ad
Hermione la sua magnifica idea. E
quelle di Harry, ovviamente.
‘Bene, vediamo di trovare
gli altri.’
Proprio in quella,
Neville gli passò davanti di corsa, dietro al solito Trevor.
‘Ehi, Neville!’, lo
chiamò, facendolo girare e quindi perdere l’equilibrio, tanto che il ragazzo
finì rotolando qualche metro più avanti. Per nulla demoralizzato, si alzò
subito in piedi, assicurò la sua presa su Trevor e
sorrise ad Harry.
‘Ciao, Harry! Come sono andate le vacanze?’
‘Il solito, grazie.
Le tue?’, sorrise Harry avvicinandosi.
‘Il solito, grazie.’,
gli fece eco il ragazzo, raccattando il suo baule. ‘Saliamo?’
Harry annuì, poi si girò
per vedere dov’era Ron; il ragazzo era rimasto
qualche metro più indietro, intento a fissare qualcosa di apparentemente
distante. ‘Ron!’, lo chiamò Harry, ‘Vieni!’
Il rosso si girò e annuì
con espressione vacua.
‘Ciao, Ron.’, lo salutò un attimo perplesso Neville.
‘Ciao, Neville… Come
va?’, sorrise poi Ron.
Harry si girò verso il
treno e iniziò a salire le strette scalette, tirandosi appresso il baule. Una
strana sensazione gli faceva formicolare le mani. Non riusciva a far a meno di
sorridere. Finalmente stava andando a casa. Finalmente avrebbe avuto la
possibilità di fare qualcosa. Finalmente…
Alzando lo sguardo
dal pavimento, ancora sorridente si trovò faccia a faccia con Malfoy. La prima cosa che notò fu che era più basso
dell’anno passato – o più probabilmente non era cresciuto quando lui, ed ora
era qualche centimetro più basso. La seconda fu che Malfoy
aveva fatto scivolare il sorrisetto trademark al suo
posto non appena si era accorto della sua presenza – per un attimo Harry si chiese perché, cosa c’era stato prima e cosa c’era
di solito.
Malfoy lo fissò derisorio.
Harry gli
sorrise. ‘Malfoy, che
magnifico anno ci attende, non credi anche tu? Ne vedremo sicuramente delle
belle. Non vedo l’ora. Buon ritorno ad Hogwarts.’, e così dicendo avanzò sul biondo, lo spintonò
in uno scompartimento per leverselo di mezzo, e
proseguì per la sua strada.
‘Potter!’, urlò il ragazzo dal pavimento, scandalizzato e furioso.
Immediatamente si rialzò e uscì in corridoio, fissando l’altro ma non fidandosi
ad inseguirlo.
‘Scusa…’, lo chiamarono da
dietro. Malfoy si girò di scatto, trovandosi davanti Ron. ‘Permesso, dovremmo proprio
passare.’, sbuffò il rosso.
‘Ron, muoviti!’, lo chiamò Harry
da più avanti. ‘Ho trovato posto!’
Il ragazzo,
approfittando del fatto che Malfoy si era girato di
fianco, passò oltre, verso l’amico, con Neville che lo seguiva con cautela.
Come terza cosa, Harry notò che per la prima volta aveva visto Draco Malfoy. Ed
era stata una cosa curiosa.
(/) (\)
Hermione li trovò qualche
minuto dopo, lasciò il suo bagaglio li con loro e li
informò che lei e Ron avevano un meeting dei prefetti
in un’altra carrozza, ma si rifiutò di andarsene prima di essersi assicurata un
paio di volte che Harry stesse bene e avesse passato
una buona estate.
‘Ron,
tieni d’occhio il nostro amico!’, gli urlò dietro Harry
mentre se ne andavano, ridendo.
‘Che amico?’, chiese
Neville, dopo essersi assicurato che Trevor non stesse
scappando da nessuna parte.
‘Ah, niente… Uno
scherzo di quest’estate.’, ridacchiò Harry. ‘Piuttosto, Neville… Avrei
una cosa interessante da proporti. Che ne dici? Magari
posso parlartene meglio stasera, mh?’
Neville lo guardò
sgranando gli occhi, e poi annuì poco convinto. ‘Ok,
basta non sia niente di strano…’
‘Oh, puoi
scommetterci che lo è!’, rise Harry.
Neville gli lanciò un’occhiata poco divertita. ‘Adesso scusatemi, ma devo
proprio finire questo libro prima di arrivare ad Hogwarts.’, sorrise, agitando una mano vagamente in aria e
immergendosi in un tomo di evidente produzione Muggle.
Ginny lo guardò un attimo
e poi chiese: ‘Harry, è uno
di quei libri che hai preso a Londra?’ Il ragazzo annuì. ‘Anch’io
ne ho comperato uno. E poi mi hanno detto che se
voglio posso ordinarli per posta..’
Harry annuì di nuovo,
senza alzare lo sguardo dal libro.
Poco dopo, Ron e Hermione ritornarono.
‘Quel verme di Malfoy è un prefetto.’, annunciò rabbioso Ron, mollando un calcio al sedile. ‘Peste,
corna e disgrazia a lui!’
‘Si crede di già
padrone del mondo…’, fece eco Hermione stancamente,
sedendosi.
‘Sai che novità.’,
rispose Harry senza nemmeno alzare lo sguardo dal
proprio libro.
‘Dice di dirti che la
prossima volta che… Com’era la frase?’, chiese Ron,
lasciandosi cadere nel proprio posto con aria afflitta.
‘Che la prossima
volta che ti comporterai con così poco rispetto nei suoi confronti, ne saranno informati i professori.’, disse Hermione,
venendo in suo aiuto.
Harry lentamente, senza
compiere altro movimento, alzò gli occhi su Hermione;
poi fece un ampio sorriso. ‘Mi fa piacere.’, disse
ridendo.
Hermione lo guardò storto,
poi sbuffò e iniziò: ‘Harry,
ormai siamo al quinto anno! Abbiamo gli esami! Devi proprio andare a
provocarlo? Non puoi cercare di evitarci guai, mh?’
Harry chiuse il libro che
stava leggendo e fissò la ragazza: ‘Hermione, mi sono accorto che effettivamente nel corso
degli anni abbiamo fatto ben poco per provocare Malfoy.
Non credi che si potrebbe fare un esperimento? Giusto per vedere se, dandogli
fastidio, se ne sta buono in un angolo?’
Hermione alzò entrambe le
sopracciglia, stupita. Harry scoppiò a ridere e
riprese a leggere.
Ron osservò lo scambio
e poi sorrise, con aria complice. ‘Ehi,
Harry… E’ per quello vero? Quello che hai intenzione
di fare, no?’
Harry sorrise, senza
guardarlo. ‘Ti ho già detto di stare zitto, Ron.’
Il ragazzo arrossì,
chiudendo di scatto la bocca. ‘Scusa, Harry. Non volevo.’, poi sorrise ad
Hermione. ‘Te lo diciamo più
tardi, ok?’
Lei lo guardò con
aria scocciata, tirò fuori un libro e vi si immerse. A
quel punto Ron decise che sarebbe stato meglio
cambiare argomento, e attaccò bottone con Neville, a proposito di Quiddich e quanto era stato imbranato
nell’ultima partita Malency?
(/) (\)
All’improvviso, Harry ebbe la netta impressione che qualcuno lo stesse
fissando. Si fermò sul lato della rampa di scale, appoggiandosi al corrimano e
si mise a guardare scrupolosamente tutti quelli che passavano. Senza fare
domande, Ron si mise al suo fianco, afferrando Hermione per un braccio e costringendo anche lei a
fermarsi.
‘Cosa c’è? Perché ci
siamo fermati? Di questo passo non riusciremo a trovare…’
‘Ssht.’,
le sibilò gentilmente Ron. ‘Aspetta solo un attimo.’,
disse poi, e accennò ad Harry
con il capo, quasi quella fosse una spiegazione esauriente.
‘Ma…’
Harry non badò loro minimamente. Davanti a lui
era appena passato un ragazzino; data la sua scarsa altezza, Harry suppose si trattasse di qualche studente del quarto o
terzo anno. I capelli neri, di media lunghezza, gli cadevano sugli occhi,
mentre alcune punte stavano ritte in tutte le direzioni in maniera così
elegante da sembrare studiata apposta. La cravatta e lo stemma sul maglione lo
facevano risaltare immediatamente come Slytherin. Qualcosa attirava la sua
attenzione su di lui. Era da solo, notò Harry ad un
certo punto; strano, generalmente si muovevano in gruppo.
Forse sentendosi
osservato a sua volta, il ragazzo alzò la testa di scatto, e i suoi occhi neri
incontrarono quelli di Harry; per la prima volta
nella sua vita, il Gryffindor vide uno Slytherin
arrossire fino alla radice dei capelli, girarsi e darsela a gambe senza nemmeno
provare a difendersi.
Harry rimase a guardare la folla con un palmo
di naso. Poi scoppiò a ridere e riprese a salire la gradinata..
‘Cosa c’era, Harry?’,
chiese poi Ron, perplesso, seguendolo.
‘Oh, niente… Un
curioso ragazzino.’
‘Un ragazzino?’
‘Sì, almeno…
Penso fosse lui.’, concluse Harry,
continuando a sorridere, e posando lo sguardo, come se fosse stata
un’abitudine, sulla testa più bionda presente nella folla davanti a sé.
‘Harry, ma che ti prende?!’,
protestò Hermione. Ron
pensò che quella non era proprio la maniera giusta per
porre una domanda ad Harry, ma preferì non dire
nulla.
‘Vedi?’, chiese lui, indicando col mento il
biondo. ‘Meglio tenerlo davanti, dove posso vederlo.’
‘Ah, Malfoy…’, annuì Hermione. ‘…Hai intenzione di continuare con quel tuo
“esperimento”?’, chiese sarcastica.
Harry rise. ‘No,
stasera no. Un po’ alla volta.’
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