Prosegue
il tour del 1970-1997 della B’n’R Association and
Production, ormai alla terza tappa.
Abbiamo
visitato, nello scorso appuntamento, una parte piuttosto consistente della
regione Marauders, fermandoci in particolare sulle caratteristiche socio-politiche della medesima.
Ora
sarà possibile vedere il risultato del cliff-hanger
della tappa precedente. A parte il quartetto ormai stabile, sotto i riflettori
vedremo Lucius Malfoy, in attesa di visitarlo meglio.
La
velocità di viaggio sarà mantenuta costante, tranne per
un breve tratto nel quale è ritenuto opportuno accelerare.
Ricordiamo ai possessori dell’apposita ‘Slytherin Card’ che le
facilitazioni sono state estese a tutto il tour e che è vietato lanciare
personaggi dal finestrino; chiunque abbia portato con sé una Mary Sue è pregato
di tenerla ben legata e chiusa nell’apposito cestino.
La B’n’R Association
and Production vi augura un buon soggiorno e vi prega di lasciare un commento a
fine lettura! Grazie per aver scelto la nostra compagnia.
Kim
& Alex, hostess incaricate
B’n’R Association and Production
is proud to present
a Harry Potter fanfiction
beta-read by: Clyo
(\) IO SONO QUI, TU DOVE SEI? (/)
ovvero
%%%
dreaming demons %%%
TERZA TAPPA:
ESCLUSI
- abbiamo -
We have something more urgent than politics to do.
---
A.Nataf, "Les maitres
de l’occultism"
I
minuti passavano lentamente, scanditi solo dai singhiozzi di Severus, mentre gli altri tre stavano come statue di sale. James, in
ginocchio sopra Snape, teneva ancora le braccia
protese verso di lui, da quando aveva cercato di fermarlo; Sirius
gli era di fianco, le mani a mezz’aria, congelate nel panico; Remus si era avvicinato, ma rimaneva in piedi con gli occhi
dilatati dallo stupore, guardando la scena davanti a sé.
‘Ehi…’, disse
poi Sirius, con voce incredula. James
si spostò lateralmente, si sedette di fianco a Severus
e gli appoggiò una mano su un avambraccio. L’altro ragazzo continuava a singhiozzare,
sdraiato, con il volto nascosto tra le mani.
‘Ehi!’,
ripetè Sirius, sollevandolo
per le spalle e abbracciandolo.
James lo guardò, alzando un sopracciglio e
mormorando:
‘Forse non è
il…’, ma Black non gli badò assolutamente, iniziando invece a strofinare una
mano con forza sulla schiena di Snape e a parlargli a
voce bassa e con una distinta nota di urgenza:
‘Va tutto bene, non piangere. Va tutto bene, va tutto
bene, va tutto bene. Siamo qui e risolviamo tutto. Non piangere, per favore,
non piangere. Sono solo degli stronzi. Era il tuo
libro, vero? Adesso James te ne trova
un’altra copia, va bene un’altra copia? Non piangere, Sev….’, continuava a ripetere il ragazzo, oscillando sul
posto e guardando fisso davanti a sé.
I singhiozzi
lentamente morirono.
‘Tieni.’, disse poi Remus,
inginocchiandosi di fianco ai due e porgendo a Snape
una Ciocco-rana. ‘Fanno
miracoli.’, aggiunse sorridendo.
Severus si scostò leggermente dal petto di Sirius, a cui era finito appoggiato, guardò la cioccorana e, tendendo lentamente una mano, la prese e
scartò; Black intanto continuava a strofinargli il palmo della mano sulla
schiena. Solo quando Snape addentò un angolino della cioccolata, Sirius
parve uscire dallo stato di trance in cui era caduto; alzò gli occhi su Remus, fissandolo un attimo e poi ricambiando timidamente
il sorriso che il ragazzo gli stava facendo, mentre porgeva anche a lui una Ciocco-rana.
‘Meglio se ne prendi una pure tu.’, aggiunse. Black arrossì,
sempre sorridendo.
A quel punto,
anche James si sedette lì davanti, con
in mano i suoi occhiali dalle lenti in pezzi.
‘Mi sa che
dovrò scrivere a casa che me ne mandino un altro paio.’
Severus, finita la cioccolata, li guardò con aria abbattuta,
poi tirò fuori la propria bacchetta e la puntò verso James.
‘Oculam Reparo.’, scandì.
Gli occhiali si ricomposero immediatamente.
Potter alzò un sopracciglio. ‘Wow…’
‘Grande!’, esclamò Sirius,
entusiasta, sempre con Snape tra le braccia. ‘Te l’hanno insegnato i tuoi?’
Severus non rispose, limitandosi ad appoggiare la testa
sulla spalla di Black e a chiudere gli occhi.
‘Comunque, grazie mille.’, gli disse James
sorridendo, mentre si rimetteva gli occhiali.
‘Tutti apposto,
adesso?’, chiese Remus sorridendo. Potter alzò un sopracciglio per il modo di fare dell’amico,
mentre Sirius annuì e Snape
continuò a far finta di non esserci.
(/) (\)
La cena passò
all’incirca come la colazione, a parte il fatto che Severus
non leggeva e invece osservava gli altri tre, e che Remus
non sembrava più interessato a fulminare Malfoy. Sirius come al solito fece gran
parte della discussione da solo.
Una volta di
nuovo nel dormitorio, non avendo più niente da fare, i quattro si sedettero sul
pavimento, mentre Sirius parlava del più e del meno.
Ad un certo punto però Remus si inserì
nella discussione:
‘Gira voce che
Longbottom abbia con sé un
manico di scopa.’
Mentre Severus si accigliava a
sentir pronunciare quel nome, Black si fece perplesso. ‘E
allora?’
‘E allora, quelli del primo anno non possono avere un manico
di scopa proprio.’, spiegò Lupin.
‘Ah no?’
‘No.’
‘E allora?’
Remus sbuffò, ridacchiando. ‘E tu saresti il miglior Complottatore Di Scherzi & Affini Ai Danni Del Prossimo
che la storia ricordi?’
Sirius parve offeso. ‘Certo, ma non è colpa mia se non sono
a conoscenza di tutte le regole della scuola…’
Lupin gli sorrise, mentre James alzava un sopracciglio, divertito. ‘Senti
qui, Complottatore. Ha una scopa, ma non potrebbe averla. Che garanzie ha di
continuare a mantenerla in proprio possesso e, metti, integra?’
Sirius aprì la bocca una volta, poi la chiuse, quindi la
riaprì e poi fece un sorriso enorme. ‘Grandioso.’, esclamò alla fine, tirando Remus
verso di sé e stampandogli un bacio sulla fronte. ‘Sei
un genio.’
L’altro
ragazzo rise.
‘Eh?’, chiese Severus, passando uno sguardo torvo sui due.
Sirius si girò verso di lui, raggiante. ‘Pensa.
Bonbotton ha una scopa, ma nessuno deve sapere che ce l’ha. Se improvvisamente fosse ridotta, *per puro caso*, in briciole, da chi potrebbe andare a protestare?’
Qualsiasi
risposta di Snape, se mai ci fosse stata, venne troncata da James:
‘Potremmo finire in guai molto grossi per questo, lo sai?’,
disse, seriamente.
Remus intervenne, altrettanto duramente. ‘Hanno fatto un
torto a uno di noi. Rendergli pan
per focaccia è il minimo che possiamo fare.’
Severus lo guardò, leggermente stupito, mentre Sirius annuiva con vigore.
Potter e Lupin si fissarono negli
occhi per alcuni secondi, poi James, senza
distogliere lo sguardo, disse: ‘Va bene. Per la
distruzione della scopa di Longbottom.’
‘YES!’, esclamò Sirius, tirando
un pugno in aria e facendo sobbalzare gli altri tre. ‘Operazione Scopa,
promossa!’
James rise, mentre Remus
sorrideva soddisfatto e Severus alzava le sopracciglia perplesso.
‘E, di grazia,
come volete fare?’, chiese, scettico.
Remus gli fece un sorriso enigmatico. ‘Lasciate a me. Vi
farò sapere al più presto.’
‘Ehi, Ehi,
Messer Lupin! Non vorrà rubarmi il
titolo di Complottatore, vero?’, ridacchiò Sirius, agitando lentamente il dito indice.
‘Mi sa che per la fine dell’anno saremo tutti Complottatori…’, sorrise James,
scuotendo la testa.
‘Favoloso!’, esclamò entusiasta Black. Poi si girò verso Potter. ‘Piuttosto… Pensi di riuscire di
trovare un’altra copia del libro di Severus?’
James si rivolse a Snape. ‘Che
libro era?’
Quest’ultimo rimase un po’ in silenzio, poi borbottò: ‘Moste Potente Potions.’
Potter alzò un sopracciglio, mentre Sirius
chiedeva: ‘Di che parla?’
‘Pozioni.’
‘Pozioni molto
potenti, da cui il titolo, suppongo. Di certo a casa
non ce l’ho. Penso si possa trovare una copia a Knocturn Alley.’, disse James con fare pensieroso. ‘Ti serve un’edizione particolare?’
Severus scosse la testa, ma poi aggiunse con voce scettica: ‘Pensi di poter davvero mettere le mani su una cosa del
genere? Io sono diventato scemo, per riuscirci, e di sicuro a casa mia
circolano libri molto peggiori di quelli che passano per la tua.’
‘Peggiori? In che
sen…. Ah, no, aspetta, ci sono!’, esclamò Sirius, raggiante. ‘Sev
viene da una famiglia di Slytherin, ovviamente a casa sua ci saranno libri di
magia nera, e dunque….’, si accigliò. ‘Sev, ma che ci
facevi con un libro di magia nera?’
‘Non è magia nera.’, sbottò l’interpellato. ‘Solo che
sono pozioni pericolose e molta gente preferisce
starsene alla larga.’
‘Molta gente è deficiente.’, filosofeggiò Remus, mentre James annuiva
solennemente.
‘Oh.’, concluse Sirius. ‘Capisco.’
Ci fu un
attimo di pausa, e poi Potter riprese, fissando Severus. ‘Te ne trovo io una
copia. Fosse l’ultima cosa che faccio.’
Snape non ebbe tempo di ribattere, perché la porta si spalancò
di botto e Malfoy marciò nella stanza, il sorrisetto arrogante sempre al suo posto. I quattro lo guardarono con aria scocciata, poi Remus
si alzò in piedi, facendo segno agli altri di seguirlo e dirigendosi
verso il letto di Sirius. Ci si sedette sopra con
calma e quando tutti lo ebbero imitato, tirò le tende. Sirius
si mise a ridere, mentre Severus applicava un paio di incantesimi tutt’attorno.
‘Così non può sentirci.’, spiegò con calma agli altri.
Black e Lupin gli fecero dei sorrisi enormi, alzando
due coppie di pollici, mentre Potter annuiva
soddisfatto.
‘Meno vedo la sua faccia, meglio sto.’, sbottò Remus, la sua voce piena di disgusto.
‘Dillo a me…’, borbottò Severus
di risposta.
‘Bene.’, esclamò poi James
sfregandosi le mani. ‘Mi pare perfetto.’
‘Cosa?’, chiese subito Sirius.
‘Tutto. Qui. Noi.’, rispose l’altro, facendo spallucce.
‘Cioè?’
‘Pensaci un attimo e ti renderai conto di quanta fortuna
abbiamo avuto. Severus, che è
completamente estraneo alle questioni politiche della sua famiglia e interessato
solo a leggere.’, a questo Snape si accigliò, e stava
per replicare quando James riprese: ‘Poi io, un Potter, in Slytherin. Tu, uno di origini
Muggle, in Slytherin. Siamo completamente fuori dagli schemi. Pensa che disastro se fossimo
capitati in tre anni diversi. Saremmo stati il
bersaglio di tutti. E invece… Eccoci
qui insieme. Come hai detto tu, basta fare fronte
comune, no?’, concluse sorridendo apertamente.
Severus lo guardò con un’espressione da allocco, mentre Sirius, commosso, aveva iniziato con una trafila di: ‘Oh James! Che
bello che tu dica questo. Oh, e io che non ci speravo per niente… Ma James, hai dimenticato Remus.’
Potter sbatté le palpebre un paio di volte e poi disse, con
aria perplessa e rassegnata: ‘Hai ragione. Ma lui non ritorna nell’equazione.’
Remus rise, ma con una punta di amarezza.
‘Contami pure tra gli esclusi, Jam.’
‘E perché?’,
chiedeva Sirius, mentre Potter
borbottava: ‘Non mi chiamo Jam…’
Lupin sorrise. ‘E’ il mio piccolo segreto, va bene?’
‘Oh, Remus! Non va bene, non va! Tra
amici non si hanno segreti.’, piagnucolò Black.
‘Oh, sì che si
hanno.’, disse Severus con
aria ovvia.
‘Comunque’, sorrise Lupin di nuovo.
‘Contatemi tra gli esclusi, punto.’
‘Meno male!’, esclamò James
soddisfatto.
‘Ehi!’,
protestò Remus, tirandogli un pugno sulla spalla
scherzosamente, mentre Sirius scoppiava a ridere e Severus li osservava perplesso, il fantasma di un sorriso
che gli giocava sulle labbra.
‘Un attimo!’, esclamò poi Black. ‘Ci
manca un nome!’
‘Un nome?’, fece eco Snape.
‘Ma sì, siamo o no una società? Allora, vediamo… Complottatori Di Scherzi & Affini Ai Danni Del
Prossimo. CSADDP. No, troppo complicato. Mh…’,
borbottò Sirius grattandosi il mento.
‘SBLP. Le nostre iniziali.’, propose Remus,
evidentemente preso dal discorso. ‘Oppure… SRSJ. SeSiReJa. No, non mi piacciono.’
‘…Quadrilatero.’,
disse James. ‘Nah, banale.’
‘Elementi.’, esclamò Severus. ‘Sono in
quattro, come noi.’
‘Mh,
non male questo.’, annuì Potter.
‘Propongo di dormirci sopra e poi decidere.’, concluse Remus, e tutti furono d’accordo.
La serata
proseguì con le chiacchiere di Sirius sul più e sul
meno, fino a quando, stanchi per la lunga giornata, i
ragazzi non si addormentarono, sparsi sul letto.
(/) (\)
La mattina
seguente, essendosi alzati piuttosto, presto i quattro scesero dalla rampa di
scale del loro dormitorio con calma; davanti a tutti Sirius,
che parlando e ridendo camminava quasi all’indietro, per non dare le spalle agli altri; James appena dietro, sorrideva, con Severus
che gli camminava di fianco, piatto in volto come al
solito. Chiudeva il corteo Remus, alcuni gradini più
indietro, con un’espressione un po’ meno serena dei suoi amici. Ai piedi delle
scale, come aveva temuto, Malfoy li stava aspettando.
Sirius si bloccò di colpo, voltandosi verso il biondino,
mentre Lupin avanzava rapidamente e andava a mettersi
al suo fianco; Severus strinse a sé il libro che
aveva tra le braccia e James assunse la sua
espressione più tranquilla.
Questa volta, Malfoy non era solo: appena dietro di lui stavano due tizi
dall’aria poco affidabile e dalla massa corporea decisamente
non trascurabile. Lucius aveva sul volto un sorriso
ancora più soddisfatto del solito.
‘Buongiorno. Dormito bene?’, chiese, con un ampio gesto della
mano destra.
‘Non ci siamo
nemmeno accorti che eri nella stanza, per cui, direi…
Sì.’, sorrise Remus, con un’espressione altrettanto
derisoria.
I due tizi
oscillarono sul posto, accigliandosi. ‘Credo che non conosciate Crabbe e Goyle, secondo e terzo
anno.’, continuò Malfoy,
indicandoli con un cenno della testa.
‘Di certo stavo meglio prima di vederli…’, sbottò Sirius, arricciando il naso.
‘Nessuno ti ha chiesto niente, Mudblood.’,
sputò il biondino.
James avanzò verso di lui e gli assestò un manrovescio. ‘Lavati_quella_bocca_Malfoy.’,
ringhiò a denti stretti.
Nella sala
scese il silenzio più totale; tutti gli Slytherin presenti si fermarono,
congelati.
Malfoy si portò lentamente la mano al viso, guardando
incredulo Potter. Crabbe e Goyle erano così sconvolti da non essersi nemmeno mossi.
‘Andiamocene.
Non rimango in presenza di gente del genere.’, disse
deciso James, e fece per aggirare il terzetto, ma uno
dei due giganti lo afferrò all’improvviso per il colletto. Prima però che
potesse fare qualcosa, si trovò una bacchetta puntata davanti al naso.
‘Mollalo.’, ringhiò a bassa voce Snape.
‘Mollalo o giuro che te ne farò pentire, Crabbe. Lo sai che non ti conviene.’
Seppur con riluttanza, l’altro ragazzo fece come gli era
stato detto e indietreggiò. James proseguì come se
niente fosse, con gli altri tre dietro; Severus non
staccò gli occhi da Crabbe finché non furono fuori dalla sala comune. Appena la porta segreta si chiuse
alle loro spalle, il gruppetto iniziò a correre come se avesse avuto il diavolo
alle calcagna.
Pochi minuti
dopo, erano tutti e quattro senza fiato in giardino, nella nebbia; Sirius, appoggiato ad un albero, scoppiò a ridere:
‘Mio Dio, James… Quello è stato fantastico… Ma non farlo mai più, ti prego; pensavo gli Slytherin ci avrebbero ammazzato…. E, a
proposito, cosa vuol dire Mub… Mood… Bhe, quello che ha detto Malfoy?’, chiese, guardando il suo amico, seduto su una
roccia ad un metro circa, vicino alla sponda del lago.
‘Una cosa molto, molto, molto brutta. Meglio per lui
se non la ripeterà mai più.’, sbottò l’interpellato con un’espressione che non
prometteva niente di buono.
‘E’ un’offesa
rivolta a quelli di origini Muggle,
come te.’, spiegò meglio Remus. ‘Intendono dire che
il tuo sangue è di fango, che è sporco, non puro come il loro.’
‘EH?!’, ruggì
oltraggiato Sirius. ‘Ah, bhe,
se ci prova di nuovo, lo meno io di persona!’
James annuì, poi si girò verso Severus,
appoggiato alla sua stessa pietra appena dietro di lui: ‘Grazie.’
Snape fece spallucce.
‘Sei stato grandioso anche tu, Sev!’,
rise Sirius, dimentico subito dell’offesa subita. ‘Ma lo conoscevi?’
‘Sì. Non è la prima volta che gli lancio qualche
maledizione. Quell’idiota di Crebbe…
La sua famiglia fa da cane da guardia ai Malfoy.’,
rispose piuttosto tetro Snape, riprendendo
fiato.
‘Se non l’avessi fermato tu, Severus, giuro
che gli avrei morso un braccio.’, sbottò Remus.
James sorrise. ‘Non è una cosa che si addice molto ad un
mago, Rem.’
‘Rem?’,
chiese il ragazzo, incredulo e leggermente schifato.
‘Bhe,
sei tu che mi hai chiamato Jam, no?’, rise Potter.
‘Jam?! Fantastico!! Marmellata, l’adoro! Fatta, da oggi sei Jam!’, esclamò convinto Sirius. ‘Sev, Rem,
Jam… E io chi sono, Ser?’
‘Ma lascia perdere, scemo!’, gli disse Lupin, tirandogli una pacca in testa, ridendo.
‘Era un’idea carina, brutto antipatico! Sto
solo cercando di… Ehm…’, borbottò Sirius,
senza finire la frase e grattandosi la testa.
‘Di?’, chiese James
interessato, con un sorriso cattivello sulle labbra.
‘Di trovare
dei nomi che usiamo solo nooooooooooiiiiii!’,
urlò disperato Sirius, arrossendo fino alla radice dei
capelli.
‘Eddai, Sirius, non disperarti.’,
rise Remus, mentre James
gli faceva eco. ‘Andrà bene anche se ci chiamiamo per nome… Magari i soprannomi
poi vengono da soli, eh?’
‘Sì, sigh…’
‘Che
ne dite di andare a fare colazione?’, li interruppe Severus. ‘Si sta facendo tardi.’
‘Ottima idea, Sev.’, gli sorrise James, alzandosi e dandogli una pacca su una spalla.
‘…’
(/) (\)
Fedele alla
sua parola, Remus non perse tempo; il pomeriggio
stesso vide i quattro già sulla strada della vendetta, che puntava dritta al
dormitorio di Longbottom.
James procedeva senza fretta, cercando di stare il più aderente possibile al
muro; non sarebbe stato divertente se un Griffyndor
fosse andato a sbattere su qualcosa di invisibile in
mezzo al corridoio, mentre tornava al suo dormitorio – cioè, *sarebbe* stato
divertente, ma prima c’erano cose più importanti da fare.
Il ragazzo si fermò, per controllare
se il mantello li coprisse ancora completamente, ma un grugnito proveniente da
dietro gli fece capire che c’era qualche problema.
‘Cosa?’, bisbigliò girando la testa il più possibile; fu salutato dalla pessima
visione di uno Snape imbronciato, attaccato al suo
maglione.
‘Perché diavolo vai
così piano? Di questo passo ci scoprono!’, sbottò Severus, a voce un po’ troppo alta.
‘Shht!’, sibilò subito
James. ‘Non possiamo muoverci più in
fretta, il mantello potrebbe cadere; cerca di calmarti!’
‘Sono calmissimo!’, replicò l’altro, mentre le mani torturavano nervosamente la
divisa dell’amico.
James sorrise, cercando di assumere un’espressione il più tranquillizzante
possibile. ‘Ok, ok. Va
tutto bene. Comunque, sta arrivando un Gryff; adesso lo seguiamo, sentiamo qual è la password e
poi siamo a posto.’ L’unica risposta che ebbe fu un altro grugnito.
I due seguirono il ragazzo
avvistato, alla massima velocità consentita dall’ingombrante mantello;
effettivamente, l’indumento non avrebbe dato così
tanto impaccio, se Severus fosse riuscito a muoversi
con più sicurezza, senza arpionare James e farsi di
farsi trascinare di peso.
Il Gryffindor
si fermò davanti al ritratto di una donna grassa, vestita di un triste rosa, e
disse chiaramente ‘Gamberetti fritti’; il quadro si
spostò, rivelando un’entrata nel muro, oltre la quale il ragazzo sparì.
‘Perfetto.’,
sussurrò James, con voce decisamente
soddisfatta. ‘Fatta. Andiamo.’
‘Aspetta!’,
esclamò Snape, tirando con forza il maglione
dell’amico verso di sé, col risultato di farlo quasi cadere.
‘Cosa c’è
adesso!?’, ruggì Potter alterato, girandosi per
fulminare l’altro (e forse ucciderlo).
‘Così non riusciamo a muoverci!’, replicò Severus
accigliandosi. ‘Lasciami qui e va’ solo tu.’
‘Cosa?’
Il ragazzo sbuffò, scocciato per
l’ottusità del tipo che gli stava di fronte. ‘Non vedi
che non riesco a seguirti? Così combiniamo un disastro. Lasciamo perdere e vai
da solo.’
I due si fissarono negli occhi per
un attimo, estremamente vicini per le dimensioni
ridotte del mantello; quindi James rise, passandosi
una mano tra i capelli.
‘No no, Sev. Vieni anche tu. E’ ovvio che non riesci
a muoverti, è la prima volta che provi. Devi allenarti un po’. Non puoi
pretendere che ti venga tutto bene subito. Troppo comodo.’, gli disse, con aria
saccente; poi, visto che il ragazzo non sembrava
prendere affatto bene la cosa, gli passò una mano attorno alle spalle e fece un
sorriso che sperò infondesse fiducia. ‘Dai, vieni.
Andrà tutto liscio. Diventerai un grande Complottatore,
non temere.’
‘Non è esattamente lo scopo della mia vita…’, sbottò Snape
acidamente.
‘Ok, ma
non dirlo a Sirius. Ci rimarrebbe troppo male.’, annuì James mentre si avviavano.
La Signora Grassa e Rosa rimase un
po’ perplessa, a sentirsi dare la password dall’aria, ma si spostò ugualmente
per farli entrare.
La Sala Comune di Gryffindor era ampia, molto di più che non quella di
Slytherin; era anche luminosa e trasmetteva, con le decorazioni rosse e dorate
e l’enorme fuoco che bruciava nel caminetto, una sensazione di calore e
benessere.
‘Wow.’, mormorò James. ‘Anche io ne voglio una così.’
Snape si irrigidì notevolmente. ‘Visto
che saresti andato meglio in Gryffindor, Potter?’
‘Non dire scemenze. Non piacerebbero anche a te una decina di gradi in più, nel
dormitorio? Io mi gelo, là sotto. Comunque, da quello
che ha detto Remus, la scopa è su per le scale.’
I due si avviarono, non aprendo più
bocca fino a quando non furono fuori dal territorio Gryffindor, ambito obiettivo in mano.
(/) (\)
Sirius illuminava l’intera stanza, tanto era raggiante per successo ottenuto;
lanciando un’occhiata tutt’intorno, per l’ennesima
volta informò James e Severus
di quanto fosse orgoglioso di loro. Mentre Potter sorrideva educatamente (ma con un’aria leggermente
disperata), Snape teneva gli occhi bassi e si
rifiutava di proferir parola; Remus ogni tanto
lanciava loro uno sguardo perplesso, ma pareva altrimenti più concentrato sulla
scopa, che fissava con espressione eccitata e vagamente affamata.
‘Bene. Adesso cosa facciamo?’, chiese Sirius, rompendo
un pesante silenzio, calato senza che nessuno se ne accorgesse.
‘Si potrebbe danneggiarla in maniera irrimediabile e appendere ciò che ne
rimane in un posto abbastanza visibile.’, propose Remus,
serio.
Black fece l’ennesimo, enorme e
soddisfatto sorriso, mentre iniziava a gesticolare dall’eccitazione: ‘E se la rimettessimo dov’era, solo con qualche modifica in
più? Tipo… Disarcionare il proprietario, cantare l’inno di Slytherin, esplodere
in diecimila pezzi assieme a Bonbotton, con
coreografia verde e argento, oppure…’
James si sentì in dovere di intervenire, alzando di colpo le mani, palmi rivolti verso l’amico: ‘Calma, calma… Vogliamo vendicarci,
non finire in detenzione per i prossimi 10 mesi, no?’, disse, senza però
riuscire a mascherare un mezzo sorriso.
‘Bhe, sì, ma…’
‘Hai qualche idea più praticabile, Severus?’
Snape, sentendosi chiamare, sollevò la testa di scatto: sotto lo sguardo attento
di James, il ragazzo tentennò, ma poi scosse il capo.
‘In fondo, la vendetta è soprattutto
tua, no?’, sorrise Potter.
Severus assunse un leggero color rosato sul volto, girandosi dall’altra parte.
‘Non è stata un’idea mia.’
‘NO-NO-NO! Così no!’, esclamò immediatamente Sirius. ‘James, non dirgli sempre cose antipatiche!’
‘Ma non ho detto niente.’, protestò l’accusato.
‘No, ma hai parlato come se la responsabilità fosse sua, mentre invece l’idea
è stata mia.’, aggiunse Remus, guardandolo leggermente
storto.
James alzò di nuovo le mani. ‘Ok, ok,
scusate. Scusa, Severus, non era mia intenzione farti
sentire colpevole di niente, o obbligarti a fare
nulla. Volevo solo dire che in fondo il torto l’hanno fatto soprattutto a te, e
mi sembra strano tu non voglia prendere una parte più
attiva nella vendetta.’, spiegò poi, sorridendo all’altro.
Snape lo guardò con aria scettica, poi distolse nuovamente lo sguardo e replicò: ‘Io voglio solo leggere in pace.’
‘Ma Severus’, s’intromise Remus,
pronunciando lentamente il suo nome, come lo stesse assaggiando. ‘Se non ti fai
rispettare, non ti lasceranno mai in pace.’
Il ragazzo si girò di scatto verso
di lui, guardandolo come se l’avesse morso; Lupin
sobbalzò.
‘Ecco, adesso sei tu che non ti sei
spiegato bene.’, aggiunse immediatamente Potter, avvicinandosi a Snape ed
appoggiandogli una mano sulla spalla, avendo cura di sbarrargli
contemporaneamente il passo.
‘Scusa.’,
bisbigliò subito Remus. ‘Non…
Non capisco…’
‘Non importa se non vuoi fare niente.’, disse poi con calma forzata James, tracciando piccoli cerchi con la mano sulla spalla
dell’altro. ‘Puoi permetterti di farlo, se preferisci.
Ti assicuro che nessuno verrà comunque a disturbarti.’
Il ragazzo lo fissò con uno sguardo
enigmatico e poi aprì la bocca, come per parlare. Nessun suono ne uscì. Quando Potter gli sorrise, egli tornò a
guardare Lupin e scandì a voce così chiara da essere
palesemente forzata: ‘Mio padre lo dice sempre.’, come questo dovesse spiegare
tutto. Ma per Remus parve
essere abbastanza, dato che annuì lentamente, senza staccare gli occhi da
quelli di Severus.
‘Allora, cosa vogliamo
farne?’, esclamò a voce piuttosto alta Sirius,
sorridendo in maniera esageratamente maniacale e sfregandosi le mani.
(/) (\)
Il giorno dopo, a colazione, uno dei
gufi della scuola consegnò al tavolo dei Gryffindor un sacchettino pieno
di segatura, legato da un nastro verde e grigio.
(/) (\)
I quattro
strisciarono nel dormitorio ridendo pazzamente, mentre Sirius
faceva l’ennesima imitazione della faccia sconvolta di Longbottom;
Remus rimbalzò sul suo letto, seguito presto da James, con il risultato che i due si urtarono, finendo per
rotolare sul pavimento, dove rimasero sghignazzando.
Sirius girava come una trottola per la stanza,
completamente partito.
‘Ma… l’avete… vi…vish…Bon…hahaha…Bot…’, biascicava
sconnessamente.
Solo dopo
qualche minuto la calma parve ristorata, anche se sui loro volti permanevano
dei sorrisi enormi; persino Snape sembrava fare la
sua bella fatica a tornare compassato come al solito. Potter si era seduto sul tappeto, con la schiena appoggiata
al letto di Lupin; quest’ultimo
lo aveva subito raggiunto, sistemandosi nella stessa posizione, ma lasciando
cadere la testa sulla spalla dell’amico, tra un un
sussulto e l’altro. Dopo aver piroettato un altro poco, anche Black si era
collocato al loro fianco, sdraiato con la testa sulle ginocchia di Remus.
Solo Severus rimaneva in piedi, in fondo al letto.
James gli lanciò un’occhiata storta. ‘Nah!’, bofonchiò all’improvviso, allungando entrambe
le mani e sporgendosi lateralmente, per abbrancare Snape
e tirarlo verso di loro, con il risultato di farselo tombolare addosso.
Il quartetto
scoppiò nuovamente a ridere.
La porta fu
spalancata di colpo e sulla soglia comparvero Malfoy,
Crabbe e Goyle.
Non servì
notare i loro sguardi da gatto che ha preso il topo, o
vedere le bacchette che i due più grossi puntavano contro di loro: i quattro
scattarono subito in piedi.
‘Buona sera, vedo che ci stiamo divertendo…’, disse Lucius, con un sorriso poco rassicurante.
Remus avanzò, mettendosi tra Sirius
e i tre. ‘Buona sera.’, ringhiò. ‘Ci
si diverte, di solito, senza di te.’
‘Oh, ma adesso
ci divertiremo tutti assieme.’, rispose il biondino,
con sicurezza.
Attenzione
concentrata su Lupin, a Malfoy
sfuggirono gli sguardi che rapidamente passarono tra Potter e Snape. Un attimo dopo,
due voci urlarono ‘Expelliarmus!’; Crebbe e Goyle, colpiti con forza dagli incantesimi, vennero sbalzati all’indietro, finendo fuori dalla stanza,
mentre le loro bacchette volavano in direzione opposta. Remus
balzò in avanti, oltre il terzo intruso, chiudendo la porta della stanza sia
fisicamente che con qualche parola magica.
Lucius rimase in piedi dov’era, rendendosi conto
all’improvviso che la situazione si era rovesciata. Il ragazzo si accigliò,
arricciando il naso, con un’espressione che diceva chiaramente che era pronto a
dar battaglia.
‘Bene!’, gli sorrise James. ‘Era un po’ che
volevo fare due chiacchere con te, Malfoy.’
‘Ma davvero?’, chiese l’altro, estraendo la bacchetta.
‘Oh, no,
bello.’, gli ringhiò Remus in un orecchio,
puntandogli la propria alla gola. ‘Molla quale roba.’
Il biondino
assunse un deciso color rosa e digrignò i denti, ma, rimasto ormai con le
spalle al muro, non gli rimase che fare come da comando. Snape
prese in consegna la bacchetta, assieme con le altre.
‘Prego, Malfoy, questa è anche la
tua camera. Accomodati.’, sorrise nuovamente James,
facendo ampi gesti con un braccio. Sirius gli scoccò
un’occhiata di traverso, perplesso; Severus invece
era tranquillissimo e si limitò a sedersi di fianco a Potter,
sul letto di Lupin, che non spostava sguardo e
bacchetta dal biondo, mentre gli girava attorno.
‘Cosa diavolo vuoi?’, sputò Lucius, rabbioso.
‘Suvvia, Malfoy, calma. Nessuno ti
morde. Perché non proviamo a parlarci ragionevolmente?
Su, accomodati dove preferisci.’
A quest’ennesima richiesta, il ragazzo si lasciò cadere con
grazia sul letto di James, sempre fissando
attentamente i quattro.
‘Moste
potente Potions.’
Lucius sembrò preso alla sprovvista. ‘Come?’
‘Moste
potente Potions. Ecco cosa vogliamo.’,
continuò a sorridere imperterrito James. ‘Sono sicuro che riusciresti ad averne una copia senza
difficoltà. No?’
Severus intanto aveva smesso di guardare Malfoy
e ora fissava l’altro ragazzo con espressione decisamente
sorpresa.
‘…E
se io ci riuscissi, Potter?’
‘Diciamo che…
Potremmo arrivare a… Una tregua, ecco.’
A questo, fu
il turno di Remus e Sirius
di dimostrarsi perplessi.
Lucius sbatté le palpebre più volte, processando
confusamente cosa gli era stato detto.
‘Sempre se a voi va bene.’, disse poi James,
rivolto agli altri tre.
‘Tu sei pazzo.’, fu l’unica risposta che ebbe da Severus; Potter annuì sorridendo.
‘…Bhe, non mi sembra una cattiva idea.’,
disse poi lentamente Sirius.
Remus guardò i suoi amici e poi rispose piano: ‘Se a voi va bene… Ma alla prima che fa, la tregua salta,
chiaro?’. Gli altri annuirono.
‘Aspettate un attimo.’, mormorò Lucius.
‘Aspettate un attimo! State… Voi… Mi state concedendo
una tregua? Nel senso che *voi* lascerete in pace *me*?!’; il ragazzo balzò in piedi: ‘Ma lo sapete chi sono
io?!?’, urlò, rosso in volto.
‘Paolo Bonolis?’, chiese Sirius, scoppiando a ridere subito dopo.
‘Io sono un Malfoy, diamine! Io non chiedo niente a
nessuno!!’, proseguì gridando Lucius, senza
minimamente badargli.
James fece schioccare la lingua un paio di volte, quindi
si alzò in piedi e avanzò su Lucius. ‘Aspetta, aspetta… Vedo che non hai ancora capito come vanno qui le
cose. I cognomi in questa stanza non sono ammessi, per cui
quando entri li lasci sulla porta, chiaro?’
‘Cos…?’
‘Noi, qua,
siamo il club degli esclusi, ma ti renderai conto anche tu che siamo quattro
contro uno, e vinciamo decisamente noi. Comunque in caso non te ne fossi accorto, siamo scartati
piuttosto cocciuti. Dunque, fuori puoi fare come vuoi,
ma qui dentro rispetti le nostre regole. Non accettiamo dittature esterne. O così o niente. Adesso ti stiamo dando la possibilità di
arrivare ad un compromesso.’
Il ragazzo
fece una pausa, con l’aria di assaporare l’espressione sconvolta del biondo.
‘Allora, pensi
di poterlo trovare, quel libro?’
Silenziosamente,
Lucius annuì.
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